Auditorium Parco della Musica
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L'Auditorium Parco della Musica di Roma è stato progettato dal celebre architetto italiano Renzo Piano. La "sala Sinopoli" è stata inaugurata il 21 aprile 2002, la sala più grande il 21 dicembre dello stesso anno.
Si sviluppa su un'area di 55.000 m² tra Villa Glori, la collina dei Parioli e il Villaggio Olimpico.
La sua struttura comprende tre grandi “scarabei” di diverse dimensioni, dalla copertura in lastre di piombo, posti a raggiera attorno alla cavea a formare un grande anfiteatro all'aperto, la cavea, che può accogliere circa 3000 spettatori.
Oltre alle tre sale da concerto la struttura comprende anche il Teatro Studio, tre diversi studi di registrazione ed il foyer (che in realtà è l'atrio comune alle sale). Sono stati aperti un bar, un bar-caffetteria e (con accesso anche alla strada) un bar-ristorante e una grande libreria. Il complesso ospita anche gli uffici della Fondazione Musica per Roma, che gestisce la struttura, e dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, della quale è sede principale.
Dal novembre 2005 l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha trasferito il suo intero fondo bibliotecario e archivistico al Parco della Musica, con l'apertura della Bibliomediateca, una struttura pubblica di carattere prevalentemente musicale. Dal febbraio 2008 l'Accademia ha aperto, sempre al Parco della Musica, anche la nuova sede del suo museo degli strumenti musicali (il MUSA), che conserva ed espone la collezione di sua proprietà.
Il progetto ha inglobato anche i resti di una villa romana patrizia costruita intorno al 500 a.C. ritrovata durante i lavori ed ora visibile dai visitatori tra la Sala Santa Cecilia e la Sala Sinopoli.
Esso è la sede stabile della stagione sinfonica e cameristica dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia e della fitta programmazione della Fondazione Musica per Roma che comprende eventi multidisciplinari, concerti di musica Rock, Pop, Jazz, contemporanea, lirica, elettronica e etnica, rassegne di teatro, danza, circo, letteratura e poesia, mostre, incontri con gli autori, Festival di Matematica, Filosofia e Scienze e le stagioni delle due orchestre residenti dedicate al Jazz e alla musica popolare.
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[modifica] Le sale
L'aspetto estetico delle tre sale, a volte chiamate scherzosamente scarabei o armadilli, è senz'altro il catalizzatore dell'attenzione del visitatore. Sono esternamente formate da una base in mattone e dalla sala vera e propria, rivestita esternamente con listelli in piombo. Le tre sale sono state così battezzate:
- Sala Santa Cecilia, in onore alla patrona della musica, con 2756 posti a sedere;
- Sala Sinopoli, in onore al direttore d'orchestra Giuseppe Sinopoli, con 1133 posti;
- Sala Petrassi, in onore al compositore contemporaneo Goffredo Petrassi, con 673 posti.
- Teatro Studio, con 350 posti.
A queste si aggiunge la cavea di 3000 posti, intitolata a Luciano Berio.
[modifica] Sala Santa Cecilia
Posta nel punto di maggior impatto visivo dal parcheggio della struttura, la Sala Santa Cecilia è certamente la più impressionante delle tre, ma anche quella acusticamente più difficile da gestire (vedi paragrafo Elogi e critiche). L'occhio è immediatamente rapito dalla vastità del palco e dall'innovativa soluzione per la copertura del soffitto, formato da 26 gusci in legno di ciliegio americano, ciascuno con una superficie media di 180 m2. L'intera sala assume funzione di vera e propria cassa armonica. Attorno al palco, compresa la parte posteriore, si sviluppa una galleria con ulteriori posti a sedere, forse non favoriti acusticamente e chiamati amichevolmente vigneti.
Questa sala, espressamente progettata per la musica classica ma utilizzata anche per ospitare altri tipi di eventi, ha caratteristiche di riverberazione uniche in Italia, con un tempo di ritorno di 2,2 secondi, dalle dimensioni assolutamente fuori dal comune della struttura, e dall'effetto dei già citati gusci lignei che fungono da specchio acustico. L'effetto prodotto consiste nella netta sensazione che l'intensità sonora diminuisca solo fino alla decima fila, oltre la quale sembra mantenersi costante. Le motivazioni alla base di una simile scelta progettuale sono insite nella destinazione d'uso della sala che nelle intenzioni sarebbe dovuta essere impiegata unicamente per la musica classica, nella quale la sola pressione sonora a disposizione per raggiungere ad un volume soddisfacente gli oltre 2.700 posti è quella fornita dallo strumento, da qui la necessità di centellinare ogni singolo metro di superficie per "far suonare" opportunamente la sala.
