Storia della pedagogia

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Le origini della pedagogia[modifica | modifica wikitesto]

Fin dalla sua prima e remota comparsa sulla terra, l’uomo, appena ha riconosciuto, nel nuovo nato, un essere destinato a crescere ed a somigliargli, ha messo in atto delle procedure educative, trasmettendogli l’abitudine e la capacità di affrontare le situazioni e di sopravvivere... Naturalmente, non avendo nessuna informazione diretta, possiamo immaginare che il metodo sia stato quello dell’imitazione, oppure quello “a prova ed errori”. Certamente, la pratica educativa è mutata nel tempo, si è affinata, adattandosi, anche alle mutate situazioni storiche, ma sulle prime pratiche sappiamo ben poco.

Le prime metodologie[modifica | modifica wikitesto]

Bisogna aspettare il V secolo a.C., per trovare un approccio metodico. Socrate, con la sua maieutica, vede il lavoro dell'educatore simile a quello della levatrice. Un altro filone è teorico riflessivo. Platone affronta in uno dei suoi dialoghi il problema del come si fa ad imparare e dà il via ad una lunghissima e fitta schiera di pensatori che, talvolta, senza aver avuto neppure una consuetudine diretta con un bambino, ha discettato sull’essenza della pedagogia, sui suoi metodi e sui fini che dovrebbe proporsi. (Vedi anche paideia.)

Pedagogia medievale[modifica | modifica wikitesto]

Raimondo Lullo (1235-1315) scrisse il primo manuale conosciuto di istruzione dei bambini scritto in una lingua romanza. La sua pedagogia era tesa a provvedere i mezzi per conseguire la salvezza spirituale e, insieme, la cristianizzazione degli infedeli. Formulò anche i principi di un insegnamento intuitivo e analogico, raccomandò che la lingua nativa si insegnasse prima della lingua latina, e che fossero docenti stranieri a insegnare la loro lingua.

Pedagogia moderna[modifica | modifica wikitesto]

Rousseau, nell'Emilio, tratta di un'educazione del fanciullo allo stato di natura, fuori dalla società. Questa teorizzazione ha ispirato la fondazione dei Centri Rousseau in Italia.

Immanuel Kant esprime una teoria con una forte spinta positiva nei confronti dell'uomo: la fiducia nell'essere umano porta il pensatore a vederlo come artefice di un miglioramento della sfera sociale. L'educare il fanciullo evitandogli completamente ogni rapporto con la realtà lo porterà ad una formazione tale da riuscire a cambiare in meglio la società che lo ospita.

Ralph Waldo Emerson teorizza un'educazione liberale, senza restrizioni perché quelle verranno da sé se si impianterà un atteggiamento morale perfezionistico, che prevede sempre scopi elevati, associato alla fiducia in sé e nella capacità di utilizzo dei propri talenti.

Il sociologo Émile Durkheim, al contrario di Rousseau, è restio ad educare in completa astrazione dalla realtà sociale, poiché ciò porterebbe ad una ritorsione dei costumi contro il soggetto, se questi non li rispettasse. Ogni società ha delle regole che, se non conosciute, vengono innocentemente ignorate, causando situazioni "illecite" che possono ritorcersi contro l'autore.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]