Politica agricola comune

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Unione europea

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Sistema politico dell'Unione europea


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Categorie: Politica, Diritto
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La politica agricola comune (PAC) è una delle politiche comunitarie di maggiore importanza, impegnando circa il 34% del bilancio dell'Unione Europea[1]. È prevista dal Trattato istitutivo delle Comunità.

Trattato di Roma[modifica | modifica sorgente]

L'articolo 3 del Trattato di Roma afferma che la Comunità ha il compito di promuovere, mediante l'instaurazione di un mercato comune e il graduale riavvicinamento delle politiche economiche degli stati membri, uno sviluppo armonioso delle attività economiche. Per raggiungere tale scopo, occorreva:

  1. Abolire i dazi doganali tra gli stati membri;
  2. Istituire tariffe doganali e politiche commerciali nei confronti degli stati terzi;
  3. Eliminare gli ostacoli tra gli stati membri di capitali, servizi e persone;
  4. Instaurare una politica comune nel settore dei trasporti e in quello dell'agricoltura;
  5. Creare un Fondo sociale europeo e una Banca europea, per promuovere gli investimenti.

La PAC (Politica Agricola Comune o Comunitaria), fin dal suo inizio si era prefissata due obiettivi:

  1. Soddisfare gli agricoltori grazie al prezzo di intervento. Questo era il prezzo minimo garantito per i prodotti agricoli stabilito dalla Comunità Europea. Il prezzo delle produzioni non poteva scendere al di sotto di questo;
  2. Orientare le imprese agricole verso una maggiore capacità produttiva (limitando i fattori della produzione, aumentando lo sviluppo tecnologico e utilizzando delle migliori tecniche agronomiche).

A tal fine fu istituito il FEOGA (Fondo Europeo di Orientamento e Garanzia Agricola); questo ente finanziario aveva il compito di raggiungere questi due obiettivi. Il mantenimento dei prezzi fu assicurato dalla CEE, grazie ad apposite aziende che si preoccupavano dell’acquisto delle eccedenze di produzione; queste venivano acquistate ad un prezzo d’intervento leggermente inferiore a quello indicativo. Le eccedenze venivano in seguito vendute a Paesi terzi con esportazioni sottocosto. Nel peggiore dei casi, le eccedenze venivano tolte dal mercato e quindi letteralmente distrutte. A causa dei prezzi dei prodotti agricoli dei Paesi extracomunitari, troppo bassi rispetto a quelli della Comunità Europea, furono erette delle vere e proprie barriere doganali, che imponevano dazi sulle merci in ingresso, facendone crescere il prezzo e scoraggiandone, quindi, l’importazione.

Parallelamente, le esportazioni verso i Paesi dell’area extracomunitaria, furono incoraggiate con sovvenzioni (restituzioni) agli esportatori; tali restituzioni, compensavano la differenza tra prezzi comunitari più alti e prezzi esterni, più bassi. In tal modo, si ridussero le eccedenze che, altrimenti, sarebbero dovute essere acquistate dalle aziende incaricate dal FEOGA.

Il FEOGA[modifica | modifica sorgente]

Questo meccanismo mostrò subito un difetto: l’obiettivo della garanzia prevalse su quello dell’orientamento, favorendo da parte delle aziende agricole una tendenza ad accontentarsi del profitto garantito dai prezzi di intervento e dai prelievi tariffari. Venivano favorite quindi, sia le aziende meritevoli, quelle dirette da imprenditori più capaci, sia quelle meno efficienti, a scapito dell'ammodernamento, con grave costo sopportato dalla Comunità europea.

A causa della crisi mondiale alimentare e del cambiamento climatico, la riforma della politica agricola comune è stata recentemente oggetto di dibattito all'interno del Parlamento europeo.[2].

