Enrico De Nicola

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Bandiera italiana
Stemma Presidente della Repubblica
I Presidente della
Repubblica Italiana
Enrico de Nicola
Luogo di nascita Torre del Greco
Data di nascita 9 novembre 1877
Luogo di morte Torre del Greco
Data di morte 1° ottobre 1959 (81 anni)
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione Politico
Partito politico Partito Liberale Italiano
Mandato Presidenziale dal 1° luglio 1946 al 12 maggio 1948
Elezione 28 giugno 1946 al 1° scrutinio con 396 voti su 504;

il 26 giugno 1947 (nella seconda elezione) è rieletto al 1° scrutinio con 405 voti su 431

Predecessore Alcide de Gasperi (Capo Provvisorio dello Stato)
Successore Luigi Einaudi
Coniuge celibe

Enrico de Nicola (Torre del Greco9 novembre 1877 – Torre del Greco1 ottobre 1959) è stato un politico e avvocato italiano. Fu il primo Presidente della Repubblica Italiana. Fu infatti eletto Capo provvisorio dello Stato dall'Assemblea Costituente e dal 1° gennaio 1948, a norma della prima disposizione transitoria della Costituzione, assunse titolo ed attribuzioni del Presidente della Repubblica. Precedentemente era stato Presidente della Camera dei Deputati dal 26 giugno 1920 al 25 gennaio 1924

Avvocato penalista di notorietà nazionale, politicamente di area liberale giolittiana, fu eletto per la prima volta deputato nel 1909 (XXIII legislatura) nel collegio di Afragola. Riconfermato sino alla XXVI legislatura, all'epoca della marcia su Roma (1922) si ritrova garante del patto nazionale di pacificazione tra fascisti e socialisti, poi abortito. Dopo l'incarico a Mussolini di formare un governo in funzione antisocialista e stabilizzatrice, si ritrovò, nei liberali e coi democristiani, ad appoggiarne l'elezione. Fu presidente della Camera fino al 1924, quando decise di non ricandidarsi alle elezioni col listone nazionale assieme ai fascisti. Nel 1929 fu nominato senatore del Regno, ma non prese mai parte ai lavori parlamentari, tranne in alcune commissioni giuridiche.

Nel 1943, dopo la caduta del regime, considerato figura autorevole della politica pre-fascista, fu chiamato a mediare fra gli Alleati e la Corona per consentire un più agevole passaggio di poteri ed è generalmente considerata una sua creazione l'istituzione della figura del Luogotenente, con la quale si riduceva l'impatto formale della sconfitta pur limitando la sovranità monarchica.

Indice

[modifica] Le ragioni della nomina

Fu nominato dall'Assemblea Costituente capo provvisorio dello Stato il 28 giugno 1946. La nomina fu il frutto di un lungo lavoro "diplomatico" fra i vertici dei principali partiti politici, i quali, superata una iniziale contrapposizione fra le candidature di Benedetto Croce e Vittorio Emanuele Orlando, avevano finalmente convenuto che si dovesse eleggere un presidente capace di riscuotere il maggior possibile gradimento presso la popolazione affinché il trapasso al nuovo sistema fosse il meno traumatico possibile; si convenne perciò che dovesse scegliersi un meridionale, a compensazione della provenienza settentrionale della maggioranza dei leader politici, e che (stante il risicato - e contestato - scarto dei risultati del referendum istituzionale) dovesse trattarsi di un elemento non sgradito alla vasta componente monarchica.

La contrapposizione delle candidature di Orlando (proposta dalle sinistre) e di Croce (proposta da DC e destre) si protrasse sterilmente per lungo tempo e tardò ad essere composta (principalmente dall'incessante opera di convincimento condotta da De Gasperi) per evolvere alfine nella comune indicazione di de Nicola, ma anche dall'interessato venne un supplemento di ritardo, esasperante per l'alternanza di orientamenti, ora positivi, ora negativi, che pareva esternare.

