Giovanni Gronchi
| Giovanni Gronchi | |
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| 3º Presidente della Repubblica Italiana | |
| Durata mandato | 11 maggio 1955 – 11 maggio 1962 |
| Predecessore | Luigi Einaudi |
| Successore | Antonio Segni |
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| Presidente della Camera dei deputati | |
| Durata mandato | 8 maggio 1948 – 29 aprile 1955 |
| Predecessore | Umberto Terracini |
| Successore | Giovanni Leone |
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| Dati generali | |
| Partito politico | Democrazia Cristiana |
| Alma mater | Scuola normale superiore, Pisa |
| sen. Giovanni Gronchi | |||
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| Luogo nascita | Pontedera | ||
| Data nascita | 10 settembre 1887 | ||
| Luogo morte | Roma | ||
| Data morte | 17 ottobre 1978 (91 anni) | ||
| Titolo di studio | Laurea in Lettere | ||
| Professione | Industriale, insegnante | ||
| Legislatura | III, IV, V, VI, VII | ||
| Gruppo | Misto | ||
| Senatore a vita | |||
| Investitura | Senatore di diritto | ||
| Data | 11 maggio 1962 | ||
| Pagina istituzionale | |||
| on. Giovanni Gronchi | |||
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| Partito | DC | ||
| Legislatura | I, II | ||
| Gruppo | Democratico Cristiano | ||
| Collegio | Pisa | ||
| Pagina istituzionale | |||
| on. Giovanni Gronchi | |||
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| Partito | DC | ||
| Gruppo | Democratico Cristiano | ||
| Collegio | XVI (Pisa) | ||
| Pagina istituzionale | |||
| Giovanni Gronchi | |||
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| Partito | Partito Popolare Italiano | ||
| Legislatura | XXV, XXVI, XXVII | ||
| Pagina istituzionale | |||
Giovanni Gronchi (Pontedera, 10 settembre 1887 – Roma, 17 ottobre 1978) è stato un politico italiano, terzo Presidente della Repubblica Italiana, tra il 1955 e il 1962.
Già Ministro dell'Industria e del Commercio nei governi Bonomi II, Bonomi III e De Gasperi I, fu il primo cattolico ad essere eletto Presidente della Repubblica.
Indice |
Biografia [modifica]
Studi, esordi in politica e fondazione del Partito Popolare Italiano [modifica]
Frequentò il liceo scientifico arcivescovile Santa Caterina di Pisa.. Nel 1902 aderì, appena quindicenne, alla Democrazia Cristiana di Romolo Murri[1]. Laureatosi in lettere alla Scuola Normale Superiore di Pisa[2], insegnò filosofia nei licei di Parma, Massa-Carrara, Bergamo e Monza tra il 1911 ed il 1915. Partecipò alla Prima guerra mondiale come ufficiale di fanteria[1].
Nel 1919, Gronchi fu tra i fondatori del Partito Popolare Italiano e nello stesso anno venne eletto deputato; nel 1920 venne chiamato a dirigere la cristiana Confederazione Italiana dei Lavoratori.
Sottosegretario all'Industria nel governo Mussolini, si dimise dall'incarico allorché il PPI uscì dalla maggioranza governativa (1923). Nel 1924 Gronchi, insieme a Giuseppe Spataro e Giulio Rodinò, fece parte del triumvirato che resse il Partito Popolare a seguito delle dimissioni di Luigi Sturzo[3] e fu rieletto deputato. Partecipò alla "Secessione aventiniana" e, nel 1926, con l'adozione delle leggi fascistissime (R.D. n. 1848/26), fu dichiarato decaduto dal mandato parlamentare. Successivamente si appartò dalla vita politica e prima lavorò come rappresentante di commercio e poi intraprese iniziative industriali. Rimasto vedovo della prima moglie, nel 1941 si sposò con Carla Bissatini, di venticinque anni più giovane[4].
Gronchi fondatore della DC e leader della corrente di sinistra [modifica]
Nel settembre del 1942, Gronchi cominciò ad incontrarsi clandestinamente con Alcide De Gasperi ed altri esponenti politici cattolici, nell'abitazione di Giorgio Enrico Falck, noto imprenditore milanese. Dopo il 25 luglio 1943, insieme a De Gasperi, Spataro, Rodinò, Attilio Piccioni e Paolo Emilio Taviani fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana. Ministro dell'Industria nel secondo e nel terzo governo Bonomi, fu confermato in tale incarico anche nel governo De Gasperi I.
