Pedagogia
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La pedagogia è una scienza dell'educazione che si occupa della riflessione critica e della progettazione della pratica educativa; essa si inserisce in un ambito costituito da un insieme di discipline che hanno come oggetto di studio il processo educativo ivi compresa l'istruzione.
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[modifica] Etimologia
Il termine «Pedagogia» deriva dal greco παιδαγογια, arte del «Pedagogo» da παιδος (paidos) « il bambino » e αγω « guidare, condurre, accompagnare »: nell'antica Grecia il pedagogo era uno schiavo che accompagnava il bambino a scuola o in palestra. Dopo che i Romani ebbero conquistato la Grecia, venne chiamato «Paedagogus» lo schiavo greco che, oltre ad accompagnare i bambini, insegnava loro la lingua greca. Col tempo il significato di «Paedagogus» divenne quello di insegnante, indipendentemente dallo stato sociale, e in età imperiale «Paedagogum» era chiamata la scuola dei paggi di corte[1].
Successivamente già in epoca medioevale il pedagogo era il servo del re che si occupava dell'istruzione dei giovani principi e cortigiani, e che limitava l'aspetto educativo alla trasmissione di contenuti primari come "leggere e scrivere".
[modifica] Oggetto della disciplina
Secondo Mario Gennari[2] la pedagogia è scienza in quanto costituita da un organico sistema di saperi. Il destinatario dei prodotti teorici e pratici della pedagogia è l'Uomo, che è il soggetto agente e, nel contempo, anche l'oggetto primario delle pratiche educative. Egli è il destinatario di questa scienza e, pertanto, il fine di tutta la ricerca pedagogica.
Il suo fine ultimo, secondo il Pellerey[3] non è quello di creare teorie generali dell'educazione (a quello servirebbero, in questa interpretazione, le altre scienze dell'educazione e della formazione), ma di costituire modelli di intervento educativo spendibili nella pratica educativa immediata. Per fare questo la pedagogia rivisita e rielabora modelli di intervento già proposti e/o attuati, ed esamina e valuta risorse, strumenti e contesti già disponibili per progettare e attuare un intervento educativo; fatto ciò, la pedagogia - sempre per il Pellerey - organizza strategicamente le sue conoscenze per individuare un possibile percorso educativo da realizzare ed elabora un progetto che sta alla base dell'intervento educativo da attuare;
Cosimo Scaglioso, a tal proposito precisa[4] che lo scopo della pedagogia non starebbe nella formulazione teorica, ma nella risoluzione di problemi pratici dell'esperienza educativa. È grazie alla progettazione che la pedagogia può formulare le basi di un intervento educativo riferito però ad uno specifico contesto, non si può creare un progetto educativo unico per tutto e tutti, ma la pedagogia si fa carico dell'analisi di ogni problematica presentata progettandone una possibile risoluzione.
[modifica] Operatività della pedagogia.
Secondo il De Giacinto[5], per progettare interventi educativi la pedagogia si fa carico di esaminare problematiche pedagogiche, cioè situazioni educative disfunzionali che hanno ripercussioni sul piano comunitario. Una problematica pedagogica ha elementi caratteristici:
- Pubblicità: deve essere rilevante per una comunità (o gruppo esteso) di persone, non per un singolo individuo;
- Contestualità: deve riferirsi ad un contesto specifico e concreto su cui agire;
- Multidimensionalità: devono comparire fattori interni (psicologici, sociali, etici, relazionali ecc...) che interagiscono costituendo un quadro problematico a più livelli di indagine;
- Risolvibilità: una problematica per poter essere definita pedagogica deve contenere una cosiddetta "Domanda educativa", cioè deve essere tale da essere pertinente per le questioni educative e deve essere risolvibile dalla pedagogia.
Molti possono essere i fattori che compongono una problematica pedagogica: le difficoltà delle relazioni genitori-figli, gli svantaggi sociali, i conflitti culturali, l'inserimento delle persone diversamente abili, il reinserimento dei detenuti, la riabilitazione dei tossico-dipendenti etc, sono tutti fattori che possono essere oggetto di specifici interventi educativi oppure possono far parte di un insieme di elementi problematici rilevanti per l'agire pedagogico.
