Emma Bonino

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Emma Bonino
Emma Bonino - World Economic Forum on Europe 2010.jpg

Ministro degli Affari Esteri
Durata mandato 28 aprile 2013 –
22 febbraio 2014
Presidente Enrico Letta
Predecessore Mario Monti (interim)
Successore Federica Mogherini

Vicepresidente del
Senato della Repubblica
Durata mandato 6 maggio 2008 –
15 marzo 2013
Presidente Renato Schifani

Ministro del Commercio internazionale e delle Politiche Europee
Durata mandato 17 maggio 2006 –
8 maggio 2008
Presidente Romano Prodi
Predecessore Giorgio La Malfa (P. comunitarie)
Claudio Scajola (Attività produttive)
Successore Andrea Ronchi (P. europee)
Claudio Scajola (Sviluppo)

Commissario Europeo per gli aiuti umanitari e per la tutela dei consumatori
Durata mandato 23 gennaio 1995 –
12 settembre 1999
Presidente Jacques Santer
Predecessore Christiane Scrivener (Consumatori)
Manuel Marin (Aiuti umanitari)
Successore David Byrne (Consumatori)
Poul Nielson (Aiuti umanitari)

Dati generali
Partito politico Radicali Italiani (dal 2007)
Precedenti:
PR (1975-1989)
LBP (1994-2001)
RI (2001-2005)
RnP (2005-2007)
sen. Emma Bonino
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Titolo di studio Laurea in Lingue e Letterature moderne
Professione Docente universitaria
Partito Radicali Italiani (Delegazione Radicale nel PD)
Legislatura XVI
Gruppo Partito Democratico
Coalizione PD - IdV
Circoscrizione Piemonte I
Incarichi parlamentari
  • vicepresidente del Senato (dal 6 maggio 2008 al 15 marzo 2013)
  • Membro della 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali)
  • Presidente della Commissione per la parità e le pari opportunità nel Senato
on. Emma Bonino
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Titolo di studio Laurea in lingue e letterature straniere
Professione Docente universitaria
Partito PR (1975-1989), Lista Bonino Pannella (1992-1999), RI (2001-2005, dal 2007), RnP (2005-2007)
Legislatura VII (fino al 20.12.1978), VIII, IX (dal 5.12.1986), X (dal 10.7.1990), XI, XII (fino al 24.01.1995), XV
Gruppo Radicale (dalla VII alla XI)
Forza Italia (XII)
Socialisti e Radicali-RnP (XV)
Coalizione Polo delle libertà (XII)
L'Unione (XV)
Circoscrizione Roma-Viterbo-Latina-Frosinone (VII, VIII)
Torino-Novara-Vercelli (XI)
Veneto 2 (XV)
Collegio Padova - Selvazzano Dentro (XII)
Emma Bonino
Monogramma del Parlamento Europeo
Unione europea
Parlamento europeo
Luogo nascita Bra
Data nascita 9 marzo 1948
Titolo di studio Laurea in lingue e letterature straniere
Professione Docente universitaria
Partito PR (1975-1989), Lista Bonino Pannella (1992-1999), RI (2001-2005, dal 2007), RnP (2005-2007)
Legislatura I, II (fino all'aprile 1988), V, VI (fino al maggio 2006),
Gruppo Gruppo di Coordinamento Tecnico e di Difesa dei Gruppi dei Deputati Indipendenti (I), Non Iscritti (II, V), ALDE (VI)
Coalizione ALDE-PDE

Emma Bonino (Bra, 9 marzo 1948) è una politica italiana. È stata Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Italiana nel Governo Letta dall'aprile 2013 al febbraio 2014. È una delle figure più importanti del radicalismo liberale italiano dell'età repubblicana.

Dopo essere stata eletta negli anni settanta e anni '80 per varie legislature deputata alla Camera ed al Parlamento europeo, ricopre la carica di commissario europeo dal 1995 al 1999, per poi nel 2006 essere ministro per il commercio internazionale e per le politiche europee nel Governo Prodi II, e successivamente vicepresidente del Senato della Repubblica dal 6 maggio 2008 al 15 marzo 2013. Oltre ad aver ricoperto importanti cariche nel Partito Radicale, è stata membro del comitato esecutivo dell'International Crisis Group, ideatrice e promotrice della Corte Penale Internazionale, professoressa emerita all'Università Americana del Cairo[1], delegata per l'Italia all'Onu per la moratoria sulla pena di morte, nonché fondatrice dell'organizzazione internazionale Non C'è Pace Senza Giustizia per l'abolizione delle mutilazioni genitali femminili.

Origini e formazione[modifica | modifica sorgente]

Emma Bonino è la secondogenita di Filippo Bonino e Catterina Barge. Vive i suoi primi anni in una fattoria nelle campagne di Bra, vicino a Cuneo in Piemonte. Nel 1954 la famiglia lascia l'azienda agricola e si trasferisce a Bra dove il padre inizia un commercio di legname, raggiungendo presto una buona stabilità economica.

