Grover Cleveland

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Grover Cleveland
President Grover Cleveland.jpg

22º e 24º Presidente degli Stati Uniti
Durata mandato 4 marzo 1885 – 4 marzo 1889
Predecessore Chester Arthur
Successore Benjamin Harrison

Durata mandato 4 marzo 1893 - 4 marzo 1897
Predecessore Benjamin Harrison
Successore William McKinley

28º Governatore di New York
Durata mandato 1º gennaio 1883 - 6 gennaio 1885
Predecessore David B. Hill
Successore Alonzo B. Cornell

Dati generali
Partito politico Democratico
Tendenza politica Liberal
Firma Firma di Grover Cleveland

Stephen Grover Cleveland (Caldwell, 18 marzo 1837Princeton, 24 giugno 1908) fu un uomo politico statunitense, 22º e 24º presidente degli Stati Uniti d'America, l'unico, in tutta la storia degli USA, ad essere eletto per due mandati non consecutivi, la prima volta nel quadriennio dal 1885 al 1889, la seconda dal 1893 al 1897. Appartenente al Partito Democratico, fu uno stretto osservatore della Costituzione Americana e sostenitore degli ideali conservatrici jeffersoniani.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Ritratto presidenziale eseguito dal pittore svedese Anders Zorn.

Stephen Grover Cleveland nacque il 18 Marzo 1837 a Caldwell, New Jersey come quinto di sette figli dal Reverendo Richard Falley Cleveland e Anne Neal. Il suo nome deriva da un parente morto l’anno prima, il pastore Stephen Cleveland.[1]

Origini[modifica | modifica sorgente]

La famiglia Cleveland era modesta, senza agganci politici ma con una linea di antenati illustri. Il primo Cleveland ad arrivare in America fu il puritano Moses Cleveland, da Ipswich, Inghilterra. Originariamente il cognome era Cleaveland, ma la “a” cadde nel corso delle tre generazioni successive [2]. Moses approdò nel Massachusetts nel 1635 all’età di undici anni trovò impiego in condizione di servitù. Solo successivamente, sposando Ann Winn e guadagnando la cittadinanza, diventò legalmente un uomo libero [3] e trovò impiego come carpentiere nella città di Woburn. [4]

Gli antenati di Grover Cleveland furono perlopiù ministri e sacerdoti, il più famoso dei quali fu il bis-bis-nonno paterno, Aaron Cleveland, morto nel 1757 a Philadelphia nella casa del suo amico Benjamin Franklin. [5]

In linea di successione il bis-nonno, Aaron Cleveland, fu membro della legislatura del Connecticut e introdusse una proposta di legge per eliminare la schiavitù [6], il nonno paterno, William Cleveland lavorò come orologiaio a Westfield, in Massachussetts e sposò nel 1793 Margaret Falley di Norwich, nel Connecticut.

Il padre di Grover nacque nel 1804 e frequentò scuole prestigiose, completando gli studi nel 1829. Divenne il tutor a Baltimora dove incontrò Ann Nwal. In seguitò abbracciò la predicazione come da tradizione di famiglia, e divenne dapprima pastore presbiteriano a Windham, Connecticut, e in seguito a Caldwell, New Jersey. [7]

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1841, all’età di 4 anni, Cleveland si trasferì con la famiglia a Fayetteville, New York, dove il padre ottenne lavoro nella chiesa presbiteriana locale. Cleveland visse lì fino all’età di 14 anni. [8] Il salario del padre era molto basso, circa 600 dollari l’anno, per cui Grover e i suoi fratelli non poterono permettersi alti studi ed ebbero un’educazione impartita in casa dal padre. [9] Così Grover Cleveland venne cresciuto con solidi valori puritani quali ferma disciplina, obbedienza, reverenza, grande senso del dovere e solida etica del lavoro. [10]

Morte del padre[modifica | modifica sorgente]

Nel 1851 i Cleveland si trasferirono a Clinton, New York dove il padre avrebbe diretto la American Home Missionary Society, guadagnando la cifra di 1000 dollari l’anno. Qui Grover frequentò corsi preparatori per l’Hamilton College, già frequentato da un suo fratello, [11] ma la salute del padre peggiorò e Grover dovette tornare a Fayetteville per lavorare in un negozio e mantenere la famiglia. Tornò a Clinton dopo due anni, nel 1853, dove nel frattempo il padre aveva abbandonato il precedente lavoro per uno meno redditizio come pastore presso Utica a causa della malattia. Lo stesso anno morì e Grover, all’età di sedici anni dovette iniziare a sostenere la madre e le sorelle, abbandonando gli studi. [12]

Primi lavori[modifica | modifica sorgente]

