Elezioni europee del 2014

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Elezioni europee del 2014
Unione europea Unione europea
2014 EP result by Member State.svg
Commissione europea Da eleggere
PPE
221 / 751
S&D
189 / 751
ALDE
59 / 751
Precedenti 2009
Successive 2019

Le elezioni europee del 2014 si sono tenute nei 28 stati membri dell'Unione europea tra il 22 e il 25 maggio, come deciso unanimemente dal Consiglio dell'Unione europea[1]. Tutti i Paesi hanno però iniziato lo spoglio dei voti alle 23.00 del 25 maggio, in modo tale da rendere lo scrutinio una procedura simultanea in tutta l'Unione. Le elezioni europee del 2014 rappresentano l'ottava tornata elettorale per il Parlamento europeo, che si tengono ininterrottamente dal 1979, e sono state le prime alle quali ha partecipato anche la Croazia in qualità di nuovo paese membro dell'Unione.

Data elezioni[modifica | modifica sorgente]

In accordo con l'Art. 10 ed 11 sulle elezione diretta del Parlamento europeo[2], le elezioni devono essere tenute ogni cinque anni nel primo fine-settimana disponibile al termine del precedente mandato elettorale. Poiché le elezioni europee del 2009 si tennero dal 4 al 7 giugno, le elezioni si sarebbero dovute celebrare dal 5 all'8 giugno 2014. Tuttavia una decisione unanime del Consiglio europeo ha disposto di individuare una diversa data, che sarebbe altrimenti ricaduta nel periodo della pentecoste. Il Parlamento europeo nella risoluzione del 22 novembre 2012 chiese al Consiglio di scegliere fra il fine-settimana del 15 e quello del 22 maggio[3]. Il 14 giugno 2013 il Consiglio decise di fissare la data dal 22 al 25 maggio 2014.[4]

Ogni Stato membro dell'Unione europea ha avuto la libertà di definire in quali e per quanti giorni mantenere aperte le urne sul proprio territorio, rendendo possibile a ciascun paese membro di scegliere dei giorni abituali: giovedì nel Regno Unito, domenica in Germania e in Italia.

Le elezioni europee sono state associate ad altre consultazioni locali in alcune nazioni, per rinnovare la Camera dei rappresentanti in Belgio ed alcune assemblee locali in Germania, Grecia, Italia e Regno Unito.

Giorni in cui si è votato nei singoli paesi
22 maggio 23 maggio 24 maggio 25 maggio
Paesi Bassi Paesi Bassi, Regno Unito Regno Unito Irlanda Irlanda Francia Dipartimenti francesi d'oltremare, Lettonia Lettonia, Malta Malta, Slovacchia Slovacchia Austria Austria, Belgio Belgio, Bulgaria Bulgaria, Croazia Croazia, Cipro Cipro, Danimarca Danimarca, Estonia Estonia, Finlandia Finlandia, Francia Francia, Germania Germania, Grecia Grecia, Italia Italia, Lituania Lituania, Lussemburgo Lussemburgo, Polonia Polonia, Portogallo Portogallo, Romania Romania, Slovenia Slovenia, Spagna Spagna, Svezia Svezia, Ungheria Ungheria
Rep. Ceca Repubblica Ceca

Contesto[modifica | modifica sorgente]

La crisi dell'Eurozona in corso, un ramo della Grande Recessione, è iniziata alcuni mesi dopo le ultime elezioni del Parlamento nel giugno 2009.[5] Anche se ha interessato la maggior parte degli Stati membri dell'UE, le economie più colpite sono state quelle del sud Europa, in special modo di Grecia, Cipro, Italia, Spagna e Portogallo, ma anche d'Irlanda. Con le dure misure di austerità imposte a questi paesi, il consenso dell'opinione pubblica alle istituzioni dell'UE è significativamente diminuito. Ne sono esempio dati quale la percentuale di greci che approvano l'operato di Bruxelles, diminuita dal 32% del 2010 al 19% del 2013, oppure il livello di approvazione registrato in Spagna, che si è dimezzato dal 59% del 2008 al 27% del 2013.[6] Complessivamente, solo quattro dei 28 paesi membri giudicano positivamente la leadership EU.[7] Peter S. Goodman suggerisce che "la sfiducia nei trattati e le convenzioni che tengono insieme l'Europa moderna sembra a un massimo storico."[8]

