Papa Giovanni Paolo II

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« Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l'uomo. Solo lui lo sa! »
(Papa Giovanni Paolo II, Omelia della messa di inaugurazione del pontificato[1].)
Papa Giovanni Paolo II
Gpii.jpg
Giovanni Paolo II nel 1978
264º papa della Chiesa cattolica
John paul 2 coa.svg
Elezione 16 ottobre 1978
Insediamento 22 ottobre 1978
Fine pontificato 2 aprile 2005
Motto Totus tuus[2]
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Giovanni Paolo I
Successore papa Benedetto XVI
Nome Karol Józef Wojtyła
Nascita Wadowice, 18 maggio 1920
Morte Città del Vaticano, 2 aprile 2005 (84 anni)
Sepoltura Basilica di San Pietro in Vaticano
Firma Signature of John Paul II.svg
San Giovanni Paolo II
San Giovanni Paolo II.jpg

Romano Pontefice

Nascita Wadowice, 18 maggio 1920
Morte Città del Vaticano, 2 aprile 2005
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 1º maggio 2011 da papa Benedetto XVI
Canonizzazione 27 aprile 2014 da papa Francesco
Ricorrenza 22 ottobre
Attributi Pastorale, ferula, zucchetto, anello del Pescatore, mitra e tiara.
Patrono di Giornate mondiali della gioventù[3] e famiglie[4]

Papa Giovanni Paolo II (in latino: Ioannes Paulus PP. II, in polacco: Jan Paweł II, nato Karol Józef Wojtyła[?·info]; Wadowice, 18 maggio 1920Città del Vaticano, 2 aprile 2005) è stato il 264º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, 6º sovrano dello Stato della Città del Vaticano, accanto agli altri titoli connessi al suo ufficio.

Fu eletto papa il 16 ottobre 1978. In seguito alla causa di beatificazione, il 1º maggio 2011 è stato proclamato beato dal suo immediato successore Benedetto XVI e verrà festeggiato annualmente nel giorno del suo insediamento, il 22 ottobre; nella storia della Chiesa, non capitava da circa un millennio che un papa proclamasse beato il proprio immediato predecessore[5]. Il 27 aprile 2014 è stato proclamato santo da papa Francesco insieme a papa Giovanni XXIII[6].

Primo papa non italiano dopo 455 anni, cioè dai tempi di Adriano VI (15221523), è stato inoltre il primo pontefice polacco, e slavo in genere, della storia. Il suo pontificato è durato 26 anni, 5 mesi e 17 giorni ed è stato il terzo pontificato più lungo della storia (dopo quello di Pio IX e quello tradizionalmente attribuito a Pietro apostolo).

Giovanni Paolo II intraprese sin dal principio del suo pontificato una vigorosa azione politica e diplomatica contro il comunismo e l'oppressione politica, ed è considerato uno degli artefici del crollo dei sistemi del socialismo reale, già controllati dall'ex Unione Sovietica. Combatté la Teologia della liberazione, intervenendo ripetutamente in occasione di avvicinamenti di alcuni esponenti del clero verso soggetti politici dell'area marxista. Stigmatizzò inoltre il capitalismo sfrenato e il consumismo, considerati antitetici alla ricerca della giustizia sociale, causa d'ingiustificata sperequazione fra i popoli e lesivi della dignità dell'uomo. Nel campo della morale, si oppose fermamente all'aborto e all'eutanasia, e confermò l'approccio tradizionale della Chiesa sulla sessualità umana, sul celibato dei preti, sul sacerdozio femminile.

I suoi 104 viaggi in tutto il mondo videro la partecipazione di enormi folle (tra le più grandi mai riunite per eventi a carattere religioso). Con questi viaggi apostolici, Giovanni Paolo II coprì una distanza molto maggiore di quella coperta da tutti gli altri papi messi assieme. Questa grande attività di contatto (anche con le generazioni più giovani, con la creazione delle Giornate Mondiali della Gioventù) fu da molti interpretata come segno di una seria intenzione di costruire un ponte di relazioni tra nazioni e religioni diverse, nel segno dell'ecumenismo, che era stato uno dei punti fermi del suo papato.

Sul piano dei rapporti con l'Italia, i viaggi sottolinearono l'intenzione di separare l'aspetto politico da quello religioso, come il pontefice stesso tenne a sottolineare, due anni dopo la revisione del Concordato, nel 1986, a Forlì, ricordando che il precedente papa a visitare quella città era stato Pio IX, in veste anche di capo di Stato: "Da allora, la situazione politica è profondamente mutata, ed è stata come tale ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa".

Papa Wojtyła beatificò e canonizzò, anche se è difficile provarlo poiché i documenti relativi a molte delle prime canonizzazioni sono incompleti, mancanti o poco accurati, molte più persone di ogni altro pontefice, grazie anche all'abolizione, da parte sua, dell'ufficio di Promotor Fidei (Promotore delle Fede, noto anche come avvocato del Diavolo), rendendo così più scorrevole tale processo: le persone da lui beatificate furono 1338 e quelle canonizzate 482[7], mentre i predecessori nell'arco dei quattro secoli precedenti avevano proclamato soltanto 300 santi.

Fu detto "l'atleta di Dio"[8] per le sue varie passioni sportive: praticò sci, nuoto, canottaggio, calcio[9] e fu amante della montagna[10], continuando a praticare sport finché la salute glielo permise.

Indice

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Karol Wojtyła nel giorno della sua prima comunione

Karol Wojtyła (IPA: /ˈkarɔl ˈjuzef vɔjˈtɨwa/) era il terzo figlio di Emilia, nata Kaczorowska (1884-1929), e di Karol Wojtyła senior (1879-1941), ex-ufficiale dell'esercito asburgico. Da giovane veniva chiamato dagli amici e dai familiari "Lolek"[11].

Sua madre Emilia morì nel 1929 per insufficienza renale e per una malattia cardiaca congenita. Quando Karol, che aveva 9 anni, seppe della notizia disse: «Era la volontà di Dio»[12]. Suo fratello maggiore, Edmund, di professione medico, noto anche come Mundek, morì nel 1932 per aver contratto la scarlattina, all'età di 26 anni, da un paziente. La sorella Olga, invece, era morta poco dopo la nascita nel 1914, prima ancora, dunque, che Karol nascesse. Dopo la morte della madre Emilia, suo padre, uomo molto religioso, si impegnò con tutte le forze per fare studiare il figlio Karol. La sua gioventù venne segnata da un intenso rapporto con l'allora numerosa e viva comunità ebraica di Wadowice.

Università[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate del 1938 Karol Wojtyła, insieme con suo padre, lasciò Wadowice per trasferirsi a Cracovia, dove si iscrisse all'Università Jagellonica nel semestre autunnale. Nel suo primo anno studiò filologia, lingua e letteratura polacca. Prese anche lezioni private di francese.

Lavorò come bibliotecario volontario e fece l'addestramento militare obbligatorio nella legione accademica. Alla fine dell'anno accademico 1938-1939, impersonò il ruolo di Sagittarius nell'opera fiabesca The Moonlight Cavalier, prodotta da una compagnia teatrale sperimentale. Iniziò nel frattempo lo studio delle lingue, che lo portò poi a conoscere e parlare 11 idiomi diversi: polacco, slovacco, russo, italiano, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, ucraino e inglese, oltre al latino ecclesiastico.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

La casa natale di Wojtyła a Wadowice

Nel settembre del 1939 la Germania invase la Polonia e la nazione fu occupata prima dalle forze naziste e poi da quelle sovietiche. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Karol e suo padre fuggirono da Cracovia verso est, insieme con migliaia di altri polacchi. Durante la marcia dovettero a volte rifugiarsi dentro i fossi per nascondersi dai velivoli della Luftwaffe. Dopo avere camminato per 200 chilometri, seppero dell'invasione russa della Polonia e furono obbligati a ritornare a Cracovia.

Nel novembre, 184 accademici dell'Università Jagellonica furono arrestati e l'Università venne chiusa. Tutti i maschi abili furono costretti a lavorare. Nel primo anno di guerra Karol lavorò come fattorino per un ristorante. Questo lavoro leggero gli permise di continuare gli studi e la carriera teatrale e di mettere in pratica atti di resistenza culturale. Intensificò inoltre lo studio del francese.

Dall'autunno del 1940 Karol iniziò a lavorare nelle cave di pietra della Solvay[13], anche grazie al sostegno della sua insegnante di francese. Dato che l'azienda produceva soda caustica, particolarmente importante nel periodo bellico, a Wojtyła venne rilasciato un documento di identità (Ausweis) che lo risparmiò, a differenza di molti suoi coetanei, dalla deportazione in Germania o lungo il fronte orientale per svolgere lavori forzati[14]. Il lavoro presso la Solvay durò fino al 1944.

Il padre morì nel 1941. Nel 1942, Karol entrò nel seminario clandestino diretto dal cardinale Sapieha, arcivescovo di Cracovia. Il 29 febbraio 1944, tornando a casa dal lavoro nella cava, fu investito da un camion tedesco, perse coscienza e passò due settimane in ospedale. Riportò un trauma cranico acuto, numerose escoriazioni e una ferita alla spalla. Secondo Testimone della Speranza, la biografia scritta da George Weigel, questo incidente e la sopravvivenza ad esso sembrarono a Wojtyła una conferma della propria vocazione religiosa.

Nell'agosto 1944 iniziò la rivolta di Varsavia e il 6 agosto, il "lunedì nero", la Gestapo rastrellò la città di Cracovia, deportando i giovani maschi per evitare un'analoga sollevazione. Quando la Gestapo perquisì la sua casa, Wojtyła riuscì a scampare alla deportazione nascondendosi dietro una porta e si rifugiò nell'Arcivescovado, dove rimase fino a guerra finita. La notte del 17 gennaio 1945 i tedeschi abbandonarono la città. I seminaristi restaurarono il vecchio seminario, ridotto in rovine.

Servizio ecclesiastico[modifica | modifica wikitesto]

Visita alla Chiesa carmelitana della Visitazione della Beata Vergine Maria in Cracovia (fine di giugno del 1967, pochi giorni dopo essere stato nominato cardinale)

Karol Wojtyła venne ordinato sacerdote il 1º novembre 1946 dall'arcivescovo di Cracovia, Adam Stefan Sapieha. Subito dopo egli si trasferì a Roma per proseguire gli studi teologici presso la Pontificia Università San Tommaso d'Aquino (conosciuta anche come Angelicum). Nella tesi di dottorato, che aveva per tema la dottrina della fede in San Giovanni della Croce, Wojtyła pose l'accento sulla natura personale dell'incontro dell'uomo con Dio.

Ritornato in Polonia nell'estate del 1948, la sua prima missione pastorale fu nel paesino di Niegowić, a venticinque chilometri da Cracovia. Nel marzo 1949 fu trasferito nella parrocchia di San Floriano a Cracovia. Insegnò etica all'Università Jagellonica della città e successivamente all'Università Cattolica di Lublino. Nel 1958 fu nominato vescovo ausiliare di Cracovia e quattro anni dopo assunse la guida della diocesi quale vicario capitolare.

Nel 1961 Karol Wojtyła partecipò al Concilio Vaticano II con un contributo importante all’elaborazione della costituzione “Gaudium et spes[15].

Il 30 dicembre 1963 papa Paolo VI lo nominò arcivescovo di Cracovia. Sia come vescovo, prima, che come arcivescovo, poi, Wojtyła partecipò al Concilio Vaticano II, contribuendo ai documenti per la stesura della Dignitatis Humanae e della Gaudium et Spes, due dei documenti storici più importanti ed influenti prodotti dal concilio. In particolare, nel settembre del 1964 intervenne sullo schema preparatorio sulla libertà religiosa, evidenziando che nel testo si ometteva di dire che «solo la verità rende liberi».[16] Nel 1965 diede il suo contributo allo schema preparatorio della costituzione dogmatica Gaudium et Spes, pronunciando il 28 settembre un importante discorso in difesa dell'antropologia personalista[17].

