Francesco Rutelli

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Francesco Rutelli
Rutelli Termoli-27 (cropped).jpg

Vicepresidente del Consiglio dei Ministri
Durata mandato 17 maggio 2006 –
8 maggio 2008
Presidente Romano Prodi,
Predecessore Gianfranco Fini
Giulio Tremonti

Ministero per i Beni e le Attività Culturali
con delega al Turismo
Durata mandato 17 maggio 2006 –
8 maggio 2008
Presidente Romano Prodi
Predecessore Rocco Buttiglione
Successore Sandro Bondi (beni culturali)
Michela Vittoria Brambilla (Turismo)

Sindaco di Roma
Durata mandato 8 dicembre 1993 –
8 gennaio 2001
Predecessore Franco Carraro
Successore Walter Veltroni

Presidente del COPASIR
Durata mandato 5 maggio 2008 –
25 gennaio 2010
Predecessore Claudio Scajola
Successore Massimo D'Alema

Presidente federale di Democrazia è Libertà - La Margherita
Durata mandato 24 marzo 2002 –
14 ottobre 2007
Predecessore carica non istituita
Successore nessuno; DL confluisce nel PD

Segretario del Partito Radicale
Durata mandato 1980 - 1981
Predecessore Giuseppe Rippa
Successore Marco Pannella

Presidente di Alleanza per l'Italia
In carica
Inizio mandato 11 novembre 2009
Predecessore carica non istituita

Dati generali
Partito politico PR (1972-1989)
VA (1989-1990)
FV (1989-1999)
I Dem (1999-2002)
DL (2002-2007)
PD (2007-2009)
ApI (dal 2009)
Titolo di studio Diploma di liceo classico
Professione Giornalista
sen. Francesco Rutelli
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Partito Alleanza per l'Italia
Legislatura XVI
Gruppo Partito Democratico, Misto, Per il Terzo Polo (ApI-FLI)
Circoscrizione Umbria
Incarichi parlamentari
  • Membro della III Commissione (Affari esteri, emigrazione)
  • Presidente del Comitato Parlamentare per la sicurezza della Repubblica
Pagina istituzionale
on. Francesco Rutelli
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Partito Radicale (IX-X), Fed dei Verdi (XI), La Margherita (XIV-XV)
Legislatura IX, X, XI, XIV, XV
Gruppo Partito Radicale (IX-X), Verdi (XI), La Margherita - L'Ulivo (XIV), Partito Democratico - L'Ulivo (XV)
Coalizione L'Ulivo (XIV), L'Unione (XV)
Circoscrizione Lazio 1 (XIV, XV)
Incarichi parlamentari

III Commissione (Affari esteri e comunitari) dal 6 giugno 2006

Pagina istituzionale

Francesco Rutelli (Roma, 14 giugno 1954) è un politico italiano.

Ha ricoperto le cariche di Ministro per i beni e le attività culturali e di Vicepresidente del Consiglio nel governo Prodi II, mentre è cofondatore e presidente (assieme a François Bayrou) del Partito Democratico Europeo (PDE) presso il Parlamento europeo.

È stato segretario e parlamentare per il Partito Radicale dal 1983 al 1990. Ha quindi fondato i Verdi Arcobaleno ed è stato eletto capogruppo alla Camera e coordinatore dei Verdi nel 1992. È stato eletto sindaco di Roma nel 1993 e nel 1997 e ha ricoperto la carica fino al gennaio 2001. Infine è stato presidente nazionale e leader del partito politico "Democrazia è Libertà - La Margherita" dal 2001 al 2007, ossia dall'anno della sua fondazione fino allo scioglimento nel Partito Democratico.

