Walter Veltroni

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – "Veltroni" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Veltroni (disambigua).
Walter Veltroni
Walter Veltroni cropped.jpg

Segretario del Partito Democratico
Durata mandato 15 ottobre 2007 –
17 febbraio 2009
Predecessore carica non istituita
Successore Dario Franceschini

Sindaco di Roma
Durata mandato 1º giugno 2001 –
13 febbraio 2008
Predecessore Francesco Rutelli
Successore Mario Morcone (commissario) poi Gianni Alemanno (sindaco)

Segretario dei
Democratici di Sinistra
Durata mandato 1998 –
2001
Predecessore Massimo D'Alema
Successore Piero Fassino

Ministro per i Beni e le Attività Culturali
Durata mandato 17 maggio 1996 –
21 ottobre 1998
Presidente Romano Prodi
Predecessore Antonio Paolucci
Successore Giovanna Melandri

Vicepresidente del Consiglio dei Ministri
Durata mandato 17 maggio 1996 –
21 ottobre 1998
Presidente Romano Prodi

Dati generali
Partito politico Partito Democratico (dal 2007)
Precedenti:
Partito Comunista Italiano (fino al 1991)
Partito Democratico della Sinistra (1991-1998)
Democratici di Sinistra (1998-2007)
Tendenza politica Progressismo
on. Walter Veltroni
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Roma
Data nascita 3 luglio 1955 (59 anni)
Titolo di studio diploma di istituto professionale per la cinematografia e la televisione
Professione giornalista
Partito Partito Democratico
Legislatura X, XI, XII, XIII, XIV (fino al 26/05/01), XVI
Gruppo Partito Democratico
Coalizione Partito Democratico-Italia dei Valori
Circoscrizione Roma - Viterbo - Latina - Frosinone (X)
Perugia - Terni - Rieti (XI)
Umbria (XII)
Lazio 1 (XIII, XVI)
Incarichi parlamentari
  • Componente della III Commissione (Affari Esteri e Comunitari) dal 21 maggio 2008
Pagina istituzionale

Walter Veltroni (Roma, 3 luglio 1955) è un politico, giornalista, scrittore e regista italiano, ex segretario nazionale del Partito Democratico e candidato premier della coalizione PD-Italia dei Valori per le elezioni politiche del 2008. Eletto sindaco di Roma una prima volta nel 2001 è stato poi riconfermato nel 2006 con il 61,8% dei voti, dimettendosi da tale carica il 13 febbraio 2008 per candidarsi alle elezioni politiche dell'aprile successivo.

Il 14 ottobre 2007 diviene il primo segretario politico nazionale del nascente Partito Democratico, incarico da cui si è dimesso il 17 febbraio 2009 in seguito alla sconfitta elettorale alle elezioni regionali in Sardegna[1]. Era stato eletto con le elezioni primarie dal 76% dei votanti. Prima della caduta del secondo governo Prodi, ha dichiarato che il Partito Democratico avrebbe corso alle successive elezioni politiche da solo, candidandosi pertanto alla presidenza del Consiglio dei ministri[2]. Ha, tuttavia, derogato in parte al proposito di "corsa solitaria" con l'accettazione dell'alleanza con il partito di Antonio Di Pietro e della confluenza nelle liste del PD dei candidati di Radicali Italiani. In ogni caso i radicali sono confluiti nei gruppi parlamentari del PD per la XVI Legislatura.

Attualmente è commentatore cinematografico presso Iris, canale televisivo di Mediaset.

È stato vicepresidente del Consiglio e ministro dei Beni culturali del governo Prodi I e segretario dei Democratici di Sinistra dall'ottobre 1998 all'aprile 2001.

Dopo la sconfitta elettorale, avvenuta il 13 e 14 aprile 2008, ha varato, sul modello anglosassone dello shadow cabinet, il governo ombra del PD, il secondo di questo tipo in Italia, dopo quello del PCI con a capo Occhetto.

Biografia e studi[modifica | modifica wikitesto]

Prime esperienze politiche[modifica | modifica wikitesto]

Walter Veltroni negli anni settanta.