Dopo la morte del padre Grover trascorse un anno a New York, lavorando come contabile e assistente alla sovraintendeza presso l’ Institution for the Blind, dove il fratello William aveva lavorato come insegnante. [13]

Nella primavera del 1855 Grover si spostò verso ovest, diretto verso Cleveland, Ohio, alla ricerca di maggiori opportunità. Durante il tragitto si fermò a Buffalo in visita allo zio, Lewis P. Allen, importante proprietario terriero, e lì vi rimase quando lo zio gli offrì un lavoro di revisione di un suo libro, l’ American Shorthorn Herd Book. [14]

Lo zio era un rispettato fondatore della società agricola della Contea di Erie, per cui concordò un posto di lavoro per il nipote presso lo studio legale di Buffalo di Rogers, Bowen & Rogers, al fine di studiare legge, una carriera che Cleveland aveva già considerato di seguire. [15][16]

Gli studi di legge iniziarono verso la fine del 1855. Cleveland guadagnava 4 dollari l’ora e lavorava assiduamente, tanto da trasferirsi dalla fattoria dello zio al Southern Hotel, per essere più vicino all’ufficio. Rimase alla Rogers, Bowen & Rogers per 4 anni, al termine dei quali divenne capo addetto. [17]

Matrimonio[modifica | modifica sorgente]

Grover condusse una vita di scapolo vivendo in piccoli appartementi vicino ai suoi posti di lavoro e partecipando a pochi eventi sociali fino al suo primo mandato presidenziale. [18] Nel 1885 conobbe la figlia del suo amico Oscar Folsom , Frances Folsom, e ben presto i due si fidanzarono. Nel 1886 si sposarono in una cerimonia privata alla Casa Bianca e Frances, all’età di 21 anni, divenne la First Lady più giovane della storia. [19]. Insieme ebbero cinque figli.

Malattia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1893, durante il suo secondo mandato presidenziale, si sottopose a un’intervento chirurgico per asportare un tumore alla bocca, insieme a una parte della mascella superiore. L’intervento rimase segreto al pubblico, per evitare che la già precaria situazione economica peggiorasse se il popolo avesse temuto la perdita del presidente. Cleveland superò l’operazione, ma continuò a negarne la natura, spacciandola per una operazione di igiene dentale. [20]

Morte[modifica | modifica sorgente]

Cleveland trascorse la maggior parte dei suoi ultimi giorni a servire nel consiglio di amministrazione dell'Università di Princeton. Morì nel 1908 per un attacco di cuore, all'età di 71 anni. [21]

Carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Grover Cleveland iniziò ad avvicinarsi al Partito Democratico (allora parte conservatrice) agli inizi del 1850, nonostante sia lo zio Lewis, che i partner alla Rogers, Bowen & Rogers fossero del partito Whig, ossia del partito repubblicano [22]

Nel 1856 si dichiarò apertamente democratico e lavorò alla campagna elettorale di James Buchanan, nonostante non avesse ancora diritto di voto in quanto minorenne. [23] Buchanan vinse le elezioni, ma dopo di lui nessun altro democratico salì alla presidenza fino all'elezione di Cleveland vent'otto anni dopo.

Nel 1858, raggiunta la maggiore età, lavorò per il partito per i successivi cinque anni guadagnando un posto come assistente del procuratore distrettuale, e ricoprendo tale ruolo per tre anni. Nel gennaio del 1863 lasciò la Rogers, Bowen & Rogers per lavorare per il procuratore distrettuale C. C. Torrance a 600 dollari l’anno. [24]

Allo scoppio della Guerra di Secessione nel 1861, Cleveland aveva l’età per arruolarsi, ma non si rese volontario e continuò a prendersi cura della madre e delle sorelle. [25] Nel 1863 però il presidente Abraham Lincoln firmò una legge che rese, rendendo il ventiseienne Grover eleggibile per l’esercito. Egli fu subito scelto, ma decise di non combattere pagando 300 dollari lo stato e assumendo un sostituto che prendesse legalmente il suo posto. [26] Grover si fece prestare dal procuratore Torrance la somma necessaria per assumere George Bennisky, un immigrato polacco che sopravvisse alla guerra illeso e rimase in contatto con Cleveland. [27] [28] Per ripagare il debito Cleveland lasciò il lavoro presso il procuratore distrettuale per la più redditizia pratica privata. In più gli avrebbe permesso libertà e indipendenza, accettando solo i casi che desiderava.

