Università Johns Hopkins

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Università Johns Hopkins
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Città Baltimora
Nome latino Universitas Ioannis Hopkins
Soprannome Blue Jays
Motto Veritas vos liberavit
Fondazione 1876
Tipo private
Rettore Ronald J. Daniels
Studenti 18 753 (2008)
Dipendenti 15,000
Colori Accademici: Oro e Nero Atletici: Blu e Nero
Sito web www.jhu.edu
 

La Università Johns Hopkins (in inglese: Johns Hopkins University) è una delle università più prestigiose degli Stati Uniti. Si tratta di un Istituto Universitario privato di Baltimora nel Maryland, fondato nel 1876, grazie al lascito di 7 milioni di dollari donati dall'uomo d'affari americano Johns Hopkins. Successivamente, nel 1893, lo stesso lascito finanziò l'apertura del Johns Hopkins Hospital destinato anche ad una facoltà di medicina. Entrambi gli istituti furono i primi degli USA ad essere finalizzati alla ricerca e sono considerati tra i migliori al mondo nell'ambito della fisica applicata, delle relazioni internazionali e degli studi medici. L'istituto offre numerosi corsi di laurea e di specializzazione post universitaria e comprende la sede principale di Baltimora ed altri istituti a Washington D.C., a Bologna (Italia) e in Cina. L'università è attualmente tra le 3 migliori università americane secondo la rivista US Weekly (2007). Secondo la classifica delle 100 migliori università al mondo, elaborata dal World University Rankings(anno 2010-2011), la Johns Hopkins University è la 13ª migliore università al mondo, e 10ª negli Stati Uniti. È la prima università negli Stati Uniti in quanto a fondi federali di ricerca. Il Johns Hopkins Hospital è al primo posto da 18 anni consecutivi nella classifica dei migliori ospedali d'America secondo U.S. News and World Report. La facoltà di medicina (The Johns Hopkins University School of Medicine) è ampiamente riconosciuta come la miglior facoltà di medicina e il miglior istituto di ricerca biomedica al mondo. Secondo le annuali classifiche di U.S. News and World Report Johns Hopkins e Harvard occupano regolarmente le prime 2 posizioni tra le migliori facoltà di medicina americane, ruotando periodicamente per la prima posizione. La facoltà di sanità pubblica (Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health) è la più grande, antica e prestigiosa del mondo, e sempre occupa la prima posizione nelle classifiche di U.S. News and World Report.

Molto importante per lo sviluppo del Johns Hopkins Hospital e della Johns Hopkins University School of Medicine fu il successo della università affiliata: la JHU[1] fu la prima università moderna negli Stati Uniti, la prima ad adottare il concetto europeo di educazione universitaria e riscoprire il valore della ricerca. La stessa enfasi riservata alla ricerca e all'istruzione avanzata, che il preside Daniel Coit Gilman[2] pretese all'interno JHU, nonostante le critiche di illustri colleghi di altre università, divenne componente fondamentale del programma di educazione e ricerca medica del Johns Hopkins Hospital (1889) e della Johns Hopkins University School of Medicine (1893).

Il Johns Hopkins Hospital[3] ed la Johns Hopkins University School of Medicine[4][modifica | modifica wikitesto]

La Johns Hopkins University School of Medicine[modifica | modifica wikitesto]

Quando fu istituita nel 1876, la JHU figurava quale prima istituzione di alto livello negli Stati Uniti a dare importanza alla “graduate education”. Sotto la direzione del Preside Daniel Coit Gilman, richiamò a sé docenti, ricercatori e studenti promettenti cui concedeva tempo, risorse e fondi per la ricerca. Il risultato fu una comunità di alunni, studenti e dipartimenti impegnati nella produzione di nuova conoscenza e nella trasmissione di questa alla professione medica su larga scala. Lo slancio alla ricerca fu componente cruciale della stessa JHUSofM fin dalla sua fondazione, collocandola in breve al primo posto tra le università degli Stati Uniti. La possibilità di laurearsi e fare pratica all'interno di un ambiente dedito alla ricerca portò a nuovi approcci all'insegnamento, dal momento che i principi del “self-education” e del “learning by doing” toglievano gli studenti dalle sale di lettura e li portavano nei laboratori e nei reparti. La JHUSofM conta numerosi primati tra le sue conquiste dei primi anni: fu la prima grande scuola di medicina negli Stati Uniti ad ammettere le donne; la prima a usare i guanti di lattice per gli interventi chirurgici; la prima a sviluppare la dialisi renale e la rianimazione cardiopolmonare. Più vicino ai giorni nostri, due avanzati studi furono condotti presso la JHU: la scoperta della restrizione degli enzimi, che diede vita all'industria dell'ingegneria genetica; la scoperta dei narcotici naturali del cervello, che ha, invece, incrementato l'interesse per neurotrasmettitori e loro funzioni. Altre notevoli conquiste includono l'identificazione di tre tipi di virus polio e la prima operazione “blue baby”, che ha aperto le porte alla moderna cardiochirurgia. La JHUSofM poi fu luogo di nascita di molte specialità mediche, tra cui la neurochirurgia, l'urologia, l'endocrinologia e la pediatria.

