Governo Dini

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Dini
Lamberto dini.jpg
Stato Italia Italia
Presidente del consiglio Lamberto Dini
(indipendente)
Coalizione indipendenti
(fiducia votata da PDS, LN e PPI)
Legislatura XII Legislatura
Giuramento 17 gennaio 1995
Dimissioni 11 gennaio 1996
Governo successivo Prodi I
17 maggio 1996

Il Governo Dini fu il cinquantaduesimo governo della Repubblica Italiana, il secondo e ultimo della XII legislatura. Rimase in carica dal 17 gennaio 1995 al 17 maggio 1996, per un totale di 486 giorni, ovvero 1 anno e 4 mesi. Fu il primo caso[1] di governo tecnico della storia repubblicana, interamente composto da esperti e funzionari non eletti al Parlamento[2].

Composizione del governo: tecnico[2]

Ottenne la fiducia alla Camera dei Deputati il 25 gennaio 1995 con 302 voti favorevoli, 39 contrari e 270 astenuti[3].

Ottenne la fiducia al Senato della Repubblica il 1º febbraio 1995 con 191 voti favorevoli, 17 contrari e 2 astenuti[4].

Diede le dimissioni l'11 gennaio 1996[5].

Indice

Presidente del Consiglio dei ministri [modifica]

Lamberto Dini

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri [modifica]

Lamberto Cardia con delega allo sport

Ministeri senza portafoglio [modifica]

Aree urbane-Roma Capitale-Giubileo del duemila [modifica]

Famiglia e solidarietà sociale [modifica]

Funzione Pubblica e Affari Regionali [modifica]

Protezione Civile [modifica]

Riforme istituzionali [modifica]

Rapporti con il Parlamento [modifica]

Turismo e spettacolo [modifica]

Ministeri [modifica]

Affari esteri [modifica]

Ministro Susanna Agnelli
Sottosegretari Walter Cardini, Emanuele Sciamacca del Murgo e dell'Agnone fino all'11/01/96, Ludovico Incisa di Camerana dal 26/02/96

Interno [modifica]

Ministro Antonio Brancaccio fino all'08/06/95
Giovanni Rinaldo Coronas dall'08/06/95
Sottosegretari Luigi Rossi, Corrado Scivoletto, Francesco Caramazza

Grazia e Giustizia [modifica]

Ministro Filippo Mancuso fino al 19/10/95
Lamberto Dini interim fino al 16/02/96
Vincenzo Caianiello dal 16/02/96
Sottosegretari Donato Marra, Edilberto Ricciardi

Bilancio e Programmazione Economica [modifica]

Ministro Rainer Masera fino al 12/01/96
Augusto Fantozzi interim fino al 16/02/96
Mario Arcelli dal 16/02/96
Sottosegretari Alberto Carzaniga, Giorgio Ratti

Finanze [modifica]

Ministro Augusto Fantozzi
Sottosegretari Franco Caleffi, Giuseppe Vegas (fino all'08/03/95), Emesto Vozzi (dall'08/03/95)

Tesoro [modifica]

Ministro Lamberto Dini, ad interim
Sottosegretari Dino Piero Giarda, Carlo Pace, Giuseppe Vegas (dal 07/03/95)

Difesa [modifica]

Ministro Domenico Corcione
Sottosegretari Stefano Silvestri, Carlo Maria Santoro

Pubblica Istruzione [modifica]

Ministro Giancarlo Lombardi
Sottosegretari Luciano Corradini, Eteldreda Porzio Serravalle

Lavori Pubblici [modifica]

Ministro Paolo Baratta
Sottosegretari Paolo Stella Richter, Lucio Testa

Ambiente [modifica]

Ministro Paolo Baratta Ad interim
Sottosegretari Emilio Gerelli

Risorse Agricole, Alimentari e Forestali [modifica]

Ministro Walter Luchetti
Sottosegretari Vito Bianco, Mario Prestamburgo

Trasporti e Navigazione [modifica]

Ministro Giovanni Caravale
Sottosegretari Carlo Chimenti, Giovanni Puoti

Poste e Telecomunicazioni [modifica]

Ministro Agostino Gambino
Sottosegretari Alessandro Frova

Industria, Commercio e Artigianato [modifica]

Ministro Alberto Clò
Sottosegretari Giovanni Zanetti, Luigi Mastrobuono (dal 07/03/95)

Commercio con l'Estero [modifica]

Ministro Alberto Clò Ad interim
Sottosegretari Mario D'Urso

Sanità [modifica]

Ministro Elio Guzzanti
Sottosegretari Mario Condorelli

Lavoro e Previdenza Sociale [modifica]

Ministro Tiziano Treu
Sottosegretari Franco Liso, Nicola Scalzini (fino al 07/03/95), Matilde Grassi (dal 07/03/95)

Beni Culturali e Ambientali [modifica]

Ministro Antonio Paolucci
Sottosegretari Mario D'Addio (fino al 07/03/95), Carla Guiducci Bonanni (dal 07/03/95)

