Renato Schifani

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Renato Schifani
Renato Schifani in Poland 2008.jpg

Presidente del Senato della Repubblica
Durata mandato 29 aprile 2008 –
14 marzo 2013
Predecessore Franco Marini
Successore Pietro Grasso

Dati generali
Partito politico NCD (dal 2013)
Precedenti:
DC (fino al 1994)
FI (1995-2009)
PdL (2009-2013)
Tendenza politica Democristiano
sen. Renato Schifani
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Palermo
Data nascita 11 maggio 1950
Titolo di studio Laureato in Giurisprudenza
Professione Avvocato
Partito FI (1995-2009), PdL (2009-2013), NCD (dal 2013)
Legislatura XIII, XIV, XV, XVI, XVII
Gruppo FI (1996-2008), PdL (2008-2013), NCD (dal 2013)
Coalizione PpL (1996), CdL (2001, 2006), PdL (2008, 2013)
Circoscrizione Sicilia I
Incarichi parlamentari

Presidente della Giunta per il Regolamento

Pagina istituzionale

Renato Maria Giuseppe Schifani (Palermo, 11 maggio 1950) è un politico e avvocato italiano.

È stato Presidente del Senato nella XVI Legislatura della Repubblica Italiana. Dal 5 dicembre 2013 è presidente del Nuovo Centrodestra.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Cresciuto in una famiglia medio-borghese, si laureò in giurisprudenza con il massimo dei voti[1]. Sposato, ha due figli[1].

Attività professionale[modifica | modifica sorgente]

Dopo la laurea, Schifani trovò lavoro come impiegato presso il Banco di Sicilia di Palermo[2], specializzandosi in seguito nel recupero crediti e divenendo inoltre, negli anni ottanta, un avvocato specializzato in processi di fronte alla Corte di Cassazione e, dagli anni novanta, avvocato urbanista. Tali sue attività hanno dato luogo a numerose controversie, senza che Schifani sia mai stato indagato per fatti di rilevanza penale.

Carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Senatore di Forza Italia (1996-2001)[modifica | modifica sorgente]

Schifani, già iscritto alla Democrazia Cristiana, aderì a Forza Italia nel febbraio 1995. Per il suo ingresso nella politica nazionale concomitante alla discesa in campo di Berlusconi, e per la sua amicizia con Enrico La Loggia, è stato spesso incluso nel gruppo dei berluscones.

Dopo un incarico da consigliere comunale a Palermo, fu eletto al Senato della Repubblica alle elezioni politiche italiane del 1996 nel collegio palermitano di Altofonte-Corleone, in rappresentanza della coalizione di centrodestra. Nella sua prima legislatura è stato capogruppo di Forza Italia nella commissione Affari costituzionali ed ha fatto parte della Commissione bicamerale.

Capogruppo di Forza Italia al Senato (2001-2008)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lodo Schifani.

Rieletto nelle elezioni del 2001, nel corso della XIV Legislatura Schifani è stato tra i fautori della stabilizzazione dell'articolo 41 bis, che ha reso definitivo il cosiddetto «carcere duro», previsto espressamente per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, istituto fino a quel momento di natura provvisoria[3][4], oltre che del "lodo Schifani, volto a sospendere i processi in corso contro le «cinque più alte cariche dello Stato», incluso il premier Silvio Berlusconi, imputato nel processo SME.

Stretta di mano con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Schifani nelle elezioni politiche italiane del 2006 viene rieletto senatore per la terza volta, per Forza Italia, nella circoscrizione Sicilia e nel corso della XV Legislatura è stato membro della Commissione Territorio e Ambiente.

Come capogruppo di Forza Italia, nella XV Legislatura Schifani si è impegnato a ostacolare la risicata maggioranza di centrosinistra al Senato, compattando la squadra del centrodestra per evitare defezioni (arrivando ad attaccare frontalmente Alfredo Biondi e Gianfranco Rotondi per le loro assenze) e corteggiando i centristi della maggioranza[2].

In qualità di capogruppo di Forza Italia nella XIV e XV Legislatura, dal 2001 al 2008, Schifani è stato protagonista dei dibattiti parlamentari del Senato[2]

Presidente del Senato (2008-2013)[modifica | modifica sorgente]

Alle elezioni politiche del 2008 è stato eletto per la quarta volta, sempre in Sicilia, per il Popolo della Libertà. Nel corso della prima seduta della XVI Legislatura, il 29 aprile 2008 è stato eletto Presidente del Senato della Repubblica al primo scrutinio, riportando 178 voti, (162 richiesti dal quorum), 4 in più della coalizione formata da PdL, Lega Nord e MpA[5].