Un modello nel suo genere[modifica | modifica wikitesto]

« Let us hope that before the last sands have run out from beneath the feet of the years of the ninteenth century it will have become a model of its kind, and that upon the centennial of its anniversary it will be a hospital which shall still compare favorably, not only in structure and arrangement, but also in results achieved with any other institution of like character in exercise.[5] »
(John Shaw Billings[6] discorso tenuto all'apertura del Johns Hopkins Hospital (Maggio 1889))

Il lascito di Johns Hopkins fu la più grande donazione per scopi medici del tempo. Questa permise, a livello pratico, una serie di innovazioni all'interno della nascente School of Medicine presso la JHU; tuttavia il contributo di Johns Hopkins non fu meramente finanziario, in quanto assicurò la filosofia di base di tutte le istituzioni mediche del JH[7]. Cruciale, in tal senso, fu la scelta di finanziare sia un ospedale, sia una facoltà di Medicina e di unificarne la struttura amministrativa. Così Johns Hopkins creò un potente complesso che avrebbe avuto un'influenza durevole nel settore della cura, dell'educazione e della ricerca medica negli Stati Uniti. Questa insistenza sull'eccellenza intellettuale fu perseguita dal comitato di fondazione della scuola medica, nato nel 1883, per cui l'ammissione alla facoltà era possibile dimostrando abilità linguistiche (francese e tedesco) e conoscenze di fisica, chimica, biologia, fisiologia ed istologia. Le materie di corso dovevano incoraggiare la ricerca e si approfondiva attraverso laboratori lo studio di fisiologia, anatomia patologica, istologia, farmacologia e salute pubblica. Il percorso scolastico consisteva, infatti, in un nuovo programma che prestava molta attenzione alle “preclinical sciences[8] ed invitava ogni studente (non solo i più dotati) a mettersi alla prova nei reparti dell'ospedale, a dimostrazione di una istruzione paritaria molto avanzata per l'epoca. L'ospedale ospitava laboratori ed aule molto vicine ai reparti. Borse di studio venivano consegnate agli studenti laureati ed ai membri della clinica si assicuravano alloggi all'interno dell'ospedale, così da assicurare una dedizione assoluta alla cura dei pazienti. Per ogni disciplina un'unica persona era preposta al dipartimento della scuola medica ed al corrispondente reparto in ospedale e, proprio per tali caratteristiche organizzative, gli studenti di medicina diventavano con facilità parte integrante dello staff dell'ospedale ed i cosiddetti “residency program” fiorirono.

I professori della JHU erano selezionati da tutto il mondo e per permettere a loro la massima dedizione alla ricerca si venne instaurando il sistema della cosiddetta “full-time professorship”. Inoltre, per incentivare lo sviluppo della ricerca scientifica, la JHU sostenne “l'esportazione” dei propri laureati nel ruolo di insegnanti, ricercatori e amministratori. Il successo di tale migrazione dalla JHU aiutò concretamente a trasformare la medicina americana: ne è dimostrazione il fatto che oggi accettiamo come principi base della medicina accademica gli ideali promulgati da Gilman, Billings, Welch, Osler ed il resto dei fondatori della JHUSofM.

Si noti, però, che la JHUSofM non risultava essere un modello interamente innovativo nei concetti e nei metodi, rappresentando piuttosto una sintesi effettiva ed efficace di teorie, molte delle quali già adottate da altre parti. Pilastro di questo nuovo modello educativo fu la disposizione dello stesso Johns Hopkins che l'ospedale fosse parte della JHUSofM: questa idea perspicace ed altamente originale assicurò la massima cooperazione tra ospedale e scuola medica e, di conseguenza, tra la pratica e lo studio della medicina. Al pari dell'Università, l'ospedale e la scuola medica offrivano un'eccitante atmosfera scientifica ed enfatizzavano l'importanza di approfondire il sapere.

« A type of medical school was to be created new to this country, in which teacher and student alike should be in the fighting line. That is lesson number one of our first quarter century, judged by which we stand or fall. And lesson number two was the demonstration that the student of medicine has his place in the hospital as part of its machinery just as much as in the anatomical laboratory, and that to combine successfully in his education practice with science, the academic freedom of the university must be transplanted to the hospital.[9] »
(William Osler “Looking Back: Communication from Osler at the twenty-fifth anniversary of the Johns Hopkins Hospital, 1889-1914”)

Già 20 anni dopo l'apertura dell'ospedale, l'approccio all'educazione medica della JHUSofM si stava espandendo attraverso gli Stati Uniti.