Considerò sempre se stesso come un democratico non appartenente al movimento pacifista nato all'interno del partito denominato Copperheads. [29]

Per merito della sua distinzione come assistente del procuratore Torrance durante gli anni della guerra, i Democratici scelsero Cleveland come candidato per la carica di procuratore distrettuale nel 1865, nonostante Torrance ambisse ad un ulteriore mandato. Cleveland affrontò il candidato Repubblicano Lyman K. Bass, anche suo caro amico, ma perse l’elezione per appena 600 voti. Dopo la sconfitta, Grover tornò alla pratica privata, entrando nello studio legale come partner insieme ad Albert P. Lanning e Oscar Folsom. [30]

Sceriffo della Contea di Erie (1870)[modifica | modifica sorgente]

Dopo cinque anni dalla candidatura come procuratore, i Democratici scelsero nuovamente Cleveland per le elezioni di sceriffo della Contea di Erie nel 1870, in quanto nella prima candidatura aveva ottenuto voti notevoli in una regione con una grande maggioranza repubblicana. Dopo qualche esitazione Grover accettò la nomina e vinse l’elezione contro il veterano colonnello John B. Weber per appena 303 voti. [31]

I problemi che affrontò Cleveland come sceriffo furono molti, principalmente dovuti all’alto tasso di criminalità della regione, a causa del numero crescente di stranieri che occupavano il lago Erie e che assaltavano ogni tipo di nave industrale. [32] Dovette anche risolvere questioni interne all’ufficio, quali inefficienze della gestione politica precedente e soprattutto corruzione. [33]

Cleveland declinò un secondo mandato nel 1873 [34] [35] e tornò alla sua professione entrando nello studio legale Bass, Cleveland & Bissell, lo stesso Bass che lo aveva sconfitto per la carica di procuratore distrettuale. [36]

Nel 1881, Chauncey Depew, il capo della ferrovia centrale di New York offrì a Cleveland un lavoro come consigliere generale per la società, con uno stipendio di 15.000 dollari l'anno, rispetto al suo reddito annuo di 7.000 dollari, che avrebbe comunque continuato a ricevere. Grover rifiutò il lavoro, cosa che gli permise in futuro di non essere collegato alla corruzione dell’industria ferroviaria emersa durante i suoi mandati presidenziali. [37]

Sindaco di Buffalo (1882)[modifica | modifica sorgente]

Nell'autunno del 1881, un concittadino di spicco di Buffalo propose a Cleveland di concorrere alla carica di sindaco, soprattutto a grazie alla sua reputazione. Nell’autunno Grover accettò la nomina e parlò all’assemblea dei Democratici per sottolineare il conservatorismo che avrebbe perseguito. [38]

Vinse le elezioni nel 1882 e come sindaco combatté la corruzione all’interno del consiglio cittadino. Fece risparmiare ai cittadini di Buffalo più di un milione di dollari ponendo il veto su numerose proposte di spesa ambigue e corrotte, meritandosi l’attenzione del Partito Democratico ed emergendo come un serio candidato alla nomina di governatore.

Governatore di New York (1883-1885)[modifica | modifica sorgente]

Nel gennaio 1883 Cleveland divenne governatore di New York e la sua forte opposizione alla corruzione continuò. Si oppose alla Tammany Hall, la macchina politica Democratica notoriamente corrotta, licenziando ufficiali, firmando riforme e tagliando il governo. [39]

Cleveland sostenne anche un processo elettorale più trasparente. [40] Non voleva che i dipendenti pubblici fossero coinvolti nella politica, e il 14 luglio 1886 con un ordine esecutivo abolì l'uso delle loro posizioni ufficiali per controllare i movimenti politici delle varie località. [41]

Governò due anni su un mandato di tre anni, in quanto nel 1884 arrivò la proposta di candidatura alla presidenza degli Stati Uniti.

La presidenza[modifica | modifica sorgente]

Primo mandato (1885-1889)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1884 i Democratici nominarono Grover Cleveland come canditato alla presidenza, poiché si era distinto per la sua figura solida e incorrotta dapprima come sceriffo e in seguito come sindaco e governatore. I Repubblicani avevano ottenuto la vittoria alla presidenza della Casa Bianca per ventiquattro anni consecutivi, corrispondenti a sei mandati presidenziali, ma quell’anno Cleveland avrebbe affrontato il candidato Repubblicano James G. Blaine del Maine, famoso uomo politico notoriamente corrotto. Cleveland avrebbe potuto giocare sporco contro il suo avversario quando ottenne informazioni sul fatto che il primogenito di Blaine fosse nato illegittimamente prima del matrimonio, ma non lo fece e strappò i documenti. [42]

