Campo di concentramento di Auschwitz

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Coordinate: 50°01′36″N 19°12′16″E / 50.026667°N 19.204444°E50.026667; 19.204444

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Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Campo di concentramento di Auschwitz
(EN) Auschwitz Birkenau German Nazi Concentration and Extermination camp (1940-1945).
Auschwitz I entrance snow.jpg
Tipo Culturale
Criterio VI
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1979
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
(DE)

« Arbeit macht frei »

(IT)

« Il lavoro rende liberi »

(Scritta posta all'ingresso del campo)
Le rovine dei campi di Auschwitz che sono dal 1979 Patrimonio dell'Umanità protetto dall'UNESCO

Il campo di concentramento di Auschwitz fu uno dei tre campi principali che formavano il complesso concentrazionario situato nelle vicinanze di Auschwitz (in polacco Oświęcim), in Polonia. Facevano parte del complesso anche il campo di sterminio di Birkenau, situato a Birkenau (in polacco Brzezinka), il campo di lavoro di Monowitz, situato a Monowitz, (in polacco Monowice) ed i restanti 45 sottocampi costruiti durante l'occupazione tedesca della Polonia[1][2].

Il complesso dei campi di Auschwitz[3] svolse un ruolo fondamentale nei progetti di "soluzione finale del problema ebraico" – eufemismo con il quale i nazisti indicarono lo sterminio degli ebrei (nel campo, tuttavia, trovarono la morte anche molte altre categorie di internati) – divenendo rapidamente il più grande ed efficiente centro di sterminio nazista. Auschwitz, nell'immaginario collettivo, è diventato il simbolo universale del lager.

Dal 1979, ciò che resta di quel luogo è patrimonio dell'umanità dell'UNESCO[4] ed è visitabile dal pubblico.

Auschwitz d'inverno

Il complesso[modifica | modifica wikitesto]

La Bahnrampe, la rampa dei treni, all'interno del campo di Birkenau dove, dal 1944, arrivavano i convogli dei deportati, come si presentava nel 1945
Le baracche in legno del campo come si presentavano nel 1941

Facevano parte del complesso[5] tre campi principali e 45 sottocampi[6]. L'area di interesse del campo (Interessengebiet), con sempre nuove espropriazioni forzate e demolizioni delle proprietà degli abitanti residenti, arrivò a ricoprire, dal dicembre 1941, la superficie complessiva di circa 40 chilometri quadrati. All'interno di questa superficie avevano sede anche alcune aziende modello, agricole e di allevamento, volute personalmente da Hitler, nelle quali i deportati venivano sfruttati come schiavi.

Auschwitz[modifica | modifica wikitesto]

Era un Konzentrationslager (campo di concentramento). È stato reso operativo dal 14 giugno 1940 e centro amministrativo dell'intero complesso. Il numero di prigionieri rinchiusi costantemente in questo campo fluttuò tra le 15.000 e le oltre 20.000 unità. Qui furono uccise, nella camera a gas ricavata nell'obitorio del Crematorio N.1, o morirono a causa delle impossibili condizioni di lavoro, di esecuzioni, per percosse, torture, malattie, fame, criminali esperimenti medici, circa 70.000 persone, per lo più intellettuali polacchi e prigionieri di guerra sovietici. Nei sotterranei del Block 11 di Auschwitz, la prigione del campo, il 3 settembre 1941 venne sperimentato per la prima volta dal vicecomandante del campo Karl Fritzsch, per l'uccisione di 850 prigionieri, il gas Zyklon B, normalmente usato come antiparassitario, poi impiegato su vasta scala per il genocidio ebraico.

Birkenau[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campo di sterminio di Birkenau.

Era il Vernichtungslager (campo di sterminio). Era l'immenso lager nel quale persero la vita oltre un milione e centomila persone, in stragrande maggioranza ebrei, russi, polacchi e zingari. Dopo l'arrivo dei prigionieri, questi venivano selezionati e quelli inabili al lavoro venivano condotti alle camere a gas con lo scopo di essere uccisi.

Birkenau era inoltre il più esteso Konzentrationslager dell'intero universo concentrazionario nazista e arrivò a contare fino a oltre 100.000 prigionieri contemporaneamente presenti. Era dotato di quattro grandi Crematori e di «Roghi», fosse ardenti ininterrottamente giorno e notte, usate per l'eccedenza delle vittime che non si riusciva a smaltire nonostante le pur notevoli capacità distruttive delle installazioni di sterminio. Gli internati, reclusi separatamente in diversi settori maschili e femminili, erano utilizzati per il lavoro coatto o vi risiedevano temporaneamente in attesa di trasferimento verso altri campi. Il campo, situato nell'omonimo villaggio di Brzezinka, distava circa tre chilometri dal campo principale e fu operativo dall'8 ottobre 1941.

Monowitz[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campo di lavoro di Monowitz.

Era l'Arbeitslager (campo di lavoro). Sorgeva nei pressi del complesso industriale Buna Werke per la produzione di gomma sintetica, proprietà dell'azienda I.G. Farben che però, nonostante l'impegno profuso, non entrò mai in produzione. Il campo, situato a circa 7 chilometri da Auschwitz, fu operativo dal 31 ottobre 1942 e alloggiò fino a 12.000 internati, tra cui Primo Levi ed Elie Wiesel.

Sottocampi[modifica | modifica wikitesto]

C'erano inoltre 45 sottocampi[6], situati nelle vicinanze dei tre campi principali, che erano:

Le funzioni del complesso[modifica | modifica wikitesto]

La funzione di Auschwitz[modifica | modifica wikitesto]

Forni crematori del campo di Auschwitz; distrutti per ordine delle SS vennero ricostruiti nel dopoguerra.
Scorcio dei blocchi in Auschwitz

Auschwitz, che servì come centro amministrativo per l'intero complesso, fu fondato il 20 maggio 1940 convertendo delle vecchie caserme dell'esercito polacco in un campo di concentramento e campo di lavoro. Un gruppo di 728 prigionieri politici polacchi provenienti da Tarnów furono i primi deportati ad Auschwitz il 14 giugno 1940 e lavorarono come manovali al riadattamento delle caserme, danneggiate dai bombardamenti[7] e alla costruzione delle recinzioni perimetrali.

Inizialmente gli internati furono intellettuali e membri della resistenza polacca; più tardi vi furono deportati anche prigionieri di guerra sovietici, criminali comuni tedeschi, prigionieri politici ed "elementi asociali" come mendicanti, prostitute, omosessuali ed ebrei. Normalmente vi erano detenute dalle 13.000 alle 16.000 persone ma nel 1942 si raggiunse la cifra di 20.000 detenuti.

Sopra il cancello di ingresso si trovava la cinica scritta Arbeit macht frei (il lavoro rende liberi). Sembra che la scritta sia stata ideata dall'SS-Sturmbannführer Rudolph Höss, primo comandante responsabile del campo e sembra anche che il fabbro che costruì la scritta, un dissidente politico polacco di nome Jan Liwackz (detenuto con numero di matricola 1010), l'abbia fatta appositamente saldando la lettera "B" al contrario come segno di protesta in quanto conscio di quale sarebbe stata la vera funzione del campo di Auschwitz, un gesto che gli sarebbe potuto costare la vita (a tal proposito, sembra che lo stesso fabbro, sopravvissuto all'Olocausto, quando il campo fu liberato dall'Armata Rossa, chiese di riavere l'insegna in quanto, essendo stata realizzata da lui, "gli apparteneva", cosa che non avvenne dato che, ormai, la scritta apparteneva alla storia). I prigionieri che lasciavano il campo per recarsi al lavoro, o che vi rientravano, erano costretti a sfilare sotto questo cancello, accompagnati dal suono di marce marziali eseguite da una orchestra di deportati appositamente costituita. Contrariamente a quanto rappresentato in alcuni film, la maggior parte dei prigionieri ebrei non era detenuta nel campo di Auschwitz e quindi non passava per questo cancello.

