Sante Pollastri

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Sante Pollastri (1959)

Sante Pollastri (noto anche come Pollastro) (Novi Ligure, 14 agosto 1899Novi Ligure, 30 aprile 1979) è stato un fuorilegge e anarchico italiano.

È nota la sua conoscenza con il ciclista Costante Girardengo e la sua compagnia d'azione con l'anarchico Renzo Novatore. La storia di questi "strani legami" ha ispirato l'autore Luigi Grechi per la composizione della canzone Il bandito e il campione portata al successo dal fratello Francesco De Gregori.

Le ragioni di una vocazione antiautoritaria[modifica | modifica wikitesto]

Non si conoscono esattamente i motivi per cui Pollastri divenne acerrimo nemico dei Carabinieri. Tra le ipotesi, vi è l'uccisione di un parente da parte loro - un cognato che con lui stava fuggendo dopo aver svaligiato un appartamento o quella di un fratello prelevato per presentarsi alla chiamata alle armi sebbene gravemente ammalato, e poi morto in caserma.

Dal momento che Sante Pollastri non aveva fratelli ma una sorella, l'ipotesi più accreditata è che la sorella di Sante, Carmelina, sarebbe stata violentata da un milite dell'Arma; Pollastri, diciannovenne, avrebbe ucciso il carabiniere e si sarebbe dato alla macchia. Queste ipotesi non hanno trovato riscontro nei documenti e sono almeno in parte frutto delle leggende nate intorno al bandito in epoca successiva.

L'anarchia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una versione della storia di Pollastri [1], il marchio di anarchico se lo sarebbe guadagnato in seguito a un episodio molto particolare. Uscendo da un bar, una sera del 1922, sputò una caramella amara al rabarbaro. Questa cadde vicino agli stivali di due fascisti, che interpretandola come una sfida lo picchiarono a sangue.

Esiste tuttavia un differente racconto, che insiste sulla provocazione, condita di insulti, da parte di tre fascisti alla volta di Sante, seguita da una rissa in piena regola.

La latitanza[modifica | modifica wikitesto]

Durante il periodo della latitanza, Pollastri uccise diversi militi delle forze dell'ordine. Il loro numero preciso non è noto ma Pollastri stesso si attribuì sette vittime uccise in scontri a fuoco. Tra questi, enorme clamore suscitò nel giugno del 1926 l'uccisione di due carabinieri presso Mede in Lomellina, e nel novembre dello stesso anno, di due poliziotti in un'osteria di via Govone, a Milano.

Famoso all'estero, Pollastri era pressoché sconosciuto in ambito nazionale (la censura fascista limitava fortemente la cronaca nera), salvo nel Nord Italia dove le sue gesta avevano grande risalto. Il suo nome divenne protagonista di racconti in cui la figura del bandito veniva mitizzata e ingigantita: uno dei più noti riguarda un maresciallo dei carabinieri che impazzì per la paura di fronte a lui. Sante Pollastri incarnava la figura del ribelle all'autorità in un periodo in cui si stavano concretizzando una svolta autoritaria e il passaggio dalla democrazia al fascismo. In questo senso divenne una figura eroica per il mondo anarchico e per i nascenti movimenti antifascisti.

Col tempo si guadagnò l'appellativo di Nemico pubblico numero uno. La sua fama crebbe, sostenuta non solo dalle rapine e dai furti messi a segno (tra cui quello alla prestigiosa gioielleria Rubel a Parigi) ma anche dalla sua peculiare personalità che, si racconta, lo portava a compiere atti di generosità a vantaggio dei più poveri e degli anarchici latitanti.

L'arresto[modifica | modifica wikitesto]

Pollastri venne arrestato a Parigi nel 1927, ad opera degli uomini del commissario Guillaume (personaggio a cui Georges Simenon si ispirò per il suo commissario Maigret). Pare che Pollastri sia stato tradito da una confidenza di un informatore della polizia.

Tra i nomi degli autori della "soffiata", fu ipotizzato anche quello di Costante Girardengo. I due concittadini – che si conoscevano dall'infanzia e dalla comune frequentazione con il massaggiatore Biagio Cavanna – si incontrarono durante una sei giorni nella capitale francese. In seguito, questo incontro fu oggetto di una testimonianza di Girardengo al processo a carico di Pollastri.

« La loro avventura parte nell'Italia della miseria. Erano entrambi figli di contadini poverissimi. Non si sa con certezza se siano stati anche amici, certamente si incontrarono più volte, perché legati dalla passione comune per la bicicletta: un mezzo di riscatto per tutti e due. Se infatti Girardengo - continua l'autore - diventerà il mito del grande ciclismo, Pollastri diventerà il più famoso bandito degli anni Venti[2] »

All'interrogatorio dopo la cattura il magistrato chiese a Pollastri se avesse idee anarchiche. Egli rispose: "Ho le mie idee". Intervistato in seguito da Ferdinando Castelli che stava scrivendo il libro "I cavalieri del nulla", dichiarò di aver compreso di essere stato anarchico solo dopo aver saputo da Renzo Novatore cosa significasse anarchia.

Condannato all'ergastolo, fu inviato a scontare la pena sull'isola di Santo Stefano.

Dopo aver scontato 32 anni di carcere, fu graziato nel 1959 dal presidente Giovanni Gronchi e passò gli ultimi 19 anni della sua vita a Novi, praticando l'attività di commerciante ambulante di stoffe.

Morì ottantenne nella cittadina piemontese. Pollastri è sepolto al cimitero di Novi Ligure, suo paese natale.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la canzone di Luigi Grechi Il bandito e il campione, ispirata alle vicende di Pollastri e Girardengo, e il libro omonimo di Marco Ventura è stata prodotta anche una fiction RAI La leggenda del bandito e del campione, con Beppe Fiorello nel ruolo di Sante Pollastri [3], trasmessa in prima visione il 4 e 5 ottobre 2010. È invece del 2011 lo spettacolo teatrale Quella sera al Vel d'Hiver, scritto e interpretato da Massimo Poggio e Davide Iacopini, che narra l'incontro di Pollastri e Girardengo alla sei giorni di Parigi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ thrillermagazine.it
  2. ^ da Corriere della Sera Costantini Emilia Pagina 53 4 gennaio 2008
  3. ^ Girardengo e il bandito: giallo tv sui due «amici»

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pino Cacucci, Nessuno può portarti un fiore, Edizioni Feltrinelli, 2012.
  • Luigi Balocchi, Il diavolo custode, Padova, Meridiano Zero, 2007.
  • Giovanni Luigi Brignoli, Le confessioni di Pollastro. L'ultimo bandito gentiluomo, Bergamo, Vulcano, 1995.
  • Giovanni Rizzo, I segreti della polizia, Milano, Rizzoli, 1953.
  • Marco Ventura, Il campione e il bandito. La vera storia di Costante Girardengo e Sante Pollastro, Milano, Il Saggiatore, 2006. ISBN 88-428-1246-3.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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