Università, Ricerca Scientifica e Tecnologica [modifica]

Ministro Giorgio Salvini
Sottosegretari Sergio Barabaschi

Eventi [modifica]

  • 13 gennaio 1995 - Dopo la frantumazione della maggioranza che sosteneva il governo Berlusconi e le dimissioni di quest'ultimo, il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro annuncia di voler affidare all'ex Ministro del Tesoro Lamberto Dini l'incarico di guidare il nuovo esecutivo.
  • 16 gennaio 1995 Dini annuncia la lista dei ministri. Due di loro, Gaetano Rasi, al Commercio estero e Antonio Marzano, ai Trasporti, rinunciano all'incarico [1].
  • 17 gennaio 1995 - Avviene il giuramento del nuovo Capo del Governo e dei ministri; otto giorni dopo la compagine ottiene la fiducia alla Camera con 302 sì (centrosinistra più Lega Nord), 39 no (Rifondazione Comunista) e 270 astensioni (Polo delle Libertà).
  • 3 febbraio - Romano Prodi annuncia di volersi candidare alle successive elezioni e auspica la creazione di una grande coalizione di centrosinistra.
  • 23 aprile - Elezioni regionali: vince lo schieramento di centrosinistra (che conquista 9 regioni e il 48,6 % dei voti) mentre esce sconfitto il favorito centrodestra (6 regioni e 40,7 % dei consensi); la solitaria Lega ottiene il 6,4 %.
  • 11 maggio - Con toni asperrimi e drammatici, il Ministro della Giustizia Filippo Mancuso parlando al Senato punta il dito contro i metodi utilizzati nell'inchiesta Mani Pulite e chiede che venga avviata un'azione disciplinare contro i magistrati che ne hanno fatto parte.
  • 11 giugno - Si vota su 11 referendum: nel più importante dei quali, quello che chiedeva la revisione della legge Mammì, la vittoria del no sancisce la vittoria della posizione assunta da Forza Italia.
  • 24 giugno - A Cannes Gerardo Bianco e Rocco Buttiglione sanciscono la scissione all'interno del Partito Popolare: il primo, favorevole all'alleanza con la sinistra, ottiene lo storico nome (PPI) e continua a sostenere il governo; il secondo invece, che ha formato un accordo elettorale con Berlusconi, si prende il simbolo e passa all'opposizione.
  • 26 giugno - La polemica sulla posizione da assumere nei confronti di "Mani Pulite" divide il Presidente del Consiglio e il Guardiasigilli.
  • 4 agosto - I due rami del Parlamento approvano la riforma del sistema previdenziale: alla Camera i sì sono 266 (Progressisti, leghisti, popolari e Cristiani Democratici Uniti); i no 92 (comunisti e Alleanza Nazionale); gli astenuti 125 (forzisti e Centro Cristiano Democratico).
  • 15 settembre - Dibattito alla Camera sulla legge inerente all'immigrazione: il Polo vorrebbe inasprire la legge Martelli mentre i Progressisti si oppongono all'espulsione degli immigrati; si stempera così il clima di disgelo tra destra e sinistra, aperto dall'ospitata di Fini alla Festa dell'Unità di Bologna.
  • 19 ottobre - Il Senato approva una mozione di sfiducia individuale nei confronti del Ministro Mancuso presentata da tutto lo schieramento che sostiene l'esecutivo e avallata dal presidente Dini, che assume ad interim il Ministero della Giustizia.
  • 7 dicembre - Passa alla Camera una mozione che indice le prossime elezioni a fine aprile; rimane isolata Forza Italia che aveva proposto febbraio.
  • 15 dicembre - Non passa una mozione di sfiducia presentata alla Camera da Forza Italia ed anzi il governo si vede approvati due maxiemendamenti nella manovra finanziaria. I parlamentari azzurri tuttavia presentano un'ulteriore mozione di sfiducia in vista della seduta del 18 dicembre.
  • 18 dicembre - Il governo rinuncia al voto di fiducia e Dini invita i parlamentari a votare compattamente la Finanziaria, promettendo di dimettersi il 31 dicembre. La manovra otterrà il disco verde.
  • 30 dicembre - Scalfaro rifiuta le dimissioni del Capo del Governo e lo invita a presentarsi alle Camere.
  • 11 gennaio 1996 - Lamberto Dini consegna nelle mani del Capo dello Stato le dimissioni, stavolta irrevocabili, dell'esecutivo.

Note [modifica]

  1. ^ Delia Cosereanu, La fantasia al governo, lettera43.it, 2 dicembre 2010. URL consultato in data 14 novembre 2011.
  2. ^ a b Introduzione alla XII Legislatura, senato.it. URL consultato in data 14 novembre 2011.
  3. ^ Camera dei Deputati - XII Legislatura - Seduta n. 127
  4. ^ Senato della Repubblica - XII Legislatura - Seduta n. 113
  5. ^ Camera dei Deputati - XII Legislatura - Seduta n. 311