Nel 1967 dopo aver ottenuto la maturità classica al liceo Gandino della sua città, Emma si sposta a Milano per frequentare il corso di Lingue e letteratura moderna all'Università Bocconi, dove si laurea nel 1972[2]con una tesi sull'autobiografia di Malcolm X[3].

Storia politica[modifica | modifica sorgente]

« Emma Bonino è il monello di Montecitorio! »
(Sandro Pertini[4][5])

Primi anni[modifica | modifica sorgente]

Emma Bonino entra in politica nel 1975 quando, dopo essere stata tra le persone che hanno fondato il Centro d'informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto, si autoconsegna per il delitto di procurato aborto.

Nell'anno successivo, il 1976, il Partito Radicale si presenta per la prima volta alle elezioni politiche, ed Emma Bonino, capolista alla Camera in molte circoscrizioni viene eletta a soli 28 anni, assieme ad altri tre radicali (Marco Pannella, Mauro Mellini ed Adele Faccio).

Nel 1978, a seguito delle rivelazioni di un'inchiesta giornalistica clamorosa, il Presidente della Repubblica in carica Giovanni Leone fu costretto alle dimissioni perché gravemente sospetto di corruzione. Emma Bonino fu una tra i principali soggetti collaboratori di questa campagna, ma poi ritornò sulle sue posizioni. In occasione del novantesimo compleanno di Leone, festeggiato al Senato nel 1998, Emma Bonino volle incontrarlo personalmente per consegnargli una lettera di scuse per le accuse rivoltegli in quegli anni[6].

Emma Bonino durante una marcia contro lo sterminio per fame nel mondo.

Nel 1979 è eletta al Parlamento Europeo.

Tra il 1980 e il 1981, oltre a promuovere diverse campagne per i referendum e per i diritti civili nell'Europa dell'Est, comincia a lavorare per l'istituzione di una Corte penale Internazionale, oggi arrivata a compimento.

Nel 1981 Emma Bonino promuove un appello contro lo sterminio per fame e contribuisce a fondare l’associazione Food and Disarmement International, con lo scopo di coordinare le attività e le iniziative d’informazione internazionale su questo fronte, di cui dopo qualche anno diventerà segretaria. In tale veste nel 1986 organizza un Convegno Internazionale che lancia il "Manifesto dei Capi di Stato contro lo sterminio per fame e in difesa del diritto alla vita e della vita del diritto". Nello stesso anno, in occasione di un incontro ufficiale con Papa Giovanni Paolo II, illustra in Vaticano le iniziative per combattere la fame.

Nel gennaio 1987 manifesta a Varsavia contro la dittatura comunista del generale Jaruzelski e in favore di Solidarnosc. Viene arrestata ed espulsa dalla Polonia.

Nel 1989 diviene presidente del Partito Radicale Transnazionale, carica che ricopre fino al 1993.

Nel novembre 1990, per denunciare la legge degli USA che richiede la prescrizione medica per la vendita di siringhe, si fa arrestare a New York, città in cui si trovano 175.000 tossicodipendenti, mentre distribuisce siringhe sterili.

Nel maggio 1991 è la prima firmataria di una mozione che, dopo essere stata approvata dalla Camera dei deputati, impegna il governo ad impedire la proliferazione delle armi non convenzionali e in particolare delle mine antiuomo.

Nel 1993 promuove una campagna a favore dell'istituzione del Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia, consegnando al Segretario Generale delle Nazioni Unite Boutros Boutros-Ghali un appello firmato da 25.000 persone in tutto il mondo.

Nel 1993 è tra le persone che fondano Non c’è Pace Senza Giustizia. Con tale associazione si dà l’obiettivo di sostenere l’attività del Tribunale ad hoc sulla ex Jugoslavia e di promuovere la creazione di una Corte Penale Internazionale permanente, competente ad accertare e giudicare nel mondo intero “i crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio”.

Sempre nel 1993 incontra il Dalai Lama e con lui tiene una conferenza stampa per il lancio di una mobilitazione per i diritti e la libertà del popolo tibetano e per la democrazia in Cina.

Nello stesso anno diventa segretaria del Partito Radicale.

Nel 1994 viene nominata capo della delegazione del Governo Italiano all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per l'iniziativa della "Moratoria sulla Pena di morte".

Commissario europeo[modifica | modifica sorgente]

Emma Bonino durante una missione a Kabul nel 1997.

