Mario Scelba

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Mario Scelba
Mario Scelba 1947.jpg

Presidente del Consiglio dei ministri
Durata mandato 10 febbraio 1954 –
6 luglio 1955
Presidente Luigi Einaudi
Predecessore Amintore Fanfani
Successore Antonio Segni

Ministro dell'Interno
Durata mandato 2 febbraio 1947 –
16 luglio 1953
Presidente Alcide De Gasperi
Predecessore Alcide De Gasperi
Successore Amintore Fanfani

Durata mandato 10 febbraio 1954 –
6 luglio 1955
Presidente Mario Scelba
Predecessore Giulio Andreotti
Successore Fernando Tambroni

Durata mandato 26 luglio 1960 –
21 febbraio 1962
Presidente Amintore Fanfani
Predecessore Giuseppe Spataro
Successore Paolo Emilio Taviani

Ministro delle Poste
Durata mandato 21 giugno 1945 –
2 febbraio 1947
Presidente Ferruccio Parri
Alcide De Gasperi
Predecessore Mario Cevolotto
Successore Luigi Cacciatore

Presidente del Parlamento europeo
Durata mandato 1969 –
1971
Predecessore Alain Poher
Successore Walter Behrendt

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana (Gruppo democratico cristiano)
on. Mario Scelba
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Granieri di Caltagirone
Data nascita 5 settembre 1901
Luogo morte Roma
Data morte 29 ottobre 1991
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione Avvocato
Partito Democrazia Cristiana
Legislatura AC, I, II, III, IV
Gruppo Democratico Cristiano
Circoscrizione Catania
sen. Mario Scelba
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Caltagirone
Data nascita 5 settembre 1901
Luogo morte Roma
Data morte 29 ottobre 1991
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione Avvocato
Partito Democrazia Cristiana
Legislatura V, VI, VII
Gruppo Democratico Cristiano
Circoscrizione Sicilia
Mario Scelba

Mario Scelba (Caltagirone, 5 settembre 1901Roma, 29 ottobre 1991) è stato un politico italiano, presidente del Consiglio dei ministri italiano dal 10 febbraio 1954 al 6 luglio 1955 e Presidente del Parlamento europeo dal 1969 al 1971.

Membro della prima ora del Partito Popolare. Con le elezioni del 1948 diventò deputato al Parlamento Italiano.

Fu ministro dell'interno dal 2 febbraio 1947 al 7 luglio 1953 (dall'11 luglio al 18 settembre 1952 fu sostituito da Giuseppe Spataro perché colpito da malattia), dal 10 febbraio 1954 al 6 luglio 1955 e dal 26 luglio 1960 al 21 febbraio 1961. È stato il 4º Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana dal 10 febbraio 1954 al 6 luglio 1955.

Indice

Vita prima del 1948 [modifica]

Mario Scelba conosceva Don Sturzo sin dalla più tenera età, e ne divenne segretario particolare nel 1921. Durante il Ventennio esercitò la professione di avvocato civilista, e divenne amico di Alcide de Gasperi.

Nel 1943, sbarcati gli alleati in Sicilia, contribuì a scrivere il primo documento programmatico del partito, “le Idee ricostruttive della Democrazia cristiana”.

Le elezioni del 1948 [modifica]

In vista delle elezioni del 1948 preparò lo Stato al possibile scoppio di una guerra civile, rafforzando la polizia, espungendo da essa elementi considerati (dal punto di vista scelbiano) di dubbia fedeltà, conseguenti ad arruolamenti provvisori avvenuti sul finire della guerra (Polizia Partigiana).

Dopo le elezioni divenne meno acuto il pericolo di insurrezione generale armata delle sinistre. Si passò al tempo delle manifestazioni, violente ma in genere non armate. Nell'Italia di quegli anni, le manifestazioni erano organizzate soprattutto dai partiti Comunista e Socialista, per cui Scelba si fece rapidamente fama di nemico e persecutore del comunismo.

Con le elezioni del 1948 diventò frattanto deputato al Parlamento Italiano, dove fu costantemente rieletto fino al 1968, quando passò al Senato.