Eletto deputato all'Assemblea Costituente (1946) e alla Camera dei deputati nel 1948 e nel 1953, Gronchi, insieme a Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani e Giorgio La Pira, fu il maggior esponente della corrente di sinistra del suo partito.
Fu presidente della Camera dei deputati nella I e nella II legislatura. Critico verso il patto atlantico[5], Gronchi fu tra i primi assertori, in ambito democristiano, del superamento della politica centrista di De Gasperi e di un avvicinamento al Partito Socialista di Pietro Nenni.
Presidente della Repubblica [modifica]
Elezione [modifica]
All'elezione del Presidente della Repubblica del 1955, il segretario nazionale della DC, Amintore Fanfani candidò il Presidente del Senato Cesare Merzagora, che non raccoglieva l'unanimità dei consensi del partito democristiano, in quanto presunto massone[6] ed eletto come indipendente, sia pure nelle liste DC.
Al secondo scrutinio, la sinistra DC si espresse per Gronchi, che raggiunse 127 voti. Essendo allora chiaro il fallimento della candidatura Merzagora, anche i voti dell'opposizione di sinistra confluirono su Giovanni Gronchi (terzo scrutinio). Dopo un vano tentativo di convincerlo al ritiro, Fanfani fu costretto a candidare ufficialmente il Presidente della Camera alla massima carica dello Stato. Il 29 aprile 1955, al quarto scrutinio, Gronchi venne eletto Presidente della Repubblica con 658 voti su 883, compresi i suffragi della destra monarchica[7].
Come presidente della Camera, toccò a lui presiedere la seduta comune e leggere a voce alta le schede con il suo nome che via via gli venivano porte e continuò a leggerle fino alla fine. Si interruppe solo pochi istanti, quando un applauso del Parlamento segnò il raggiungimento del quorum. Gronchi si alzò allora dallo scranno e, con in mano una scheda, ringraziò l'assemblea con un breve inchino. Poi sedette di nuovo e continuò a leggere le schede con una certa tensione della voce. Quando ebbe letto l'ultima scheda pregò al microfono il vice presidente della Camera, Giovanni Leone, di procedere allo scrutinio e di proclamare il risultato. Fra gli applausi si alzò e guadagnò l'uscita. Leone ufficializzò poco dopo l'elezione del nuovo Capo dello Stato e ne venne poi eletto successore come presidente della Camera. Secondo il regolamento, quando Gronchi si alzò e si ritirò nel suo ufficio, anche il presidente del Senato Merzagora - che gli era vicino - lasciò il posto al vice presidente del Senato, che sedette accanto al vice presidente Leone[8].
Presidenza [modifica]
Fu il primo Capo di Stato italiano a visitare Istanbul e l'America meridionale. Il 14 novembre del 1957, nella città turca gli furono preparate accoglienze degne di un sovrano. Lo scopo del viaggio fu quello di visitare i molti italiani che erano lì emigrati e di allacciare colloqui diplomatici con il presidente Celal Bayar. In Argentina ebbe accoglienze memorabili e si commosse: era la prima volta che un capo di Stato italiano visitava alcuni paesi dell'America del Sud. In un suo discorso allo stadio di Buenos Aires, la voce gli si spezzò più volte per l'emozione, rasentando il pianto.
Durante il suo mandato tentò di adottare una politica estera di equidistanza tra i blocchi, personale e parallela a quella governativa, ma trovò l'opposizione della Farnesina e dei governi alleati della NATO[9]. Mirò ad inserire i socialisti nella maggioranza parlamentare ma ottenne effetti opposti, con conseguenze destabilizzanti.
Il 15 maggio 1957 affidò l'incarico di presiedere un governo monocolore ad Adone Zoli, un elemento non di spicco della DC, per guadagnarsi l'appoggio esterno dei socialisti. Zoli assecondò la volontà del capo dello Stato ma riuscì a ottenere la fiducia del Parlamento solo con l'appoggio dei monarchici e quello (determinante) della destra neo-fascista; perciò si dimise il 10 giugno successivo. Gronchi, onde evitare una situazione di ingovernabilità, fu costretto a convincerlo a ritirare le dimissioni e a restare in carica fino al termine della legislatura (1958)[10].