Walter Veltroni, sposato con Flavia Prisco con due figlie, Martina e Vittoria, è figlio di Vittorio Veltroni, radiocronista EIAR e poi dirigente della RAI, scomparso quando Walter aveva un anno. Sua madre, Ivanka Kotnik, era figlia dello sloveno Ciril Kotnik, ambasciatore del Regno di Jugoslavia presso la Santa Sede, che dopo l'armistizio del 1943 aiutò numerosi ebrei romani a scappare dalla persecuzione nazifascista[3]. Si avvicinò, come il padre, al mondo del cinema, e successivamente maturò le prime esperienze politiche. Walter Veltroni ha conseguito nel 1973 il diploma di istruzione secondaria superiore rilasciato dall'Istituto di stato per la Cinematografia e la Televisione.

Walter Veltroni assieme ad Achille Occhetto negli ultimi anni del PCI.

Ha cominciato a dedicarsi all'attività politica come segretario della cellula della FGCI, l'organizzazione giovanile del partito comunista, ai tempi della scuola e nel 1976, a ventuno anni, è stato eletto consigliere comunale di Roma nelle liste del PCI, mantenendo questa carica fino al 1981. Nel 1987 è stato eletto per la prima volta deputato nazionale. Un anno dopo è entrato nel comitato centrale del PCI, e in questa veste si è dichiarato favorevole alla svolta della Bolognina di Achille Occhetto e alla nascita del Partito Democratico della Sinistra. Nel 1992, nonostante all'epoca fosse soltanto giornalista pubblicista, è stato nominato direttore de L'Unità, dove ha svolto la pratica che gli ha consentito di accedere agli esami da giornalista professionista, superati il 12 luglio 1995.

Quando era direttore dell'Unità il giornale fu rilanciato con grandi novità: la pubblicazione in allegato di libri e videocassette per la prima volta con continuità tra i quotidiani italiani e la "divisione" del giornale in due dorsi, con "l'Unità due" che si occupava approfonditamente di cultura e società. Negli anni della sua direzione l'Unità ha riscosso un incremento di vendite passando dalle 117.000 copie del 1992 alle 151.000 del 1995.

Nel 1994 una consultazione degli iscritti del PDS su chi fosse il candidato preferito per la carica di segretario nazionale indicò Veltroni. Tuttavia a termini di statuto del partito la nomina era di competenza del consiglio nazionale, che a Veltroni preferì Massimo D'Alema per 249 voti a 173. Nel 1996 Romano Prodi lo chiamò a condividere la leadership de l'Ulivo e, dopo la vittoria della coalizione di Centrosinistra, divenne vicepresidente del Consiglio e Ministro dei Beni Culturali e ambientali con l'incarico per lo spettacolo e lo sport. Si impegnò per i restauri e le riaperture di importanti monumenti nazionali come la Galleria Borghese, Palazzo Altemps e Palazzo Massimo a Roma, la reggia di Venaria in Piemonte. Varò il meccanismo di assegnazione delle risorse provenienti dalle estrazioni del Lotto per finanziare il restauro dei beni culturali, lanciò i musei aperti anche la sera.

Nel 1998, dopo la caduta del governo Prodi, tornò a concentrarsi sul partito, che, in seguito alla confluenza nel partito di formazioni di varia ispirazione, laiche e cattoliche (Sinistra repubblicana, Cristiano Sociali, Comunisti unitari, Laburisti) si era trasformato in DS, ovvero Democratici di Sinistra. Sotto la sua guida, i DS arrivano al minimo storico, con il 16,6% dei voti alle Elezioni Politiche del 2001 (5 anni prima il PDS da solo era al 21%). Si dimette dalla segreteria (anche a causa dell'elezione a Sindaco di Roma) e nell'autunno del 2001 viene sostituito da Piero Fassino.