[modifica] Sala Sinopoli
La sala mediana dell'Auditorium è stata intitolata al maestro Giuseppe Sinopoli. Ha come prerogativa l'adattabilità dello spazio interno in funzione del numero di esecutori e del comportamento acustico richiesto dall'evento. L'interno si presenta in modo esteticamente più sobrio della sorella maggiore, con pareti e controsoffitto perpendicolari. La galleria si estende su tre dei quattro lati della sala.
[modifica] Sala Petrassi
La più piccola delle sale da concerto dell'Auditorium di Roma è stata intitolata al maestro Goffredo Petrassi dopo la sua morte nel 2003. All'epoca dell'inaugurazione era ancora nominata genericamente Sala Settecento dal numero di posti a sedere. Appare verosimile che l'intenzione di dedicargli una delle sale dell'Auditorium fosse già da tempo nell'animo degli amministratori capitolini. Il maestro Petrassi, nonostante l'età avanzata, volle assistere all'inaugurazione, ed ebbe l'onore della prima assoluta nella Sala Sinopoli dell'Ouverture da Concerto per Orchestra da lui composta nel 1931.
Il repertorio a cui si dedica la Sala Petrassi è principalmente costituito da musica lirica, musica jazz, spettacoli di teatro, di danza, e proiezione di film. Per assecondare le necessità teatrali è stata realizzata l'apposita fossa d'orchestra, oltre alle pareti laterali del palco semoventi, che permettono di ridurre le dimensioni del palco e ricavare spazio ai lati per l'ingresso in scena degli attori.
[modifica] Elogi e critiche
[modifica] Gli esterni
Il nuovo Auditorium di Roma è uno dei vanti dell'amministrazione cittadina. A più di sessant'anni dalla demolizione della sala dell'Augusteo, la Capitale ha ritrovato una sala ideata espressamente per la musica classica. Con quest'opera si è inoltre riusciti a portare a Roma l'architetto di fama mondiale Renzo Piano, vincitore del concorso a inviti del 1993. Il professionista genovese ha lavorato in sinergia con Jürgen Reinhold dello studio Müller-BBM di Monaco di Baviera, che si è preoccupato di dotare le tre sale di un'acustica ottimale e dell'architetto paesaggista Franco Zagari che si è occupato della consulenza urbanistica e degli spazi esterni.
Dal punto di vista urbanistico, fin dall'apertura dei cantieri apparve evidente che il complesso fosse fuori scala. Ad aggravare la situazione è intervenuta la necessità di modificare radicalmente il progetto, anche a causa di alcuni ritrovamenti archeologici. È stato necessario traslare diversamente due dei tre "scarabei", in modo da sfiorare il viadotto di Corso Francia che taglia in due il Villaggio Olimpico e chiudere al traffico Viale De Coubertin. Per quanto riguarda le tecniche di costruzione, il cantiere ebbe vicende molto travagliate, sulle cui responsabilità è ancora in corso una vertenza giudiziaria (in corso d'opera il contratto con la ditta aggiudicataria fu risolto e fu indetta una nuova gara d'appalto). Ne è conseguita una forte lievitazione dei costi, sulla quale si sono concentrate critiche e accuse da parte della Corte dei conti.
È anche vero che l'area del Villaggio Olimpico, scelta dal consiglio comunale di Roma nel 1992 dopo un annoso dibattito, non era considerata da tutti ideale; non solo per le dimensioni e la conformazione del terreno, ma anche per la distanza dalla metropolitana (la stazione più vicina si trova in piazzale Flaminio) e dalle direttrici del trasporto pubblico. Il progetto risentì anche di una situazione legislativa piuttosto precaria, poiché all'epoca non erano ancora entrate in vigore le nuove disposizioni comunitarie in materia d'impatto ambientale e le norme sulle opere pubbliche confluite nella "legge Merloni". Nel 1995 e nel 1997 il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici emise dei pareri fortemente critici, che furono minimizzati dal sindaco di Roma Francesco Rutelli, che in quell'occasione fu sostenuto della stampa e da larga parte dell'opinione pubblica.