Capogruppo del PdL al Senato (2013)[modifica | modifica sorgente]

Alle elezioni del 2013 Schifani viene candidato e rieletto al Senato della Repubblica, al secondo posto della lista del PdL nella Regione Siciliana. Il 16 marzo 2013 va al ballottaggio con Pietro Grasso per la presidenza del Senato, perdendo con 117 voti contro i 137 ottenuti da Grasso[6].

Il 19 marzo 2013 viene eletto per acclamazione capogruppo del Popolo della Libertà al Senato della Repubblica.

Il passaggio al Nuovo Centrodestra[modifica | modifica sorgente]

Il 15 novembre 2013 Schifani si dimette da capogruppo PdL al Senato, a seguito della decisione dei governativi di fondare gruppi autonomi, sancendo di fatto la scissione del Popolo della Libertà.

Il 16 novembre 2013, contestualmente alla sospensione delle attività del Popolo della Libertà e al rilancio di Forza Italia[7], aderisce al Nuovo Centrodestra guidato da Angelino Alfano[8][9], di cui il 5 dicembre diviene presidente del Comitato promotore.

Dichiarazioni e controversie[modifica | modifica sorgente]

Presunte connessioni con la mafia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1979, praticante legale nello studio del deputato DC Giuseppe La Loggia, fu inserito da quest'ultimo nella società di brokeraggio assicurativo Sicula Brokers, di cui facevano parte il figlio Enrico La Loggia, futuro politico di spicco di Forza Italia, ed alcuni soci che negli anni 1990 furono incriminati per associazione mafiosa o concorso esterno in associazione mafiosa:

  • Benny D'Agostino - all'epoca dei fatti un imprenditore incensurato, grande amico, per sua ammissione, del boss Michele Greco - nel 1997 fu arrestato con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e successivamente condannato;
  • Nino Mandalà, che nel 1980 era incensurato e svolgeva l'attività di rivenditore di carburanti, arrestato nel 1998 e successivamente condannato a 8 anni per associazione mafiosa, era il capocosca di Villabate e risulterà, anni dopo, il gran favoreggiatore di Bernardo Provenzano ma anche fondatore di uno dei primi club di Forza Italia a Palermo;
  • Giuseppe Lombardo, presidente e consigliere delegato della società di recupero crediti "Satris" della quale erano soci i discussi esattori ed uomini d'onore della "famiglia" di Salemi Nino e Ignazio Salvo, arrestati da Giovanni Falcone nel 1984.[10][11];

Schifani lasciò la società nel 1980[12], riprendendo l'attività di avvocato.

Nel 1983 viene nominato avvocato difensore, accettando l'incarico, da Giovanni Bontate, già detenuto ed esponente di spicco della mafia di quegli anni[13].

Negli anni 1990 Schifani, già attivo come avvocato cassazionista, si affermò come avvocato urbanista, ricevendo numerosi incarichi in amministrazioni comunali siciliane[12]. In uno di questi fu consulente per l'urbanistica e il piano regolatore del comune di Villabate, il cui sindaco Giuseppe Navetta era il nipote di Nino Mandalà, capocosca della cittadina[14] ed ex socio di Schifani nella Sicula Brokers; secondo il pentito Francesco Campanella tale incarico fu concesso, tramite Enrico La Loggia, nell'ambito di un patto tra mafia e politica per la realizzazione di un megastore[15], progetto poi abortito a causa delle indagini[16]. Schifani, La Loggia e l'ingegnere civile Guzzaro si sarebbero divisi l'onorario per la redazione del piano, dettato sotto speciali istruzioni di Nicola e Antonino Mandalà (il figlio di Antonino Mandalà era responsabile degli accordi logistici per garantire la latitanza del capomafia Bernardo Provenzano[17]).

Nel 2009 il pentito di mafia Gaspare Spatuzza accusa Schifani di aver avuto frequentazioni con il boss di Brancaccio Filippo Graviano negli anni novanta, ma il Presidente del Senato ha rigettato le accuse[18].