Le SS selezionarono alcuni prigionieri, spesso criminali comuni di origine tedesca o ariana (e quindi appartenenti alla "razza superiore"), come supervisori per gli altri detenuti. Tali supervisori, chiamati Kapo, si macchiarono, nella maggior parte dei casi, di orrendi crimini abusando del proprio potere e divenendo così complici dei propri carnefici.

Gli internati vivevano in baracche chiamate Block dotate di letti a castello a tre piani di tipo militare; le condizioni di sovraffollamento delle baracche, spesso utilizzate al doppio della capienza massima, costringevano i prigionieri a dividere un pagliericcio in due o più favorendo la trasmissione di parassiti e germi, che aumentavano le già elevate possibilità di infezioni e malattie.

Gli ebrei, nella scala sociale del campo, erano all'ultimo posto e ricevevano il peggior trattamento. Tutti gli internati avevano l'obbligo di lavorare (quelli inabili al lavoro venivano invece uccisi subito, appena arrivati nel campo); gli orari variavano a seconda delle stagioni ma si assestavano su di una media di 10-11 ore di lavoro giornaliero. Una domenica ogni due, tranne per chi lavorava presso aziende belliche che funzionavano a ciclo continuo, era considerata giorno festivo e dedita ai lavori di pulizia e manutenzione del campo e all'igiene personale dei detenuti. Le disumane condizioni di lavoro, le scarse razioni di cibo e le condizioni igieniche pressoché inesistenti portavano rapidamente i detenuti alla morte.

La funzione di Birkenau[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campo di sterminio di Birkenau.
Le baracche di Birkenau, come apparivano nel 2001
Targa commemorativa della baracca nel campo ove venivano condotti esperimenti su cavie umane. Essa recita: In questa baracca, dalla fine del 1942, uomini e donne, quasi tutti ebrei, furono sottoposti a esperimenti criminali di sterilizzazione condotti da medici nazisti: il prof. Carl Clauberg e il dottor Horst Schumann. La maggioranza dei prigionieri morì o durante gli esperimenti o per le loro conseguenze.

Birkenau fu concepito inizialmente, secondo i piani di Himmler del marzo 1941, come campo per i prigionieri di guerra russi. Il campo di Birkenau fu il principale campo di sterminio del complesso concentrazionario di Auschwitz. Qui furono imprigionate parecchie centinaia di migliaia di deportati, in diversi sotto-campi, e trovarono la morte circa 1,1 milioni di persone.

Il complesso di Birkenau divenne operativo il 7 ottobre 1941, inizialmente appunto come campo per i prigionieri di guerra russi catturati in grande numero durante le prime fasi dell'invasione tedesca. Degli oltre 13.000 deportati russi di questi primi trasporti solo 92 erano ancora vivi il 27 gennaio 1945 alla liberazione del campo.

Il campo fu installato presso la cittadina a Brzezinka (in tedesco Birkenau o "campo di betulle"), a circa 3 km dal campo Auschwitz. Il luogo fu selezionato per la vicinanza della linea ferroviaria che avrebbe semplificato le operazioni logistiche per le previste grandi deportazioni successive. Successivamente il campo fu utilizzato come strumento principale di sterminio nel contesto della tristemente famosa soluzione finale della questione ebraica. In realtà dello sterminio degli ebrei già si parla nel 1925 sulla bibbia nazista del Mein Kampf di Hitler, in cui sono indicate le future manovre del Reich tedesco con sorprendente lungimiranza.

Per costruire il campo furono espropriate e distrutte le abitazioni del villaggio di Brzezinka per ricavarne poi materiale da risulta per il lager.

Le dimensioni di Birkenau erano immense: circa 2,5 km per 2 km; il campo era circondato da filo spinato elettrificato; ogni giorno moltissimi prigionieri, stremati dalla impossibili condizioni di vita, a volte peggiori di quelle di Auschwitz e di Monowitz, andavano a gettarsi sul reticolato ad alta tensione per porre fine alle loro sofferenze; era la morte "svelta e dolce"[8], nel gergo del campo: «andare al filo».

Il modo migliore per percepire l'impressionante vastità del campo di sterminio è quello di percorrere a piedi il percorso che dall'ingresso principale e costeggiando per più di un Km i binari ferroviari porta fino al monumento alla memoria delle vittime posto nella zona dei crematori. Voltandosi indietro si vedrà appena in lontananza la costruzione dell'ingresso.

Foto aerea del campo, scattata nel 1944, in cui si nota il fumo dei roghi umani di Birkenau

Il campo arrivò a contenere fino a 100.000 persone internate in diversi settori, completamente separati tra loro e senza nessuna possibilità di comunicazione tra un campo e l'altro:

  • Settore B-I-a, campo femminile – Dall'agosto 1942, vennero internate in questo settore donne ebree e non ebree deportate da diverse nazioni insieme ai loro figli. Nel luglio 1943, con l'arrivo di sempre nuovi trasporti il campo fu ampliato fino a occupare il settore B-I-b che precedentemente era occupato dal campo maschile. Nel novembre 1944 il campo fu liquidato, alcune donne e bambini furono trasferite al settore B-II-e, le altre "abili al lavoro" al settore B-II-b.
  • Settore B-I-b – Dal marzo 1942 furono internati in questo settore uomini ebrei e non ebrei deportati da diverse nazioni. Nel luglio 1943, gli uomini furono trasferiti al settore B-II-d a causa della necessità di ampliare il settore femminile contiguo (settore B-I-a).
  • Settore B-II-a, campo di quarantena o Quarantänelager – Dall'agosto 1943 al novembre 1944 in questo settore furono rinchiusi uomini ebrei e non ebrei durante il periodo di quarantena, necessario a identificare coloro che avessero potuto essere affetti da malattie contagiose. Il campo di quarantena era inoltre utilizzato dalle autorità del campo, per "iniziare" gli internati alla dura vita del campo, terrorizzandoli, e abituarli all'obbedienza indiscussa di ogni ordine impartito. A partire dall'aprile 1944 in alcune baracche furono trasferiti alcuni uomini e donne ammalati, rigidamente segregati, da altri settori del campo.
  • Settore B-II-b, campo per famiglie di Theresienstadt o Familienlager Theresienstadt – Questo settore fu occupato dalle famiglie ebree provenienti dal campo di concentramento di Theresienstadt dopo la sua liquidazione e occupato dal settembre 1943 al luglio 1944 quando le famiglie furono sterminate. Successivamente il campo fu occupato da donne polacche provenienti dai rastrellamenti seguiti all'insurrezione di Varsavia. Il settore, nel novembre 1944 fu inoltre occupato dalle poche scampate alla liquidazione del settore B-I-a.
  • Settore B-II-c, campo di transito o Durchgangslager – In questo settore dal maggio 1944 al novembre 1944, trovarono temporanea collocazione le donne ebree provenienti dall'Ungheria in previsione di essere inviate al lavoro presso altri settori di Auschwitz o altri campi. Le donne rinchiuse nel settore non furono registrate sui registri ufficiali del campo per essere poi mandate al lavoro oppure, in molti casi, alla morte senza lasciare traccia. A partire dall'ottobre 1944 questo settore fu occupato anche dalle poche donne scampate alla liquidazione del settore B-III (Mexico).
  • Settore B-II-d, campo maschile o Männerlager – Dal novembre 1943 al gennaio 1945 fu il principale campo maschile (per ebrei e non ebrei) di Birkenau.
  • Settore B-II-e, campo per famiglie zingare o Familienzigeunerlager – Dal febbraio 1943 all'agosto 1944 fu il campo di internamento per le famiglie zingare deportate. In questo settore le continue epidemie e le condizioni alimentari e igieniche inesistenti compirono una terribile falcidia; i pochi sopravvissuti furono inviati alle camere a gas nell'agosto 1944. A partire dal maggio 1944, alcuni uomini ebrei furono rinchiusi in baracche isolate del settore, come riserva di manodopera, in maniera simile a quello che avvenne per le donne nel settore BIIc (Durchgangslager).
  • Settore B-II-f, ospedale o Häftlingskrankenbau (chiamato dai deportati, ad esempio Primo Levi, anche Ka-Be) – A partire dal luglio 1943 fino al gennaio 1945 fu l'ospedale per i prigionieri maschi, spesso chiamato "anticamera del crematorio" a causa dell'elevatissimo numero di ammalati che morivano per le selezioni periodiche e le inesistenti cure sanitarie. Nell'ospedale furono pure portati a termine "esperimenti medici" su cavie umane da parte del personale medico delle SS.
  • Settore B-II-g, deposito (Effektenlager) o Kanada – il settore, operativo dal dicembre 1943, era destinato allo stoccaggio e al successivo invio in Germania dei beni di proprietà dei deportati. Nel gennaio 1945, durante l'abbandono del campo, le SS cercarono di nascondere le tracce dei loro crimini bruciando le baracche del Kanada.
  • Settore B-III, campo di transito (Durchgangslager) o Mexico – La costruzione del settore iniziò alla fine del 1943 e proseguì fino all'aprile 1944 anche se non fu mai completata. Almeno 10.000 internate ebree furono rinchiuse nel campo incompleto dal giugno 1944 al novembre dello stesso anno spesso senza neppure un ricovero, in terribili condizioni. Molte furono selezionate per l'invio alle camere a gas, altre trasferite nel settore B-II-c (ottobre 1944), altre ancora trasferite presso altri campi. Nel novembre 1944 le autorità del campo decisero lo smantellamento del settore: i materiali recuperati furono inviati presso il campo di concentramento di Gross-Rosen.

