Governo tecnico

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Il Governo Monti, gabinetto tecnico formato nel novembre 2011 a seguito della crisi del Governo Berlusconi IV e degli effetti della congiunta crisi economica.

"Governo tecnico" è un'espressione appartenente al gergo parlamentare italiano.

Con essa si indica un governo dalla non dichiarata identità politica,[1] spesso appoggiato dalle forze politiche in situazioni d'emergenza (specie in particolari congiunture politico-economiche), quando il sistema dei partiti non riesce ad esprimere un governo pienamente funzionante. In questi casi, nell'esperienza repubblicana, si è affidato il compito di formare un governo a personalità dotate di competenze tecniche, ed estranee alle stesse forze politiche[2], al fine di affrontare l'emergenza senza incontrare i veti incrociati dei partiti politici in Parlamento.

Il termine "tecnico" viene a volte associato alla concezione politica di governo dello Stato nota come tecnocrazia, cioè appunto "governo dei tecnici", inteso come tentativo di risoluzione dei problemi di un paese più scientifico, razionale e rigoroso, al di là delle contrapposizioni politico-ideologiche.[3][4][5][6]

Terminologia[modifica | modifica sorgente]

La locuzione è contigua a termini come "governo istituzionale", "governo di larghe intese", "governo del Presidente", "governo ponte", "governo di scopo", "governo degli affari correnti", "governo di tregua" e "governo balneare", con i quali condivide alcune caratteristiche, ma di cui non è necessariamente sinonimo.[7]

Il governo tecnico è un «governo di transizione, costituito per il disbrigo delle questioni correnti, in attesa di un chiarimento della situazione politica».[8] Si tratta di un «governo privo di una solida base politica e destinato a durare per un periodo limitato di tempo, con il compito di espletare unicamente funzioni amministrative, in attesa che si risolva una crisi politica in atto».[7][9]

Simile sul piano semantico, ma distinto in tutto o in parte, è il governo di (o dei) tecnici, in cui le cariche governative vengono affidate a personalità indipendenti dai partiti politici, dotate di competenze specialistiche e di prestigio accademico/professionale.[7]

Contesto[modifica | modifica sorgente]

Carlo Azeglio Ciampi, primo non parlamentare a ricoprire la carica di presidente del consiglio nel 1992.

La forma di governo italiana è una forma di governo parlamentare a debole razionalizzazione. Si intende con ciò che la Costituzione italiana interviene in termini assai limitati nella definizione di stabilità del rapporto di fiducia tra parlamento e governo e altrettanto poco nell'assicurare al governo capacità di direzione politica.[10]

La disciplina costituzionale italiana relativa al rapporto di fiducia prevede due aspetti: la mozione di sfiducia e la mozione di fiducia. Mentre la prima ha avuto effetto pratico sola una volta nella storia parlamentare italiana (la crisi del Governo Prodi II nel 2008, successivamente all'esito positivo della mozione di sfiducia), la seconda ha avuto ben altra importanza. Quest'ultima prevede che ogni governo debba, entro dieci giorni dalla sua formazione, presentarsi alle camere per ottenere (attraverso mozione motivata e scrutinio palese) l'approvazione del proprio indirizzo politico.[1]

Lamberto Dini, a capo del primo esecutivo tecnico della Repubblica Italiana formato nel 1995.

La maggioranza espressa dalla mozione di fiducia è una maggioranza "politica", che va distinta dalla maggioranza "aritmetica", richiesta dalla Costituzione (art. 64.3) per l'approvazione delle singole deliberazioni.[1]

In fasi di particolare fermento politico, può accadere che i partiti decidano di non impegnarsi esplicitamente in un'alleanza politica: accordando la fiducia a un governo di dichiarata funzione transitoria, essi aspettano tempi maturi per accordarsi, anche in vista di una fase elettorale, e dare vita a una maggioranza in grado di sostenere un indirizzo politico.[1] In tali governi "a scadenza", la presenza di ministri "tecnici", ovvero esperti e funzionari scelti al di fuori della politica attiva,[11] e quindi non parlamentari,[12] ha in qualche modo la funzione di esplicitare al massimo il proprio carattere di neutralità politica. In tal senso la non appartenenza al Parlamento dei membri di un governo "tecnico" è una conseguenza del loro essere al di fuori della politica attiva più che un fattore decisivo a qualificare un governo come "tecnico", dato che la Costituzione (artt. 92-96) non prevede in ogni caso l'obbligo di scegliere il Presidente del Consiglio e i ministri tra i membri del Parlamento.