È stato ricandidato sindaco di Roma per il centrosinistra nel 2008, sconfitto al secondo turno da Gianni Alemanno. Eletto senatore alle elezioni del 2008, il 31 ottobre 2009 ha annunciato ufficialmente l'uscita dal Partito Democratico. Attualmente è leader del partito politico Alleanza per l'Italia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Roma il 14 giugno 1954 da genitori d'origini siciliane e toscane. Sposato con la giornalista Barbara Palombelli (con rito civile, 1982; con rito religioso, 1995), ha quattro figli. Figlio di Marcello Rutelli (architetto) e Sandra Gentili. Bisnipote dello scultore palermitano Mario Rutelli, autore di opere famose a Roma (tra cui la Fontana delle Naiadi in Piazza della Repubblica e il monumento ad Anita Garibaldi al Gianicolo) e Palermo (tra cui la quadriga di bronzo sul Teatro Politeama Garibaldi). Il nonno materno, il fiorentino Mario Gentili, è stato proclamato "Giusto tra le Nazioni" presso lo Yad Vashem di Gerusalemme per aver salvato nel 1943-44 un giovane ebreo durante l'occupazione tedesca di Roma.

A Roma studia presso il Liceo Classico Massimo, gestito dai gesuiti, per poi passare al Liceo Classico statale Socrate,[1] dove consegue la maturità classica. Si iscrive alla Facoltà di Architettura dell'Università La Sapienza, ma non porta a termine gli studi, cominciando a dedicarsi a tempo pieno all'attività politica. Ha ricevuto lauree honoris causa dalla John Cabot University, dalla American University of Rome e dalla Temple University[2].

L'attività politica nel Partito Radicale[modifica | modifica wikitesto]

Rutelli si avvicina alla politica iscrivendosi al Partito Radicale. Particolare è la decisione di aderire al partito di Marco Pannella: Rutelli, infatti, ha da giovane una formazione e una pratica cattoliche da cui si distacca all'età di vent'anni, in seguito alla morte della madre Sandra, avvenuta nel 1973 dopo una lunga malattia[2]. Alla fede cattolica si riavvicinerà dopo un lento percorso negli anni successivi.

Nel 1979, a 25 anni, è segretario regionale per il Lazio del partito, e un anno dopo viene eletto alla segreteria nazionale. Nel 1983 viene eletto alla Camera dei deputati ed è capofila nelle battaglie per i diritti civili proposte dai radicali. Viene eletto Presidente del Gruppo Parlamentare radicale.

Nel 1987 viene nuovamente eletto alla Camera dei deputati con il Partito Radicale. Nel 1990 si dimette, per il principio di rotazione dell'incarico, vigente nel Partito, lasciando il seggio ad Emma Bonino. [3] In questi anni Rutelli, con i Radicali, porta avanti battaglie pacifiste per un antimilitarismo non violento, per l'obiezione di coscienza e contro il nucleare, oltre che sostenere posizioni anticlericali tipiche del movimento politico radicale.

La fondazione dei Verdi Arcobaleno e la nomina a Ministro[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1989 il Partito Radicale si trasforma in Partito Radicale Transnazionale e cessa di partecipare a competizioni elettorali di qualunque natura. Rutelli promuove la nascita, insieme a militanti radicali, ambientalisti ed esponenti di Democrazia Proletaria, di una nuova formazione ecologista progressista: i Verdi Arcobaleno[4] In questi anni, tra i principali temi politici trattati da Rutelli e dai Verdi Arcobaleno risultano: la lotta globale contro i mutamenti climatici, le politiche per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e la tutela della fascia di ozono, la cooperazione con i paesi del Terzo Mondo per l'applicazione dei programmi di tutela ambientale.[5] I Verdi Arcobaleno confluiranno poi (con le Liste Verdi) nella Federazione dei Verdi, della quale Rutelli viene eletto dapprima coordinatore nazionale e nel 1992, dopo le elezioni politiche, capogruppo alla Camera.