Lo scopo primario del campo era l'eliminazione di massa. Vi si trovavano 4 camere a gas con annessi crematori. L'eliminazione iniziò nella primavera del 1942.

La funzione di Monowitz[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campo di lavoro di Monowitz.

Il campo di Monowitz nacque a circa 7 chilometri a est dal campo principale Auschwitz allo scopo di accentrare manodopera a basso costo per il grande impianto chimico Buna Werke, allora in costruzione, evitando lunghe marce tra il campo principale e il sito in costruzione e aumentando così la produttività. La Buna Werke, proprietà della IG Farben, era un complesso destinato alla produzione su vasta scala di gomma sintetica (Buna, dal quale il nome del complesso), benzina sintetica e altri sottoprodotti del carbone. Nonostante i grandi sforzi compiuti, che causarono la morte di circa 25.000 lavoratori schiavi impiegati su un totale di 35.000, l'impianto Buna Werke non arrivò mai a nessuna quota di produzione. Era la più grande fabbrica chimica dell'epoca.

Il famoso libro Se questo è un uomo di Primo Levi, deportato italiano di religione ebraica, descrive le tragiche condizioni di vita degli internati a Monowitz. Lo stesso Levi dovette probabilmente la propria salvezza alla propria laurea in chimica che gli permise di essere assunto in qualità di "specialista" all'interno del complesso riuscendo ad alleviare periodicamente così le terribili condizioni (acuite dal freddo inverno polacco) delle normali squadre di lavoro.

La funzione dei sottocampi[modifica | modifica wikitesto]

I sottocampi erano situati nelle vicinanze dei tre campi principali. Avevano gli obiettivi di far lavorare i prigionieri in ambiti di allevamento, agricoltura e costruzione di fattorie.

Lo sviluppo e la funzione del complesso[modifica | modifica wikitesto]

Planimetria del campo di Birkenau

Lo sviluppo del complesso[modifica | modifica wikitesto]

Già nei piani nazisti, sviluppati sin dagli anni trenta-quaranta, era prevista la deportazione e lo sterminio del 90% dei polacchi. Una volta finita la distruzione degli ebrei, i campi della morte della Polonia sarebbero stati usati contro i polacchi stessi[9]. La Polonia avrebbe dovuto essere smembrata, depredata di tutti i territori e di tutte le risorse nazionali e la piccola percentuale di popolazione sopravvissuta utilizzata come mano d'opera schiava al servizio dei coloni tedeschi, in aree da ripopolare con individui di razza germanica; il numero dei polacchi da lasciare in vita, necessario per la colonizzazione, era stimato in due-tre milioni. Ogni famiglia tedesca avrebbe avuto i propri schiavi slavi da disporre a piacimento[10].

In questo contesto, già durante l'invasione tedesca della Polonia, avvenuta il 1º settembre 1939, le truppe tedesche vennero seguite da speciali Einsatzkommandos destinati allo sterminio di ebrei e personalità politiche e culturali polacche. Presto tutte le prigioni polacche furono piene e si ebbe la necessità di trovare nuove aree di internamento per i numerosi prigionieri che venivano catturati durante i rastrellamenti.

Durante le prime fasi dell'invasione nazista, venivano eseguite numerose fucilazioni di massa (svolte dai soldati dell'esercito) dei "Nemici del Popolo Tedesco": ebrei, zingari, oppositori politici. Ci furono numerosi casi di diserzione e suicidi nelle file dell'esercito tedesco, i cui soldati faticavano ad accettare ordini che comportavano la fucilazione di vecchi, donne e bambini. La scelta di aprire appositi campi di sterminio veniva incontro anche all'esigenza di evitare il lavoro "sporco" ai semplici soldati di leva. I campi di sterminio assolvevano tre necessità:

  • segretezza delle operazioni;
  • efficienza nello sterminio, applicato in scala industriale;
  • indipendenza dall'esercito, in quanto svolto da corpi speciali.

Nel dicembre 1939 il comandante della polizia di sicurezza (Sipo) e dell'SD di Breslavia, SS-Oberführer Arpad Wigand pose allo studio, in collaborazione con l'ufficio dell'alto comando delle SS e della polizia del Sud-Est (SS-Gruppenführer Erich von dem Bach-Zelewski), la possibilità di costruire un nuovo campo di concentramento nella zona di Oświęcim (Auschwitz).

Il luogo fu scelto per la presenza di una caserma di artiglieria polacca caduta nelle mani della Wehrmacht, situata fuori dalla città, quindi facilmente escludibile dal mondo esterno, alla confluenza tra i fiumi Vistola e Soła. La posizione era inoltre provvista di favorevoli collegamenti ferroviari con la Slesia, il Governatorato Generale, la Cecoslovacchia e l'Austria che avrebbero semplificato la deportazione degli elementi "ostili", "asociali" e degli ebrei.

Tra i mesi di gennaio e aprile 1940 furono vagliate diverse ipotesi alternative per l'ubicazione del campo, con l'intervento dello stesso comandante delle SS Heinrich Himmler, desideroso di risolvere quanto prima il problema della creazione di un nuovo complesso. Nel febbraio sorsero ulteriori problemi legati alle difficoltà poste dall'esercito tedesco nella consegna della caserma ad Auschwitz.

L'8 aprile 1940 il generale Halm stipulò con le SS un contratto per la consegna del complesso. Il 18-19 aprile 1940, Rudolf Höß, già aiutante presso il campo di concentramento di Sachsenhausen, fu inviato a compiere un ultimo sopralluogo. Prima di visitare il campo Höß si incontrò con Wingand a Bratislava e fu messo minuziosamente al corrente del progetto: creare un campo di quarantena per prigionieri polacchi destinati alla successiva deportazione in altri campi all'interno del Terzo Reich.