Le prime personalità della JHUSofM[modifica | modifica wikitesto]

Billings, amministratore della libreria generale di chirurgia e medical institutions planner, fu incaricato di organizzare il nuovo ospedale e la scuola medica presso la JHU. Reclutò così quattro medici in qualità di primari al JHH e conferì loro la carica di professori presso la nascente Scuola di Medicina. Primo membro attivo del dipartimento fu William Henry Welch, nominato professore di Patologia nel 1884. A seguire, William Osler e Howard Atwood Kelly vennero da Philadelphia per dirigere, rispettivamente, il Dipartimento di Medicina Interna e Ginecologia. William Stewart Halsted, infine, fu messo a capo del Dipartimento di Chirurgia. Ognuno di questi dottori, a modo suo, esercitò una profonda e durevole influenza sull'educazione e sulla ricerca medica in America e furono per questo conosciuti con l'appellativo di "Big Four".

Welch (1850-1934), fin dall'età di tredici anni, si dedicò alle materie classiche. Conseguita la laurea a Yale, non trovando occupazione, decise di frequentare il College of Physicians and Surgeons a New York, una delle migliori scuole di Medicina del paese. Terminati gli studi, Welch decise di salpare per la Germania per approfondire le proprie conoscenze in patologia e batteriologia. Welch incontrò Billings presso un laboratorio tedesco nel 1876 e, suscitando ben presto l'ammirazione e la simpatia dello stesso, iniziò a nutrire grandi speranze che gli organizzatori della JHUSofM lo reclutassero. Così fu e nel 1884 arrivò alla JHU, ben quattro anni prima che l'ospedale iniziasse la propria attività. Nel 1886 aprì il proprio laboratorio, in cui seguì la preparazione di sedici ricercatori già laureati, dando vita al primo graduate training program per dottori nel Paese. Welch si impegnò in prima persona nella ricerca (scoprì il gas bacillus), ma probabilmente la sua più grande eredità consiste nell'aver contribuito alla formazione di alcuni tra i più eminenti scienziati del tempo, tra cui: Walter Reed, James Carroll e Jesse Lazear. Nel 1916, Welch fondò alla Hopkins la prima Scuola di Salute Pubblica d'America e dieci anni più tardi fu a capo dell'Hopkins' Institute of the History of Medicine. Fu inoltre tassello fondamentale nella fondazione del Rockefeller Institute for Medical Research.

Osler (1849-1919) arrivò alla JHU nel 1888. Già rinomato insegnante clinico, si aggiudicherà con il tempo il titolo di “padre della medicina moderna”. Egli rivoluzionò gli studi medici in Stati Uniti e Canada, sintetizzando il meglio delle dottrine inglese e tedesca, ma soprattutto, introdusse il tedesco “postgraduate training system”, istituendo un anno di internato generale, seguito da numerosi anni di perfezionamento all'interno dell'ospedale. L'approccio di Osler all'insegnamento era inusuale per l'epoca: l'importanza di un'accurata anamnesi era stata riconosciuta da tempo, ma fu uno dei primi a introdurre corsi sistematici per tali abilità. Portò i suoi più giovani studenti accanto al letto del paziente e diminuì il ruolo delle letture didattiche, pur ritenendole strumento necessario alla professione. Organizzò laboratori clinici accanto ai reparti e ideò l'internato clinico, sulla scia del “learning by doing”, per cui la sensazione di responsabilità dello studente nell'aver contribuito alla cura del malato si rivelava fondamentale per lo sviluppo della carriera sanitaria. Egli fu, inoltre, convinto sostenitore della buona assistenza infermieristica, dell'igiene e della prevenzione ed il suo libro del 1892, Principles and Practice of Medicine, divenne testo di riferimento per la medicina interna.

Nel 1889, Osler introdusse alla JHU Kelly (1858-1943), un capace chirurgo ginecologico, lodato per l'istituzione della ginecologia quale specialità medica. Egli si concentrò soprattutto sui nuovi aspetti dell'approccio chirurgico e sulla comprensione della patologia basilare femminile; inventò numerosi strumenti medici, tra cui il cistoscopio urinario e fondò la clinica privata Kelly Clinic in Baltimore, al tempo uno dei migliori centri per la radioterapia.

Halsted (1852-1922), nominato professore di chirurgia alla JHU nel 1892, era solito operare davanti ai propri studenti con una tecnica precisissima. Egli riteneva colonne fondanti della propria materia il nuovo metodo di controllo del flusso sanguineo, l'assoluta pulizia e igiene e la precisione nella ricostruzione dei tessuti, insistendo particolarmente sulle tecniche di operazione. Attraverso un approccio sperimentale, sviluppò nuove operazioni per la chirurgia intestinale e addominale, la rimozione dei calcoli biliari, la riparazione dell'ernia e i disordini della ghiandola tiroidea. Fu il primo ad indossare guanti di plastica durante gli interventi e nel 1891 descrisse la “mastectomia radicale”, il primo trattamento chirurgico salva-vita per il cancro al seno.