L'anno seguente Carlo Azeglio Ciampi lo vuole nel suo governo come ministro dell'Ambiente e delle Aree Urbane: Rutelli accetta, ma si dimette dopo solo un giorno, assieme ai ministri del PDS, per protestare contro il Parlamento che ha contraddetto i suoi impegni e negato l'autorizzazione a procedere penalmente contro Bettino Craxi, già presidente del Consiglio dei ministri. Famoso l'augurio che nelle polemiche della successiva campagna elettorale farà al leader socialista, allora latitante, di "mangiare il rancio a San Vittore". Lo stesso Rutelli, nel 2000, ha ammesso che questa frase era stata "troppo forte e dura". Tale affermazione causò un contenzioso giudiziario con la figlia del leader socialista Stefania Craxi, che si concluse in tribunale con una sanzione pecuniaria a carico della Craxi.[6]

Sindaco di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Rutelli a Rocca di Papa (il quarto a partire da sinistra)

Nel dicembre del 1993 la coalizione di centrosinistra lo propone come sindaco di Roma: Francesco Rutelli batte al ballottaggio Gianfranco Fini, leader del Movimento Sociale Italiano (poi Alleanza Nazionale) diventando, così, il primo Sindaco della capitale direttamente eletto dai cittadini. È riconfermato in questa carica anche nel 1997, battendo il candidato del Polo delle Libertà Pierluigi Borghini e conseguendo il numero più alto di consensi popolari - 985.361 voti[7] - raccolto nelle diverse elezioni tenute a Roma dal 1993 ad oggi.

Durante il suo secondo mandato da sindaco gestisce la preparazione e l'organizzazione del Giubileo del 2000, anche come Commissario Straordinario del Governo Prodi[8]. Tra le opere realizzate dal Comune di Roma con i fondi speciali per il Giubileo, la risistemazione dei Musei Capitolini, la "galleria Pasa" sotto il Gianicolo con il parcheggio per i pullman annesso, il sottovia di Ponte Vittorio e la ripavimentazione di alcune importanti vie e piazze della città. Sotto i mandati di Francesco Rutelli vengono completate o realizzate a Roma rilevanti trasformazioni: viene riqualificata a cura di una società del gruppo delle FS la Stazione Termini ed è raddoppiata dalle FS il tratto dalla stazione di San Pietro a Bracciano della linea Roma-Viterbo.

Sono inaugurati il nuovo centro Agroalimentare a Lunghezza e la linea tram n 8 (due progetti ereditato dalla precedente amministrazione del sindaco Franco Carraro), vengono ampliati a cura dell'ANAS il Grande Raccordo Anulare e l'autostrada Roma-Fiumicino. Nel 2000, è prolungata fino a via Mattia Battistini la linea A della metropolitana, un altro progetto ereditato dalle precedenti amministrazioni. La città si dota poi di nuovi musei, quali le Scuderie del Quirinale (di competenza del Ministero dei Beni Culturali), la Centrale Montemartini, il Macro.[9] Vengono anche iniziati i lavori per opere che saranno poi inaugurate dal successivo sindaco Walter Veltroni: l'Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano (quest'ultimo promosso durante il mandato di Franco Carraro), il Museo dell'Ara Pacis dell'architetto Richard Meier e la Galleria Giovanni XXIII, un tunnel stradale che unisce la zona del Ministero degli Affari Esteri con le vie della Pineta Sacchetti e Trionfale.[10]

Nel 1999 è eletto deputato al Parlamento europeo nelle file del movimento politico i Democratici (riformisti filoeuropeisti), animato anche dal movimento dei sindaci Centocittà, fondato con Massimo Cacciari ed Enzo Bianco. Al Parlamento europeo è membro del Gruppo Liberaldemocratico. Tra i temi politici di cui si occupa a Bruxelles figurano: l'impegno dell'Unione Europea per l'abolizione della pena di morte[11], per la tutela della libertà e del pluralismo dell'informazione[12] e per la lotta contro la corruzione[13].

Leader dell'Ulivo e della Margherita[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2001 è proposto dalla coalizione di centro-sinistra, L'Ulivo, quale candidato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. La coalizione guidata da Francesco Rutelli - che si presenta senza Rifondazione Comunista, Lista Di Pietro, Democrazia Europea e Radicali - perde la competizione elettorale contro Silvio Berlusconi e la Casa delle Libertà, con una differenza di circa due punti percentuali nel voto maggioritario.[14]

Nel 2002 contribuisce a condurre I Democratici, il PPI e Rinnovamento Italiano a fondersi nel nuovo partito di centrosinistra[15] "Democrazia è libertà - La Margherita", di cui viene eletto presidente federale. Verrà rieletto Presidente della Margherita con voto unanime nei Congressi del 2004 e 2007. In questa veste fu favorevole al progetto della Federazione dei Riformisti (composta dai DS, dalla Margherita, dallo SDI e dal Movimento Repubblicani Europei) e accolse la proposta di Romano Prodi di presentare alle elezioni europee del 2004 una lista unitaria Uniti nell'Ulivo.