Altro problema irrisolto sono i parcheggi; i pochi parcheggi, all'interno dell'auditorium, sono troppo cari e non li usa nessuno. Pertanto le auto in sosta per i concerti invadono senza limiti il villaggio olimpico che da quartiere residenziale è diventato un quartiere parcheggio.
[modifica] Gli interni
Una volta inaugurato nella sua integrità, l'Auditorium ha incontrato consensi entusiastici, ma anche forti critiche, soprattutto da parte degli architetti. In particolare, è stata criticata la scelta dei materiali per i rivestimenti (mattonelle di terracotta color ocra e lastre di travertino). Le critiche alla sala grande si sono concentrate sull'inadeguatezza del riscaldamento e sulla difficile accessibilità. Non essendo stato possibile intervenire nel sottosuolo, la sala insiste su un piano molto elevato rispetto al piano di campagna, e per raggiungere le gallerie sono a disposizione solo due ascensori. Altre critiche sono state rivolte all'insufficienza dei servizi igienici nonché ad un'aerazione a dir poco penosa nei momenti di massima affluenza.
A cinque anni dall'inaugurazione, alcuni sostengono che una sala da oltre 2.700 posti sia sovradimensionata rispetto alle esigenze effettive del pubblico abituale dei concerti di musica classica: a parte poche occasioni (ad esempio, il Festival Abbado dell'ottobre 2005), sono numerose le poltrone che restano vuote. I costi elevatissimi richiesti per la manutenzione della gigantesca struttura hanno poi portato la società a cui è affidata la gestione dell'Auditorium ad autofinanziarsi, cedendo i locali per manifestazioni come mostre, congressi, convegni, sfilate di moda e piste di pattinaggio. Dall'ottobre 2006, la "Città della Musica" ospita anche la Festa del cinema, che ha visto l'installazione di numerosissimi stand interni ed esterni e un'affluenza di pubblico notevole. Queste manifestazioni hanno tuttavia luogo in sale e ambienti che mal si prestano a questo genere di funzioni, con il rischio di favorire il veloce degrado delle strutture.
[modifica] La resa acustica
Gli appassionati di musica hanno rivolto le loro critiche soprattutto all'acustica; in particolare quella della sala grande, fortemente penalizzata dalle eccessive dimensioni. Il celebre direttore d'orchestra Wolfgang Sawallisch disse "Risuona come una vecchia radio". Gli eventuali duecento esecutori che possono trovare posto nella Sala Santa Cecilia, infatti, sono a malapena in grado di sonorizzare adeguatamente l'ambiente, e comunque scontano un inevitabile scotto in termini di medie e basse frequenze e, cosa ancor più grave, di intelligibilità del segnale musicale. [senza fonte] I limiti di una struttura così dilatata sono apparsi evidenti anche alle orecchie di non addetti ai lavori, quando la società che ha la gestione dell'Auditorium ha incominciato ad adibire la sala a funzioni ben diverse da quelle per cui era stata progettata, come concerti pop e rock, e addirittura come sala cinematografica, proiettando la nota "maratona" de Il signore degli anelli con tanto di diffusori surround: un ambiente così riverberante non è certo il luogo ottimale per tali eventi. La musica amplificata e ancor più l'audio multicanale necessitano di una grande direzionalità e dettaglio, ai limiti della camera anecoica, caratteristiche lontane da quelle offerte dalla sala. Questo perché con strumenti elettrici il tecnico del suono ha la necessità di controllare per ogni singolo strumento riverbero ed eco, effetti spesso neppure isolabili (si pensi al microfono). [senza fonte] Viceversa, gli strumenti classici, in quanto risalenti ad epoche antecedenti l'amplificazione attiva, risultano particolarmente adeguati a sale da concerto riverberanti. Alcuni hanno avanzato la proposta di assegnare un tecnico del suono in pianta stabile per ciascuna delle tre sale, evitando di lasciare l'ospite di turno a dover affrontare un ambiente acusticamente così particolare come la Sala Santa Cecilia.
[modifica] Bibliografia
- Italo Insolera, Alessandra Maria Sette. Dall’Augusteo all’Auditorium. Roma, Edizioni Musica per Roma, Collana dell’Auditorium n. 1, 2003. ISBN 8890098031.

