Thomas Woodrow Wilson

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(EN)
« God gave him a great vision. / The devil gave him an imperious heart. / The proud heart is still. / The vision lives.[1] »
(IT)
« Dio gli dette una grande visione. / Il diavolo un cuore imperioso. / L'orgoglioso cuore si è fermato. / La visione gli sopravvive. »
(Epitaffio dedicatogli da William Allen White)
Thomas Woodrow Wilson
President Woodrow Wilson portrait December 2 1912.jpg

28º presidente degli Stati Uniti
Durata mandato 4 marzo 1913 – 4 marzo 1921
Predecessore William Howard Taft
Successore Warren G. Harding

34º Governatore del New Jersey
Durata mandato 17 gennaio 1911 – 1º marzo 1913
Predecessore John Franklin Fort
Successore James Fairman Fielder

Dati generali
Partito politico Democratico
Tendenza politica Liberal
Firma Firma di Thomas Woodrow Wilson
Medaglia del Premio Nobel Nobel per la pace 1919

Thomas Woodrow Wilson (Staunton, 28 dicembre 1856Washington, 3 febbraio 1924) è stato un politico statunitense.

Viene ricordato come il 28º presidente degli Stati Uniti (in carica dal 1913 al 1921), mentre in precedenza fu governatore dello stato del New Jersey; anche uomo accademico, ricoprì la carica di presidente dell'Università di Princeton. Divenne il secondo presidente degli Stati Uniti del partito democratico, dopo Andrew Jackson, a essere rieletto per un secondo mandato. Nel 1919 gli venne assegnato il Premio Nobel per la pace.

I primi anni, l'istruzione e la famiglia[modifica | modifica sorgente]

Thomas Woodrow Wilson nacque a Staunton, in Virginia, nel 1856 (è stato l'ultimo presidente degli Stati Uniti ad essere nato in quello stato): i suoi genitori erano il reverendo Joseph Ruggles Wilson e Janet Woodrow[2]. La sua famiglia aveva origini scozzesi-irlandesi e proveniva dall'Irlanda del Nord[3]. Wilson crebbe ad Augusta, nello stato della Georgia e dichiarò sempre che il suo primo ricordo era l'annuncio che era stato eletto Abraham Lincoln e che una guerra stava per arrivare; il padre e la madre di Wilson venivano dall'Ohio, ma simpatizzavano per i sudisti nella guerra di secessione americana[4].

Essi curavano i feriti dei confederati nella loro chiesa e lasciarono uscire loro figlio per andare a vedere Jefferson Davis sfilare in manette tra il vittorioso esercito unionista. Wilson avrebbe sempre ricordato di stare «per un momento al fianco del Generale Lee e di guardarlo in faccia»[4]. Nonostante soffrisse di dislessia[5], Wilson imparò da solo la stenografia per compensare le sue difficoltà e fu capace di riuscire accademicamente grazie alla determinazione e all'auto-disciplina, ma non riuscì a superarla del tutto[6].

Frequentò il Davidson College per un anno e quindi si trasferì alla Princeton University, laureandosi nel 1879: era membro dell'associazione studentesca Phi Kappa Psi[7]. In seguito studiò legge alla University of Virginia per un anno[8]. Dopo aver terminato e pubblicato la sua dissertazione, Il Governo Congressionale, nel 1886, ottenne il titolo di dottore (Ph.D.) in scienze politiche dalla Johns Hopkins University (un'incisione delle sue iniziali è ancora visibile nel lato inferiore di un tavolo al Dipartimento di Storia). Prima della nomina presidenziale di Barack Obama, laureato magna cum laude alla Harvard Law School nel 1991, Woodrow Wilson era stato l'unico presidente degli Stati Uniti ad aver conseguito il titolo di dottore).

Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Wilson incontrò Ellen Axson, figlia di un ministro di culto, per la prima volta in una chiesa: la corteggiò non ricambiato per diverse settimane. Mesi dopo, nel 1883, la rincontrò per caso in una stazione ferroviaria e fu più ricettiva: si sposarono il 24 giugno 1885 a Savannah, in Georgia. Ebbero tre figlie, Margaret nel 1886, Jessie nel 1887 e Eleanor nel 1889[9]. Nessuna di loro era ancora sposata quando Wilson fece ingresso alla Casa Bianca, ma ci furono rapidi cambiamenti: Jessie sposò Francis B. Sayre il 25 novembre 1913 mentre Eleanor sposò William G. McAdoo, il segretario del Tesoro (cioè ministro del Tesoro Americano) il 7 maggio 1914[10].

Gli scritti politici e l'inizio della carriera accademica[modifica | modifica sorgente]

L'epoca di Wilson erano i decenni dopo la guerra di secessione americana, quando il Congresso degli Stati Uniti era al massimo potere - «i fondamenti di ogni attività politica sono decisi dal potere legislativo» - e la corruzione dilagante. Anziché concentrarsi sui singoli individui per spiegare dove sbagliasse la politica americana, Wilson si soffermò sulla struttura costituzionale americana.

Sotto l'influenza dell'opera di Walter Bagehot La Costituzione Inglese, Wilson giudicava la Costituzione statunitense come pre-moderna, ingombrante, permeabile alla corruzione. Prima delle forti presidenze all'inizio del XX secolo, Wilson era perfino favorevole a un sistema parlamentare, per gli Stati Uniti. Nei primi anni anni ottanta dell'Ottocento, su un giornale pubblicato da Henry Cabot Lodge, Wilson scrisse:

« Vi chiedo di interrogarvi su questo: non dovremmo avvicinare l'Esecutivo e il Legislativo? Non dovremmo, da un lato, dare ai singoli capi di partito del Congresso una maggiore possibilità di avere un ruolo più intimo nel determinare chi dovrebbe essere presidente, e al presidente, dall'altro lato, una maggiore possibilità di nominare egli stesso un uomo di stato, e i suoi consiglieri capaci uomini di affari pubblici, alla guida del Congresso? »
([11])

Wilson iniziò Governo Congressionale, il suo più famoso lavoro sulla politica, come sostegno per un sistema parlamentare, ma Wilson restò impressionato da Grover Cleveland e Governo Congressionale ne uscì come una descrizione critica del sistema americano, con frequenti e negativi paragoni con il governo inglese. Wilson stesso puntualizzò: «Sto analizzando fatti - diagnosticando, non prescrivendo rimedi».[12][13] Egli credeva che l'intricato sistema americano di misure e contromisure (checks and balances) fosse la causa dei problemi delle istituzioni americane: sosteneva infatti che aver suddiviso il potere rendeva impossibile agli elettori di riconoscere chi fosse responsabile degli errori. Se il governo si comportava male, chiedeva Wilson,

« ...come può il preside della scuola, la nazione, sapere quale ragazzo ha bisogno di essere bacchettato? ... Il potere e la precisa responsabilità del suo uso sono gli ingredienti fondamentali del buon governo... È quindi evidentemente un difetto alla radice nel nostro sistema federale che esso suddivida molto il potere e renda confuse le responsabilità, come fa ora. Lo scopo principale della Convenzione costituzionale del 1787 sembra essere stato portare a termine questo grosso errore. La 'teoria letteraria dei pesi e contrappesi è semplicemente una descrizione coerente di quello che gli estensori della nostra Costituzione cercarono di fare; e questi pesi e contrappesi si sono dimostrati vivaci quanto basta per imporsi... [i Costituenti] sarebbero i primi ad ammettere che l'unico frutto della divisione del potere è stato quello di renderlo senza responsabili. »

La più lunga sezione di Governo Congressionale è dedicata alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, in cui Wilson esprime disprezzo per il sistema delle commissioni. «Il potere», scriveva «è suddiviso, come era una volta, in quarantasette signorie, in ciascuna delle quali una Commissione Permanente è il barone di corte e il suo presidente il signore proprietario. Questi minuscoli baroni, alcuni dei quali non poco potenti, ma nessuno di essi abbastanza vicino ai pieni poteri del governo, possono esercitare a piacere un rimescolamento quasi dispotico delle proprie contee, e possono talvolta minacciare di arrivare a sconvolgere il regno stesso». Wilson diceva che il sistema delle commissioni era fondamentalmente non democratico, perché le presidenze delle commissioni, che erano nominate in base all'anzianità, non erano responsabili di fronte a nessuno tranne i propri componenti, anche se determinavano la politica delle istituzioni nazionali[14].