Durante la corsa fece scalpore la possibilità che Grover avesse un figlio illegittimo avuto durante la sua permanenza a Buffalo 10 anni prima. La donna, Maria Halpin aveva chiamato il bambino Oscar Foldom Cleveland. Oscar Foldom era anche il nome del partner di Cleveland, ma tale paternità non venne mai provata e Cleveland non si espresse mai al riguardo. Grover provvide al supporto del bambino per il primo anno di età e, in seguito all’alcolismo della madre, a trovargli un orfanotrofio. [43]

Durante la campagna lo slogan fu "Un ufficiale pubblico è un ufficiale di fiducia". Cleveland non voleva accaparrarsi voti mediante promesse o favori e affermò che non avrebbe acconsentito a nessun trattamento speciale fatto a suo nome senza il suo consenso. [44] Il magnate della ferrovia James J. Hill, che aveva sostenuto Cleveland durante la campagna presidenziale, credeva che avrebbe ricevuto favori in cambio del suo supporto. Chiese al presidente il via libera per estendere la ferrovia in una riserva indiana, ma Grover negò tale permesso. [45]

Nel 1885 vinse Cleveland l’elezione e si insediò alla Casa Bianca. In quel momento il debito pubblico statunitense ammontava a 1.5 milioni di dollari, ma alla fine del suo mandato Cleveland lo aveva diminuito del 20%, arrivando a 1.2 milioni di dollari. [46]

Cleveland mantenne uno dei governi più aperti e accessibili nella storia degli Stati Uniti. Aprì le porte della Casa Bianca due giorni a settimana per coloro che volevano discutere degli affari dello Stato. [47] Ridusse inoltre al minimo indispensabile i costi del personale, ricevendo lui stesso gli ospiti. <refGraff, 74-75; H. Paul Jeffers, An Honest President: The Life and Presidencies of Grover Cleveland (New York: Harper Collins, 2000), 137</ref> e si impegnò giorno e notte per fornire un buon governo ai cittadini. Per questo venne soprannominato "Grover il buono".

Riforma delle tariffe[modifica | modifica sorgente]

Nel 1887, Cleveland cercò di mantenere le promesse fatte durante la campagna elettorale. La questione delle tariffe era un argomento importante, Grover voleva ridurle. Nel dicembre di quell’anno mandò al Congresso il suo messaggio annuale sulla situazione degli Stati Uniti incentrato unicamente su tale argomento. Il suo intento era quello di focalizzare l’attenzione sulla riduzione dei dazi e far passare un disegno di legge per tagliare le tasse nella primavera del 1888, ma la proposta non fu approvata. [48]

Politica economica[modifica | modifica sorgente]

Cleveland, dal forte conservatorismo liberale, sosteneva un governo che non interferisse nel libero mercato e nelle vite delle persone, lasciando la libertà individuale rispettata e protetta. Credeva in un sistema equo che non favorisse nessuno, dove il governo trattava tutti in maniera egualitaria, in linea con i principi jeffersoniani. Cleveland non permise mai al governo di assumere il ruolo di “genitore”: il potere non doveva essere usato per favorire una classe piuttosto che un’altra. Per cui Cleveland abolì ogni proposta di legge che fosse andata contro tale linea politica.

Durante la fine degli anni '80 i cittadini texani furono colpiti da una forte siccità. Nel febbraio 1887 il Congresso propose di inviare 10 mila dollari per aiutare la popolazione colpita, ma il presidente Cleveland appose il suo veto. [49] Al posto della proposta invitò i cittadini a raccogliere tra loro dei fondi. Le donazioni dei cittadini raccolsero 100 mila dollari in più i quanto il governo avrebbe stanziato. [50]

Cleveland combatté anche contro il sistema pensionistico dei soldati che avevano combattuto durante la Guerra di Secessione, che col tempo si era corrotto. [51] [52] Il presidente pose il veto sul pagamento di circa 228 atti di pensionamento fraudolenti. [53] [54]

Ritiro[modifica | modifica sorgente]

Dopo la fine del primo mandato Cleveland si candidò per un secondo, ma vinse il repubblicano Benjamin Harrison. [55] Dopo la sconfitta si ritirò dalla politica.

Il partito richiese il suo sostegno per comizi e per appoggiare altre candidature e campagne, ma egli rifiutò di approfittare della sua notorietà. Per lui gli ex-presidenti erano semplici cittadini privati e tali dovevano rimanere.