L'elezione a sindaco di Roma[modifica | modifica wikitesto]

I risultati ottenuti nella valorizzazione e nel recupero dei beni culturali gli sono stati riconosciuti in Francia, dove fu insignito, nel maggio 2000, della Legion d'Onore. Nel 2001 venne scelto dal centrosinistra come candidato a sindaco di Roma: Veltroni fu eletto con il 53% dei voti, battendo il candidato della Casa delle Libertà Antonio Tajani.

Nel 2005 si è recato negli Stati Uniti per incontrare il senatore democratico dell'Illinois Barack Obama[4], di cui è stato uno dei primi sostenitori fuori dagli Stati Uniti e per il quale ha scritto la prefazione all'edizione italiana del libro autobiografico L'audacia della speranza nel 2007[5]. Nel 2008 il Los Angeles Times ha riportato un articolo dove lo definisce "la controparte italiana di Obama"[6].

Pur essendo non-credente ("credo di non credere"), da sindaco di Roma diede la cittadinanza onoraria a papa Giovanni Paolo II e propose di intitolargli, subito dopo la sua morte, la stazione Termini. Il 29 maggio 2006 è stato riconfermato sindaco della capitale con il 61,45% dei voti, risultato grazie al quale ha battuto il candidato della Casa delle Libertà Gianni Alemanno.

Sette anni nei quali le sue Giunte hanno approvato il Piano regolatore che Roma attendeva da più di quarant'anni, realizzato il nuovo Auditorium, il call center “060606”, il primo Piano regolatore sociale che una grande città abbia mai avuto. Tra i dati forniti dall'amministrazione capitolina al termine del suo mandato ci sono i posti negli asili nido praticamente raddoppiati e il boom del turismo, con un numero di visitatori superiore a quello raggiunto nel Giubileo. Grande l'impegno per la cultura, con la “Notte Bianca”, i grandi concerti gratuiti, le iniziative di solidarietà in Africa e i viaggi della memoria ad Auschwitz. Veltroni recentemente ne ha tratto un bilancio: "Nel complesso a Roma si respirava, in quegli anni, un “clima” di apertura e di tolleranza, di solidarietà e di accoglienza, che nessuno che sia in buona fede può non ricordare".

Alcuni suoi provvedimenti e dichiarazioni in qualità di sindaco hanno suscitato perplessità e polemiche, tra gli altri: l'aver promosso la costruzione di un parcheggio multipiano interrato al Pincio, da molti giudicato incompatibile coi beni artistici di Roma[7][8][9], la funivia della Magliana e le previsioni relative alla conclusione dei lavori delle Metro B1, Metro C e Metro D che hanno dovuto essere riviste dalla nuova amministrazione[senza fonte]. Nel campo dell'edilizia urbana, la giunta Veltroni ha confermato e parzialmente attuato le cubature dal nuovo PRG della giunta precedente, previsti in 70 milioni di metri cubi di nuovo cemento[10].

Nomina a segretario del Partito Democratico ed elezioni politiche del 2008[modifica | modifica wikitesto]

Walter Veltroni a Trento durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2008.

Dal 23 maggio 2007 è entrato a far parte del Comitato nazionale per il Partito Democratico che riunisce 45 membri, i leader delle componenti del PD. A seguito di una serie di confronti tra le anime del nascente PD, viene individuato in Walter Veltroni il candidato designato alla guida del nuovo partito, sostenuto dalla larga parte della Quercia e da ampi settori della Margherita, affiancato, in ticket, da Dario Franceschini, presidente dei deputati dell'Ulivo. Il 20 giugno 2007, Piero Fassino e Massimo D'Alema si sono dichiarati favorevoli a candidare Veltroni come segretario del PD.

Veltroni presenta la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico il 27 giugno in un discorso al "Lingotto" di Torino, sottolineando i quattro temi chiave del nuovo partito: ambiente, patto generazionale, formazione, sicurezza[11]. Gli altri concorrenti alla Segreteria sono Rosy Bindi, Enrico Letta, Mario Adinolfi, Pier Giorgio Gawronski e Jacopo G. Schettini. La nascita del Partito Democratico è avvenuta ufficialmente il 14 ottobre 2007 con le primarie del Partito Democratico, alle quali hanno partecipato oltre tre milioni di cittadini. Veltroni è stato eletto segretario con il 75% dei consensi: la sua nomina è stata ratificata dai membri dell'Assemblea Costituente Nazionale il 27 ottobre seguente.