In aggiunta alla loro natura non democratica, credeva anche che il sistema delle commissioni facilitasse la corruzione.

« l'elettore, inoltre, sente che la sua mancanza di fiducia nel Congresso è giustificata da quello che sente sul potere che hanno corrotti gruppi di pressione di modificare la legislazione secondo i propri fini. Sente delle enormi somme elemosinate e ottenute... di stanziamenti di spesa decisi nell'interesse di appaltatori disonesti; egli non è totalmente senza motivo nel concludere che questi sono mali intrinseci nella natura stessa del Congresso; non vi è dubbio che il potere dei gruppi di pressione consiste in gran parte, se non in tutto, nella vulnerabilità concessagli dal sistema delle commissioni. »

Ma al tempo in cui terminò il Governo Congressionale, era presidente Grover Cleveland e Wilson nutrì fiducia che fosse rinsaldato il governo degli Stati Uniti. Prima di divenire egli stesso presidente, Wilson aveva assistito alle vigorose presidenze di William McKinley e Theodore Roosevelt, e Wilson non trattò più della forma di governo parlamentare. Nel suo ultimo lavoro accademico, Governo Costituzionale degli Stati Uniti, del 1908, Wilson sostenne che la presidenza «sarà tanto grande e tanto influente quanto l'uomo che riveste la carica». Al tempo della sua presidenza, Wilson semplicemente sperava che i presidenti potessero essere capi di partito allo stesso modo di un primo ministro. Wilson sperava anche che i partiti potessero riorganizzarsi secondo principi ideologici e non geografici. «Otto parole,» scriveva Wilson, «contengono la sostanza della attuale degradazione dei nostri partiti politici: nessun capo, nessun principio; nessun principio, nessun partito»[15].

Wilson insegnò al Bryn Mawr College e alla Wesleyan University prima di entrare alla università di Princeton come professore di giurisprudenza e economia politica nel 1890. Popolare come insegnante e rispettato come accademico, tenne un discorso alle celebrazioni del centocinquantesimo anno di Princeton (1896) intitolato "Princeton al Servizio della Nazione" (questo è divenuto un celebre motto allusivo dell'Università, qualche volta espanso a "Princeton al Servizio del Mondo"): in questo famoso discorso, egli delineò la sua visione dell'università in una nazione democratica, chiamando le istituzioni di istruzione superiore «al dovere di illuminare attraverso ogni lezione che possa essere tratta dal passato»[16].

Prospect House, nel campus di Princeton, residenza di Wilson mentre era rettore dell'Università

Wilson fu eletto all'unanimità Rettore dell'Università di Princeton il 9 giugno 1902[17]: nel suo discorso inaugurale, sviluppò questi temi, cercando di mantenere un equilibrio per soddisfare sia i populisti che gli aristocratici tra il pubblico. Come rettore, iniziò una campagna di raccolta fondi a sostegno dell'università: le linee guida che mantenne durante il suo rettorato di Princeton si dimostrarono tra le più importanti innovazioni nell'istruzione superiore. Istituì un nuovo sistema di corsi base seguiti da due anni di specializzazione nel settore prescelto. Quando cercò di ridurre l'influenza degli elitari "circoli sociali", tuttavia, Wilson si scontrò con la resistenza degli amministratori e dei potenziali finanziatori. Credeva che quel sistema soffocasse la vita intellettuale e morale degli studenti: l'opposizione di ricchi e potenti ex allievi lo convinsero ulteriormente della indesiderabilità dell'elitarismo e lo spinsero verso una posizione politica più populista[18].

Carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Wilson fu presidente della American Political Science Association ("Associazione americana di Scienze Politiche") dal 1910 al 1911. Attraverso la pubblicazione dei suoi commenti sulle questioni politiche del tempo, si guadagnò una reputazione a livello nazionale e considerò sempre più seriamente una carriera come uomo politico. Nel 1910, ricevette un'inaspettata offerta di candidatura per la carica di governatore del New Jersey, che accettò volentieri: alle elezioni, sconfisse il candidato repubblicano Vivian M. Lewis con oltre 80.000 voti di scarto[19].

Presidenza[modifica | modifica sorgente]

La firma di Woodrow Wilson.

Nelle consultazioni presidenziali del 1912 il Partito Democratico nominò a sorpresa Wilson come proprio candidato: ci si aspettava infatti che l'alfiere dell'Asinello fosse Champ Clark. William Howard Taft e Theodore Roosevelt divisero il Partito Repubblicano candidandosi entrambi, consentendo a Wilson di vincere.[20]

Il giorno prima del suo insediamento, nel marzo 1913, Elisabeth Freeman e altri membri dell'Unione Congressionale, in seguito chiamatasi Partito Nazionale delle Donne, organizzarono una manifestazione in favore del suffragio femminile a Washington, per distogliere l'attenzione dalle celebrazioni dell'insediamento[21]: quando Wilson arrivò in città, si dice, trovò le strade senza folla per salutarlo e gli fu detto che erano tutti sulla Pennsylvania avenue a guardare la manifestazione.

Wilson ottenne successi immediati, traducendo in legge le sue promesse di "Nuova Libertà" nel campo delle modifiche dell'antitrust, revisione delle tariffe e riforme nel sistema bancario e monetario[22]. La sua azione portò alla istituzione del Sistema Federale di Riserva (Federal Reserve System) e della Commissione Federale del Commercio (Federal Trade Commission)[23].

Video sul Wilson

Il suffragio fu solo una delle insidiose questioni che Wilson affrontò durante la sua presidenza; finché Wilson annunciò il suo appoggio al diciannovesimo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti riguardo al suffragio, un gruppo di donne che si facevano chiamare la "sentinelle silenziose" protestava di fronte alla Casa Bianca, esibendo cartelli con slogan come «Signor Presidente - Che cosa farai per il suffragio delle donne?». In politica interna, le sue proposte di riforma furono spesso contrastate, anche se riuscì a far approvare una legge istitutiva della Federal Reserve[24].

Il suo atteggiamento verso le questioni razziali è generalmente considerato una macchia sulla sua reputazione: molti sostengono che contribuì a creare il più cupo periodo di razzismo nella storia degli Stati Uniti[25][26][27] e che fosse egli stesso un razzista[28][29]. La sua amministrazione istituì la segregazione razziale nel governo federale, per la prima volta da quando Abraham Lincoln iniziò la desegregazione nel 1863, e richiese fotografie dai candidati per posti di lavoro, per determinare la loro razza. Wilson inoltre aveva un atteggiamento sospettoso per quelli da lui chiamati «Americani col trattino» (hyphenated Americans: tedeschi-americani, irlandesi-americani, etc.): «Ogni uomo che porta con sé un trattino, porta un pugnale che è pronto ad affondare nelle parti vitali di questa Repubblica ogni volta possibile»[30].

Una citazione di Woodrow Wilson usata nel film La nascita di una nazione.

La Storia del Popolo Americano di Wilson è ripetutamente citata nel film La nascita di una nazione, che glorifica l'ascesa del Ku Klux Klan in contrasto ai "Repubblicani Radicali" durante la ricostruzione americana. Il film è basato su una trilogia di Thomas Dixon, compagno di scuola di Wilson, il cui obiettivo dichiarato era «rivoluzionare i sentimenti del nord presentando una storia che trasformerebbe ogni uomo del mio pubblico in un buon Democratico!». Wilson guardò il film in una speciale proiezione alla Casa Bianca il 18 febbraio 1915, il regista D. W. Griffith riferì alla stampa che Wilson aveva esclamato: «È come scrivere la storia con il fulmine, il mio unico rammarico è che è tutto così terribilmente vero»[31].

