Portella della Ginestra
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Portella della Ginestra è una località in provincia di Palermo, situata nei pressi della Piana degli Albanesi. È nota per essere stata teatro della strage del 1° maggio 1947. Sul luogo della tragedia ora sorge un memoriale, costituito da numerose iscrizioni incise su pietre di grandi dimensioni, poste attorno al "sasso di Barbato", che prende il nome da Nicola Barbato,che fu fra i fondatori dei Fasci siciliani
Indice |
[modifica] La strage
Il 1 maggio 1947, nell'immediato dopoguerra, si tornava a festeggiare la festa dei lavoratori, abolita durante il regime fascista. Circa duemila lavoratori della zona di Piana degli Albanesi, in prevalenza contadini, si riunirono nella vallata di Portella della Ginestra, nei pressi di Palermo, per manifestare contro il latifondismo, a favore dell'occupazione delle terre incolte, e per festeggiare la vittoria del Blocco del Popolo nelle recenti elezioni per l'Assemblea Regionale Siciliana, svoltesi il 20 aprile di quell'anno e nelle quali la coalizione PSI - PCI aveva conquistato 29 rappresentanti (con il 29% circa dei voti) contro i soli 21 della DC (crollata al 20% circa).
Sulla gente in festa partirono dalle colline circostanti delle raffiche di mitra che lasciarono sul terreno, secondo le fonti ufficiali, 11 morti (9 adulti e 2 bambini) e 27 feriti, di cui alcuni morirono in seguito per le ferite riportate. La CGIL proclamò lo sciopero generale, accusando i latifondisti siciliani di voler “soffocare nel sangue le organizzazioni dei lavoratori”[1].
Solo quattro mesi dopo si seppe che a sparare materialmente erano stati gli uomini del bandito separatista Salvatore Giuliano, colonnello dell'Esercito Separatista Siciliano E.V.I.S.. Il rapporto dei carabinieri sulla strage faceva chiaramente riferimento ad "elementi reazionari in combutta con i mafiosi locali". Nel 1949 Giuliano scrisse una lettera ai giornali, in cui affermava lo scopo politico della strage. Questa tesi fu smentita dall'allora ministro degli Interni Mario Scelba.
Nel 1950, il bandito Giuliano fu assassinato dal suo luogotenente Gaspare Pisciotta, il quale morì avvelenato in carcere quattro anni più tardi, dopo aver affermato di voler rivelare i nomi dei mandanti della strage.
[modifica] Le vittime
Queste le vittime commemorate dalla lapide posta sul luogo del massacro:
- Margherita Clesceri
- Giorgio Cusenza
- Giovanni Megna (18 anni)
- Giovanni Grifò (12 anni)
- Vincenza La Fata (8 anni)
- Giuseppe Di Maggio (7 anni)
- Filippo Di Salvo
- Francesco Vicari
- Castrenze Intravaia (18 anni)
- Serafino Lascari (15 anni)
- Vito Allotta (19 anni)
[modifica] Le prime ipotesi
Sul movente dell'eccidio furono formulate alcune ipotesi già all'indomani della tragedia. Il 2 maggio 1947 il ministro Scelba intervenì all' Assemblea Costituente, affermando che dietro all'episodio non vi era alcuna finalità politica o terroristica, ma che doveva essere considerato un fatto circoscritto, e identificò in Salvatore Giuliano e nella sua banda gli unici responsabili. Il processo di Viterbo del 1951 (dapprima istruito a Palermo, poi spostato per legittima suspicione) si concluse con la conferma di questa tesi, con il riconoscimento della colpevolezza di Salvatore Giuliano (morto il 5 luglio 1950, ufficialmente per mano del capitano Antonio Perenze) e con la condanna all'ergastolo di Gaspare Pisciotta e di altri componenti la banda. Pisciotta durante il processo, oltre ad attribuirsi l'assassinio di Giuliano, lanciò pesanti accuse sui presunti mandanti politici della strage. [2]
| « Coloro che ci avevano fatto le promesse si chiamavano così: il deputato DC Bernardo Mattarella, il principe Alliata, l'onorevole monarchico Marchesano e anche il signor Scelba… Furono Marchesano, il principe Alliata, l'onorevole Mattarella a ordinare la strage di Portella… Dopo le elezioni del 18 aprile 1848, Giuliano mi ha mandato a chiamare e ci siamo incontrati con Mattarella e Cusumano; l'incontro tra noi e i due mandanti è avvenuto in contrada Parini, dove Giuliano ha chiesto che le promesse fatte prima del 18 aprile fossero mantenute. I due tornarono allora da Roma e ci hanno fatto sapere che Scelba non era d'accordo con loro, che egli non voleva avere contatti con i banditi. » |
La seconda ipotesi fu quella sostenuta da Girolamo Li Causi in sede parlamentare, dalle forze di sinistra e dalla CGIL, secondo la quale il bandito Giuliano era solo l'esecutore del massacro: i mandanti, gli agrari e i mafiosi, avevano voluto lanciare un preciso messaggio politico all'indomani della vittoria del Blocco del Popolo alle elezioni regionali. [3]