[modifica] I dubbi, l'umiltà

Noto infatti per una prudenza ai limiti dell'indecisione, de Nicola era contrastato da sentimenti diversi e morso da profondi dubbi, mal tollerati da chi desiderava conoscere una volta per tutte il suo volere definitivo. Andreotti avrebbe ricordato che in tale occasione Manlio Lupinacci scrisse sul Giornale d'Italia "Onorevole De Nicola, decida di decidere se accetta di accettare".[1] Fu eletto il 28 giugno 1946, con 396 voti su 501, e assunse la carica il 1° luglio. Il 25 giugno 1947 rassegnò le dimissioni, per presunti motivi di salute; le dimissioni non potevano essere respinte dalla Costituente, che lo ri-elesse il giorno dopo.

Dopo l'entrata in vigore della Costituzione, in occasione delle prime elezioni parlamentari del Presidente della Repubblica, la maggioranza elesse nuovo presidente della Repubblica il liberale Luigi Einaudi, e de Nicola fu nominato senatore a vita.

[modifica] Cariche successive

Fu anche sottosegretario di Stato al Ministero delle Colonie e a quello del Tesoro. Esercitò le attribuzioni e assunse il titolo di presidente della Repubblica dal 1º gennaio 1948, a norma della prima disposizione transitoria della Costituzione.

Come ex Presidente della Repubblica, divenne senatore a vita. Fu Presidente del Senato della Repubblica dal 28 aprile 1951 al 24 giugno 1952, durante la I Legislatura. Si dimise in occasione delle votazioni per la legge elettorale sul c.d. premio di maggioranza (altrimenti detta legge truffa).

Il 2 dicembre 1955 fu nominato giudice della Corte Costituzionale dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Ricoprì l'incarico di Presidente della Corte Costituzionale dal 23 gennaio 1956 al 26 marzo 1957.

Il 1° ottobre 1959 morì nella sua casa di Torre del Greco.

de Nicola firma la Costituzione il 27 dicembre 1947
de Nicola firma la Costituzione il 27 dicembre 1947

[modifica] Lo stile

Era particolarmente stimato per l'onestà, l'umiltà e l'austerità dei costumi.

Enrico de Nicola, giunto discretamente a bordo della sua auto privata a Roma dalla sua Torre del Greco, per assumere la carica (ponendo in subbuglio il mondo della politica e la polizia fino al suo arrivo), rifiutò lo stipendio previsto per il capo dello stato (12 milioni di lire) ed anzi spese preferibilmente sempre di tasca propria. Divenne famoso il suo cappotto rivoltato, dignitosissimo co-protagonista di numerosissime occasioni ufficiali.

Considerando la provvisorietà della sua carica, ritenne improprio stabilirsi al Quirinale, optando per Palazzo Giustiniani; durante la sua presidenza, ostentava un'agendina nera nella quale, asseriva, andava prendendo appunti sul corretto modo di esercitare la funzione presidenziale, quasi una sorta di codice deontologico per capi di stato. Il suo successore, Luigi Einaudi, fra le prime cose che fece da presidente volle dunque ricercare quest'agendina, ma, sostenne, la trovò incredibilmente vuota, senza che De Nicola vi avesse scritto alcunché.

Ad Afragola, il podestà Ciaramella ottenne dall'alto commissario per la Provincia di Napoli l'autorizzazione ad intitolargli una strada quando era ancóra in vita.

[modifica] Onorificenze

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone - nastrino per uniforme ordinaria

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone

— Roma, 5 giugno 1956


[modifica] Voci correlate

[modifica] Riferimenti

  1. ^ Bruno Vespa: "Storia d'Italia da Mussolini a Berlusconi", pag.32
Predecessore: Presidente della Repubblica Italiana Successore: Bandiera italiana
Alcide De Gasperi
(Capo Provvisorio dello Stato)
1° luglio 1946 - 12 maggio 1948 Luigi Einaudi
Presidenti della Repubblica Italiana
Stendardo Presidente della Repubblica Italiana
Enrico De Nicola (1946-1948) | Luigi Einaudi (1948-1955) | Giovanni Gronchi (1955-1962) | Antonio Segni (1962-1964) | Giuseppe Saragat (1964-1971) | Giovanni Leone (1971-1978) | Sandro Pertini (1978-1985) | Francesco Cossiga (1985-1992) | Oscar Luigi Scalfaro (1992-1999) | Carlo Azeglio Ciampi (1999-2006) | Giorgio Napolitano (2006-in carica)
Predecessore: Presidente del Senato della Repubblica Successore:
Ivanoe Bonomi 28 aprile 1951 - 24 giugno 1952 Giuseppe Paratore I
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