Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche

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Premio Nobel
Nobel per la pace
2013
Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche
Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche
In verde i Paesi membri
Abbreviazione OPAC
Tipo Organizzazione internazionale
Fondazione 29 aprile 1997
Scopo Promuovere e verificare il rispetto della convenzione sulle armi chimiche
Sede centrale Paesi Bassi L'Aia
Direttore generale Turchia Ahmet Üzümcü[1]
Lingue ufficiali Inglese, Francese, Russo, Cinese, Spagnolo, Arabo
Bilancio € 74 milioni[2]
Impiegati ca. 500 impiegati[2]
Sito web

L'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) è un'organizzazione internazionale, con sede a L'Aia, nei Paesi Bassi. Lo scopo dell'organizzazione è promuovere e verificare l'adesione alla convenzione sulle armi chimiche che proibisce l'uso di tali armi e ne chiede la distruzione. Le verifiche consistono sia nel valutare le dichiarazioni dei paesi membri, sia in vere e proprie ispezioni. Nel 2013 è stata insignita del premio Nobel per la pace con la seguente motivazione: "per i suoi ampi sforzi per eliminare le armi chimiche"[3].

Struttura organizzativa[modifica | modifica wikitesto]

Conferenza dei Paesi membri nel 2007

Le attività dell'OPAC e il suo nucleo organizzativo sono descritti nella convenzione sulle armi chimiche (i cui firmatari sono tutti appartenenti anche all'OPAC). Il corpo principale è la Conferenza dei paesi membri, che normalmente si riunisce annualmente, cui tutti i paesi membri partecipano ed hanno un eguale diritto di voto. Le nazioni sono rappresentate nella Conferenza da rappresentanti permanenti che nella maggior parte dei casi sono gli ambasciatori stranieri nei Paesi Bassi. Durante la Conferenza si discute riguardo ai principali argomenti relativi l'organizzazione, per esempio eventuali sanzioni, e la convenzione, come approvare linee guida.[2] Il Consiglio esecutivo è un organo cui appartengono 41 Paesi, nominati dalla Conferenza con un mandato biennale. Il Consiglio sovrintende al budget e coopera con il Segretariato Generale in relazione alla convenzione.[2] Il Segretariato Tecnico si occupa della maggior parte delle attività su mandato del Consiglio di cui è il corpo e dove lavorano la maggior parte degli impiegati. Le principali attività dell'OPAC sono eseguite dalla divisione d'ispezione e verifica.

Ispezioni[modifica | modifica wikitesto]

Impianti di distruzione delle armi chimiche[modifica | modifica wikitesto]

In tutti gli impianti di distruzione delle armi chimiche il 24 luglio 2010 vi furono delle ispezioni dell'OPAC per verificare la reale distruzione di tali armi.[4] A causa del pericolo per l'ambiente in cui le operazioni avvenivano, le verifiche sono generalmente eseguite tramite telecamere a circuito chiuso.[5]

Ispezioni alle industrie[modifica | modifica wikitesto]

Le ispezioni hanno lo scopo di verificare le conformità dei Paesi membri con l'obbligo di produrre e usare determinate sostanze chimiche e verificare che le attività industriali di queste nazioni siano correttamente dichiarate, in base agli obblighi della convenzione sulle armi chimiche. L'intensità e la frequenza delle ispezioni dipendono dal tipo di sostanze chimiche prodotte[6] e non dipende dalla posizione del paese membro. Per le sostanze potenzialmente utilizzabili come armi e di raro uso industriale viene fatto un bilancio per vedere se queste sostanze chimiche corrispondono in numero a quanto denunciato dalla nazione stessa.[7] Gli impianti che producono sostanze solamente a scopo industriale vengono ispezionati se vengono prodotte anche sostanze ritenute più pericolose. Dove queste sostanze non vengono prodotte, gli impianti vengono controllati per verificare l'assenza di tale produzione.[7] Nel caso di sostanze pericolose, le ispezioni possono durare fino a 96 ore mentre per quelle di fascia industriale durano al massimo 24 ore. Non vi sono limiti di tempo per le sostanze ritenute estremamente pericolose.[8]

Richiesta e gestione delle ispezioni[modifica | modifica wikitesto]

In caso di denuncia di uso o di produzione di sostanze chimiche proibite, può avere luogo un'ispezione in base agli accordi della convenzione. Solo l'OPAC sovrintende a tali ispezioni su richiesta degli stati membri, dopo aver verificato le prove presentate. Tuttavia, una maggioranza di due terzi può bloccare la richiesta d'ispezione.[9]L'OPAC può essere coinvolto dopo che soluzioni diplomatiche bilaterali hanno fallito.

Relazione con le Nazioni Unite[modifica | modifica wikitesto]

L'OPAC non è un'agenzia delle Nazioni Unite ma collabora con l'organizzazione sia politicamente che materialmente. Il 7 settembre 2000, l'OPAC e l'ONU firmarono un accordo di cooperazione sottolineando come avrebbero coordinato le loro attività.[10] Gli ispettori inoltre avrebbero avuto il permesso di viaggiare con i Lascia Passare delle Nazioni Unite, nei quali sono specificati la loro posizione, i loro privilegi e la loro immunità.[11] Anche i Gruppi Regionali delle Nazioni Unite cooperano con l'OPAC nel gestire le rotazioni nel Consiglio Esecutivo e nel fornire una piattaforma di discussione informale.[2]

Quartier Generale[modifica | modifica wikitesto]

Quartier Generale dell'OPAC

Il Quartier Generale dell'OPAC fu disegnato dall'architetto statunitense Gerhard Kallmann.[12]

