Referendum istituzionale del 1946
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| Politica in Italia Elezioni Repubblicane |
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Il 2 giugno 1946 in Italia si svolse il primo referendum istituzionale. Gli italiani furono chiamati a scegliere tra repubblica e monarchia.
Il voto fu per la prima volta in Italia a suffragio universale e l'affluenza fu dell'89,1% degli aventi diritto.
La campagna referendaria fu alquanto accesa, ma nelle regioni "rosse" vi fu un clima di intimidazione contro i monarchici. Tutti i partiti di sinistra (PCI, PSI, Pd'A), si espressero apertamente a favore del sistema repubblicano così come il PRI. Il PLI appoggiò la monarchia, mentre la Democrazia cristiana lasciò libertà di voto, anche se fece proprio il sistema repubblicano. La scelta della DC fu dovuta dalla necessità di non far spostare le masse meridionali, a larghissima maggioranza monarchiche, verso i partiti monarchici o qualunquisti e poter, così, assicurarsi un ampio consenso nelle contestuali elezioni dell'assemblea costituente.
La scelta della DC risultò vincente. L'Italia, infatti, si divise in due non politicamente, ma geograficamente. Basti pensare a regioni "bianche", dove cioè prevaleva il voto cattolico a favore della DC, come il Veneto, il Trentino, la Calabria e la Basilicata. Nelle prime due, si affermò la DC alle elezioni parlamentari e la repubblica nel referendum, nelle ultime due, invece, prevalsero DC e monarchia.
| totale | percentuale (%) | ||
|---|---|---|---|
| Iscritti alle liste | 28 005 449 | ||
| Votanti | 24 947 187 | 89,10 | (su n. elettori) |
| Voti validi | 23 437 143 | 93,95 | (su n. votanti) |
| Voti nulli o schede bianche | 1 509 735 | 6,05 | (su n. votanti) |
| Astenuti | 3 058 262 | 10,90 | (su n. iscritti) |
Indice |
[modifica] Risultati
| Voti | % | ||
|---|---|---|---|
| MONARCHIA | 10 718 502[1] | 45,7% | |
| REPUBBLICA | 12 718 641[1] | 54,3% | |
| bianche/nulle | 1 509 735 | ||
| Totale voti validi | 23 437 143 | 100% |
[modifica] Le critiche
Ancora oggi, a distanza di oltre sessant'anni dall'esito del voto referendario, vengono mosse critiche e accuse di illegittimità del risultato da parte dei movimenti monarchici. Tali attacchi alla legittimità del voto a favore della repubblica riguardano i presunti brogli elettorali che si sarebbero verificati, secondo i sostenitori di questa tesi, modificando i risultati nelle circoscrizioni dove il voto repubblicano era già comunque vincente. Sul piano giuridico, invece, si fa rilevare che la proclamazione della repubblica avvenne in modo anticipato rispetto alla ratifica, poiché non si aspettò il pronunciamento della Corte di Cassazione [2]. Secondo voci storicamente mai confermate e dunque poco attendibili, i sostenitori della monarchia, anni dopo, sostennero che alla lettura dei primi dati, che indicavano un forte vantaggio per la monarchia soprattutto nel meridione, l'allora guardasigilli Palmiro Togliatti avrebbe inviato addirittura "migliaia di funzionari" del proprio ministero a prelevare i verbali elettorali direttamente all'interno dei seggi, ordinando la contestuale sospensione delle operazioni di spoglio. Ipotesi poco credibile, visto che i verbali venivano redatti proprio al termine dello spoglio. I verbali furono portati a Roma e sarebbero stati secondo, questa ricostruzione, qui sottoposti a pesanti manipolazioni. Qualche ora dopo, Togliatti avrebbe scritto, al presidente della Corte di Cassazione Giuseppe Pagano invitandolo a dare semplice lettura dei verbali complessivi delle 31 circoscrizioni elettorali, senza effettuare alcuna proclamazione del risultato.[senza fonte]
Lo storico Giulio Vignoli afferma (senza citare fonti) che Togliatti intervenne per ritardare il rientro in Italia dei reduci dai campi di prigionia russi, in quanto ne temeva le testimonianze ai fini del voto [3].
Non poterono votare neppure coloro che prima della chiusura delle liste elettorali (aprile 1945) si trovavano ancora fuori del territorio nazionale nei campi di prigionia o di internamento all'estero, o comunque non sul territorio nazionale. Di queste centinaia di migliaia di persone non furono ammesse al voto neppure quelle rientrate tra la data di chiusura delle liste e le votazioni. Furono inoltre escluse dal voto: la provincia di Bolzano con Bolzano, la Venezia Giulia con Gorizia, Trieste, Pola e Fiume, la città di Zara, in quanto non sotto il governo italiano, ma sotto il governo militare alleato o Jugoslavo (Zara, Pola e Fiume, non torneranno mai sotto il territorio italiano)
Secondo il messaggio di Umberto II si trattò di un colpo di Stato: «Questa notte, in spregio alle leggi e al potere indipendente e sovrano della magistratura, il governo ha compiuto un gesto rivoluzionario assumendo, con atto unilaterale e arbitrario, poteri che non gli spettano e mi ha posto nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza. Proclamo pertanto lo scioglimento del giuramento di fedeltà al Re, non a quello verso verso la Patria, di coloro che lo hanno prestato e che vi hanno tenuto fede attraverso tante durissime prove»[4].
La corte di cassazione respinse il 18 giugno il ricorso di alcuni giuristi monarchici per i quali, secondo una interpretazione del decreto luogotenenziale sul referendum, la Repubblica per vincere dovesse ottenere la maggioranza dei votanti e non dei voti validi, ossia che in pratica, i voti nulli e le schede bianche dovessero essere considerati come voti a favore della Monarchia.
Alle ore 18:00 del 18 giugno nell'Aula della Lupa di Montecitorio, pur con il voto contrario del presidente Pagano, venne respinto il ricorso e ufficializzata la vittoria della Repubblica.
[modifica] Note
- ^ a b Sito della Camera dei Deputati. Assemblea Costituente nelle carte dell'Archivio Storico - Il Referendum. URL consultato il 16/05/2008.
- ^ Riccardo Piagentini. Il referendum del 1946 ovvero "La Grande Frode". URL consultato il 16/05/2008.
- ^ G. Vignoli, Il Sovrano Sconosciuto, Tomislavo II Re di Croazia, Mursia Editore, Milano, 2006, p. 154.
- ^ [1]
[modifica] Bibliografia
- Franco Malnati, La grande frode. Come l'Italia fu fatta Repubblica, Bastogi, 1997.
- Aldo Mola, Declino e crollo della monarchia in Italia. I Savoia al referendum del 2 giugno 1946.