Nel 2004, con François Bayrou, fonda il Partito Democratico Europeo[16] di cui viene nominato Presidente Onorario Romano Prodi. Il Partito è pensato sul modello statunitense del Partito Democratico. Il PDE godrà subito di un rapporto privilegiato con il Partito del Socialismo Europeo (PSE). Tuttavia, all'interno del Parlamento Europeo il PDE forma in alleanza con diversi partiti liberali europei il gruppo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali Europei (ADLE), collocandosi alla sinistra del PPE e alla destra del PSE.

Il Partito Democratico Europeo darà vita nel 2005, insieme al Partito Democratico statunitense e al Consiglio Asiatico dei Liberali e Democratici[17], all'Alliance of Democrats, un network di forze politiche di centro-sinistra e moderate, indirizzato allo sviluppo del confronto politico internazionale tra i Democratici sulle sfide globali. Negli anni il network si allargherà a formazioni politiche africane e sud americane[18]. Francesco Rutelli è co-chair della Alliance of Democrats insieme a Francois Bayrou ed Ellen Tauscher; Gianni Vernetti ne è il Coordinatore.

In Inciucio Peter Gomez e Marco Travaglio sostengono che dalla fine del 2004 Rutelli abbia smesso di battersi contro la censura televisiva perché la moglie Barbara Palombelli ottenne un contratto da, forse[19], 300.000 euro con la RAI[20]. Negli anni 2005-2006 risultano diverse prese di posizione di Rutelli e della Margherita, partito da lui presieduto, contro la censura e la concentrazione dei media[21].

Gli incarichi nel Governo Prodi e la nascita del Partito Democratico[modifica | modifica wikitesto]

Rutelli a Trieste (2007)

Nel maggio del 2005, dopo il buon risultato della Margherita alle elezioni regionali, si apre nel Partito (che continua a sostenere il progetto della Federazione dei Riformisti) un acceso dibattito sulla presentazione di una Lista Unitaria per le elezioni politiche del 2006. Nell'ottobre del 2005, dopo il successo di partecipazione delle elezioni primarie dell'Unione, l'Assemblea Federale del Partito approva all'unanimità di promuovere una lista unitaria alla Camera dei Deputati, basata innanzitutto su un'intesa tra DS e DL e guidata da Romano Prodi. L'Assemblea impegna inoltre il partito a presentare proprie liste al Senato, confermando così una presenza autonoma indispensabile nel corso della costruzione dell'ambizioso progetto unitario del Partito Democratico, il cui raggiungimento Rutelli considera un sogno politico[22].

Alle elezioni politiche del 2006, candidato capolista dell'Ulivo nella circoscrizione Lazio 1, viene eletto alla Camera. Il 17 maggio 2006 viene nominato Vicepresidente del Consiglio, carica che ricopre con Massimo D'Alema nello stesso governo, e Ministro per i Beni e le attività Culturali del Governo Prodi II. Come Ministro realizza tra l'altro la riforma del Codice del Paesaggio[23], la norma del Tax credit per il finanziamento del cinema[24], ottiene il rientro in Italia di decine di capolavori archeologici trafugati all'estero[25]. Dal 23 maggio 2007 è uno dei 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico che riunisce i leader delle componenti del futuro PD.