José Manuel Barroso, il presidente della commissione europea, ha sostenuto che "stiamo assistendo ad un aumento dell'estremismo dall'estrema destra e dall'estrema sinistra» e ha suggerito che l'elezione potrebbe diventare "un festival di rimproveri", a suo parere infondati "contro l'Europa"[9] Il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier ha sostenuto che "La crisi economica potrebbe attivare le forze politiche centrifughe che potrebbero rivelarsi pericolose per l'Unione europea nel suo insieme" e ha continuato descrivendo gli euroscettici come "senza cervello". In risposta, il leader UKIP Nigel Farage ha accusato Steinmeier di far ricorso agli insulti in un tentativo disperato di distogliere l'attenzione dal disastro economico e sociale causato alla Grecia dall'adesione all'Euro[10]. Farage ha anche ipotizzato, nel suo discorso al Parlamento europeo nel gennaio 2014, che alle prossime elezioni "sarà una battaglia fra le democrazie nazionali e la burocrazia statale UE."[11]

Secondo una stima del The Economist del gennaio 2014 "le forze populiste anti-EU di destra e sinistra potrebbero prendere fra il 16% ed il 25% dei seggi del parlamento, dal 12% di oggi."[12] Un articolo di Policy Network del febbraio 2014, sostiene che i media si siano concentrati sui partiti anti-EU, ma tuttavia questi "rimarrebbero di modeste dimensioni" in confronto ai partiti maggiori; ancora secondo Policy Network "la loro crescita e la loro intenzione di collaborare, comporterà importanti cambiamenti per la UE e la politica europea."[13] Secondo alcuni sondaggi, in molte nazioni, la maggioranza relativa dei voti potrebbe essere ottenuta da un partito euroscettico, compresa la Francia (Fronte Nazionale),[14] l'Olanda (Partito per la Libertà),[15] e l'Austria (Partito della Libertà).[16] In Grecia, la Coalizione della Sinistra Radicale (SYRIZA) guida i sondaggi effettuati nel gennaio 2014.[17]

Principali alleanze[modifica | modifica sorgente]

Gruppo Ideologia Partiti europei
  PPE Liberalismo conservatore, cristianesimo democratico Partito Popolare Europeo
  S&D Socialdemocrazia, socialismo democratico e Terza via Partito Socialista Europeo
  ALDE Liberalismo e radicalismo Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa e Partito Democratico Europeo
  V–ALE Ambientalismo e regionalismo Partito Verde Europeo e Alleanza Libera Europea
  ECR Conservatorismo liberale, euroscetticismo moderato, liberismo, atlantismo Alleanza dei Conservatori e Riformisti Europei e Movimento Politico Cristiano d'Europa
  GUE–NGL Comunismo, socialismo democratico e sinistra ecologista Partito della Sinistra Europea e Alleanza della Sinistra Verde Nordica
  ELD Euroscetticismo, conservatorismo nazionale, populismo di destra[18] Movimento per un'Europa della Libertà e della Democrazia
  NI Indipendenti nessuno

Presidente della commissione europea[modifica | modifica sorgente]

Il trattato di Lisbona prevede che il parlamento europeo debba eleggere il presidente della Commissione europea, capo dell'esecutivo europeo, sulla base di una proposta fatta dal Consiglio europeo, prendendo in considerazione le elezioni europee (articolo 17, paragrafo 7 della TEU). Queste disposizioni vengono per la prima volta applicate durante le elezioni europee del 2014.

I maggiori partiti hanno designato un candidato al ruolo di presidente. I candidati sono Jean-Claude Juncker per il Gruppo del Partito Popolare Europeo, Ska Keller per i Verdi Europei - Alleanza Libera Europea, Martin Schulz per l'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici, Alexis Tsipras per la Sinistra Unitaria Europea - Sinistra Verde Nordica e Guy Verhofstadt per l'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa.

Tuttavia, rilevanti politici europei come il presidente Herman Van Rompuy,[19] il cancelliere tedesco Angela Merkel,[20] e l'ex presidente della commissione Jacques Delors[21] contestano l'aspirazione dei partiti politici europei di voler collegare la presidenza della commissione europea con i risultati delle elezioni europee ed esigono che il futuro presidente debba soddisfare le aspettative, prima di tutto, degli stati membri.

Confronti televisivi[modifica | modifica sorgente]

Per la prima volta, in occasione delle elezioni europee, si sono tenuti dei confronti televisivi tra i candidati alla presidenza del Parlamento europeo.

Uno di questi è stato trasmesso dall'Unione europea di radiodiffusione[22] che ha diffuso il segnale ai membri che ne hanno fatto richiesta. I dibattiti si sono tenuti in presenza del pubblico nella camera plenaria del parlamento europeo a Bruxelles. Moderatrice è stata la giornalista italiana Monica Maggioni, inviata di guerra e direttrice di Rai News 24 e Televideo RAI. Il dibattito si è svolto il 15 maggio, per una durata di 90 minuti, con la presenza dei cinque principali candidati: Schulz, Juncker, Keller, Verhofstadt, Tsipras.

