Totò e Carolina

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Totò e Carolina
Titolo originale Totò e Carolina
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1955
Durata 80 min

93 min (versione restaurata non censurata)

Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1.33:1
Genere commedia
Regia Mario Monicelli
Soggetto Ennio Flaiano
Sceneggiatura Age, Furio Scarpelli, Rodolfo Sonego, Mario Monicelli
Produttore Antonio Altoviti per Rosa Film S.p.A di Roma
Distribuzione (Italia) Variety Film (1955)
Fotografia Domenico Scala, Luciano Trasatti
Montaggio Adriana Novelli
Musiche Angelo Francesco Lavagnino
Scenografia Piero Gherardi
Costumi Piero Gherardi
Interpreti e personaggi

Totò e Carolina è un film del 1955 diretto da Mario Monicelli.

Indice

Trama[modifica]

Durante una retata della polizia a Villa Borghese, l'agente Antonio Caccavallo, vedovo con figlio e padre a carico, arresta insieme ad altre donne di vita anche Carolina. In realtà la ragazza è solo scappata di casa perché incinta. Il povero Caccavallo è obbligato così dal commissario a riportarla al paese di origine, e consegnarla a qualche parente. Ma l'impresa di sistemare Carolina si rivelerà più complicata del previsto, anche a causa della ritrosia della ragazza che non ne vuole sapere di rimettere piede da dove era scappata. Ciononostante Carolina in qualche modo riesce a confidarsi e a legare con il poliziotto, di cui comprende gli obblighi professionali, e nonostante gli faccia passare non pochi guai (tenta di scappare, e anche di suicidarsi) non gli serba rancore. Alla fine, mentendo ai suoi superiori circa il buon esito della missione, Caccavallo se ne farà carico accogliendola a casa sua, dove da tanto tempo mancava una presenza femminile.
Nella scena conclusiva, dopo che Caccavallo aveva detto al Commissario: "Si troverà un fesso che se la prende", segue la domanda di Carolina che aspettava in strada, la quale chiede "Dove andiamo?". Caccavallo risponde: "A casa di un fesso", che racchiude da una parte il suo essere compassionevole e la sua carenza di affetti, e dall'altra il fallimento come tutore della legalità.

Censura[modifica]

La pellicola fu soggetta a numerosissime censure per via del fatto che l'interpretazione di Totò, secondo la visione dei censori dell'epoca, avrebbe sminuito e ridicolizzato il ruolo degli agenti di Polizia. Alla fine dei titoli di testa si legge infatti un'avvertenza, fortemente voluta dall'allora presidente del governo Scelba, che fa un "doveroso" distinguo fra l'interpretazione di un semplice attore che interpreta un ruolo di fantasia (quasi ridicolizzando Totò) e le mansioni di chi davvero lavora nella Pubblica Sicurezza. Il testo esatto della sovraimpressione recita:

« Il personaggio interpretato da Totò in questo film appartiene al mondo della pura fantasia.

Il fatto stesso che la vicenda sia vissuta da Totò, trasporta il tutto in un mondo e su un piano particolare. Gli eventuali riflessi nella realtà non hanno riferimenti precisi, e sono sempre riscattati da quel clima dell'irreale che non intacca minimamente la riconoscenza e il rispetto che ogni cittadino deve alle forze di Polizia. »

Il film per questo dura appena 70 minuti circa contro i 100 inizialmente previsti.

Inoltre, per la morale italiana dell'epoca, appariva molto sconveniente che un agente di Polizia s'interessasse delle sorti di una futura ragazza madre, fin poi ad accoglierla in casa sua, essendo vedovo con figlio e padre a carico.

Anche il titolo, che originariamente doveva essere Totò, Carolina e Bandiera Rossa venne ridotto eliminando il riferimento di matrice comunista.[senza fonte]

Bibliografia[modifica]

  • Tatti Sanguineti (cur.) Totò e Carolina, Bologna, Transeuropa, 1999. ISBN 88-7828-204-9

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Collegamenti esterni[modifica]

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