A fine luglio dichiara il proprio sostegno alla candidatura di Walter Veltroni a segretario del PD e si fa promotore di un manifesto politico-programmatico con altre note personalità del mondo della cultura e della politica intitolato "Per il coraggio delle riforme"[26] (poi ribattezzato "Manifesto dei coraggiosi"). Il manifesto è stato sottoscritto da alcuni esponenti e amministratori locali di quello che diventerà il Partito Democratico e da significativi esponenti del mondo della cultura, dello sport e dell'economia. Il nucleo del manifesto consiste in un incitamento al nuovo partito affinché si faccia promotore di riforme in senso liberale: crescita economica, snellimento burocratico, sì alle infrastrutture, tutela dell'ambiente e del clima, sostegno alle famiglie, impegno per la pace e la solidarietà con l'Africa. In chiusura del manifesto si sottolinea la necessità di attuare le riforme vincendo il "conservatorismo di sinistra" e, qualora il Governo Prodi non riuscisse ad attuare le riforme auspicate, indica la strada possibile di un centrosinistra diverso ("di nuovo conio") rispetto all'Unione. Il documento sostiene esplicitamente la candidatura Veltroni.

La sconfitta alle elezioni comunali di Roma del 2008[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alle annunciate dimissioni da sindaco di Walter Veltroni per correre con il Partito Democratico alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, a Roma vengono indette elezioni anticipate per il rinnovo dell'Amministrazione Comunale. Francesco Rutelli viene da più parti sollecitato a ricandidarsi per un terzo mandato a Sindaco di Roma[27]. L'8 febbraio annuncia una campagna d'ascolto della città della durata di 10 giorni. Durante questa campagna, che prende il titolo di "Roma merita ascolto", conduce una serie di blitz a sorpresa nei vari quartieri della città per ascoltare dal vivo l'opinione degli abitanti. Il 18 febbraio 2008 scioglie la riserva e accetta di candidarsi a sindaco di Roma costituendo il Comitato per Rutelli Sindaco. Il 27 febbraio annuncia il raggiunto accordo tra il Partito Democratico e la Sinistra Arcobaleno per il sostegno della sua candidatura.

Nei giorni successivi la sua coalizione registra l'alleanza con i Radicali Italiani, L'Italia dei Valori e l'Unione Democratica dei Consumatori. Della coalizione fanno parte anche la Lista Civica per Rutelli, la Lista Under 30 e la lista I Moderati per Roma - Al centro con Rutelli. A sinistra esprimono dissenso per la candidatura: Sinistra Critica, che presenta un suo candidato per poi al secondo turno invitare gli elettori a votare contro il candidato della destra Gianni Alemanno[28], e movimenti quali l'Arcigay[29]. Al primo turno, 13 e 14 aprile, ottiene il miglior risultato con il 45.77% dei voti (761.126 voti assoluti), seguito da Gianni Alemanno del centrodestra con il 40.74% dei voti (677.350 voti assoluti)[30]. Al ballottaggio del 27 e 28 aprile 2008, tuttavia, è sconfitto da Alemanno, ottenendo il 46,343 % contro il 53,656 % del suo avversario.[31]

Presidente del COPASIR[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008, Rutelli viene eletto all'unanimità presidente del Comitato per la Sicurezza della Repubblica, il COPASIR. In seguito alla risonanza suscitata dal Convegno internazionale "Graziella e Italo/Una giornata per non dimenticare" organizzato in Campidoglio dal Sindaco di Roma Gianni Alemanno l'11 settembre 2009, Rutelli convoca in audizione al COPASIR Giancarlo De Palo, che da 29 anni conduce con i propri familiari e quelli di Italo Toni una battaglia civile per far luce sulla misteriosa scomparsa in Libano della sorella, la giornalista Graziella De Palo, cittadina romana, e del suo collega marchigiano. I De Palo, nei mesi precedenti, avevano presentato un'istanza formale al premier Silvio Berlusconi per ottenere l'abolizione del segreto di Stato apposto sulla tragica vicenda nel 1984 dal suo predecessore Bettino Craxi. Rutelli, con una lettera sottoscritta all'unanimità da tutti i membri del Comitato, chiede allora ed ottiene da Berlusconi la desecretazione di tutta la documentazione in possesso dell'AISE sulla tragica scomparsa che non fosse direttamente attinente agli accordi stipulati in segreto dal SISMI con l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina e che costituiscono il cosiddetto lodo Moro. Si tratta dell'unico caso nella storia italiana che abbia visto l'attuazione delle nuove norme sulla disciplina del segreto di Stato introdotte dall'ultimo governo di Romano Prodi con la legge 3 agosto 2007, n. 124, istitutiva dello stesso COPASIR.