Nel 1994 viene eletta per il Polo delle Libertà nel Veneto e il 21 aprile del 1994 entra a far parte del gruppo parlamentare di Forza Italia[7][8]. Nel gennaio 1995 fu indicata dal primo governo Berlusconi come Commissario Europeo e le furono assegnati i portafogli della politica dei consumatori, della politica della pesca e dell’Ufficio Europeo per l’Aiuto Umanitario d’Urgenza (European Community Humanitarian Office, noto anche come ECHO).

Emma Bonino con Sandro Pertini alla Marcia per la pace Roma 1985

Il 26 gennaio 1995, quarantotto ore dopo il suo insediamento, parte per l'ex Jugoslavia, recandosi a Sarajevo e a Mostar, primo membro della Commissione europea a mettere piede in Bosnia dall'inizio della guerra, con la volontà di denunciare l'impotenza dell'Europa e il disinteresse dell'ONU dinanzi al protrarsi del conflitto e all'allargarsi della "pulizia etnica". In un articolo per il Corriere della Sera scrive:

«Può sembrare paradossale, certamente amaro se “da convinta nonviolenta quale sono da sempre” mi ritrovo a condividere, se non addirittura a invocare, l'uso della forza da parte della comunità internazionale per mettere fine ai crimini contro l'umanità che vengono impunemente perpetrati in un angolo d'Europa chiamato Bosnia. Sia chiaro: non sono pacifista, non sono per la pace ad ogni costo, soprattutto quando il costo è qualcun altro a pagarlo e a questo prezzo. Sono, invece, per la supremazia del diritto ad ogni costo, ed è amaro doversi arrendere all'evidenza che esistono circostanze storiche in cui la difesa della legalità non può essere affidata, ancorché temporaneamente, che all'uso delle armi».

In ogni caso il suo schierarsi a favore dell'intervento militare in Kosovo le alienerà il supporto di parte del mondo nonviolento e pacifista.

Nel febbraio 1995, dopo che un peschereccio spagnolo viene intercettato a cannonate dalla marina militare canadese e sequestrato con l'intero equipaggio, Emma Bonino accusa il Canada di "un atto di pirateria internazionale".

In seguito, in quanto responsabile dell'ECHO, promosse e guidò diverse missioni umanitarie. La sua gestione della struttura non fu esente da critiche (vedi più avanti).

Nel 1996, all'indomani del genocidio in Ruanda, ha compiuto diversi viaggi nella regione dei Grandi Laghi in Africa per sostenere il diritto dei profughi all'assistenza umanitaria, per ribadire l'impegno finanziario dell'Europa e per invocare, invano, un intervento politico urgente da parte dell'ONU o delle grandi potenze.

Nello stesso periodo ha visitato la Somalia un paese oramai allo stremo e nuovamente in mano ai signori della guerra durante il quale il suo convoglio subisce un attacco armato da parte dei guerriglieri di Aidid. Subito dopo si reca nel Sudan, sfidando l’embargo imposto dal regime di Khartoum, allo scopo di riaprire il corridoio umanitario per le vittime di una crisi ‘dimenticata’, fra il Nord ed il Sud del paese.

Nel 1997, svolge una missione nel Kurdistan iracheno, paese allora colpito dalle sanzioni economiche, e in Afghanistan dove si reca per denunciare il regime dei Talebani. Qui viene arrestata e finisce in carcere per alcune ore dalla "milizia per la repressione del vizio e la promozione della virtù" assieme alla sua delegazione. Le reazioni furono durissime: il vicesegretario del Consiglio d'Europa, Hans Khristian Krueger definì il suo arresto "scandaloso e intollerabile" e il ministro degli Esteri tedesco Klaus Kinkel addirittura "infame". Di rientro da Kabul, decide di lanciare la campagna ‘Un fiore per le donne di Kabul’ contro ogni discriminazione e per consentire l’accesso agli aiuti umanitari da parte delle donne afghane.

Sempre nel 1997, essendone tra le principali promotrici, firma, per conto della Commissione europea, la Convenzione di Ottawa contro le mine antiuomo.

Nel 1998, Emma Bonino è particolarmente attiva nella mediazione della crisi in Guinea Bissau, come pure nel monitorare l’intervento umanitario in Sierra Leone e nel Kosovo, prima e dopo l’intervento della NATO nel 1999. Nel giugno dello stesso anno, guida la delegazione della Commissione europea alla conferenza internazionale di Roma per la Corte penale internazionale, contribuendo ad ottenere, dopo una lunga negoziazione, le 60 firme necessarie alla ratifica, nonostante l'opposizione degli USA.

Sempre nel 1998, scrive con Marco Pannella una lettera di scuse all'ex Presidente della Repubblica Giovanni Leone per scusarsi riguardo ai duri attacchi politici fatti dai Radicali vent'anni prima.[9]

Nello stesso anno partecipa alla riunione annuale del Gruppo Bilderberg che ha avuto luogo dal 14 al 17 maggio 1998 a Turnberry, Scozia[10].