Il 27 aprile 1940, in seguito al rapporto di Höß, Himmler decise di ordinare all'ispettore dei campi di concentramento, SS-Oberführer Richard Glücks la costruzione del nuovo campo di concentramento – che sarebbe diventato Auschwitz – ricorrendo alla manodopera di detenuti già internati in altri campi. Il 29 aprile, Glücks nominò Höß comandante provvisorio del nuovo campo (ottenne la nomina definitiva il 4 maggio 1940). Höß raggiunse il campo il 30 aprile, con la scorta di cinque uomini delle SS. Per i lavori di sistemazione dell'area, furono immediatamente impiegati civili polacchi e circa 300 ebrei, forniti dal locale consiglio ebraico (Judenrat).

Il 20 maggio 1940 arrivarono al campo i primi 30 prigionieri, provenienti dal campo di concentramento di Sachsenhausen, per maggior parte criminali comuni selezionati appositamente per la loro crudeltà e ottusa obbedienza a ogni ordine, destinati a diventare il primo nucleo di Kapò e "prominenti" del campo, e ad aiutare le SS nel successivo "lavoro" di controllo della massa dei deportati.

Il 10 giugno 1940, prima ancora che i primi prigionieri deportati giungessero al campo, furono ordinati i progetti per un primo crematorio, dotato di tre forni, ciascuno a doppia muffola, prodotto dalla J.A. Topf und Söhne di Erfurt; i progetti furono rapidamente approvati e la costruzione ultimata entro il 23 settembre dello stesso anno, data della prima cremazione di prova conosciuta.

Il 14 giugno 1940, seppur ancora in fase di costruzione e ampliamento, il campo di Auschwitz ricevette il primo convoglio di 728 deportati, accolti dal primo direttore del campo SS-Hauptsturmführer Karl Fritzsch con le parole:

« Voi non siete venuti in un sanatorio, ma in un lager tedesco. Qui esiste solo l'entrata e non c'è altra via d'uscita che il camino del forno crematorio. Se a qualcuno questo non piace, può andare subito a buttarsi sul filo spinato ad alta tensione. Siete venuti qui per morire: gli ebrei, non hanno diritto a sopravvivere più di due settimane, i preti un mese e gli altri tre mesi. »

[11]

Karl Fritzsch

La funzione del complesso[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Soluzione finale della questione ebraica e Conferenza di Wannsee.
« Una volta mi avevano dato del sapone, una tavoletta grezza, rettangolare, con sopra impresse le iniziali RJF. Allora non sapevo cosa significassero quelle lettere, ma nel giorno dello Yom Kippur qualcuno me lo rivelò. Nel giorno in cui si prega e Dio perdona il suo popolo ed è vicino a lui in spirito di amore e conciliazione, quel giorno imparai il significato di RJF. Rein Juden Fett, puro grasso ebreo. Ci avevano dato la possibilità di pulirci con i cadaveri dei nostri fratelli ebrei. »

Millie Werber[12]

Auschwitz fu inizialmente fondato come campo di concentramento e di smistamento dei prigionieri di origine polacca e non specificatamente per lo sterminio del popolo ebraico.

Infatti, nonostante il violento antisemitismo proprio della dittatura nazionalsocialista, all'epoca della fondazione del campo Hitler e i gerarchi del Reich non avevano ancora trovato quella che, eufemisticamente denominarono in seguito, la "soluzione finale del problema ebraico".

Tale "soluzione" sarebbe stata decisa da Hitler tra l'ottobre e il dicembre 1941[13] e pianificata nel corso della Conferenza di Wannsee del 20 gennaio 1942, durante la quale si decise lo sterminio scientifico del popolo ebraico (e di altre minoranze) e che diede avvio, dalla metà del 1942, alla fase più brutale dell'Olocausto, quella del genocidio. Per quella data ad Auschwitz era stato reso pienamente operativo ed efficiente il grande complesso di sterminio di Birkenau[14].

La vita nel campo[modifica | modifica wikitesto]

Il trasporto e l'arrivo al campo[modifica | modifica wikitesto]

Il gergo di Auschwitz
AuschwitzCampEntrance.jpg

Di seguito sono riportati alcuni termini gergali utilizzati dai deportati del campo di Auschwitz. In maniera analoga i detenuti di molti campi di concentramento svilupparono termini simili, ma in questo approfondimento si fa riferimento esclusivamente quelli utilizzati nel complesso di Auschwitz.

  • Block («blocco» o «baracca»): identificava le unità abitative dove alloggiavano i deportati, in condizioni di inimmaginabile sovraffollamento, costringendoli a dormire in 3-4 per ogni pagliericcio disponibile.
  • Blocksperre («chiudere i blocchi»): un ordine che imponeva a tutti i prigionieri di rientrare nei loro blocchi. Quest'ordine veniva impartito comunemente in vista di una selektion per evitare che gli internati vi si sottraessero.
  • Häftling («prigioniero»): termine che definiva l'internato. Spesso era utilizzato in associazione con il numero di matricola tatuato sull'avambraccio sinistro per identificare uno specifico prigioniero. Ad esempio: Häftling 174.517.
  • Ka-Be (abbr. di Krankenbau): l'infermeria del campo.
  • Kapò: termine generico che indicava un detenuto che ricopriva una carica all'interno del campo e che spesso esercitava il comando su altri deportati.
  • Kommando: squadra di lavoro.
  • Muselmann («musulmano»): termine che indicava un prigioniero sfinito dal lavoro e dalla fame, senza più alcuna volontà di sopravvivenza, destinato alla selektion. L'origine del termine deriva dal fatto che questi individui, stremati e senza neanche più la forza di reggersi in posizione eretta, dondolavano sulle gambe in un modo che poteva ricordare la preghiera islamica.
  • Prominent: prigioniero che godeva di una condizione privilegiata rispetto agli altri internati.
  • Selektion («selezione»): selezione tra gli abili al lavoro e coloro da inviare immediatamente alle camere a gas effettuata dal personale medico tedesco all'arrivo dei convogli di deportati. Il termine indicava anche i periodici controlli medici effettuati all'interno del campo per selezionare ed eliminare i prigionieri più deboli (Muselmänner).
  • Sonderkommando: kommando, composto da prigionieri segregati, che lavorava presso i forni crematori e aveva l'obbligo di collaborare alle operazioni di smaltimento dei cadaveri.

I convogli di deportati (circa 2.000 – 2.500 prigionieri per treno), spesso chiamati trasporti, composti da vagoni merci contenenti dalle 80 alle 120 persone costrette a inimmaginabili condizioni di vita e igieniche, che spesso viaggiavano per 10-15 giorni per raggiungere la loro ultima meta, erano organizzati da uno speciale dipartimento dell'RSHA (ufficio centrale per la sicurezza del Reich): l'Amt IV B 4 comandato da Adolf Eichmann. Eichmann e i suoi collaboratori in qualità di esperti di "problemi ebraici" gestirono l'intera parte logistica dello sterminio suddividendo i convogli sui diversi centri di sterminio in base alla capacità "ricettiva" dei centri stessi: il grande complesso di Auschwitz ricoprì sempre un ruolo fondamentale nel processo di "soluzione finale". Le azioni di sterminio (chiamate Aktion), della durata di 4-6 settimane, si susseguirono per tutta la durata del conflitto coinvolgendo successivamente diversi gruppi provenienti dalle nazioni sotto il controllo tedesco.

Dal 14 giugno 1940 (data del primo arrivo di deportati al campo) al 1942 (data di attivazione della Judenrampe), i treni sostavano sui binari nel pressi del campo principale di Auschwitz – i grandi impianti di sterminio di Birkenau non erano ancora stati costruiti. Anche in seguito, soprattutto nel caso di convogli di rastrellati polacchi (non ebrei) da internare nel campo principale, questa soluzione continuò a essere utilizzata. Si ebbero anche casi di treni "scaricati" nella stazione della cittadina di Oświęcim a causa dell'eccessivo numero di convogli in arrivo.