Lista delle emittenti che hanno trasmesso il dibattito[23]
Stati membri TV RADIO INTERNET
Internazionale Deutsche Welle
Euronews
Germania Germania ZDF
ARD (Phoenix)
ARTE
ARTE
Francia Francia TV5MONDE
Chaîne Parlementaire
ARTE
Radio Nantes
Radio France
France Télévisions
Chaîne Parlementaire
ARTE
Italia Italia Rai (RaiNews24)
Regno Unito Regno Unito BBC (BBC Parliament) Caledonia Media
Spagna Spagna TVE (Canal 24 Horas)
Televisió de Catalunya (3/24 - regionale)
El Mundo
Teleprensa
Polonia Polonia Polish Radio
Romania Romania TVR
Antena 3
Digi 24
Paesi Bassi Paesi Bassi NOS
Belgio Belgio RTBF (La Trois)
VRT (Canvas)
Rep. Ceca Rep. Ceca Czech Radio
Grecia Grecia Efimerida ton Syntakton
Ungheria Ungheria
Portogallo Portogallo RTP (RTP Informação)
Económico TV
Diário de Notícias
Svezia Svezia SVT (differita)
Austria Austria ORF (ORF 3) Der Standard
Bulgaria Bulgaria BNT
Kanal 6
Finlandia Finlandia YLE
Danimarca Danimarca DR
Slovacchia Slovacchia Slovak TV
Croazia Croazia HRT (HRT 1)
RI TV (regionale)
Kanal RI (regionale)
TV Nova Pula (regionale)
TV Student (regionale)
Irlanda Irlanda RTE (Now News) RTE
Lituania Lituania DELFI
Lettonia Lettonia
Slovenia Slovenia
Cipro Cipro
Estonia Estonia
Lussemburgo Lussemburgo Chamber TV
Malta Malta Malta Today
Canada Canada Cable Public Affairs
Ucraina Ucraina NTU

L'8 e il 20 maggio inoltre, prima ZDF e ORF congiuntamente, e poi ARD, organizzeranno i duelli tra i leader delle principali forze parlamentari, ossia Jean-Claude Juncker per il PPE e Martin Schulz per il gruppo S&D

Ripartizione dei seggi[modifica | modifica sorgente]

Ripartizione dei seggi del parlamento europeo (cambiamenti fra il Trattato di Nizza ed il Trattato di Lisbona).

Stato Membro 2007
Nizza
2009
Nizza
(precedenti
elezioni)
2014
Lisbona
2014c
+ Croazia
Germania Germania 99 99 96 96
Francia Francia 78 72 74 74
Regno Unito Regno Unitoa 78 72 73 73
Italia Italia 78 72 73 73
Spagna Spagna 54 50 54 54
Polonia Polonia 54 50 51 51
Romania Romania 35 33 33 32
Paesi Bassi Paesi Bassi 27 25 26 26
Belgio Belgio 24 22 22 21
Rep. Ceca Rep. Ceca 24 22 22 21
Grecia Grecia 24 22 22 21
Ungheria Ungheria 24 22 22 21
Portogallo Portogallo 24 22 22 21
Svezia Svezia 19 18 20 20
Austria Austria 18 17 19 18
Bulgaria Bulgaria 18 17 18 17
Finlandia Finlandia 14 13 13 13
Danimarca Danimarca 14 13 13 13
Slovacchia Slovacchia 14 13 13 13
Croazia Croazia 11
Irlanda Irlanda 13 12 12 11
Lituania Lituania 13 12 12 11
Lettonia Lettonia 9 8 9 8
Slovenia Slovenia 7 7 8 8
Cipro Cipro 6 6 6 6
Estonia Estonia 6 6 6 6
Lussemburgo Lussemburgo 6 6 6 6
Malta Malta 5 5 6 6
Totale: 785 736 751b 751b

Le nazioni scritte in corsivo sono divise in sub-circoscrizioni nazionali.
a Include Gibilterra, ma nessun altro territorio britannico d'oltremare.
b Il presidente non viene contato ufficialmente, lasciando il totale a 750 parlamentari.
c Come proposto dal Parlamento europeo il 13 marzo 2013.[24]


L'articolo 14 del Trattato di Lisbona stabilisce che "Il Parlamento europeo è composto da rappresentanti dei cittadini dell'Unione. Essi non devono superare la quota di settecentocinquanta, più il Presidente. La rappresentanza dei cittadini deve essere regressivamente proporzionale, con una soglia minima di sei membri per ogni Stato membro. A nessuno stato membro dovranno essere assegnati più di novantasei seggi".