L'Aia fu scelta come città dove costituire l'organizzazione dopo il successo del governo olandese, in competizione con Vienna e Ginevra.[13] L'organizzazione ha la propria sede vicino al World Forum Convention Center (dove vengono tenute le riunioni annuali dei Paesi Membri dell'OPAC stessa) e agli impianti di laboratori e stoccaggio a Rijswijk (nei locali dell'TNO). La sede venne inaugurata ufficialmente dalla Regina Beatrice il 20 maggio 1998[14] ed è costituita da un edificio di otto piani costruito a semicerchio. Nel retro dell'edificio, aperto al pubblico, vi è un memoriale permanente a tutte le vittime.[15]

Struttura organizzativa[modifica | modifica wikitesto]

L'Organizzazione è guidata da un Direttore Generale, eletto direttamente dalla Conferenza. La successione dei Direttori è la seguente:

Nazione Nome Data inizio mandato
Brasile Brasile José Bustani 13 maggio 1997[16]
Argentina Argentina Rogelio Pfirter 25 luglio 2002[17]
Turchia Turchia Ahmet Üzümcü 25 luglio 2010[2]

Il secondo mandato del primo Direttore Generale durò solo un anno, dopodiché fu rimosso dall'incarico a causa di una cattiva gestione finanziaria.[18] Vi sono però molte controversie riguardo alle ragioni della rimozione di Bustani dal suo incarico. Egli stava negoziando con l'allora regime iracheno, con la speranza di convincerli a firmare la convenzione ed unirsi all'OPAC e permettendo così agli ispettori di avere il pieno accesso all'arsenale di armi chimiche iracheno. I sostenitori di Bustani affermano che, se avesse avuto successo, sarebbe diventato un grosso ostacolo nei futuri piani di guerra americani. L'amministrazione Bush affermò che la posizione di Bustani non sarebbe stata sostenibile a lungo, a partire da tre principali ragioni: "condotta polarizzante e conflittuale", "malgestione degli argomenti" e "uso di ruoli inappropriati per l'OPAC". I sostenitori di Bustani dichiararono inoltre che l'ambasciatore americano minacciò alcuni membri dell'organizzazione nel tentativo di spingerli a supportare l'iniziativa americana contro Bustani, inclusa la minaccia di ritirare gli Stati Uniti dall'OPAC stessa. Questa decisione fu, in seguito, il fulcro di numerose controversie e venne dichiarato improprio dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro.[19]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Oliver Meier and Daniel Horner, OPCW Chooses New Director-General in Arms Control Association, novembre 2009.
  2. ^ a b c d e f (EN) OPCW in Center for Non-Proliferation Studies, NTI, 17 marzo 2011. URL consultato il 24 aprile 2011.
  3. ^ Premio Nobel per la pace 2013, Nobel Foundation. URL consultato l'11 ottobre 2013.
  4. ^ (EN) of Chemical Weapons and Its Verification Pursuant to Article IV. [CWC], Verification Annex
  5. ^ List of new inspection equipment and revised specifications for approved inspection equipment, OPCW. URL consultato il 1º novembre 2010.
  6. ^ (EN) Australia's National Authority for the Chemical Weapons Convention, Australian Government, department of Foreign Affairs and Trade. URL consultato il 31 marzo 2011.
  7. ^ a b (EN) Verification Annex, part VI,VII, VIII and IX of the Chemical Weapons Convention. OPCW
  8. ^ (EN) An inspector calls! Your company site and the Chemical Weapons Convention, Department of Energy of Climate Change (United Kingdom). URL consultato il 1º aprile 2011.
  9. ^ (EN) Tom Z. Collina, The Chemical Weapons Convention (CWC) at a Glance in Armscontrol.org. URL consultato il 24 aprile 2011.
  10. ^ (EN) United Nations General Assembly Resolution session 55, General Assembly, 24 settembre 2001. URL consultato il 28 settembre 2012.
  11. ^ (EN) The Legal Texts TMC Asser Press, p336
  12. ^ Dennis Hevesi, Gerhard Kallmann, Architect, Is Dead at 97 in New York Times, 24 giugno 2012. URL consultato il 16 luglio 2012.
  13. ^ An Expat's View: Peter Kaiser in City ofThe Hague, 8 ottobre 2009. URL consultato il 1º novembre 2010.
  14. ^ (EN) HM Queen Beatrix of the Netherlands opens the purpose-built OPCW building in OPCW. URL consultato il 1º novembre 2010.
  15. ^ (EN) Secretary-General calls chemical weapons memorial 'a symbol of suffering and hope' in United Nations, 9 maggio 2007. URL consultato il 24 aprile 2011.
  16. ^ (EN) A Stanič, Bustani v. Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons, vol. 98, nº 4, The American Journal of International Law, 2004, p. 810.
  17. ^ (EN) Speech of dr. Rogelio Pfirter, Director-General of the OPCW 16 September 2008 in Netherlands Institute for International Relations, 22 settembre 2008. URL consultato il 24 aprile 2011.
  18. ^ (EN) Chemical weapons body sacks head in BBC News, 22 aprile 2002. URL consultato il 19 agosto 2010.
  19. ^ La ILO dichiarò che la decisione eraun'inaccettabile violazione dei principi fondanti le attività dell'OPAC stessa..., rendendola ufficialmente vulnerabile alla politica. A Bustani fu dato un risarcimento per danni morali di € 50 000, somma proporzionale alla paga del suo secondo mandato ed ai costi legali. Bustani decise successivamente di devolvere l'intera somma a favore della divisione assistenza e cooperazione dell'organizzazione, facendone dare comunicazione a tutti i dipendenti (EN) the ILO decision

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]