Paolo VI mentre impone la berretta cardinalizia a Karol Wojtyła
Stemma cardinalizio di Karol Wojtyła

Il 26 giugno 1967 fu creato e pubblicato cardinale di San Cesareo in Palatio (diaconia elevata a titolo pro illa vice) da papa Paolo VI. A Cracovia si distinse per la sua attività di opposizione al regime comunista. In particolare, fece pubblicare a puntate nel suo giornale diocesano alcuni libri usciti all'epoca e colpiti dalla censura comunista. Tra questi Ipotesi su Gesù di Vittorio Messori e Lettera a un bambino mai nato della scrittrice fiorentina Oriana Fallaci. La giornalista, in particolare, non gradì la cosa e scrisse una lettera al cardinale, denunciando la violazione del diritto d'autore, problema che Wojtyła poté superare grazie alla legislazione vigente nello stato polacco[18].

Nell'agosto del 1978, dopo la morte di Paolo VI, partecipò al conclave che si concluse con l'elezione di Albino Luciani, il patriarca di Venezia, il quale divenne papa Giovanni Paolo I. Avendo 65 anni, Luciani era considerato un pontefice giovane in confronto ai suoi predecessori. Wojtyła, che allora ne aveva 58, avrebbe potuto attendersi di partecipare nuovamente ad un conclave prima di raggiungere gli ottant'anni, età massima per la partecipazione, ma certo non si sarebbe mai aspettato che il suo secondo conclave si sarebbe tenuto così presto. Invece il 28 settembre 1978, dopo solo 33 giorni di pontificato, Giovanni Paolo I morì. Nell'ottobre 1978 Wojtyła fece ritorno in Vaticano per prendere parte al secondo conclave in meno di due mesi.

Il secondo conclave del 1978[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conclave dell'ottobre 1978.
Il nuovo pontefice Giovanni Paolo II si affaccia alla loggia il giorno della sua elezione

Qualcuno pensa[senza fonte] che la sua nomina, come quella del suo predecessore, sia stata frutto di un compromesso: il conclave infatti, secondo quanto emerso dai racconti di alcuni cardinali, vide una netta divisione tra due candidati particolarmente forti quali il cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova, votato dalla parte dell'ala conservatrice, e il cardinale Giovanni Benelli, arcivescovo di Firenze, molto vicino a papa Giovanni Paolo I e sorretto dall'ala più riformista del Collegio dei Cardinali. Sembra che nei primi ballottaggi Benelli sia arrivato a nove voti dall'elezione, ma Wojtyła, in parte grazie al supporto ottenuto da cardinali come Franz König e altri che avevano precedentemente appoggiato Siri, venne eletto con grande stupore di tutto il mondo.

Alle 18:18 del 16 ottobre, dopo l'ottavo scrutinio, dal comignolo della Sistina si levò la fumata bianca. Poco meno di mezz'ora dopo, alle 18:45, il cardinale protodiacono Pericle Felici, annunciò: Annuntio vobis gaudium magnum; habemus Papam: Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum, Dominum Carolum, Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Wojtyła qui sibi nomen imposuit Ioannis Pauli. Pare che in un primo momento Wojtyła fosse orientato ad assumere il nome di Stanislao I in onore del santo patrono della Polonia: tuttavia, poiché i cardinali gli fecero notare che era un nome che non rientrava nella tradizione romana, Wojtyła scelse Giovanni Paolo II[19], in ricordo del predecessore e per tener viva la sua memoria[20].

Il cardinale Felici, al momento della conclusione dell'annuncio in latino – comunicare qual era il nome pontificale scelto – stranamente, e quasi misteriosamente, non pronunciò la parola "secundi", ma disse solo Ioannis Pauli, pur leggendo sul grande libro che un cerimoniere gli teneva aperto davanti, e che conteneva l'espressione "Ioannis Pauli secundi". Lo stesso cardinale aveva, un mese e mezzo prima, annunciato la nomina di Albino Luciani, scandendo bene le parole "Ioannis Pauli primi".

Pochi minuti più tardi il nuovo papa si presentò alla folla riunita in piazza San Pietro, affacciandosi dalla loggia che sovrasta l'ingresso della Basilica di San Pietro in Vaticano. Nel suo breve discorso egli si definì come «un nuovo vescovo di Roma... chiamato da un paese lontano» e superò subito le diffidenze degli italiani, che vedevano per la prima volta da lungo tempo un pontefice straniero, dicendo «se mi sbaglio mi corrigerete!»[21], frase rimasta famosa e che suscitò l'applauso dei presenti. Al termine egli impartì la prima benedizione Urbi et Orbi che fu trasmessa in mondovisione.

Il giorno seguente il nuovo pontefice celebrò la messa insieme al Collegio cardinalizio nella Cappella Sistina e il 22 ottobre iniziò solennemente il ministero petrino, quale 264º successore di Pietro apostolo.

Papa Giovanni Paolo II volle iniziare il suo pontificato rendendo omaggio ai due patroni d'Italia e così il 5 novembre 1978 visitò Assisi, per venerare san Francesco, e successivamente si recò anche alla basilica di Santa Maria sopra Minerva in Roma, per venerare la tomba di santa Caterina da Siena. Il 12 novembre Giovanni Paolo II prese possesso, come vescovo di Roma, della cattedra di San Giovanni in Laterano e il 5 dicembre compì la prima visita alle parrocchie della diocesi di Roma iniziando con San Francesco Saverio nel quartiere della Garbatella.

Il pontificato[modifica | modifica wikitesto]

« Non so se potrei bene spiegarmi nella vostra... nostra lingua italiana. Se mi sbaglio, mi corigerete. »
(Giovanni Paolo II)

L'inizio[modifica | modifica wikitesto]

Blasonatura dello stemma papale di Papa Giovanni Paolo II
John paul 2 coa.svg

D'azzurro, alla croce patente d'oro, il legno verticale movente dalla linea mediana dello scudo verso il fianco destro, accompagnata nel cantone sinistro inferiore dalla lettera capitale M dello stesso.

Sull'onda del processo di rinnovamento ecclesiastico avviato dal Concilio Vaticano II, Giovanni Paolo II fece a meno – come i suoi predecessori – di parte della simbologia e del cerimoniale tradizionale al fine di rendere il suo pontificato meno simile ad un vero e proprio regno. Decise, pertanto, di non usare il pluralis maiestatis, riferendosi a sé stesso con «Io» al posto di «Noi», e optò per una semplice messa di inaugurazione del ministero petrino, al posto della tradizionale cerimonia di incoronazione papale. Il suo stemma, come quello dei predecessori, fu sormontato della tiara (o triregno), un copricapo extra-liturgico adottato dai papi, sia negli stemmi che nelle apparizioni pubbliche, nella forma attuale, dall'inizio del XIV secolo e visto spesso come un simbolo di potere terreno e di ricchezza, ma egli non la indosserà mai sostituendola con la mitria.

« Il Papa Giovanni Paolo I, il cui ricordo è così vivo nei nostri cuori, non ha voluto il triregno e oggi non lo vuole il suo Successore. Non è il tempo, infatti, di tornare ad un rito e a quello che, forse ingiustamente, è stato considerato come simbolo del potere temporale dei Papi. »
(Papa Giovanni Paolo II, Omelia della messa di inaugurazione del pontificato[1])

Nell'omelia di inizio pontificato si soffermò anche sulla simbologia delle tre corone della tiara interpretandole, innovativamente, come la triplice missione di Cristo di "sacerdote, profeta-maestro e re".

Giovanni Paolo II allo Yankee Stadium di New York nel 1979

Il suo pontificato è stato caratterizzato da un'intensa attività pastorale che lo ha portato in ogni parte del mondo. Ha operato per la difesa della pace e per migliorare le relazioni con le altre religioni, in primo luogo con anglicani ed ortodossi.

Nei confronti degli ebrei, ha riconosciuto ufficialmente lo Stato di Israele ed ha chiesto perdono per le mancanze e i peccati dei cristiani verso i "fratelli maggiori" nel corso dei secoli.

Wojtyła ha avuto anche una grande attenzione ai temi sociali. Ha scritto due encicliche sulle distorsioni delle dottrine capitaliste e comuniste: la Laborem Exercens (14 settembre 1981) e la Centesimus Annus (1º maggio 1991), nel centenario della Rerum Novarum di papa Leone XIII.

Ha richiesto più volte a tutti gli Stati di rispettare la libertà religiosa dei propri cittadini, il suo primo pronunciamento in tale senso è stata una lettera al segretario delle Nazioni Unite Kurt Waldheim il 2 dicembre 1978 in occasione del trentesimo anniversario della firma della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948.

Gli anni ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Il Papa in visita alla Biblioteca Malatestiana, Cesena

Nel 1982 ha elevato l'Opus Dei al rango di prelatura personale[22]. Nel 1983 promulgò la nuova versione del Codice di diritto canonico, riformando l'edizione del 1917 che aveva promulgato Benedetto XV. Il 2 dicembre 1984 confermò la prassi del sacramento della confessione condannando la pratica della confessione comunitaria.

Con la costituzione apostolica Pastor Bonus del 1988 stabilì l'organizzazione della Curia Romana ed i compiti dei vari dicasteri. Nel 1989 respinse le richieste di 163 teologi e teologhe riunite nel documento chiamato Dichiarazione di Colonia in cui essi affermavano che non sarebbe dovuta obbedienza alla Santa Sede su alcune particolari questioni di fede (soprattutto riguardo ai temi della Humanae Vitae) e che sarebbe necessaria una consultazione popolare per l'elezione dei vescovi.

L'attentato subìto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Attentato a Giovanni Paolo II.
13 maggio 1981, ore 17:22: Mehmet Ali Ağca attenta alla vita di Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro

Il 13 maggio 1981 subì un attentato quasi mortale da parte di Mehmet Ali Ağca, un killer professionista turco, che gli sparò due colpi di pistola in piazza San Pietro, pochi minuti dopo che egli era entrato nella piazza per un'udienza generale, colpendolo all'addome. Wojtyła fu presto soccorso e sopravvisse. Dopo l'attentato fu sottoposto ad un intervento di 5 ore e 30 minuti[23].

Ritratto del 1981

Due anni dopo, nel Natale del 1983, volle andare in prigione per incontrare il suo attentatore e dargli il suo perdono. I due parlarono da soli per lungo tempo e la loro conversazione è rimasta privata. Il Papa disse poi dell'incontro: «Ho parlato con lui come si parla con un fratello, al quale ho perdonato e che gode della mia fiducia. Quello che ci siamo detti è un segreto tra me e lui». L'attentatore venne in seguito condannato all'ergastolo dalla giustizia italiana per attentato a Capo di Stato estero (infatti la legge di ratifica dei Patti Lateranensi, la L. 810/29, aveva esteso la condanna all'ergastolo prevista dalla fattispecie di "Attentato al Presidente della Repubblica" ex art. 276 c.p. anche alla persona del Sommo pontefice mentre, ex. art. 295 c.p., la pena in cui soggiace chi attenta alla vita di un Capo di Stato estero corrisponde alla reclusione non inferiore ai 20 anni). Nel 2000 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli concesse la grazia: Ali Ağca, estradato dall'Italia, fu condotto nel carcere di massima sicurezza di Kartal (Turchia), nel quale stava scontando la pena di dieci anni di reclusione per l'assassinio del giornalista Abdu Ipekci, avvenuto nel 1979.

Ali Ağca non ha mai voluto rivelare in modo chiaro la verità e ha ripetutamente cambiato versione sulla dinamica della preparazione dell'attentato, a volte suggerendo di aver avuto aiuti dall'interno del Vaticano. I documenti analizzati dalla commissione Mitrokhin dimostrerebbero che l'attentato fu progettato dal KGB in collaborazione con la polizia della Germania Orientale (Stasi) e con l'appoggio di un gruppo terroristico bulgaro a Roma, che a sua volta si sarebbe rivolto ad un gruppo turco di estrema destra, i Lupi grigi. Una relazione di minoranza della stessa commissione negò questa tesi; tuttavia, altri documenti scoperti negli archivi sovietici e resi pubblici nel marzo 2005 sostengono la tesi che l'attentato sia stato commissionato dall'Unione Sovietica[24].