Prima della caduta del secondo governo Prodi, Veltroni ha annunciato che il Partito Democratico avrebbe corso da solo alle elezioni politiche, fissate per il 13-14 aprile 2008. Per poter presentare la propria candidatura alle elezioni, in base alla legislazione vigente, Veltroni ha rassegnato le dimissioni da sindaco il 13 febbraio trasmettendo le proprie funzioni al Commissario prefettizio Mario Morcone nell'attesa delle nuove elezioni comunali. Alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008 il partito guidato da Veltroni ha ottenuto circa il 33% dei consensi, mentre la coalizione opposta (escludendo la Lega Nord che si è attestata quasi all'8,5% su scala nazionale) lo ha superato di circa 5 punti.

Su sua specifica iniziativa diventa Presidente del Consiglio dei Ministri nel Governo ombra del Partito Democratico, ruolo che ricopre dal 9 maggio 2008 al 21 febbraio 2009 quando si dimette da Segretario del Pd. Il Governo ombra, composto per di più dai responsabili nazionali del Pd della segreteria Veltroni non ha alcun valore giuridico ma nasce come iniziativa politica di alternativa alle proposte presentate dal Governo Berlusconi IV.

All'indomani della vittoria del centro-destra anche nelle elezioni amministrative di Roma, il neo-eletto sindaco Gianni Alemanno ha dichiarato che a Roma era venuto a cadere il sistema di potere instaurato da Veltroni. Nel giugno del 2008 il governo nazionale e lo stesso Alemanno hanno insieme reso nota l'esistenza di un grave indebitamento del Comune di Roma, ammontante a circa 8,1 miliardi di euro, che sarebbe stato ereditato dall'amministrazione veltroniana[12]. Veltroni ha respinto ogni accusa, dichiarando che il presunto buco di Roma sarebbe una bufala politica dato che il debito pubblico della città è cresciuto negli ultimi anni meno che nello Stato o in altre grandi città ed è comunque imputabile a mancati trasferimenti dalla Regione: "È inferiore, per fare un esempio, a quello di Milano", afferma il leader del PD[13]. La cifra citata da Alemanno è stata poi ridotta dall'agenzia di rating Standard & Poor's del 20% circa, a 6,9 miliardi di euro[14].

Il 17 febbraio 2009, a seguito della pesante sconfitta del PD nelle elezioni regionali in Sardegna, si è dimesso dall'incarico di segretario del PD, confermando l'irrevocabilità delle proprie dimissioni in un discorso del giorno successivo[15].

Dopo la sconfitta del PD[modifica | modifica wikitesto]

Nel febbraio 2010 tiene a battesimo la fondazione "Democratica", di cui diventa il primo presidente. Alle attività di questa fondazione, che Veltroni ha ribadito non essere una corrente del Partito Democratico, partecipano alcuni politici vicini all'ex sindaco di Roma: Enrico Morando, Salvatore Vassallo, Marco Minniti, Giorgio Tonini, Walter Verini, Andrea Martella e Roberto Morassut.

Il 14 ottobre 2012, durante un'intervista al programma televisivo Che tempo che fa, condotto da Fabio Fazio annuncia che non si candiderà alle elezioni del 2013.[16]

Attività culturali e sportive[modifica | modifica wikitesto]

Quando fu eletto sindaco di Roma, Veltroni promosse attività culturali in collaborazione con le scuole della capitale: nel 2004, ad esempio, inaugurò con gli studenti delle scuole romane una serie di viaggi in paesi dell'Africa volti a sensibilizzare gli studenti sul tema della povertà nel Terzo Mondo e per donare, con i soldi raccolti dagli studenti, nuove strutture, specialmente scuole, ai paesi visitati. Il primo viaggio, svoltosi nel 2004, ha avuto come meta il Mozambico, il secondo, del 2005, si è svolto in Ruanda, il terzo, del 2007, è stato in Malawi. Nel 2007 invece scrisse il soggetto di un corto per il programma ScreenSaver di Rai Tre che è stato sviluppato con i ragazzi della sua ex-scuola media. Nello stesso periodo, ha organizzato un ciclo di incontri sul tema "Che cos'è la politica".

