Enrico De Nicola

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Enrico De Nicola
De Nicola ritratto.jpg

Presidente della Repubblica Italiana
Già Capo provvisorio dello Stato
Durata mandato 28 giugno 1946 [1] –
12 maggio 1948
Predecessore Fu il primo
(Re Umberto II come Capo dello Stato)[2]
Successore Luigi Einaudi

Presidente del Senato della Repubblica
Durata mandato 28 aprile 1951 –
24 giugno 1952
Predecessore Ivanoe Bonomi
Successore Giuseppe Paratore

Presidente della Camera dei Deputati
Durata mandato 26 giugno 1920 –
25 gennaio 1924
Predecessore Vittorio Emanuele Orlando
Successore Alfredo Rocco

Presidente della Corte costituzionale
Durata mandato 23 gennaio 1956 –
26 marzo 1957
Successore Gaetano Azzariti

Dati generali
Partito politico Liberale
Alma mater Università degli Studi "Federico II", Napoli
Firma Firma di Enrico De Nicola
sen. Enrico De Nicola
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Napoli
Data nascita 9 novembre 1877
Luogo morte Torre Del Greco
Data morte 1º ottobre 1959 (81 anni)
Titolo di studio Laurea in Legge
Professione Avvocato
Legislatura I, II, III
Gruppo Gruppo misto[3]
Senatore a vita
Investitura Senatore di diritto
Data 12 maggio 1948
Incarichi parlamentari

* Presidente, dal 28 aprile 1951 al 24 giugno 1952

Pagina istituzionale
sen. Enrico De Nicola
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Senatore a vita
Investitura Categoria 02 (Presidente della Camera dei Deputati),
Categoria 03 (Deputati)
Data 2 marzo 1929
Incarichi parlamentari

Commissario agli Interni e alla Giustizia

Pagina istituzionale
Enrico De Nicola
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera del Regno d'Italia
Legislatura XXIII, XXIV, XXV, XXVI
Gruppo Democrazia liberale
Circoscrizione Napoli (XXV e XXVI legislatura)
Collegio Afragola (XXIII e XXIV legislatura)
Incarichi parlamentari

* Presidente, dal 26 giugno 1920 al 25 gennaio 1924

Pagina istituzionale

Enrico De Nicola (Napoli, 9 novembre 1877Torre del Greco, 1º ottobre 1959) è stato un politico e avvocato italiano, primo Presidente della Repubblica Italiana.

Fu eletto Capo provvisorio dello Stato dall'Assemblea Costituente il 28 giugno 1946 e ricoprì tale carica dal 1º luglio 1946 al 31 dicembre 1947. Il 1º gennaio 1948, a norma della prima disposizione transitoria della Costituzione, esercitò le attribuzioni e assunse il titolo di Presidente della Repubblica, mantenendoli fino al successivo 12 maggio.

De Nicola ricoprì numerosi altri incarichi pubblici: in particolare, è l'unico ad aver ricoperto sia la carica di Presidente del Senato sia quella di Presidente della Camera dei deputati. Nella sua vita è stato anche il primo Presidente della Corte Costituzionale, trovandosi così ad aver ricoperto quattro delle cinque maggiori cariche dello Stato.

Vita[modifica | modifica sorgente]

Giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Napoli da Angelo De Nicola e Concetta Capranica. Dopo aver compiuto gli studi secondari al liceo classico Antonio Genovesi, nel 1896 si laureò in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Napoli.

I primi anni in politica[modifica | modifica sorgente]

De Nicola

Avvocato penalista di notorietà nazionale, politicamente di area liberale giolittiana, ebbe la sua prima esperienza amministrativa nel Consiglio comunale di Napoli nel 1907, mentre fu eletto per la prima volta deputato nel 1909 per la XXIII legislatura nel collegio di Afragola. Riconfermato sino alla XXVI legislatura, all'epoca della marcia su Roma del 1922 si ritrova garante del patto nazionale di pacificazione tra fascisti e socialisti, poi abortito. Ricoprì, per brevi periodi, incarichi di governo: fu due volte sottosegretario di Stato, al Ministero delle Colonie nel governo Giolitti IV (1913-1914) e al Ministero del Tesoro nel governo Orlando (1919). Il 26 giugno 1920 fu eletto Presidente della Camera dei deputati.