Giovanni Paolo II con Sandro Pertini sull'Adamello

Le motivazioni che avrebbero portato l'URSS a preparare l'attentato non sono state chiarite; probabilmente, l'Unione Sovietica temeva l'influenza che un Papa polacco poteva avere sulla stabilità dei suoi Paesi satelliti dell'Europa Orientale, in special modo la Polonia.

Un'altra ipotesi (non necessariamente contraddittoria alla prima) è quella del coinvolgimento della mafia nell'attentato, suffragata dal memoriale del pentito di Cosa Nostra Vincenzo Calcara sulle dichiarazioni rese a Paolo Borsellino. Calcara racconta di essere stato incaricato dall'imprenditore mafioso e massone Michele Lucchese (che aveva contatti in Vaticano tramite il monsignor Marcinkus) di prelevare da Piazza San Pietro, 20 minuti dopo l'attentato, un turco armato da un mafioso bulgaro, Antonov. Assieme al turco e altri due mafiosi, si sarebbe recato a Paderno Dugnano, a casa di Lucchese, dove il turco sarebbe stato ucciso e seppellito[25].

Tutte queste informazioni vanno considerate alla stregua di ipotesi, perché non sono state comprovate le circostanze e le motivazioni dell'attentato. Un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede analizza l'attentato, mettendolo in relazione con l'ultimo dei Segreti di Fatima[26]. L'attentato è avvenuto nel giorno della ricorrenza della prima apparizione della Madonna ai pastorelli di Fatima e Giovanni Paolo II, convinto che fosse stata la mano della Madonna a deviare quel colpo e a salvargli la vita, volle che il bossolo del proiettile fosse incastonato nella corona della statua della Vergine a Fatima.

Un altro tentativo di assassinio di Giovanni Paolo II avvenne il 12 maggio 1982 a Fatima: un uomo riuscì a colpire di striscio il papa con una baionetta, prima di essere fermato dalla sicurezza[27]. L'uomo, un sacerdote spagnolo di nome Juan María Fernández y Krohn, si opponeva alle riforme del Concilio Vaticano II e definiva il papa un "agente di Mosca". Fu condannato a sei anni di prigione e, quindi, espulso dal Portogallo.

L'Anno Santo del 1983 e l'istituzione delle GMG[modifica | modifica wikitesto]

L'apertura della Porta santa in occasione del Giubileo del 1983

Per il 1983-1984 indisse il Giubileo Straordinario della Redenzione, nel 1950º anniversario della data convenzionale della morte e resurrezione di Cristo (33). In calendario indisse tra i vari appuntamenti il Giubileo dei Giovani che ebbe il suo culmine il 15 aprile 1984, Domenica delle Palme: quel giorno trecentomila giovani affollarono piazza San Pietro, cifra decisamente inconsueta per l'epoca.

Approfittando della concomitanza con l'Anno internazionale della Gioventù indetta dall'ONU, il Papa diede appuntamento ai giovani per l'anno successivo: l'incontro a Roma del 31 marzo 1985 segnò l'istituzione delle Giornate Mondiali della Gioventù.

Fu così deciso di continuare ad organizzare questo genere di eventi ogni due anni in una città del mondo scelta dal papa: le prime due furono Buenos Aires (1987) e Santiago de Compostela (1989). Con il passare degli anni le cosiddette "GMG" divennero incontri dall'importanza sempre maggiore, a prescindere dal numero effettivo di partecipanti. In particolare la GMG del 1995, svoltasi a Manila alla presenza di quattro o cinque milioni di persone, è considerato il più grande raduno umano della storia.

Gli anni novanta e i primi anni dopo il 2000[modifica | modifica wikitesto]

« Damose da fa'! Volemose bbene! Semo romani! »
(Papa Giovanni Paolo II – 26 febbraio 2004[28][29])

Il 15 agosto 1990 nella costituzione apostolica Ex corde ecclesiae stabilì alcune regole per le Università cattoliche, tra cui il requisito per i docenti dell'approvazione del proprio vescovo. Il 27 aprile 1991 Papa Giovanni Paolo II, in Basilicata, visitò Pisticci Scalo, frazione del comune di Pisticci, dove incoronò la statua di Santa Maria la Sanità del Casale, conservata nell'omonima Abbazia. Il 22 ottobre 1993 confermò la regola del celibato sacerdotale nella Chiesa latina, affermando che «bisogna ardire, mai ripiegare».[30]Nello stesso anno visitò la Sicilia, in un periodo segnato dalle tragiche vicende riguardanti i delitti mafiosi (fra i quali quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino): tra i momenti di maggiore impatto vi fu il discorso di accusa alla mafia ad Agrigento, presso la valle dei templi[31]. L'11 febbraio 1997, su indicazione del cardinale Camillo Ruini, nominò Antonio Buoncristiani come delegato ad «esercitare tutte le funzioni spettanti normalmente sia al Superiore generale che al Superiore provinciale» nella Società San Paolo, e quindi nella direzione della casa editrice delle Edizioni Paoline e di tutti i periodici da esse gestiti, tra cui Famiglia Cristiana. La vicenda portò alle dimissioni dell'allora direttore Leonardo Zega.

Con il motu proprio Ad tuendam fidem del 1998 chiarì il significato della «professione di fede del 1989» che stabilisce la necessità per i teologi cattolici di aderire alle «verità» proclamate dal magistero «in modo definitivo» anche quando queste non siano stabilite come dogma. Sempre nello stesso anno, con il motu proprio Apostolos suos del 21 maggio chiarì i limiti delle Conferenze episcopali.

Il 30 aprile 2000 ha canonizzato Faustina Kowalska e istituì la Festa della Divina Misericordia[32]. Il 17 agosto 2002 nel santuario della Divina Misericordia di Cracovia-Łagiewniki ha effettuato, con atto solenne, l'affidamento del mondo alla Divina Misericordia.

Il pontefice ribadì ripetutamente la dignità dell'uomo e il diritto alla vita, come fondamento di tutte le posizioni assunte in tema di morale. Ogni individuo è «unico e irripetibile» ed ogni persona in quanto è ad «immagine e somiglianza di Dio» ha una dignità che non è acquisita con meriti, ma è data fin dalla nascita. Il diritto naturale secondo san Tommaso discende dal diritto divino, da un volere del creatore che ha imposto tali leggi alla natura creata. La vita è un diritto in quanto dono di Dio, il Solo che può darla e toglierla. Il diritto alla vita è per il pontefice il fondamento di ogni altro diritto: della persona, e dell'esistenza di una giustizia e di un sistema di diritti a suo riguardo.

I problemi di salute[modifica | modifica wikitesto]

Papa Giovanni Paolo II nel 1993

Essendo il più giovane papa eletto dai tempi di papa Pio IX (1846), Giovanni Paolo II iniziò il suo pontificato in ottima salute. Era un uomo relativamente giovane che, diversamente dai suoi predecessori, faceva abitualmente escursioni, nuotava e sciava. Tuttavia, dopo oltre quindici anni sul seggio papale, un attentato ed un gran numero di traumi fisici, la sua salute cominciò a declinare. Nell'estate del 1992 gli fu rimosso un tumore benigno al colon, nel 1993 si slogò una spalla scivolando al termine di un'udienza e nel 1994 si ruppe il femore destro a seguito di una caduta nel bagno del suo appartamento privato. Fu sottoposto quindi ad un intervento di artroprotesi all'anca, il quale gli permise di tornare a camminare seppur con l'uso del bastone. Nel corso della benedizione natalizia del 1995 fu costretto ad interrompere il suo discorso per un malore. La stampa allora parlò di una recidiva del tumore asportatogli tre anni prima, ma solo dopo si seppe che, come confermato dal suo medico personale dott. Renato Buzzonetti si trattava di un attacco di appendicite acuta, il quale venne curato efficacemente attraverso una terapia medica fino all'intervento programmato di appendicectomia al quale il papa fu sottoposto nell'ottobre del 1996.

Il papa inoltre si ammalò di Parkinson. I primi sintomi, sempre secondo il dott. Buzzonetti in un'intervista a L'Osservatore Romano, apparvero alla fine del 1991 con un lieve tremore della mano sinistra, progredendo nel tempo e rendendo sempre più difficoltosi i movimenti e la pronuncia delle parole[33]. Con l'avanzare dell'età fecero comparsa anche problemi osteoarticolari, tra cui un'artrosi acuta al ginocchio destro, che, a partire dal 2002, rese sempre più difficoltoso per il papa il camminare e lo stare in piedi a lungo. Fu costretto per questo a utilizzare prima una pedana mobile e poi una sedia a rotelle. Nonostante questi disagi, continuò a girare il mondo. Disse di accettare la volontà di Dio che lo faceva papa e così rimase determinato a mantenere la carica fino alla morte, o finché non sarebbe diventato mentalmente inabile in maniera irreversibile. Coloro che lo hanno incontrato dicono che, sebbene provato fisicamente, sia sempre stato perfettamente lucido[34][35].

Nel settembre 2003, il cardinale Joseph Ratzinger, spesso considerato la «mano destra» di papa Wojtyła[36], disse «dovremmo pregare per il Papa», sollevando serie preoccupazioni circa lo stato di salute del pontefice.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Morte di Giovanni Paolo II e Autorità in delegazione ai funerali di Giovanni Paolo II.
La salma di Giovanni Paolo II

Il 1º febbraio 2005 fu ricoverato all'Ospedale Gemelli di Roma fino al 10 febbraio; successivamente fu costretto a saltare gran parte degli impegni previsti per l'aggravarsi delle sue condizioni di salute. Il 27 marzo, giorno di Pasqua, apparve alla finestra su piazza San Pietro per poco tempo. Il cardinale Angelo Sodano lesse il messaggio Urbi et Orbi quando il Papa benedisse la folla di mano sua. Tentò di parlare, ma non vi riuscì.

Il 30 marzo, mercoledì, il Papa apparve alla finestra su piazza San Pietro per poco tempo. Tentò inutilmente di parlare. Fu l'ultima volta che si mostrò in pubblico prima di morire. Morì il 2 aprile 2005 all'età di 84 anni alle ore 21:37 (la notte prima della Domenica della Divina Misericordia) dopo due giorni dal peggioramento del suo stato di salute a causa di un'infezione dell'apparato urinario. L'annuncio della morte venne dato dal portavoce vaticano Joaquín Navarro-Valls. Un "amen" sarebbe stata l'ultima parola pronunciata dal pontefice[37].

Da quella sera e fino al giorno delle esequie, più di tre milioni di pellegrini confluirono a Roma per rendere omaggio alla salma del Papa[38].

L'allora Presidente USA Bush con la moglie e i suoi predecessori Clinton e Bush padre inginocchiati davanti alla salma del Papa

I funerali ebbero luogo sei giorni dopo, venerdì 8 aprile 2005, celebrati dal cardinale Joseph Ratzinger in piazza San Pietro, con la partecipazione di un altissimo numero di capi di stato e di governo (più di 200 delegazioni ufficiali) oltre ai rappresentanti di tutte le religioni. Molti applausi e grida "Santo subito" accompagnarono l'omelia del cardinal Ratzinger[39].

Giovanni Paolo II fu poi sepolto nelle Grotte Vaticane, sotto la basilica. La bara fu calata in una tomba creata nella stessa nicchia precedentemente occupata dai resti di papa Giovanni XXIII. La nicchia era vuota da quando i resti di papa Giovanni erano stati spostati nel corpo principale della basilica dopo la sua beatificazione.

Si è stimato che il rito sia stato seguito direttamente da 250 000 − 300 000 persone che affollavano la piazza e l'antistante via della Conciliazione, e, tramite maxischermi, da almeno 2 milioni di persone riunite a Tor Vergata e nelle piazze di Roma[40].

L'eccezionalità dell'evento fu sottolineata in quei giorni da diversi commentatori[41], e il rito funebre fu trasmesso in diretta in mondovisione a reti unificate totalizzando, in Italia, quasi 15 milioni di spettatori e uno share del 90%.[42].

