Liberal Democratici (Regno Unito)

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Liberal Democratici
(EN) Liberal Democrats
Leader Nick Clegg
Stato Regno Unito Regno Unito
Fondazione 1988
Sede 4 Cowley Street, Londra SW1P 3NB
Ideologia Liberalismo,
Liberalismo sociale,
Libertarismo civile
Liberalismo verde,
Liberalismo economico,
Progressismo
[senza fonte]
Socialdemocrazia (corrente minoritaria)
Collocazione Centro-sinistra
a Centro radicale
Partito europeo Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa
Gruppo parlamentare europeo Gruppo dei Democratici e Liberali per l'Europa
Affiliazione internazionale Internazionale Liberale
Seggi House of Commons
57 / 650
Seggi House of Lords
90 / 724
Seggi Parlamento Europeo
12 / 72
Seggi Assemblea di Londra
2 / 25
Organizzazione giovanile Youth Liberal
Sito web libdems.org.uk

I Liberal Democratici (in inglese Liberal Democrats, Lib Dems) sono un partito politico britannico centrista nato dalla fusione tra il Partito Liberale e il Partito Social Democratico nel 1988. Il loro colore simbolo è il giallo.[1]

Sono il terzo partito nel Parlamento del Regno Unito dopo Laburisti e Conservatori. Ideologicamente sono socioliberali, progressisti, ambientalisti ed europeisti.

Storia[modifica | modifica sorgente]

I Liberali ed i Socialdemocratici[modifica | modifica sorgente]

I Liberal Democratici sono i diretti eredi degli whigs, i liberali che hanno conteso la scena politica inglese ai Tories per tutto il XIX secolo. Tra i loro esponenti più illustri si ricorda il Primo Ministro David Lloyd George, a oggi l'ultimo Primo Ministro liberale.

Fino agli anni venti i liberali hanno rappresentato l'ala sinistra del parlamento britannico. Con l'avvento, agli inizi del secolo, del Partito Laburista, i liberali si sono caratterizzati sempre più come un partito di centro-sinistra, accusati dai laburisti di essere troppo "borghesi". Per tutta la seconda metà del XX secolo, i liberali sono stati ai margini della scena politica nazionale, nonostante la buona presenza nelle elezioni amministrative, a causa del sistema maggioritario che favoriva il partito laburista e quello conservatore. Del resto, dall'immediato dopoguerra al 1962, il Partito Liberale subì la scissione e la diretta concorrenza del Partito Liberale Nazionale, contrario a qualsiasi forma di accordo con i laburisti. Dalle elezioni del 1970, i liberali cominciarono a riguadagnare consensi, passando dal 7,5% al 13% del 1979. Alle politiche del 1982 i Liberali si presentarono alle elezioni con il Social Democratic Party, partito riformista e centrista scissosi nel 1981 dal Partito Laburista. Le elezioni furono vinte dai conservatori con il 42% dei voti. L'alleanza Lib-SDP ottenne il 25% dei consensi, contro il 27% dei laburisti, ma i liberal-socialdemocratici elessero appena 23 deputati, contro i 209 dei laburisti.[2]

I Lib Dems[modifica | modifica sorgente]

Nel 1988 i liberali ed i socialdemocratici si unirono e diedero vita al Liberal-Democratic Party, abbreviato in Lib-Dems.

Le elezioni del 1997 videro per la prima volta un notevole avvicinamento dei Lib-Dems verso i Laburisti di Tony Blair. Con la maggiore autonomia riconosciuta a Scozia e Galles nel 1999, i Liberal Democratici, da sempre fautori di un più deciso decentramento, entrarono a far parte dei governi locali, insieme ai Laburisti, ottenendo importanti concessioni sui programmi di governo (ad esempio l'abolizione delle tasse universitarie in Scozia).

Nel 1999, dopo 8 anni, il leader Paddy Ashdown lasciò il timone al giovane e carismatico parlamentare scozzese Charles Kennedy, da molti visto come l'antitesi del tipico e grigio politico britannico. Secondo molti osservatori, Charles Kennedy portò i Liberal-Democratici alla sinistra del cosiddetto New Labour (Nuovo Labour) di Tony Blair. In quegli anni, infatti, i Lib-Dems sostennero politiche quali la tassazione fino al 50% per i redditi più alti, l'educazione universitaria gratuita, politiche ambientali più radicali, depenalizzazione della cannabis, difesa ad oltranza di diritti civili, riforma elettorale in senso proporzionale, devoluzione, difesa dei diritti omosessuali.