Il periodo fascista[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'incarico a Mussolini di formare un governo in funzione antisocialista e stabilizzatrice, si ritrovò, assieme agli altri liberali e ai popolari, ad appoggiarne la fiducia.

Mantenne la presidenza della Camera fino al 25 gennaio 1924 quando, seppur rieletto nelle votazioni che decretarono la vittoria del listone nazionale dei fascisti, decise di non prestare giuramento, decadendo automaticamente. Nel 1929 fu nominato senatore del Regno su proposta dell'Alto Commissario di Napoli, ma non prese mai parte ai lavori assembleari, ma solo ad alcune commissioni giuridiche.

Nel 1943, dopo la caduta del regime, considerato figura autorevole della politica pre-fascista, fu chiamato a mediare fra gli Alleati e la Corona per consentire un più agevole passaggio di poteri. Si deve in particolare a De Nicola l'intelligente soluzione che evitò a Vittorio Emanuele III l'abdicazione: propose di istituire la figura del Luogotenente, da affidare all'erede al trono Umberto. La creazione di questa figura, pur limitando la sovranità monarchica, permise di ridurre l'impatto formale della sconfitta.

Le ragioni dell'elezione[modifica | modifica sorgente]

Fu eletto dall'Assemblea Costituente capo provvisorio dello Stato al primo scrutinio il 28 giugno 1946. L'elezione fu il frutto di un lungo lavoro "diplomatico" fra i vertici dei principali partiti politici, i quali, superata una iniziale contrapposizione fra le candidature di Benedetto Croce e Vittorio Emanuele Orlando, avevano finalmente convenuto che si dovesse eleggere un presidente capace di riscuotere il maggior gradimento possibile presso la popolazione affinché il trapasso al nuovo sistema fosse il meno traumatico possibile; si convenne perciò che dovesse scegliersi un meridionale, a compensazione della provenienza settentrionale della maggioranza dei leader politici, e che (stante il risicato - e da parte monarchica contestato - scarto dei risultati del referendum istituzionale) dovesse trattarsi di un monarchico.

La contrapposizione delle candidature di Orlando (proposta da DC e destre) e di Croce (proposta dalle sinistre e dai laici) si protrasse sterilmente per lungo tempo e tardò a essere composta (principalmente dall'incessante opera di convincimento condotta da De Gasperi) per evolvere infine nella comune indicazione di De Nicola, ma anche dall'interessato venne un supplemento di ritardo, esasperante per l'alternanza di orientamenti, ora positivi, ora negativi, che pareva esternare.

I dubbi, l'umiltà[modifica | modifica sorgente]

Ritratto di profilo

Noto infatti per una prudenza ai limiti dell'indecisione, De Nicola era contrastato da sentimenti diversi e morso da profondi dubbi, mal tollerati da chi desiderava conoscere una volta per tutte il suo volere definitivo. Andreotti avrebbe ricordato che in tale occasione Manlio Lupinacci scrisse sul Giornale d'Italia «decida di decidere se accetta di accettare»[4]. Fu eletto il 28 giugno 1946, con 396 voti su 501, e assunse la carica il 1º luglio.

Una delle questioni più scottanti sottoposte alla sua attenzione fu quella relativa alla sorte degli autori della strage di Villarbasse che avevano ucciso dieci persone a scopo di rapina: i tre autori del massacro catturati, una volta condannati a morte, gli inoltrarono una richiesta di grazia ma egli, considerando l'efferatezza del delitto, la rifiutò. La sentenza, eseguita il 4 marzo 1947, fu l'ultima pena di morte eseguita in Italia[5].