Negli ultimi mesi del 2009 si consumava intanto il processo di allontanamento di Rutelli dalle posizioni del Partito Democratico, sancito dall'uscita del suo pamphlet "La svolta/Lettera ad un partito mai nato", che si concludeva con il vaticinio di Rutelli di un governo del Presidente nominato da Giorgio Napolitano al posto dell'ormai ingombrante Silvio Berlusconi. Infine nel dicembre 2009, dopo aver fondato il nuovo partito di centro Alleanza per l'Italia, Rutelli ha voluto dimettersi spontaneamente dalla presidenza del COPASIR, con un gesto non richiesto né dalle norme, né dalla prassi e che non è stato adottato dal suo successore Massimo D'Alema, che è passato a far parte della maggioranza parlamentare con la formazione del Governo Monti, mentre lo statuto del COPASIR stabilisce invece che il presidente del comitato stesso debba essere uno dei "componenti appartenenti ai gruppi di opposizione".

La vicenda delle consulenze al Comune di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni in cui è stato Sindaco di Roma (1993-2001), Rutelli ha affidato incarichi professionali a collaboratori esterni (personale di segreteria e addetti alle PR) al Comune. Contro ciò e contro analoghe attribuzioni di incarichi professionali da parte di altri 13 Assessori l'opposizione di destra, guidata dai consiglieri comunali Antonio Alibrandi e Teodoro Buontempo, ha presentato un esposto-denuncia nell'ottobre del 1995. La Corte dei Conti, Seconda Sezione Giurisdizionale, definitivamente pronunciandosi in Appello con la sentenza n. 137 del 22 aprile 2002[32] ha condannato Rutelli e gli altri assessori, in funzione della maggiore o minore responsabilità, al pagamento di somme a titolo di risarcimento in favore del Comune di Roma (Rutelli verserà 40.000 euro più altri 25.000 euro assieme agli altri assessori chiamati in causa).

Questa sentenza ridimensiona la somma complessivamente determinata in primo grado dalla Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per il Lazio, di un milione di Euro[33], riconoscendo parzialmente i vantaggi recati al Comune di Roma dalle prestazioni professionali in questione e gli avvenimenti che prima dell'insediamento della Giunta Rutelli avevano turbato l'apparato comunale, con vicende giudiziarie e di amministrazione straordinaria[32]. Infine nel 2006 il ricorso di Rutelli e degli altri coimputati condannati in primo grado contro la sentenza di Appello della Corte dei Conti del 2002 viene respinto dalla Corte di Cassazione[34] chiudendo definitivamente la vicenda. Secondo la Corte dei Conti, Rutelli e gli altri assessori, dal 1994 al 1996, "hanno conferito e/o rinnovato incarichi e consulenze professionali esterne in violazione di norme contenute nella legge n. 142 del 1990 e nel d. lgs. n. 29 del 1993, recepiti nello Statuto Comunale e nel Regolamento per l'Organizzazione degli Uffici e dei Servizi dell'Amministrazione Comunale". In altri termini Rutelli e gli altri coimputati sono stati condannati in quanto, appurarono i giudici, all'interno dell'amministrazione esistevano le professionalità assunte con incarichi esterni e (fino all'approvazione nel 1997 di una legge di regolamentazione della stipula di contratti al di fuori della dotazione organica di personale delle pubbliche amministrazioni[35]) "si sarebbe potuto ricorrere alla collaborazione di estranei all'amministrazione solo nel caso di inadeguatezza del personale in servizio"[34].

