Presidente della Commissione europea

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Il presidente della Commissione europea è colui che presiede la Commissione europea, che assegna i portafogli ai commissari e che ne guida l'azione. Il portoghese José Manuel Barroso ha assunto questa carica il 22 novembre 2004 ed è stato riconfermato per un secondo mandato nel febbraio 2010.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dell'integrazione europea.

Comunità Economica Europea[modifica | modifica sorgente]

Walter Hallstein, il primo presidente della Commissione

La Commissione europea trae la sua origine dalla Commissione della Comunità Economica Europea creata nel 1957 dai Trattati di Roma. Il primo presidente della Commissione fu Walter Hallstein, che si impegnò per affermare l'autorità della Commissione e la sua autonomia dagli stati membri[1]. Nel 1965 Hallstein propose di riformare la politica agricola comune in modo da rafforzare l'influenza della Commissione e del Parlamento europeo, ma la Francia si oppose. Charles De Gaulle accusò Hallstein di volersi comportare come un capo di stato e ritirò la delegazione francese dal Consiglio, provocando la "crisi della sedia vuota"[2]. Nonostante il bilancio sostanzialmente positivo dei suoi due mandati, Hallstein fu vittima della crisi e il suo mandato non venne rinnovato.

Negli anni Settanta la Commissione e i suoi presidenti furono protagonisti in vari progetti di integrazione, come quello di unione monetaria e quello di cooperazione politica[1]. Nel 1977 Roy Jenkins fu il primo presidente della Commissione a partecipare ad un vertice del G7 in rappresentanza dell'intera CEE[3]. Nonostante alcuni successi, gli anni Settanta videro tuttavia un raffreddamento dell'entusiasmo per il progetto europeo. La concezione intergovernativa della CEE venne rafforzata dall'istituzionalizzazione del Consiglio europeo e dalla difficoltà di alcuni presidenti della Commissione (come in particolare Gaston Thorn) di esercitare una grande influenza[4].

Jacques Delors, presidente della Commissione dal 1985 al 1995

Benché nel 1985 il favorito per la presidenza della Commissione fosse Claude Cheysson, il veto britannico portò alla nomina di Jacques Delors. Delors svolse tre mandati come presidente ed è ricordato come uno dei più incisivi e carismatici presidenti nella storia dell'istituzione, capace di fare riconquistare prestigio, centralità e potere alla Commissione europea[5]. Anche grazie all'appoggio che ottenne dal Parlamento europeo e dal Consiglio, Delors seppe risvegliare l'entusiasmo per il progetto europeo e gestì passaggi cruciali dell'integrazione, a partire dall'Atto unico europeo e dalla creazione del mercato unico ai negoziati per la creazione dell'Unione Europea e dell'unione economica e monetaria[6]. Oltre a rafforzare la Commissione, Delors portò all'affermazione di un nuovo stile della presidenza della Commissione, abbandonando il modello di presidente come "primus inter pares" ed affermando un modello di presidente come leader indiscusso della Commissione e dell'Unione Europea.

Unione Europea[modifica | modifica sorgente]

Il Trattato di Maastricht assegnò per la prima volta un ruolo al Parlamento europeo nel processo di nomina del presidente della Commissione e dell'intera Commissione: il Parlamento doveva essere consultato sulla nomina del presidente e poteva porre il veto sull'intera Commissione. Nella prassi il Parlamento affermò il proprio diritto di porre il veto anche sulla nomina del presidente[7]. Il Trattato di Maastricht stabilì inoltre che il mandato quinquennale della Commissione dovesse cominciare entro sei mesi dallo svolgimento delle elezioni europee, legando così il mandato della Commissione con quello del Parlamento.

Nonostante le modifiche introdotte dal Trattato di Maastricht, la scelta del presidente continuò sostanzialmente a derivare da negoziati e discussioni del Consiglio europeo svolti a porte chiuse e senza un dibattito aperto. Nel 1995 tale pratica venne aspramente criticata da vari gruppi nel Parlamento europeo, ma anche le nomine del 1999 e del 2004 vennero effettuate in maniera simile[8].

Il Trattato di Amsterdam, in vigore dal maggio 1999, diede nuovi poteri al presidente della Commissione, come quello di assegnare liberamente i portafogli ai commissari e di potere costringere i commissari alle dimissioni. Romano Prodi, primo presidente della Commissione nominato dopo tali modifiche, venne indicato dalla stampa come primo "primo ministro" dell'Unione Europea[9].

Nel 2001 il Trattato di Nizza modificò le modalità di nomina del presidente della Commissione, rimuovendo la richiesta di unanimità per il voto del Consiglio europeo e richiedendo solo una maggioranza qualificata. In questo modo venne accentuato il profilo politico del presidente della Commissione, che poteva esprimere gli indirizzi di una maggioranza.