Learning by doing e Curriculum Studiorum[modifica | modifica wikitesto]

« An important part of the higher education of modern times is the teaching how to increase knowledge; and the best way of teaching this, as of many other things, is by doing it, and by causing the pupils to do it.[10] »
(John Shaw Billings in “The National Board of Health”, Plumber and Sanitary Engineer)

La frase “learning by doing” si associa a John Dewey ed agli esponenti della “progressive education”, le cui tendenze dominarono la scuola americana nei primi anni del Novecento. Secondo una prospettiva pragmatica e progressista, si tentava di portare la scuola nel mondo reale rendendola capace di impartire le informazioni ed i valori necessari per i tempi di cambiamento. Tale filosofia educativa, tuttavia, era già componente fondamentale della nuova JHU: suo grande sostenitore all'interno della università era il presidente Daniel C. Gilman e ciò implicava, nei metodi di educazione, che lo studente non si limitasse a ricevere conoscenze passivamente. Il momento, tra l'altro, era favorevole per l'inaugurazione del “learning by doing”: ormai l'educazione sembrava la soluzione più adatta ai problemi sociali della Rivoluzione Industriale (innumerevoli scoperte in biologia, chimica e fisica stavano aspettando di essere applicate allo studio della malattia nell'uomo) e la si interpretava come un processo di sviluppo dell'individuo all'interno della società.

Anche altre realtà del tempo adottavano principi e tecniche simili, ma la JHU fu la prima a fare del “learning by doing” una questione di politica. I primi due anni alla JHUSofM, infatti, erano dedicati allo studio delle scienze da laboratorio: anatomia, fisiologia e chimica fisiologica al primo anno; anatomia, farmacologia, patologia e batteriologia al secondo. L'innovativo curriculum scolastico alla JHUSofM introduceva gli studenti alla medicina clinica verso la fine del secondo anno e negli ultimi due anni dispensario e reparti godevano dello stesso rilievo dei laboratori nel primo e secondo anno. Studenti del terzo e del quarto anno partecipavano inoltre ai laboratori clinici, nei quali era insegnato come applicare la microscopia e la chimica alla diagnosi ed allo studio clinico della malattia.

Il miglior metodo per accrescere l'interesse dello studente e per implementare il learning by doing era poi lasciato alla discrezione di ogni insegnante: Abel, professore di farmacologia, invitava ogni studente a mettersi alla prova in almeno sei esperimenti che testassero le teorie del tempo. La clinica medica di Osler, invece, riuniva, per la prima volta, una varietà di diversi elementi in un unico armonico: il benessere dei pazienti, l'educazione di studenti nel corso di laurea e già laureati e l'approfondimento delle conoscenze nella medicina interna. Per la fine del corso ogni studente era abilitato nell'esame clinico del sangue, del succo gastrico, delle feci, delle urine e del fluido cerebrospinale. Così al termine del terzo anno di medicina, lo studente entrava in reparto con una completa educazione clinica e di laboratorio. Il culmine degli studi di clinica medica era la clinical clerkship: tutti gli studenti del quarto anno trascorrevano tre mesi nella clinica medica, dedicando tutto il proprio tempo ai reparti, sotto lo sguardo attento dello staff specializzato.

Il più grande evento di insegnamento di gruppo era il sabato mattina nell'Anfiteatro, dove tutti gli studenti del terzo e del quarto anno, tutto lo staff residente, dottori dell'ospedale e dottori della città venivano riuniti; ai collaboratori della clinica si chiedeva di informare l'audience brevemente, a memoria, sui punti focali della storia dei pazienti. La tecnica pedagogica era semplice, ma di rilievo: lo studente doveva conoscere tutti gli aspetti della malattia del paziente per fornire al dottore un riassunto breve e ben organizzato, così da individuare la corretta diagnosi ed il trattamento.

Nel 1927 ci fu una revisione del curriculum scolastico dello studente di medicina della JHUSofM: a questo si arrivò dal momento che lo studio tendeva ad allungarsi sempre più con lo sviluppo delle specialità mediche. Già W. Welch commentava in The Material Needs of Medical Education che la rapida crescita della informazione scientifica precludeva gli studenti dal digerire tutta la conoscenza medica durante i quattro anni di studio: era preferibile, dunque, insegnare a coltivare il processo di self-education da perseguire al termine della preparazione scolastica.

Allo scopo di rafforzare una struttura che potesse approcciare al meglio gli anni avvenire, si era infatti inaugurato nel 1921 il Curriculum Committee con John Howland, direttore di Pediatria, al suo comando. Revisioni simili si ripeterono nel 1975 e nel 1987 e in queste occasioni emersero nuove idee, altre vennero scartate o riprese da nuove angolazioni; addirittura l'equilibrio tra letture formali ed esperienza nei reparti cambiò più volte nel secolo scorso e non solo alla JHU, ma nell'intera nazione.

Lo scopo della JHUSofM, però, è rimasto lo stesso: preparare studenti promettenti e dottori ammirevoli, laureati che mantengano i più alti standards di ricerca, istruzione e cura medica. In tal senso, la conclusione del Curriculum Review Committee più recente ha posto nuovamente enfasi sui principi educativi che hanno portato alla fondazione dell'università ormai più di un secolo fa, rinforzando la seguente tesi: i fondatori pianificarono con saggezza un modello innovativo e l'unicità del sistema della Hopkins risiede nel suo rappresentare molto più di un mezzo di insegnamento.