L'affermazione fu ampiamente riportata dai mezzi di informazione e fu immediatamente discussa: in una successiva corrispondenza con Griffith, Wilson scriveva in modo entusiasta delle regie di Griffith, senza mettere in dubbio l'accuratezza della citazione [32]. Dato il messaggio del film, fortemente schierato per i democratici, e le documentate opinioni di Wilson riguardo alla razza, non è irragionevole interpretare quell'affermazione come un sostegno al Klan, e la parola «rammarico» come riferimento alla descrizione, nel film, della ricostruzione. Wilson cercò di mantenersi estraneo dal dibattito ma infine, il 30 aprile, rese nota una smentita in realtà molto tenue. Il sostegno di Wilson all'accuratezza storica del film fu di molto peso e contribuì alla popolarità del film: questo fu a sua volta uno dei principali fattori che portarono, nello stesso anno, alla riorganizzazione (a Stone Mountain, in Georgia) del Ku Klux Klan, che era stato silente dalla sua messa fuorilegge negli anni settanta dell'Ottocento[33].

Nell'ultimo anno del suo primo mandato, Wilson collezionò una impressionante serie di riforme, adottandone molte dal programma del 1912 di Theodore Roosevelt. Wilson firmò la legge federale sui prestiti agricoli (Federal Farm Loan Act), che fece abbassare immediatamente i tassi di interesse per gli agricoltori, i quali la accolsero come «la Magna Charta della finanza agricola americana»[34]. Wilson esercitò una pressione aggressiva e vincente sul Parlamento per la legge Keating-Oven, che mise al bando il lavoro minorile, per la legge Kern-McGillicuddy, che istituì un sistema di assicurazione contro gli infortuni dei lavoratori[35], e la legge Adamson, che migliorò le condizioni e gli stipendi dei lavoratori delle ferrovie[36]. Per prepararsi alla possibilità di un ingresso in guerra, Wilson ingrandì l'esercito e la marina militare tramite una tassa sulle successioni e una tassa sugli alti redditi.

Wilson fu in grado di vincere di misura la sua rielezione nel 1916, raccogliendo molti voti che nel 1912 erano andati a Roosevelt e Eugene V. Debs[37]. Negli anni dal 1914 al 1917 il rieletto presidente cercò sempre di tenere gli Stati Uniti fuori dalla prima guerra mondiale: si offrì come mediatore, ma né gli Alleati né le Potenze Centrali presero seriamente le sue proposte[38]. Quando la Germania riprese la guerra sottomarina senza limitazioni e fece un azzardato tentativo di portare dalla sua parte il Messico, tramite la nota Zimmermann, Wilson fece entrare in guerra gli Stati Uniti come «belligerante alleato»[39].

Negli anni trenta la Commissione Nye ricostruì gli avvenimenti che portarono all'entrata in guerra sottolineando il ruolo di fabbricanti di esplosivi e dei banchieri che erano esposti nei confronti dell'Inghilterra per 2,5 miliardi di dollari. Wilson fece approvare dal Congresso nel 1917 la legge sullo spionaggio e nel 1918 la legge sulla sedizione per combattere le opinioni socialiste, anti-Britanniche, pro-Irlanda, pro-Germania o contro la guerra.[40] Egli istituì inoltre il Comitato degli Stati Uniti sulla Informazione Pubblica, con a capo George Creel (da cui il suo nome popolare, Comitato Creel), che riempì il paese di propaganda anti-tedesca e, durante la prima ondata di paura del comunismo (1917-1920), organizzò le azioni di Palmer contro esponenti della sinistra. Wilson fece arrestare il capo socialista e candidato alla presidenza Eugene V. Debs, per aver accusato i poteri finanziari di essere i responsabili della prima guerra mondiale e per aver criticato la legge sullo spionaggio[41][42]. Wilson, inoltre, appoggiava la American Protective League, una organizzazione privata pro-guerra nota per le sue flagranti violazioni delle libertà civili americane[43][44]