Il 26 aprile 2010 fa causa a Il Fatto Quotidiano chiedendo 720.000 euro di risarcimento per le inchieste pubblicate riguardanti il palazzo di Piazza Leoni, dal titolo "Schifani e il palazzo abitato dai boss".[19][20]

Il Fatto Quotidiano scrive che è stato indagato due volte per rapporti con la mafia[21][22] e cita anche un articolo di Lirio Abbate su L'Espresso.[23]

Nel 2011 un altro pentito, Stefano Lo Verso, un autista di Provenzano, parla dei presunti rapporti di Schifani con la mafia e dice che Nicola Mandalà gli aveva riferito: "Abbiamo nelle mani politici locali e nazionali. Abbiamo l'amico e socio di mio padre Renatino Schifani, Totò Cuffaro e Saverio Romano".[24]

Il 26 luglio 2013 il gip di Palermo respinge la richiesta di archiviazione e dispone nuove indagini, invitando i pubblici ministeri a sentire alcuni pentiti per chiarire alcuni fatti. L'ex presidente del Senato è indagato di concorso esterno in associazione mafiosa.[25]

Società di recupero crediti UMTS[modifica | modifica sorgente]

Nel 1992 fondò, assieme a Antonio Mangano ed Antonino Garofalo (poi rinviato a giudizio nel 1997 per usura ed estorsione) la società di recupero crediti UMTS[11]; a causa di tale attività fu successivamente definito in una battuta del ministro della giustizia Filippo Mancuso il "principe del recupero crediti"[26].

Lodo Schifani (2003)[modifica | modifica sorgente]

Porta il suo nome il Lodo Schifani una legge approvata il 20 giugno 2003[27], che sospendeva i processi in corso contro le «cinque più alte cariche dello Stato» oggetto di numerose polemiche perché sospendeva di fatto il processo SME per il presidente del Consiglio Berlusconi fintanto che questi fosse rimasto in carica. La legge fu dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale il 13 gennaio 2004[28]. Una normativa similare è stata inclusa nel successivo Lodo Alfano del 2008, altrettanto giudicato incostituzionale nell'ottobre 2009, che copriva lo stesso ufficio di Presidente del Senato ricoperto da Schifani. Dopo aver ottenuto l'immunità, Schifani ha fatto causa a Travaglio e Tabucchi per diffamazione, chiedendo un risarcimento di 1.300.000 euro[29].

Dichiarazioni su Rita Borsellino e Maria Falcone[modifica | modifica sorgente]

Nel settembre 2003, a seguito delle dichiarazioni di Berlusconi sui giudici, definiti dal premier «disturbati mentalmente», Schifani ha attaccato Rita Borsellino e Maria Falcone, sostenendo che "hanno offeso la memoria dei loro eroici fratelli. Le due signore, entrambe militanti a sinistra, hanno strumentalizzato due eroi civili che, per fortuna di tutti, sono patrimonio della collettività"[30][31].

Accordo con Sergio De Gregorio[modifica | modifica sorgente]

Nel 2006 si è speso per garantire al senatore IdV Sergio De Gregorio il ruolo di presidente della Commissione Difesa[32].

Controversia con Marco Travaglio[modifica | modifica sorgente]

Il 10 maggio 2008, il giornalista Marco Travaglio, intervistato al programma Che tempo che fa su RAI 3, menzionò le passate relazioni tra Schifani e personaggi successivamente condannati per mafia come esempio di un fatto rilevante ed ignorato da quasi tutti i quotidiani italiani al momento di pubblicare la biografia di Schifani come nuovo presidente del Senato.[33][34][35]

La dichiarazione di Travaglio sollevò universali reazioni negative, centro-sinistra compreso, con l'eccezione di Antonio Di Pietro. Schifani annunciò una querela per diffamazione contro Travaglio, in quanto le sue affermazioni sarebbero state basate su fatti inconsistenti o manipolati, nemmeno in grado di generare sospetti, e poiché qualcuno avrebbe voluto minare il dialogo tra governo ed opposizione; lo querelò inoltre per averlo paragonato (all'interno del medesimo intervento televisivo) a una muffa.[35] Travaglio fu assolto dall'accusa di diffamazione, ma condannato al risarcimento del danno per l'espressione utilizzata.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito Melitense - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito Melitense