I treni di deportati, a partire dal 1942 fino al maggio 1944, arrivarono a una piccola banchina ferroviaria, universalmente nota come la rampa degli ebrei o, in tedesco, Judenrampe e situata a circa 800 metri all'esterno del campo di Auschwitz, nei pressi dello scalo merci della stazione di Oświęcim. La maggior parte dei convogli di deportati italiani ebbero come ultima fermata proprio la Judenrampe, compreso il treno che trasportava Primo Levi che ha vividamente descritto la scena del suo arrivo notturno come «una vasta banchina illuminata dai riflettori» in Se questo è un uomo. Dopo la guerra, la Judenrampe, luogo di arrivo (e selezione) di almeno 800.000 deportati da tutta Europa, non fu inclusa nell'area divenuta museo del campo e scomparve quasi completamente. Solo nel 2005 è stata in parte recuperata e inserita all'interno dei percorsi di visita al campo di Auschwitz.

Nel maggio 1944, per semplificare le operazioni di sterminio dei numerosi convogli provenienti dall'Ungheria, la linea ferroviaria fu prolungata all'interno del campo di Birkenau fino a una nuova banchina a tre binari chiamata Bahnrampe. La Bahnrampe, resa famosa dalle evocative scene del capolavoro Schindler's list di Steven Spielberg, fu utilizzata fino al novembre 1944 quando, per ordine del comandante delle SS Heinrich Himmler, le operazioni di sterminio furono sospese.

La selezione dei prigionieri[modifica | modifica wikitesto]

Appena arrivati a destinazione i treni venivano rapidamente scaricati del loro triste carico umano e avveniva la selezione, tra gli abili al lavoro e coloro da inviare direttamente alla morte[15].

L'area veniva circondata da uomini delle SS armati e da altri internati che provvedevano ad accostare rampe in legno alle porte dei vagoni per semplificare e velocizzare la discesa dei nuovi arrivati. Gli stessi internati – che avevano l'assoluto divieto, pena la morte, di parlare con i nuovi arrivati per evitare il panico negli stessi – provvedevano a scaricare i treni in arrivo dei bagagli che successivamente venivano portati presso il settore Kanada di Birkenau dove si effettuava la cernita e l'imballaggio dei beni per il successivo invio in Germania.

Gli uomini venivano separati dalle donne e dai bambini formando due distinte file. A questo punto personale medico delle SS decideva chi era abile al lavoro. Mediamente solo il 25% dei deportati aveva possibilità di sopravvivere. Il restante 75% (donne, bambini, anziani, madri con figli) era inviato direttamente alle camere a gas. Le percentuali abili/gasati fluttuarono per tutto il corso del conflitto, in base alle esigenze dell'industria bellica tedesca diretta da Albert Speer. Vi furono casi di interi treni di deportati inviati direttamente alle camere a gas senza nessuna selezione a causa del sovraffollamento del campo e del preventivato rapido arrivo di nuovi convogli, soprattutto durante lo sterminio degli ebrei ungheresi nel 1944.

La selezione era operata esclusivamente da personale medico delle SS, uno o più dottori a turno operavano il servizio alla rampa.

È importante notare come in questa fase le SS mantenessero un comportamento gentile e accondiscendente al fine di mascherare le loro intenzioni e velocizzare le operazioni di scarico e selezione, infondendo falsa fiducia nei prigionieri appena arrivati, normalmente stanchi e confusi dal lungo viaggio.

Coloro considerati non utili allo sforzo bellico venivano inviati immediatamente in una delle quattro camere a gas mascherate da docce situate a Birkenau dove, in gruppi, i prigionieri venivano uccisi con gas letali (di solito Zyklon B). Un'altra camera a gas, la prima costruita, era presente anche ad Auschwitz e fu operativa dal 15 agosto 1940 al luglio 1943, quando fu definitivamente abbandonata in favore delle più "efficienti" camere presenti a Birkenau. I deportati venivano trasportati (a piedi o con grossi camion) verso le camere a gas, che si trovavano dall'altra parte del campo rispetto alle banchine di arrivo. Qui giunti venivano introdotti in un locale camuffato da spogliatoio con tanto di descrizioni multilingue delle procedure per il successivo recupero dei vestiti.

I prigionieri dichiarati abili al lavoro venivano condotti negli edifici dei bagni, dove dovevano, anzitutto, consegnare biancheria e abiti civili, nonché tutti i monili di cui erano in possesso; venivano privati, inoltre, dei documenti d'identità eventualmente posseduti. Uomini e donne potevano conservare solo un fazzoletto di stoffa; agli uomini era concesso conservare la cintura dei pantaloni.

Successivamente, i prigionieri venivano spinti nel locale in cui erano consegnati ai barbieri, che li radevano su tutto il corpo. L'operazione era condotta in maniera sbrigativa, dopo aver inumidito le zone sottoposte a rasatura con uno straccio intriso di liquido disinfettante.

Passaggio successivo era la doccia, cui seguiva la distribuzione del vestiario da campo: una casacca, un paio di pantaloni e un paio di zoccoli.

I detenuti ritenuti "abili al lavoro" dovevano lavorare fino allo stremo per numerose ditte tedesche, tra cui la I.G. Farben, produttrice del gas che serviva a sterminarli, la Metal Union e la Siemens. Nel campo non c'erano servizi igienici, nessuna assistenza medica, fame ed epidemie erano all'ordine del giorno.

L'ingresso di Auschwitz, con la famigerata scritta Arbeit macht frei, ovvero Il lavoro rende liberi

La gestione dei prigionieri[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Simboli dei campi di concentramento nazisti.

Rasati a zero, scorticati con rasoi senza filo fin nelle parti intime, disinfettati con prodotti urticanti e lavati nel peggiore dei modi con acqua bollente alternata alla gelata, ai prigionieri arrivati venivano poi dati i logori panni del campo, costituiti da specie di "pigiami" a strisce grigie scure e chiare o abiti riciclati con grandi toppe visibili tolti ai deportati prima di loro. Pesanti e spaiati zoccoli di legno completavano la "divisa". Poi i detenuti ricevevano un numero progressivo che veniva tatuato loro sull'avambraccio sinistro.

Un cartello che avvisa dell'elettrificazione della recinzione

Seguiva la registrazione del numero compilando una scheda con i dati personali (Häftlings-Personal-Karte) e con l'indirizzo dei familiari più prossimi. I neo entrati venivano avvisati che d'ora in avanti non sarebbero più stati chiamati per nome ma diventavano solo dei "pezzi" (Stücke) numerati, un numero che erano obbligati imparare a memoria in tedesco, sia a pronunciare che a riconoscere quando si veniva chiamati. Per tutte le operazioni nel campo era necessario usare il numero, sia per ricevere la brodaglia del vitto che nelle estenuanti conte degli appelli; qualunque errore sarebbe stato punito impietosamente.

Dalla pratica del tatuaggio erano esentati i cittadini tedeschi ariani, i prigionieri "da rieducare", nonché gli ebrei provenienti da Varsavia durante e dopo l'insurrezione del Ghetto nell'agosto-settembre 1942; a costoro era riservato un trattamento di punizione particolare, effettuato con efferratezza e sadismo estremi. Non era necessario registrarli perché sarebbero stati uccisi di lì a poco con modi atroci[16]

Il numero di matricola, impresso su un pezzo di tela, era anche cucito sul lato sinistro della casacca, all'altezza del torace, e sulla cucitura esterna della gamba destra dei pantaloni. Al numero era associato un contrassegno colorato, che identificava le diverse categorie di detenuto:

  • un triangolo di colore rosso identificava i prigionieri politici, nei cui confronti era stato spiccato un mandato di arresto per ragioni di pubblica sicurezza;
  • anche ai religiosi cristiani era attribuito un triangolo di colore rosso, poiché di solito comunque internati in seguito ad azioni repressive naziste;
  • una stella a sei punte di colore giallo identificava i prigionieri ebrei; dalla metà del 1944 gli ebrei furono contrassegnati come le altre categorie ma con l'apposizione sopra il distintivo triangolare di un rettangolo di stoffa giallo;
  • un triangolo verde identificava i prigionieri criminali comuni;
  • un triangolo di colore nero identificava i cosiddetti "asociali";
  • un triangolo di colore viola identificava i Testimoni di Geova;
  • un triangolo di colore rosa identificava i prigionieri omosessuali;
  • un triangolo di colore marrone identificava i prigionieri Rom e Sinti;
  • un triangolo di colore verde appoggiato sulla base identificava i prigionieri assoggettati a misure di sicurezza, dopo che avevano scontato la pena loro inflitta;
  • una lettera "E" prima del numero di matricola identificava i detenuti "da educare" (Erziehungshäftling);
  • un cerchietto di colore rosso recante la sigla "IL" identificava i prigionieri ritenuti pericolosi o sospetti di tentare la fuga;
  • un cerchietto di colore nero identificava i prigionieri della "compagnia penale".

Sul triangolo che identificava la categoria, era anche dipinto o impresso con inchiostro l'iniziale tedesca della nazionalità del detenuto, a meno che questi non fosse cittadino tedesco o apolide.

Politici Criminali Emigranti Testimoni di Geova Omosessuali Asociali Rom e Sinti
Normale Red triangle.svg Green triangle.svg Blue triangle.svg Purple triangle.svg Pink triangle.svg Black triangle.svg
Recidivo Red triangle repeater.svg Green triangle repeater.svg Blue triangle repeater.svg Purple triangle repeater.svg Pink triangle repeater.svg Black triangle repeater.svg
Prigioniero di compagnia di disciplina Red triangle penal.svg Green triangle penal.svg Blue triangle penal.svg Purple triangle penal.svg Pink triangle penal.svg Black triangle penal.svg
Ebreo Red triangle jew.svg
 
Green triangle jew.svg
 
Blue triangle jew.svg
 
Purple triangle jew.svg
 [17]
Pink triangle jew.svg
 
Black triangle jew.svg
 
Contrassegni speciali Male race defiler.svg
Ebreo che ha una relazione interrazziale
Female race defiler.svg
Donna che ha una relazione interrazziale
Escape suspect.svg
Sospetto di fuga
Inmate number.svg

Numero del prigioniero



Special inmate.svg

Prigioniero speciale: banda marrone al braccio

Sleeve badges.svg

I contrassegni indossati sono, in ordine discendente: Numero del prigioniero, rettangolo per recidivo, triangolo o stella, membro del battaglione penale, sospettato di fuga

Red triangle Pole.svg
Polacco: "P" su un triangolo rosso
Red triangle Czech.svg
Ceco: "T" (La parola tedesca per Ceco è Tscheche) su un triangolo rosso
Armed forces red triangle.svg
Membro delle forze armate: triangolo rosso

La registrazione proseguiva poi con tre foto, che ritraevano il detenuto di fronte, di profilo destro e di profilo sinistro. Dal 1943, a causa delle difficoltà nel reperire materiale fotografico, le foto furono generalmente limitate ai soli detenuti tedeschi.

I comandanti del complesso[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elenco dei comandanti dei campi di concentramento e sterminio nazionalsocialisti.

Il personale medico SS[modifica | modifica wikitesto]

  • SS-Brigadeführer Carl Clauberg (1898-1957). Medico responsabile di esperimenti medici sui detenuti ad Auschwitz. Sottoposto a processo nell'URSS, nel 1948 fu condannato a 25 anni di carcere in un gulag, ma fu liberato nell'ottobre 1955 e cerco' di riprendere l'attivita' medica in Germania, dove pero' fu nuovamente arrestato nel novembre dello stesso anno. Mori' nell'agosto 1957 per attacco cardiaco pochi mesi prima che si aprisse il nuovo processo contro di lui.
  • SS-Obergruppenführer Karl Gebhardt (1897-1948). Condannato per crimini di guerra e crimini contro l'umanità, e per questo condannato a morte il 20 agosto 1947, venne impiccato il 2 giugno 1948 nella prigione di Landsberg am Lech in Baviera.
  • SS-Obersturmführer Johnann P. Kremer (1883-1965), Lagerartz
  • SS-Hauptsturmführer Josef Mengele (1911-1979). Soprannominato "l'angelo della morte" fu medico responsabile delle selezioni e di esperimenti medici sui detenuti ad Auschwitz, specie bambini gemelli. Dopo la guerra riusci' a sfuggire alla giustizia, riparando in Sud America: Argentina, Paraguay e infine Brasile, dove mori' il 7 febbraio 1979.
  • SS-Obersturmführer Erich Mußfeldt (1913-1948). Medico responsabile delle camere a gas a Majdanek ed a Auschwitz-Birkenau, fu processato nel 1947 e giustiziato a Cracovia nel 1948 mediante impiccagione.
  • SS-Sturmbannführer Horst Schumann (1906-1983). Medico responsabile di esperimenti medici sui detenuti ad Auschwitz. Riusci' per anni a sfuggire alla giustizia, prima in Germania e poi riparando in Egitto, Sudan e Ghana. Estradato nel 1966 e condannato per crimini di guerra nel 1970, usci' dal carcere per motivi di salute nel 1972, morendo infine nel 1983
  • SS-Hauptsturmführer Heinz Thilo (1911-1945). Medico responsabile delle selezioni a Birkenau. Arrestato alla fine della guerra, commise suicidio in carcere.
  • SS-Hauptsturmführer Eduard Wirths (1909-1945). Dal 1942 medico responsabile delle selezioni e di esperimenti medici sui detenuti ad Auschwitz. Arrestato alla fine della guerra si tolse la vita per impiccagione il 20 settembre 1945.

Altri ufficiali SS[modifica | modifica wikitesto]

Fonti:

  • Jeremy Dixon, Commanders of Auschwitz (Atglen 2005)
  • Hermann Langbein, Menschen in Auschwitz (Frankfurt a/M 1980)

La fine della funzione del complesso[modifica | modifica wikitesto]

L'arrivo dell'Armata Rossa[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre 1944, di fronte all'avanzata dell'Armata Rossa, Himmler dà ordine di cessare le esecuzioni nelle camere a gas e di demolirle assieme ai forni crematori, allo scopo di nascondere le prove del genocidio; i nazisti, tuttavia, distrussero solo le camere e i forni di Birkenau, mentre quella di Auschwitz 1 fu adibita a rifugio "antibomba". Sino a quel momento ad Auschwitz erano stati uccisi oltre 1 milione e centomila esseri umani.

In totale furono deportate ad Auschwitz più di 1 milione e 300 000 persone. 900.000 furono uccise subito al loro arrivo e altre 200.000 morirono a causa di malattie, fame o furono uccise poco dopo il loro arrivo.

La liberazione del campo[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 gennaio 1945 il campo fu liberato dalle truppe sovietiche durante la loro rapida avanzata invernale dalla Vistola all'Oder. Il primo reparto che entrò nel campo faceva parte della LX Armata del generale Kurockin del 1° Fronte Ucraino del maresciallo Ivan Konev[18]. Furono trovati circa 7.000 prigionieri ancora in vita. Inoltre, furono trovati migliaia di indumenti abbandonati, oggetti vari che possedevano i prigionieri prima di entrare nel campo e otto tonnellate di capelli umani imballati e pronti per il trasporto.