Inoltre Cleveland non amava particolarmente parlarle in pubblico. In una lettera di scuse al governatore William E. Russell del Massachusetts scrisse:

« Vorrei evitare quanti più comizi possibili, in quanto, in primo luogo, non credo di essere bravo e, secondo, durante il mio ritiro sono diventato un vagabondo pigro e buono a nulla che trova qualsiasi esercizio mentale un grande sforzo. [56] »

La presidenza di Harrison nel 1890 segnò l’inizio del Billion-Dollar Congress: i repubblicani accettavano qualsiasi tipo di proposta e spendevano soldi, perdendo anche i risparmi ottenuti durante la presidenza di Cleveland. La spesa e l’aumento di moneta inizialmente portarono la nazione in un boom economico, che però in seguito sfociò violentemente nel Panico del 1893, durante la vincita del secondo mandato di Cleveland.

Secondo mandato (1893-1897)[modifica | modifica sorgente]

Statua di Cleveland ubicata a Buffalo.

Nel 1892 Cleveland accettò la nomina per un secondo mandato presidenziale. Dopo l’elezione salì alla presidenza nel 1893, con un discorso inaugurale incentrato sul problema del paternalismo, disapprovando le eccessive elargizioni governative avvenute soprattutto in seguito alle azione del precedente Billion-Dollar Congress. [57]

Panico del 1893[modifica | modifica sorgente]

Nel 1893, in seguito alle azioni del partito repubblicano, ci fu il boom speculativo che causò la crisi della nazione. Nell’anno dell’insediamento di Cleveland per il suo secondo mandato le principali industrie ferroviarie iniziarono a fallire e l’economia a declinare.

La causa del Panico fu la presenza nel sistema di troppa valuta, sottoforma di monete d’oro e d’argento e di carta moneta. La coniazione illimitata di argento all’interno del paese aveva causato la crisi, portando il tasso di inflazione alle stelle. Il Billion-Dollar Congress nel 1890 aveva aumentato l’inflazione passando la Sherman Silver Purchase Act, che permetteva di acquistare lingotti d'argento pagandoli con la carta moneta. Il governo inoltre aveva continuato a coniare moneta d'argento. [58]

Nel corso della sua carriera pubblica, Cleveland aveva costantemente auspicato una politica monetaria sana, fondata sul gold standard, e aveva cercato senza successo di fermare la coniazione della moneta di argento o della carta.

Per risolvere la situazione Cleveland attuò i principi del libero mercato, il laissez faire, laissez passer, ovvero non fece nulla per aiutare le aziende e le società che chiedevano con qualsiasi aiuto diretto dal governo. Egli credeva che tutti, individui e imprese, avrebbero dovuto affrontare la crisi come meglio potevano. Questa era la visione economica diffusa del suo tempo, in particolare per Democratici jeffersoniani. [59] Così invece di aumentare l'offerta di moneta o la spesa pubblica, Cleveland si focalizzò su quello che credeva fosse il vero problema: la Sherman Silver Purchase Act del 1890, in particolare la sua clausola di acquisto di moneta. Credeva che l'unica soluzione per il Congresso fosse di correggere l’errore.

Il 28 agosto 1893, non senza poche resistenze, la Camera dei Rappresentanti approvò l’eliminazione della clausola, seguita dall’approvazione al Senato alla fine di ottobre. [60] L’azione successive di Cleveland fu quella di cercare di mantenere il gold standard. Infatti il governo federale doveva detenere una riserva di almeno 100 milioni di dollari per sostenere la quantità di moneta in circolazione. Tale riserva era ormai in pericolo e il presidente decise di emettere obbligazioni che potevano essere acquistate solo in oro. [61] Lo stop all’inflazione e il sistema aureo ristabilito premisero all’economia di correggere i suoi squilibri. [62]

La colpa della crisi ricadde sul governo in carica, e nelle elezioni di metà mandato nel 1894, il Partito Democratico perso il controllo sia del Senato che della Camera nelle elezioni di metà mandato. Due anni dopo nel 1896 persero anche le successive elezioni presidenziali in favore del repubblicano William McKinley, nonostante l’economia avesse iniziato a crescere nuovamente.

Politica Estera[modifica | modifica sorgente]

In linea con i principi jeffersoniani, Cleveland si guardò bene dall’intrattenere rapporti di amicizia o alleanze con le altre nazioni. Il suo intento era quello di rimanere neutrale, non facendo promesse che avrebbero potuto coinvolgere la nazione in una guerra straniera. Nel suo messaggio annuale del 1893 scrisse:

« lo spirito di equità e amore per la giustizia […] caratterizzano la vera politica estera Americana [63] »

Tuttavia Cleveland favorì il rafforzamento dell’armata navale militare, creando una delle migliori forze navali del tempo.

