Nicola Mancino

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Bandiera Ministro dell'Interno Stemma
Nicola Mancino
Luogo di nascita Montefalcione, Avellino
Data di nascita 15 ottobre 1931
Luogo di morte
Data di morte
Partito politico Democrazia Cristiana
Coalizione Governo Amato I - Ciampi
Mandato 28 giugno 1992 - 19 aprile 1994
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Titolo di studio
Professione Politico
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Vicepresidente {{{vice}}}
Predecessore Vincenzo Scotti
Successore Roberto Maroni
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Nicola Mancino (Montefalcione, 15 ottobre 1931) è un politico italiano, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, già ministro dell'Interno e presidente del Senato.

Esponente della Democrazia Cristiana, di cui divenne segretario dapprima della provincia di Avellino e poi della regione Campania (di cui fu due volte presidente della giunta regionale), fu eletto per la prima volta senatore nel 1976 e da allora è stato sempre riconfermato.

È stato Ministro dell'Interno dal 1992 al 1994: in questa veste firmò il decreto che istituiva il reato all'istigazione razziale, che ebbe come conseguenza la chiusura di numerose associazione neofasciste come Meridiano Zero. Durante il suo mandato fu approvato il 42-bis, che stabilì condizioni di carcere duro per i boss mafiosi, furono sciolte decine di consigli comunali per infiltrazione mafiose e le forze dell'ordine assicurarono alla giustizia alcuni tra i più pericolosi capi di Cosa Nostra, tra cui Totò Riina e Nitto Santapaola. Nel 1994 dopo lo scioglimento della DC aderisce al Partito Popolare Italiano ed è tra i più stretti collaboratori di Mino Martinazzoli. Nel luglio 1994 partecipa al congresso del PPI ed è tra i principali esponenti contrari ad alleanze col centrodestra di Silvio Berlusconi e all'elezione di Rocco Buttiglione alla segreteria del partito. Nell'ultimo giorno del congresso viene scelto dall'ala sinistra del PPI come candidato alla segreteria da contrapporre a Buttiglione. Tuttavia non riesce a coagulare attorno a sé la maggioranza del partito.

Dopo la vittoria elettorale di Romano Prodi e dell'Ulivo, è stato Presidente del Senato della Repubblica dal 9 maggio 1996 al 29 maggio 2001, durante la XIII Legislatura.

È stato rieletto senatore con le elezioni politiche del 2006, sempre per la Margherita. Il 24 luglio 2006 lascia il Senato dopo 30 anni di attività parlamentare perché eletto dal Parlamento in seduta comune come componente del Consiglio Superiore della Magistratura, in seno al quale ricopre l'ufficio di vicepresidente dal 1º agosto 2006.


[modifica] Il "caso" Borsellino

Una grave circostanza legata alla morte di Paolo Borsellino incrocia la storia politica di Nicola Mancino. Due settimane prima della strage di via d'Amelio in cui rimase ucciso, per l'esattezza il 1° Luglio 1992, Paolo Borsellino incontro' l'allora Ministro dell'Interno Nicola Mancino (fresco di nomina dopo il trasferimento a sorpresa di Vincenzo Scotti al Ministero degli Esteri) presso il palazzo del Viminale a Roma per convocazione ricevuta telefonicamente nel pomeriggio dello stesso giorno, mentre Borsellino interrogava il pentito Gaspare Mutolo negli uffici della DIA. L'incontro è confermato da una sua agenda ritrovata nell'appartamento della madre e ancora in possesso della sua famiglia, sulla quale è chiaramente riportato un appunto di Borsellino che ricorda l'appuntamento con Mancino fissato intorno alle 19.00, nonchè dalla testimonianza del procuratore di Palermo Vittorio Aliquo' che lo accompagnò fin sulla porta dell'ufficio del Ministro. Nel breve colloquio il Ministro Mancino informò Paolo Borsellino che era stato posto in essere una sorta di patto Stato-mafia dopo aver ricevuto il famigerato "papello" (la cui esistenza è confermata da dichiarazioni di più pentiti di mafia e collaboratori di giustizia) con le richieste che Cosa Nostra faceva allo Stato per far sì che fosse allentata la morsa della giustizia. Raccontò lo stesso Gaspare Mutolo che Paolo Borsellino tornò alla DIA visibilmente sconvolto e nervoso. Il magistrato rifiutò la proposta firmando di fatto la sua condanna a morte, le cui circostanze e i quali responsabili reali non sono ancora venuti alla luce. Nicola Mancino ha sempre sostenuto di non ricordare nulla di quell'incontro.

Fonte: www.19luglio1992.com

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