Dopoguerra

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Per dopoguerra si definisce il periodo successivo a una guerra. Solitamente si pone l'accento sulle problematiche causate dalla guerra (crisi sociali ed economiche) e sulle conseguenze politiche e geografiche che il conflitto inevitabilmente determina. In molti paesi, si pone inoltre la problematica del dramma umano di intere masse di persone costrette a lasciare la propria terra oppure internate in campi di prigionieri.

I dopoguerra relativi alle guerre mondiali[modifica | modifica sorgente]

La fine di questi periodi va considerata nel contesto e a seconda della situazione possono essere determinate date estremamente diverse tra di loro. I seguenti capitoli illustrano brevemente, usando l'esempio dell'Italia, i primissimi anni dopo i due conflitti mondiali.

L'inizio del primo dopoguerra per l'Italia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Periodo interbellico, Conseguenze della prima guerra mondiale e Cronologia dell'Europa orientale dopo la Grande Guerra.

L'immediato dopoguerra fu per l'Italia estremamente caotico.

La fine della prima guerra mondiale vide l'Italia vittoriosa, ma senza grandi profitti territoriali ed economici per via della dichiarazione di invalidità del Patto di Londra da parte del presidente americano Woodrow Wilson; per questo motivo Gabriele D'Annunzio si sentì di poter definire la vittoria come "mutilata", un tema ripreso successivamente dal regime fascista per giustificare il sentimento di rivalsa nei confronti delle potenze europee e la propria rinnovata spinta al colonialismo. Sempre d'Annunzio, non condividendo le scelte del governo italiano e disobbedendo apertamente agli ordini da esso emanati, con un contingente di 3000 militari si impadronì di Fiume, che secondo il Patto sarebbe dovuta rimanere come "corpus separatum" alla Corona Ungherese.

Sempre a proposito di cambiamenti territoriali, si ricorda l'annessione delle zone meridionali del Tirolo, che vennero chiamate da allora Alto Adige. I cambiamenti posero le basi per la questione altoatesina: infatti la provincia di Bolzano era essenzialmente germanofona.

Nel frattempo l'economia italiana era giunta sull'orlo della bancarotta, con i debiti dello stato che erano più che triplicati. La prima conseguenza fu un drammatico rincaro dei prezzi dei generi alimentari.

Ai lavoratori l'attività riformista svolta dai sindacati non bastava più. I cittadini invocavano una rivoluzione dei bolscevichi come in Russia. Nel 1919 nacque il Partito Popolare Italiano (P.P.I.), e l'evento è importante perché vede il rientro a pieno dei cattolici nella scena politica italiana. I socialisti, che erano dalla parte degli operai, incitavano comunque alla calma ma i lavoratori esplosero occupando fabbriche e attuando scioperi che la borghesia tentò di reprimere con qualunque mezzo. La rivolta dei sovversivi rossi risultò comunque un fallimento.

Pochi anni dopo la Marcia su Roma diede una nuova piega agli eventi e aprì la strada al ventennio fascista; il fascismo rivendicò tra l'altro il fatto di avere sventato una svolta comunista, fatto peraltro assai controverso.

L'inizio del secondo dopoguerra per l'Italia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Secondo dopoguerra italiano.

L'immediato secondo dopoguerra portava per l'Italia maggiori impegni di ricostruzione rispetto a quanto accadeva dopo il 1918. Il periodo cominciò con il ritiro delle truppe americane dalla penisola, dato che l'Italia stavolta aveva perso la guerra ed era stata vittima di due invasioni. Il periodo è conosciuto anche con il nome di Ricostruzione.

Le perdite territoriali significarono anche l'origine di una lunga controversia, la questione triestina.

Tra gli eventi principali dei primi anni deve essere indubbiamente ricordato il Referendum istituzionale del 1946, con cui l'Italia sceglieva la repubblica.

Intorno al 1948 si accettarono gli aiuti finanziari legati al Piano Marshall degli americani e si escluse dal governo il Partito Comunista Italiano che pure aveva contribuito al Comitato di Liberazione nazionale. Gli eventi, compresi quelli legati al profilarsi della guerra fredda, posero le basi per un'egemonia dei filocattolici: la Democrazia Cristiana avrebbe governato per quasi cinquant'anni. Prima del cosiddetto boom economico del dopoguerra sarebbe passata ancora una dozzina d'anni.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • 1979 - F. Vianello, “Lo sviluppo capitalistico italiano dal dopoguerra al «miracolo economico»: una veduta di insieme”, in: Il profitto e il potere. Una raccolta di saggi (1974.1979), Torino, Rosenberg & Sellier 1979.

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