Era stato dichiarato il desiderio da parte dei governi degli stati membri di ratificare il Trattato di Lisbona prima delle elezioni del 2009, in modo che i suoi articoli che governano il Parlamento europeo potessero entrare in vigore già per quella elezione. Il processo fu tuttavia bloccato dal rifiuto dell'Irlanda al trattato, tramite referendum. Pertanto, nel giugno 2009, il Parlamento europeo fu eletto con le regole del Trattato di Nizza, che prevedeva 736 seggi in luogo dei 751 previsti dal Trattato di Lisbona.

Il Trattato di Lisbona fu poi ratificato, e le misure provvisorie furono ratificate nel dicembre 2011 per assegnare seggi addizionali alle nazioni "cresciute" già prima del 2014, senza sottrarre i tre seggi extra della Germania. Questi 18 eurodeputati in più portarono il numero dei membri del Parlamento a 754 per il periodo transitorio fino al 2014.[25] Tali 18 eurodeputati "fantasma" avrebbero all'inizio avuto una posizione da osservatori, prima di divenire membri a tutti gli effetti qualora un protocollo aggiuntivo fosse stato ratificato entro il 2014.[26][27]

Di conseguenza, le elezioni del 2014 saranno le prime ad applicare la ripartizione dei seggi prevista dall'applicazione del Trattato di Lisbona.

Tuttavia, l'adesione della Croazia all'Unione europea, avvenuta il 1º luglio 2013, ha obbligato la UE a rivedere la distribuzione dei seggi all'interno del Parlamento europeo, ed il numero dei seggi è salito a 766 con l'accesso del nuovo stato, sfondando quindi la soglia di 751 seggi stabilita dal Trattato sull'Unione europea.

L'eurodeputato Andrew Duff (ALDE, Regno Unito) ha stilato due articoli nel marzo 2011 e settembre 2012, proponendo nuove ripartizioni dei seggi (vedi tabella). Le decisioni sulla ripartizione dei seggi nel Parlamento sono governate dall'Articolo 14, che stabilisce che "Il Consiglio europeo deve adottare all'unanimità, su iniziativa del Parlamento europeo e con il suo consenso, una decisione che stabilisca la composizione del Parlamento europeo", rispettando il principio della proporzionalità regressiva, della soglia di 6 seggi per gli stati più piccoli e il limite di 96 deputati per lo stato più grande.

Legge elettorale[modifica | modifica sorgente]

Dall'ottobre 2008[28] Andrew Duff si appella al Parlamento europeo per una riforma della legge elettorale in vista delle elezioni del 2014, inclusa la creazione di un collegio di 25 seggi in cui ogni cittadino europeo possa essere autorizzato a votare sulla base di liste pan-europee. Duff è stato nominato relatore, in quanto il Parlamento ha il diritto di iniziativa in questo campo in cui il Consiglio si deve esprimere all'unanimità.

Dopo le elezioni del 2009, Duff propose una nuova versione del suo articolo,[29] che fu adottato dal Comitato sugli Affari Costituzionali nell'aprile 2011. La sessione plenaria del Parlamento respinse tuttavia l'articolo al Comitato nel luglio 2011. Una terza versione dell'articolo[30] fu pubblicata nel settembre 2011 e fu adottata dal Comitato Affari Costituzionali nel gennaio 2012; la proposta fu comunque ritirata prima di essere discussa dal Parlamento in plenaria nel marzo 2012, per timore che potesse essere nuovamente respinta.


Risultati finali[modifica | modifica sorgente]

Affluenza[modifica | modifica sorgente]