Cleveland rimase neutrale anche allo scoppio della rivoluzione cubana nel 1895. La Spagna aveva mantenuto il controllo di Cuba dopo Cristoforo Colombo, ma verso la fine del XIX secolo gran parte della popolazione cubana era scontenta. I cubani insorsero contro il dominio spagnolo nel mese di febbraio del 1895, una rivolta che si trasformò in una guerra civile. Anche se i repubblicani volevano entrare in guerra il presidente dichiarò:

« Non ci sarà alcuna guerra con la Spagna a Cuba fin tanto che sono presidente [64] »

Prima del termine del secondo mandato Cleveland dovette affrontare la minaccia Britannica in una disputa riguardo il confine col Venezuela. Cleveland decise di non consentire alcun sconfinamento dalle potenze europee nelle Americhe inviando una nota al governo britannico per incitare un arbitrato. Londra la ignorò e dopo una seconda nota di avvertimento il primo ministro britannico, Lord Salisbury, rispose negando che gli Stati Uniti potessero avere potere e autorità per comandare la Gran Bretagna. Ma Cleveland rispose con un forte messaggio di propria iniziativa il 17 dicembre 1895. A quel punto la Gran Bretagna fece marcia indietro riconoscendo la Dottrina Monroe. Fu istituita poi una commissione per stabilire i confini nel dettaglio. [65]

Ritiro[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver rifiutato la nomina per un terzo mandato, nel 1896, Cleveland si ritirò dalla vita pubblica. I conservatori vollero un suo ritorno per correre alla presidenze del 1900, in modo da sbarazzarsi del movimento progressista che stava sorgendo all’interno del Partito Democratico, ma Cleveland rifiutò pubblicamente.

Esercizio del diritto di Veto[modifica | modifica sorgente]

Cleveland a suo tempo venne sopranniminato Veto Mayor [66], Veto Governor [67] e Veto President, in quanto leggeva ogni proposta di legge e poneva il veto su quelle che nascondevano corruzione e tangenti. In totale pose il diritto di veto su 200 proposte durante i due anni da governatore, 8 dei quali solo nel primo mese. [68]

Durante i suoi mandati presidenziali accumulò 584 veti, di cui 414 nel primo mandato e 170 nel secondo. [69]

Visione di oggi[modifica | modifica sorgente]