Posizioni politiche[modifica | modifica wikitesto]

A settembre 2006, nell'ambito del dibattito sull'eutanasia riproposto dal Presidente Napolitano, ha dichiarato la sua contrarietà alla "dolce morte" «finché c'è speranza per il malato», ribadendo anche la necessità di evitare l'accanimento terapeutico.[36] Nell'autunno 2008, ha rilanciato il Centro per un Futuro Sostenibile[37], da lui promosso nel 1989, nell'ambito dell'impegno per prevenire e mitigare i cambiamenti climatici.

L'abbandono del Pd e la nascita di Alleanza per l'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Da sempre critico nei confronti di un Pd a suo dire sbilanciato a sinistra, Francesco Rutelli aveva annunciato che se dal congresso fosse uscito vincitore Bersani, allora avrebbe dovuto immaginare "una nuova strada per sé e per i moderati del Pd". Il 27 ottobre 2009 abbandona ufficialmente il Partito Democratico, avviando il progetto di un nuovo partito moderato e riformista che entri nella Costituente di Centro di Pier Ferdinando Casini[38][39].

L'11 novembre 2009 Rutelli fonda con Bruno Tabacci, Lorenzo Dellai, Linda Lanzillotta, Gianni Vernetti, Claudio Gustavino e altri il movimento Alleanza per l'Italia[40]. Il Movimento si presenta col proprio simbolo in diverse regioni italiane in occasione delle elezioni regionali 2010. Dal 14 luglio 2011 la componente Api e la componente Fli del Gruppo Misto del Senato si fondono per dare vita ad un gruppo autonomo denominato Per il Terzo Polo (ApI,FLI). Rutelli è nominato nuovo capogruppo affiancato da Candido De Angelis di Fli nel ruolo di vice presidente vicario.

Alla fine del 2012, l'Api lascia il terzo polo per ricongiungersi al centrosinistra, nelle cui elezioni primarie per la premiership si candida il cofondatore Bruno Tabacci[41]. Il 19 gennaio 2013, Rutelli annuncia che non si candiderà alle elezioni politiche italiane del 2013[42].

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Il "Caso Lusi"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Luigi Lusi#Inchieste giudiziarie.

Nel gennaio 2012 il senatore del Partito Democratico ed ex tesoriere de la Margherita, Luigi Lusi è accusato di appropriazione indebita. La procura di Roma gli contesta di aver sottratto circa 13 milioni di euro dalle casse del partito dove erano arrivati come rimborsi elettorali. L'inchiesta nasce da una segnalazione della Banca d'Italia relativa a una movimentazione sospetta da parte della società TTT per l'acquisto di un immobile al centro di Roma. Si tratta di un lussuoso appartamento in via Monserrato pagato 1,9 milioni dalla società. Che risulta essere di Lusi. Gli investigatori scoprono che tra il 2008 e il 2011 l'ex tesoriere si è appropriato indebitamente di 13 milioni dei Dl, investendoli in immobili (la casa a Roma e una villa a Genzano; sui Castelli romani) e in società canadesi. Il 16 gennaio i pm Alberto Caperna e Stefano Pesci convocano l'ex presidente dei Dl, Francesco Rutelli, per avere chiarimenti. Rutelli dice che a occuparsi dei conti era Lusi, di chiedere a lui.

Il giorno dopo Lusi, indagato per appropriazione indebita aggravata, ammette subito ogni addebito («Mi assumo la responsabilità di tutto e di tutti»), chiedendo di potere patteggiare la pena e proponendo di restituire ai Dl 5 milioni[43]. Lusi ha riconosciuto il "prelievo" giustificandolo come compenso per le sue prestazioni. I 13 milioni sarebbero stati destinati in parte al pagamento di tasse relative all'acquisto di due case: una in via Monserrato a Roma, l'altra a Genzano. E una parte sarebbe stata trasferita in Canada attraverso una società a lui riconducibile[44].

Lusi, senatore del PD in quei giorni espulso dal suo partito[45], si dimette dalla carica di tesoriere della Margherita il 25 gennaio, e propone il patteggiamento a un anno di reclusione e la restituzione parziale delle somme sottratte indebitamente[46]. Il 16 maggio 2012 Lusi davanti alla Giunta per le autorizzazioni del Senato ha dichiarato di avere trasferito parte dei soldi a Francesco Rutelli, al presidente dell'Assemblea federale della Margherita, Enzo Bianco ed all'attuale sindaco di Firenze, Matteo Renzi[47]. Le accuse venivano comunque ritenute poco credibili dalla magistratura[48].