Regioni
Europa orientale Europa meridionale Europa occidentale Europa settentrionale
Bulgaria Bulgaria 35,5% Red Arrow Down.svg 3,49% Cipro Cipro 43,97% Red Arrow Down.svg 15,43% Austria Austria 45,7% Red Arrow Down.svg 0,27% Danimarca Danimarca 56,4% Red Arrow Down.svg 3,14%
Rep. Ceca Rep. Ceca 19,5% Red Arrow Down.svg 8,72% Croazia Croazia 25,06% Green Arrow Up.svg 4,22% Belgio Belgio 90% Red Arrow Down.svg 0,39% Estonia Estonia 36,44% Red Arrow Down.svg 7,46%
Ungheria Ungheria 28,92% Red Arrow Down.svg 7,39% Grecia Grecia 58,2% Green Arrow Up.svg 5,59% Francia Francia 43,5% Green Arrow Up.svg 2,87% Finlandia Finlandia 40,9% Green Arrow Up.svg 2,30%
Polonia Polonia 22,7% Red Arrow Down.svg 1,83% Italia Italia 58,68% Red Arrow Down.svg 7,78% Germania Germania 47,9% Green Arrow Up.svg 4,63% Irlanda Irlanda 51,6% Red Arrow Down.svg 7,04%
Romania Romania 32,16% Green Arrow Up.svg 4,49% Malta Malta 74,81% Red Arrow Down.svg 3,98% Lussemburgo Lussemburgo 90% Red Arrow Down.svg 0,76% Lettonia Lettonia 30,04% Red Arrow Down.svg 23,66%
Slovacchia Slovacchia 13,0% Red Arrow Down.svg 6,64% Portogallo Portogallo 34,5% Red Arrow Down.svg 2,27% Paesi Bassi Paesi Bassi 37% Green Arrow Up.svg 0,25% Lituania Lituania 44,91% Green Arrow Up.svg 23,93%
N.D. N.D. N.D. Slovenia Slovenia 20,96% Red Arrow Down.svg 7,41% N.D. N.D. N.D. Regno Unito Regno Unito 36% Green Arrow Up.svg 1,30%
N.D. N.D. N.D. Spagna Spagna 45,9% Green Arrow Up.svg 1,03% N.D. N.D. N.D. Svezia Svezia 48,8% Green Arrow Up.svg 3,27%
Media Media Media Media
Media Unione Europea 43,09% (Green Arrow Up.svg 0,09%)

Per nazione[modifica | modifica sorgente]

Di seguito è riportata la composizione definitiva del Parlamento Europeo nella VIII Legislatura. Accanto ai seggi assegnati ad ogni partito politico nazionale è indicata la percentuale di voti ottenuta da quel partito a livello nazionale.