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Profilo biografico su Senato.it
  2. ^ a b c Giancarlo Perna, Schifani, lo stratega anti Prodi eletto presidente del Senato, Il Giornale, 30 aprile 2008. URL consultato l'11-5-2008.
  3. ^ Il Palermo e Silvio, le passioni di Schifani, Il Corriere della Sera, 29 aprile 2008. URL consultato il 12-5-2008.
  4. ^ Massimo Colaiacomo, Schifani al Senato, la sfida di essere Presidente di tutti, ANSA, 4 maggio 2008. URL consultato il 12-5-2008.
  5. ^ Senato, Renato Schifani eletto presidente, Corriere della Sera, 29 aprile 2008. URL consultato l'11-5-2008.
  6. ^ Camera, Boldrini presidente. Al Senato Grasso vince il ballottaggio con Schifani, Il Fatto Quotidiano, 16 marzo 2013. URL consultato il 16 marzo 2013.
  7. ^ L’addio al Pdl (in frantumi), rinasce Forza Italia
  8. ^ Senato della Repubblica: Composizione del gruppo NUOVO CENTRODESTRA
  9. ^ Berlusconi lancia Forza Italia E Alfano il Nuovo Centrodestra
  10. ^ I soci imbarazzanti del giovane Renato, Francesco La Licata, La Stampa — 12 maggio 2008.; Sotto accusa ora i politici, Repubblica — 10 novembre 1984, pag. 13 sezione: L'inchiesta sulla mafia. URL consultato il 9-5-2008.; L'impero dei Salvo. URL consultato il 9-5-2008.
  11. ^ a b Franco Giustolisi e Marco Lillo in l'Espresso, 13-8-2002, Una vita da Schifani. URL consultato il 12-5-2008.
  12. ^ a b Alessandro M. Caprettini, Bugie, errori e dimenticanze. E da Schifani parte la querela, Il Giornale. URL consultato il 13-5-2008.
  13. ^ Lirio Abbate, Gianluca Di Feo, Schifani avvocato di mafia in L'Espresso, 04 novembre 2010. URL consultato il 04-11-2010.
  14. ^ La sentenza, Repubblica — 28 aprile 2007, pag. 4 sezione Palermo. URL consultato il 9-5-2008.
  15. ^ I fatti di Villabate, Peter Gomez, 16 maggio 2008.
  16. ^ Patto mafia-politica per il megastore, Repubblica — 28 settembre 2007, pag. 6 sezione Palermo. URL consultato il 9-5-2008.
  17. ^ Mafia men get 300 years in jail, BBC News, November 16, 2006
  18. ^ Alessandra Ziniti, Francesco Viviano, "La morte di Borsellino decisa prima di Capaci" in La Repubblica, 26 novembre 2009. URL consultato il 26-11-2009.
  19. ^ Schifani contro il Fatto, chiede 720 mila €, corriere.it, 28-4-2010. URL consultato il 07/09/2010.
  20. ^ Marco Lillo, "Schifani fa causa a Il Fatto" in Il Fatto Quotidiano, 27 aprile 2010. URL consultato il 27-04-2010. [collegamento interrotto]
  21. ^ Quando Schifani fu indagato per mafia L’affare-metano e l’archiviazione | Marco Lillo | Il Fatto Quotidiano
  22. ^ Schifani indagato per mafia| Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano
  23. ^ Mafia, indagato Schifani - l’Espresso
  24. ^ Il pentito Lo Verso in aula fa il nome di Schifani - Palermo - Repubblica.it
  25. ^ Mafia, gip su inchiesta Schifani: "Nuove indagini, no ad archiviazione"
  26. ^ Intervista a Renato Schifani di Claudio Sabelli Fioretti (Pubblicata il 10/10/2002).
  27. ^ inizialmente redatta congiuntamente ad Antonio Maccanico dell'Ulivo, che ritirò il suo nome dal disegno di legge a seguito delle profonde modifiche apportate dal Senato
  28. ^ Se li conosci li eviti, Peter Gomez e Marco Travaglio, Chiarelettere, 2008
  29. ^ dichiarazioni di Tabucchi, Annozero, 5 febbraio 2009
  30. ^ Corriere della Sera, 6 settembre 2003
  31. ^ Repubblica, 6 settembre 2003
  32. ^ La Repubblica, 7 giugno 2006
  33. ^ «Schifani diffamato da Travaglio», Corriere della Sera, May 11, 2008
  34. ^ Fazio chiede scusa in Tv a Schifani, La Repubblica, May 11, 2008
  35. ^ a b (EN) Compromised by compromise, blog by John Hooper (The Guardian), May 13, 2008

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Elena Di Dio, Schifani, biografia non autorizzata, Editori Riuniti, 2011

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Presidente del Senato della Repubblica Successore Emblem of Italy.svg
Franco Marini 29 aprile 2008 - 14 marzo 2013 Pietro Grasso
Predecessore Capogruppo del Forza Italia al Senato della Repubblica Successore Forza Italia.svg
Enrico La Loggia 6 giugno 2001 - 27 aprile 2006 Renato Schifani I
Renato Schifani 3 maggio 2006 - 28 aprile 2008 - II
Predecessore Capogruppo del Popolo della Libertà al Senato della Repubblica Successore Il Popolo della Libertà.png
Maurizio Gasparri 19 marzo 2013 - 15 novembre 2013 Paolo Romani
Predecessore Presidente Nazionale del Nuovo Centrodestra Successore Nuovo Centro Destra.jpg
- 19 novembre 2013 - 11 aprile 2014 Angelino Alfano

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