Il 20 giugno 2012 l'aula del Senato ha autorizzato, con voto palese, l'autorizzazione all'arresto avanzata dalla Procura di Roma per Luigi Lusi, in serata costituitosi nel carcere di Rebibbia a Roma. È la prima volta che il Senato autorizza l'arresto di un membro della Camera Alta[49]. Le accuse a Rutelli cadono definitivamente il 14 luglio: Luigi Lusi viene indagato anche per calunnia oltre che per associazione a delinquere. Secondo i magistrati le accuse di Lusi a Francesco Rutelli sono risultate «smentite dai fatti». Lusi resta detenuto (luglio 2012)[50].

Soprannomi[modifica | modifica wikitesto]

È stato soprannominato "Cicciobello" da Romano Prodi, e tale soprannome continua ad essere citato dagli organi di stampa.[51]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Si è sposato con la giornalista Barbara Palombelli nel 1982 con rito civile. Dalla loro unione è nato Giorgio. Hanno inoltre tre figli adottivi: Francisco, Serena e Monica. Nel 1995 fu celebrato il matrimonio religioso dal cardinale Achille Silvestrini.[52] È tifoso della S.S. Lazio[53].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francesco Rutelli - La vita & le opere, Oikos. URL consultato il 2007-03-15.
  2. ^ a b http://www.francescorutelli.it/ http://www.francescorutelli.it/. URL consultato il 2009-13-03.
  3. ^ http://legislature.camera.it/_dati/leg10/lavori/stenografici/sed0494/sed0494.pdf http://legislature.camera.it/_dati/leg10/lavori/stenografici/sed0494/sed0494.pdf. URL consultato il 2009-13-01.
  4. ^ Roma ricomincia Rutelli http://archiviostorico.corriere.it/1993/dicembre/06/Roma_ricomincia_Rutelli_RADICAL_VERDE_co_10_9312065754.shtml. URL consultato il 2009-13-01.
  5. ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/10/21/uscita-dal-nucleare-stato-un.html http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/10/21/uscita-dal-nucleare-stato-un.html. URL consultato il 2009-13-01.
  6. ^ http://archiviostorico.corriere.it/2002/giugno/16/Parolacce_Sono_nel_linguaggio_giovanile_co_0_0206169319.shtml http://archiviostorico.corriere.it/2002/giugno/16/Parolacce_Sono_nel_linguaggio_giovanile_co_0_0206169319.shtml. URL consultato il 2009-13-01.
  7. ^ Voti Sindaco primo turno
  8. ^ Giubileo, Rutelli supercommissario
  9. ^ "Guida alla nuova Roma", ed. Newton & Compton, 2000
  10. ^ "Roma, dieci anni di una Capitale", ed. Donzelli, 2003
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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


Predecessore Sindaco di Roma Successore Roma-Stemma.png
Franco Carraro 5 dicembre 1993 - 8 gennaio 2001 Walter Veltroni
Predecessore Vicepresidente del Consiglio dei Ministri Successore
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17 maggio 2006 - 8 maggio 2008 Angelino Alfano
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Rocco Buttiglione 17 maggio 2006 - 8 maggio 2008 Sandro Bondi
Predecessore Deputato del Collegio Uninominale Roma Prenestino Labicano Successore
Massimo Scalia 2001 - 2006 nuova legge elettorale
Predecessore Presidente della Margherita Successore
nessuno 2002 - 2007 nessuno
Predecessore Presidente di Alleanza per l'Italia Successore
nessuno dal 2009 in carica
Predecessore Capogruppo del gruppo Per il Terzo Polo (Api,Fli) al Senato della Repubblica Successore
Giacinto Russo (capogruppo Api)
Mario Baldassarri (capogruppo Fli)
14 luglio 2011 - 14 marzo 2013 -

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