Nel 1960 nominò Presidente del Consiglio Fernando Tambroni, suo uomo di fiducia della corrente di sinistra, con l'incarico di formare un "governo del Presidente", senza una maggioranza predefinita ma di "apertura" a sinistra. Anche Tambroni riuscì a ottenere la fiducia del Parlamento solo con l'appoggio dei voti del MSI[11]. Ciò produsse scontri in diverse città d'Italia, in particolare a Genova, Licata e Reggio Emilia, dove la polizia aprì il fuoco sui manifestanti, uccidendo cinque persone[12]. Tambroni fu costretto a rassegnare le dimissioni e l'incarico fu poi affidato a Amintore Fanfani.
Tali vicende pregiudicarono la rielezione di Gronchi ad un secondo mandato, cui avrebbe ambito con l'appoggio del Presidente dell'ENI Enrico Mattei[13]. Nei primi otto scrutini delle elezioni del Presidente della Repubblica del 1962, riuscì comunque a ottenere tra i 20 e i 45 voti, pur non essendo il candidato ufficiale del suo partito.
Senatore a vita [modifica]
L'11 maggio 1962 cessò il settennato (il suo giuramento, infatti, era avvenuto l'11 maggio 1955) e Gronchi divenne di diritto senatore a vita. Morì il 17 ottobre del 1978, giorno in cui i giornali di tutto il mondo annunciavano l'elezione di Karol Wojtyła quale nuovo Pontefice, avvenuta il giorno prima.
Gronchi nella cultura popolare [modifica]
- Esattamente un mese dopo la sua elezione, come gesto simbolico di attenzione agli ultimi, Gronchi si recò a Firenze per visitare l'allora celeberrima Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa di don Giulio Facibeni.
- Gronchi ebbe l'onore di inaugurare due edizioni dei Giochi olimpici (l'unico, insieme a Elisabetta II del Regno Unito): i VII Giochi olimpici invernali tenutisi a Cortina d'Ampezzo nel 1956 e i Giochi della XVII Olimpiade tenutisi a Roma nel 1960.
- Il 24 giugno 1959 un buffo incidente occorse al presidente nel palco d'onore del Teatro alla Scala: a causa della disattenzione di un collaboratore che non gli aveva avvicinato la sedia, Gronchi cadde a terra mentre stava accingendosi a sedere al fianco dell'allora presidente francese Charles de Gaulle, che era in visita ufficiale in Italia. Il fatto, taciuto dai principali organi di informazione, fu rappresentato in televisione da una scenetta comica recitata da Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi all'interno del programma Un due tre, il quale fu poi cancellato in seguito a tale evento[14].
Onorificenze [modifica]
Onorificenze italiane [modifica]
Nella sua qualità di Presidente della Repubblica italiana è stato, dal 11 maggio 1955 all'11 maggio 1962:
| Capo dell'Ordine al merito della Repubblica italiana | |
| Capo dell'Ordine militare d'Italia | |
| Capo dell'Ordine al merito del lavoro | |
| Capo dell'Ordine della stella della solidarietà italiana | |
Personalmente è stato insignito della:
| Medaglia d'oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell'arte | |
| — 2 giugno 1965[15] |
Onorificenze straniere [modifica]
| Comandante di Gran Croce con Collare dell'Ordine della Rosa Bianca (Finlandia) | |
| — 1960 |
| Classe speciale della Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca (Repubblica Federale Tedesca) | |
| — 18 luglio 1956 |
Note [modifica]
- ^ a b Indro Montanelli, Storia d'Italia. Vol. 10, RCS Quotidiani, Milano, 2004, pag. 232
- ^ Treccani.it - Dizionario Biografico degli Italiani - Gronchi, Giovanni
- ^ Indro Montanelli, cit., pag. 233
- ^ Bruno Vespa, L'amore e il potere, Mondadori, Milano, 2010, pagg. 112-113
- ^ Indro Montanelli, cit., pag. 48
- ^ Così almeno ritiene Ferruccio Pinotti, in: Fratelli d'Italia. Un'inchiesta nel mondo segreto della fratellanza massonica che decide le sorti del Belpaese, Rizzoli, Milano, 2007. Aldo Alessandro Mola ne dubita (Storia della Massoneria italiana dalle origini ai giorni nostri, Bompiani, Milano, 1982, pag. 744); Rosario F. Esposito e Vittorio Gnocchini non lo citano.
