Stato libero di Fiume

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Fiume
Fiume – Bandiera Fiume - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Motto: Indeficienter (lat., «senza fine»)
Dati amministrativi
Nome ufficiale Stato Libero di Fiume
Lingue parlate italiano, serbo-croato, ungherese
Capitale Fiume
Politica
Forma di Stato Città-stato
Forma di governo Repubblica parlamentare
Presidente Riccardo Zanella
Organi deliberativi Assemblea Costituente
Nascita 30 dicembre 1920 con Antonio Grossich
Causa Trattato di Rapallo (1920)
Fine 22 febbraio 1924 con Gaetano Giardino
Causa Trattato di Roma (1924)
Territorio e popolazione
Bacino geografico Quarnaro
Massima estensione 28 km² nel 1922
Popolazione 52.000 nel 1922
Economia
Valuta Corona austro-ungarica
Commerci con Italia, Jugoslavia, Ungheria
Varie
Sigla autom. F
Religione e società
Religioni preminenti Cattolicesimo
Religioni minoritarie Ebraismo
Fiume - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Reggenza Italiana del Carnaro.jpg Reggenza del Carnaro
Succeduto da bandiera Regno d'Italia
Jugoslavia Jugoslavia

Lo Stato Libero di Fiume, in croato Slobodna Država Rijeka, era una città-stato del XX secolo formata dalla sola municipalità di Fiume, esistita tra il 1920 e il 1924, e ora parte della Croazia.

Lo Stato fu formato con ciò che era la previgente Reggenza italiana del Carnaro, erede della Città ungherese di Fiume, cui fu aggiunta una striscia di territorio costiero già istriano atto a permettere la connessione diretta con l'Italia. Lo Stato confinava infatti con Castua, Gellegne, Viscovo, Čavle, e il comune italiano di Mattuglie.

Presupposti storici[modifica | modifica sorgente]

La città di Fiume ricevette l'autonomia per la prima volta nel 1719. Per un periodo di tempo la città perde l'autonomia nel 1848, in seguito all'occupazione del bano Jelacic, ma la riacquisisce nel 1868, quando entra a far parte della corona Ungarica come "Corpus Separatum".

Nella città vivevano italiani, croati, sloveni, ungheresi, tedeschi e altre nazionalità. Il particolare status della città creò un sentimento di appartenenza nazionale degli abitanti verso Fiume. La lingua ufficiale era l'italiano, ma a partire dalla fine del XIX secolo a questo si aggiunse - ed in certi ambiti si sostituì - l'ungherese. La lingua della maggior parte della popolazione era il dialetto fiumano, una forma particolare della lingua veneta con qualche prestito e influenza del dialetto croato-ciacavo.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Reggenza Italiana del Carnaro e Impresa di Fiume.

Con la sconfitta dell'Austria-Ungheria nella Prima guerra mondiale, lo status della città di Fiume diviene un problema internazionale: la cosiddetta questione di Fiume. Il presidente statunitense Woodrow Wilson diviene arbitro della disputa italo-jugoslava per la città e sostiene l'istituzione di uno Stato indipendente, potenziale sede della Lega delle Nazioni.

Nella città segue un periodo d'instabilità e il potere viene conteso fra il Comitato nazionale jugoslavo e il Consiglio nazionale italiano per passare poi alle occupanti truppe franco-inglesi. Il futuro della città venne dibattuto alla Conferenza di pace di Parigi e quando, su pressione delle altre potenze vincitrici, il Presidente del consiglio Vittorio Emanuele Orlando rinunciò a Fiume, che sarebbe dovuta diventare una libera città-stato, in Italia ne seguì una crisi di governo. Con l'incapacità del governo italiano di risolvere il problema dei confini orientali e delle colonie, iniziò ad agitarsi in tutto il Paese un forte senso di disagio, e si parlò di vittoria mutilata.

La reazione alla fine fu rabbiosa ed una forza volontaria irregolare di nazionalisti ed ex-combattenti italiani composta da circa 2500 legionari, guidata dal poeta Gabriele D'Annunzio, partita da Ronchi di Monfalcone, nel settembre 1919 occupò la città in quella che sarebbe passata alla storia come l'impresa di Fiume, chiedendo l'annessione all'Italia. Ai costanti rifiuti del governo italiano D'Annunzio proclamò la Reggenza Italiana del Carnaro, uno stato indipendente in attesa del ricongiungimento alla madrepatria.

Lo Stato Libero di Fiume[modifica | modifica sorgente]

Il 12 novembre 1920 il Regno d'Italia e il Regno di Jugoslavia firmano il trattato di Rapallo, con il quale ambedue le parti riconoscono la piena libertà e indipendenza dello Stato Libero di Fiume, impegnandosi a rispettarla.

Lo Stato Libero di Fiume esisterà de facto un anno e de iure quattro anni. Il nuovo Stato viene subito riconosciuto da tutti i principali Paesi, inclusi gli Stati Uniti d'America, la Francia e il Regno Unito. D'Annunzio non accettò il trattato e venne cacciato dalla città dalle forze militari regolari italiane (24-30 dicembre 1920) nel cosiddetto Natale di sangue.

