Fernando Tambroni
| Fernando Tambroni | |
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| Presidente del Consiglio dei ministri | |
| Durata mandato | 25 marzo 1960 – 26 luglio 1960 |
| Presidente | Giovanni Gronchi |
| Predecessore | Antonio Segni |
| Successore | Amintore Fanfani |
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| Ministro dell'Interno | |
| Durata mandato | 6 luglio 1955 – 15 febbraio 1959 |
| Presidente | Antonio Segni Adone Zoli Amintore Fanfani |
| Predecessore | Mario Scelba |
| Successore | Antonio Segni |
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| Ministro del Bilancio | |
| Durata mandato | 15 febbraio 1959 – 26 luglio 1960 |
| Presidente | Antonio Segni Fernando Tambroni |
| Predecessore | Giuseppe Medici |
| Successore | Giuseppe Pella |
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| Ministro del Tesoro | |
| Durata mandato | 15 febbraio 1959 – 25 marzo 1960 |
| Presidente | Antonio Segni |
| Predecessore | Giulio Andreotti |
| Successore | Paolo Emilio Taviani |
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| Ministro della Marina Mercantile | |
| Durata mandato | 17 agosto 1953 – 6 luglio 1955 |
| Presidente | Giuseppe Pella Amintore Fanfani Mario Scelba |
| Predecessore | Bernardo Mattarella |
| Successore | Gennaro Cassiani |
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| Dati generali | |
| Partito politico | Democrazia Cristiana |
Fernando Tambroni Armaroli (Ascoli Piceno, 25 novembre 1901 – Roma, 18 febbraio 1963) è stato un politico italiano.
| on. Fernando Tambroni | |||
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| Partito | Democrazia Cristiana | ||
| Legislatura | AC, I, II, III | ||
| Gruppo | Democratico Cristiano | ||
| Circoscrizione | Marche | ||
È stato il 9º Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana.
Indice |
Primi anni [modifica]
Avvocato ed esponente, sin da giovanissimo, del Partito Popolare Italiano, fu vicepresidente della Fuci e a ventiquattro anni fu eletto segretario provinciale per Ancona del PPI. Dopo l'instaurazione del regime fascista nel 1926 subì un fermo di polizia. Successivamente a quell'episodio chiese e ottenne l'iscrizione al Partito Nazionale Fascista e allo scoppio della guerra fu arruolato nella Milizia contraerea ad Ancona.
Nel convulso triennio 1943-1945 abbandonò il PNF per iscriversi alla Democrazia Cristiana, senza però partecipare in prima persona alla Resistenza partigiana. Dopo la Liberazione fu eletto deputato della DC all'Assemblea Costituente e fu rieletto in questa carica alle elezioni politiche del 1948, 1953 e 1958.
Tambroni ricoprì l'incarico di sottosegretario e poi di ministro della marina mercantile (1950-1955), e tenne la guida del Viminale dal 1955 (anno in cui utilizzò il metodo Cesare Mori per catturare il boss della 'ndrangheta Salvatore Castagna che in una sola giornata aveva ucciso cinque suoi compaesani, invitando il questore di Trieste Carmelo Marzano[1]) al 1959, nel primo governo Segni, nel governo Zoli e nel primo governo Fanfani: da ministro degli Interni si dimostrò molto determinato e meticoloso, ma anche grintoso e spregiudicato, attirandosi voci a proposito di una presunta gestione disinvolta di dossier riservati.
