Governo di minoranza

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Un governo di minoranza è un esecutivo i cui numeri parlamentari non sono di almeno il 50% più 1 dei seggi. Poiché in alcune nazioni sono usuali governi senza maggioranza, i cui componenti provengono dal partito che ha però conseguito alle elezioni più scranni di tutti gli altri, vengono talvolta chiamati governi di maggioranza relativa.

Per essere varati, ove l'entrata in carico di un esecutivo è legata alla fiducia della maggioranza assoluta degli eletti, i partiti di opposizione si astengono o escono dall'aula durante la mozione. Altri paesi, come la Francia, che non prevedono il passaggio parlamentare per la nomina del primo ministro, il quale a sua volta sceglie i suoi ministri, rendono ancora più semplice la possibilità di formare questo tipo di governi (anche se nella repubblica transalpina ciò non si è mai verificato grazie a una legge elettorale che premia molto il principale partito). Per proseguire l'azione del governo, comunque, servono spesso accordi tra il partito interno all'esecutivo e le opposizioni, che non devono essere ostruzioniste. Proprio per questo tali forme di governo si possono presentare assai fragili e non durare quindi un'intera legislatura.

Geografia dei governi di minoranza[modifica | modifica wikitesto]

Se è già stato citato l'esempio della Francia, dove l'architettura istituzionale può prevedere un governo del genere anche senza il passaggio parlamentare, in altri paesi il presidente del consiglio è eletto a maggioranza relativa ove spesso son proposti più di due candidati: sono gli esempi della Svezia e della Spagna. Nel caso della penisola scandinava, assieme alla vicina Danimarca in particolare, si son verificati spesso e recentemente questi casi.

In Italia la Costituzione prevede che per entrare in carica un governo debba avere la fiducia della maggioranza assoluta dei componenti di entrambe le Camere, e le forti divergenze tra maggioranze e opposizioni hanno sempre portato ad evitare questa scelta, con i due partiti principali che hanno sempre preferito coalizzarsi con forze minori che avrebbero loro garantito più scranni della metà dei seggi. Nel 2013, a seguito del risultato delle elezioni politiche, che per la prima volta non consentivano a nessuna coalizione stabilita prima del voto di avere una maggioranza assoluta anche minima, fu per la prima volta proposto l'avvento di un governo di minoranza dal leader del Partito Democratico Pier Luigi Bersani, che aveva appena ottenuto un mandato esplorativo da Giorgio Napolitano. Fortemente criticata dalle altre liste, questa ipotesi fu scartata e si venne a formare un governo di grande coalizione tra Partito Democratico, Scelta Civica, Unione di Centro e Popolo della Libertà, che detenevano assieme più dei due terzi degli scranni sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Cos'è il Governo di minoranza e perché non è facile arrivarci in Italia

La stretta via per un governo di minoranza

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