Dopo la fine del mandato da commissario Bonino è tornata alla politica nazionale, ma ha continuato ad esprimersi su argomenti europei. Nell'ottobre 2011 ha firmato la lettera promossa da George Soros in favore di un rafforzamento dell'Unione europea nella crisi dell'euro[11].

Bonino contro Arlacchi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1998 Emma Bonino criticò fortemente l'operato dell'alto commissario delle Nazioni Unite per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine, Pino Arlacchi. Il piano Arlacchi prevedeva sia sussidi agli agricoltori in cambio della riconversione delle piantagioni di sostanze illegali, sia la promozione dell'istruzione nell'uso di altre colture, ed in generale interventi tesi a diminuire la dipendenza dei contadini dai signori della guerra.

Bonino accusò inoltre Arlacchi di trattare con il regime dei talebani di Kabul in cambio del loro impegno a cessare la coltivazione di papaveri da oppio nella zona meridionale del Paese. Su questa questione, il 13 febbraio il Parlamento Europeo adotta all'unanimità una risoluzione in cui, oltre a reiterare la sua ferma condanna del regime dei talebani, esprime preoccupazione per l'accordo concluso dall'UNDCP di Pino Arlacchi con i talebani, e chiede di sospendere tutti i programmi di cooperazione con loro.

Arlacchi quindi risponde con una lettera inviata al presidente della Commissione europea Jacques Santer chiedendo di prendere sanzioni contro Bonino che si era schierata così apertamente contro il suo operato. Per tutta risposta Santer difese la stessa Bonino e sottolineò anche come la giustificazione addotta da Arlacchi, che sostenne che l'accordo da lui siglato in Afghanistan sarebbe servito a "consentire allo staff dell'ONU di lavorare nelle zone di produzione della droga", fosse quantomeno azzardata, poiché poco dopo tutte le agenzie dell'ONU, compresa l'Undcp, si dovettero ritirare dall'Afghanistan meridionale (dopo che un funzionario era stato aggredito da un dignitario talebano): "questo dimostra - aggiunse Santer -, se necessario, che non vi è nulla di insultante nel sollevare dubbi sulla sostenibilità dei programmi finanziati dall'ONU".

In seguito, nel 2001 il parlamento europeo ridusse di 2/3 il finanziamento del fondo contro la droga gestito da Arlacchi, con una decisione legata alla presunta mala gestione del Fondo e alla richiesta di revisione dei meccanismi di funzionamento del Fondo stesso. Da quel momento, con l'inizio della guerra in corso in Afghanistan la produzione di droga è cresciuta costantemente[senza fonte].

Il 5 marzo 2007 la Rosa nel Pugno ribadisce la sua convinzione dell'inutilità di quella parte della strategia di Arlacchi che prevede di pagare i contadini per aiutarli ad abbandonare l'oppio per passare ad altre colture, e rilancia proponendo (con l'appoggio di altre forze politiche) che il governo italiano avvii un programma sperimentale per l'acquisto dell'oppio afgano, per utilizzarlo nella produzione di farmaci per la terapia del dolore[12].

La fine del mandato[modifica | modifica sorgente]

Emma Bonino alla manifestazione No Vatican. No Taliban nel 2007
Emma Bonino con Marco Pannella incontrano Giovanni Paolo II nel 1986 in occasione dell'inizio della campagna radicale contro la fame nel mondo

Il 15 marzo 1999, assieme al resto della Commissione Santer, si è dimessa, per le accuse di frode e malgestione nei confronti del commissario Edith Cresson, che, rifiutandosi di dimettersi, costrinse l'intera Commissione a una dimissione collettiva. Il rapporto dei "saggi", tuttavia, conteneva critiche al comportamento di numerosi commissari, inclusa la stessa Bonino.

Le accuse a Emma Bonino e al suo predecessore ricadevano in cinque aree:

  • Dipendenza della Commissione da consulenti esterni per l'esecuzione dei compiti di ECHO e i problemi da essa derivanti nel caso in questione.
  • Ritardi della Commissione nell'affrontare i problemi connessi con ECHO.
  • Interventi dei Commissari e dei loro gabinetti per alterare il corso delle indagini.
  • Mancata informazione del Parlamento europeo.
  • Possibili favoritismi nell'ambito delle attività di ECHO.

In effetti la situazione del personale era poi tornata alla normalità pochi mesi dopo l'incarico alla Bonino, quando nuovo personale venne regolarmente integrato, mentre per gli altri punti la sua gestione non fece nulla.

Lista Emma Bonino[modifica | modifica sorgente]

Logo della Lista Bonino.

Nel giugno 1999 ha partecipato alle elezioni europee con una lista che portava il suo nome e ha ottenuto uno storico 8,5% dei voti, diventando la quarta forza politica nazionale. Tale risultato non è mai stato raggiunto in seguito.