Educare significa "tirar fuori" ciò che è dentro alla persona: significa cioè valorizzare quanto di meglio ci sia potenzialmente in un individuo. L'educazione consiste in un rapporto tra due persone: un educatore ed un educando. L'educatore deve adeguarsi (e di conseguenza adeguare l'intervento educativo) al livello dell'educando, comprendendo i suoi bisogni e incentivando le sue competenze.
Don Bosco fu l'autore del cosiddetto "Metodo Preventivo", che insegna ad amarsi ed a rispettarsi tirando fuori le qualità positive del ragazzo.
[modifica] Pedagogisti
Lo specialista di processi educativi (ricerca e applicazione) si definisce pedagogista.
Il pedagogista è un professionista dotato di una formazione multidisciplinare, che solitamente comprende la pedagogia stessa, la psicologia, l'antropologia, la sociologia, la filosofia.
- Il pedagogista opera nei settori dell'educazione dei minori e degli adulti, nella prevenzione e nella formazione.
- Il pedagogista come libero professionista opera grazie agli strumenti propri della pedagogia sperimentale, osservazione sistemica, colloqui, questionari, indagine statistica e l'analisi critica della letteratura pedagogica.
- Il pedagogista opera nei settori della sanità, della formazione, della scuola, nel sociale, assistenziale ed aziendale.
Nel corso della storia della pedagogia, si sono dichiarati o sono stati considerati pedagogisti: Socrate, Platone, Aristotele, Quintiliano, Raimondo Lullo, Comenio, John Locke, Jean-Jacques Rousseau e altri. Tra i pedagogisti dell'800 sono Johann Heinrich Pestalozzi, Friedrich Froebel, Johann Friedrich Herbart, Ferrante Aporti, don Bosco, Ralph Waldo Emerson, Paul Robin e Cecil Reddie. Molti i pedagogisti del '900, fra i quali Montessori, le sorelle Agazzi, Francisco Ferrer y Guardia, Rudolf Steiner, Georg Kerschensteiner, John Dewey, Ovide Decroly, Edouard Claparède, Janusz Korczak, Makarenko, Adolphe Ferrière, Kurt Hahn, Alexander Sutherland Neill, Célestin Freinet, Jerome Bruner, Paulo Freire, Aloys Fischer, Paul Natorp, Giovanni Calò, Hugo Gaudig, Friedrich Wilhelm Foerster; personaggi non specificamente pedagogisti, ma che si sono comunque occupati di pedagogia sono stati: Robert Baden-Powell, Giovanni Gentile, Antonio Gramsci, don Milani, Jean Piaget.
Tra i pedagogisti italiani contemporanei ci sono, fra gli altri, Aldo Visalberghi, Mario Lodi, Franco Cambi, Alberto Granese, Elisa Frauenfelder, Vincenzo Sarracino, Mario Gennari, Giuseppe Spadafora, Simonetta Ulivieri, Mauro Laeng, Piero Bertolini, Riccardo Massa, Cesare Scurati, Elio Damiano, Giuseppe Flores D'Arcais.
[modifica] Alcuni modelli pedagogici
In pedagogia si potrebbero contrapporre due modelli pedagogici, uno basato sull'individuo (con riferimento a Immanuel Kant e Rousseau) ed uno sulla società (con riferimento a Émile Durkheim).
I due modelli di pedagogia non possono essere giudicati in modo univoco, poiché in ognuno si possono trovare elementi positivi ed elementi negativi.
- La teoria kantiana è basata su una forte spinta positiva nei confronti dell'uomo: la fiducia nell'essere umano porta il pensatore a vederlo come artefice di un miglioramento della sfera sociale. L'educare il fanciullo evitandogli completamente ogni rapporto con la realtà lo porterà ad una formazione tale da riuscire a cambiare in meglio la società che lo ospita.
