Giorgio La Malfa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Giorgio La Malfa
Giorgio La Malfa.jpg

Ministro per le Politiche Europee
Durata mandato 23 aprile 2005 –
17 maggio 2006
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Rocco Buttiglione
Successore Emma Bonino

Ministro del Bilancio
Durata mandato 4 aprile 1980 –
1º dicembre 1982
Presidente Francesco Cossiga, Arnaldo Forlani, Giovanni Spadolini
Predecessore Beniamino Andreatta
Successore Guido Bodrato

Dati generali
Partito politico PRI (1972-1994, 2001-2011)
AD (1994-1996)
RI (1996-2001)
on. Giorgio La Malfa
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Milano
Data nascita 13 ottobre 1939
Titolo di studio laurea in Giurisprudenza ed Economia Politica
Professione docente universitario in pensione
Partito PRI (1972-1994, 2001-2011), AD (1994-1996), RI (1996-2001)
Legislatura VI, VII, VIII, IX, X, XI, XIII, XIV, XV, XVI
Gruppo VI-XI legislatura:

PRI (1972-1994), XIII legislatura: Misto (1996-2001), XIV legislatura: Misto (5 giugno 2001-14 maggio 2002), Misto: Liberal-Democratici, Repubblicani, Nuovo Psi (14 maggio 2002-27 aprile 2006), XV legislatura: Misto: Repubblicani, Liberali, Riformatori (19 marzo 2007-10 marzo 2008), XVI legislatura: PdL (5 maggio 2008-2 settembre 2008), Misto: Liberal Democratici-MAIE (22 ottobre 2008-12 maggio 2009, 19 gennaio 2011-14 marzo 2013), Misto: Repubblicani, Azionisti, Alleanza di Centro (13 maggio 2009-19 gennaio 2011)

Coalizione Pentapartito (1980-1991), PpI (1994), L'Ulivo (1996), CdL (2001, 2006), PdL (2008)
Circoscrizione XIV (Marche)

Giorgio La Malfa (Milano, 13 ottobre 1939) è un politico e accademico italiano. Figlio di Ugo La Malfa, dal 1972 è deputato nazionale per il Partito Repubblicano Italiano, lo stesso di suo padre. Condannato per la tangente Enimont quando era segretario del partito, si dimise da tutti gli incarichi e li riprese dopo breve tempo; nel 2011 è stato espulso dal partito per aver votato contro la fiducia al governo in carica in quel momento.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studi e inizi[modifica | modifica wikitesto]

Laureato in giurisprudenza ed economia politica, è stato professore ordinario di Politica Economica nell'Università degli Studi di Catania, quasi sempre in aspettativa per mandato parlamentare. È deputato alla Camera sin dalla VI legislatura, dal 1972, riconfermato quasi ininterrottamente fino ad oggi. È stato ministro del Bilancio nei primi anni ottanta.

Deputato del PRI e il primo mandato europeo[modifica | modifica wikitesto]

Dirigente del Partito Repubblicano Italiano, viene eletto segretario nazionale il 12 settembre 1987, subentrando a Giovanni Spadolini che nel frattempo era diventato presidente del Senato.

Nel 1989 si candida alle europee del 1989 e viene eletto; aderisce al Gruppo Liberale e Democratico ma si dimette nel 1992 per incompatibilità di incarichi.

Nel 1992 esce dal governo Andreotti VII, dando vita all'opposizione di centro e puntando a fare del PRI il "partito degli onesti". Iniziative che portano i repubblicani ad ottenere il 4,4% alle elezioni politiche dello stesso anno, uno dei massimi risultati della loro storia.

L'esperienza di Alleanza Democratica e il secondo mandato parlamentare europeo[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso degli anni novanta, La Malfa guida il partito all'interno della coalizione di Alleanza Democratica, promossa dallo stesso Partito Repubblicano Italiano per accelerare il cammino delle riforme istituzionali. Dal 1993 la parabola del leader repubblicano, condannato in via definitiva a 6 mesi e 20 giorni nel Processo ENIMONT per finanziamento illecito al partito, entra nella fase discendente. La Malfa si dimette da segretario, lasciando il posto per alcuni mesi alla reggenza di Giorgio Bogi.

Tornato alla segreteria, si schiera con il Patto per l'Italia, la coalizione di centro che si presenta alle elezioni politiche del 1994.