Nel giugno 2000 presenta una proposta di risoluzione che denuncia la crudele pratica (in una trentina di paesi africani e mediorientali ma anche fra le comunità immigrate in Europa) delle mutilazioni genitali femminili praticata in alcuni paesi africani e in parte dell'Egitto ma anche fra le comunità immigrate in Europa.

Nell'ottobre 2000 è stata al centro di alcune polemiche per l'utilizzo massiccio di messaggi di posta elettronica e SMS non desiderati a fini promozionali, con una campagna di spam ripetuta in diverse occasioni fino a quando, nel febbraio 2001, un pronunciamento dell'Autorità Garante per la Privacy chiarì che la pratica con cui erano stati raccolti ed utilizzati gli indirizzi di posta è illegale.

Medio Oriente[modifica | modifica sorgente]

Nel dicembre 2001, in seguito all'insuccesso della sua lista alle elezioni politiche italiane, si trasferisce al Cairo con l'obiettivo di studiare la lingua e la cultura araba. Inaugura nel marzo 2003 una rassegna quotidiana di stampa araba, in onda su Radio Radicale.

Nello stesso periodo inaugura la campagna contro le mutilazioni genitali femminili, intitolata “StopFgm”, per dare appoggio e visibilità internazionali alla lotta combattuta da decenni dalle donne africane.

Nel novembre 2002, in rappresentanza del governo italiano, Emma Bonino partecipa a Seoul alla seconda conferenza ministeriale della “Community of Democracies”, un’unione di Stati che si sono dati l’obiettivo di lavorare per la creazione di una “Organizzazione Mondiale della Democrazia”, al fine di rafforzare le libertà civili e politiche nel mondo.

Nel gennaio 2004 organizza a Sana'a, con l'organizzazione non governativa "Non c'è Pace Senza Giustizia", la prima “Conferenza Intergovernativa Regionale su Democrazia, Diritti Umani e sul ruolo della Corte Penale Internazionale”, un'assoluta novità per un paese arabo.

Nel 2004 viene rieletta al Parlamento Europeo per la "Lista Bonino", iscrivendosi al gruppo dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa.

Nel 2005 torna in Afghanistan in veste ufficiale, questa volta come Capo delegazione della Missione degli osservatori elettorali dell’Unione europea alle elezioni parlamentari e provinciali.

Fino al 2006 rimane membro della Commissione per gli affari esteri; della Commissione per i bilanci; della Sottocommissione per i diritti dell'uomo; della Delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Turchia; della Delegazione all'Assemblea parlamentare Euromediterranea; vicepresidente della Delegazione per le relazioni con i paesi del Mashreq.

Rosa nel Pugno[modifica | modifica sorgente]

Emma Bonino con gli altri dirigenti della Rnp durante la presentazione del simbolo.
Il Ministro Emma Bonino al Congresso nazionale dell'Arcigay del 2007

Dopo un decennio trascorso con posizioni inizialmente vicine alla Casa delle Libertà, pur con molti distinguo, e poi di opposizione a entrambi i poli, alle Elezioni politiche del 2006 si presenta con la lista della Rosa nel pugno, un nuovo partito nato dall'unione di Radicali Italiani e Socialisti Democratici Italiani di Enrico Boselli.

Il nuovo partito ottiene un deludente 2,6%, una percentuale largamente inferiore alla somma degli elettorati attribuibili a Radicali Italiani e Socialisti Democratici Italiani, ma sufficiente a eleggere 18 parlamentari, tra cui la stessa Emma Bonino, che rientra nel Parlamento Italiano dopo 12 anni. Il 27 aprile 2006, infatti, opta per il Parlamento Italiano e si dimette da quello Europeo.

In occasione delle elezioni amministrative dello stesso anno, Emma Bonino si candida come capolista della Rosa nel Pugno a Roma, nella coalizione che sosteneva la candidatura del sindaco Walter Veltroni.

Ministro per il commercio internazionale e per le politiche europee[modifica | modifica sorgente]

Nei giorni immediatamente precedenti alla formazione del secondo governo Prodi, Bonino chiese per sé il Ministero della Difesa, che in quel momento sembrava destinato a Clemente Mastella, al quale poi andrà il dicastero della Giustizia: al termine di varie riunioni, l'esponente radicale è entrata a far parte del secondo esecutivo guidato dal "Professore" in qualità di Ministro per gli Affari Europei.

Il 17 maggio 2006 è stata nominata ministro delle Politiche Europee del governo Prodi II. Per la prima volta nella storia un esponente radicale diventa ministro.

Il 18 maggio 2006 viene istituito il Ministero per il Commercio internazionale che viene affidato ad Emma Bonino, che mantiene anche le competenze in materia di Politiche Europee.