Nel gennaio 1921 nella città venne costituito un governo provvisorio che aveva il compito di preparare la costituzione dello Stato Libero e il 24 aprile 1921, si svolsero le prime elezioni parlamentari, alle quali parteciparono gli autonomisti e i Blocchi Nazionali pro-italiani. Il Movimento Autonomista riceve 6558 voti e i Blocchi Nazionali (Partito Nazionale Fascista, Partito Liberale e Partito Democratico) 3443 voti. Presidente diviene il capo del Movimento Autonomista, Riccardo Zanella che intraprende una politica di allontanamento dall'Italia, creando così malcontento nella maggioranza italiana della popolazione. In conseguenza alla politica di Zanella, nacque, con l'adesione dei nazionalisti, un Comitato di Difesa Nazionale; in città seguirono delle tensioni, con un ordine pubblico precario ed episodi di violenza che portarono il 3 marzo 1922 il Comitato di Difesa Nazionale ad un'azione armata che costrinse Zanella alle dimissioni e alla cessione dei poteri al Comitato di Difesa Cittadino.

« In seguito agli avvenimenti di oggi, 3 marzo 1922 che mi hanno costretto ad arrendermi alle forze rivoluzionarie, rimetto i poteri nelle mani del Comitato di difesa che ha originato il moto. »
(Riccardo Zanella[1])

Zanella e il suo governo andarono in esilio a Porto Re sotto la protezione del re di Jugoslavia Alessandro I. A capo del governo il 17 marzo gli insorti posero l'irredentista Attilio Depoli.

Dopo varie vicissitudini il governo italiano decise di inviare a Fiume l'esercito. Il generale Gaetano Giardino dal 17 settembre 1923 divenne governatore militare con il compito di tutelare l'ordine pubblico: con il Trattato di Roma, siglato il 27 gennaio 1924, veniva sancito il passaggio della città all'Italia e il 16 marzo il re Vittorio Emanuele III giungeva nella città. In base al trattato la città veniva assegnata all'Italia, mentre il piccolo entroterra con alcune periferie, Porto Baross, incluso nella località di Sussak e le acque del fiume Eneo, cioè l'intero alveo e il delta, venivano annessi alla Jugoslavia; il governo dello Stato Libero di Fiume considerò tale atto giuridicamente inaccettabile continuando a operare in esilio.

Gli accordi raggiunti con il trattato di Roma vennero regolati con delle clausole da una Commissione mista per l'applicazione del trattato; tali clausole vennero ratificate dalla Convenzione di Nettuno il 20 luglio 1925.[2]

Governanti[modifica | modifica sorgente]

Dopo la seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Nel 1944 un gruppo di cittadini proclamò il Memorandum liburnico, con il quale veniva proposto uno Stato confederale con tre cantoni: Fiume, Susak e Bisterza; le isole di Veglia, Cherso e Lussino avrebbero fatto parte di un condominio a parte. Gli autonomisti fiumani intendevano riprodurre una situazione simile a quella di Fiume città autonoma sotto la corona ungherese. Il presidente del governo in esilio Riccardo Zanella, escluso dalla discussione, chiese la restaurazione dello Stato Libero di Fiume.

All'autonomia della città si oppose la Lega dei Comunisti di Jugoslavia, che il 3 maggio 1945 occupò la città, già controllata dai tedeschi, ma con l'autorità civile rappresentata dall'ultimo prefetto di Fiume, Edoardo Susmel. Nei primi proclami gli jugoslavi affermarono a gran voce che avrebbero concesso larga autonomia alla città, ma proprio gli autonomisti divennero le prime vittime: i primi giorni del nuovo governo vennero contrassegnati da fucilazioni di massa degli attivisti del Movimento Autonomista, nonostante dal 1943 i comunisti jugoslavi sostenessero finanziariamente il movimento antifascista.

Alle prime elezioni dei comitati cittadini le liste autonomiste ottennero una forte affermazione, il che spinse le autorità a muoversi in maniera ambivalente. Da un lato fioccarono le epurazioni dai posti di lavoro; dall'altro si disarticolarono tutti i gruppi organizzati, con arresti di vario tipo. Nel contempo, vennero organizzate centinaia e centinaia di riunioni politiche, nelle quali degli italiani (molti di recente immigrazione, come Eros Sequi, divenuto presidente dell'Unione degli Italiani dell'Istria e di Fiume) arringavano i propri connazionali illustrando le magnifiche sorti dei popoli jugoslavi e nel contempo descrivendo la nuova Italia post-fascista come un covo di reazionari riciclati del regime, dove, nelle parole di Leopoldo Boscarol, "il popolo non aveva neppure il diritto di protestare", non c'era "pane a sufficienza per tutti", i disoccupati si "contano a milioni". Boscarol contemporaneamente invitava a individuare e denunciare i "propagatori dell’odio, dello sciovinismo e della discordia", rendendosi così delatori di chi non si adeguava totalmente al nuovo regime.

In seguito al dettato dei trattati di Parigi, la città di Fiume e l'Istria vennero annesse alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.

Un grande numero di fiumani tra la maggioranza cittadina di etnia italiana andò in esilio per motivi etnici o ragioni ideologiche e fondò il Libero Comune di Fiume in Esilio, cui aderirono numerosi fiumani, con un sindaco e un consiglio comunale.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Carta del Carnaro.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pino Rauti-Rutilio Sermonti, Storia del Fascismo, verso il Governo, Centro Editoriale Nazionale, Roma, pag. 195
  2. ^ - Accordi di Nettuno, Italia - Regno serbo-croato-sloveno, 20 luglio 1925

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]