Plasticità cerebrale

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Per plasticità cerebrale si intende la capacità dell'encefalo di modificare la propria struttura e le proprie funzionalità a seconda dell'attività dei propri neuroni, correlata ad esempio a stimoli ricevuti dall'ambiente esterno, in reazione a lesioni traumatiche o modificazioni patologiche e in relazione al processo di sviluppo dell'individuo. Questa capacità, che si esprime in gradi e modi diversi in tutto il sistema nervoso, si basa sulla cosiddetta plasticità neuronale.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Questa potenzialità nell'uomo e in altri animali si esprime, ad esempio, con un aumento delle dimensioni di alcune regioni del cervello in seguito al loro utilizzo ripetuto. Le cellule neuronali hanno maggiore attività e di conseguenza formano più sinapsi tra di loro in ambienti arricchiti, durante l'apprendimento e in caso di riorganizzazione cerebrale. La deprivazione sensoriale, i traumi e i danni cerebrali sono invece degli eventi negativi per il sistema nervoso centrale. Fino ad una certa età i neuroni hanno maggiore capacità di apprendimento. Vi sono però dei periodi critici che distinguono la possibilità di acquisizione di una data abilità. Ad esempio vi è un tempo limite per la formazione delle colonne di dominanza oculare che ricevono informazioni dai due nervi ottici. La patologia dell'occhio pigro può di conseguenza essere risolta positivamente, apponendo una benda sull'occhio sano per esercitare l'altro, ma solo se si agisce in maniera tempestiva, prima che entrambe le colonne formino sinapsi con l'unico occhio sano.

Potenzialità della plasticità[modifica | modifica sorgente]

Alcuni esperimenti hanno dimostrato le potenzialità di modificazione dell'encefalo. Nei pazienti a cui è stato amputato un braccio si nota la comparsa dell'arto fantasma: essendo la rappresentazione del braccio ancora presente sulla corteccia motoria ma mancando l'utilizzo dello stesso, l'area veniva riorganizzata e assumeva le funzioni di quella più vicina, nel particolare l'area rappresentante il volto. Avveniva quindi che il paziente in un primo momento provasse sensazioni di dolore al braccio mancante e che poi provasse maggiori sensazioni sul viso. Nel caso di un malfunzionamento ad esempio di una mano, si mettono in atto i meccanismi di vicariamento, per cui il paziente impara a riutilizzare una mano aiutandosi con l'altra. La corteccia motoria ha una grande capacità di riorganizzazione, durante un altro esperimento due dita di una scimmia sono state cucite assieme. In capo ad un mese la rappresentazione della mano sulla corteccia motoria si era già modificata.

Plasticità nell'apprendimento di una seconda lingua[modifica | modifica sorgente]

Il linguaggio è la caratteristica peculiare della specie umana. La sua importanza nell'evoluzione del cervello ha determinato negli infanti una maggior capacità di interiorizzazione dei suoni ascoltati, misurabile in base alla frequenza di suzione. Vi sono due diversi sottosistemi nell'apprendimento della lingua corrispondenti all'area grammaticale e all'area semantica. La prima determina un apprendimento implicito ed automatico ed è molto più sensibile nei primi anni di vita, mentre la seconda è più legata ad un apprendimento volontario, basato sulla frequenza di uso e l'utilizzo di regole esplicite. Se il bambino viene esposto nei primi anni a più di una lingua ed ha possibilità di utilizzarle tutte, potrà apprendere in modo implicito due e più idiomi, senza accento straniero. Questo perché esse verranno depositate nell'area grammaticale del cervello. Per consentire questo genere di sviluppo occorre creare un contesto in cui il bambino possa quotidianamente utilizzare solo la lingua straniera. Il cervello si adatta contestualmente alla situazione e apprende. Nei bambini che apprendono una seconda lingua più tardivamente invece, la semantica e la grammatica di questa andranno a depositarsi nell'area semantica del cervello.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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