Paolo Romani

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Paolo Romani

Capogruppo di Forza Italia al Senato della Repubblica
In carica
Inizio mandato 25 novembre 2013
Predecessore Renato Schifani (nel PdL)
Successore in carica

Ministro dello Sviluppo Economico
Durata mandato 4 ottobre 2010 –
16 novembre 2011
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Silvio Berlusconi (interim)
Successore Corrado Passera

Viceministro dello Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni
Durata mandato 30 giugno 2009 –
4 ottobre 2010
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Paolo Gentiloni (ministro, fino al 2008)
Successore vacante

Dati generali
Partito politico FI (1994-2009)
PdL (2009-2013) FI (2013-presente)
on. Paolo Romani
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Titolo di studio Diploma di maturità classica
Professione editore
Partito Forza Italia
Il Popolo della Libertà
Legislatura XII, XIII, XIV, XV, XVI
Gruppo Popolo della Libertà
Circoscrizione Lombardia 1
Pagina istituzionale
sen. Paolo Romani
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Titolo di studio Diploma di maturità classica
Professione editore
Partito Il Popolo della Libertà
Forza Italia
Legislatura XVII
Circoscrizione Lombardia
Pagina istituzionale

Paolo Romani (Milano, 18 settembre 1947) è un politico italiano, ministro allo sviluppo economico del governo Berlusconi IV dal 4 ottobre 2010 al 16 novembre 2011[1].

Carriera imprenditoriale[modifica | modifica sorgente]

Prima di occuparsi di politica Romani è stato editore di televisioni locali:

A seguito del fallimento di Lombardia7 nel 1999, Romani viene indagato dalla procura di Monza per bancarotta preferenziale[6]. Interrogato, nega ogni coinvolgimento, avendo ceduto l'azienda prima del fallimento. Il reato è derubricato in falso fallimentare, le cui pene sono ridotte dalla nuova legge sul falso in bilancio[7]. La sua posizione è infine archiviata, ma dovrà risarcire 400.000 euro al curatore fallimentare[6].

Carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Deputato di Forza Italia (1994-2008)[modifica | modifica sorgente]

Nella XII legislatura è stato deputato per Forza Italia, eletto nel collegio 22 (Cinisello Balsamo) della III circoscrizione Lombardia 1. È stato vice presidente della IV Commissione permanente difesa, componente della VI Commissione finanze, della Giunta delle elezioni e della Commissione speciale per il riordino del settore radiotelevisivo.

Nella XIII legislatura è stato eletto con il Polo per le Libertà nel collegio 15 (Busto Garolfo), della III circoscrizione Lombardia 1. È stato componente della IX Commissione permanente trasporti, poste e telecomunicazioni e capogruppo della Commissione bicamerale per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.Ha ricoperto il ruolo di membro del consiglio direttivo di Forza Italia alla Camera.

Nella XIV legislatura è stato eletto con la Casa delle Libertà ancora nel collegio 15 (Busto Garolfo), della III circoscrizione Lombardia 1 con il ruolo di vice capogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati. Dal 21 giugno 2001 è stato presidente della IX Commissione permanente trasporti, poste e telecomunicazioni e componente della Commissione bicamerale per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. Ha rivestito il ruolo di presidente della Commissione trasporti e telecomunicazioni e successivamente di sottosegretario alle comunicazioni del governo Berlusconi III.

Romani ha partecipato alla stesura della legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo (L. 112/2004).

Ha dichiarato, circa il progetto della Lega Nord di federalizzare la RAI: "La Rai deve essere policentrica e non più romanocentrica, il paese è verticale, non orizzontale, bisogna che anche in Rai si pensi ai problemi del Nord, questo significa non vivere solamente a Roma. Non che io sia fissato su Rai2 a Milano, è importante però che la Rai sia a Milano, come a Roma, come a Napoli, come a Bari e in tutta Italia"[4].

Responsabile del Dipartimento nazionale informazione radiotelevisiva Forza Italia, dal 1998 al 2005 è stato coordinatore regionale di Forza Italia della Lombardia (poi sostituito da Maria Stella Gelmini).

Nella XV legislatura è stato eletto con la Casa delle Libertà nella circoscrizione Lombardia 1.