Stato Gruppi politici al Parlamento europeo MPE Fonte
PPE S&D ALDE Verdi/ALE ECR GUE/NGL EFDD NI
Germania Germania 34 27 4 13 8 8 - 2 96 [2]
CDU/CSU (35,3%) 34 SPD (27,3%) 27 FDP (3,4%) 3 GRÜNE (10,7%) 11 AFD (7,1%) 7 LINKE (7,4%) 7 NPD (1,0%) 1
FW (1,5%) 1 P (1,4%) 1 FAMILIE (0,7%) 1 TP (1,2%) 1 Die Partei (0,6%) 1
ÖDP (0,6%) 1
Francia Francia 20 13 7 6 - 4 1 23 74 [3]
UMP (20,81%) 20 PS/PRG (13,98%) 13 MoDem/UDI (9,94%) 7 EE (8,95%) 6 FG (6,33%) 3 Joëlle Bergeron (Ind.) FN (24,86%) 23
UOM (-) 1
Regno Unito Regno Unito - 20 1 6 20 1 24 1 73 [4]
Lab (24,74%) 20 Lib Dems (6,69%) 1 GP (7,67%) 3 Cons (23,31%) 19 SF (0,66%) 1 UKIP (26,77%) 24 DUP (0,54%) 1
SNP (2,4%) 2 UUP (0,35%) 1
Plaid (0,69%) 1
Italia Italia 17 31 - - - 3 17 5 73 [5]
FI (16,82%) 13 PD (40,81%) 31 AE (4,03%) 3 M5S (21,16%) 17 LN (6,16%) 5
NCD/UDC (4,38%) 3
SVP (0,5%) 1
Spagna Spagna 17 14 8 4 - 11 - - 54 [6]
PP (26,06%) 16 PSOE/PSC (23,0%) 14 UPyD (6,5%) 4 ICV (9,99%)[31] 1 IU (9,99%)[31] 5
UDC (5,44%)[32] 1 CDC/PNV (5,44%)[32] 2 EPDD (4,02%) 2 PODEMOS (7,97%) 5
C's (3,16%) 2 PE (1,91%) 1 LPD (2,07%) 1
Polonia Polonia 23 5 - - 19 - - 4 51 [7]
PO (32,13%) 19 SLD (9,44%) 5 PiS (31,78%) 19 KNP (7,15%) 4
PSL (6,8%) 4
Romania Romania 15 16 1 - - - - - 32 [8]
PNL (15,0%) 6 PSD/PC/UNPR (37,6%) 16 Mircea Diaconu (Ind.) (6,81%) 1
PDL (12,23%) 5
UDMR (6,3%) 2
PML (6,21%) 2
Paesi Bassi Paesi Bassi 5 3 7 2 2 3 - 4 26 [9]
CDA (15,18%) 5 PvdA (9,4%) 3 D66 (15,48%) 4 GL (6,98%) 2 CU/SGP (7,67%) 2 SP (9,6%) 2 PVV (13,32%) 4
VVD (12,02%) 3 PvdD (4,21%) 1
Belgio Belgio 4 4 6 2 4 - - 1 21 [10]
CD&V (12,22%) 2 PS (11,15%) 3 VLD (12,51%) 3 Groen (6,51%) 1 N-VA (16,35%) 4 VB (4,14%) 1
CDH (4,32%) 1 SP.a (8,08%) 1 MR (10,32%) 3 Ecolo (4,45%) 1
CSP (0,19%) 1
Rep. Ceca Rep. Ceca 7 4 4 - 2 3 1 - 21 [11]
TOP 09/STAN (15,95%) 4 ČSSD (14,17%) 4 ANO 2011 (16,13%) 4 ODS (7,67%) 2 KSČM (10,98%) 3 SSO (5,24%) 1
KDU-ČSL (9,95%) 3
Grecia Grecia 5 4 - - 1 6 - 5 21 [12]
(22,71%) 5 ΕΛΙΆ ΔΠ (8,02%) 2 ANEL (3,47%) 1 ΣΥΡΙΖΑ (26,6%) 6 XA (9,38%) 3
Π (6,61%) 2 KKE (6,07%) 2
Ungheria Ungheria 12 4 - 2 - - - 3 21 [13]
Fidesz (51,48%) 12 MSZP (10,9%) 2 EGYÜTT2014/PM (7,25%) 1 Jobbik (14,67%) 3
DK (9,75%) 2 LMP (5,04%) 1
Portogallo Portogallo 7 8 2 - - 4 - - 21 [14]
