Arcigay

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« L’Arcigay, nella rappresentazione dei mass media, è diventata la portavoce quasi unica degli omosessuali italiani, la massima proiezione di quella che altrove si chiama a buon diritto “comunità gay” »
(Gianni Rossi Barilli[1])
Arcigay
Associazione lesbica e gay italiana
Dati generali
Tipo: APS
Presidente Aurelio Mancuso
Fondazione: marzo 1985
Sede
Paese: bandiera Italia
Città: Bologna (40121)
Indirizzo: Via Don Minzoni 18
Telefono: +39 051 649 3055
Telefax: +39 051 528 2226
E-mail: info@arcigay.it
Sito: www.arcigay.it

L’Arcigay - Associazione lesbica e gay italiana è un'associazione di promozione sociale, costituitasi di fatto nel 1980 e ufficialmente nel 1985.

Si prefigge come scopo sociale quello di tutelare i diritti degli omosessuali in Italia. Al 2006 l’Arcigay dichiara più di 160.000 associati[2].

L’associazione ha sede a Bologna ed è strutturata in circoli su tutto il territorio nazionale; il suo presidente è, dal 2007, Aurelio Mancuso.

[modifica] Cenni storici

[modifica] L’origine

Il primo nucleo di quello che poi divenne Arcigay si formò a Palermo nel dicembre del 1980 come ARCI Gay. Il posto non fu casuale, perché proprio in Sicilia, e precisamente a Giarre, in provincia di Catania, nell’estate precedente, due giovani omosessuali noti come Giorgio e Toni (rispettivamente Giorgio Agatino Giammona di 25 anni e Antonio Galatola, di 15) furono trovati uccisi con un proiettile ciascuno nella testa: le indagini appurarono che a sparare alla coppia di giovani fu il nipote tredicenne di Toni, obbligato dai due a compiere tale gesto; essi infatti avevano deciso di farsi uccidere insieme per sottrarsi alla vergogna che la loro condizione di omosessuali, in quel luogo e periodo storico, procurava a loro stessi e alle loro famiglie[3].

Quello di Palermo fu, quindi, il primo di una serie di nuclei che iniziarono a sorgere in tutta Italia; tuttavia, l’associazione non esisteva come entità autonoma, ma come estensione della commissione nazionale per i diritti civili dell’ARCI[4]. La promozione di tali nuclei va ascritta all’attività di Marco Bisceglia, sacerdote già aderente alla c.d. teologia della liberazione, omosessuale lui stesso e precursore del matrimonio gay in Italia, avendo celebrato nel 1975 un’unione religiosa c.d. “di coscienza” tra due uomini che ne provocò la sospensione a divinis, in quanto i due erano in realtà giornalisti del periodico di destra il Borghese sotto mentite spoglie, che resero noto in un reportage quanto accaduto[5].

Nel 1982, sempre a Palermo, si tenne una riunione nazionale dell’ARCI Gay, ritenuta il primo congresso dell’associazione in quanto ad esso presenziarono i vertici nazionali dell’ARCI; due anni dopo l’ARCI Gay si pose il problema di istituzionalizzare e stabilizzare la propria presenza in tutto il Paese, cosa questa che portò al primo vertice costitutivo che si tenne a fine 1984[4].

[modifica] La costituzione e i primi anni di attività

La discussione pregressa a livello di realtà territoriali portò, il 2 e 3 marzo 1985, all’assemblea di Bologna di gran parte dei circoli omosessuali italiani, i quali si unirono in associazione nazionale, assumendo il nome di Arcigay. Il primo presidente dell’associazione fu Beppe Ramina, e a segretario fu eletto Franco Grillini[6]. Bologna fu scelta anche come sede nazionale dell’associazione, che fu ospitata al Cassero di Porta Saragozza, dal 1982 già utilizzato - in locazione dal Comune - dal Circolo Culturale 28 Giugno, prima associazione di cultura omosessuale a usufruire di uno spazio pubblico[4]. Il nome del circolo deriva dalla data di stipula del contratto di affitto dei locali con il Comune di Bologna, il 28 giugno 1982.

Tra i primi atti della neonata associazione vi fu la collaborazione con il gruppo Abele di Torino alla stesura della prima opera italiana sull’AIDS, a cura di Giovanni Dall’Orto[7], primo passo dell’impegno dell’Arcigay per diffondere la conoscenza sul virus HIV e la lotta alla sindrome da immunodeficienza acquisita, che all’epoca era diffusissima soprattutto tra gli omosessuali maschi[4].

Per tutto il resto del decennio l’Arcigay si spese in iniziative di vario genere; tra le più rilevanti il convegno del 20 giugno 1986 a Roma, sul tema Omosessualità e Stato; il congresso nazionale del dicembre 1987, che elesse Franco Grillini alla presidenza dell’associazione; varie consulenze legislative a disegni e progetti di legge presentati in Parlamento, tra i primi dei quali vi fu quello del deputato socialista Alma Agata Cappiello del 1988, tendente a regolamentare le unioni omosessuali; altre iniziative riguardarono la regolamentazione delle unioni civili e la disciplina delle fattispecie di discriminazione basata sugli orientamenti sessuali[4].

[modifica] Note

  1. ^ Rossi Barilli, op. cit., pag. 162
  2. ^ Arcigay: Ci presentiamo. URL consultato il 5-4-2009.
  3. ^ Jenner Meletti. «Toni e Giorgio, morti di pregiudizio. Diedero coraggio all’altra Italia». la Repubblica, 10-7-2005. URL consultato in data 5-4-2009.
  4. ^ a b c d e Arcigay: La storia. URL consultato il 5-4-2009.
  5. ^ Paterlini, op. cit., Prefazione
  6. ^ Pagine di diario personale in forma di cronologia gay - 1980‑1999. URL consultato il 5-4-2009.
  7. ^ Dall’Orto, op. cit.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Interprogetto


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