Da giugno 2007 è assessore presso il comune di Monza, dapprima all'urbanistica, quindi dal novembre 2007 all'Expo 2015[8]. Come assessore all'urbanistica, Romani viene criticato per favoritismi immobiliari alla famiglia Berlusconi[9], interessata alla costruzione di Milano 4 nell'area della Cascinazza[6]. Nell'aprile 2012 è indagato dalla Procura di Monza per peculato, con riferimento a oltre 5000 euro spesi in due mesi con il telefonino del comune[10]. Poco dopo emergono anche fatture per pranzi e cene pari a 22mila euro spesi in un anno e mezzo di mandato, sempre a carico del comune[11].

Deputato PdL (2008-2013) e ritorno a Forza Italia[modifica | modifica sorgente]

Alle elezioni politiche del 2008 viene eletto deputato nelle liste del Popolo della Libertà nella circoscrizione Lombardia 1.

Il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, aderisce a Forza Italia[12], diventandone capogruppo al Senato. Il 24 marzo 2014 diventa membro del Comitato di Presidenza di Forza Italia.

Sottosegretario alle Comunicazioni[modifica | modifica sorgente]

Romani entra a far parte del governo Berlusconi IV come sottosegretario allo sviluppo economico con delega alle comunicazioni. Ne diventa vice ministro l'8 maggio 2009 e ministro il 4 ottobre 2010.

Da lui, nel 2009, ha preso il nome il "piano Romani". Tale piano consisteva nel portare la banda larga a 20 Megabit al 96% della popolazione, e almeno a 2 Megabit alla parte restante, entro il 2012. Rappresentava una prima soluzione parziale per il territorio italiano, prevedendo 800 milioni di euro in un progetto complessivo da 1,47 miliardi. Per mesi vi sono stati rallentamenti di vario genere[13][14], e sono state fatte pressioni per sbloccare i fondi da parte di Telecom Italia, di Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), dello stesso Romani e del ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, Renato Brunetta. Il 17 settembre 2010 viene annunciata una definitiva riduzione dei fondi a soli 100 milioni, che potrebbero già ricomprendere la quota di finanziamento proveniente dalle regioni[15]. L'annullamento del piano ha suscitato dubbi sul futuro sviluppo economico e culturale italiano[16].

La sua attività da sottosegretario e viceministro è stata costellata da polemiche per la presunta collateralità rispetto a Mediaset. Tra le azioni contestate:

  • il lobbying (concertato con quella del presidente di Mediaset Fedele Confalonieri) per impedire a Sky di ottenere dalla Commissione Europea e dal suo commissario Joaquín Almunia una deroga per partecipare all'asta sulle frequenze per il digitale terrestre. L'intervento di Romani e Confalonieri ha causato l'irritazione di Almunia[5]. Il "Financial Times" scrisse «il governo italiano usa trucchi per condizionare la Ue»[17] Il canale Cielo di Sky ha dovuto rimandare l'avvio delle trasmissioni, previsto per il 1º dicembre 2009, a causa della mancanza di autorizzazione a trasmettere sul digitale terrestre da parte di Romani.[17]
  • il progetto di una nuova rete telefonica superveloce, lanciata assieme a Vodafone e Wind e rimasto al palo. Secondo La Repubblica, l'obiettivo sarebbe dotare Mediaset di una rete propria, scorporando ed acquisendo la proprietà della rete Telecom. Romani avrebbe manovrato, senza successo, per sostituire Franco Bernabè con l'amico Stefano Parisi di Fastweb; quindi, avrebbe richiesto una consulenza a Francesco Caio, che concludeva con la raccomandazione di scorporare la rete e suddividerla tra tutti gli operatori. Romani avrebbe quindi pianificato l'azione assieme a Caio e Confalonieri, all'oscuro di Telecom, ma l'operazione venne bloccata[5].
  • l'autorizzazione a Mediaset ad occupare il canale 58 per il digitale ad alta definizione(agosto 2010), considerata un regalo ad un privato per permettergli di sperimentare l'alta definizione prima del beauty contest, modalità alternativa e meno concorrenziale rispetto alla gara d'asta[5][17].
  • la mancata definizione di una gara d'asta per passare alla banda larga le frequenze televisive liberate col passaggio al digitale terrestre. Nonostante la raccomandazione dell'AgCom (piano frequenze di luglio 2010) e la prospettiva di un introito di 2-4 miliardi di euro, il Ministero non ha ancora indetto la gara d'asta. Secondo l'Espresso, la prospettiva è che le frequenze restino alle televisioni.[17]
Decreto Romani[modifica | modifica sorgente]