PSD/CDS-PP (27,73%) 7 PS (31,49%) 8 MPT (7,15%) 2 PCP/PEV (12,69%) 3
BE (4,56%) 1
Svezia Svezia 4 6 3 4 - 1 2 - 20 [15]
M (13,60%) 3 S (24,50%) 5 FP (10,00%) 2 MP (15,30%) 4 V (6,30%) 1 SD (9,70%) 2
KD (6,00%) 1 FI (5,30%) 1 C (6,50%) 1
Austria Austria 5 5 1 3 - - - 4 18 [16]
ÖVP (26,98%) 5 SPÖ (24,09%) 5 NEOS (8,14%) 1 GRÜNE (14,52%) 3 FPÖ (19,72%) 4
Bulgaria Bulgaria 7 4 4 - 2 - - - 17 [17]
ГЕРБ (30,40%) 6 БСП (18,93%) 4 ДПС (17,27%) 4 ББЦ/ВМРО-БНД/ЗНС/ГД (10,66%) 2
ДБГ/ДСБ/СДС/altri (6,45%) 1
Finlandia Finlandia 3 2 4 1 2 1 - - 13 [18]
KOK (22,60%) 3 SDP (12,30%) 2 KESK (19,70%) 3 VIHR (9,30%) 1 PS (12,90%) 2 VAS (9,30%) 1
SFP (RKP) (6,80%) 1
Danimarca Danimarca 1 3 3 1 4 1 - - 13 [19]
C. (KF) (9,20%) 1 A. (S) (19,10%) 3 V. (V) (16,70%) 2 F. (SF) (10,90%) 1 O. (DF) (26,60%) 4 N. (8,00%) 1
B. (RV) (6,50%) 1
Slovacchia Slovacchia 6 4 1 - 2 - - - 13 [20]
KDH (13,21%) 2 Smer-SD (24,09%) 4 SaS (6,66%) 1 OL'aNO (7,46%) 1
SDKÚ-DS (7,75%) 2 NOVA (6,83%) 1
SMK-MPK (6,53%) 1
Most-Híd (5,83%) 1
Croazia Croazia 5 2 2 1 1 - - - 11 [21]
HDZ/HSS[33] (41,42%) 5 SDP[34] (29,93%) 2 HNS/IDS[34] (29,93%) 2 ORaH (9,42%) 1 HSP-AS[33] (41,42%) 1
Irlanda Irlanda 4 1 1 - 1 4 - - 11 [22]
FG (22,30%) 4 Indipendenti[35] (25,70%) 1 Indipendenti[35] (25,70%) 1 FF (22,30%) 1 Indipendenti[35] (25,70%) 1
SF (19,50%) 3
Lituania Lituania 2 2 3 1 1 - 2 - 11 [23]
TS-LKD (17,43%) 2 LSDP (17,26%) 2 LRLS (16,55%) 2 LVŽS (6,61%) 1 LLRA (AWPL) (8,05%) 1 TT (14,25%) 2
DP (12,81%) 1
Lettonia Lettonia 4 1 - 1 1 - 1 - 8 [24]
V (46,19%) 4 SDPS (13,04%) 1 LKS (6,38%) 1 NA (14,25%) 1 ZZS (8,26%) 0
Slovenia Slovenia 5 1 1 1 - - - - 8 [25]
SDS (24,88%) 3 SD (8,02%) 1 DeSUS (8,14%) 1 Verjamem (10,46%) 1
N.Si/SLS (16,56%) 2
Cipro Cipro 2 2 - - - 2 - - 6 [26]
ΔΗΣΥ/DISY (37,75%) 2 ΔΗΚΟ/DIKO (10,83%) 1 ΑΚΕΛ/ΑΚΕL (26,98%) 2
ΚΣ ΕΔΕΚ/KS EDEK (7,68%) 1
Estonia Estonia 1 1 3 1 - - - - 6 [27]
IRL (13,90%) 1 SDE (13,60%) 1 ER (24,30%) 2 Indrek Tarand (Indip.) (13,20%) 1
KE (22,40%) 1
Lussemburgo Lussemburgo 3 1 1 1 - - - - 6 [28]
CSV/PCS (37,65%) 3 LSAP/POSL (11,75%) 1 DP/PD (14,77%) 1 DG/LV (15,01%) 1
Malta Malta 3 3 - - - - - - 6 [29]
PN/NP (40,02%) 3 PL/MLP (53,39%) 3
Totale PPE S&D ALDE V-ALE ECR GUE/NGL EFDD NI MPE Fonte
221 191 67 50 70 52 48 52 751