L'afflusso di pellegrini a Roma nei giorni precedenti al funerale fu particolarmente intenso e sono state stimate tra i 2 e i 5 milioni di presenze totali[43]. Furono allestite velocemente dalla Protezione Civile, tendopoli e ospedali da campo e furono posizionati nelle piazze cittadine, dal comune di Roma, ventisette maxischermi. La Protezione Civile prevedendo un afflusso straordinario a Roma, inviò, nei giorni precedenti, su scala nazionale a tutti i telefoni cellulari, alcuni SMS che fornivano informazioni sulle condizioni climatiche, i dati d'afflusso, e invitavano i "partecipanti" a seguire l'evento tramite maxischermo poiché piazza San Pietro era divenuta inaccessibile già dal 6 aprile[44].

La tomba di Giovanni Paolo II, situata nelle Grotte Vaticane prima della beatificazione

Il testamento[modifica | modifica wikitesto]

Il Testamento di Papa Giovanni Paolo II è un documento scritto da papa Giovanni Paolo II. È simile al testamento di Papa Paolo VI.

Il documento, scritto in lingua polacca, in periodi di tempo successivi, contiene una spiegazione delle diverse decisioni del Papa Giovanni Paolo II per la cessione dei suoi oggetti personali di uso quotidiano, seguono riflessioni su episodi significativi del suo pontificato e chiude con il ricordo delle molte persone conosciute, tra le quali include il rabbino di Roma. È stato letto prima al Collegio dei Cardinali dal Camerlengo Eduardo Martínez Somalo e dal Decano del collegio cardinalizio Joseph Ratzinger (che divenne Papa Benedetto XVI il 19 aprile 2005), prima del funerale di Papa Giovanni Paolo II. È stato reso pubblico il 7 aprile 2005. Testo in italiano Testo in polacco

Successione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conclave del 2005.

Subito dopo la morte di papa Giovanni Paolo II è iniziato il periodo di sede vacante ed il processo di successione. Il suo "anello piscatorio" ed il sigillo sono stati distrutti dal cardinale camerlengo, Eduardo Martínez Somalo, a significare la fine della sua autorità papale. L'appartamento papale e tutto ciò che era sotto la diretta autorità e giurisdizione di Sua Santità è stato sigillato ed è iniziato il cerimoniale di nove giorni di esequie. La salma di Giovanni Paolo II è stata esposta fino al suo funerale che si è tenuto venerdì 8 aprile.

Beatificazione[modifica | modifica wikitesto]

Beatificazione

Il 28 aprile successivo alla morte, papa Benedetto XVI ha concesso la dispensa dal tempo di cinque anni di attesa dopo la morte, per l'inizio della causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II. La causa è stata aperta ufficialmente il 28 giugno 2005 dal cardinale Camillo Ruini, vicario generale per la diocesi di Roma. Postulatore della causa è stato monsignor Slawomir Oder.

La nuova tomba di Giovanni Paolo II nella cappella di San Sebastiano della Basilica di San Pietro.

Il 2 aprile 2007 a due anni dalla morte, nella basilica di San Giovanni in Laterano in Roma, il cardinale Camillo Ruini ha dichiarato conclusa la prima fase diocesana del processo di beatificazione di Giovanni Paolo II, consegnando le risultanze alla Congregazione per le Cause dei Santi. Tale atto è avvenuto attraverso un iter giuridico-procedurale durante il quale sono stati letti in latino i verbali per il passaggio dei documenti, i quali riguardano la deposizione di 130 testimoni a favore e contro la beatificazione, nonché le conclusioni di teologi e storici al riguardo.

Al 1º aprile 2009 le segnalazioni di presunti miracoli al vaglio della Congregazione per le Cause dei Santi erano 251.[45] Il 19 dicembre 2009 con un decreto firmato da papa Benedetto XVI che ne attesta le virtù eroiche, è stato proclamato venerabile[46][47].

Il 14 gennaio 2011 Benedetto XVI ha promulgato il decreto che attribuisce un miracolo all'intercessione di Giovanni Paolo II. Secondo quanto riportato dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, si tratta della guarigione dal morbo di Parkinson (lo stesso di cui ha sofferto Giovanni Paolo II) della religiosa francese suor Marie Simon-Pierre (delle Piccole Suore delle Maternità Cattoliche, nata nel 1961)[48]. La malattia le era stata diagnosticata nel 2001. Secondo la testimonianza della religiosa, la guarigione per intercessione del pontefice è avvenuta la sera del 2 giugno 2005, quando aveva 44 anni[49].

La cerimonia di beatificazione ha avuto luogo in piazza San Pietro il 1º maggio 2011 (Domenica della Divina Misericordia) ed è stata presieduta dal papa suo successore, Benedetto XVI.[50][51] Alla cerimonia erano presenti circa un milione e mezzo di fedeli[52], provenienti da tutto il mondo, tra cui moltissimi polacchi. Un immenso e lunghissimo applauso ha salutato l'immagine del beato Giovanni Paolo II mentre veniva scoperta dal balcone della Loggia delle benedizioni della Basilica Vaticana. Circa 90 sono state le delegazioni internazionali che hanno presenziato alla cerimonia. Il feretro del Papa, riesumato per l'occasione il 29 aprile, dalle Grotte Vaticane è stato nuovamente esposto presso l'Altare della Confessione di San Pietro, ricevendo l'omaggio ininterrotto dei pellegrini sino al 2 maggio, quando la cassa contenente il corpo del beato Giovanni Paolo II è stata tumulata, in forma privata, presso la cappella di San Sebastiano.

Canonizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Canonizzazione

Giovanni Paolo II è stato canonizzato, insieme a Giovanni XXIII, da papa Francesco, con la concelebrazione del papa emerito Benedetto XVI, il 27 aprile 2014 (come per la beatificazione, festa della Divina Misericordia)[53].

Alla cerimonia ha partecipato in piazza San Pietro più di un milione di fedeli, per la maggior parte polacchi, mentre sono state stimate in due miliardi le persone pronte a seguire l'evento, trasmesso in mondovisione[54][55].

Oltre a maxischermi posti in chiese e piazze in tutto il pianeta, per la prima volta nella storia un evento è stato trasmesso in diretta 3D in più di 500 cinema in 20 paesi del mondo[56][57] (in Italia è altresì andato in onda in tale formato sul canale a pagamento Sky 3D). L'evento è anche stato registrato in Ultra HD 4K grazie alla collaborazione tra il Centro Televisivo Vaticano, Sony e Sky Italia[58].

Ai fini della canonizzazione la Chiesa ha ritenuto miracolosa la guarigione di Floribeth Mora Díaz, nata il 19 giugno 1963 a San José, in Costa Rica. La mattina dell'8 aprile 2011 la donna si era svegliata con un forte mal di testa, perdurando il quale era stata sottoposta a un'angiografia, che aveva rivelato la rottura di un aneurisma cerebrale con conseguente emorragia subaracnoidea, non operabile nelle strutture mediche locali[59].

Rimandata a casa senza speranza di guarire, il 1º maggio, mentre seguiva in televisione la cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II, iniziata alle 10, quando in Costa Rica erano le 2, gli chiese di intercedere per la sua guarigione poi, dopo aver assistito a tutta la trasmissione, si addormentò. La mattina seguente, dopo il risveglio, riferì di aver sentito interiormente la voce del papa, da poco beato, che la invitava ad alzarsi dal letto: non provava più alcun disturbo, e due risonanze magnetiche, l'11 novembre 2011 e il 16 maggio 2012, confermarono la scomparsa dell'aneurisma[60].

Dati, opere e documenti del Pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Incontro con Vladimir Putin nel 2000
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dati sul pontificato di Papa Giovanni Paolo II e Opere e documenti di Giovanni Paolo II.

Durante il suo pontificato ha scritto 14 encicliche, proclamato ben 482 santi (più di tutti gli altri papi messi insieme) e percorso 1 163 865 km in aereo facendo 104 viaggi apostolici e 146 visite pastorali; il suo è stato il 3º pontificato più lungo della storia.

Filatelia e numismatica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Emissioni filateliche della Città del Vaticano sotto Giovanni Paolo II.
Papa Giovanni Paolo II, 1979

Durante il suo pontificato la Città del Vaticano ha emesso più di 500 valori postali diversi.

Papa Giovanni Paolo II è il primo Papa della storia ad essere soggetto di una banconota. È infatti raffigurato in quella da 50 złoty polacca del 16 ottobre 2006. Su un lato Karol Wojtyła è ripreso con la croce pastorale, mentre l'altra faccia mostra la celebre immagine dell'inaugurazione del Ministero che testimonia il profondo legame tra il Papa e il cardinale Stefan Wyszyński, Primate di Polonia.

Magistero e altri interventi[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Paolo II proseguì l'insegnamento della dottrina cattolica attraverso la redazione di una serie di scritti teologici, che ebbero forte eco all'interno della Chiesa e, spesso, anche al suo esterno.

Un grande risultato di Giovanni Paolo II fu la pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, che diede alla Chiesa cattolica un catechismo molto più aggiornato. Le sue prime encicliche si soffermarono sul Dio «Uno e Trino»: la prima di esse, Redemptor Hominis (1979) riguarda la figura di Gesù; la seconda, Dives in Misericordia (1980) parla di Dio; nel 1985 completò la trilogia, con la Dominum et Vivificantem sullo Spirito Santo che «è Signore e dà la vita». Giovanni Paolo II mantenne questa focalizzazione su Dio durante tutto il pontificato.

Nella sua visione per il nuovo millennio, contenuta nella Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte del 6 gennaio 2001, un «programma per ogni tempo», enfatizzò l'importanza di «ripartire da Cristo»: «No, non una formula ci salverà, ma una Persona». La prima priorità per la Chiesa è la santità: «Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana». Inoltre, «per questa pedagogia della santità c'è bisogno di un cristianesimo che si distingua innanzitutto nell'"arte della preghiera"». La sua ultima enciclica, Ecclesia de Eucharistia (2003) è sull'Eucarestia, che Wojtyła II afferma «contenere l'intera ricchezza spirituale della Chiesa: Cristo stesso», enfatizzando il bisogno di «rinnovare la meraviglia» sull'Eucarestia e «contemplare il volto di Cristo».

Altri documenti importanti del suo pontificato sono stati la Laborem Exercens (1981) e la Centesimus Annus (1991) sui temi del lavoro, la Evangelium Vitae (1995) sull'inviolabilità della vita, la Fides et Ratio (1998) sui rapporti tra fede e ragione, e la Veritatis Splendor (1993), sulla morale cattolica.

Diversi personaggi hanno criticato Giovanni Paolo II, adducendo che egli abbia bloccato gli sforzi progressisti seguiti al Concilio Vaticano II, diventando un simbolo del lato conservatore della Chiesa cattolica. La sua opposizione a metodi contraccettivi, aborto e omosessualità è stata continua; un punto molto controverso del suo papato fu la lettera del 1º ottobre 1986 a tutti i vescovi in cui descriveva l'omosessualità come una «tendenza verso un male morale intrinseco» e «un disordine oggettivo». Nel suo libro Memoria e identità afferma che la spinta per il matrimonio gay potrebbe essere parte di «una nuova ideologia del male... che tenta di minare i diritti umani, contro la famiglia e le persone».

Il tema della «cultura della morte»[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 gennaio 2005, durante il messaggio ai diplomatici presso la Santa Sede, antepose a tutti i problemi dell'umanità, compresa la fame, il tema della «sfida della vita» contro quella che definì come «cultura della morte», rappresentata da aborto, fecondazione artificiale, clonazione, eutanasia, unioni civili e matrimoni omosessuali, dichiarando che «lo Stato ha come suo compito primario proprio la tutela e la promozione della vita umana». Il tema della «cultura della morte» e la condanna di essa ricorre in numerosi pronunciamenti di Giovanni Paolo II.

Aborto[modifica | modifica wikitesto]

La sua dottrina ha difeso fortemente la vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. Questa posizione è stata per qualcuno di stampo conservatore, mentre altri l'hanno considerata un baluardo nella difesa dei più deboli e della vita. Nell'enciclica Evangelium vitae del 25 marzo 1995 definì «democrazie totalitarie» gli Stati democratici che consentono l'interruzione volontaria di gravidanza.

Omosessualità[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1986, durante il suo pontificato, la Congregazione per la dottrina della fede emana un documento intitolato Cura pastorale delle persone omosessuali (De pastorali personarum homosexualium cura)[61][62], che afferma:

« Occorre invece precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l'inclinazione stessa dev'essere considerata come oggettivamente disordinata »

Il documento porta la firma dell'allora Prefetto della Congregazione, il cardinale Joseph Ratzinger.