« In the laboratory the student learns the fundamental importance of accurate observation and experiment, here he finds that only that knowledge is living and stays by him which comes from direct contact with the object of study, and not from being told about it, or reading about it, or merely thinking about it, and here he becomes acquainted with methods and instruments essential for diagnosis and therefore for intelligent treatment of disease.[11] »
(William Henry Welch in “The Material Needs of Medical Education”)

Cervelli in fuga dalla JHUSofM[modifica | modifica wikitesto]

L'esportazione di donne e uomini fitted to make research era la punta di diamante della nuova JHUSofM. I laureati della JHU infatti erano qualificati in modo unico nel loro genere per insegnare e praticare medicina e chirurgia su basi scientifiche. Piuttosto che trattenere i propri laureati, John Shaw Billings ed i suoi colleghi mirarono ad esportare le innovazioni sviluppate alla JHU alle altre scuole di medicina nel paese. Durante il primo ventesimo secolo, quindi, la JHU esportava idee, metodi ed individui: un successo che trasformò la medicina americana.

Questo col tempo portò a perdere l'unicità della JHUSofM e negli anni prevalse un secondo tipo di esportazione: la diffusione dei laureati della JHU a tutti i livelli di preparazione ed esperienza, medici che rappresentavano un'eredità di eccellenza. Contemporaneamente, l'educazione postlaurea si estese fino a preparazioni specializzate di clinica e attraverso i fellowship programs si contribuì alla preminenza della JHU, quale istituzione dedita all'avanzamento della conoscenza scientifica e clinica. Tale atteggiamento di apertura è da confrontare, in particolare, con il provincialismo accademico dell'America di un tempo: si tendeva a selezionare gli insegnanti all'interno della stessa sede universitaria ed era praticamente impossibile ottenere professori da altre comunità. Alla Hopkins, però, fin dai suoi esordi, i dipartimenti erano scelti a livello internazionale e solamente in base alle qualifiche del singolo.

Le divisioni di Cardiologia pediatrica ed Endocrinologia pediatrica illustrano il processo di esportazione di medici con un preparazione altamente specializzata dalla JHUSofM. Edwards A. Park, direttore di Pediatria negli anni venti e trenta aveva un talento per notare i promettenti giovani candidati alla leadership. Molte delle sue scelte, tra cui Helen Taussig e Lawson Wilkins, erano allo stesso modo straordinariamente di successo nell'attrarre giovani promesse, individui che poi lasciavano la JHU per occupare importanti posti in altri centri medici. Park, infatti, mise la ventinovenne Helen Taussig a capo della nuova clinica pediatrica nel 1930, istruendola a studiare ogni paziente con la nuova macchina clinica, il fluoroscopio. Questa studiò ogni bambino in modo meticoloso, facendo sua una particolare capacità di correlare dati e comprendere i cambi funzionali circolatori causati da varie malformazioni cardiache. Il risultato dei suoi studi portò alla “blue baby operation” eseguita per la prima volta nel 1944. Inoltre, tra il 1942 ed il 1962 Taussig insegnò a 123 residenti a diagnosticare la malattia cardiaca congenita e molti di questi cardiologi pediatrici di seconda generazione svilupparono altri programmi e prepararono una terza generazione, che al momento ha già prodotto una quarta generazione. Ciò senza dubbio ha permesso la maturazione di questa disciplina.

L'influenza più diretta fu però quella esercitata da coloro che provenivano da posizioni staff alla JHU. Essi trasformarono i dipartimenti nelle altre sedi, per esempio William G. MacCallum alla Colombia University, H. Cushing, Henry A. Christian e William T. Councilman ad Harvard.

Per la metà del secolo il modello della JHUSofM era diventato così di successo che le scuole-figlie stavano esportando i propri laureati con un'eccellente preparazione, molti dei quali ritornarono alla JHU. La distribuzione dei laureati alla JHU attraverso tutto il paese rimane elevata ancora oggi.

La JHUSofM e la "comunità"[modifica | modifica wikitesto]

La lettera di istruzioni di Johns Hopkins ai fiduciari nel 1873 stipulò che l'ospedale e la scuola di medicina che portano il suo nome offrissero servizi alla comunità. Per "comunità" Johns Hopkins intendeva non solo gli abitanti dell'ospedale, ma della città di Baltimora e dello State of Maryland. In accordo con i suoi desideri, il JHH si assunse la responsabilità di offrire cure mediche gratuite ai meno abbienti. In particolare, la Clinica Diagnostica proposta da Winford Smitt nel 1921 fu il primo programma ideato specificatamente per il beneficio della comunità, offrendo cure a bassi costi e mettendo a disposizione dei medici locali strumenti diagnostici e terapie moderne. Dal 1889 l'ospedale si era fatto carico totalmente delle spese per i pazienti più poveri, ma con la crescita della città il costo era diventato eccessivo. Così, in risposta alle pressioni dei fiduciari e degli amministratori della JHH, nel 1947 il dipartimento sanitario della città di Baltimora creò un nuovo programma di cura medica, la cui gestione affidò alla JHUSofM. Il Medical Care Clinic risolse molti dei problemi connessi ai pazienti del JHU e fu presto chiaro che stava soddisfacendo un grande bisogno della collettività. Tale programma si concluse di botto nel 1967 con l'avvento di Medicare e Medic Aid.