Appassionato di pallacanestro e tifoso della Virtus Roma, il 7 novembre 2006 è stato nominato Presidente Onorario della Lega Basket. Ha inoltre appoggiato la costruzione di diversi nuovi impianti sportivi e la candidatura di Roma per i Giochi olimpici estivi del 2020 (inizialmente prevista per il 2016, poi posticipata). Sempre nel 2006 si è fatto promotore di CINEMA. Festa Internazionale di Roma, festival cinematografico della capitale la cui prima edizione si è tenuta a ottobre dello stesso anno.

Nel 2009 ha ricevuto il Premio America della Fondazione Italia USA.

Nel marzo 2014 Veltroni debutta come regista con Quando c'era Berlinguer, film documentario ispirato alla vita del segretario del PCI Enrico Berlinguer[17]. Per questo docufilm gli è stato assegnato il PREMIO PENISOLA SORRENTINA ARTURO ESPOSITO 2014

Aspetti controversi[modifica | modifica wikitesto]

Walter Veltroni con Silvio Berlusconi e Sergio Zavoli nel 1986 alla Festa dell'Unità

Pur avendo militato per anni nel PCI, ed essere anche stato eletto a consigliere comunale di Roma nelle sue liste, in più di un'occasione ha ammesso pubblicamente di non essere mai stato veramente comunista: una delle sue dichiarazioni più famose infatti dice «Si poteva stare nel Pci senza essere comunisti. Era possibile, è stato così» (1995)[18]. In un'intervista di Gianni Riotta al quotidiano La Stampa (1999) dichiarò «Comunismo e libertà sono stati incompatibili. Questa è la grande tragedia dopo Auschwitz». E ancora: «Io ero un ragazzo, allora, ma consideravo Brežnev un avversario, la sua dittatura un nemico da abbattere».

Secondo il libro di Michele De Lucia, "Il Baratto"[19], Walter Veltroni, come responsabile Comunicazioni di massa del PCI e seguendo la linea del partito all'epoca, avrebbe aiutato a ratificare nel 1985 il decreto di Craxi che permetteva a Silvio Berlusconi di aggirare la decisione di tre pretori del 16 ottobre 1984 di procedere al sequestro nelle loro regioni di competenza del sistema che permetteva la trasmissione simultanea nel Paese di tre canali televisivi. Questo in cambio, sempre secondo il libro, di Rai 3 al PCI[20][21].

Ospite della trasmissione Che tempo che fa (8 gennaio 2006) Veltroni dichiarò che, in caso di rielezione a sindaco di Roma, avrebbe concluso la sua carriera politica alla fine del mandato nel 2011[22], riconfermandolo nuovamente l'8 ottobre 2006[23].

In un'intervista del settembre 2007 alla trasmissione televisiva Le invasioni barbariche, all'affermazione della conduttrice che a Treviso le strade sono più curate che a Roma, Veltroni rispose: «Sì, ma per niente al mondo scambierei il concetto di integrazione che c'è a Treviso con quello che abbiamo a Roma». Questa critica rivolta alla provincia veneta, prima in Italia nel 2006 in fatto di integrazione razziale secondo la Caritas[24], provocò reazioni bipartisan tra i politici locali[25]: il presidente della provincia Leonardo Muraro invitò Veltroni a scusarsi, mentre alcuni esponenti del Partito Democratico fecero notare che la frase, pur sbagliata fuori contesto, era evidentemente riferita alla classe dirigente leghista, in particolare al vicesindaco Gentilini, fautore della tolleranza zero.