Con il suo stile meno convenzionale (soprannominato chatshow Charlie), Charles Kennedy condusse i Lib-Dems ai migliori risultati elettorali dagli anni '20, ottenendo 63 parlamentari (e oltre il 23% dei voti) alle elezioni del maggio 2005. Un altro fattore cruciale per la sorprendente crescita dei Lib-Dems fu la loro ferma e coerente opposizione alla guerra in Iraq. Un numero notevole di ex-simpatizzanti Laburisti, infatti, in contrasto con il loro partito tradizionale, appoggiarono la politica estera dei Lib-Dems.[2]

Nel gennaio 2006 i Lib-Dems conobbero uno dei più difficili momenti negli ultimi vent'anni. Sotto crescente pressione da parte di alcune fazioni interne (la destra del partito accomunata dal programma liberista dell'Orange Book), il leader Charles Kennedy rassegnò le dimissioni a causa delle complicate condizioni di salute, dovute all'eccessivo uso di alcool. La campagna per eleggere il nuovo leader si concluse il 2 marzo 2006 con l'elezione di Sir Menzies Campbell, di gran lunga il più anziano dei contendenti e da taluni visto come il candidato più conservatore all'interno dei Lib-Dems.

Nel 2007 alle elezioni per il Parlamento scozzese e per l'Assemblea gallese, i Lib-Dems mantennero sostanzialmente inalterati i propri seggi, rispettivamente 16 (1 in meno) e 6. Il dato più preoccupante emerse invece dalle contemporanee amministrative in Inghilterra. I Lib-Dems ottennero 2126 consiglieri, ben 246 in meno, con un calo del 10%, a cui si aggiunse la perdita del controllo di 4 consigli, scendendo a 23 consigli contro i 27 precedenti. Il dato, però, si offriva ad una duplice interpretazione. Da un lato i Lib-Dems perdevano consersi a vantaggio dei conservatori, soprattutto nel sud dell'Inghilterra, a causa della campagna ambientalista condotta dai Tories; dall'altro lato i Lib-Dems superavano i Laburisti in termini di consiglieri (2126 contro 1865) e vi si avvicinavano molto in termini percentuali, 26 contro 27%. In tal modo, i Lib-Dems confermavano il proprio ruolo di terza forza del paese, con un consenso di almeno il 20% dei voti.

Nell'autunno 2007, allontanandosi la prospettiva di nuove elezioni generali, molti nel partito pensarono fosse opportuno ricercare un nuovo leader più giovane e carismatico. Menzies Campbell, che allora aveva 66 anni, si dimise il 15 ottobre 2007. Qualche mese dopo fu eletto il suo successore, Nick Clegg.[3]

Alle elezioni parlamentari del 6 maggio 2010 il partito ha ottenuto solo 57 seggi[4] alla Camera dei Comuni, benché i sondaggi durante la campagna elettorale e la buona impressione suscitata da Clegg nei tre dibattiti televisivi contro Gordon Brown e David Cameron, avessero fatto pensare ad un risultato più favorevole. I Lib-Dem restano penalizzati dal sistema uninominale maggioritario, ottenendo il 23% dei voi (+1%), ma 57 seggi (-5) pari appena all'8,3%. Ciò, comunque, non ha impedito ai Lib-Dem di tornare, dopo 90 anni, al governo. I Tories, infatti, pur risultando il primo partito non hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi e sono stati costretti ad aprire ad un governo di coalizione con i Lib-Dem. Nick Clegg è divenuto così vice-primo ministro del Governo del Regno Unito.[5]

Struttura[modifica | modifica sorgente]

I Liberal Democratici sono un partito federale, formato dai Liberal Democratici Inglesi, Liberal Democratici Scozzesi e i Liberal Democratici Gallesi. Nell'Irlanda del Nord non sono presenti, ma sono alleati con il Partito dell'Alleanza dell'Irlanda del Nord.

Nel partito sono rintracciabili due correnti:

  • I Liberal Sociali, molti dei quali eredi del Social-Democrat Party, ispirati da David Lloyd George e da John Maynard Keynes, sono a favore dello stato sociale e ad un'alta tassazione e propugnano le libertà civili e i diritti umani.
  • I Liberali classici o Libertari, molti dei quali eredi del Partito Liberale, contrari all'interventismo dello stato. Fa parte di questa correnti l'attuale leader Nick Clegg.

Leader[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ LibDems_StyleGuidlines2010.indd
  2. ^ a b www.liberalhistory.org.uk
  3. ^ www.bbc.co.uk
  4. ^ www.bbc.co.uk
  5. ^ www.repubblica.it

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]