Educazione permanente

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L'educazione permanente rientra nel campo dell'educazione degli adulti e comprende forme assai diversificate di iniziative e di interventi, ciascuna delle quali definisce i propri obiettivi in relazione alle variabili che ne caratterizzano la natura (scopo, tipo di utenza, contesto, ecc.).

Comune a tutta l'educazione permanente degli adulti è tuttavia una intenzionalità educativa orientata su tre obiettivi di fondo:

  1. Lo sviluppo dei soggetti, nel senso della loro autonomia nel comprendere, valutare e scegliere la propria vita come cittadini, lavoratori e detentori di ruoli sociali;
  2. Lo sviluppo della società, sotto il profilo culturale, economico e politico, tenuto conto della sua complessità e dell'accelerato ritmo di cambiamento;
  3. Lo sviluppo degli aggregati sociali nei quali avviene - a diversi livelli - l'incontro tra le potenzialità e le scelte individuali e le scelte collettive (lavoro, famiglia, associazionismo, ecc.).

Nei confronti dei soggetti a cui l'Eda si propone, le finalità comuni a ogni tipo di attività di educazione degli adulti (e in questo senso prioritari, quale che ne siano gli scopi ed obiettivi specifici) è quella di incrementare le loro capacità di:

a) Imparare ad imparare, nel senso di costruire significati in relazione alle esperienze di vita, di lavoro, di cittadinanza;

b) Aumentare il benessere fisico, culturale, economico, sociale e civile;

c) Partecipare come cittadino, nel senso di contribuire consapevolmente, responsabilmente ed efficacemente ai processi di democratizzazione come pratica della libertà propria e altrui nel rispetto di diritti e doveri uguali per tutti.

Tali finalità si realizzano adottando strategie che:

  • favoriscono il processo di apprendimento, nelle dimensioni cognitiva, operativa e relazionale;
  • stimolano a utilizzare consapevolmente il lavoro della mente, nelle dimensioni fruitiva, normativa e creativa;
  • rispettano l'autonomia delle diverse individualità circa tempi e modi di apprendere, esprimere, interpretare, scegliere, decidere, comunicare, agire.[1]

Tra le Istituzioni italiane che si occupano di educazione permanente degli adulti va doverosamente ricordata l'Università popolare che con centinaia di sedi opera su tutto il territorio nazionale con riconoscimenti, ricevuti sia da numerose Regioni d'Italia (che hanno appositamente legiferato), sia da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali che del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Ivan Illich già criticava l'educazione istituzionale nel suo Descolarizzare la società. Nel saggio scritto insieme ad Etienne Verne, Imprisoned in the global classroom i due autori criticano il concetto di educazione permanente e sostengono che il lifelong learning non è il simbolo di uno sviluppo incompleto, ma la garanzia della nostra permanente inadeguatezza, la quale continuamente riassegna il discente al suo posto in una meritocrazia. Insomma, per i due studiosi, l'emancipazione raggiunta tramite un'educazione forzata è una contraddizione in termini.

Concetti simili espone Sergio Bologna nel suo saggio Uscire dal vicolo cieco:

un gonfiamento abnorme e mostruoso della cosiddetta “offerta formativa”

quel micidiale meccanismo per il quale il giovane si convince che il suo precariato non dipende da rapporti di forza tra le classi ma dalla sua insufficiente formazione, quindi più rimane disoccupato o sottoccupato e più studia.

... un mercato della formazione pubblica e privata la cui sola funzione ormai è quella di produrre un essere umano che è un precario prima ancora di entrare nel mercato del lavoro e che solo per eufemismo viene chiamato “uomo flessibile”.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dante Bellamio, "La formazione, il lavoro,la vita", in Adultità n. 16, Formazione lavoro. Guerini, e Associati, Milano, ottobre 2002

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]