La scelta di Veltroni e della classe dirigente del Partito Democratico di non allearsi con l'area della sinistra radicale per le elezioni del 2008, è stata oggetto di critiche da parte della sinistra radicale stessa, che ha attribuito la responsabilità della propria scomparsa dal Parlamento[26] e della sconfitta del centrosinistra al cosiddetto "isolazionismo" di Veltroni[27]. D'altronde, la classe dirigente del Partito Democratico non era disposta a rischiare una coalizione che non fosse basata su un accordo programmatico di governo[28][29]. Parole di fuoco contro la sinistra massimalista e radicale sono state espresse da Eugenio Scalfari[30], secondo cui l'accusa contro Veltroni sarebbe «ai confini dell'assurdo». Lo stesso Romano Prodi, che nel dicembre 2007 aveva lanciato un ultimatum a Franco Giordano e a Paolo Ferrero, esponenti di spicco di Rifondazione Comunista[31], una settimana prima delle elezioni, si disse favorevole alla linea politica di Veltroni di "correre da soli"[32]. A due giorni dal voto Prodi osservò come i responsabili principali della caduta del suo governo, i partiti della sinistra radicale e l'UDEUR, fossero rimasti spazzati via dalle elezioni e commentò il fatto con le parole «si dorme nel letto che si è preparato»[33][34].

La linea politica, voluta e sostenuta da Veltroni, di dialogo con le forze di maggioranza anche su temi come la giustizia è stata spesso percepita all'interno della sinistra, e del partito stesso, come troppo debole: in particolare il movimento dei girotondini ha criticato la linea politica perseguita da Veltroni, accusata di essere eccessivamente accondiscendente con Berlusconi[35]. A tali critiche si sono associate voci autorevoli della sinistra, come Furio Colombo, Paolo Flores d'Arcais, Pancho Pardi e Umberto Eco[36].

Per questi motivi, è stato più volte definito da Beppe Grillo "il miglior alleato di Berlusconi"[37]. D'altronde, sondaggi riportati dal Corriere della Sera già nel settembre 2007 sembrerebbero confermare che il clima protestatario innescato dal V-Day organizzato dal comico genovese avrebbe danneggiato l'immagine del governo guidato da Romano Prodi e dell'intero centrosinistra. Secondo il quotidiano milanese, Silvio Berlusconi, riferendosi ai sondaggi, avrebbe ripetuto a più riprese ai suoi collaboratori «Grillo ci aiuta», «Grillo ci fa bene»[38]. In particolare, un effetto riscontrato nei sondaggi citati, sarebbe stato l'aumento significativo dell'astensionismo tra gli elettori del centrosinistra (Grillo stesso, in più occasioni, ha del resto invitato gli elettori a non recarsi alle urne[39]). Rimane comunque difficile distinguere se questi siano effetti dell'operato di Beppe Grillo, o se il comico stesso sia solo un'espressione di una disaffezione dell'elettorato verso il partito.

Anche Giulietto Chiesa, che dalle colonne de il manifesto[40] aveva esortato la sinistra massimalista e antagonista a coalizzarsi contro il Partito Democratico e aveva poi fondato all'uopo il partito politico denominato Per il Bene Comune, commentò l'esito delle elezioni evocando la fine della democrazia in Italia e attribuendone la principale responsabilità a Veltroni e ai banchieri italiani che ne avrebbero sostenuto la campagna elettorale[41][42].

In un'intervista al programma televisivo Che tempo che fa, condotto da Fabio Fazio[43], a marzo 2009, a un anno dal voto, Prodi ha attribuito parte della responsabilità della caduta del suo governo anche alla decisione di Veltroni di sganciarsi dalle ali estreme della coalizione dell'Unione. Secondo Prodi quella decisione causò infatti un'accelerazione della crisi in corso.