In seguito ai riscontri emersi dal processo, diversi parlamentari socialisti e comunisti denunciarono i rapporti tra esponenti delle istituzioni, mafia e banditi. Intervenendo alla seduta della Camera dei deputati del 26 ottobre 1951, lo stesso Li Causi affermava:
| « Tutti sanno che i miei colloqui col bandito Giuliano sono stati pubblici e che preferivo parlargli da Portella della Ginestra nell'anniversario della strage. Nel 1949 dissi al bandito: "ma lo capisci che Scelba ti farà ammazzare? Perché non ti affidi alla giustizia, perché continui ad ammazzare i carabinieri che sono figli del popolo come te?". Risposta autografa di Giuliano, allegata agli atti del processo di Viterbo: "Lo so che Scelba vuol farmi uccidere perché lo tengo nell'incubo di fargli gravare grandi responsabilità che possono distruggere la sua carriera politica e finirne la vita". È Giuliano che parla. Il nome di Scelba circolava tra i banditi e Pisciotta ha preteso, per l'attestato di benemerenza, la firma di Scelba; questo nome doveva essere smerciato fra i banditi, da quegli uomini politici che hanno dato malleverie a Giuliano. C'è chi ha detto a Giuliano: sta tranquillo perché Scelba è con noi; Tanto è vero che Luca portava seco Pisciotta a Roma, non a Partinico, e poi magari ammiccava: hai visto che a Roma sono d'accordo con noi? » |
[modifica] Opinioni recenti
In tempi più prossimi la tesi delle collusioni ad altissimo livello, fino al capolinea del Quirinale, è stata assunta e rilanciata da Sandro Provvisionato, in Misteri d'Italia (Laterza 1994), e da Carlo Ruta, il quale nel prologo de Il binomio Giuliano Scelba (Rubbettino 1995)scrive:
| « Sugli scenari che si aprirono con Portella della Ginestra, alcuni quesiti rimangono aperti ancora oggi: fino a che punto quegli eventi tragici videro realmente delle correità di Stato? E quali furono al riguardo le effettive responsabilità, dirette e indirette, di taluni personaggi chiamati in causa per nome dai banditi e da altri? Fra l'oggi e quei lontani avvenimenti vige, a ben vedere, un preciso nesso. Nel pianoro di Portella venne forgiato infatti un peculiare concetto della politica che giunge in sostanza sino a noi. » |
[modifica] Una tesi recente
Una tesi più grave, recente, ma non accettata da diversi storiografi, attribuisce invece la strage ad una coincidenza di interessi tra i post-fascisti legati alla X MAS di Junio Valerio Borghese, i servizi segreti USA (preoccupati dell'avanzata socialista - comunista in Italia) ed i latifondisti siciliani.
| « I rapporti desecretati dell’Oss e del Cic (i servizi segreti statunitensi della Seconda Guerra Mondiale), che provano l’esistenza di un patto scellerato in Sicilia tra la cosiddetta “banda Giuliano” e le forze paramilitari del fascismo di Salò (in primis, la Decima Mas di Junio Valerio Borghese e la rete eversiva del principe Pignatelli nel meridione) sono il risultato di una ricerca promossa e realizzata negli ultimi anni da Nicola Tranfaglia [4] (Università di Torino), dal ricercatore indipendente Mario J. Cereghino e da chi scrive[5]. » | |
| « Il Giuliano allora si è avvicinato a me chiedendomi dove fosse mio fratello. Ho risposto che si trovava in paese con un foruncolo. Egli allora mi ha detto: 'E' venuta la nostra liberazione'. Io ho chiesto: -E qual è?- Ed egli di rimando mi disse: 'Bisogna fare un'azione contro i comunisti: bisogna andare a sparare contro di loro, il 1° maggio a Portella della Ginestra. Io ho risposto dicendo che era un'azione indegna, trattandosi di una festa popolare alla quale avrebbero preso parte donne e bambini ed aggiunsi: 'Non devi prendertela contro le donne ed i bambini, devi prendertela contro Li Causi[6]e gli altri capoccia' » | |
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(Dichiarazione di Gaspare Pisciotta)
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Non fu mai possibile dimostrare la veridicità di questo scenario, tramite testimonianza diretta, perché Giuliano fu ucciso nel 1950. Il probabile assassino, il suo luogotenente Gaspare Pisciotta, venne a sua volta ucciso nel 1954, avvelenato in carcere con della stricnina nel caffè, dopo aver preannunciato rivelazioni sulla strage. Sosteneva di aver ucciso Giuliano dietro istruzioni del Ministro dell'Interno Mario Scelba e di aver raggiunto un accordo con il colonnello Ugo Luca, comandante delle forze anti banditismo in Sicilia, di collaborare, a condizione che non fosse condannato e che Luca sarebbe intervenuto in suo favore qualora fosse stato arrestato.