Presidente del Consiglio [modifica]
| Per approfondire, vedi Fatti di Genova del 30 giugno 1960. |
Il 26 marzo 1960 Fernando Tambroni, che si era messo in luce al VII congresso della DC del 1959 con un discorso "aperturista" nei confronti del centrosinistra, ricevette l'incarico di formare un governo per sostituire quello dimissionario guidato da Antonio Segni. L'obbiettivo politico era quello di superare l'emergenza, attraverso un "governo provvisorio", in grado di consentire lo svolgimento della XVII Olimpiade a Roma indetti in agosto e di approvare il bilancio dello Stato entro il 31 ottobre 1960, come previsto dalle leggi in materia di contabilità di Stato vigenti all'epoca. L'8 aprile, il governo monocolore democristiano formato da Tambroni ottenne la fiducia della Camera, con una maggioranza di soli tre voti (300 sì e 297 no) e con il determinante appoggio dei deputati missini. La circostanza causò le dimissioni irrevocabili e immediate dei tre ministri appartenenti alla sinistra della DC: Bo, Pastore e Sullo. L'11 aprile, dietro esplicito invito del proprio partito, il governo rassegnò le dimissioni e il presidente Giovanni Gronchi assegnò l'incarico ad Amintore Fanfani. Questi, tuttavia, dovette rinunciare, e Gronchi, anziché cercare una soluzione diversa, invitò Tambroni a presentarsi al Senato per completare la procedura del voto di fiducia. Il 29 aprile, sempre con l'appoggio dei missini e con pochi voti di scarto (128 sì e 110 no), il governo Tambroni ottenne la fiducia del Senato.[2]
Una volta entrato nel pieno delle funzioni, il nuovo governo adottò una serie di provvedimenti (ad esempio, la diminuizione del prezzo dello zucchero e della benzina) che furono interpretati da una parte dell'opposizione come dettati da scelte demagogiche. In quelle settimane fu fondato a Roma un quotidiano, Telesera, diretto dal socialista Ugo Zatterin, ma apertamente filogovernativo.
La decisione presa nel maggio 1960 dal Movimento sociale italiano di convocare il suo sesto congresso a Genova, città decorata con la Medaglia d'oro della Resistenza da cui era partita l'insurrezione del 25 aprile, fornì l'occasione ai partiti di sinistra di scendere in piazza al fine di mettere in difficoltà il Governo Tambroni[3]. Va detto che il precedente congresso missino si era svolto a Milano, anch'essa decorata con la Medaglia d'oro, senza alcun tipo di protesta. La protesta si fece sentire sempre più forte. Tambroni scelse la linea dura, originando i noti fatti di Genova del 30 giugno 1960, che si estesero rapidamente al resto del paese.
Alla fine non ci fu altra scelta che impedire il congresso del MSI. I missini votarono conseguentemente contro la legge di bilancio del governo, facendolo cadere. Tambroni temporeggiò fino al 9 luglio, sperando in un nuovo incarico, ma alla fine dovette dimettersi.[senza fonte]
Ultimi anni [modifica]
Il 26 luglio entrò a Palazzo Chigi un nuovo governo monocolore democristiano, guidato da Fanfani ed appoggiato da socialdemocratici, liberali e repubblicani. Tambroni non entrò a farne parte.
Fernando Tambroni non ebbe più incarichi politici di rilievo, e morì meno di tre anni più tardi per un arresto cardiaco, all'età di 61 anni. Pochi giorni prima il segretario della DC, Aldo Moro, gli aveva comunicato la decisione del partito di non ricandidarlo alle imminenti elezioni politiche.[4]
Note [modifica]
- ^ La lotta contro la mafia. carabinieri.it. URL consultato in data 6-7-2010.
- ^ Benedetto Coccia, Quarant'anni dopo: il sessantotto in Italia fra storia, società e cultura, Editrice APES, Roma, 2008, pagg.76-77
- ^ Piero Ignazi, Il polo escluso, edizioni Il Mulino, Bologna, 1989, pag 93: "L'occasione per mettere in difficoltà Tambroni è offerta dalla decisione del MSI di tenere il proprio Congresso Nazionale a Genova dal 2 al 4 luglio."
- ^ Adalberto Baldoni: Due volte Genova, Vallecchi 2004.
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]
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| Predecessore | Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana | Successore | |
|---|---|---|---|
| Antonio Segni | 25 marzo 1960 - 26 luglio 1960 | Amintore Fanfani |
| Predecessore | Ministro dell'Interno della Repubblica Italiana | Successore | |
|---|---|---|---|
| Mario Scelba | 6 luglio 1955 - 15 febbraio 1959 | Antonio Segni |
| Predecessore | Ministro del Bilancio della Repubblica Italiana | Successore | |
|---|---|---|---|
| Giuseppe Medici | 15 febbraio 1959 - 26 luglio 1960 | Giuseppe Pella |
| Predecessore | Ministro del Tesoro della Repubblica Italiana | Successore | |
|---|---|---|---|
| Giulio Andreotti | 15 febbraio 1959 - 25 marzo 1960 | Paolo Emilio Taviani |
| Predecessore | Ministro della Marina Mercantile della Repubblica Italiana | Successore | |
|---|---|---|---|
| Bernardo Mattarella | 17 agosto 1953 - 6 luglio 1955 | Gennaro Cassiani |
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