Il giorno dopo il World Gay Pride tenutosi a Roma nel 2000, contemporaneamente al Giubileo, durante l'Angelus espresse dalla finestra di Piazza San Pietro «amarezza per l'affronto recato al grande Giubileo dell'anno Duemila e per l'offesa ai valori cristiani di una città che è tanto cara al cuore dei cattolici di tutto il mondo».

Il 25 gennaio 2003 con un decreto della Congregazione per la dottrina della fede ordina la dimissione dallo stato clericale di Franco Barbero, della Comunità ecclesiale di base di Pinerolo che aveva simbolicamente benedetto alcuni matrimoni omosessuali.

Ordinazione femminile[modifica | modifica wikitesto]

Si è espresso contro l'ordinazione al sacerdozio di donne. Nel 1979, in risposta ad un rappresentante delle suore degli Stati Uniti, disse:

« la fedeltà a Cristo, soprattutto nella vita religiosa, non può essere mai separata dalla fedeltà alla Chiesa [...] non è da sottovalutare il fatto che la vostra consacrazione a Dio deve manifestarsi nel segno esteriore permanente di un semplice e idoneo abito religioso. »
(Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II alle religiose di Washington[63])

Tale posizione fu ribadita con la lettera apostolica Mulieris dignitatem[64] il 15 agosto 1988 e successivamente il 22 maggio 1994 nella lettera Ordinatio sacerdotalis:

« [il papa] in virtù del [suo] ministero di confermare i fratelli [dichiara che] la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l'ordinazione sacerdotale, e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli »
(Ordinatio Sacerdotalis, 3[65])

Sull'ipotesi che per tale pronunciamento si fosse avvalso dell'infallibilità papale intervenne dapprima la Congregazione per la Dottrina della Fede, con il suo Responsum in data 28 ottobre 1995, a firma dell'allora prefetto, cardinale Joseph Ratzinger. In questo documento si afferma che la suddetta dottrina «proposta infallibilmente dal magistero ordinario e universale», è proposta dalla Lettera Apostolica Ordinatio Sacerdotalis con una dichiarazione formale e deve essere considerata come appartenente al deposito della fede. In seguito lo stesso Giovanni Paolo II, nel discorso ai vescovi tedeschi del 20 novembre 1999 (n. 10), affermò: «l'insegnamento sul sacerdozio riservato agli uomini riveste il carattere di quella infallibilità che è legata al Magistero ordinario e universale della Chiesa».

Celibato del clero[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Posizioni dei Pontefici sul celibato ecclesiastico.

Come papa Paolo VI, anche Giovanni Paolo II intervenne più volte in difesa del celibato ecclesiastico nel rito latino, dichiarando che mantenerlo sarebbe stato positiva soluzione al calo delle vocazioni. Tra i motivi elencati in favore del celibato, Giovanni Paolo II citò il maggior tempo da dedicare alla parrocchia/comunità[66], e il fatto che il sacerdote debba non pensare ai beni terreni.

Divorzio[modifica | modifica wikitesto]

Ha confermato la posizione della Chiesa contraria all'ammissione di cattolici divorziati risposati o conviventi con altri, al sacramento dell'eucaristia nell'esortazione apostolica Familiaris consortio[67] del 22 novembre 1982. Il 22 novembre 2001 ha nuovamente espresso tale posizione ai presuli dell'Oceania, dopo che erano stati sollevati dei dubbi durante il Sinodo per l'Oceania tenutosi a Roma nel 1998 e nell'enciclica Ecclesia de Eucharistia del 2003.

Ecologia[modifica | modifica wikitesto]

Ha dedicato particolare attenzione al tema dell'ecologia, ponendo più volte l'accento sulla necessità di salvaguardare l'ambiente e richiamando l'uomo ad essere l'artefice e il collaboratore di Dio in questo compito.

« Del pari preoccupante, accanto al problema del consumismo e con esso strettamente connessa, è la questione ecologica. L'uomo, preso dal desiderio di avere e di godere, più che di essere e di crescere, consuma in maniera eccessiva e disordinata le risorse della terra e la sua stessa vita. Alla radice dell'insensata distruzione dell'ambiente naturale c'è un errore antropologico, purtroppo diffuso nel nostro tempo. L'uomo che scopre la sua capacità di trasformare e in un certo senso di creare il mondo con il proprio lavoro, dimentica che questo si svolge sempre sulla base della prima originaria donazione delle cose da parte di Dio: Egli pensa di poter disporre arbitrariamente della terra, assoggettandola senza riserve alla sua volontà come se essa non avesse una propria forma e una destinazione anteriore datale da Dio, che l'uomo può, sì, sviluppare, ma non deve tradire. Invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell'opera della creazione, l'uomo si sostituisce a Dio e così finisce col provocare la ribellione della natura, piuttosto tiranneggiata che governata da lui. »
(Centesimus Annus, 37)

Testo del catechismo[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 agosto 1997, con la lettera apostolica Laetamur Magnopere[68], approvò e promulgò in modo ufficiale il Catechismo della Chiesa cattolica, che è stato accolto con diverso umore dai vari ambienti cattolici.

Uno dei temi più controversi riguardava la pena di morte. Pur essendovi una decisa condanna della pena di morte, questa condanna non è totale. Una successiva riscrittura ha eliminato molti dubbi, coniugando il rispetto della dottrina precedente (nello Stato Pontificio si praticava la pena di morte, così come in quasi tutti gli Stati dell'epoca) con l'affermazione secondo cui al giorno d'oggi i casi in cui tale pena è lecita sono praticamente inesistenti.

Nella versione odierna, il Catechismo scrive (art. 2267):

« L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani.
Se invece i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall'aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l'autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana.
Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l'ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo "sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti" »
(Evangelium vitae, n. 56[69])

Liturgia[modifica | modifica wikitesto]

Si è espresso contro le sperimentazioni nella liturgia, in un chirografo del 22 novembre 2003 dichiarò che «il sacro ambito della celebrazione liturgica non deve mai diventare laboratorio di sperimentazioni o di pratiche compositive ed esecutive introdotte senza un'attenta verifica», posizione ripetuta nella lettera apostolica Spiritus et Sponsa [70] del 4 dicembre in occasione del quarantesimo anniversario della costituzione sulla liturgia del concilio Vaticano II.

In precedenza il 24 maggio il cardinale Darío Castrillón Hoyos aveva celebrato a nome del Papa una messa tridentina nella basilica di Santa Maria Maggiore in Roma.

L'incontro con Padre Pio[modifica | modifica wikitesto]

Wojtyła volle conoscere padre Pio. Nell'anno 1947, partì per il Gargano con un seminarista suo connazionale e si trattenne qualche giorno nel paese in cui viveva Padre Pio. Le cronache registrano che ebbe vari incontri con il frate e che andò a confessarsi da lui[71]. Nel novembre 1962 quando Wojtyła, già vescovo, era di nuovo a Roma per il Concilio, inviò una lettera a Padre Pio chiedendogli l'intercessione per la salute di una sua amica affetta da una grave neoplasia. La signora guarì, a detta dei medici stessi, in modo prodigioso. Il carteggio epistolare di tale evento (che comprende anche una lettera di ringraziamento spedita 11 giorni dopo la prima) è conservato come testimonianza.

Wojtyła dimostrò sempre grande considerazione per il frate di Pietrelcina; fu proprio durante il suo pontificato che il frate fu prima beatificato (2 maggio 1999) e poi canonizzato (16 giugno 2002).

Viaggi apostolici e uscite segrete[modifica | modifica wikitesto]

Il Papa in Brasile con Roberto Carlos nel 1997
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Viaggi apostolici di Giovanni Paolo II.
Il Papa in Brasile

Durante il suo pontificato, Giovanni Paolo II ha viaggiato più di tutti i precedenti papi messi assieme, più di 170 visite in 129 paesi[72] e per questo, fu insignito del riconoscimento di Globetrotter onorario dopo l'udienza del novembre 2000 quando ricevette gli Harlem Globetrotters.

Mentre alcune delle mete dei suoi pellegrinaggi (come gli Stati Uniti e la Terra santa) erano già stati visitati dal predecessore Paolo VI (soprannominato a volte «il Papa pellegrino»), molti altri paesi non erano mai stati visitati in precedenza da alcun altro pontefice.

Oltre ai viaggi ufficiali, inoltre, sono state annotate più di un centinaio di uscite segrete dal Vaticano, fatte dal pontefice per trascorrere momenti di vacanza; frequenti soprattutto furono le visite sui vicini monti dell'Abruzzo dove, il suo segretario dichiara, «era come se riprendesse le forze»[73].

Relazioni con le altre religioni[modifica | modifica wikitesto]

Papa Giovanni Paolo II ha viaggiato estesamente ed è entrato in contatto con molte diverse fedi, senza mai cessare di ricercare con esse un terreno comune, etico, dottrinale o dogmatico. Ha stabilito contatti con Israele, pregando a Gerusalemme presso il Muro del pianto; inoltre è stato il primo pontefice romano dopo san Pietro a pregare in una sinagoga visitando il 13 aprile 1986 la sinagoga di Roma. Il Dalai Lama, guida spirituale del Buddhismo tibetano, ha avuto otto incontri con Giovanni Paolo II, più di ogni altro singolo dignitario, trovandosi spesso di comune opinione.
Il 27 ottobre 1986 si è svolta ad Assisi una giornata di incontro tra le grandi religioni, indetta da Giovanni Paolo II. In tale circostanza, le differenti religioni «si sono dichiarate concordi nel riconoscere che, per diverso che sia il nome di Dio da esse invocato, la ricerca della pace per le vie della nonviolenza è la pietra di paragone dell'obbedienza alla sua volontà»[74].

Relazioni con il popolo ebraico[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Paolo II ha scritto e parlato molto sull'argomento delle relazioni della Chiesa con gli ebrei, ed ha spesso reso omaggio alle vittime dell'olocausto in molte nazioni. È stato il primo papa ad aver visitato il campo di concentramento di Auschwitz in Polonia, nel 1979. Uno dei pochi papi ad essere cresciuto in un clima di fiorente cultura ebraica, che era tra le componenti chiave della Cracovia dell'epoca pre-bellica, il suo interesse per la cultura ebraica risaliva alla prima gioventù.

Papa Giovanni Paolo II nella Sinagoga di Roma, 13 aprile 1986

Nel marzo 2000, papa Giovanni Paolo II si recò nel memoriale dell'olocausto di Yad Vashem in Israele e toccò il Muro Occidentale di Gerusalemme, uno dei luoghi più sacri del popolo ebraico, promuovendo la riconciliazione tra cristiani ed ebrei.

La Lega Anti-Diffamazione ha dichiarato nel 2003: «La Lega Anti-Diffamazione si congratula con papa Giovanni Paolo II in occasione del 25º anniversario del suo pontificato. Il suo profondo impegno nella riconciliazione tra la Chiesa cattolica ed il popolo ebraico è stato fondamentale per il suo pontificato. Gli ebrei di tutto il mondo sono profondamente grati al Papa. Egli ha sempre difeso il popolo ebraico, come sacerdote nella sua natia Polonia e durante il suo pontificato... Preghiamo che rimanga in salute per molti anni a venire, e che ottenga molto successo nella sua opera santa e che le relazioni tra cattolici ed ebrei continuino a prosperare».[75]

Nel febbraio 2005, l'agenzia Reuters pubblicò estratti dal nuovo libro del pontefice, il suo quinto, Memoria e identità. In esso, il Papa sembra comparare l'aborto all'Olocausto, dicendo: «C'è ancora, tuttavia uno sterminio legale di esseri umani che sono stati concepiti ma non sono ancora nati. E questa volta stiamo parlando di uno sterminio che è stato permesso da, niente di meno, parlamenti scelti democraticamente dove normalmente si sentono appelli per il progresso civile della società e di tutta l'umanità». Un dirigente del Consiglio centrale ebraico tedesco definì il confronto inaccettabile. Il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, mise da parte le sue cariche[non chiaro], dicendo che il papa «non stava provando a mettere l'Olocausto e l'aborto sullo stesso piano» ma soltanto stava avvertendo che la malvagità alligna dappertutto, «anche nei sistemi politici liberali».