Si è parlato di "governo tecnico" a proposito del Governo Dini,[12] in carica durante il biennio 1995-1996,[13][11] e del Governo Monti, in carica dal 16 novembre 2011.[14][15] Viene spesso definito tecnico e/o "di tecnici" anche il Governo Ciampi (1993-1994), il primo presieduto da un non parlamentare; Carlo Azeglio Ciampi veniva infatti dalla carica di governatore della Banca d'Italia, ma il suo esecutivo era composto in larga parte da politici.[7][16]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Bin-Pitruzzella, op. cit., p. 121
  2. ^ Il sito del Senato italiano connota simili formazioni come caratterizzate da "presenza di personalità scelte al di fuori della politica attiva"
  3. ^ (EN) Tim Soutphommasane, Government by nerds one step from tyranny in theaustralian.com.au, 19 novembre 2011. URL consultato il 2 gennaio 2012.
  4. ^ (EN) Philip Oltermann, In defence of Europe's technocrats in guardian.co.uk, 16 novembre 2011. URL consultato il 2 gennaio 2012.
  5. ^ (EN) Minds like machines in economist.com, 19 novembre 2011. URL consultato il 2 gennaio 2012.
  6. ^ (EN) Michael Burleigh, Who voted for you, Mario Monti? in telegraph.co.uk, 17 novembre 2011. URL consultato il 2 gennaio 2012.
  7. ^ a b c d Silverio Novelli, Post-it con i nomi del governo in treccani.it. URL consultato il 20 novembre 2011.
  8. ^ Devoto-Oli, op. cit.
  9. ^ Il dizionario della lingua italiana De Mauro, op. cit.
  10. ^ Bin-Pitruzzella, op. cit., p. 119
  11. ^ a b Introduzione alla XII Legislatura in senato.it. URL consultato il 14 novembre 2011.
  12. ^ a b Delia Cosereanu, La fantasia al governo in lettera43.it, 2 dicembre 2010. URL consultato il 14 novembre 2011.
  13. ^ Crisi del Governo Dini e scioglimento delle Camere in legislature.camera.it. URL consultato il 14 novembre 2011.
  14. ^ Giuramento del Governo Monti in quirinale.it, 16 novembre 2011. URL consultato il 17 novembre 2011.
  15. ^ Mario Monti, intervistato da Euronews, ha espresso la sua opinione sui motivi che hanno reso necessario in Italia un governo tecnico nel novembre 2011.
    Euronews: “Per affrontare la crisi del debito l'Italia e la Grecia hanno dovuto appellarsi a tecnocrati. Ciò significa il fallimento dei politici o di un certo modo di fare politica?”.
    Mario Monti: “Spero, e credo, che non sia questo il caso. Forse non sono la persona migliore per offrirle una valutazione neutrale, perché sono uno di quei tecnocrati che oggi stanno lavorando dall'interno, per così dire. In Italia il conflitto tra partiti politici era diventato insopportabile ed esasperante, una nuova coalizione politica sembrava impossibile, e così ciò di cui c'era bisogno era l'intervento temporaneo di persone al di fuori dei sistemi politico-partitici in quei paesi [sic!]. Spero che questa modalità avrà successo”. (EN) Monti: ‘not the birth of a 2-speed Europe’ in euronews.net, 10 dicembre 2011. URL consultato il 2 gennaio 2012.
  16. ^ Flavia Amabile, Perché si parla di governo tecnico? in lastampa.it, 17 novembre 2011. URL consultato il 22 novembre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]