Da aggiungere, inoltre, che nel 1964 la JHU aiutò l'avvio e l'organizzazione del Columbia Medical Plan. La reazione a tale proposta presso la JHU fu molto diversificata: dall'entusiasmo al timore che, così facendo, il JHH non sarebbe stato capace di continuare a fornire cure ospedaliere sofisticate ai pazienti affetti da malattie complesse e la JHU non avrebbe potuto investire così tanto nella ricerca e nell'insegnamento. Altri, però, pensavano che si trattasse di una grande opportunità per sviluppare un modello nel sistema della cura della salute e, dopo un acceso dibattito, il risultato fu che la JH avrebbe partecipato a tale progetto esclusivamente reperendo nuovi fondi e nuovi dipartimenti. Negoziazioni con la Connecticut General Life Insurance Company, la Rockfeller Foundation, il Commonwealth Fund e la Carnegie Foundation dimostrarono, però, che il Columbia Medical Plan non avrebbe danneggiato in nessun modo le JH Medical Institutions con rischi finanziari. Esso iniziò la propria attività nel 1969 e col tempo si giunse a costituire una nuova corporazione conosciuta come la Columbia Hospital and Clinic Foundation.

Entro il 1969, infine, la JH e la comunità nera della zona raggiunsero un accordo riguardo alla formazione di una Health Maintenance Organization e di un centro di salute. La comunità, infatti, non era soddisfatta all'interno dell'esistente ospedale clinico (il trattamento, le lunghe attese, la barriera del colore) e sulla scia delle proteste del 1968, i leader della comunità richiesero migliori servizi sanitari. Da una parte, il piano avrebbe fornito un sistema di cura più consono alle necessità della città, come era tradizionale responsabilità della JH Medical Insitutions; dall'altra avrebbe sviluppato un modello realistico di cura della salute nella città, nella quale medici e altro personale sanitario si sarebbero potuti formare. Per i pazienti la creazione dell'East Baltimore Medical Center significò accesso ad una cura medica di alto livello e una risorsa di lavoro per molti membri della comunità.

Donne alla JHUSofM[modifica | modifica wikitesto]

Ultimato l'ospedale, la JHUSofM dovette aspettare ancora quattro anni per aprire i battenti: il fallimento del Baltimore and Ohio Railroad, la cui proprietà rappresentava la metà delle donazioni di Johns Hopkins, diminuì la disponibilità di denaro per l'università. Fu invece la sostanziosa offerta del Women's Fund Committee, diretto da M.Carey Thomas e Mary Garrett, che permise di aprire la scuola medica nel 1893. Questa donazione arrivò assieme ad altre importanti condizioni contrattuali: le donne dovevano essere ammesse secondo le stesse condizioni degli uomini ed a tutti gli studenti di medicina si richiedeva un baccellierato e la conoscenza di francese e tedesco.

I prerequisiti erano stati stabiliti da Welch qualche anno prima dell'apertura della School of Medicine in un documento per Gilman ed altri fiduciari. Furono però ripresi dal Women's Fund Committee, in quanto rappresentavano una garanzia per le donne beneducate nell'evitare una futura esclusione dalla scuola. Tali richieste erano dunque un vantaggio ed uno strumento per le donne sui dottori maschi laureati presso altre scuole.

Fin dal 1860 vari gruppi femminili avevano tentato di assicurare l'ammissione di ragazze alle scuole mediche, tuttavia la JHUSofM fu la prima ad accettare un simile accordo, tanto che nessun'altra scuola offriva una simile preparazione alle donne. Anche per questo la scelta di accettare il finanziamento e le clausole ad esso connesse scatenò accesi dibattiti, in cui l'avversione all'ammissione di donne rifletteva il tenore dei tempi.

Il primo anno frequentarono la JHUSofM tre donne: Mabel S. Glover, Cornelia O. Church e Mary S. Packard. Entro il 1900, ben quattordici dei quarantatré laureati alla JHUSofM furono donne ed un incremento nelle iscrizioni si ebbe dopo la seconda guerra mondiale: mancando medici, pure le ragazze erano ben accette nella JHUSofM e, data la crescita dei movimenti femminili negli anni settanta, la percentuale femminile prese il sopravvento. Da allora tale percentuale ha continuato a crescere, seguendo sostanzialmente il trend nazionale e già pochi anni dopo l'apertura della JHUSofM, Welch scrisse che la coeducation[12] rientrava tra i successi della facoltà.[13]

Eppure col tempo nuovi privilegi crearono nuovi problemi per le donne che studiavano medicina: dopo l'approvazione del diciannovesimo emendamento nel 1920, si trattava di bilanciare necessariamente l'attività professionale, politica o di altro genere con il matrimonio e la famiglia ed alla JHUSofM le donne tendevano ad abbandonare gli studi per ragioni personali e di famiglia più che per ragioni accademiche.