La percezione da parte dei simpatizzanti del Partito Comunista e del Partito Socialista di essere oggetto di una repressione mirata, era motivata anche dal fatto che la repressione delle manifestazioni avveniva di norma in modo molto cruento: la cronaca di quei sei anni riporta in tutto circa 150 morti fra scioperanti e manifestanti vari e migliaia di feriti ad opera delle forze di polizia, in particolare della "Celere", preposta alle operazioni di ordine pubblico.

Scelba fu colui che coniò, il 6 giugno 1949 a Venezia, nel corso del terzo congresso nazionale della Democrazia Cristiana, il termine Culturame.

Scelba esercitò grande fermezza nei confronti di don Zeno Saltini protagonista di grandi iniziative a favore degli orfani e dei diseredati, tra le quali Nomadelfia, ma le cui idee progressiste avrebbero potuto essere confuse con l'applicazione degli ideali comunisti[1]. La sua opposizione a don Zeno e a Nomadelfia venne pesantemente criticata sia dagli intellettuali della sinistra che da quelli cattolici:

« In questo paese dove centinaia di enti parassitari succhiano lo Stato, dove si buttano via miliardi per finanziare esposizioni inutili, manifestazioni balorde e stagioni vuote, non s' è trovato niente per aiutare don Zeno e Nomadelfia che mantenevano 700 bambini dispersi e privi di famiglia. Peggio. Quando la situazione precipitò, per essere sicuri che non potessero più sfuggire di mano, che non potessero più rialzare la testa, s' impose per loro la forma più odiosa e peggiore: la liquidazione coatta. Un bel giorno la polizia arrivò a Nomadelfia. I ragazzi furono tolti alle mamme adottive, caricati coi loro fagotti sui camion, e sparpagliati per tutta l'Italia in istituti diversi, da dove scrivono ancora lettere accorate, e di tanto in tanto scappano. »
(Filippo Sacchi, La Stampa, 17 dicembre 1953)

La repressione politica nel secondo dopoguerra [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Terrorismo Italiano.

Secondo Giuseppe Carlo Marino, docente ordinario dell'Università di Palermo, storico e scrittore, Scelba, divenuto Ministro dell'Interno il 2 febbraio 1947, diede il via ad una politica repressiva antidemocratica verso gli scioperi causando numerose vittime e feriti nel corso della sua funzione pubblica. Sempre secondo il parere di tale studioso, l'avversione a idee di giustizia sociale di stampo socialcomunista in nome di una priorità di ordine economico portò a violare le libertà costituzionali di opinione e assemblea agli appartenenti alle formazioni sindacali e delle sinistre.[2]

Secondo Elena Aga-Rossi, ordinario di storia contemporanea presso l'Università dell'Aquila, invece, la riorganizzazione della polizia da lui effettuata avrebbe permesso una riduzione dei delitti politici e un miglioramento della sicurezza dei cittadini.[3]

L'evoluzione successiva [modifica]

Il suo nome è legato anche a quella che venne definita all'epoca dalle opposizioni la "Legge truffa", il tentativo di modificare in senso maggioritario la legge proporzionale vigente dal 1946, introducendo un premio di maggioranza consistente nell'assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o a un gruppo di liste apparentate in caso di raggiungimento del 50% più uno dei voti validi. La Legge n° 148 del 31 marzo 1953 passò con i soli voti della maggioranza democristiana - con Scelba ministro dell'Interno - ma non ebbe effetti pratici, dal momento che alle elezioni politiche dello stesso anno la Democrazia Cristiana e le liste a essa apparentate non ottennero la maggioranza assoluta.

Scelba lasciò la Presidenza del Consiglio (era anche ministro ad interim degli Interni) dopo l'elezione a Presidente della Repubblica di Giovanni Gronchi, nel 1955. Ritrovò brevemente il ministero degli Interni nel luglio 1960, in occasione del governo varato da Fanfani, dopo l'episodio increscioso del governo Tambroni con i gravi fatti di Genova del 30 giugno 1960 e quelli contestuali di Roma e Reggio Emilia, che aveva creato, tra l'altro, il sospetto della minaccia di colpo di stato in chiave reazionaria.