Tra il 1914 e il 1918 gli Stati Uniti intervennero molte volte, anche con invasioni, in America Latina, in particolare in Messico, Haiti, Cuba e Panamá. Gli USA mantennero truppe in Nicaragua per tutta la durata dell'amministrazione Wilson e se ne servirono per scegliere il presidente del Nicaragua e quindi per costringere il Nicaragua a sottoscrivere il trattato Bryan-Chamorro[45]. Le truppe statunitensi ad Haiti obbligarono i politici haitiani a eleggere presidente il candidato prescelto da Wilson: quando Haiti si rifiutò di dichiarare guerra alla Germania, Wilson fece sciogliere il governo di Haiti e quindi impose una nuova, meno democratica, costituzione, attraverso un referendum farsa[46].

I soldati statunitensi, inoltre, cacciarono i piccoli proprietari terrieri dalle loro terre per farli lavorare in opere pubbliche, in condizioni di reclusione e in catene, e trasferirono le loro terre ai latifondisti; nel 1919 gli Haitiani si sollevarono in rivolta contro gli statunitensi; la ribellione costò 3000 morti[47]. Tra il 1917 e il 1920 gli USA appoggiarono il movimento dei Russi Bianchi nella guerra civile russa, dapprima finanziariamente, ma in seguito con un blocco navale e truppe di terra a Murmansk, Arcangelo e Vladivostok[48].

Prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Il Presidente Wilson davanti al Congresso, mentre annuncia la rottura delle relazioni diplomatiche con la Germania. 3 febbraio 1917.

In politica estera Wilson affrontò sfide maggiori che ogni altro presidente dai tempi di Abraham Lincoln: decidere se portare gli USA nella prima guerra mondiale mise severamente a prova la sua capacità di comando. Mantenne neutrali gli Stati Uniti durante i primi anni della guerra; questo contribuì alla sua rielezione del 1916: tuttavia, dopo pressioni crescenti, gli Stati Uniti entrarono nel conflitto con una formale dichiarazione di guerra alla Germania il 6 aprile 1917; una dichiarazione di guerra all'Austria-Ungheria fece seguito il 7 dicembre dello stesso anno[49].

Dopo la Grande Guerra, Wilson si impegnò, con alterno successo, a promuovere la sua idea di riassetto del mondo su base etnica: l'8 gennaio 1918 Wilson tenne il suo famoso discorso dei Quattordici Punti, avanzando la proposta di una Lega delle Nazioni, una organizzazione che avrebbe dovuto tendere al mantenimento dell'integrità territoriale e all'indipendenza politica, sia per le grandi nazioni che per le piccole[50]. Il punto più innovativo della proposta di Wilson era quello del così detto "diritto all'autodeterminazione" per ogni popolo, inteso come comunità etnica: secondo tale principio ogni etnia doveva avere il suo stato nazionale.

Protagonista dei Trattati di Pace di Parigi[modifica | modifica sorgente]

Wilson intendeva i Quattordici Punti come un mezzo per far terminare la guerra e raggiungere una pace equa per tutte le nazioni. Arrivò a Versailles il 4 dicembre 1918 per la Conferenza della Pace del 1919 (diventando il primo presidente degli Stati Uniti a compiere un viaggio in Europa durante la carica), e si adoperò a fondo per promuovere il suo piano. Alla fine anche le altre potenze vincitrici (Francia e Gran Bretagna in particolare) accettarono i principi di nazionalità e di autodeterminazione dei popoli, e il conseguente dissolvimento degli Imperi multinazionali (Austria-Ungheria e Impero ottomano)[51]. Il princìpio di nazionalità fu la base per la costruzione dell'Europa democratica e degli Stati nazionali.