Vice presidente del Senato[modifica | modifica sorgente]

In occasione delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008 è stata candidata ed eletta al Senato come capolista del Partito Democratico nella circoscrizione Piemonte, in base ad un accordo fra democratici e Radicali, all'interno della delegazione Radicale nel PD. Il 6 maggio 2008 è stata eletta vicepresidente del Senato della Repubblica con 107 voti a favore[13].

Campagna per l'equiparazione dell'età pensionabile[modifica | modifica sorgente]

Negli anni successivi alla sua elezione come vicepresidente del Senato, Emma Bonino promuove un'importante campagna per l'equiparazione e l'innalzamento dell'età minima pensionabile delle donne a quella degli uomini in Italia. Per questa campagna ha curato e pubblicato, nel marzo 2009, un libro sull'innalzamento e l'equiparazione dell'età pensionabile delle donne, dal titolo "Pensionata sarà lei - Le donne, la parità e la crisi economica" (Rubbettino editore)[14]. La campagna si concluderà positivamente, portando il recepimento l'equiparazione dell'età pensionabile femminile a quella maschile nella riforma Fornero del 2012.[15]

Candidatura a presidente della Regione Lazio[modifica | modifica sorgente]

Nel gennaio 2010 lancia la propria candidatura alla presidenza della Regione Lazio, appoggiata dai Radicali e solo successivamente appoggiata anche dal Partito Democratico e altri partiti di centro-sinistra.

Le elezioni la vedono sconfitta per 2,8 punti percentuali dalla candidata del Popolo della Libertà Renata Polverini: secondo la legge, Emma Bonino aveva diritto a sedere nel Consiglio Regionale del Lazio, ma decide di rinunciare per mantenere il seggio in Senato.

Il 29 novembre 2011 (ovvero tredici giorni dopo la fine del quarto Governo Berlusconi), Concita De Gregorio ha dichiarato che l'uscita di Gianfranco Fini dal PDL è stata il risultato di una trattativa con la dirigenza nazionale del PD, che avrebbe "sabotato" la candidatura a Governatore del Lazio di Emma Bonino per rafforzare la fazione finiana dentro il PDL. Ciò per poi far cadere il Governo guidato da Berlusconi e sostituirlo con un Governo sostenuto dal Terzo Polo e dal centrosinistra[16][17]. Tale rivelazione ha sollevato molte polemiche nel mondo politico italiano[senza fonte].

Candidature alla presidenza della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

Alle elezioni politiche del 2013, candidata nella lista di scopo "Amnistia e Libertà", ma non viene rieletta.

A fine anni 90 uscì un sondaggio secondo il quale una alta percentuale degli individui intervistati avrebbe eletto Emma Bonino come Presidente della Repubblica Italiana. Messi dei gazebo in tutte le piazze italiane per raccogliere firme, intellettuali e persone dello spettacolo si mobilitarono per dare il proprio appoggio. Un vasto movimento di opinioni si attivò per spingere la candidatura di una Presidente della Repubblica donna, laica, liberale, liberista, libertaria[18].

Nel febbraio 2013, in vista della scadenza del mandato di Giorgio Napolitano, riemerge il nome di Emma Bonino come possibile Presidente della Repubblica[19], sostenuta dallo stesso Presidente del Consiglio Mario Monti[20]. Nello stesso periodo ottiene l'appoggio di Furio Colombo[21], dell'ex ministro del PDL Mara Carfagna[22], del vicepresidente del PD Ivan Scalfarotto[23], del senatore finiano eletto con Scelta Civica Benedetto Della Vedova[24] e del senatore leghista Massimo Garavaglia.

Il Segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry con Emma Bonino nel 2013

Il 14 aprile 2013 il Partito Socialista propone ufficialmente Emma Bonino come suo candidata alla Presidenza della Repubblica con una lettera del Segretario Riccardo Nencini ai grandi elettori[25], mentre il Movimento 5 stelle include Emma Bonino tra le sue candidature alle consultazioni cosiddette "quirinarie"[26].

Un sondaggio di Ipr Marketing del 4 aprile 2013 dà Emma Bonino al 32% di preferenze, contro il 26% di Mario Draghi e il 19% di Stefano Rodotà[27]. È prima anche nel sondaggio SWG del 5 aprile[28] e in quelli lanciati a riguardo da L'Espresso[29], Corriere Della Sera[30] e Il Sole 24 Ore[31]. Favorita anche dai Bookmaker, che a pochi giorni dalla elezione la danno a 2.50 (seguita da Mario Monti a 3.20 e Romano Prodi a 3.80[32]).

Nasce nel contempo un comitato Emma Bonino Presidente sul web[33], che ottiene le adesioni di importanti nomi del mondo della cultura e dello spettacolo (come Sergio Castellitto, Margherita Hack, Marco Bellocchio, Luca Argentero, Geppi Cucciari, Renzo Arbore, Achille Occhetto, Luca Barbareschi, Imma Battaglia, Toni Garrani, Remo Girone[34]).