- Durkheim, al contrario, è restio ad educare in completa astrazione dalla realtà sociale, poiché ciò porterebbe ad una ritorsione dei costumi contro il soggetto, se questi non li rispettasse. Ogni società ha delle regole che, se non conosciute, vengono innocentemente ignorate, causando situazioni "illecite" che possono ritorcersi contro l'autore.
Jean-Jacques Rousseau, nell'Emilio o dell'educazione, tratta anch'esso di un'educazione del fanciullo fuori dalla società, avente molte analogie con la teoria kantiana. A ciò si può tuttavia controbattere che la completa astensione dalla società da parte del fanciullo, porta ad una non conoscenza diretta della società stessa. L'educatore può insegnare ad Emilio tutto ciò che riguarda i costumi, leggi e quant'altro, ma questo rimane solamente nella sfera teorica. La pratica è tutta un'altra cosa, che, senza una diretta esperienza di cosa voglia dire vivere immersi nella società, non può portare ad un successo. Durkheim, a questo punto, giustamente parla di un'educazione interna alla società stessa. Dopo la Rivoluzione industriale, le caratteristiche della società hanno subito un enorme cambiamento e senza un rapporto diretto con esse non si potrebbe vivere in modo conforme a questi moderni usi e costumi. Ciò in cui Durkheim è criticabile è nell'attribuire maggior peso all'educazione impartita dalla società in confronto a quella che possono dare gli insegnanti.
Immaginando astrattamente un figlio che vive totalmente immerso nella società (e quindi educato dalla società stessa) e privato della presenza dei genitori, che potrebbero avere il ruolo di insegnanti, egli non avrebbe le capacità per comprendere la società stessa e quindi non riuscirebbe a cogliere l'insegnamento che questa gli offre. Il rapporto che un educando ha con il proprio educatore non è paragonabile a quello che ha con la sfera civile in cui è immerso. È un rapporto stabile, protetto da possibili traumi che la società può causare, ma soprattutto è un rapporto diretto tra due persone, delle quali una, dall'alto della sua esperienza, dona all'altra conoscenze teoriche che le saranno utili nella vita pratica. Con la sfera sociale si ha un rapporto più violento e turbolento, che poco giova alla crescita interiore dell'educando. Inoltre, l'educazione imposta dalla società può avere molte strade ed è il fanciullo a dover scegliere quale intraprendere, avendo il 50% di possibilità di percorrerne una sbagliata. Cosa che non può accadere nel rapporto personale con l'insegnante, poiché è l'educatore stesso che indica all'educando la strada da prendere.
Esiste anche un piano orientativo teoretico-morale che articola la teoria pedagogica in due direzioni:
- La prospettica fenomenologica husserliana: vede l'educando nel "qui e ora" calato nel suo contesto di vita, e considera l'agire educativo in senso ecologico, esaminando i vari fattori che modificano lo sviluppo generale dell'educando, dando poco peso agli eventi pregressi che hanno segnato la sua vita tendendo a portare l'educando ad un rinnovamento della sua personalità e del suo agire rispetto ai modelli passati.
- La prospettiva personalista di Emmanuel Mounier: vede l'educando nella sua interezza di persona, assumendo come fondamentale il suo percorso di vita indipendentemente dal contesto, e prendendo come oggetto della riflessione pedagogica la sfera etica del comportamento unitamente alla dimensione biografica del suo pensiero.
[modifica] Critiche
Un approccio particolarmente critico con le istituzioni educative è quello di Ivan Illich, esposto nel suo Descolarizzare la società, del 1971, in cui sostiene, tra l'altro che Alle situazioni di svantaggio nell'apprendimento non si può rimediare affidandosi all'istruzione impartita nell'ambito della scuola.
Ancora più caustico è Raoul Vaneigem con il suo Avviso agli studenti del 1995.
[modifica] Rapporto tra Pedagogia e Psicologia
Tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo si realizzò uno stretto legame tra la psicologia e la pedagogia, precedentemente vista solo come una branca della filosofia. Wilhelm Wundt, considerato il fondatore della Psicologia Sperimentale, fu il primo a studiare l'apprendimento attraverso i sensi. Ivan Pavlov dimostrò che l'apprendimento si può legare a stimoli secondari.