Aspetti controversi sono emersi anche in seguito a una puntata di Report, intitolata "I re di Roma"[44], avente per oggetto la politica urbanistica di Walter Veltroni nel periodo in cui è stato sindaco di Roma. La trasmissione ha riportato numeri e modalità con cui si sarebbe compiuto un vero e proprio "sacco urbanistico" ai danni della città, attraverso l'approvazione del nuovo Piano Regolatore, che ha permesso ai costruttori di edificare ben 70 milioni di metri cubi di cemento, per un consumo di territorio naturale di almeno 15 000 ettari (una superficie più grande di quella del comune di Napoli).

Veltroni nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Walter Veltroni viene citato all'interno del romanzo Non vedrò mai Calcutta di Francesco Costa.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Pur essendo non-credente ("credo di non credere"), ha allegato a un'edizione dell'Unità, di cui era direttore, il Vangelo: per la prima volta il quotidiano che fu di Antonio Gramsci favoriva la diffusione di un testo sacro, che Veltroni consegnò a Papa Giovanni Paolo II in udienza con la sua famiglia (da sindaco di Roma ha anche dato la cittadinanza onoraria al pontefice).
  • Nel 2005 Veltroni ha doppiato un personaggio del film d'animazione della Disney Chicken Little - Amici per le penne; il personaggio, Rino Tacchino, è il sindaco della comunità degli uccelli. Veltroni ha devoluto il compenso ricevuto (10.000 ) in beneficenza ai bambini disabili.
  • Il 15 dicembre 2008 ha partecipato a Parigi, in qualità di copromotore insieme a Michail Gorbačëv, alla Nona edizione del Vertice dei Premi Nobel per la Pace, in cui ha conferito a Bono Vox, leader degli U2, il premio Peace Summit Award.
  • Si è da sempre dichiarato tifoso della Juventus.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Walter Veltroni, al centro, con Piero Marrazzo

Ha scritto diversi libri su vari argomenti e ha partecipato con interventi in opere di altri autori.

Saggistica[modifica | modifica wikitesto]