- ^ Indro Montanelli, cit., pagg. 235-238
- ^ L' analoga elezione di un altro presidente della Camera a capo dello Stato - quella di Oscar Luigi Scalfaro nel 1992 - non vide ripetersi l'insolita scena, in quanto l'uomo politico, essendo a conoscenza del consenso dei "grandi elettori" sul suo nome, evitò di presiedere la seduta comune che l'avrebbe poi eletto presidente della Repubblica, lasciando tale compito all'allora vice presidente della Camera Stefano Rodotà, che procedette all'intero scrutinio e proclamò il risultato.
- ^ Indro Montanelli, cit., pagg. 300-302
- ^ Indro Montanelli, cit., pagg. 272-274
- ^ Indro Montanelli, cit., pag. 311
- ^ Indro Montanelli, cit., pagg. 313-322
- ^ Indro Montanelli, cit., pagg. 340-341
- ^ Dalla "caduta" di Gronchi alla Scala alle "corna" di Leone anti universitari, Corriere della Sera, 27 maggio 1996.
- ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
Bibliografia [modifica]
- Giulio Andreotti, De Gasperi e il suo tempo, Milano, Mondadori, 1956.
- Scritti e discorsi su Giovanni Gronchi a vent'anni dalla morte (1998), a cura di Stefano Bertelli, Pisa, Giardini, 1998.
- Igino Giordani, Alcide De Gasperi il ricostruttore, Roma, Edizioni Cinque Lune, 1955.
- Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia dei due Giovanni, Milano, Rizzoli, 1989.
- Gianfranco Merli, Giovanni Gronchi: contributo ad una biografia politica, Pisa, Giardini, 1987.
- Gianfranco Merli, Giovanni Gronchi: una democrazia più vera, Roma, Edizioni Studium, 1993, ISBN 88-382-3678-X.
- Nico Perrone, Il segno della DC, Bari, Dedalo Libri, 2002, ISBN 88-220-6253-1.
- Giuseppe Sircana, «GRONCHI, Giovanni», in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 59, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2003.
- Maurizio Serio, Il mito della democrazia sociale. Giovanni Gronchi e la cultura politica dei cattolici italiani (1902-1955), Soveria Mannelli, Rubbettino editore, 2009.
Voci correlate [modifica]
- Elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 1955
- Fatti di Genova del 30 giugno 1960
- Gronchi rosa
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Giovanni Gronchi
Questa voce è inclusa nel libro di Wikipedia Presidenti della Repubblica italiana.
Collegamenti esterni [modifica]
- Biografia dal sito del Quirinale
- Centro Studi Politici e Sociali "F. M. Malfatti"
- Grónchi, Giovanni la voce in Enciclopedie on line, sito "Treccani.it L'Enciclopedia italiana". URL visitato il 21 aprile 2013.
| Predecessore | Presidente della Repubblica Italiana | Successore | |
|---|---|---|---|
| Luigi Einaudi | 11 maggio 1955 - 11 maggio 1962 | Antonio Segni |
| Predecessore | Presidente della Camera dei deputati | Successore | |
|---|---|---|---|
| Umberto Terracini (Assemblea Costituente) | 8 maggio 1948 - 29 aprile 1955 | Giovanni Leone |
| Predecessore | Ministro dell'Industria, del Commercio e del Lavoro del Regno d'Italia |
Successore | |
|---|---|---|---|
| Attilio Di Napoli | 18 giugno 1944 - 1 luglio 1946 | Rodolfo Morandi (Ministro dell'Industria e Commercio della Repubblica Italiana) |
Controllo di autorità VIAF: 7514573 LCCN: n88213383
- Politici italiani del XX secolo
- Nati nel 1887
- Morti nel 1978
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