Ministro degli esteri nel governo Letta[modifica | modifica sorgente]

Il 28 aprile 2013 Bonino è entrata in carica come ministro degli esteri nell'ambito del governo Letta.[35] È la seconda donna a ricoprire questo incarico dopo Susanna Agnelli.

In relazione al caso legato all'espulsione dall'Italia della moglie di Mukhtar Ablyazov, Alma Shalabayeva, e della loro figlia, nel luglio 2013 alcuni organi di stampa hanno chiesto a Bonino di dimettersi dall'incarico di ministro degli esteri[36][37]. Bonino ha respinto l'ipotesi di dimissioni, sostenendo che sarebbero un gesto che ormai non serve a nulla[38].

Durante una conferenza Emma Bonino ha dichiarato di essere d'accordo alla legalizzazione della marijuana.[39]

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Ha avuto due relazioni con i militanti radicali Marcello Crivellini e Roberto Cicciomessere.

Emma Bonino, che non parla mai volentieri della propria vita personale, ha rivelato nel 2006 che negli anni settanta ha avuto in affidamento due bambine, Aurora e Rugiada[40]. Vive da anni in una casa nel quartiere romano Trastevere[41].

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • "Africa addio? La speranza è a Città del Capo" di Giovanni Negri (Ideazione, 1997). Prefazione di Emma Bonino.
  • "Corea del Nord. Fame e atomica" di Pierre Rigoulot (Guerini e Associati, 2004). Prefazione di Emma Bonino.
  • "Approvvigionamenti in India" di Guido Nassimbeni e Marco Sartor (Il Sole 24 ore, 2006). Prefazione di Emma Bonino.
  • "Cittadine del Mediterraneo. Il Marocco delle donne" di Rita El Khayat (Castelvecchi, 2009). Prefazione di Emma Bonino.
  • "La Chiesa del No. Indagine sugli italiani e la libertà di coscienza" di Marco Politi (Mondadori, 2009). Prefazione di Emma Bonino.
  • "Pensionata sarà lei - Le donne, la parità e la crisi economica" (Rubbettino editore, marzo 2009). Curato da Emma Bonino.
  • "Alfabeto Bonino" (Bompiani editore, marzo 2010). Scritto da Emma Bonino e Cristina Sivieri Tagliabue.
  • "I doveri della libertà" (Laterza editore, novembre 2011). Scritto da Emma Bonino e Giovanna Casadio.
  • "L'eredità di Antigone. Storie di donne martiri per la libertà" di Riccardo Michelucci (Odoya edizioni, 2013). Prefazione di Emma Bonino.

Onorificenze e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Gran Cruz dell'Ordine di Maggio - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cruz dell'Ordine di Maggio
— Buenos Aires, 1995

Grande Ufficiale dell'Ordine Nazionale del Leone

- Dakar, 8 Gennaio 2014

Premio Principe delle Asturie per la cooperazione internazionale - nastrino per uniforme ordinaria Premio Principe delle Asturie per la cooperazione internazionale
— Oviedo, 1998
Ordine del duca Branimir - nastrino per uniforme ordinaria Ordine del duca Branimir
«per il suo contributo all'indipendenza della Croazia e per la sua promozione della democrazia»
— Zagabria, 2002
Commendatore della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore della Legion d'Onore
«per la sua carriera di militante europea e di promotrice di campagne a favore dei diritti delle donne nel mondo»
— Parigi, 20 marzo 2009

Per le sue battaglie ha avuto numerosi riconoscimenti:

  • "Personalità Europea dell'Anno" (1996) da parte della rivista cattolica francese "La vie"
  • "Comunicatore europeo dell'anno" (1997) da parte della rivista inglese "PR Week"
  • "Premio Nord-Sud" (1999) del Consiglio d'Europa
  • "Gonfalone d'Argento" (2002) dalla regione Toscana per la sua attività di promozione dei diritti umani, in special modo contro la pena di morte.
  • "Premio Presidente della Repubblica" (2003) per il suo impegno nella promozione dei diritti umani e civili nel mondo
  • "Premio Campione 2003" per l'integrazione
  • "Open Society Prize 2004"
  • "Prix Femmes d’Europe 2004" per l’Italia.
  • "Premio Galileo 2000" (2005) per il suo grande contributo alla pace internazionale
  • "Gay Village Award" al politico eterosessuale più amato (2011)[42]
  • "Premio America" (2013) della Fondazione Italia USA