Il 25 giugno 1947 rassegnò le dimissioni, adducendo motivi di salute; la rinuncia dell'incarico non poteva essere respinta dalla Costituente, che però lo rielesse il giorno dopo con 405 voti a favore su 431 votanti.

Con l'entrata in vigore della Costituzione, il 1º gennaio 1948, esercitò le attribuzioni e assunse il titolo di Presidente della Repubblica italiana, a norma della prima disposizione transitoria della Costituzione. Successivamente, in occasione delle prime elezioni parlamentari del Presidente della Repubblica, la maggioranza elesse nuovo presidente il liberale Luigi Einaudi, che assunse le funzioni il 12 maggio 1948.

Cariche successive[modifica | modifica sorgente]

Come ex presidente della Repubblica, Enrico De Nicola divenne di diritto senatore a vita. Fu presidente del Senato della Repubblica dal 28 aprile 1951 al 24 giugno 1952, durante la I Legislatura. Si dimise da presidente in occasione delle votazioni per la legge elettorale sul cosiddetto premio di maggioranza, altrimenti detta legge truffa.

Fu sospeso dal Senato il 15 dicembre 1955 quando divenne giudice costituzionale, nominato dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Ricoprì l'incarico di primo Presidente della Corte Costituzionale dal 23 gennaio 1956 (prima seduta della Corte) al 26 marzo 1957, quando si dimise e riassunse le funzioni di senatore.[6]

Il 1º ottobre 1959 morì nella sua casa di Torre del Greco a 81 anni.

De Nicola firma la Costituzione il 27 dicembre 1947

Personalità[modifica | modifica sorgente]

Era particolarmente stimato per l'onestà, l'umiltà e l'austerità dei costumi.

Enrico De Nicola, giunto discretamente a bordo della sua auto privata a Roma dalla sua Torre del Greco, per assumere la carica (ponendo in subbuglio il mondo della politica e la polizia fino al suo arrivo), rifiutò lo stipendio previsto per il capo dello Stato (12 milioni di lire) e anzi spese preferibilmente sempre di tasca propria. Divenne famoso il suo cappotto rivoltato, dignitosissimo co-protagonista di numerosissime occasioni ufficiali; fu riparato gratuitamente da un sarto napoletano, anche contro la volontà dell'ex-presidente.[7]

Considerando la provvisorietà della sua carica, ritenne improprio stabilirsi al Quirinale, optando per Palazzo Giustiniani; durante la sua presidenza, ostentava un'agendina nella quale, asseriva, andava prendendo appunti sul corretto modo di esercitare la funzione presidenziale, quasi una sorta di codice deontologico per capi di stato. Il suo successore, Luigi Einaudi, fra le prime cose che fece da presidente volle dunque ricercare quest'agendina ma, sostiene Andreotti, la trovò incredibilmente vuota, senza che De Nicola vi avesse scritto alcunché[8].

Il ricordo[modifica | modifica sorgente]

« Ricordatevi, giovanotto, che noi napoletani non siamo dei lazzari scostumati ma uomini di carattere. Così è stato vostro nonno, così è vostro padre, così siate voi! »
(Enrico De Nicola a Gianalfonso D'Avossa[9])

Ad Afragola, il podestà Ciaramella ottenne dall'alto commissario per la provincia di Napoli l'autorizzazione a intitolargli una strada quando era ancora in vita, in pieno regime fascista. Alla cerimonia inaugurale della strada intervenne lo stesso Enrico De Nicola, al quale fu conferita la cittadinanza onoraria.

De Nicola e Benedetto Croce

Nel cinquantesimo anniversario della morte, De Nicola è stato commemorato a Napoli presso Castel Capuano da Giorgio Napolitano, Gianfranco Fini e alcuni esponenti del Foro Partenopeo tra cui Vincenzo Maria Siniscalchi.

In occasione della ricorrenza, inoltre, la casa editrice Kairòs ha dato alle stampe la prima biografia dedicata a De Nicola, opera del giornalista e scrittore napoletano Andrea Jelardi, presentata a Napoli da Ermanno Corsi e a Roma dall'on. Siniscalchi e dal decano dei giornalisti partenopei Antonio Ghirelli.