Narrativa[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Ufficiale della Legion d'onore - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale della Legion d'onore
— Parigi, Presidente Jacques Chirac, maggio 2000
Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— Roma, 21 dicembre 2005[46]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dimissioni di Walter Veltroni da segretario del Partito Democratico
  2. ^ LaStampa.it: "Veltroni: il Pd correrà da solo"
  3. ^ Testimonianza di rabbino S. Sorani nel libro: Robert G. Weisbord, Wallace P. Sillanpoa, The Chief Rabbi, the Pope, and the Holocaust: An Era in Vatican-Jewish Relations 1992, p. 64 [1]
  4. ^ VELTRONI A NEW YORK - Il politico prevale sull'amministratore
  5. ^ Bloomberg.com
  6. ^ Obama's European counterparts - "Los Angeles Times"
  7. ^ Esposto di Italia Nostra contro il parcheggio al Pincio
  8. ^ Via ai lavori per il parcheggio del Pincio, Rassegna stampa 2007
  9. ^ Bocciatura della commissione comunale per il parcheggio al Pincio
  10. ^ Applicazione del nuovo PRG di Roma
  11. ^ Politica Oggi | Rassegna stampa sulla politica italiana
  12. ^ Tratto dal Corriere Romano del 19 giugno 2008
  13. ^ Corriere.it
  14. ^ S&P: "No debiti occultati a Roma" E il Pd: "Basta con le mistificazioni" - Politica - Repubblica.it
  15. ^ Veltroni conferma le dimissioni, PD nel caos
  16. ^ Veltroni: non mi ricandido in Parlamento
  17. ^ My Movies
  18. ^ La vera storia di Veltroni. Era comunista ed espelleva i dissidenti - Interni - ilGiornale.it
  19. ^ [2] Kaos Edizioni
  20. ^ [3] Breve riassunto del libro, presentazione dell'autore in cui dichiara di essersi rifatto a filmati dell'epoca e a dichiarazioni dei politici e delle agenzie di stampa dell'epoca
  21. ^ [4] Altra presentazione del libro
  22. ^  Il video dell'intervista. YouTube
  23. ^ http://www.chetempochefa.rai.it/TE_videoteca/0,10916,,00.html?nome=veltroni&anno=&mese=&x=0&y=0&tipo=vt
  24. ^ Repubblica.it » cronaca » Immigrati, ben integrati in Veneto ok anche Marche ed Emilia-Romagna
  25. ^ http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Veltroni-bocciato-pure-dagli-immigrati/1801648
  26. ^ Alle elezioni politiche del 2008, infatti, la Sinistra Arcobaleno, che raggruppava Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Federazione dei Verdi, Sinistra Democratica, non ha ottenuto seggi in Parlamento. Ugualmente negativi i risultati per gli altri partiti di sinistra che non hanno stretto alleanza con il PD: Sinistra Critica, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Socialista, Partito di Alternativa Comunista, Per il Bene Comune, Partito Comunista Italiano Marxista Leninista.
  27. ^ Dichiarazioni di Angelo Bonelli in merito; si vedano anche i vari commenti alla scelta di "andare da soli" sul Corriere Della Sera e in particolare le dichiarazioni di Franco Giordano
  28. ^ Dichiarazioni di Nicola La Torre
  29. ^ Il manifesto promosso da Rutelli: «Pd, possibili alleanze diverse»
  30. ^ Il potere blindato della destra zuccherosa
  31. ^ Prodi, ultimatum a Rifondazione Dite subito se volete rompere, la Repubblica, 07 dicembre 2007
  32. ^ Prodi, addio cantando Bob Dylan, intervista del 7 aprile 2008 in cui Prodi dichiarò: «Walter ha fatto la scelta giusta: correre da soli» e attribuiva la caduta del governo a «chi ha minato continuamente l'azione del governo, di chi ha fatto certe dichiarazioni istituzionalmente opinabili...», parole che hanno fatto ritenere si riferisse a Fausto Bertinotti.
  33. ^ Prodi ai traditori: fuori dalle Camere chi mi fece cadere
  34. ^ Prodi amaro: si dorme nel letto che si è preparato
  35. ^ I girotondi assediano il Pd "Veltroni vuole lo scontro" - Politica - Repubblica.it
  36. ^ Umberto Eco: "La minoranza ha il dovere di manifestare" - Politica - Repubblica.it
  37. ^ Beppe Grillo attacca Veltroni «Ha riesumato Silvio, una salma politica». URL consultato il 28-09-2008.
  38. ^ Il retroscena: Effetto Grillo, l'Unione perde punti
  39. ^ Grillo: «Non voto e ne sono orgoglioso»
  40. ^ Tutti contro il PD o la sinistra muore
  41. ^ Fine di un compromesso sociale
  42. ^ Il partito di Giulietto Chiesa ha poi ottenuto alle elezioni lo 0,327% dei consensi alla Camera e lo 0,323% al Senato
  43. ^ chetempochefa-Mar2009
  44. ^ Report, I re di Roma, maggio 2008
  45. ^ Le aziende in-visibili
  46. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]


Predecessore Sindaco di Roma Successore Roma-Stemma.png
Francesco Rutelli 1º giugno 2001 - 13 febbraio 2008 Gianni Alemanno
Predecessore Deputato del Collegio Uninominale Gubbio Successore
nuova legge elettorale 1994 - 1996 Giuseppe Giulietti
Predecessore Deputato del Collegio Uninominale Roma Centro Successore
Silvio Berlusconi 1996 - 2001 Giovanna Melandri
Predecessore Segretario del Partito Democratico Successore Partito Democratico.jpg
nessuno 15 ottobre 2007 - 17 febbraio 2009 Dario Franceschini
Predecessore Segretario dei Democratici di Sinistra Successore
Massimo D'Alema 1998 - 2001 Piero Fassino
Predecessore Ministro per i Beni e le Attività Culturali Successore MiBAC.jpg
Antonio Paolucci 17 maggio 1996 - 21 ottobre 1998 Giovanna Melandri
Predecessore Direttore de l'Unità Successore
Renzo Foa 1992 - 1996 Giuseppe Caldarola

Controllo di autorità VIAF: 9925621 LCCN: n78017120 SBN: IT\ICCU\CFIV\115592