Relazioni con le altre Chiese cristiane[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2003, durante la «settimana di preghiera per l'unità dei cristiani» dichiarò che il primato di Pietro è il garante dell'unità dei cristiani; nell'enciclica Ecclesia de Eucharistia ha riaffermato la dottrina della transustanziazione stabilita nel concilio di Trento vietando la partecipazione di fedeli protestanti alla comunione durante la celebrazione eucaristica e degli stessi cattolici al rito della cena delle chiese riformate.

Relazioni con la Chiesa Ortodossa[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio 1999, Giovanni Paolo II visitò la Romania. Era la prima volta che un papa visitava una nazione principalmente cristiana ortodossa dopo il Grande Scisma, che aveva visto la rottura tra le due parti della chiesa indivisa nel 1054. La visita nasceva in accoglimento di un invito rivolto da Teotisto, patriarca e capo spirituale della Chiesa ortodossa rumena. All'arrivo, il papa fu accolto dal patriarca e dal capo di stato romeno, allora Emil Constantinescu. Il Patriarca sottolineò che «il secondo millennio della storia cristiana era cominciato con una dolorosa ferita all'unità della Chiesa; la fine di quel millennio assisteva a un concreto sforzo per ripristinare la cristiana unità».

Domenica 9 marzo il Papa e il Patriarca assistettero ciascuno a una celebrazione condotta dall'altro (una liturgia ortodossa e una messa cattolica, rispettivamente). Una folla di migliaia di persone si radunò ad assistere alle celebrazioni, tenute all'aperto. Il Papa disse alla folla «Sono qui tra di voi spinto soltanto dal desiderio di autentica unità. Non molto tempo fa era impensabile che il Vescovo di Roma potesse visitare i suoi fratelli e sorelle di fede che vivono in Romania. Oggi, dopo un lungo inverno di sofferenza e persecuzione, possiamo infine scambiarci il bacio della pace e lodare insieme il Signore». Una larga parte della popolazione ortodossa romena si è mostrata favorevole all'idea della riunificazione cristiana.

Due anni dopo, nel 2001, papa Wojtyła fu il primo pontefice a visitare la Grecia dopo 1291 anni. La visita non fu serena, il papa fu accolto da manifestazioni ostili e fu snobbato dai vertici della Chiesa ortodossa, che non inviò nessun suo esponente ad accoglierlo all'arrivo. Ad Atene il Papa si incontrò con l'arcivescovo Christodoulos, capo della chiesa ortodossa di Grecia. Dopo un incontro privato di 30 minuti, i due parlarono pubblicamente. Christodoulos lesse una lista di «13 offese» della Chiesa cattolica romana nei confronti della Chiesa Ortodossa dai tempi del Grande Scisma, inclusi il sacco di Costantinopoli ad opera dei crociati nel 1204, e lamentò la mancanza di qualsiasi scusa da parte della Chiesa cattolica, affermando «Fino ad ora non si è udita una sola richiesta di perdono» per i «furiosi crociati del XIII secolo».

Wojtyła rispose dicendo «per le occasioni passate e le presenti, qualora i figli e le figlie della Chiesa cattolica abbiano peccato in azioni od omissioni contro i loro fratelli e sorelle ortodossi, che il Signore ci accordi il perdono», al che Christodoulos immediatamente applaudì. Giovanni Paolo II aggiunse che il saccheggio di Costantinopoli era una fonte di «profondo rincrescimento»[76] per i cattolici.

In seguito, Wojtyła e Christodoulos s'incontrarono in un luogo dove san Paolo aveva una volta predicato ai cristiani ateniesi. Essi resero pubblica una dichiarazione comune che diceva: «Condanniamo ogni ricorso alla violenza, proselitismo e fanatismo nel nome della religione […] Noi faremo tutto ciò che è in nostro potere perché le radici cristiane dell'Europa e la sua anima cristiana siano preservate» [77]; quindi recitarono il Padre Nostro insieme, rompendo il tabù ortodosso contrario alla preghiera coi cattolici.

Tuttavia, durante la visita il Papa evitò ogni accenno a Cipro, ancora fonte di tensione tra le due fedi. Giovanni Paolo II visitò altre aree a maggioranza religiosa ortodossa, come l'Ucraina, nonostante non sempre accoltovi calorosamente, e affermò che la fine dello Scisma sarebbe stato uno dei suoi desideri più profondi.

Nell'enciclica Fides et Ratio del 14 settembre 1998, rivolta ai vescovi della Chiesa cattolica circa i rapporti tra fede e ragione, definì «significativo» il cammino di «ricerca filosofica», accanto ad alcuni autori occidentali, condotto dai pensatori religiosi russi V.L. Losskij e P.J. Čaadaev, P.A. Florenskij, V.L. Solov'ëv[78].

Domande di perdono[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Paolo II espresse pubblicamente più volte richieste di perdono per quelli che considerava come i peccati commessi da cattolici durante i secoli. Di seguito sono elencate alcune delle occasioni:

Domanda di perdono sulle crociate[modifica | modifica wikitesto]

Molti storici e critici hanno interpretato in vario modo le parole di Giovanni Paolo II sulle crociate. Alcuni sono propensi nel credere che il Papa intendesse fare una pubblica accusa a queste campagne militari mentre altri, come Thomas F. Madden, ritengono che il pontefice abbia solo criticato alcune malefatte di crociati durante queste, senza rivolgersi alle crociate stesse o ai loro risultati e creando così un parallelismo con le parole espresse da papa Innocenzo III[81].

L'apostolato internazionale e l'universalità del messaggio[modifica | modifica wikitesto]

Papa Giovanni Paolo II negli USA parla dopo essere stato insignito della Medal of Freedom nel giugno 2004

Il papato di Wojtyła si è caratterizzato per il grande impegno profuso per diffondere il Cattolicesimo nel mondo. Ha viaggiato in ogni angolo della terra, ed ha viaggiato in modo più "politico" rispetto ai predecessori. Ma soprattutto è possibile notare il cambiamento di rotta rispetto ai precedenti papati nel dato dei 500 santi e 1350 beati proclamati, a fronte di 296 santi e 1319 beati da parte di 33 papi precedenti. In particolare, notevole la differenza è con alcuni degli ultimi papi come Pio X (1903-14, 4 santi), Benedetto XV (1914-22, 3 santi), Giovanni XXIII (1958-63, 10 santi). Inoltre, è da tenere in conto la variegatissima composizione di provenienze dai nuovi santi, a differenza dell'estrema omogeneità dei precedenti.

Anche uno dei temi chiave del pontificato di Giovanni Paolo II, la pubblicizzazione e la rilevanza data ai Segreti di Fatima, è leggibile come un tentativo di riportare la fede in una sfera maggiormente mistica[senza fonte]. Scelte di questo tipo sono legate all'obiettivo di "parlare al cuore" dei fedeli, a differenza di orientamenti che mirano a "secolarizzare" in parte la Chiesa, mostrando cautela verso miracoli ed eccessive concessioni a sentimenti religiosi popolari.

Anche l'ottimo rapporto con i media, e l'immagine "giovane" che Wojtyła ha creato di sé, è considerabile utile al fine di avvicinare alla Chiesa cattolica persone, ed in particolare giovani, di tutto il mondo.

Posizioni sociali e politiche[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Paolo II con Marco Pannella e Emma Bonino

Wojtyła è stato considerato un conservatore sulla dottrina della Chiesa cattolica in relazione alla riproduzione e all'ordinazione sacerdotale femminile. I suoi scritti sulla sessualità umana, raccolti ne La Teologia del Corpo, sono un'estesa meditazione sulla natura dei sessi e le risultanti implicazioni su sesso e amore e diversi critici li considerano un significativo sviluppo dell'insegnamento sessuale della Chiesa, che ha origine con il Cantico dei cantici e con l'insegnamento sui Sacramenti.

Riguardo all'aborto, scrisse: «C'è ancora, tuttavia, una strage legalizzata di esseri umani che sono stati concepiti ma non sono nati. E questa volta stiamo parlando di una strage che è stata permessa nientemeno che da parlamenti democraticamente eletti, dove normalmente si ascoltano appelli per il progresso civile della società e di tutta l'umanità.»

Sono note le sue critiche nei confronti della Teologia della liberazione, la quale avrebbe calcato troppo la mano sulla liberazione politica a discapito della liberazione spirituale. La sua azione a contrasto di questa dottrina, in Sud America, fu massimamente energica: richiamò ripetutamente il clero locale per la sua partecipazione diretta a governi comunisti, promosse a cardinali molti sacerdoti di opposta posizione politica (anche quando erano accusati di essere conniventi con regimi dittatoriali di destra), non risparmiò durissime critiche e forti ammonimenti in tutti i suoi viaggi nel continente.

Il 9 maggio 1993, un anno dopo le stragi che uccisero i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nella Valle dei templi, prese una posizione durissima contro la mafia. Si rivolse, quasi urlando, ai responsabili intimando loro di convertirsi e non solo di pentirsi (mettendoli così di fatto fuori dalla Chiesa) con parole forti: «Una volta verrà il giudizio di Dio!». Questa posizione provocò la reazione dei boss di Cosa nostra (risentiti – a detta del pentito Francesco Marino Mannoia – «soprattutto perché portavano i loro soldi in Vaticano»), i quali ordinarono i due attentati alla basilica di San Giovanni in Laterano e alla chiesa di San Giorgio al Velabro nella notte fra il 27 e il 28 luglio 1993[82].

Nell'enciclica Evangelium Vitae del 1995 riaffermò l'alto valore che ha per la Chiesa la vita umana. In essa ha inoltre esteso la condanna dell'aborto, dell'eutanasia e della pena capitale (questa ultima "se non in rarissimi casi di assoluta necessità"), chiamandole tutte insieme parte della «cultura della morte» di cui sarebbe pervaso il mondo moderno.

Le sue posizioni sulla guerra, la pena capitale, la cancellazione del debito dei paesi poveri, e i temi sulla povertà sono stati considerati politicamente liberali[senza fonte], dimostrando secondo alcuni che etichette politiche come «conservatore» e «liberale» non possono essere facilmente assegnate ai leader religiosi[senza fonte].

Bush consegna a papa Giovanni Paolo II la Medal of Freedom nel 2004

Papa Wojtyła, che aveva iniziato il suo pontificato quando la Polonia si trovava ancora nella sfera d'influenza sovietica, come pure il resto dell'Europa dell'est, è stato un aspro critico del socialismo reale ed ha offerto supporto, anche finanziario[83], a movimenti anticomunisti come il sindacato polacco Solidarność di Lech Wałęsa, nonché organizzazioni in Centro e Sudamerica[83] quali i Contras nicaraguensi[84]. Il leader sovietico Michail Gorbačëv disse una volta che il crollo della Cortina di ferro sarebbe stato impossibile senza Giovanni Paolo II[85]. Questo punto di vista è condiviso da molti negli stati ex-sovietici, che lo vedono, insieme al presidente statunitense Ronald Reagan, come uno degli artefici della dissoluzione dell'Unione Sovietica. In anni successivi, il Papa si mostrò assai critico anche verso gli eccessi del capitalismo.

Nel 2000 firmò pubblicamente la campagna del Giubileo 2000 sulla cancellazione del debito africano, assieme alle star irlandesi del rock Bob Geldof e Bono.