Tali princìpi furono applicati soprattutto all'Europa orientale e al Medio oriente, per riempire il vuoto lasciato dal crollo simultaneo dei grandi imperi assolutisti. Per venire incontro all'Italia non furono invece applicati al Sudtirolo che venne annesso ad essa. Nonostante ciò il presidente Wilson non fu certamente favorevole all' applicazione del Patto di Londra, dal quale non si sentiva vincolato, sfavorendo gli italiani che vivevano oltre quelli che furono i confini decisi alla fine della Grande Guerra[52]. Evidentemente Wilson fu favorevole alle aspirazioni della Serbia la quale, durante la guerra, non si mostrò all'altezza dell'Austria-Ungheria perdendo numerose battaglie e facendosi aiutare dall Regio Esercito Italiano. Quindi (senza rispettare il principio di nazionalità tanto a lui caro) venne creato uno stato comprendente varie nazionalità: il Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni. Mentre al Regno Italiano venne ceduta l'Istria, il vecchio Litorale austriaco con anche alcune terre appartenenti alla Carniola Interna, come Postumia o Bisterza.

Tuttavia, data la complessa situazione etnica dell'Europa, alcuni Stati europei (Germania soprattutto), negli anni successivi alla Conferenza di Pace di Parigi, si sentirono autorizzati ad applicare i princìpi di Wilson, anche per l'effettuazione di pulizie etniche (compreso lo sterminio degli ebrei) e nuove guerre[53]. Cercando di guadagnare l'appoggio della Francia alla creazione della Lega, Wilson ordinò ai Marines di impedire alla delegazione tedesca di entrare alla conferenza. Lo statuto della Lega delle Nazioni fu inserito nel Trattato di Versailles, ma solo quattro dei Quattordici Punti (nel frattempo saliti a ventitré) furono interamente rispettati[54].

Woodrow Wilson

Per la sua opera ai trattati di pace, nel 1919 fu assegnato a Wilson il Premio Nobel per la Pace: l'onorificenza bilanciò l'amarezza di non essere riuscito a convincere i suoi oppositori al Congresso, come Henry Cabot Lodge, ad appoggiare la risoluzione che impegnava gli USA a entrare nella Società delle Nazioni[55]. La partecipazione degli Stati Uniti, secondo Wilson, era essenziale per mantenere una durevole pace nel mondo. Il trattato di Versailles causò inoltre gravi problemi economici alla Germania, che provocarono una caduta dei consumi interni la quale avrebbe portato alla Grande depressione: gli oppositori di Wilson credevano che, appoggiando il trattato, avrebbero causato un disastro economico[56].

Invalidità[modifica | modifica sorgente]

Il 25 settembre 1919 Wilson fu colto da un leggero ictus, che non fu reso pubblico. Una settimana dopo, il 2 ottobre, Wilson patì un secondo e più grave attacco che lo rese quasi totalmente inabile[57]. Sebbene la gravità della sua menomazione fosse tenuta segreta fino alla sua morte, Wilson fu tenuto lontano dal suo vice presidente Thomas R. Marshall, dal suo governo e dai parlamentari in visita alla Casa Bianca per il resto della sua presidenza. John Barry, in The Great Influenza, avanza l'ipotesi che la predisposizione di Wilson a questi attacchi fosse una complicazione derivata dalla pandemia di influenza spagnola del 1919, che qualche volta colpiva il cervello[58]

Durante la malattia di Wilson, la sua seconda moglie, Edith Bolling Galt Wilson, gli fece da segretaria, scegliendo i problemi da porre alla sua attenzione e delegando gli altri ai membri del governo. Questo è tuttora il più grave caso di inabilità presidenziale nella storia americana e fu citata come esempio chiave del perché il Venticinquesimo Emendamento fosse considerato così importante[59][60]. L'emendamento, che stabilisce che sia il vice presidente a esercitare le funzioni del presidente in caso di sua inabilità, fu ratificato nel 1967[61].