Uno studio comparativo tra donne e uomini in 85 classi consecutive alla JHUSofM dimostra che il 97% degli studenti maschi e il 94% delle studentesse arrivavano alla laurea. Eppure, fino al 1970 le opportunità per le donne laureate alla JHU erano relativamente scarse. Molte continuavano la propria preparazione alla JHU, applicandosi a rotazione in diversi internati in medicina interna, pediatria, psichiatria, ginecologia e ostetricia; altre si dedicavano alla carriera missionaria.[14]

Col tempo, però, molte laureate praticarono nei fatti: a livello nazionale studi condotti negli anni sessanta mostrano che più del 91% di dottoresse lavoravano part time o full time ed uno studio specifico sulla JHUSofM dal 1897 al 1948 ribadisce lo stesso trend.

Le donne alla JHUSofM non furono ben rappresentate fino agli anni ottanta: Elizabeth Hurdon, assistente in Ginecologia, fu l'unica donna membro di dipartimento dal 1898 al 1903, quando fu seguita da Florence R. Sabin, nelle vesti di assistente di Anatomia. Fino alla prima guerra mondiale solo il 6% della JHUSofM era femminile, relegato alle più basse posizioni. Nel 1917 Sabin divenne la prima professoressa a cattedra fissa presso la scuola medica. Una seconda professoressa a cattedra completa non fu individuata fino al 1959, quando Helen Taussig fu promossa professoressa di Pediatria. Nel 1985 l'onda delle studentesse di medicina incoraggiata dal movimento femminile e dalla legislazione federale degli anni settanta aveva raggiunto la facoltà: solo 9 dei 161 professori a tempo pieno erano donne, ma il 17% della totalità della facoltà era al femminile.

Infine, nacque la Women's Medical Alumnae Association, che tuttora raccoglie contributi biennali, rinsalda i contatti tra le alunne e mantiene fondi scolastici propri, presentandosi come un'associazione caritatevole e collegiale per sole studentesse. Fino ad oggi più di trenta donne della JHU sono diventate professoresse a tempo pieno in altre scuole di medicina della nazione e molte conquiste femminili si contano in termini di premi, pubblicazioni e riconoscimenti.

Vincitori del premio Nobel ivi laureati[modifica | modifica wikitesto]

Nobel alla JHUSofM[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante solo Daniel Nathans e Hamilton Smith ricevettero l'ambito premio mentre erano alla JHU, un numero elevato di vincitori del Premio Nobel furono educati alla JHUSofM o lavorarono presso i suoi dipartimenti per un lungo periodo di tempo. Il primo scienziato americano a vincere il Nobel per la fisiologia e la medicina fu Thomas Hunt Morgan nel 1933 per la scoperta riguardo alla funzione del cromosoma nella trasmissione dell'eredità. L'anno seguente il premio Nobel per la fisiologia e la medicina fu dato a George R. Minot, William P. Murphy e George Hoyt Whipple per la scoperta riguardante il trattamento dell'anemia col fegato: il primo trascorse due anni come ricercatore alla JHU; il terzo vi si laureò. Il premio Nobel per la fisiologia e la medicina nel 1944 fu, invece, vinto da Joseph Erlanger e Herbert Spancer Gasser per le loro scoperte sulle funzioni altamente diversificate delle singole fibre nervose. Entrambi ricevettero la M. D. degree alla JHU. Un importante contributo nel campo dell'endocrinologia fu dato da Vincent du Vigneaud of Cornell, che sintetizzò la pitressina e l'ossitocina, i due ormoni polipeptidi dell'ipofisi posteriore e per questo fu conferito del Nobel nel 1955: egli lavorò nel laboratori della JHU e proprio lì imparò a sintetizzare i peptidi di cistina. Peyton Rous vinse il Premio nobel in fisiologia e medicina con Charles Huggins nel 1966 per la scoperta dei virus tumorali: si laureò nel 1905 alla JHUSofM. Il premio Nobel 1967 per la fisiologia e la medicina fu condiviso da H.K. Hartline e George Wald grazie a degli studi riguardanti le prime fasi fisiologiche e chimiche di trasformazione del segnale luminoso nell'occhio: Hartline si laureò alla JHU e lì insegnò biofisica. David Hubel e Torrsten Weisel, premi Nobel 1981, lavorarono per molti anni nella divisione di fisiologia oftalmica alla JHU.

Gilman Hall.

