Antonio Maccanico

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Antonio Maccanico
Maccanico 1992.jpg

Segretario generale della
Presidenza della Repubblica
Durata mandato 12 giugno 1978 –
23 aprile 1987
Presidente Sandro Pertini
Francesco Cossiga
Predecessore Franco Bezzi
Successore Sergio Berlinguer

Ministro per gli Affari regionali
Durata mandato 13 aprile 1988 –
12 aprile 1991
Presidente Ciriaco De Mita
Giulio Andreotti
Predecessore Aristide Gunnella
Successore Francesco D'Onofrio

Ministro delle Poste e Telecomunicazioni
Durata mandato 17 maggio 1996 –
21 ottobre 1998
Presidente Romano Prodi
Predecessore Giovanni Motzo
Successore Salvatore Cardinale

Ministro per le Riforme Istituzionali
Durata mandato 21 giugno 1999 –
11 giugno 2001
Presidente Massimo D'Alema
Giuliano Amato
Predecessore Giuliano Amato
Successore Umberto Bossi

Dati generali
Partito politico Partito d'Azione
(1942-1947)
Partito Comunista Italiano
(1947-1956)
Partito Repubblicano Italiano
(1956-1994)
Unione Democratica
(1996-1999)
I Democratici
(1999-2002)
La Margherita
(2002-2007)
sen. Antonio Maccanico
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Avellino
Data nascita 4 agosto 1924
Luogo morte Roma
Data morte 23 aprile 2013
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Funzionario parlamentare
Partito PRI (1956-1994), DL (2002-2007)
Legislatura XI, XV
Gruppo Repubblicano, L'Ulivo
Coalizione L'Unione (2006)
Circoscrizione Lombardia (XI) e Campania (XV)
Collegio Milano IV (XI Legisl.)
Incarichi parlamentari
  • Membro della 4ª Commissione permanente (Difesa) dal 6 giugno 2006 al 28 aprile 2008
Pagina istituzionale
on. Antonio Maccanico
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Partito UD (1996-1999), I Dem. (1999-2002), DL (2002-2007)
Legislatura XIII, XIV
Gruppo I Democratici - L'Ulivo
Coalizione L'Ulivo (1996, 2001)
Circoscrizione Campania 2
Collegio Avellino
Incarichi parlamentari
  • Componente della 1ª Commissione (Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni) dal 21 giugno 2001 al 9 novembre 2004
  • Componente della 3ª Commissione (Affari Esteri e Comunitari) dal 10 novembre 2004 al 27 aprile 2006
Pagina istituzionale

Antonio Maccanico (Avellino, 4 agosto 1924Roma, 23 aprile 2013) è stato un politico e funzionario italiano, più volte Ministro della Repubblica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Laureatosi in giurisprudenza nel 1946 presso il Collegio Mussolini dell'Università di Pisa (attuale Scuola Superiore Sant'Anna), nel 1947 superò il concorso per entrare alla Camera dei Deputati in qualità di funzionario parlamentare. Dopo un'iniziale adesione al Partito d'Azione, allo scioglimento di quest'ultimo nel 1947 si iscrisse al Partito Comunista Italiano, avvicinandosi all'ala migliorista. Dopo l'invasione dell'Ungheria da parte dell'Urss lasciò il PCI e aderì al Partito Repubblicano Italiano.[1] Nel 1962 fu nominato capo dell'Ufficio legislativo del Ministero del Bilancio per volontà del leader repubblicano Ugo La Malfa, appena insediatosi quale ministro. In seguito rientrò alla Camera dei deputati nella IV legislatura, per divenire nel 1964 direttore del Servizio commissioni. Nominato vicesegretario generale nel 1972, il 22 aprile 1976, a seguito delle dimissioni di Francesco Cosentino, fu promosso segretario generale della Camera dei Deputati.

Nel luglio 1978 il presidente della Repubblica Sandro Pertini, appena eletto, lo chiamò a ricoprire il ruolo di segretario generale della Presidenza della Repubblica. In seguito fu anche nominato consigliere di Stato. Confermato segretario generale dal successore di Pertini, Francesco Cossiga, lasciò l'incarico nel 1987 allorché fu nominato presidente di Mediobanca subentrando[2] ad Antonio Monti.[3] Mantenne la presidenza dell'istituto fino all'aprile 1988. È stato affiliato all'obbedienza massonica del Grande Oriente d'Italia.

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1988 fu chiamato come ministro degli Affari regionali e dei Problemi istituzionali nel Governo De Mita e nel successivo VI Governo Andreotti, fino al 1991.

Eletto Senatore per il Partito Repubblicano Italiano nel 1992-1994 e sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel Governo Ciampi, fondò nel 1995 l'Unione Democratica.