Nel 2004 il Consiglio europeo tenne presente la vittoria del Partito Popolare Europeo alle elezioni per il Parlamento europeo, legando per la prima volta in maniera chiara risultati delle elezioni europee ed appartenenza politica del presidente della Commissione. In precedenza la scelta del presidente tendeva soprattutto a rispecchiare un'alternanza tra stati grandi e stati piccoli e tra destra e sinistra, ed anche Jacques Santer e Romano Prodi appartenevano a partiti europei che erano minoritari all'interno del Parlamento europeo. La scelta di chi, all'interno del PPE, designare come presidente venne effettuata dal Consiglio, anche se nel 2004 per la prima volta un partito europeo aveva indicato in campagna elettorale chi era il suo candidato per la presidenza della Commissione (il Partito Verde Europeo aveva candidato Daniel Cohn-Bendit[10]).

Nel 2009 il Trattato di Lisbona ha reso obbligatoria per il Consiglio europeo la presa in conto del risultato delle elezioni europee per la nomina del presidente della Commissione. Nel 2009 per la prima volta uno dei due maggiori partiti europei (PPE e PSE) indicò esplicitamente in campagna elettorale un singolo candidato per la carica: il PPE candidò José Manuel Barroso per un secondo mandato, e dopo la sua vittoria elettorale il Consiglio europeo affidò effettivamente il reincarico a Barroso. Dal 2009 inoltre il Parlamento europeo "elegge", e non semplicemente approva, il presidente designato.

Nomina e mandato[modifica | modifica sorgente]

La procedura di nomina del presidente della Commissione europea è indicata dall'art. 17 del Trattato sull'Unione Europea[11].

Il presidente della Commissione europea viene designato a maggioranza qualificata dal Consiglio europeo, che deve tenere conto del risultato delle elezioni del Parlamento europeo. Il presidente appartiene al partito europeo che ha vinto le elezioni, ma finora sono stati pochi i casi in cui i vari partiti europei hanno indicato durante la campagna elettorale chi era il loro candidato per la presidenza della Commissione. Il Consiglio dispone dunque di margini piuttosto significativi per la scelta del presidente, ma i negoziati al riguardo si svolgono con un livello di trasparenza generalmente piuttosto basso.

Tuttavia, nelle elezioni europee del 2014 i maggiori partiti hanno designato un candidato al ruolo di presidente. I candidati sono Jean-Claude Juncker per il Gruppo del Partito Popolare Europeo, Ska Keller per i Verdi Europei - Alleanza Libera Europea, Martin Schulz per l'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici, Alexis Tsipras per la Sinistra Unitaria Europea - Sinistra Verde Nordica e Guy Verhofstadt per l'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa.

Spesso il presidente proviene da una significativa esperienza politica a livello nazionale (ad esempio è stato a capo del governo del suo Paese). Criteri che vengono presi in considerazione per l'individuazione del presidente designato sono la regione d'Europa da cui proviene, la dimensione del suo stato di origine, la sua abilità e la sua esperienza politica, la sua conoscenza delle lingue straniere[12]...

La designazione fatta dal Consiglio viene sottoposta al voto del Parlamento europeo, che elegge o respinge il presidente della Commissione. Dopo essere stato eletto, il presidente assegna i portafogli ai commissari indicati dagli stati membri e successivamente l'intera Commissione si sottopone al voto di approvazione del Parlamento. Anche il Consiglio europeo approva l'intera Commissione a maggioranza qualificata.

La Commissione europea e il suo presidente assumono il mandato entro sei mesi dopo le elezioni del Parlamento europeo[13], e come il Parlamento restano in carica cinque anni.

Il Parlamento europeo può costringere alle dimissioni il presidente e la sua Commissione con un voto di censura. Fino ad oggi nessun presidente della Commissione è stato rimosso, tuttavia nel 1999 la minaccia di farlo esercitata dal Parlamento indusse Jacques Santer e la sua Commissione a dimettersi[14].

Poteri e funzioni[modifica | modifica sorgente]

I poteri e le funzioni del presidente della Commissione europea sono indicate dall'articolo 17, comma 6 del Trattato sull'Unione Europea:

« Il presidente della Commissione:
  1. definisce gli orientamenti nel cui quadro la Commissione esercita i suoi compiti;
  2. decide l'organizzazione interna della Commissione per assicurare la coerenza, l'efficacia e la collegialità della sua azione;
  3. nomina i vicepresidenti, fatta eccezione per l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, tra i membri della Commissione.