Il 14 novembre 2002, Giovanni Paolo II, in occasione della prima visita di un pontefice al Parlamento italiano riunito in seduta comune nell'aula di Montecitorio, non mancò di prendere una chiara posizione in merito all'eventualità di un indulto per alleggerire la congestionata situazione delle carceri italiane. «Un segno di clemenza verso di loro [i detenuti] mediante una riduzione della pena costituirebbe una chiara manifestazione di sensibilità, che non mancherebbe di stimolarne l'impegno di personale recupero in vista di un positivo reinserimento nella società». A seguito di queste dichiarazioni, il Parlamento approvò nell'estate 2003 il cosiddetto "indultino" che prevedeva alcuni limitati benefici di sconto di pena. L'appello, che venne poi ripreso da una maggioranza trasversale di forze politiche, avrebbe portato al provvedimento d'indulto del 2006 dedicato dal ministro della giustizia Clemente Mastella proprio al pontefice[86]. "L'impegno di personale ricupero in vista di un positivo reinserimento nella società" si sarebbe però risolto in un aumento della criminalità.[87]

Nel 2003, Giovanni Paolo II divenne un critico di primo piano sull'Invasione americana dell'Iraq. Mandò il suo ministro per la pace, il cardinale Pio Laghi, a parlare con il presidente degli Stati Uniti George W. Bush per esprimergli l'opposizione del Vaticano alla guerra. Giovanni Paolo II affermò che spettasse alle Nazioni Unite risolvere il conflitto internazionale attraverso la diplomazia e che un'aggressione unilaterale è un crimine contro la pace ed una violazione del Diritto internazionale.

Durante i negoziati per la redazione della nuova Costituzione europea, nel 2003 e 2004, i rappresentanti del Vaticano fallirono nell'assicurare una qualsiasi menzione alle «radici cristiane dell'Europa», uno degli obiettivi cui il Papa teneva. A più riprese durante il pontificato il Papa ha infatti sottolineato che l'Europa ha ricevuto per prima il "dono" della cristianità.

Papa Wojtyła criticò anche il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Nel suo ultimo libro, Memoria e identità, nel capitolo riguardante il ruolo dei legislatori, il Papa parla di «pressioni» sul Parlamento Europeo per permettere il matrimonio omosessuale. Il papa scrisse a proposito della corrente ideologico-culturale che propugna la formalizzazione delle unioni omosessuali: «È legittimo e necessario chiederci se non sia parte di una nuova ideologia del male, forse più insidiosa e nascosta, che tenta di scagliare i diritti dell'uomo contro la famiglia e contro l'uomo».

Il 13 gennaio 2005, ricevendo l'allora presidente della regione Lazio Francesco Storace, espresse «vivo compiacimento per l'approvazione dello Statuto della regione Lazio. Esso infatti, oltre a sottolineare il ruolo di Roma come centro del Cattolicesimo, riconosce esplicitamente il primato della persona e il valore fondamentale della vita. Riconosce, inoltre, i diritti della famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio e si propone di sostenerla nell'adempimento della sua funzione sociale, facendo esplicita menzione dell'Osservatorio regionale permanente sulle famiglie. Lo Statuto prevede anche che la regione garantisca il diritto allo studio e la libertà di scelta educativa».[88]

Ancor dopo la sua morte, il presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano ha parlato in tal modo del pontificato di Giovanni Paolo II:

« L'altissimo magistero spirituale di papa Wojtyła ha illuminato e continua ad illuminare l'intera umanità. »
(Giorgio Napolitano, dal quotidiano La Nazione del 5 ottobre 2006, p. 14)

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Critiche a Giovanni Paolo II.

Giovanni Paolo II fu oggetto di diverse critiche. Tra le principali ricordiamo:

  • Accusa di sostegno a dittature di destra: in particolare diversi osservatori sono rimasti perplessi dai rapporti che il pontefice instaurò con dittature dell'America Latina e criticano la stretta di mano con Augusto Pinochet e le pressioni effettuate sulle autorità inglesi per bloccarne l'estradizione[89], il silenzio sui Desaparecidos e la proclamazione a cardinale di Pio Laghi, accusato di appoggiare la cosiddetta "guerra sporca"[90] durante gli anni della dittatura argentina.
  • Sessualità: per il ruolo della donna nella Chiesa e nella società, l'opposizione ai rapporti sessuali pre-matrimoniali in generale ed omosessuali in particolare, compreso lo scoraggiare l'uso del preservativo, che può limitare il diffondersi dell'AIDS.
  • Interventismo politico, ateismo e laicità: alcuni osservatori hanno criticato il Papa per la rivendicazione di privilegi ritenuti anacronistici e per aver considerato l'ateismo alla stregua del comunismo.
  • Il teologo cattolico dissidente Hans Küng descrive ben undici contraddizioni che avrebbero segnato negativamente il pontificato di Giovanni Paolo II[91].
  • Giovanni Paolo II è stato anche aspramente criticato per la beatificazione di personaggi controversi come Pio IX, Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei, e Alojzije Stepinac, accusato di aver appoggiato le violenze perpetrate dagli Ustascia croati contro i serbi ed altri oppositori di quel regime filo-nazista[92].
  • Giovanni Paolo II si sarebbe servito di Paul Marcinkus e di Roberto Calvi per finanziare Solidarność[93][94][95][96].

Principali luoghi dedicati a Giovanni Paolo II[modifica | modifica wikitesto]

Dalla morte di Giovanni Paolo II sono state intitolate a suo nome piazze, vie, corsi, parchi, infrastrutture e aree geografiche. Tra i principali:

Santuario del Beato Giovanni Paolo II[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 maggio 2011 l'arcivescovo metropolita dell'Aquila, Giuseppe Molinari, erige la chiesa di San Pietro della Jenca, scelta da papa Wojtyła come "luogo di contemplazione di Dio a contatto con la natura", in Santuario diocesano "Beato Giovanni Paolo II". È il primo santuario europeo dedicato a Giovanni Paolo II.[99]

Monumenti a Giovanni Paolo II[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monumento a Giovanni Paolo II.

Roma: Nel 2011 è stato inaugurato a Roma, in Piazza dei Cinquecento, il Monumento a Giovanni Paolo II, scultura bronzea realizzata da Oliviero Rainaldi. L'opera è stata oggetto di polemiche e critiche fin dall'inizio per cui sono state risistemate sia l'area che la scultura stessa.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monumento a Papa Giovanni Paolo II (San Cristóbal de La Laguna).

San Cristóbal de La Laguna: È una statua in bronzo raffigurante Papa Giovanni Paolo II, che si trova accanto alla porta principale della Chiesa di Nostra Signora della Concezione nella città di San Cristóbal de La Laguna (Tenerife, Isole Canarie, Spagna). L'inaugurazione avvenne il 15 aprile 2012.

Segretari particolari di Giovanni Paolo II[modifica | modifica wikitesto]

Il segretario particolare per tutta la durata del pontificato è stato Stanisław Dziwisz.

Come secondo segretario particolare si sono avvicendati:

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Successione apostolica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Successione apostolica.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Produzioni video[modifica | modifica wikitesto]

Documentari[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Paolo II il grande (Parte I: Il gigante del XX secolo; Parte II: L'eredità di Giovanni Paolo II), di Cinehollywood e History Channel (2005)
  • Giovanni Paolo II. Il cammino del Santo Padre, di Finsom (2005)
  • Giovanni Paolo II. Papa Juan Pablo II / Pope John Paul II DVD, di St.Clair Vision USA Unity Award (2006)
  • Giovanni Paolo II. Karol il GRANDE, di Rai Trade e Chi (2005)
  • Giovanni Paolo II. Pellegrino del mondo, di Bibax (2005)
  • Karol Wojtyła - Un Papa nella storia, di Rai Trade (2005)
  • La vita di papa Giovanni Paolo II, di NBC news e Universal Pictures (2005)
  • Papa Giovanni Paolo II, il costruttore di ponti. In memoriam, di CBS e Paramount Home Entertainment (2005)
  • Viaggi ed emozioni, Giovanni Paolo II, di Libero con la collaborazione di Centro Televisivo Vaticano (2005)
  • Giovanni Paolo II, ambasciatore di pace, di Rai (2006)
  • Giovanni Paolo II. Il Papa che ha fatto la storia, di Centro Televisivo Vaticano, distribuito da HDH Communications (2006)
  • Giovanni Paolo II, la storia di Karol Wojtyła, di Rai 3 La grande storia, a cura di Nicola Vicenti con Alberto Melloni (2006)
  • Giovanni Paolo II: la vita, il Pontificato, di Centro Televisivo Vaticano, distribuito da HDH Communications (2006)
  • Giovanni Paolo II; le stagioni dell'Apostolo, di Centro Televisivo Vaticano, distribuito da HDH Communications (2006)
  • Giovanni Paolo II - L'uomo che ha cambiato il mondo, di Rai Trade (7 DVD usciti con La Gazzetta dello Sport nel 2006)
  • Giovanni Paolo II. Quella parte di anima chiamata corpo, di Rai Educational per La storia siamo noi, a cura di Stefano Rizzelli (2006)[100]
  • Giovanni Paolo II: «Vi racconto la mia vita», di Nova T, distribuito da HDH Communications (2006)
  • Le Chiavi del Regno, da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, di Centro Televisivo Vaticano, distribuito da HDH Communications (2006)
  • Vows of Silence: El Legionario de Cristo[101][102], prodotto e distribuito da Vows of silence LLC (2008).

Film[modifica | modifica wikitesto]

Serie televisive[modifica | modifica wikitesto]

Animazione[modifica | modifica wikitesto]

  • Karol Wojtyła, Regia e animazione di Mario Verger, 2001 – Il primo cartone animato su un papa; benedetto personalmente in presenza dell'autore da Giovanni Paolo II e trasmesso integralmente dalla Rai l'8 aprile 2005.
  • Juan Pablo II, el amigo de toda la humanidad (Giovanni Paolo II, l'amico di tutta l'umanità) di Cavin Cooper Productions in collaborazione con il CTV; 2006.
  • Karol, di Orlando Corradi, con musiche di Luis Bacalov, 2011.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Brani musicali[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 1979 i Freddy The Flying Dutchman And The Sistina Band incisero il singolo Wojtyła Disco Dance, pubblicato in Italia e in Germania dalla Polydor[107].
  • "Un uomo venuto da molto lontano, negli occhi il ricordo dei campi di grano, il vento di Auschwitz portava nel cuore e intanto scriveva poesie d'amore, amore che nasce dentro il cuore dell'uomo per ogni altro uomo". Sono i primi versi della canzone Un uomo venuto da lontano, scritta da Amedeo Minghi e Marcello Marrocchi ed interpretata dal cantautore romano Amedeo Minghi. Il brano è stato cantato per la prima volta nel 1995, nella sala Nervi davanti al pontefice e pubblicato per la prima volta nel disco Decenni di Amedeo Minghi nel 1998. Il CD contiene anche un video con le immagini del Papa.
  • Sulla tua bianca tomba, poesia composta dal giovane Karol in memoria della prematura scomparsa della madre Emilia nel 1929. Musica di Sergio Militello per mezzosoprano, quartetto d'archi, arpa e organo. Il brano è stato eseguito per la prima volta nel 1997 in occasione del 1º Concorso nazionale di Composizione di Musica Sacra "M.Amati".
  • Caro Padre, (2006), scritto ed interpretato da Fabrizio Venturi, Inno ufficiale della Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II.
  • Non temere (Don't be afraid), (2007), di Roberto Bignoli, su musica di Nico Fortarezza.
  • Non abbiate paura, (2011), con musica di Giorgio Mantovan su testo di Francesco Fiumanò. Il brano, interpretato da Matteo Setti, riprende le parole con le quali il pontefice si presentò al mondo il giorno della sua elezione[108].
  • Tu Es Christus (2011), raccolta di composizioni musicali con la partecipazione di Andrea Bocelli, Placido Domingo[109] ed altri artisti internazionali. Gli autori/compositori dell'opera sono Simon Boswell, Nando Bonini e Stefano Mainetti.

Musical[modifica | modifica wikitesto]

  • Non abbiate paura, di Giuseppe Spedicato, portato in scena nel 2010 con regia di Gianluca Ferrato. L'opera presenta la vita di Giovanni Paolo II a partire dalla sua giovinezza in Polonia e propone un filo conduttore nel legame con il mondo dei giovani[110].
  • Wojtyła Generation, di Raffaele Avallone, presentato per la prima volta durante la Giornata Mondiale della Gioventù 2011. L'opera musicale aveva precedentemente esordito nel 2009 in Polonia sotto forma di concerto[111].