La Johns Hopkins University nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

  • Nella serie tv Grey's Anatomy, il dottor Preston Burke si è laureato alla scuola di medicina della Johns Hopkins con i risultati migliori. La dottoressa Erica Hahn, si è laureata anche lei alla Hopkins, ma sempre seconda al dottor Burke. Anche la dottoressa Arizona Robbins si è specializzata alla Johns Hopkins
  • Nel film Un principe tutto mio, Paige Morgan viene accettata alla Johns Hopkins.
  • Nel cartone I Simpson, il Dr. Julius Hibbert si è laureato alla Johns Hopkins School of Medicine.
  • Nella serie televisiva Dr. House - Medical Division, il dottor Foreman si è laureato alla scuola di medicina della Johns Hopkins, e Gregory House vi ha studiato per un po'.
  • Nella seconda stagione della serie Nip/Tuck (2003), Troy and McNamara visitano la Johns Hopkins per scoprire di più su Ava Moore.
  • Nella serie televisiva Giudice Amy, il personaggio Kyle McCarty frequentava la scuola medica Johns Hopkins prima di venire espulso.
  • Nel film The Rock del 1995 il dottor Stanley Goodspeed riceve il suo master e il dottorato dalla Johns Hopkins.
  • Nel film The Island (2005), gli scan della retina di Lincoln Sei Echo sono inviati alla Johns Hopkins per le analisi.
  • Nella serie televisiva La signora del West, il dottor Eli dice di essersi laureato alla Johns Hopkins nel 1848, sebbene l'università non sia stata fondata prima del 1876.
  • Il film di Nicole Kidman The Invasion (2007) è stato in parte filmato in un laboratorio nella Mudd Hall del campus.
  • Nel film Red Dragon (2002), c'è una scena ambientata al Brooklyn Museum of Art è stata filmata al Baltimore Museum of Art, situato nel campus.
  • Nel ciclo di romanzi di Tom Clancy aventi come protagonista Jack Ryan, la moglie di questi è un oftalmologo della Johns Hopkins.
  • Nel film Casper (1995) il professore James Harvey, padre di Kathleen, la protagonista, si è laureato alla Johns Hopkins University.
  • Nel film L'esorcista (1973) padre Karras ha studiato alla Johns Hopkins University.
  • Nella serie tv NCIS l'agente speciale Timothy McGee ha una laurea in ingegneria biomedica alla Johns Hopkins University oltre ad un master in informatica al Massachusetts Institute of Technology.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Acronimo per Johns Hopkins University.
  2. ^ Primo Preside della JHU fu Daniel Coit Gilman.
  3. ^ JHH è l'acronimo per Johns Hopkins Hospital.
  4. ^ JHUSofM è l'acronimo per Johns Hopkins University School of Medicine.
  5. ^ "Speriamo che prima che gli ultimi granelli di sabbia siano scivolati via da sotto i piedi degli anni del diciannovesimo secolo, [il Johns Hopkins Hospital] sia diventato un modello nel suo genere e che nel centenario di questo anniversario ci sia un ospedale che ancora regga favorevolmente il confronto, non solo per strutture e sistemazione, ma anche per i risultati ottenuti, con qualsiasi altra istituzione di simile carattere." (traduzione libera)
  6. ^ Chirurgo militare che prese parte all'organizzazione della JHUSofM.
  7. ^ Il JHH e la JHUSofM sono parte di ciò che è noto come “The Johns Hopkins Medical Institutions” assieme alla School of Nursing ed alla School of Hygiene and Puplic Health.
  8. ^ Per “preclinical sciences” si intende: anatomia, fisiologia, farmacologia, patologia e chimica fisiologica.
  9. ^ "Si doveva creare un tipo di Scuola Medica nuovo per questo Paese, in cui insegnante e studente allo stesso modo sarebbero stati sulla linea di combattimento. Questa è la lezione numero uno del nostro primo quarto di secolo, per giudizio della quale noi resistiamo o cadiamo. E la lezione numero due fu la dimostrazione che lo studente di medicina trova il suo posto nell'ospedale, in quanto parte del suo ingranaggio, così come nel laboratorio di anatomia e che per combinare con successo nell'educazione la pratica con la scienza, la libertà accademica dell'università deve essere trapiantata nell'ospedale." (traduzione libera)
  10. ^ “Parte importante di un'elevata istruzione nei tempi attuali è insegnare ad accrescere la conoscenza; e il miglior modo di insegnare questo, come per molte altre cose, risiede nella pratica e nel permettere agli studenti di fare pratica." (traduzione libera)
  11. ^ “In laboratorio lo studente impara la fondamentale importanza dell'osservazione accurata e dell'esperimento; qui scopre che solo la conoscenza che nasce dal contatto diretto con l'oggetto di studio, e non da discorsi, letture o puri pensieri al riguardo, è viva e resta presso di lui, e qui diviene consapevole di metodi e strumenti essenziali per la diagnosi e quindi per il corretto trattamento della malattia.” (traduzione libera)
  12. ^ Per "coeducation" si fa riferimento ad un sistema educativo in cui le classi sono composte da membri di entrambi i sessi.
  13. ^ “William Henry Welch and the Heroic Age of American Medicine” di Simon e James Thomas Flexner.
  14. ^ “Sympathy and Science” di Morantz-Sanchez.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. McGehee Harvey, Gert H. Brieger, Susan L. Abrams e Victor A.McKusick, "A Model of its kind: A centennial History of Medicine at Johns Hopkins" (Volume I-II), Johns Hopkins University Press, Baltimore and London (1989)

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