Un membro della Commissione rassegna le dimissioni se il presidente glielo chiede. »

Il presidente della Commissione ha una posizione di supremazia all'interno dell'istituzione, dato che la Commissione agisce nel quadro degli orientamenti del suo presidente ed è lui a controllarne l'agenda politica. Per questa ragione e per i poteri della Commissione, il presidente della Commissione è in assoluto una delle personalità più influenti e potenti all'interno dell'Unione Europea.

Oltre ad orientare l'azione della Commissione, il presidente dispone di ampi poteri per la ripartizione delle competenze e l'assegnazione dei portafogli ai vari commissari e può costringere singoli commissari alle dimissioni. Il presidente convoca e presiede le riunioni della Commissione e del suo gabinetto e le riunioni di tutti i capi di gabinetto dei commissari.

Dal presidente della Commissione dipendono il Segretariato generale della Commissione e il Servizio giuridico. Egli è inoltre il punto di riferimento finale di tutto il personale della Commissione europea.

Il presidente rappresenta la Commissione e in tale veste partecipa alle riunioni del Consiglio europeo ed ai principali dibattiti del Parlamento europeo e del Consiglio dei ministri dell’Unione europea. Il presidente talvolta rappresenta l'Unione Europea anche nelle sue relazioni esterne, sebbene tale funzione sia svolta anche dal presidente del Consiglio europeo e dall'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Rapporto con il presidente del Consiglio europeo[modifica | modifica sorgente]

La delimitazione un po' vaga delle competenze e delle funzioni del presidente della Commissione rispetto a quelle assegnate al presidente del Consiglio europeo a seguito del Trattato di Lisbona ha fatto sì che alcuni segnalassero il rischio di tensioni tra le due cariche e la possibilità che si verifichi una situazione di "coabitazione" e di scontro istituzionale[15]. Vi è stato chi ha ipotizzato di assegnare alla stessa persona i due incarichi, in modo da risolvere il problema del loro rapporto reciproco e di dotare l'Unione Europea di un leader forte e riconosciuto. Tuttavia, alcuni stati membri probabilmente si opporrebbero a tale concessione del doppio incarico a una singola persona[16].

L'attuale presidente[modifica | modifica sorgente]

L'attuale presidente è il portoghese José Manuel Barroso, in carica dal 22 novembre 2004 e rinominato nel febbraio 2010 per un secondo mandato. È il dodicesimo presidente nella storia della Commissione.

Barroso è un esponente del Partito Social Democratico del Portogallo, che è un partito di centro-destra appartenente al Partito Popolare Europeo. Dal 2002 e fino alla sua indicazione come presidente della Commissione europea Barroso è stato primo ministro del Portogallo.

Nel 2004 Barroso venne nominato presidente della Commissione grazie alla sua appartenenza al PPE, che aveva vinto le elezioni europee, e all'appoggio ottenuto dai governi del Regno Unito, dell'Italia e di vari stati membri piccoli. Francia e Germania non lo appoggiarono, soprattutto per il sostegno che Barroso aveva offerto alla guerra in Iraq. Barroso venne eletto dal Parlamento europeo, che bocciò però il commissario italiano designato Rocco Buttiglione; dopo la sostituzione di quest'ultimo con Franco Frattini la Commissione Barroso I venne approvata.

Durante la campagna per le elezioni del Parlamento europeo del giugno 2009 il Partito Popolare Europeo indicò esplicitamente Barroso come il suo candidato per la presidenza della Commissione; mai prima di allora uno dei due maggiori partiti europei (PPE e PSE) aveva indicato esplicitamente in campagna elettorale un singolo candidato per la carica. In effetti, dopo la vittoria del PPE alle elezioni europee il Consiglio europeo designò Barroso come presidente della Commissione e il Parlamento lo elesse per il suo secondo mandato.

Come già per la formazione della Commissione Barroso I, anche nel 2009 il Parlamento europeo bocciò il commissario designato bulgaro Rumiana Jeleva e per ottenere l'approvazione del Parlamento Barroso fu costretto a sostituire Jeleva con Kristalina Georgieva.

Elenco dei presidenti della Commissione europea[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Presidenti della Commissione Europea.

Legenda:   [     ] Sinistra/Socialisti - [     ] Destra/Conservatori - [     ] Liberali -