Dopo le dimissioni del Governo Dini nei primi mesi del 1996, fu incaricato dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro di formare un nuovo Governo: il tentativo di costituzione di un governo tecnico presupponeva un'intesa di fondo tra i due poli. Per superare il nodo delle televisioni Telecom Italia presentò un ambizioso progetto di cablatura delle città italiane che avrebbe permesso la trasmissione via cavo, superando perciò le riserve espresse dalla Corte Costituzionale sulle trasmissioni televisive via etere. Il tentativo di Governo andò però a vuoto per l'opposizione quasi completa degli opposti schieramenti parlamentari e così si giunse allo scioglimento anticipato delle Camere.

Alle successive elezioni l'Unione Democratica presentò liste comuni con il Partito Popolare Italiano e Maccanico fu eletto deputato nel 1996. Fu quindi ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni nel Governo Prodi I. In tale veste presentò un disegno di legge per l'istituzione della Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi di telecomunicazioni e radiotelevisione (Legge n. 249 del 31 luglio 1997, nota appunto come legge Maccanico).

Nel 1999 partecipò alla fondazione de I Democratici con Romano Prodi e nel giugno dello stesso anno sostituì Giuliano Amato quale ministro per le Riforme Istituzionali nel Governo D'Alema I, mantenendo l'incarico anche nei successivi governi fino al 2001. Dopo la confluenza dei Democratici ne La Margherita è stato eletto nel 2001 alla Camera dei deputati. Nel corso della legislatura, fu estensore del cosiddetto Lodo Maccanico, ossia la norma che prevede la non procedibilità e la sospensione dei processi in corso per le cinque più alte cariche dello Stato (il Presidente della Repubblica, e i presidenti di Camera, Senato, Corte costituzionale e Consiglio dei ministri). A seguito di un maxiemendamento della maggioranza di centrodestra, a prima firma Schifani, Maccanico ha disconosciuto il testo della legge, da allora conosciuta come lodo Schifani.

Nel 2006 fu eletto per la quarta volta in Parlamento nelle liste della Margherita in Campania. Entrò nel Gruppo dell'Ulivo al Senato della Repubblica e fu membro della 4ª Commissione permanente (Difesa).

Decise di non candidarsi alle elezioni politiche del 2008.

È spirato in una clinica di Roma il 23 aprile 2013.[4]

Altri incarichi[modifica | modifica wikitesto]

Accanto all'attività politica, Antonio Maccanico ha ricoperto numerose cariche:

Legami familiari[modifica | modifica wikitesto]

La madre era sorella di Sinibaldo Tino e Adolfo Tino, ambedue avvocati: il primo, giornalista del "Giornale d'Italia", fu autore di una delle prime monografie sul regime fascista e svolse funzioni di pubblico ministero nel processo al governatore della Banca d'Italia svoltosi nel 1944 per l'asportazione dell'oro della riserva aurea da parte della Repubblica sociale italiana[5]; il secondo - con il padre, Alfredo Maccanico e Guido Dorso tra i fondatori del Partito d'Azione[6] - fu presidente di Mediobanca.

Il figlio Nicola Maccanico è direttore generale della Warner Bros Italia.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— 05/06/1965
Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— 04/06/1976
Cavaliere di Gran Croce del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Intervista sulla fine della Prima Repubblica (1994)
  • Il grande cambiamento (2001) (con Marco Mele)
  • Sud e Nord: democratici eminenti (2005)
  • Costituzioni e riforme (2006)
  • Guido Dorso. Nel 60° della morte (2007) (con Nicola Mancino e Carlo Muscetta)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ È morto l'ex ministro Antonio Maccanico, Corriere della Sera, 23 aprile 2013
  2. ^ L'incarico era già stato ricoperto da un componente della famiglia di Maccanico, Adolfo Tino.
  3. ^ Maccanico Insediato Al Vertice Mediobanca Cuccia Ha Trovato Il Suo Suc - La Repubblica.It
  4. ^ Morto Antonio Maccanico, lastampa.it, 23 aprile 2013.
  5. ^ Cfr. ((http://archiviostorico.corriere.it/1994/ottobre/13/ottobre_1944_processo_dell_oro_co_0_9410133758.shtml)).
  6. ^ Cfr. ((http://www.storiaxxisecolo.it/antifascismo/biografie%20antifascisti58.html)).

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Segretario generale della Presidenza della Repubblica Successore
Franco Bezzi 12 giugno 1978 - 23 aprile 1987 Sergio Berlinguer
Predecessore Presidente di Mediobanca Successore
Antonio Monti 1987 - 1988 Francesco Cìngano
Predecessore Ministro per gli Affari Regionali Successore Emblem of Italy.svg
Aristide Gunnella 13 aprile 1988 - 12 aprile 1991 Francesco D'Onofrio
Predecessore Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni Successore Emblem of Italy.svg
Giovanni Motzo 17 maggio 1996 - 21 ottobre 1998 Salvatore Cardinale
Predecessore Ministro per le Riforme Istituzionali Successore Emblem of Italy.svg
Giuliano Amato 21 giugno 1999 - 11 giugno 2001 Umberto Bossi
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