Le proposte inserite nel decreto Romani (D.Lgs 169/2010[18]) di inizio 2010 su cinema, web e televisioni, avente l'obiettivo iniziale di recepire una direttiva europea sugli audiovisivi (Direttiva europea 2007/65/CE Audiovisual Media service dell'11 dicembre 2007)[9]) sono state giudicate da più parti controverse. Tra queste:

  • il taglio della pubblicità dal 18% al 12% per le emittenti pay tv, provvedimento che danneggia Sky, unico concorrente di Mediaset (che raccoglie pubblicità soprattutto dalle reti in chiaro)[17][19]
  • il cosiddetto bavaglio al web (equiparazione dei siti internet alla disciplina delle tv), visto in relazione alle vie legali adite da Mediaset contro Google per la condivisione illecita di video tutelati da copyright su YouTube; il provvedimento non è presente nel testo finale[20]
  • le misure di "tutela dei minori":
  • il divieto di trasmissione di film v.m.14 al di fuori della fascia notturna, anche su richiesta, misura considerata punitiva verso il mercato del porno on demand di Sky[21][22][23]
  • l'SMS che avrebbe avvisato i genitori che il figlio stava navigando in un sito hard (misura di parental control infine espunta dal testo finale); Romani è stato criticato in questo caso anche per il suo passato di direttore della televisione privata Lombardia 7, che trasmetteva contenuti erotici[5].

La delibera dell'AgCom di attuazione del decreto Romani impone alle web tv di pagare 3.000 euro e presentare una notevole quantità di documenti prima di iniziare le attività, ostacolando così un settore in crescita e potenziale concorrente dei canali televisivi tradizionali. La misura colpisce particolarmente le web tv a trasmissione continua (anziché on demand), che dovranno attendere per 60 giorni l'autorizzazione dell'Autorità. Alle web tv si applicano anche gli obblighi di rettifica e di tutela dei minori (divieto di video v.m.14 dalle 7 alle 22.30, anche on demand). Le sanzioni vanno da 15.000 a 2 milioni di euro. Romani aveva inizialmente dichiarato sulla questione: "Basterà una semplice dichiarazione di inizio attività".[17]

L'ambasciatore americano a Roma David H. Thorne ha criticato severamente il decreto Romani, in un cablogramma confidenziale spedito a Washington il 3 febbraio 2010. Secondo Thorne, la legge "sembra essere stata scritta per garantire al governo abbastanza libertà da bloccare e censurare ogni contenuto web". Thorne lamenta la mancanza di cooperazione del governo italiano nella lotta alla pirateria informatica, e il passaggio ad un approccio regolamentativo che consenta di attaccare la concorrenza, commerciale (Sky) o politica del governo Berlusconi. Sempre secondo Thorne, ciò rispecchia l'utilizzo privato del potere, da parte di Berlusconi, sin dai tempi di Craxi, e potrebbe avere l'effetto di dare ad altri governi, come la Cina, una giustificazione per limitare la libertà di espressione al loro interno.[24][25][26][27].

Ministro dello Sviluppo (2010)[modifica | modifica sorgente]

Romani firmerà[quando?] come Ministro dello Sviluppo il nuovo contratto di servizio della Rai, scaduto a fine 2009. Secondo l'Espresso, ciò potrebbe significare l'oscuramento dei programmi Rai su Sky[17]. Il contratto dovrà inoltre stabilire le regole di linea politica del servizio pubblico, inclusa l'imparzialità di telegiornali e talk show.

Decreto "Ammazza rinnovabili"[modifica | modifica sorgente]

In attuazione di una direttiva europea sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, il 3 marzo 2011 è stato firmato dal ministro Romani il Dlgs n. 28 (cosiddetto "Ammazza rinnovabili").[28] Il decreto, in particolare, ha stabilito con soli tre mesi di preavviso l'interruzione anticipata al 31 maggio 2011 del meccanismo incentivante del Terzo Conto Energia varato ad agosto 2010 che avrebbe dovuto regolamentare gli incentivi per gli impianti fotovoltaici connessi alla rete dal 2011 al 2013. Il decreto è stato duramente criticato dalle associazioni di settore, in particolare dalle aziende operanti nel settore fotovoltaico.[29]

Indagine per peculato[modifica | modifica sorgente]

Romani è indagato per peculato in quanto avrebbe speso 5000 euro di telefonate in 2 mesi con un cellulare del comune di Monza[30]. Inoltre Romani sarebbe indagato per i rimborsi spese in quanto dal maggio 2007 alla fine del 2008, tra pranzi e cene «di rappresentanza» ha messo in conto 22000 euro al Comune di Monza[31].

