Palazzo Altemps

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Coordinate: 41°54′04.81″N 12°28′22.68″E / 41.901337°N 12.472968°E41.901337; 12.472968

Palazzo Altemps
Roma 2011 08 07 Palazzo Altemps.jpg
Vista dell'esterno
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Roma
Indirizzo Piazza s. Apollinare 44
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1477
Uso Museo Naz. Romano
Realizzazione
Architetto Melozzo da Forlì
Proprietario MiBAC
 
cortile
loggia del piano nobile

Palazzo Altemps, già Palazzo Riario, è un edificio storico di Roma; sorge a poca distanza da piazza Navona, in piazza sant'Apollinare (Ponte). Ospita attualmente una delle quattro sedi del Museo Nazionale Romano.

Nel 2013 il circuito museale del Museo nazionale romano è stato il ventunesimo sito statale italiano più visitato, con 247.795 visitatori e un introito lordo totale di 909.016,50 Euro[1].

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'attuale edificio è il punto d'arrivo cinquecentesco di una serie di costruzioni che occupavano la zona ininterrottamente fin dall'antichità.

Dall'epoca di Augusto il fulcro dell'attività della zona, 160 metri a monte del Ponte Elio, era costituito dall'essere sede di uno dei due porti marmorari di Roma (l'altro era alla Marmorata, oggi Testaccio) e "Statio rationis marmorum", cioè ufficio del monopolio imperiale sulle cave. L'approdo fu scoperto nel 1891, documentato e poi distrutto durante i lavori per la costruzione dei muraglioni di contenimento del Tevere. Era qui che venivano scaricati e lavorati sia i marmi a destinazione architettonica utilizzati nel Campo Marzio, sia quelli destinati alla statuaria, in numerose botteghe di cui sono state trovate tracce in tutta la zona tra Sant'Andrea della Valle, la Chiesa Nuova e il fiume. In alcuni casi sono stati ritrovate anche opere non finite e attrezzi, pertinenti alla fine del periodo di Traiano, come se le botteghe fossero state abbandonate in tutta fretta.[2]

Secondo l'Armellini[3] la vicinissima chiesa di Sant'Apollinare sorgeva sulle rovine di un tempio di Apollo.

Con la feudalizzazione di Roma e l'occupazione dei resti antichi da parte delle famiglie baronali la città si divise in un settore Ghibellino ad est controllato dai Colonna e in un settore Guelfo controllato dagli Orsini. Il cammino di ronda che divide tuttora il rione di Parione da quello di Colonna correva lì presso, lungo l’attuale Vicolo dei Soldati.

Finita l'esigenza di fortificare e la depressione conseguente alla cattività avignonese, il Campo Marzio fu di nuovo intensamente urbanizzato: è nel XV secolo che comincia a nascere il palazzo Altemps quale oggi lo conosciamo, nel dominio di diversi personaggi che si successero nel tempo a partire da Girolamo Riario, che ne fece fare il disegno al celeberrimo Melozzo da Forlì, a cui commissionerà anche altri Palazzi, nei territori della sua signoria, a Imola e Forlì[4]. Girolamo, nipote (o forse figlio naturale) di Sisto IV, che su di lui aveva investito tutte le proprie attenzioni nepotistiche, avrebbe voluto completarne l'edificazione per il suo matrimonio con Caterina Sforza, nel 1477, ma i lavori non furono conclusi prima del 1480.

Caduta con la fine di Sisto IV la fortuna dei Riario, nel 1511 il palazzo fu acquistato, ampliato e decorato dal cardinale Francesco Soderini (architetti Antonio da Sangallo il Vecchio e Baldassarre Peruzzi, al cui intervento si deve il cortile maggiore). Tra il 1513 e il 1518 fu dimora del cardinale mediceo Innocenzo Cybo, in seguito vescovo di Genova, arcivescovo di Torino e Legato pontificio della Provincia Romandiolæ presso Bologna.

Dopo essere stato residenza degli ambasciatori spagnoli il palazzo fu acquistato nel 1568 dal cardinale austriaco Marco Sittico Altemps, figlio della sorella di Pio IV, che ne fece la residenza del casato ormai italianizzato. Si deve a lui l'istituzione della Biblioteca Altempsiana, poi confluita nella Vaticana, e la prima collezione di sculture antiche. A questi anni risale la nobiltà ma anche la storia "nera" della famiglia: il figlio naturale di Marco Sittico, Roberto, prefetto delle armi papali in Avignone sotto Sisto V Peretti e primo duca di Gallese, fu accusato di adulterio e fatto decapitare a 20 anni, nel 1586, proprio da Sisto V, per aver sposato una degli Orsini, suoi nemici giurati.

Qualche papa dopo, Clemente VIII Aldobrandini, nel 1604, donò alla famiglia le spoglie di papa Aniceto per arricchirne la cappella privata, ma a memoria imperitura del sopruso, il figlio Giovanni Angelo Altemps secondo duca di Gallese fece dipingere nella stessa cappella del palazzo, nel 1617, un grande affresco che riproduceva la decapitazione del padre. È a Giovanni Angelo che si deve il primo teatro (poi denominato Teatro Goldoni) costruito nel palazzo. Ed è qui che nel 1690 venne fondata l'Accademia dell'Arcadia.

Nel Settecento il palazzo fu affittato come sede diplomatica francese dal cardinale Melchior de Polignac e fu sede di grande mondanità e lusso: vi si recitò tra l'altro Metastasio e vi suonò anche Mozart, durante il suo soggiorno romano.

Passato nel XIX secolo alla Santa Sede, ha ospitato dal 1871 al 1903 l'istituto scolastico de Merode, trasferito successivamente nei pressi di piazza di Spagna [5]. Fu acquisito al patrimonio dello Stato nel 1982 tramite l'acquisto da parte del Ministero dei Beni Culturali[6]. È attualmente utilizzato per tre quarti dalla Soprintendenza Archeologica di Roma come sede del Museo nazionale Romano. Questo ha consentito un restauro assai curato della struttura architettonica e recuperi molto interessanti dell'apparato decorativo. In particolare, sono emersi, nella Sala della piattaia, affreschi attribuiti alla scuola di Melozzo da Forlì.

Galleria di opere[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Visitatori e introiti dei musei
  2. ^ Rodolfo Lanciani, Rovine e scavi di Roma antica, 1985, pp. 454-456
  3. ^ [1] Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX di Mariano Armellini - V. rione Ponte
  4. ^ Varie "costruzioni imolesi, come quelle dei Palazzi Riario di Roma e di Forlì, furono ideate da un grande pittore che era pure architetto e fino dall'epoca romana in dimestichezza con Girolamo: Melozzo da Forlì". M. Tabanelli, Il Biscione e la Rosa, Fratelli Lega Editori, Faenza 1973, p. 43, nota 13.
  5. ^ http://www.sangiuseppedemerode.it/pdf/annuario/Piazza%20di%20spagna%202009-2010.pdf.
  6. ^ Palazzo Altemps. URL consultato il 19-5-2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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