Breve percorso storico[modifica | modifica sorgente]

I sei paesi che costituirono il Mercato Europeo Comune erano appena usciti dalla guerra, in cui la popolazione aveva conosciuto situazioni di gravissima penuria alimentare. In Germania una situazione prossima alla fame si era perpetuata fino all’alba degli anni cinquanta. Quando i partner dell’accordo romano inviarono i propri ministri dell’agricoltura, circondati da stuoli di collaboratori tecnici, a Stresa, tra il 3 e l’11 luglio 1958, per decidere quale sarebbe stata la politica agraria del Mec, l’ordine dei governi era fondamentalmente uno: assicurare la certezza e l’abbondanza dei rifornimenti, qualunque situazione potesse attraversare il mercato mondiale. La durissima rivalità tra USA e Urss rendeva facilmente prevedibili, infatti, difficoltà di transito marittimo: l’imperativo fu di assicurare il cibo a tutti gli europei. Della situazione approfittò la Francia, consapevole delle proprie immense risorse agrarie. Lucidamente, de Gaulle ordinò al ministro Pisani di obbligare la Germania, che risentiva ancora, psicologicamente, della sconfitta, a pagare il conto del successo agricolo francese. Adenauer dovette ordinare al proprio ministro di accettare, per entrare nel consorzio, il diktat del Generale

Una delle misure consiste nella fissazione di livelli minimi di prezzo per i prodotti agricoli, che generano enormi eccedenze. La procedura usuale dell'Unione Europea è pagare gli esportatori perché vendano tali prodotti all'estero.

La storia dell’agricoltura del Mercato comune, che diverrà Comunità europea poi Unione europea, assorbendo, prima, la Grecia, l’Inghilterra, la Spagna e il Portogallo, poi tutti i paesi dell’est del Continente, è la storia dell’immenso successo della politica varata a Stresa, coronata da quell’abbondanza che si è tradotta, tra gli anni settanta e ottanta, in surplus di difficilissimo smaltimento. Il Consiglio dei ministri europei ha dovuto combattere, negli anni, con difficoltà sempre più gigantesche, soprattutto contro un'opinione pubblica che ha dimostrato chiaramente di rifiutare di finanziare i surplus, e l’assedio concentrico di tutti gli esportatori mondiali, in primo luogo gli Stati Uniti, che pretendevano di esportare nel ricco mercato europeo.[3]

Nel 1992 è stato approvato il progetto di riforma McSharry con il quale si cerca di ridurre l'onere della politica agricola comunitaria, così pesante da compromettere lo sviluppo di altre politiche.

Negli ultimi anni gli organi dell’Unione hanno radicalmente cambiato la politica tradizionale, i ministri dell’agricoltura possono vantare di avere assecondato gli impulsi dei media e dell’opinione pubblica. I nuovi regolamenti hanno drasticamente ridotto gli stimoli a produrre. Mentre in precedenza il reddito degli agricoltori comunitari veniva sostenuto principalmente a mezzo di sussidi, dagli anni '90 si è cominciato a dare maggiore applicazione al sistema delle "quote" di produzione, in modo da garantire agli agricoltori un livello minimo dei prezzi dei prodotti e di ripartire equamente tra i vari paesi comunitari una quota di produzione garantita. Tale politica ha però avuto un esito sostanzialmente negativo, in particolare per l'Italia che, non avendo saputo ottenere quote adeguate alla sua capacità produttiva e al suo fabbisogno interno, ha visto molto penalizzato il proprio settore agro-alimentare. Ciò è dipeso anche dal fatto che i paesi mediterranei non hanno saputo fare fronte comune per difendere le loro esigenze specifiche nel settore agricolo, a differenza dei paesi dell'Europa settentrionale e della Francia che hanno saputo volgere la Politica Agricola Comunitaria a proprio favore attraverso un'azione più incisiva e presente.

La riforma della PAC dopo il 2013[modifica | modifica sorgente]

La Conferenza sulla Revisione del Bilancio organizzata dalla Commissione Europea nel Novembre 2008 rappresenta indubbiamente un punto iniziale di dibattito. Inoltre, la pubblicazione nel Novembre 2009 di una dichiarazione realizzata da un gruppo di influenti economisti agrari provenienti da tutta Europa che sostengono "Una Politica Agricola Comune per i beni pubblici europei" ha alimentato ulteriormente tale dibattito.[4] La dichiarazione propone di eliminare tutti quei sussidi che stimolano la produzione e sostengono il reddito degli agricoltori.