Cleveland è visto come uno dei presidenti più conservatori di sempre. Emerse in un periodo buio degli Stati Uniti: dopo la Guerra Civile la nazione fu caratterizzata da corruzione, disonestà ed egoismo. Il periodo, meglio noto come Gilded Age, viene però anche ricordato per le sorprendenti trasformazioni del paese, come il passaggio da un’economia rurale ad una fortemente industriale, fino alla trasformazione in prima economia mondiale nel 1900. [70] Al giorno d’oggi storici e politici attribuiscono a Cleveland un ruolo marginale, nonostante affrontò con successo una delle peggiori depressioni della storia del paese.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Allan Nevins, Grover Cleveland: A Study in Courage (New York: Dodd, Mead & Company, 1932), 4
  2. ^ George F. Parker, Recollections of Grover Cleveland (New York: The Century Co., 19011), 16.
  3. ^ (Denis Tilden Lynch, Grover Cleveland: A Man Four-Square (New York: H. Liveright, Inc, 1932)
  4. ^ ( H. Paul Jeffers, An Honest President: The Life and Presidencies of Grover Cleveland (New York: Harper Collins, 2000), 2
  5. ^ John Frost and Harry French, The Presidents of the United States from Washington to Cleveland (Boston: Lee and Shepard Publishers, 1889), 539
  6. ^ John Frost and Harry French, The Presidents of the United States from Washington to Cleveland (Boston: Lee and Shepard Publishers, 1889),539-540
  7. ^ (Robert M. McElroy, Grover Cleveland: The Man and the Statesman. 2 vols. (New York: Harper and Brothers Publishers, 1923), I, 3; Henry Graff, Grover Cleveland (New York: Times Books, 2002), 4
  8. ^ George F. Parker, Recollections of Grover Cleveland (New York: The Century Co., 19011), 16
  9. ^ Robert M. McElroy, Grover Cleveland: The Man and the Statesman. 2 vols. (New York: Harper and Brothers Publishers, 1923), I, 4–6
  10. ^ Henry Graff, Grover Cleveland (New York: Times Books, 2002), 5
  11. ^ George F. Parker, Recollections of Grover Cleveland (New York: The Century Co., 19011), 19
  12. ^ McElroy, I, 13–15; Graff, Grover Cleveland, 4
  13. ^ George F. Parker, Recollections of Grover Cleveland (New York: The Century Co., 19011), 22–3
  14. ^ Charles H. Armitage, Grover Cleveland As Buffalo Knew Him (Buffalo: Buffalo Evening News, 1926), 1, 8
  15. ^ Horace Samuel Merrill, Bourbon Leader: Grover Cleveland and the Democratic Party (Boston, 1957), 4
  16. ^ George F. Parker, Recollections of Grover Cleveland (New York: The Century Co., 19011), 28; Denis Tilden Lynch, Grover Cleveland: A Man Four-Square (New York: H. Liveright, Inc, 1932, 35, 42
  17. ^ Armitage, 16; George F. Parker, Recollections of Grover Cleveland (New York: The Century Co., 19011), 31; Denis Tilden Lynch, Grover Cleveland: A Man Four-Square (New York: H. Liveright, Inc, 1932, 36, 39
  18. ^ White, “Cleveland,”
  19. ^ Ike Hoover, 12
  20. ^ Matthew Algeo, The President is a Sick Man: Whereas the Supposedly Virtuous Grover Cleveland Survives a Secret Surgery at Sea and Vilifies the Courageous Newspaperman Who Dared Expose the Truth (Chicago: Chicago Review Press, 2011)
  21. ^ Nevins, 762–764
  22. ^ Denis Tilden Lynch, Grover Cleveland: A Man Four-Square (New York: H. Liveright, Inc, 1932, 37; Charles H. Armitage, Grover Cleveland As Buffalo Knew Him (Buffalo: Buffalo Evening News, 1926), 4
  23. ^ Richard Watson Gilder, Grover Cleveland: A Record of Friendship (New York: The Century Co., 1910), 224
  24. ^ Alyn Brodsky, Grover Cleveland: A Study in Character (New York: St. Martin’s Press, 2000), 26
  25. ^ Horace Samuel Merrill, Bourbon Leader: Grover Cleveland and the Democratic Party (Boston, 1957), 11
  26. ^ H. Paul Jeffers, An Honest President: The Life and Presidencies of Grover Cleveland (New York: Harper Collins, 2000), 30.
  27. ^ Alyn Brodsky, Grover Cleveland: A Study in Character (New York: St. Martin’s Press, 2000), 28
  28. ^ George F. Parker, Recollections of Grover Cleveland (New York: The Century Co., 19011), 32
  29. ^ Horace Samuel Merrill, Bourbon Leader: Grover Cleveland and the Democratic Party (Boston, 1957), 11–12
  30. ^ Charles H. Armitage, Grover Cleveland As Buffalo Knew Him (Buffalo: Buffalo Evening News, 1926), 42
  31. ^ Alyn Brodsky, Grover Cleveland: A Study in Character (New York: St. Martin’s Press, 2000), 30–1; Charles H. Armitage, Grover Cleveland As Buffalo Knew Him (Buffalo: Buffalo Evening News, 1926), 52
  32. ^ Alyn Brodsky, Grover Cleveland: A Study in Character (New York: St. Martin’s Press, 2000), 31–2
  33. ^ H. Paul Jeffers, An Honest President: The Life and Presidencies of Grover Cleveland (New York: Harper Collins, 2000), 34
  34. ^ Horace Samuel Merrill, Bourbon Leader: Grover Cleveland and the Democratic Party (Boston, 1957), 12
  35. ^ Armitage, 55
  36. ^ Denis Tilden Lynch, Grover Cleveland: A Man Four-Square (New York: H. Liveright, Inc, 1932, 39–40
  37. ^ Chauncey M. Depew, My Memories of Eighty Years (New York: Charles Scribner’s Sons, 1924), 124–5
  38. ^ Cleveland, Speech Accepting Nomination for Mayor before City Convention in Buffalo, October 25, 1881, Parker, Writings and Speeches, 1–2
  39. ^ Nevins, Cleveland, 135–6
  40. ^ Cleveland, Proclamation against the Violation of Laws Governing Elections, Public Papers of Grover Cleveland, Governor, 1883–1884, 2 vols. (Albany: Argus Company, Printers, 1883), I, 149–50.
  41. ^ Parker, Writings and Speeches, 9–13
  42. ^ William C. Hudson, Random Recollections of an Old Political Reporter (New York, 1911), 185-190
  43. ^ William C. Hudson, Random Recollections of an Old Political Reporter (New York, 1911), 185-190
  44. ^ William C. Hudson, Random Recollections of an Old Political Reporter (New York: Cupples and Leon Company, 1911), 240; Hofstadter, American Political Tradition, 234
  45. ^ Burton W. Folsom, Jr., The Myth of the Robber Barons: A New Look at the Rise of Big Business in America (Herndon, VA: Young America’s Foundation, 1996), 18; Goodrich, 271
  46. ^ Carter, Historical Statistics, V, 80-81
  47. ^ George F. Parker, Recollections of Grover Cleveland (New York: The Century Co., 19011), 112
  48. ^ Alyn Brodsky, Grover Cleveland: A Study in Character (New York: St. Martin’s Press, 2000), 207–8
  49. ^ Cleveland, Veto of Texas Seed Bill, February 16, 1887, James D. Richardson, A Compilation of the Messages and Papers of the Presidents, 13 vols. (New York: Bureau of National Literature, 1897), XI, 5142–3
  50. ^ Marvin Olasky, The American Leadership Tradition: Moral Vision from Washington to Clinton (New York: The Free Press, 1999), 160
  51. ^ William H. Glasson, Federal Military Pensions in the United States (New York: Oxford University Press, 1918), 277
  52. ^ Morton Keller, Affairs of State: Public Life in Late Nineteenth Century America (Cambridge: Belknap Press of Harvard University, 1977), 311
  53. ^ Cleveland, Veto of a Pension Bill for Cudbert Stone, February 4, 1887, 5131–2
  54. ^ Cleveland, Veto of a Pension Bill for John W. Farris, June 21, 1886, 5020–1
  55. ^ Gould, GOP, 105
  56. ^ Cleveland to William E. Russell, June 9, 1891, Nevins, Letters, 256
  57. ^ Cleveland, Second Inaugural Address, March 4, 1893, Richardson, Messages and Papers, XII, 5821–25
  58. ^ Irwin Unger, The Greenback Era: A Social and Political History of American Finance, 1865-1879 (Princeton: Princeton University Press, 1964), 15–6
  59. ^ Robert Higgs, Crisis and Leviathan: Critical Episodes in the Growth of American Government (New York: Oxford University Press, 1987), 86
  60. ^ Cleveland, Special Session Message, August 8, 1893, Richardson, Messages and Papers, XII, 5833-5837
  61. ^ Olasky, 164; Nevins, Cleveland, 201
  62. ^ Sprague, 208; Rothbard, 169
  63. ^ Cleveland, First Annual Message to Congress, December 4, 1893, Richardson, Messages and Papers, XII, 5866–92
  64. ^ Cleveland, Proclamation 377, June 12, 1895 and Proclamation 387, July 27, 1896, Richardson, Messages and Papers, XIII, 6023–4 and 6126–7
  65. ^ Cleveland, Special Message on Venezuela, December 17, 1895, Richardson, Messages and Papers, XIII, 6087–90
  66. ^ H. Paul Jeffers, An Honest President: The Life and Presidencies of Grover Cleveland (New York: Harper Collins, 2000), 48–9,
  67. ^ Cleveland, Veto Messages, Public Papers, I, 28–9, 35–6, 103–27
  68. ^ Cleveland, Veto Message, Assembly Bill No. 360, For Relief of Surviving Members of First Regiment, N.Y. Mexican Volunteers, Public Papers, I, April 25, 1883, 79–80
  69. ^ List of Presidential Vetoes, http://www.presidency.ucsb.edu/data/vetoes.php
  70. ^ John Steele Gordon, An Empire of Wealth: The Epic History of American Economic Power (New York: Harper Perennial, 2004), 205