N. Presidente Partito europeo Mandato Nazionalità
1 Walter Hallstein Popolare 1º gennaio 1958 - 30 giugno 1967 Germania Germania
2 Jean Rey Liberaldemocratico 1º luglio 1967 - 1º luglio 1970 Belgio Belgio
3 Franco Maria Malfatti Popolare 2 luglio 1970 - 1º marzo 1972 Italia Italia
4 Sicco Mansholt Socialista 22 marzo 1972 - 5 gennaio 1973 Paesi Bassi Paesi Bassi
5 François-Xavier Ortoli [17] 6 gennaio 1973 - 5 gennaio 1977 Francia Francia
6 Roy Jenkins Socialista 6 gennaio 1977 - 19 gennaio 1981 Regno Unito Regno Unito
7 Gaston Thorn Liberaldemocratico 20 gennaio 1981 - 6 gennaio 1985 Lussemburgo Lussemburgo
8 Jacques Delors Socialista 7 gennaio 1985 - 24 gennaio 1995 Francia Francia
9 Jacques Santer Popolare 25 gennaio 1995 - 15 marzo 1999 Lussemburgo Lussemburgo
10 Manuel Marín Socialista 15 marzo 1999 - 17 settembre 1999 Spagna Spagna
11 Romano Prodi Liberaldemocratico 17 settembre 1999 - 22 novembre 2004 Italia Italia
12 José Manuel Barroso Popolare 22 novembre 2004 - Portogallo Portogallo
13 Jean-Claude Juncker Popolare eletto Lussemburgo Lussemburgo

Emolumenti[modifica | modifica sorgente]

Il presidente della Commissione europea riceve gli stessi emolumenti del presidente del Consiglio europeo, ossia uno stipendio base pari al 138% dello stipendio base ricevuto dai funzionari della Commissione di più alto grado (18.025,09€ al mese[18]); lo stipendio base del presidente corrisponde attualmente a 24.874,62€ al mese.

Il presidente è assistito da uno staff di circa venti persone. Egli dispone di un'auto blu e di un assegno per la residenza, dato che si è scelto di non dotare tale carica di una residenza ufficiale[19].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Derk-Jan Eppink, Life of a European Mandarin: Inside the Commission, Tielt, Lannoo, 2007, ISBN 978-9020970227., pp. 221-222.
  2. ^ The 'empty chair' policy, CVCE.
  3. ^ EU and the G8, Commissione europea.
  4. ^ Derk-Jan Eppink, Life of a European Mandarin: Inside the Commission, Tielt, Lannoo, 2007, ISBN 978-9020970227., p. 24.
  5. ^ The new Commission - some initial thoughts, Burson-Marsteller, 2004. (archiviato dall'url originale il 25 settembre 2007).
  6. ^ Giles Merritt, A Bit More Delors Could Revamp the Commission in International Herald Tribune, 21 gennaio 1992. (archiviato dall'url originale il 21 gennaio 2008).
  7. ^ Simon Hix, What's wrong with the EU and how to fix it, Cambridge, Polity, 2008, ISBN 978-07456-4205-5., pp. 37-38.
  8. ^ Simon Hix, What's wrong with the EU and how to fix it, Cambridge, Polity, 2008, ISBN 978-07456-4205-5., pp. 158.
  9. ^ John Rossant, Commentary: Romano Prodi: Europe's First Prime Minister?, Business Week, 27 settembre 1999.
  10. ^ European Greens Found European Greens, Deutsche Welle, 23 febbraio 2004.
  11. ^ Trattato sull'Unione Europea
  12. ^ José Manuel Durão Barroso: The New Commission President, Grayling, 2004.
  13. ^ Nel 2009 tale termine non venne rispettato, poiché il Trattato di Lisbona entrò in vigore solo il 1º dicembre 2009 e il Parlamento europeo bocciò un commissario designato; la Commissione entrò in carica il 10 febbraio 2011.
  14. ^ Gareth Harding, Unfolding drama of the Commission's demise, European Voice, 18 marzo 1999.
  15. ^ Simon Hix e Gérard Roland, Why the Franco-German Plan would institutionalise 'cohabitation' for Europe, Foreign Policy Centre.
  16. ^ A Van Barroso, EU Observer, 15 aprile 2010.
  17. ^ Ortoli era membro del partito francese dell'Unione dei Democratici per la Repubblica, ma di nessun partito europeo.
  18. ^ Stipendi dei funzionari dell'Unione Europea, Commissione europea, 1º luglio 2009.
  19. ^ Honor Mahony, Member states consider perks and staff for new EU president, EU Observer, 14 aprile 2008.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Unione europea - Trattati, Istituzioni, storia dell'integrazione europea
1951-52 1957-58 1965-67 1986-87 1992-93 1997-99 2001-03 2007-09
Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA)
Comunità europea dell'energia atomica (CEEA o Euratom)
Comunità economica europea (CEE) Comunità europea (CE)
Comunità europee: CECA, CEEA, CEE Giustizia e
affari interni
(GAI)
 
Cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale (GAI)
Politica estera e di
sicurezza comune
(PESC)
U N I O N E   E U R O P E A   (U E)
Trattato di
Parigi
Trattati di
Roma
Trattato di
fusione
Atto unico
europeo
Trattato di
Maastricht
Trattato di
Amsterdam
Trattato di
Nizza
Trattato di
Lisbona