Per gruppo politico[modifica | modifica sorgente]

Eurogruppo Sigla MPE Europartito Sigla MPE
Partito Popolare Europeo PPE 221 Partito Popolare Europeo PPE
Non iscritti
Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici S&D 191 Partito Socialista Europeo PSE
Non iscritti
Conservatori e Riformisti Europei ECR 70 Alleanza dei Conservatori e Riformisti Europei AECR
Movimento Politico Cristiano d'Europa ECPM
Non iscritti
Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa ALDE 67 Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa ALDE
Partito Democratico Europeo PDE
Non iscritti
Sinistra Unitaria Europea - Sinistra Verde Nordica GUE/NGL 52 Partito della Sinistra Europea SE
Alleanza della Sinistra Verde Nordica NGLA
Non iscritti
Verdi - Alleanza Libera Europea V - ALE 50 Partito Verde Europeo PVE
Alleanza libera europea ALE
Alleanza della Sinistra Verde Nordica NGLA
Non iscritti
Europa della Libertà e della Democrazia Diretta EFDD 48 Movimento per un'Europa della Libertà e della Democrazia MELD
Non iscritti
Non Iscritti 52 N.D. N.D. N.D.
Totale 751 N.D. N.D. N.D.

Note[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ COUNCIL DECISION 2013/299/EU, Euratom of 14 June 2013 fixing the period for the eighth election of representatives to the European Parliament by direct universal suffrage, published on 21 June 2013 by the Official Journal of the European Union, L 169/69.
  2. ^ Direktwahlakt (PDF-Datei; 83 kB) auf der Homepage des Bundeswahlleiters.
  3. ^ Application error
  4. ^ 2013/299/EU, Euratom: Beschluss des Rates vom 14. Juni 2013 zur Festsetzung des Zeitraums für die achte allgemeine unmittelbare Wahl der Abgeordneten des Europäischen Parlaments.
  5. ^ (EN) Nick Mead e Garry Blight, Eurozone crisis: are the years of pain over? in The Guardian, 14 agosto 2013. URL consultato il 21 marzo 2014.
  6. ^ EU Leadership Approval at Record Low in Spain, Greece, Gallup, 8 gennaio 2014. URL consultato il 20 gennaio 2014.
  7. ^ Approval of EU leadership lowest in Greece, EUobserver, 8 gennaio 2014. URL consultato il 20 gennaio 2014.
  8. ^ Skepticism And Contempt Color Upcoming European Parliament Elections in Huffington Post, 21 gennaio 2014. URL consultato il 23 gennaio 2014.
  9. ^ Jonathan Stearns, EU Elections May Be ‘Tense’ as Extremism Grows, Barroso Warns in Bloomberg News, 15 gennaio 2014. URL consultato il 20 gennaio 2014.
  10. ^ Bruno Waterfield, German foreign minister attacks 'brainless Eurosceptics' in The Daily Telegraph, 9 gennaio 2014. URL consultato il 23 gennaio 2014.
  11. ^ VIDEO: Now even the Greeks want to join Ukip, says Farage as his latest speech causes stir in Daily Express, 17 gennaio 2014. URL consultato il 20 gennaio 2014.
  12. ^ Turning right in The Economist, 4 gennaio 2014. URL consultato il 23 gennaio 2014.
  13. ^ De Lange, Sarah L., Rooduijn, Matthijs e Van Spanje, Joost, The ‘Le Pen-Wilders’ alliance will change European politics, Policy Network, 4 febbraio 2014. URL consultato il 5 febbraio 2014.
  14. ^ France's National Front tops EU election survey, EUobserver, 9 ottobre 2013. URL consultato il 20 gennaio 2014.
  15. ^ Peter Cluskey, Dutch study reveals immigration fears in Irish Times, 3 gennaio 2014. URL consultato il 23 gennaio 2014.
    «...Liberal-Labour coalition government, who are trailing in the polls behind Geert Wilders and his anti-immigrant Freedom Party in the run-up to the European elections».
  16. ^ Sensation: FPÖ neue Nummer 1 [Sensation: FPÖ new number 1], TZ Österreich, 16 gennaio 2014. URL consultato il 22 gennaio 2013.
  17. ^ Greece's anti-austerity Syriza party widens lead over conservatives, Reuters, 22 gennaio 2014. URL consultato il 23 gennaio 2014.
  18. ^ (EN) Parties and Elections in Europe. URL consultato il 4 maggio 2014.
  19. ^ Euractiv.com Van Rompuy scorns direct election of Commission president 14 October 2013.
  20. ^ EUobserver Merkel: EU vote not decisive on commission President 25.10.13.
  21. ^ Euractiv.fr, Jacques Delors verrait bien Pascal Lamy à la tête de la Commission, 15 October 2013.
  22. ^ Eurovision, [1] retrieved 3 March 2014.
  23. ^ Eurovision Debate, Eurovision Debate - PARTICIPATING BROADCASTERS 15 May 2014, retrieved 15 May 2014.
  24. ^ Composition of the European Parliament with a view to the 2014 elections in Europa.eu, 13 marzo 2013. URL consultato il 22 luglio 2013.
  25. ^ Europa.eu, Nota stampa del P.E. del 16/12/08.
  26. ^ Bruno Waterfield, Eighteen 'phantom' MEPs will do no work for two years (Londra), Telegraph, 22 maggio 2009. URL consultato l'8 giugno 2009.
  27. ^ MaltaMedia.com, Maltamediaonline.com, 10 giugno 2009. URL consultato il 15 marzo 2010.
  28. ^ Euractiv, MEP: 'Radical' electoral reform 'badly needed' for 2014 13 ottobre 2008.
  29. ^ Europolitics, Célia Sampol, European elections: Andrew Duff proposes creation of transnational list 26 aprile 2010.
  30. ^ Legislative observatory of the European Parliament, Procedure files on the Proposal for a modification of the Act concerning the election of the Members of the European Parliament by direct universal suffrage of 20 September 1976.
  31. ^ a b In Coalizione Sinistra pluralista (Iniziativa per la Catalogna Verde, Sinistra Unita).
  32. ^ a b In Coalizione per l'Europa (Convergenza Democratica di Catalogna, Unione Democratica di Catalogna, Partito Nazionalista Basco).
  33. ^ a b L'Unione Democratica Croata, il Partito Rurale Croato e il Partito Croato dei Diritti dr. Ante Starčević hanno partecipato alle elezioni in una coalizione che comprendeva anche altri partiti minori; dei 6 seggi ottenuti 4 sono andati al primo, uno al secondo e uno al terzo. Mentre i primi due partiti appartengono al PPE, il terzo è affiliato ai ECR. Il dato percentuale si riferisce alla coalizione.
  34. ^ a b Il Partito Socialdemocratico di Croazia, il Partito Popolare Croato - Liberal Democratici, la Dieta Democratica Istriana ed altri partiti minori hanno partecipato alle elezioni in coalizione; dei 4 seggi ottenuti complessiviamente 2 sono andati all'SDP, mentre uno a ciascuno degli altri due partiti citati. Il primo partito appartiene all'S&D, mentre gli altri due sono legati all'ALDE. Il dato percentuale si riferisce alla coalizione.
  35. ^ a b c Dei tre candidati indipendenti eletti, uno è affiliato all'ALDE, una ai S&D, e uno alla GUE/NGL. Il dato percentuale si riferisce a tutti i candidati indipendenti.