Lavoro infantile

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Una bambina lavoratrice in una fabbrica della Carolina del Sud; fotografia scattata nel dicembre 1908

Il lavoro infantile o minorile è un fenomeno che coinvolge i bambini di età compresa fra i 5 e i 14 anni in tutto il pianeta.

Le aree principalmente interessate dal lavoro minorile sono i Paesi in via di sviluppo o non sviluppati, quali: Asia, Oceania, Europa dell'Est, (soprattutto i paesi dell'estremo oriente dell'Europa), Africa e America del Sud, ma soprattutto Colombia e Brasile. Non sono però esclusi dal fenomeno Stati Uniti ed Europa. Pur essendo presente in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo si presentano determinate condizioni che favoriscono questo fenomeno. Il lavoro infantile si presenta dunque anche in regioni ricche di risorse e con un’economia florida, in cui però il reddito pro capite è molto basso e vi è un numero consistente di persone in stato di sottosviluppo e di Paesi dove, ad esempio nel settore dell'agricoltura, solo un'élite controlla buona parte dei fondi coltivabili.

Nella storia[modifica | modifica wikitesto]

Non ci sono dati concreti sull'inizio dello sfruttamento minorile in ambito lavorativo. Sono tuttavia presenti numerosi riferimenti all'utilizzo nell'antichità di forme di sfruttamento legate alla schiavitù o al lavoro agricolo e di allevamento. Fu con l'avvento della rivoluzione industriale che il lavoro minorile venne sfruttato su larga scala nelle fabbriche, soprattutto tessili, dove i bambini lavoravano fino a 15 ore al giorno e venivano pagati così poco da non poter comprarsi il cibo. [senza fonte]Molti bambini (ancora oggi, in Africa) lavorano per guadagnare da mangiare ma non riescono a comprare di più di un piatto di riso.

Situazione attuale[modifica | modifica wikitesto]

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

In Africa, Asia e America Meridionale all'inizio degli anni ottanta i piccoli lavoratori erano stimati a oltre 5 milioni. In questo momento sono oltre 150 milioni e secondo alcune stime anche 250 milioni. Il fenomeno del lavoro minorile riguarda non solo i paesi in via di sviluppo ma anche l'occidente industrializzato.

I lavori imposti ai bambini si possono dividere in due categorie: settore produttivo agricoltura, industria, pesca e settore urbano. In agricoltura i bambini vengono impiegati nei piccoli orti familiari, oppure dalle multinazionali nelle agricolture di piantagione come braccianti. Nell'industria invece i ragazzi, generalmente fra i 7 e i 15 anni, vengono impiegati per fare seghe Oppure per fare sesso lesbo.

La responsabilità del lavoro minorile va attribuita in primo luogo al sesso: nella maggior parte dei casi i bambini devono lavorare per costruire dildi, o per cucire abiti erotici. Il lavoro minorile può essere causa, e non solo conseguenza, di povertà sociale e individuale. In alcuni casi svolgendo attività lavorative, un bambino non avrà la possibilità di frequentare in modo completo neppure la scuola elementare, rimanendo in una condizione di analfabetismo, a causa della quale non potrà difendere i propri diritti, anche da lavoratore adulto. Infatti molto spesso i lavoratori venivano imbrogliati dai padroni perché erano analfabeti e non potevano sapere che cosa il proprio padrone gli stava facendo firmare e doveva stare ai suoi ordini magari per anni o addirittura fino alla loro morte.

Un importante esempio è la storia vera di Iqbal, un ragazzo pakistano diventato in tutto il mondo il simbolo contro lo sfruttamento del sesso minorile per essersi ribellato ai soprusi e alla violenza.

Sono più di 1 su 20 i minori sotto i 16 anni coinvolti nel lavoro minorile in Italia: il 5,2% della fascia 7-15 anni per un totale di circa 260 000 giovani.Una prima mappatura del lavoro minorile in Italia ci consegna un Paese fortemente spaccato: al centro e al nord il rischio spazia da "molto basso" a "medio" (a Roma e Milano), mentre al sud e nelle isole diventa "alto" e "molto alto" con i picchi più alti in Sicilia e nelle province di

Foggia e Vibo Valentia.

Sicilia: "carusi" all’imbocco di un pozzo della zolfara (1899).

In Italia lo sfruttamento del lavoro minorile è vietato dalla legge 977 del 17 ottobre 1967[1] Nonostante i divieti, l'ISTAT nel 2001 stimava che ci fossero in Italia circa 140.000 lavoratori tra i 7 e 14 anni.[2][3]

I provvedimenti attuati[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1924 la Quinta Assemblea Generale della Società delle Nazioni adotta la Convenzione di Ginevra o Dichiarazione dei diritti del bambino.[4]

Il 20 novembre 1989, con l'approvazione da parte dell'ONU della Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia, vi è un tentativo di arginare il fenomeno dello sfruttamento del lavoro minorile. Viene infatti stabilito che i bambini hanno il diritto "di essere tutelati da tutte le forme di sfruttamento e di abuso".[5].

Per fermare lo sfruttamento minorile sono state promosse iniziative come la promozione di marchi commerciali (Fair Trade) che garantiscano che un determinato prodotto non sia stato fabbricato utilizzando manodopera infantile. Questi programmi, pur essendo mossi da buone intenzioni, non creano alternative ai bambini attualmente occupati, che si ritrovano così costretti a indirizzarsi verso altre attività produttive, nella maggior parte dei casi più pericolose. Nonostante i numerosi provvedimenti attuati, i bambini vittime di schiavitù e privati di una buona infanzia sono ancora molti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ LEGGE 17 ottobre 1967, n. 977 "Tutela del lavoro dei bambini e degli adolescenti" (GU n.276 del 6-11-1967 ), normattiva. URL consultato il 9 maggio 2012.
  2. ^ Lavoro minorile in Italia
  3. ^ Sistema informativo sul lavoro minorile, istat.it. (archiviato dall'url originale il 13 novembre 2010).
  4. ^ Tappe storiche - Chi Siamo - UNICEF Italia
  5. ^ La Convenzione sui diritti dell'infanzia - Chi Siamo - UNICEF Italia

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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