Da aprile a giugno 2010, Dacian Cioloş, il Commissario Europeo responsabile dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale, ha organizzato un dibattito pubblico sul futuro della PAC. Questo dibattito era aperto a tutti i settori della società. Secondo il Commissario europeo: " La politica agricola europea non è un dominio riservato ai soli agricoltori. È la società intera a beneficiare di questa politica comune europea, che investe aree come l'alimentazione, la gestione dei territori e la protezione dell'ambiente."[5]

Per questo dibattito è stato creato un sito internet dove il pubblico generale, ma anche le organizzazioni agricole potevano mandare i loro contributi.[6]

Il dibattito era concentrato su 4 domande. Il pubblico poteva esprimere la sua opinione per ogni domanda:

1- Perché una politica agricola comune europea?

2- Quali obiettivi la società assegna all'agricoltura in tutta la sua diversità?

3- Perché riformare la PAC attuale e in che modo farla rispondere alle aspettative della società?

4- Quali sono gli strumenti per la PAC di domani?

I singoli cittadini, gruppi di riflessione e parti interessate (agricoltori, ecc…) hanno inviato quasi 6000 contributi. Si tratta dunque del più grande dibattito dell'UE condotto dalla Commissione europea fino ad ora. Un organismo indipendente ha quindi redatto una sintesi dei contributi ricevuti.[7]

La prospettiva di Cioloş sulla riforma della PAC[modifica | modifica sorgente]

Dacian Cioloş ha elencato le sette sfide che secondo lui sta affrontando la PAC oggi: l'alimentazione, la globalizzazione, l'ambiente, la sfida economica, la sfida territoriale, la diversità dell'agricoltura e la semplificazione della politica. La sua visione per il futuro, usando le sue parole, è la seguente: "Vedo una PAC forte, fondata su due pilastri. Una PAC che sostiene la diversità di tutte le agricolture e dei territori rurali europei, una PAC che crea i beni pubblici che la società europea attende."[8]

Le tappe successive[modifica | modifica sorgente]

Le contribuzioni ricevute durante il dibattito daranno spunto per preparare un documento sulla comunicazione della PAC dopo il 2013 che sarà pubblicato il 18 novembre 2010. Sulla base di questo documento, la Commissione Europea varerà una consultazione con le parti interessati. Dai risultati della consultazione, la Commissione Europea preparerà un abbozzo di legislazione che sarà inviato al Consiglio dell'UE e al Parlamento Europeo. Per la prima volta, le due istituzioni europee decideranno insieme sulla futura politica agricola. Il Trattato di Lisbona, che è in vigore dal Dicembre 2009 ha esteso i poteri del PE. Adesso sulle questioni di agricoltura, il PE e il Consiglio decidono insieme secondo la procedura di codecisione.

La PAC e gli impegni di condizionalità[modifica | modifica sorgente]

Tutti gli agricoltori beneficiari di pagamenti diretti sono soggetti al rispetto della condizionalità, al fine di evitare riduzioni o esclusioni nell'erogazione dei contributi comunitari. La condizionalità si compone dei Criteri di Gestione Obbligatori, ovvero dei requisiti in materia di salute pubblica, benessere animale, sicurezza alimentare e delle Buone Condizioni Agronomiche ed Ambientali al fine di rendere più verde e sostenibile la PAC.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Attività dell'Unione europea - Agricoltura
  2. ^ Articolo "Come sarà la politica agricola europea di domani" nel sito Web del Parlamento Europeo,06/11/2008
  3. ^ Antonio Saltini, Agripower: i futuri signori del grano del Pianeta, in Spazio rurale, LI, n. 2/2006
  4. ^ "Una Politica Agricola Comune per i beni pubblici europei"
  5. ^ EUROPA - Press Releases - Dacian Cioloș, Membro della Commissione europea responsabile dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale Quale agricoltura per l'Europa di domani? Invit...
  6. ^ http://ec.europa.eu/agriculture/cap-debate
  7. ^ http://ec.europa.eu/agriculture/cap-post-2013/debate/report/summary-report_en.pdf The debate summary report
  8. ^ http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=SPEECH/10/400&format=HTML&aged=0&language=IT&guiLanguage=en "Voglio una PAC forte, efficace ed equilibrata

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vito Saccomandi, Politica Agraria Comune (PAC) e Integrazione Europea, Edagricole, Bologna, 1978
  • Simone Vieri, Politica agraria comunitaria, nazionale e regionale, Edagricole, Bologna, 2001
  • Roberto Fanfani, Lo sviluppo della Politica Agricola Comunitaria, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1990