Lamberto Dini

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Bandiera Presidente del
Consiglio dei Ministri
Stemma
Lamberto Dini
Luogo di nascita Firenze
Data di nascita 1 marzo 1931 (1931-03-01) (78 anni)
Luogo di morte
Data di morte
Partito politico Indipendente
Coalizione Governo tecnico
Mandato 1995 - 1996
Elezione
Titolo di studio Laurea in economia e commercio
Professione Dirigente d'azienda
Coniuge
Vicepresidente
Predecessore Silvio Berlusconi
Successore Romano Prodi
Monogramma del Senato della Repubblica Italiana Parlamento Italiano
Senato della Repubblica
Sen. Lamberto Dini
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Professione {{{professione}}}
Partito Il Popolo della Libertà
Legislatura XIV, XV, XVI
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Coalizione
Circoscrizione Toscana
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Senatore a vita
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Incarichi parlamentari
  • Presidente 3a Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione)
  • Membro della Delegazione parlamentare italiana presso l'Assemblea parlamentare della NATO
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Monogramma della Camera dei deputati Parlamento Italiano
Camera dei deputati
On. Lamberto Dini
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Titolo di studio
Professione
Partito Rinnovamento Italiano
Legislatura XIII
Gruppo Misto
Coalizione L'Ulivo
Circoscrizione Toscana
Regione {{{regione}}}
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Senatore a vita
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Incarichi parlamentari

Ministro degli affari esteri (Governo Amato II)

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Lamberto Dini (Firenze, 1º marzo 1931) è un dirigente d'azienda, economista e politico italiano.

È stato Direttore Generale della Banca d'Italia, Presidente del Consiglio dei Ministri dal 1995 al 1996 e Ministro degli Affari Esteri dal 1996 al 2001.

Indice

[modifica] Biografia

Figlio di un fruttivendolo, compie studi liceali brillanti a Firenze, dove si laurea in economia e commercio nel 1954. Dopo essersi perfezionato all'Università del Minnesota e del Michigan, entra nel Fondo Monetario Internazionale nel 1959, dove intraprende una fortunata carriera, fino a diventare direttore esecutivo per l'Italia, Grecia, Portogallo e Malta dal 6 luglio 1976 al 15 settembre 1979.

Vive a San Martino alla Palma nel comune di Scandicci, è sposato con Donatella Pasquali, vedova del miliardario bergamasco Renzo Zingone da cui ha ereditato vaste proprietà in Costarica, condannata il 3 dicembre 2007 dalla X Sezione Penale del Tribunale di Roma a 2 anni e 4 mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta in relazione ad un falso in bilancio della società "SIDEMA srl" e ad un crac da 40 miliardi di lire nel 2002[1]. La stessa non sconterà la pena inflittale stante il beneficio dell'indulto del 2006.

Il 15 settembre 1979 è nominato dal presidente del consiglio dei ministri Francesco Cossiga direttore generale della Banca d'Italia, succedendo a Carlo Azeglio Ciampi nominato governatore. Resterà in carica fino al maggio 1994, quando si dimette per entrare nel 1° governo Berlusconi come ministro del Tesoro.

In quanto direttore generale, Dini è collocato al secondo posto nella gerarchia del Direttorio della Banca d'Italia. Tuttavia la circostanza di rappresentare una nomina proveniente dall'esterno, e le non sempre eccellenti relazioni con Ciampi faranno sì che nel corso del quindicennio trascorso a Via Nazionale Dini abbia un ruolo defilato, ma funzionale alle influenze politiche democristiane.

Dal settembre 1993 al giugno 1994 è uno dei vice-presidenti della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI). Quando il governatore della Banca d'Italia, Carlo Azeglio Ciampi, è nominato Presidente del Consiglio dei Ministri nell'aprile 1993, il nome di Dini figura al primo posto tra i probabili successori. In realtà, il neo presidente del consiglio Ciampi sarebbe orientato a nominare il vice direttore generale Tommaso Padoa Schioppa, ma a seguito di un compromesso con il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro prevarrà la scelta del secondo vice direttore Antonio Fazio.