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Walters, Ryan S., The Last Jeffersonian: Grover Cleveland and the Path to Restoring the Republic (2012)
  • Cleveland, Grover. Presidential Problems (1904)
  • Nevins, Allan Letters of Grover Cleveland 1850–1908 (1933)
  • Cleveland, Grover. The Writings and Speeches of Grover Cleveland (1892)
  • Graff, Henry F. Grover Cleveland (2002)
  • McElroy, Robert Grover Cleveland: the man and the statesman (Versione PDF)

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


Predecessore Presidente degli Stati Uniti Successore
Chester Alan Arthur
Benjamin Harrison
1885-1889
1893-1897
Benjamin Harrison
William McKinley


Governatori di New York
Predecessore: Alonzo B. Cornell (1883-1885) Successore: David B. Hill Simbolo di New York
G. Clinton | Jay | G. Clinton | Lewis | Tompkins | Tayler | D. Clinton | Yates | D. Clinton | Pitcher | Van Buren | Throop | Marcy | Seward | Bouck | Wright | Young | Fish | Hunt | Seymour | Clark | King | Morgan | Seymour | Fenton | Hoffman | J. Adams Dix | Tilden | Robinson | Cornell | Cleveland | Hill | Flower | Morton | Black | T. Roosevelt | Odell | Higgins | Hughes | White | J. Alden Dix | Sulzer | Glynn | Whitman | Smith | Miller | Smith | F. D. Roosevelt | Lehman | Poletti | Dewey | Harriman | Rockefeller | Wilson | Carey | Cuomo | Pataki | Spitzer | Paterson | Cuomo

Controllo di autorità VIAF: 30330745 LCCN: n50029194