Alle europee del 1994 si candida e viene eletto; aderisce al Gruppo del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori.

Deputato di Rinnovamento Italiano - Lista Dini[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1996 sostiene la candidatura di Romano Prodi a presidente del Consiglio, aderendo alla coalizione dell'Ulivo. Nel 1998 entra nel gruppo parlamentare di Rinnovamento Italiano, dal quale esce alla volta dei Federalisti Liberaldemocratici e Repubblicani, componente costituitasi all'interno del gruppo misto. Dal 1998 ha un atteggiamento critico nei confronti del centro-sinistra, astenendosi in occasione del voto di fiducia ai governi di Massimo D'Alema e Giuliano Amato.

Ritorno al PRI e l'incarico di Ministro nel terzo governo Berlusconi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2001 passa quindi alla coalizione di centrodestra della Casa delle Libertà guidata da Silvio Berlusconi. Dopo la svolta, una parte dei repubblicani fonda il partito Repubblicani Europei che rimane nella coalizione di centro-sinistra. Alle stesse elezioni politiche del 2001 è eletto alla Camera in quota proporzionale nella circoscrizione dell'Emilia-Romagna. All'indomani delle elezioni lascia la segreteria del partito e ne viene eletto presidente: al suo posto viene eletto Francesco Nucara.

La Malfa entra nel Governo Berlusconi III (2005-2006) il 22 aprile 2005 come Ministro per le Politiche Comunitarie, subentrando a Rocco Buttiglione. Alle elezioni politiche 2006 viene eletto alla Camera nelle liste di Forza Italia. Nel marzo 2007 a seguito della formazione della componente politica «Repubblicani, Liberali, Riformatori», diviene Vicepresidente del gruppo Misto.

Le elezioni anticipate del 2008 e l'espulsione dal partito[modifica | modifica wikitesto]

Rieletto alle elezioni politiche 2008, si iscrive al gruppo parlamentare del Popolo della libertà. Il 5 settembre 2008 lascia il PdL e si iscrive al gruppo Misto della Camera. Il 24 settembre 2009 annuncia pubblicamente il suo distacco dalla politica del governo Berlusconi IV, tramite una lettera aperta al Corriere della Sera[1].

Il 22 ottobre 2008 forma la componente Misto: Liberal Democratici Repubblicani; il 5 maggio 2009 l'abbandona costituendone una nuova insieme a Nucara e Baccini chiamata Misto-Repubblicani, Regionalisti, Popolari; con l'uscita di Baccini e l'adesione di Pionati nel settembre 2010 divente Misto-Repubblicani, Azionisti, Alleanza di Centro .

Fu espulso dal partito 8 giugno 2011 dal collegio dei probiviri per aver votato contro la fiducia al Governo Berlusconi IV il 14 dicembre 2010.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Autore di diversi saggi, tra le pubblicazioni si ricordano:

  • G. La Malfa "Le innovazioni nella teoria dello sviluppo" ed. FrancoAngeli, 1970;
  • E. Grilli, G. La Malfa, P. Savona "L'Italia al bivio, ristagno o sviluppo" ed. Laterza, 1985;
  • G. La Malfa, G. Turani "Le ragioni di una svolta" ed. Sperling & Kupfler, 1992;
  • G. La Malfa "L'Europa legata: i rischi dell'euro", ed. Rizzoli, 2000.

Provvedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito del "processo ENIMONT", ha subito una condanna definitiva a 6 mesi e 20 giorni di carcerazione per finanziamento illecito. Dalle sentenze risulta che abbia incassato 300 milioni di lire in nero per il suo partito (il partito repubblicano) tramite Carlo Sama, dirigente di Montedison[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giorgio La Malfa, «La Malfa: Berlusconi addio/Sono deluso da questo governo», Corriere della Sera, 24 settembre 2009, pag. 13.
  2. ^ P. Gomez, M. Travaglio, Se li conosci li eviti, Chiarelettere, ISBN 9788861900547, p. 195

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro per le Politiche Europee della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Rocco Buttiglione 22 aprile 2005 - 17 maggio 2006 Emma Bonino
Predecessore Ministro del Bilancio Successore Emblem of Italy.svg
Beniamino Andreatta 4 aprile 1980 - 1º dicembre 1982 Guido Bodrato

Controllo di autorità VIAF: 18530864 LCCN: n80128621