| « Il nominato Gaspare Pisciotta di Salvatore e di Lombardo Rosalia, nato a Montelepre il 5 marzo 1924, raffigurato nella fotografia in calce al presente, si sta attivamente adoperando - come da formale assicurazione fornitami nel mio ufficio in data 24 giugno c. dal colonnello Luca - per restituire alla zona di Montelepre e comuni vicini la tranquillità e la concordia, cooperando per il totale ripristino della legge. » | |
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(stralcio dell'attestato di benemerenza rilasciato al bandito Gaspare Pisciotta a firma del ministro Mario Scelba)
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[modifica] Film sulla strage di Portella
[modifica] Voci correlate
- Salvatore Giuliano
- Gaspare Pisciotta
- E.V.I.S. (Esercito Volontario per la Indipendenza Siciliana)
- MIS (Movimento per l'Indipendenza della Sicilia)
[modifica] Bibliografia
- Giuseppe Casarrubea"Storia segreta della Sicilia. Dallo sbarco alleato a Portella della Ginestra", Bompiani editore
- Giuseppe Casarrubea "Tango Connection. L'oro nazifascista, l'America Latina e la guerra al comunismo in Italia". 1943-1947 ", Bompiani editore
- Giuseppe Casarrubea "Fra' Diavolo e il governo nero. «Doppio Stato» e stragi nella Sicilia del dopoguerra", Franco Angeli editore
- Giuseppe Casarrubea "Portella della Ginestra .Microstoria di una strage di Stato", Franco Angeli editore
- Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino "Salvatore Giuliano. Morte di un capobanda e dei suoi luogotenenti", Franco Angeli editore
- Carlo Ruta Il binomio Giuliano-Scelba. Un mistero della Repubblica?, Rubbettino editore, Soveria Mannelli 1995
- Carlo Ruta Giuliano e lo Stato. Documenti sul primo intrigo della Repubblica, Edi.bi.si., Messina 2004
- Carlo Ruta Il processo. Il tarlo della Repubblica. Eranuova, Perugia 1994
- Francesco Petrotta Portella della Ginestra. La ricerca della verità, Ediesse 2007, (realizzato dalla Camera del Lavoro di Palermo e dalla Fondazione Di Vittorio) ISBN 8823012011
[modifica] note
- ^ Maria Gigliola Toniollo -Il Popolo di Portella della Ginestra, su cgil.it
- ^ Archivio '900: 1950. Il bandito Giuliano
- ^ Fabrizio Loreto, La memoria della strage di Portella della Ginestra
- ^ biografia di Nicola Tranfaglia
- ^ Coordinamento delle ricerche presso gli Archivi Nazionali degli Stati Uniti (NARA, College Park, Maryland) e l’Archivio Centrale dello Stato (Roma): Nicola Tranfaglia (Università di Torino), Giuseppe Casarrubea (Palermo), Mario J. Cereghino (San Paolo del Brasile)...
- ^ Intervento di Girolamo Li Causi all' Assemblea Costituente relativo a Portella della Ginestra nella seduta del 15 luglio 1947
[modifica] Collegamenti esterni
- Portella sul sito Misteri d'Italia
- Nonsoloportella.splinder.com
- Edscuola.com
- Rapporto sui legami fra Giuliano ed i fascisti
- centro Peppino Impastato
- Le inchieste
- stragi Dossier a cura di Giuseppe Casarrubea. Inchiesta di Giuseppe Casaribea Partinico[1]
- L'attestato di benemerenza rilasciato al bandito Gaspare Pisciotta a firma del ministro Scelba
- LE STRAGI DEL 47 NEI RAPPORTI DI POLIZIA
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