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Articolo su Il sole 24 ore
  2. ^ Biografia di Emma Bonino
  3. ^ Biografia di Emma Bonino
  4. ^ L' estate in trincea di Emma Bonino
  5. ^ Emma Bonino Ministro degli Esteri. Chi è Emma, in pillole
  6. ^ RAI - La Storia Siamo Noi - Puntata del 20/06/2009
  7. ^ Elezioni Politiche 1994 - Ministero dell'Interno
  8. ^ Dati personali e incarichi nella XII Legislatura
  9. ^ Il testo della lettera di pubbliche scuse di Pannella e Bonino a Leone
  10. ^ Partecipazione della Commissaria Emma Bonino all'incontro "Bilderberg" 1998
  11. ^ As concerned Europeans we urge eurozone leaders to unite, Financial Times, 12 ottobre 2011. URL consultato il 30 novembre 2011.
  12. ^ Primo piano politica marzo 05
  13. ^ la Repubblica, Governo, Berlusconi ottimista, 6 maggio 2008
  14. ^ EmmaBonino.it - Pensionata sarà lei
  15. ^ Età pensionabile donne nel settore privato. Le novità della riforma Fornero
  16. ^ Concita svela l'asse Fini-Pd - Interni - ilGiornale.it
  17. ^ Un addio sceneggiato da tempo - Interni - ilGiornale.it
  18. ^ Sito Campagna EMMA FOR PRESIDENT
  19. ^ Emma Bonino primo Presidente della Repubblica donna?
  20. ^ “Bersani buon premier, Bonino presidente della Repubblica”: il ticket-Monti
  21. ^ Radicali italiani, rassegna stampa
  22. ^ Carfagna: “Mi piacerebbe Emma Bonino come Presidente della Repubblica”
  23. ^ Intervista ad Ivan Scalfarotto sulla candidatura di Emma Bonino a Presidente della Repubblica
  24. ^ BONINO PRESIDENTE, BUTTIGLIONE DICE “NO”: IL CAPO DI STATO DEVE ESSERE CATTOLICO
  25. ^ QUIRINALE. NENCINI SCRIVE AI GRANDI ELETTORI: VOTIAMO EMMA BONINO SENZA INDUGI E TITUBANZE
  26. ^ Quirinarie: da Fo a Bonino, i 10 nomi del M5S per il Colle
  27. ^ Donna e garantista, Bonino riprova la corsa al Colle
  28. ^ SONDAGGIO SWG PER AGORA, GLI ITALIANI VOGLIONO EMMA BONINO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
  29. ^ Quale di queste donne vorresti come Presidente della Repubblica?
  30. ^ Chi vuoi al Quirinale? Vota il tuo presidente
  31. ^ sondaggi I candidati al Colle: Chi vorresti come prossimo presidente della Repubblica?
  32. ^ Presidente della Repubblica, Emma Bonino scavalca Prodi e Monti: l’elezione a 2,50
  33. ^ Emma Bonino ringrazia il Comitato spontaneo Bonino Presidente
  34. ^ Bonino Presidente
  35. ^ EmmaBonino.it - GOVERNO, LETTA HA SCIOLTO LA RISERVA. 21 MINISTRI
  36. ^ Ezio Mauro, Dimissioni, subito, La Repubblica, 15 luglio 2013. URL consultato il 17 luglio 2013.
  37. ^ Alfano, Bonino, Calderoli: per favore, andatevene!, Famiglia Cristiana, 15 luglio 2013. URL consultato il 17 luglio 2013.
  38. ^ Kazakistan, Bonino: Italia ha fatto figuraccia, ma inutile dimettermi, LaPresse, 14 luglio 2013. URL consultato il 17 luglio 2013.
  39. ^ Marijuana, il plauso di Emma Bonino: «Uruguay? Legalizzare va benissimo» in Il Fatto Quotidiano, 12 dicembre 2013. URL consultato il 12 dicembre 2013 (archiviato il 12 dicembre 2013).
  40. ^ Emma Bonino - Emma: "La Mia Vita, Dal Carcere Al Quirinale"
  41. ^ DA PANNELLA ALLE PIRAMIDI
  42. ^ GAY VILLAGE AWARDS 2011: il pubblico premia i grandi nomi dello spettacolo e della politica per sostenere la lotta contro l’omofobia | Gay Village

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Ministro degli esteri della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Mario Monti (interim) 28 aprile 2013 - 22 febbraio 2014 Federica Mogherini
Predecessore Commissario europeo dell'Italia Successore Flag of Italy.svg
Antonio Ruberti
Raniero Vanni d'Archirafi
1995 - 1999
con Mario Monti
Romano Prodi
Predecessore Ministro per il commercio internazionale e le politiche europee Successore Emblem of Italy.svg
Giorgio La Malfa 2006 - 2008 Andrea Ronchi (politiche comunitarie)
Claudio Scajola (commercio internazionale)
Predecessore Segretaria del Partito Radicale Successore Emblem of Italy.svg
Sergio Stanzani 1993 - 1995 Olivier Dupuis

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