[modifica] Governo Dini (1995)

Per approfondire, vedi le voci Governo Berlusconi I e Governo Dini.

Il 10 maggio 1994 fa il suo ingresso nel Governo Berlusconi I come ministro del Tesoro. Dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi, il 17 gennaio 1995 Dini, incaricato dal presidente Scalfaro di formare un nuovo governo, costituisce un esecutivo composto esclusivamente da ministri e sottosegretari tecnici e non parlamentari (lo stesso Dini non ha mandati elettivi). La finalità del governo è soprattutto quella di traghettare il Paese fino alle elezioni politiche anticipate, che infatti si terranno nell'aprile 1996. Il governo resterà in carica fino al 17 maggio 1996 godendo di maggioranze variabili, ma con un graduale attestarsi su una maggioranza di centrosinistra estesa ad alcuni esponenti del centro moderato.

Con la ricerca del consenso fra i partiti del centrosinistra e i sindacati, il Governo Dini riuscirà nel difficile compito di emanare una riforma delle pensioni. La riforma Dini ha trasformato il sistema pensionistico italiano da un sistema di tipo retributivo ad un sistema di tipo contributivo.

[modifica] Ministro degli Esteri (1996)

Per approfondire, vedi le voci L'Ulivo, Rinnovamento Italiano, elezioni politiche 1996 e Governo Prodi I.

Nell'aprile 1996 si tengono le elezioni politiche, e Dini, aderendo alla coalizione di centrosinistra dell'Ulivo di Romano Prodi, si presenta con una lista personale, la Lista Dini (formata dal suo Rinnovamento Italiano, dai Socialisti Italiani e dal Patto Segni), che al proporzionale raggiunge il risultato del 4,3% (più di 1.600.000 voti), eleggendo 8 deputati, da aggiungersi agli eletti nei collegi uninominali. In Parlamento costituiscono il gruppo chiamato Rinnovamento italiano, con 26 deputati e 11 senatori.

Il 17 maggio 1996 Dini è nominato ministro degli Affari Esteri nei quattro governi dell'Ulivo che si succederanno nel corso della XIII Legislatura: Prodi, D'Alema I e II e Amato II. Si dimetterà il 6 giugno 2001, dunque sei giorni prima del passaggio delle consegne tra il II governo Amato e il II Governo Berlusconi l'11 giugno 2001.

[modifica] Dal 2001 ad oggi

Per approfondire, vedi le voci La Margherita e elezioni politiche 2001.

Rinnovamento Italiano confluisce nel progetto de La Margherita. Alle elezioni del Maggio 2001, l'Ulivo guidato da Francesco Rutelli è sconfitto da Silvio Berlusconi. Dini è eletto al Senato. Dal febbraio 2002 a luglio 2003 è delegato alla Convenzione di preparazione della bozza della Costituzione Europea. Fino alla fine della legislatura è vice presidente del Senato.

Nel 2003 fu accusato da Igor Marini di aver intascato tangenti nell'affare Telekom Serbia.

Per approfondire, vedi le voci elezioni politiche del 2006 e Casa delle Libertà.

Alle elezioni politiche del 2006 è rieletto senatore della Margherita. Nella XV legislatura ricopre l'incarico di Presidente della III Commissione Affari esteri, emigrazione del Senato della Repubblica. Nel maggio 2006, il suo nome è inserito in una rosa di candidati proposti dalla Casa delle Libertà (centrodestra) per la presidenza della Repubblica.

Il 6 giugno 2006 è eletto Presidente della Commissione Esteri del Senato.

Per approfondire, vedi la voce Partito Democratico (Italia).

Il 23 maggio 2007 viene inserito tra i 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico ma, nella fase costituente del nuovo partito, il 18 settembre, Dini annuncia il suo distacco dal progetto del PD e la costituzione di un soggetto liberaldemocratico che dia spazio a queste ultime istanze.

Per approfondire, vedi la voce Liberaldemocratici.