Nel 1921 Wilson e sua moglie si ritirarono dalla Casa Bianca[62] e si stabilirono in una casa a Washington, dove morì il 3 febbraio 1924[63]: è attualmente sepolto nella Washington National Cathedral. La sua seconda consorte rimase nella loro casa per altri 37 anni, morendo il 28 dicembre 1961[62].

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila bianca (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila bianca (Polonia)
— 1922
Cittadinanza onoraria della città di San Giorgio Monferrato - nastrino per uniforme ordinaria Cittadinanza onoraria della città di San Giorgio Monferrato
«Per i meriti eccezionali acquisiti nella Grande Guerra combattuta per la libertà e la giustizia del mondo»
— San Giorgio Monferrato - 7 dicembre 1918

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Citato in: "Giuseppe Mammarella", Destini incrociati, Europa e Stati Uniti 1900-2003, Bari, Editori Laterza, 2005, p. 44.
  2. ^ John Milton Cooper, Woodrow Wilson: A Biography, 2009, pp. 13–19
  3. ^ Ulster-American Folk Park
  4. ^ a b Woodrow Wilson 28th President, 1913-1921
  5. ^ "Wilson: A Portrait"
  6. ^ "Woodrow Wilson, Episode One: He Was a Quiet Man (transcript)"
  7. ^ Woodrow Wilson
  8. ^ The World's Work: A History of our Time, Volume IV: novembre 1911 – aprile 1912, Doubleday, 1912, pp. 74–75.
  9. ^ Cooper (2009) pp. 57–62
  10. ^ Cooper (2009) p 281
  11. ^ The Politics of Woodrow Wilson, 41–48
  12. ^ Wilson, Congressional Government, 1885, p. 205.
  13. ^ Walter Lippmann, Introduzione alla ristampa del Congressional Government, 1856
  14. ^ Wilson, Congressional Government, 1885, p. 132.
  15. ^ La Repubblica Congelata, pag. 145
  16. ^ Beyond FitzRandolph Gates
  17. ^ Morris, Edmund, Theodore Rex, (c)2001, Random House Digita
  18. ^ Bragdon, Woodrow Wilson: The Academic Years, pp. 326–327
  19. ^ Biography of Woodrow Wilson (PDF)
  20. ^ Cooper, John Milton, Woodrow Wilson: A Biography, p. 187
  21. ^ Elisabeth Freeman Overview
  22. ^ Link, Wilson: The New Freedom (1956), pp. 199–240
  23. ^ Rouse, Robert (15 marzo 2006), "Happy Anniversary to the first scheduled presidential press conference – 93 years young!", American Chronicle
  24. ^ Cooper, John Milton, Woodrow Wilson: A Biography, p. 195
  25. ^ "Expert Report Of Eric Foner"
  26. ^ Turner-Sadler, Joanne (2009), African American History: An Introduction, Peter Lang, p. 100
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  28. ^ Feagin, Joe R. (2006), Systemic Racism: A Theory of Oppression, CRC Press, p. 162
  29. ^ Steinfield, Melvin (1972), Our Racist Presidents: from Washington to Nixon, Consensus Publishers, p. 215
  30. ^ Woodrow Wilson Final Address in Support of the League of Nations
  31. ^ The Journal of the Gilded Age and Progressive Era
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  33. ^ Wilson, Woodrow (1918) [1901], A History of the American People, Volume IX, New York: Harper and Brothers, p. 59
  34. ^ Clements, Presidency, ch 4.
  35. ^ H.D. Hindman, Child labor: an American history (2002)
  36. ^ Kerr, K. Austin (1967). "Decision For Federal Control: Wilson, McAdoo, and the Railroads, 1917", Journal of American History 54 (3): 550–560
  37. ^ William M. Leary, Jr. "Woodrow Wilson, Irish Americans, and the Election of 1916", The Journal of American History, Vol. 54, No. 1. (giugno 1967), pp. 57–72
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Predecessore: Presidente degli Stati Uniti Successore: Sigillo del Presidente degli Stati Uniti d'America
William Howard Taft 1913-1921 Warren G. Harding

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