Giorgio Napolitano ha scritto di suo pugno a Jelardi che il volume "ha il pregio di ricostruire i momenti salienti della vita di un grande giurista ed eminente uomo politico, protagonista della nascita delle istituzioni repubblicane".

Portano il nome di Enrico De Nicola numerose strade, piazze e istituzioni pubbliche in tutta Italia. A Napoli un busto che lo ritrae si trova a Castel Capuano e gli è stata intitolata la piazza antistante il tribunale, mentre a Roma il viale che costeggia Piazza dei Cinquecento.

Un altro busto è stato invece inaugurato nel 2010 presso l'atrio dell'Istituto Tecnico che porta il suo nome a Sesto San Giovanni, in occasione di una solenne manifestazione denominata De Nicola Day alla presenza dello scultore prof. Messina, del biografo Jelardi e di autorità comunali e provinciali.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Capo dell'ordine della Stella della solidarietà italiana - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'ordine della Stella della solidarietà italiana
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— 5 giugno 1956[10]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Entra in carica all'atto dell'elezione e non del giuramento in forza dell'art.2 del DLgsLt n°98 del 16/3/1946 [1]; fino al 31 dicembre 1947 esercita le sue funzioni istituzionali col titolo di Capo provvisorio dello Stato, tale data rappresentando una modifica di titolo e non di carica, che rimase sempre la medesima escludendo quindi ogni soluzione di continuità.
  2. ^ Le funzioni di Capo Provvisorio dello Stato attribuite ad Alcide De Gasperi fino all'elezione di De Nicola, ai sensi del DLgsLt n°98/1946, furono accessorie alla sua carica che fu e rimase quella di Presidente del Consiglio: in altre parole, si fu in presenza di una figura giuridica del tutto analoga a quella della supplenza delle funzioni del Capo dello Stato attribuite al Presidente del Senato dalla Costituzione repubblicana.
  3. ^ senato.it - Scheda di attività di Enrico DE NICOLA - I Legislatura
  4. ^ Bruno Vespa. Storia d'Italia da Mussolini a Berlusconi, pag. 32.
  5. ^ Pena di morte quell'ultima volta nell'Italia '47
  6. ^ Giudici costituzionali dal 1956, Corte costituzionale. URL consultato il 20 novembre 2012 (archiviato il 20 novembre 2012).
  7. ^ Salvatore Maria Sergio, Elogio dell'Avvocato, Pironti. URL consultato il 27 ottobre 2010.
  8. ^ Cristina Mascheroni, Enrico De Nicola, Infobergamo. URL consultato il 5 ottobre 2008.
  9. ^ http://www.ilgiornale.it/interni/il_generale_guerra_bertinotti_sceglie_vivere_nellex_leningrado/15-10-2006/articolo-id=126256-page=3-comments=1 Aneddoto ripetuto con datazione corretta (1954)su Libero del 31-12-2010
  10. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Andrea Jelardi, Enrico De Nicola. Il presidente galantuomo, Kairòs [2], Napoli 1º ottobre 2009

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Presidente della Repubblica Italiana Successore Flag of Italy.svg
Fu il primo 28 giugno 1946[1] - 11 maggio 1948 Luigi Einaudi
  1. ^ Col titolo di Capo provvisorio dello Stato fino al 31 dicembre 1947.
Predecessore Presidente della Corte Costituzionale Successore Emblem of Italy.svg
Carica istituita 23 gennaio 1956 - 26 marzo 1957 Gaetano Azzariti
Predecessore Presidente del Senato della Repubblica Successore Emblem of Italy.svg
Ivanoe Bonomi 28 aprile 1951 - 24 giugno 1952 Giuseppe Paratore
Predecessore Presidente della Camera dei Deputati
del Regno d'Italia
Successore Lesser coat of arms of the Kingdom of Italy (1890).svg
Vittorio Emanuele Orlando 26 giugno 1920 - 25 gennaio 1924 Alfredo Rocco

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