Il 1º ottobre 2007 presenta ufficialmente il simbolo del suo nuovo soggetto politico, "Liberaldemocratici", fondato con Natale D'Amico, Daniela Melchiorre, Giuseppe Scalera ed Italo Tanoni. Il 3 dicembre 2007, la moglie di Dini, Donatella Pasquali Zingone, viene condannata dal Tribunale di Roma per il crac di 22 milioni di euro della società Sidema Srl, che faceva parte della holding Gruppo Zeta, a due anni e quattro mesi di reclusione (pena condonata per effetto dell'indulto) e all'interdizione dalla gestione di cariche societarie per dieci anni (pena sospesa).

In occasione del voto sulla legge Finanziaria del 2008 Lamberto Dini, pur votando la manovra di bilancio, annuncia il suo distacco dalla maggioranza di centrosinistra, auspicando il superamento del Governo Prodi II[2]. Il 24 gennaio 2008, in occasione di un importante passaggio parlamentare di fiducia al Governo Prodi, il senatore Dini, eletto nelle file del centrosinistra, insieme ai Popolari UDEUR di Clemente Mastella, annuncia di votare contro, contribuendo in maniera determinante alla caduta del governo.

Per approfondire, vedi la voce Popolo della Libertà.

L'8 febbraio 2008 annuncia l'adesione dei Liberal Democratici al nuovo partito del Popolo della Libertà, cambiando ancora una volta coalizione (dal centro-sinistra al centro-destra).

Il 10 marzo 2008 viene ufficializzata la sua candidatura al Senato della Repubblica e al seguito dei risultati delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008 è eletto nuovamente senatore nelle file del PdL per la circoscrizione Lazio. Il Presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi lo aveva in precedenza invitato a non ripresentare la sua candidatura in Toscana, dove era già stato eletto parlamentare per tre legislature con i voti del centrosinistra[3]. Il 30 maggio Dini lascia i Liberal Democratici (che rescindono il patto federativo con il PdL) per aderire direttamente al Popolo della Libertà[4].

[modifica] Uffici di governo

Predecessore: Presidente del Consiglio dell'Unione europea Successore:
Felipe González gennaio - maggio 1996 Romano Prodi I
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con
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Felipe González {{{data}}} Romano Prodi
Emblema della Repubblica Italiana Predecessore: Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano Successore: Stendardo del Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana
Silvio Berlusconi 1995 - 1996 Romano Prodi I
Presidenti del Consiglio dei Ministri
Alcide De Gasperi | Giuseppe Pella | Amintore Fanfani | Mario Scelba | Antonio Segni | Adone Zoli | Fernando Tambroni | Giovanni Leone | Aldo Moro | Mariano Rumor | Emilio Colombo | Giulio Andreotti | Francesco Cossiga | Arnaldo Forlani | Giovanni Spadolini | Bettino Craxi | Giovanni Goria | Ciriaco De Mita | Giuliano Amato | Carlo Azeglio Ciampi | Silvio Berlusconi | Lamberto Dini | Romano Prodi | Massimo D'Alema
Predecessore: Ministro di Grazia e Giustizia della Repubblica Italiana Successore:
Filippo Mancuso dal 19 ottobre 1995 al 16 febbraio 1996

ad interim

Vincenzo Caianiello I
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Filippo Mancuso {{{data}}} Vincenzo Caianiello
Predecessore: Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana Successore:
Susanna Agnelli 1996 - 2001 Giuliano Amato I
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con
con
Susanna Agnelli {{{data}}} Giuliano Amato
Predecessore: Ministro del Tesoro della Repubblica Italiana Successore:
Piero Barucci 1994 - 1996 Carlo Azeglio Ciampi I
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Piero Barucci {{{data}}} Carlo Azeglio Ciampi

[modifica] Uffici politici

Predecessore: Leader di Rinnovamento Italiano Successore: [[Immagine:{{{immagine}}}|30x30px]]
Nessuno 1996 - 2002 Nessuno I
II
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con
Nessuno {{{data}}} Nessuno

[modifica] Note

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali