Gillo Pontecorvo

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Gilberto Pontecorvo

Gilberto Pontecorvo detto Gillo (Pisa, 19 novembre 1919Roma, 12 ottobre 2006) è stato un regista, sceneggiatore, attore e compositore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fratello del celebre fisico Bruno Pontecorvo e del genetista Guido, cresciuto in una famiglia ebraica benestante, Gillo Pontecorvo abbandona l'Università di Pisa dopo aver sostenuto due esami di chimica; vorrebbe fare il direttore d'orchestra (un desiderio non esaudito e mantenuto per tutta la vita) ma si limita a giocare a tennis e a piacere alle ragazze. Negli anni universitari entra in contatto con l'antifascismo; nel 1938, in seguito alla stretta delle leggi razziali, segue il fratello Bruno a Parigi con il quale frequenta l'ambiente degli esuli politici italiani e il mondo culturale francese (conosce, tra gli altri, artisti di ogni genere del calibro di Pablo Picasso, Igor Stravinskij e Jean-Paul Sartre). Dalla capitale francese inizia a scrivere come corrispondente per alcune riviste e si mantiene partecipando a tornei di tennis. In questo periodo effettua le sue prime esperienze nel cinema, collaborando come assistente per Yves Allégret.

Nel 1940 accompagna il fratello in una rocambolesca fuga da Parigi a Tolosa; nel 1941 aderisce al Partito Comunista Italiano e coordina in Piemonte e Lombardia alcune azioni partigiane con il nome di battaglia di Barnaba. Nel dopoguerra interpreta un operaio che viene fucilato nel film di Aldo Vergano Il sole sorge ancora (1946), opera finanziata dall'ANPI. Nel 1948 sostituisce Alfonso Gatto alla direzione del quindicinale comunista Pattuglia, destinato ai giovani.

Profondamente colpito dal film Paisà di Roberto Rossellini, Pontecorvo compra una cinepresa 16mm e gira una serie di documentari a sfondo sociale, come Missione Timiriazev (1953), Pane e zolfo (1956, documentario sui minatori marchigiani commissionato dalla Camera del Lavoro di Ancona) e, sempre nel 1956, l'episodio Giovanna (stavolta dedicato alle operaie tessili Pratesi) di La rosa dei venti, film curato da Joris Ivens. Negli stessi anni lavora come aiuto regista per Mario Monicelli, Steno e per il film a episodi L'amore in città.

Nel 1957 dirige il suo primo lungometraggio, La grande strada azzurra, con Yves Montand, Alida Valli e Terence Hill, che vince un premio al Festival Internazionale del cinema di Karlovy Vary. Nel 1959 gira un dramma ambientato nei campi di sterminio: Kapò, nominato all'Oscar al miglior film straniero. Il film narra la storia di una giovane deportata ebrea che, perduta la famiglia, viene indotta da un medico a sopravvivere diventando una sorvegliante del campo. È rimasta celebre la polemica animata dal critico dei Cahiers du cinéma Jacques Rivette sull'immoralità dell'utilizzo di un carrello da parte del regista per descrivere il suicidio di Emmanuelle Riva.

La sua opera più nota è del 1966: La battaglia di Algeri, Leone d'Oro alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Il film segue con uno stile asciutto e nervoso, alla maniera di un cinegiornale, gli avvenimenti che hanno condotto il popolo algerino all'indipendenza dalla Francia, ed è caratterizzato da un robusto senso della coralità e della partecipazione emotiva. Il film, proibito in Francia per molti anni, ottiene due nomination all'Oscar al miglior regista e all'Oscar alla migliore sceneggiatura originale.

Nel 1969 Marlon Brando è il protagonista di un nuovo film politico diretto da Pontecorvo: Queimada, che descrive le sopraffazioni del colonialismo e la rivolta dei popoli oppressi in un paese del Sud America. Pontecorvo affronta nel 1979 il tema della resistenza antifranchista basca in Ogro, con Gian Maria Volonté, raccontando la vicenda dell'attentato all'Ammiraglio Luis Carrero Blanco del 1973. Nel 1986 Pontecorvo dà vita al Premio Solinas dedicato ai giovani sceneggiatori, e dal 1992 al 1996 svolge l'incarico di direttore della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Egli porta i giovani a vivere il festival da protagonisti e viene istituita la prima giuria dei giovani che consegna il prestigioso premio Anica-Flash al miglior film opera prima.

Nel 1992, in qualità di direttore della Mostra invita il film jugoslavo Tango argentino di Goran Paskaljević nonostante la Jugoslavia fosse sotto embargo ONU per via della guerre jugoslave. Il film vincerà il premio del pubblico.

Durante la 50ª edizione della Mostra, Pontecorvo premiò Steven Spielberg con un Leone d'Oro alla carriera, in concomitanza con l'uscita del premiatissimo Schindler's List. Ad un certo punto della cerimonia, Spielberg spiazzò gli astanti raccontando un aneddoto: "Anni fa in un ristorante di Hollywood un regista americano incontrò un regista italiano e gli disse: "Sei tanto bravo, mi piacerebbe fare bei film come i tuoi". Dopo il successo del regista americano, quello italiano decise, perché disoccupato, di mettere all'asta i cimeli del cinema che possedeva, compreso il Leone d'oro vinto a Venezia per La battaglia di Algeri. Quel regista adesso è qui, Gillo Pontecorvo, e questo, mostrandolo con il braccio levato, è il Leone d'oro che io gli comprai. Ora, Gillo, te lo restituisco. Non si può comperare il lavoro di un autore". Un sorpreso e commosso Pontecorvo rispose: "Tienilo! È in buone mani!".[1][2]

Torna al Lido nel 1997 per presentare il suo cortometraggio Nostalgia di protezione, parte del film a episodi I corti italiani. Nel 1999 Gillo è direttore artistico di Mediartech a Firenze.

Nel 2001 partecipa alla regia collettiva del film Un altro mondo è possibile sul G8 di Genova e l'anno seguente a quella del documentario sul Social Forum Europeo di Firenze, Firenze, il nostro domani. Nel 2005 gira insieme al figlio Marco Pontecorvo il film istituzionale dell'INPS: suo ultimo impegno sul set. Nell'ultima scena il film mostra un toccante passaggio di consegne del mirino da direttore della fotografia tra padre e figlio. Il 12 ottobre 2006 si spegne al Policlinico Gemelli di Roma all'età di 86 anni.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Premi cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

nomination:

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— Roma, 18 gennaio 2000[3]
Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— Roma, 2 giugno 1995[3]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Gillo Pontecorvo sul set di Queimada (1969)

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Film[modifica | modifica wikitesto]

Documentari[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiatore[modifica | modifica wikitesto]

Assistente alla regia[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Spielberg spiazza Gillo: t' ho riportato il tuo Leone
  2. ^ SPIELBERG: GILLO, ECCO IL TUO LEONE - la Repubblica.it
  3. ^ a b Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Massimo Ghirelli, Gillo Pontecorvo, Firenze, Il Castoro - La Nuova Italia, 1979
  • Irene Bignardi, Memorie estorte a uno smemorato – Vita di Gillo Pontecorvo, Milano, Feltrinelli, 1999.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 12496893 LCCN: n79135133 SBN: IT\ICCU\RAVV\054821