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Paolo Romani è padre di tre figli; ha il diploma di maturità classica[1] e risiede a Cusano Milanino.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Scheda sul sito del Ministero per lo sviluppo economico
  2. ^ a b Scheda su Governo.it, consultato in data 8-10-2011
  3. ^ Paolo Romani nuovo ministro dello Sviluppo Economico in La Stampa, 05 ottobre 2010. URL consultato il 06-10-2010.
  4. ^ a b Paolo Romani
  5. ^ a b c d e Digitale, Sky e banda larga; Romani e Mediaset a braccetto, La Repubblica, 4 ottobre 2010
  6. ^ a b c Ecco perché Romani non può diventare ministro dello Sviluppo Economico, Gianni Barbacetto su Il Fatto Quotidiano, 5 agosto 2010
  7. ^ [1], Corriere della Sera, 15 agosto 2003
  8. ^ governo.it
  9. ^ a b Paolo Romani giura da Napolitano come nuovo ministro dello Sviluppo, Sole 24 Ore, 4 ottobre 2010
  10. ^ Monza, Romani indagato per peculato: spesi 5mila euro in 2 mesi sul cellulare del Comune – Il Fatto Quotidiano
  11. ^ Non solo il cellulare, ma anche pranzi e cene Per Romani pagava il Comune di Monza – Il Fatto Quotidiano
  12. ^ L’addio al Pdl (in frantumi), rinasce Forza Italia
  13. ^ Banda larga: il governo congela 800 milioni, Il sole 24 ore, 4 novembre 2009
  14. ^ Banda larga, nuovo stop "I soldi alla fine della crisi". La Repubblica, 5 novembre 2009
  15. ^ Dove sono gli 800 milioni per la banda larga italiana?. B2B24.it (Il Sole 24 ore), 17 settembre 2010.
  16. ^ Troppe Parole per la Banda Larga niente Fatti per Internet Superveloce, Il Corriere della Sera, 17 settembre 2010
  17. ^ a b c d e f g Romani, due anni di servizi, L'Espresso, 6 ottobre 2010
  18. ^ Testo del D.Lgs 169/2010
  19. ^ Corriere della Sera, 15 dicembre 2009
  20. ^ Repubblica, 23 luglio 2010
  21. ^ Il salvagente.it
  22. ^ CorriereComunicazioni.it
  23. ^ IlSole24Ore.it
  24. ^ Repubblica.it, testo dei cablogrammi rivelati da Wikileaks nel dicembre 2010
  25. ^ La Repubblica, 14 dicembre 2010
  26. ^ El Pais, 14 dicembre 2010
  27. ^ Corriere della Sera, 14 dicembre 2010
  28. ^ Testo integrale del Decreto "Ammazza rinnovabili" http://www.sacert.eu/nuovosito/userfiles/file/DLgs%203%20marzo%202011%20n%2028.pdf
  29. ^ Home Page | SOS Rinnovabili
  30. ^ Monza, Romani indagato per peculato: spesi 5mila euro in 2 mesi sul cellulare del Comune
  31. ^ Non solo il cellulare, ma anche pranzi e cene Per Romani pagava il Comune di Monza

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Sottosegretario di Stato del Ministro delle Comunicazioni della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Giancarlo Innocenzi 23 aprile 2005-17 maggio 2006 Paolo Giaretta
Predecessore Sottosegretario di Stato del Ministero dello Sviluppo Economico Successore Emblem of Italy.svg
Paolo Giaretta 12 maggio 2008-30 giugno 2009 vacante
Predecessore Vice ministro dello sviluppo economico Successore Emblem of Italy.svg
Sergio D'Antoni (fino al 2008) 30 giugno 2009-4 ottobre 2010 vacante
Predecessore Ministro dello sviluppo economico Successore Emblem of Italy.svg
Silvio Berlusconi ad interim dal 4 ottobre 2010 al 16 novembre 2011 Corrado Passera
Predecessore Capogruppo de Il Popolo della Libertà al Senato della Repubblica Successore Il Popolo della Libertà.png
Renato Schifani 15 novembre 2013 - 22 novembre 2014 -
Predecessore Capogruppo del Forza Italia al Senato della Repubblica Successore Forza Italia.svg
- dal 22 novembre 2013 in carica