Fumetti[modifica | modifica wikitesto]

La prima citazione di Giovanni Paolo II nel mondo del fumetto risale al 1979, quando Francesco Pescador disegna, su testi di Giò Signori, le 95 pagine in bianco e nero di Papa Wojtyła. Storia di una vita, che ripercorre la vita del Papa a partire dalla sua infanzia in Polonia. Nello stesso anno è quindi Guido Buzzelli a realizzare Wojtyła, 116 strisce quotidiane pubblicate sul quotidiano L'Occhio.

Negli Stati Uniti è invece la Marvel Comics a produrre il comic book The life of Pope John Paul II, con disegni di John Tartaglione e Joe Sinnot su testi di Steven Grant. L'opera, che si sofferma in particolar modo sulla giovinezza del Papa, è pensata per il mercato americano e viene pubblicata in Italia nel 1983.

Segue quindi il fumetto argentino Vida Y obra del Papa Juan Pablo II, disegnato da Enrique Breccia e tradotto in Italia nel 1984.

Sergio Toppi realizza, su testi di Nino Pagot, il volume a fumetti Karol Wojtyła. Il Papa del terzo millennio[112], originariamente pubblicato nel 2000 sulle pagine del settimanale Il Giornalino. Lo spunto narrativo è qui offerto da un nonno polacco che racconta ai nipoti alcuni momenti della vita del Papa.

Negli anni successivi viene pubblicato in Francia Avec Jean Paul II, due albi di 40 pagine di Guy Lehideux (testi) e Dominique Bar (disegni), che vengono presto tradotti e diffusi anche in Polonia.

La linea chiara caratterizza il volume La vita di Giovanni Paolo II a fumetti realizzato nel 2005 da Alessandro Mainardi e Werner Maresta. Nel 2011 viene quindi pubblicato Giovanni Paolo II, il papa dal cuore giovane con disegni di Andrea Lucci e Antonio Scricco su testi di Luigi Mezzadri e sceneggiatura di Giuliano Rossi.

Le opere a fumetti su Giovanni Paolo II sono state più volte raccolte, a partire dal 2000, nella mostra Un Papa a quadretti. I giorni e le opere di Karol Wojtyła a fumetti[113].

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Papa Giovanni Paolo II Padre:
Karol Wojtyła
Nonno paterno:
Maciej Wojtyła
Bisnonno paterno:
Franciszek Wojtyła
Bisnonna paterna:
Franciszka Galuszka
Nonna paterna:
Anna Przeczek
Bisnonno paterno:
Franciszek Przeczek
Bisnonna paterna:
Maria Hess
Madre:
Emilia Kaczorowska
Nonno materno:
Feliks Kaczorowski
Bisnonno materno:
Mikolaj Kaczorowski
Bisnonna materna:
Urszula Malinowska
Nonna materna:
Maria Anna Scholz
Bisnonno materno:
Jan Scholz
Bisnonna materna:
Zuzanna Rybicka

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Trattamenti di
Giovanni Paolo II
Stemma
Papa della Chiesa Cattolica
Vescovo di Roma
Trattamento di cortesia Sua Santità
Trattamento colloquiale Vostra Santità
Trattamento religioso Santo Padre
Titolo postumo Santo
I trattamenti d'onore

Onorificenze della Santa Sede[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo
Gran Maestro dell'Ordine dello Speron d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dello Speron d'Oro
Gran Maestro dell'Ordine Piano - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Piano
Gran Maestro dell'Ordine di San Gregorio Magno - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Gregorio Magno
Gran Maestro dell'Ordine di San Silvestro Papa - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Silvestro Papa

Onorificenze polacche[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Bianca - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Bianca
— 3 maggio 1993
Cavaliere dell'Ordine dell'Ecce Homo - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Ecce Homo
Medaglia Missio Reconciliationis - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Missio Reconciliationis
Cavaliere dell'Ordine del Sorriso - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Sorriso
— 28 marzo 1984

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Cittadino Onorario di Roma
  • Cittadino Onorario di Cassino
  • Cittadino Onorario di San Giovanni Incarico (fr)[3]

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Collare d'oro dell'Ordine olimpico (CIO) - nastrino per uniforme ordinaria Collare d'oro dell'Ordine olimpico (CIO)
Presidential Medal of Freedom (Stati Uniti) - nastrino per uniforme ordinaria Presidential Medal of Freedom (Stati Uniti)
Medaglia d'oro del Congresso (Stati Uniti) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro del Congresso (Stati Uniti)

Altri riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 1994 ha ricevuto il premio come Uomo dell'anno dalla rivista americana Time[114].
  • Giovanni Paolo II è stato inserito tra le 10 persone del XX secolo più ammirate del mondo secondo la classifica Citizen stilata dalla società Gallup.
  • In nome della sua passione per il calcio in età giovanile, quando giocava nel ruolo di portiere, fu insignito della nomina di membro onorario del Barcellona nel 1982[115] e dello Schalke 04.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Omelia di Giovanni Paolo II per l'inizio del Pontificato. Santa Sede, 22 ottobre 1978.
  2. ^ Il motto apostolico (in italiano: «Tutto tuo») venne estrapolato dal pontefice dal Trattato della vera devozione alla Santa Vergine (1712) di Luigi Maria Grignion de Montfort: «Tuus totus ego sum, et omnia mea tua sunt» («Sono tutto tuo, e tutto ciò che possiedo appartiene a te»).
  3. ^ Światowe Dni Młodzieży - Patroni
  4. ^ Św. Jan Paweł II patronem rodzin
  5. ^ TV2000: fatto citato durante la cerimonia di beatificazione.
  6. ^ La Repubblica: Wojtyła fu beatificato il 1º maggio 2011. Papa firma decreto che riconosce il miracolo.
  7. ^ Dati ufficiali sul sito del Vaticano. I dati sono aggiornati al 5 gennaio 2005, dopo tale data non risulta nessuna beatificazione o canonizzazione: vedi AAS 97 (2005).
  8. ^ Vittorio Messori, La notte dolorosa dell'«Atleta di Dio», Corriere della Sera. URL consultato il 5 ottobre 2013.
  9. ^ Sergio Luzzatto, I due corpi del Papa, Corriere della Sera. URL consultato il 5 ottobre 2013.
  10. ^ Il Cai onora il pontefice che amava la montagna, Annibale Salsa, CAI, 4 aprile 2005
  11. ^ Secondo la consuetudine polacca di nomignoli vezzeggiativi. Lolek è un diminutivo di Karol.
  12. ^ Paweł Zuchniewicz, "Giovanni Paolo II", Paoline Editoriale Libri, Milano, 2005, p. 19
  13. ^ Sua Santità Giovanni Paolo II breve biografia
  14. ^ David Yallop, The Power and the Glory: Inside the Dark Heart of Pope John Paul II's Vatican, p. 6
  15. ^ Periodico La domenica, numero 1 2014, Alba (CN).
  16. ^ Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Torino 2010, p. 395
  17. ^ Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Torino 2010, pp. 471-475
  18. ^ Oriana Fallaci, Oriana Fallaci intervista sé stessa - L'Apocalisse, Rizzoli, Milano, 2004.
  19. ^ Wojtyła voleva chiamarsi Stanislao I
  20. ^ UDIENZA GENERALE Mercoledì, 22 agosto 1979
  21. ^ Primo saluto e prima benedizione ai fedeli, vatican.va. URL consultato il 21 aprile 2014.
  22. ^ Documentazione sull'erezione dell'Opus Dei come prelatura personale
  23. ^ Al capezzale dei papi e dei re, Accademia Romana di Chirurgia.
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  43. ^ Pope John Paul II buried in Vatican crypt, CNN; Reporters' log: Pope's funeral, BBC News; Funerali del Papa. Le esequie dureranno tre ore. Due milioni di pellegrini. Domani San Pietro apre alle 6, RaiNews24, Diciotto ore per vedere il Papa – Il prefetto: "Saranno 4 milioni", la Repubblica.
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  77. ^ We condemn all recourse to violence, proselytism and fanaticism in the name of religion … We shall do everything in our power, so that the Christian roots of Europe and its Christian soul may be preserved inviolate in Common Declaration of pope John Paul II and his beatitude Christodoulos, archibishop of Athens and all Greece, before the Bema of St. Paul, the Apostle to the nations
  78. ^ Antonio Maccioni, "Pavel Aleksandrovič Florenskij. Note in margine all'ultima ricezione italiana", eSamizdat, 2007, V (1-2), pp. 471-478 [2]
  79. ^ «Possa questo giorno segnare un nuovo inizio nello sforzo comune di seguire Cristo, il suo Vangelo, la sua legge d'amore, il suo anelito supremo all'unità dei credenti in Lui.». Discorso di Giovanni Paolo II in occasione della visita nella Repubblica Ceca – Servizio di preghiera in onore di Sant'Adalberto (27 aprile 1997) sul sito della Santa Sede.
  80. ^ Il pontefice indica fra i segni «che possono opportunamente servire a vivere con maggiore intensità l'insigne grazia del Giubileo» la purificazione della memoria, la quale richiede «un atto di coraggio e di umiltà nel riconoscere le mancanze compiute da quanti hanno portato e portano il nome di cristiani» e si fonda sulla convinzione che «per quel legame che, nel corpo mistico, ci unisce gli uni agli altri, tutti noi, pur non avendone responsabilità personale e senza sostituirci al giudizio di Dio, che solo conosce i cuori, portiamo il peso degli errori e delle colpe di chi ci ha preceduto». Aggiunge, poi, che «i cristiani sono invitati a farsi carico, davanti a Dio e agli uomini offesi dai loro comportamenti, delle mancanze da loro commesse», il Papa conclude: «Lo facciano senza nulla chiedere in cambio, forti solo dell'"amore di Dio che è stato riversato nei nostri cuori" (Rm 5,5)». (Memoria e riconciliazione).
  81. ^ «Il Santo Padre non le ha condannate, né ha chiesto scusa per esse». Da Thomas F. Madden, La vera storia delle Crociate, 24 ottobre 2004, in zenit.org.
  82. ^ Curzio Maltese, Scandali, affari e misteri – tutti i segreti dello Ior in La Repubblica, 26 gennaio 2008. URL consultato il 30 agosto 2008.
  83. ^ a b In una lettera del 5 giugno 1982 pubblicata nel libro di Ferruccio Pinotti Poteri forti (Bur, 2005), Roberto Calvi scriveva a Giovanni Paolo II: «Santità, sono stato io ad addossarmi il pesante fardello degli errori nonché delle colpe commesse dagli attuali e precedenti rappresentanti dello IOR, comprese le malefatte di Sindona...; sono stato io che, su preciso incarico dei Suoi autorevoli rappresentanti, ho disposto cospicui finanziamenti in favore di molti Paesi e associazioni politico-religiose dell'Est e dell'Ovest...; sono stato io in tutto il Centro-Sudamerica che ho coordinato la creazione di numerose entità bancarie, soprattutto allo scopo di contrastare la penetrazione e l'espandersi di ideologie filomarxiste; e sono io infine che oggi vengo tradito e abbandonato...»
  84. ^ Massimo Gaggi, La morte di Paul Marcinkus «banchiere di Dio» in esilio in Corriere della Sera, 22 febbraio 2006. URL consultato il 14 dicembre 2009.
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  113. ^ Per approfondimenti sulle rappresentazioni di Giovanni Paolo II a fumetti, cfr. Il Papa a quadretti, al Palalottomatica i fumetti dedicati a Giovanni Paolo II, la Repubblica, 20 aprile 2005, e Giovanni Paolo II: un Papa a fumetti, G-web
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Opere di Giovanni Paolo II[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Opere e documenti di Giovanni Paolo II.

Letteratura su Giovanni Paolo II[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Giovanni Paolo II.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Giovanni Paolo I 16 ottobre 19782 aprile 2005 Papa Benedetto XVI
Predecessore Vescovo titolare di Ombi Successore BishopCoA PioM.svg
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Adam Stefan Sapieha 13 gennaio 196416 ottobre 1978 Franciszek Macharski
Predecessore Cardinale presbitero di San Cesareo in Palatio
Titolo presbiterale pro hac vice
Successore CardinalCoA PioM.svg
Francesco Bracci 26 giugno 196716 ottobre 1978 Andrzej Maria Deskur
Predecessore Vicepresidente della Conferenza episcopale polacca Successore Mitra heráldica.svg
- 19691978 Franciszek Macharski

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