L'ingresso del campo principale sormontato dall'insegna che recita "il lavoro rende liberi"

Dopo la guerra[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la sua dismissione il campo di concentramento di Auschwitz è divenuto un luogo simbolo, dedicato alla memoria delle vittime. Dal 1979 è patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.

In Germania, dal 1996, il 27 gennaio (giorno della liberazione di Auschwitz) è la giornata ufficiale del ricordo delle vittime del nazionalsocialismo; anche in Italia la stessa data è ricordata come Giorno della Memoria.

Auschwitz e i resti delle camere a gas sono aperte al pubblico.

Il furto dell'insegna "Arbeit macht frei"[modifica | modifica wikitesto]

Nella notte tra il 17 e il 18 dicembre 2009 l'insegna posta all'ingresso del campo "Arbeit macht frei" è stata rubata[19]. Momentaneamente era stata sostituita con una copia ma è stata rinvenuta pochi giorni dopo, spaccata in tre parti, nel nord della Polonia[20].

Le visite storiche[modifica | modifica wikitesto]

Papa Benedetto XVI ad Auschwitz

Il campo di concentramento oltre a essere costantemente visitato da turisti da ogni parte del mondo, è stato anche un luogo di visita di personaggi celebri. Negli ultimi decenni, il campo è stato visitato da due Papi. Il primo a varcare il cancello fu Papa Giovanni Paolo II durante il suo primo viaggio da Papa in Polonia il 7 giugno 1979. Durante quella visita il Pontefice pregò all'interno della cella dove fu prigioniero Massimiliano Kolbe. Il secondo Papa ad aver fatto visita al campo di concentramento, fu Papa Benedetto XVI durante l'ultimo giorno del suo primo viaggio Apostolico in terra polacca il 28 maggio 2006. Anche lui come Giovanni Paolo II pregò nella cella di Massimiliano Kolbe e dopo la visita del campo di concentramento di Birkenau lesse un duro discorso contro il genocidio.

Il dibattito relativo al numero delle vittime[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1990 il numero di vittime del complesso di Auschwitz riportate sulla targa commemorativa fu messo in discussione, scatenando un acceso dibattito non sopito. Il numero riportato passò da quattro milioni di vittime a 1.500.000, allineandosi con le stime degli storici moderni che propendono per un numero compreso tra 1.100.000 e 1.500.000 morti.

Principale promotore della sostituzione fu Franciszek Piper, direttore del Dipartimento di Ricerca storica del Museo di Auschwitz, che dopo un approfondito esame, stimò come errato il valore precedente. Il numero di quattro milioni traeva le sue origini da un articolo della rivista sovietica Krasnaja Zvezda dell'8 maggio 1945; l'articolo si basava sull'indagine di una commissione sovietica che aveva tenuto conto esclusivamente del rendimento massimo teorico giornaliero dei forni crematori e del loro periodo di utilizzo. L'ipotesi fu parzialmente confermata nel successivo processo di Norimberga quando Rudolf Höß, comandante del campo, testimoniò che tra il 1940 e il 1943 (il campo di Auschwitz fu operativo fino al gennaio 1945) circa tre milioni di persone erano morte nel campo.

La cifra di quattro milioni, che ebbe origine sotto la spinta dell'orrore per la scoperta dei campi di sterminio nazionalsocialisti, è stata successivamente contestata da molti storici, che pure non hanno mai trovato una stima definitiva sul numero ma che comunque oscillerebbe tra uno e due milioni di vittime. Tali studi e quelli effettuati dallo stesso Piper (che propende per 1.100.000 morti) lo convinsero a portare avanti (con successo) la sostituzione della targa commemorativa. Tuttavia, secondo lo studioso revisionista Carlo Mattogno il numero di vittime è di circa 135.500 (lo afferma a pag. 34 del proprio libro Il numero dei morti di Auschwitz, che fa parte de "I Quaderni di Auschwitz").

Persone legate ad Auschwitz[modifica | modifica wikitesto]

Edith Stein, ebrea e convertita al Cristianesimo morta nelle camere a gas.

Le vittime[modifica | modifica wikitesto]

  • Riccardo Dalla Volta, economista italiano, nel 1944 venne deportato ad Auschwitz, dove trovò immediata morte.
  • Sergio De Simone, un bambino italiano selezionato ad Auschwitz per esperimenti medici e condotto quindi nel campo di concentramento di Neuengamme presso Amburgo, dove e' ucciso il 20 aprile 1945.
  • István Farkas, pittore ed editore ungherese
  • Mario Finzi, magistrato e musicista italiano, membro della DELASEM, è trasportato ad Auschwitz nel maggio 1944, dove secondo la testimonianza di un ebreo di Rodi, Eliakim Cordoval, che lo assiste, muore per una grave infezione intestinale il 22 febbraio 1945, a quasi un mese dalla liberazione del campo. Un'altra versione afferma che Finzi si sia suicidato gettandosi contro il filo spinato ad alto voltaggio del campo; sembra che abbia lasciato un messaggio ai genitori, chiedendo il loro perdono per questo gesto disperato.
  • Benjamin Fondane, filosofo e scrittore rumeno
  • Anna Frank, famosa per il suo Diario, prigioniera ad Auschwitz dal settembre all'ottobre del 1944, dopodiché fu spostata al campo di concentramento di Bergen-Belsen, dove morì di tifo.
  • Kurt Gerron, attore, regista e cantante ebreo tedesco.
  • Etty (Esther) Hillesum, olandese, deportata insieme alla sua famiglia ad Auschwitz, dove morì il 30 novembre 1943. Fu l'autrice di un intenso Diario, scritto ad Amsterdam tra il 1941 e il 1943.
  • San Massimiliano Kolbe, frate francescano, imprigionato ad Auschwitz, dove si sacrificò prendendo il posto di un prigioniero condannato a morire di fame nel Block 11, le prigioni del campo. Morì dopo due settimane di agonia con un'iniezione di veleno al cuore nel luglio del 1941.
  • Gertrud Kolmar, poetessa ebrea tedesca
  • Irène Némirovsky scrittrice francese, morta ad Auschwitz il 17 agosto 1942.
  • Riccardo Pacifici, rabbino di Genova, deportato e ucciso a Auschwitz l'11 dicembre 1943
  • Edith Stein, conosciuta anche come Santa Teresa Benedetta della Croce, patrona dell'Europa, dei martiri e degli orfani. Ebrea ortodossa convertita, divenne suora Carmelitana, teologa e filosofa. Fu deportata ad Auschwitz dalla Gestapo con la sorella Rosa anch'essa convertita; morirono il giorno stesso del loro arrivo, uccise nelle camere a gas del campo il 9 agosto 1942.
  • Viktor Ullmann, compositore, direttore d'orchestra e pianista ebreo austriaco.
  • Árpád Weisz, calciatore e allenatore di calcio ungherese.