Ostile al centrosinistra, dopo l'avvento del primo governo Moro nel quale per la prima volta entravano a far parte i socialisti decise di assumere una posizione defilata. Nel 1966 fu invitato a far parte del terzo governo Moro, sempre di centrosinistra, ma rifiutò l'offerta. Nel 1969 fu eletto Presidente del Parlamento Europeo, carica che avrebbe mantenuto fino al 1971, e presidente del Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana, incarico che avrebbe lasciato nel 1973. Costantemente rieletto, fece parte del Senato della Repubblica dal 1968 al 1979, anno in cui si ritirò dalla vita politica.

Fra le personalità a lui maggiormante legate, il futuro Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.

I suoi funerali si tennero, alla presenza dei massimi dirigenti della Democrazia Cristiana del tempo, il 31 ottobre 1991 nella chiesa di San Gioacchino nel quartiere Prati, a Roma.

Scelba con Giulio Andreotti

Valutazioni [modifica]

A seconda dei punti di vista è stato considerato o l'uomo che, riorganizzando le forze dell'ordine, ha salvato lo Stato democratico dal presunto sovversivismo attribuito al Partito Comunista Italiano e dal revanscismo neofascista, oppure l'uomo simbolo della repressione poliziesca del dissenso negli anni cinquanta.

Scelba e la strage di Portella della Ginestra [modifica]

Dopo la strage di Portella della Ginestra, avvenuta il 1 maggio 1947, il suo nome venne fatto da Gaspare Pisciotta, luogotenente di Salvatore Giuliano, e da altri banditi in relazione ai gravissimi fatti avvenuti in Sicilia. Da diversi storici è stato investigato quale elemento chiave delle connessioni di potere che in un modo o in un altro avrebbero contribuito alla strage medesima e che, al fine di eliminare definitivamente ogni traccia, avrebbero poi deciso l'uccisione del capobanda di Montelepre, avvenuta il 5 luglio 1950.

Ricostruzioni e ipotesi su quei fatti risultano, fra le tante, nell'opera Il binomio Giuliano-Scelba di Carlo Ruta (1995), in Salvatore Giuliano di Giuseppe Casarrubea (2001) e in Segreti di Stato di Paolo Benvenuti (2003).

Tuttavia non fu mai portata alcuna prova e nulla fu mai accertato.

Legge Scelba [modifica]

Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n°143 il 23 giugno 1952, la legge n° 645 (più comunemente chiamata "Legge Scelba") vieta l'apologia del regime fascista e del Partito Nazionale Fascista, classificate come reato.

Note [modifica]

  1. ^ Franco Marcoaldi, Nomadelfia piccola utopia, La Repubblica, 13 marzo 2000 Nomadelfia piccola utopia - La Repubblica
  2. ^ Giuseppe Carlo Marino, La Repubblica della forza. Mario Scelba e le passioni del suo tempo, Franco Angeli, Milano 1995
  3. ^ Aga-Rossi Elena - Zaslavsky Victor: Togliatti e Stalin. Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca - Editore: Il Mulino data publ.: 2007 - Il PCI dalla collaborazione al confronto - in particolare vedi a pag 227

Bibliografia [modifica]

Voci correlate [modifica]

Altri progetti [modifica]

Predecessore Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Amintore Fanfani 10 febbraio 1954 - 6 luglio 1955 Antonio Segni
Predecessore Ministro dell'Interno della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Alcide De Gasperi 2 febbraio 1947 - 16 luglio 1953 Amintore Fanfani I
Giulio Andreotti 10 febbraio 1954 - 6 luglio 1955 Fernando Tambroni II
Giuseppe Spataro 26 luglio 1960 - 21 febbraio 1962 Paolo Emilio Taviani III
Predecessore Ministro delle Poste del Regno d'Italia Successore Lesser coat of arms of the Kingdom of Italy (1890).svg
Mario Cevolotto 21 giugno 1945 - 14 luglio 1946 lui stesso nella Repubblica
Predecessore Ministro delle Poste della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
sé stesso nel Regno 14 luglio 1946 - 2 febbraio 1947 Luigi Cacciatore

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