Johann Friedrich Herbart fu uno degli ultimi pensatori ad assimilare la pedagogia alla filosofia e ai suoi valori, cercando una mediazione con la ricerca psicologica che stava allora muovendo i primi passi e proponendo queste due componenti per costruire una scienza dell'educazione. I suoi filosofi di riferimento erano Johann Heinrich Pestalozzi, per quanto riguarda la percezione sensibile e Kant per la sua morale.
Stanley Hall si avvicinò al lavoro di Wilhelm Wundt e agli herbartiani per poi dedicarsi al lavoro Adolescenza, una rivoluzione nel campo dell'educazione in quanto propose per la prima volta la ricerca pedagogica. Hall studiò i disegni dei bambini, le loro anamnesi e formulò delle teorie tuttora ritenute interessanti.
Simon e Binet furono i primi a superare l'idea per cui l'intelligenza di un bambino fosse misurabile in base alla grandezza del cranio e progettarono una scala e un questionario per misurarne le capacità.
Seguin e Itard si occuparono di disabili, il primo associò l'immagine dell'educatore a quella del medico, in quanto si doveva occupare di trasmettere le prassi necessarie all'igiene, il mantenimento del corpo attraverso l'attività motoria e l'educazione dei disabili.
[modifica] Aree di articolazione della pedagogia
Dal discorso unico sostenuto dalla Pedagogia Generale, la scienza pedagogica specializza questo discorso in varie articolazioni:
- Pedagogia sociale: opera all'interno delle problematiche sociali;
- Pedagogia della politica: si occupa dell'educazione dell'uomo in quanto cittadino;
- Storia della pedagogia: analizza la condizione epistemologica della pedagogia stessa e la incentra nel quadro scientifico generale;
- Pedagogia dei contesti formali: opera per la Scuola e i contesti educativi formalmente adibiti all'educazione e alla formazione;
- Pedagogia speciale: si occupa sostanzialmente della riabilitazione dei soggetti in svantaggio psico-sociale, come i portatori di Handicap;
- Pedagogia sperimentale: si occupa della ricerca scientifica in pedagogia;
- Pedagogia degli adulti: anche detta Educazione degli adulti, si occupa delle problematiche specifiche degli adulti, come la rieducazione e formazione continua;
- Psicopedagogia: si occupa degli aspetti psicologici riferiti alle problematiche pedagogiche;
- Pedagogia comparativa: anche detta Educazione comparata, si occupa dell'analisi delle pratiche educative in rapporto ai sistemi educativi e formativi di altre nazioni e culture;
- Pedagogia della Famiglia: si occupa delle problematiche specifiche dell'infanzia e della famiglia;
- Pedagogia Ludica: studia gli aspetti pedagogici dei giochi, in particolare si occupa del ruolo che hanno i giochi nell'apprendimento delle capacità motorie e di orientamento.
[modifica] Note
- ^ Everardo Micheli, Storia della pedagogia italiana dal tempo dei romani a tutto il secolo XVIII scritta da Everardo Micheli, dal tempo dei romani a tutto il secolo XVIII. Torino: Vaccarino, 1876, p. 16
- ^ Mario Gennari, Trattato di pedagogia generale
- ^ M. Pellerey, Educare - Manuale di Pedagogia come scienza pratico-progettuale - 1999
- ^ Cosimo Scaglioso, L'agire educativo: ragioni, contesti, teorie, G. Dalle Fratte - 1995
- ^ De Giacinto, Educazione come sistema: studio per una formalizzazione della teoria pedagogica - 1997
[modifica] Bibliografia
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[modifica] Voci correlate
- Coeducazione
- Didattica
- Educazione
- Educazione omogenea
- Pedagogia linguistica
- Pedagogia teoretica
- Scuola
- Società Italiana di Pedagogia
- Università
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[modifica] Collegamenti esterni
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