I sopravvissuti[modifica | modifica wikitesto]

  • Kazimierz Albin, nato a Cracovia il 30 agosto 1922, ex combattente e fondatore dell'Associazione per la Tutela di Oświęcim. Ha scritto il libro Mandato di cattura, che narra della sua eroica esperienza.
  • Denis Avey, prigioniero di guerra britannico internato nel campo di sterminio tra il 1943 e il 1945. Durante la prigionia scambiò il proprio posto con un prigioniero ebreo per trovare conferma alle voci riguardanti l'inumano trattamento riservato ai prigionieri ebrei. Raccontò la propria esperienza nel 2011 nel libro Auschwitz. Ero il numero 220543.
  • Nedo Fiano, nato a Firenze, fu deportato ad Auschwitz all'età di 19 anni. Sopravvissuto grazie alla conoscenza del tedesco. Tuttora in vita, ogni anno incontra i ragazzi per raccontare la sua storia che racconta anche nel suo libro che ha pubblicato nel 2003 Il Coraggio di Vivere.
  • Liana Millu (1914-2005), partigiana italiana di origini ebree, fu trasferita ad Auschwitz nel 1944 poi a Ravensbrück, dove fu liberata dagli Alleati. Ha riportato le proprie memorie nel libro Il fumo di Birkenau.
  • Sami Modiano, italiano originario di Rodi (allora possedimento italiano), si dedica ora a far conoscere la sua esperienza ai ragazzi attraverso le scuole medie e superiori insieme alla moglie. Era la matricola B7456, un numero in più del padre (B7455).
  • Luciana Nissim Momigliano (1919-1998), pediatra e psicoanalista italiana, racconta l'esperienza della deportazione nel libro Donne contro il mostro (1946).
  • Miklós Nyiszli (1901-1956), medico anatomo-patologo ungherese deportato con la moglie e la figlia ad Auschwitz. Fu selezionato per rendere operante una sala per autopsie nel Crematorio II e svolgere l'attività di dottore del Sonderkommando nei crematori di Birkenau, dove fu recluso. Nel gennaio 1945 miracolosamente riuscì a nascondersi tra i deportati evacuati nella marcia della morte, giungendo prima a Mauthausen e poi a Melk e a Ebensee dove fu liberato. Scrisse il libro di memorie Medico ad Auschwitz. Memorie di un deportato assistente del dottor Mengele, testimoniando i lati più segreti degli orrori assoluti di Birkenau e l'attività del dottor Josef Mengele.
  • Liliana Segre (n.1930), ebrea italiana deportata ad Auschwitz il 30 gennaio 1944 a 13 anni, dal Binario 21 della Stazione Centrale di Milano; sulla Judenrampe di Auschwitz, vide il padre per l'ultima volta, sparire tra le file dei selezionati per il crematorio. Sopravvissuta ad una marcia della morte, fu liberata dai russi dal campo di lavoro di Malchow, sottocampo di Ravensbrück.
  • Settimia Spizzichino (1921-2000), ebrea romana deportata ad Auschwitz il 18 ottobre del 1943 dalla Stazione Tiburtina; fu sottoposta ad esperimenti medici su cavie umane; unica donna sopravvissuta su i 1.022 deportati del suo trasporto; ci ha lasciato la sua testimonianza nel libro Gli anni rubati.
  • Elisa Springer (1918-2004), nata a Vienna, deportata prima ad Auschwitz e poi in altri tre campi di concentramento, le sue memorie sono raccontate ne Il silenzio dei vivi. Dopo la Liberazione è vissuta in Italia fino alla morte.
  • Piero Terracina, deportato ad Auschwitz, ora vive a Roma incontrando costantemente ragazzi delle scuole di tutta Italia.
  • Shlomo Venezia (1923-2012), venne arrestato con la famiglia a Salonicco nell'aprile 1944 e deportato presso il campo di sterminio di Auschwitz. Aggregato al Sonderkommando dei crematori di Birkenau, nel gennaio del '45 riuscì a defilarsi nell'evacuazione del campo, finendo prima a Mauthausen e poi ad Ebensee dove fu liberato. Ha scritto "Sonderkommando Auschwitz". Consulente di Benigni per " La vita è bella" ha tenuto conferenze sulla Shoah fino alla sua morte.
  • Elie Wiesel, scrittore rumeno Premio Nobel per la pace, sopravvisse a Monowitz, scrivendo anch'egli le sue memorie in un libro, La notte.
  • Otto Wolken (1903-1975), medico austriaco, ebreo, dal 1943 alla liberazione fu impiegato come medico nell'infermeria del settore quarantena (B-II-a) e quindi nell'ospedale di Auschwitz-Birkenau (B-II-f). Redasse clandestinamente giorno dopo giorno una cronaca dettagliata delle vittime del campo, che grande importanza avrà nei processi del dopoguerra, di cui sarà uno dei testimoni principali.
  • Arianna Szörényi, una delle più note bambine italiane[22] deportate ad Auschwitz-Birkenau e sopravvissuta. Aveva solo undici anni quando insieme alla sua famiglia giunse al campo. La piccola fu immatricolata con il numero: 89219, e fu immediatamente separata da tutti i componenti della sua famiglia. Nel 1944 inclusa in una delle marce della morte viene prima internata a Ravensbrück e poi a Bergen-Belsen fino alla liberazione del campo da parte degli alleati.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La lista dei 45 sottocampi dal sito ufficiale
  2. ^ El Pais accusa Italia e Spagna: «Non pagano il fondo Auschwitz»
  3. ^ Obóz Auschwitz z nową nazwą
  4. ^ Polskie obiekty na Liście Światowego Dziedzictwa
  5. ^ World Heritage Committee approves Auschwitz name change
  6. ^ a b Lista dei sottocampi
  7. ^ Zbrodnie można było zakończyć wcześniej
  8. ^ "Auschwitz: Inside the Nazi State", PBS (2004–2005)
  9. ^ Vedi il drammatico Generalplan Ost, Piano Generale per l'Est
  10. ^ Gli slavi, come gli ebrei, erano considerati, nella concezione nazista, una sottospecie umana (Untermensch), un errore biologico, indegno del titolo di razza umana, originato nell'antichità dal mostruoso accoppiamento degli uomini-bestia con la razza "ariana"
  11. ^ Dixon Jeremy: Comandanti di Auschwitz – Atglen 2005
  12. ^ Millie Werber ebrea polacca sopravvissuta ad Auschwitz-Birkenau, autrice di La sposa di Auschwitz – Newton Compton Editore
  13. ^ Saul Friedländer, Gli anni dello sterminio. La Germania nazista e gli ebrei (1939-1945), Milano, Garzanti, 2009, pp. 347-348.
  14. ^ Verso il genocidio. URL consultato il 6 febbraio 2012.
  15. ^ La procedura di selezione fu fotografata fra il maggio e il giugno del 1944 dalle SS, probabilmente per ordine delle autorità tedesche desiderose di visionare quanto avveniva nel campo. Le foto che compongono questa collezione, scampate alla distruzione al termine del conflitto, sono disponibili on-line presso il sito dello Yad Vashem.
  16. ^ Pare che a dare quest'ordine criminale fu proprio Hitler in persona e Himmler ne curò la realizzazione in tutti i lager dove venivano deportati gli eroici ebrei di Varsavia. Vi furono figli bruciati vivi davanti alle madri impazzite, gente impiccata a ganci da macellaio ed altri inenarrabili orrori
  17. ^ Inizialmente, questa combinazione (ebreo e Testimone di Geova) sembrava contraddittoria tuttavia, la definizione nazista di "ebreo", in base alla politica razziale nazista, includeva persone che avevano antenati ebrei, quindi era possibile che tali persone appartenessero ad altre religioni. Quindi un ebreo testimone di Geova, anche se forse poco probabile non era impossibile, in base a tali definizioni.
  18. ^ John Erickson, The road to Berlin, Londra, Cassell, 2003, p. 472.
  19. ^ Furto-profanazione ad Auschwitz rubata l'insegna "Arbeit macht frei". URL consultato il 6 febbraio 2012.
  20. ^ Ritrovata scritta simbolo Auschwitz. URL consultato il 6 febbraio 2012.
  21. ^ Raport Witolda Pileckiego
  22. ^ Le altre bambine note deportate dall'Italia furono Liliana Segre (tredici anni), Goti Herskovits Bauer (quattordici anni)[1], e la piccola Sissel Vogelman[2], di solo otto anni uccisa al suo arrivo in una camera a gas

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]