Desmond Tutu

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Desmond Tutu
arcivescovo della Chiesa anglicana
Desmond tutu 20070607 2.jpg
Incarichi ricoperti Vescovo del Lesotho (1976-1978)
Vescovo di Johannesburg (1985-1986)
Arcivescovo di Città del Capo (1986-1996)
Nato 7 ottobre 1931, Klerksdorp
Ordinato presbitero 1960
Consacrato vescovo 1985
L'arcivescovo Desmond Tutu
Medaglia del Premio Nobel Nobel per la pace 1984

Desmond Mpilo Tutu (Klerksdorp, 7 ottobre 1931) è un arcivescovo anglicano e attivista sudafricano, che raggiunse una fama mondiale durante gli anni ottanta come oppositore dell'apartheid. Tutu è stato il primo arcivescovo anglicano nero di Città del Capo, in Sudafrica, e primate della Chiesa anglicana dell'Africa meridionale. Vinse il premio Nobel per la pace nel 1984.

Viene solitamente accreditato per aver coniato l'espressione Rainbow Nation ("nazione arcobaleno") per descrivere il Sudafrica. Questa denominazione, che si riferisce all'ideale della convivenza pacifica e armoniosa fra le diverse etnie del paese, fu in seguito ripresa da Nelson Mandela e divenne parte della cultura nazionale del paese.

Gli ammiratori di Tutu lo vedono come un uomo il quale, fino dalla scomparsa dell'apartheid, è stato attivo nella difesa dei diritti umani ed usa la sua elevata posizione per lottare a favore degli oppressi, nonostante la sua continua opposizione contro Israele e gli Stati Uniti d'America abbiano mosso verso di lui delle polemiche. Ha lottato per sconfiggere AIDS, tubercolosi, povertà, razzismo, sessismo, l'imprigionamento di Bradley Manning, omofobia e transfobia. Ha inoltre ricevuto il premio Albert Schweitzer per l'Umanitarismo nel 1986; il premio "Pacem in Terris" nel 1987; il Premio per la Pace di Sydney nel 1999; il Premio per la Pace Gandhi nel 2007; la Medaglia presidenziale per la libertà nel 2009. Ha redatto diversi libri con i suoi discorsi e le sue dichiarazioni.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Klerksdorp (Transvaal), Tutu si trasferì con la famiglia a Johannesburg all'età di 12 anni. Anche se desiderava diventare un medico, la sua famiglia non poteva permettersi di pagargli gli studi e quindi Tutu dovette seguire le orme del padre nel campo dell'insegnamento. Tutu studiò al Pretoria Bantu Normal College dal 1951 al 1953, andò quindi a insegnare alla Johannesburg Bantu High School, dove rimase fino al 1957. Diede le dimissioni a seguito dell'approvazione del Bantu Education Act, protestando contro le misere prospettive educative dei sudafricani neri. Tutu continuò i suoi studi, questa volta in teologia, e nel 1960 venne ordinato come sacerdote anglicano. Divenne cappellano dell'Università di Fort Hare, una culla di dissenso e una delle poche università di qualità per gli studenti neri nella parte meridionale del Sudafrica.

Tutu lasciò il suo incarico come cappellano e si spostò al King's College di Londra (19621966), dove conseguì il Bachelor e il Master in teologia. Ritornato in Sudafrica, dal 1967 al 1972 usò le sue lezioni per evidenziare le condizioni della popolazione di colore. Tutu scrisse una lettera al Primo Ministro Vorster, nella quale descriveva il Sudafrica come "un barile di polvere da sparo che poteva esplodere in qualsiasi momento". Non ricevette mai risposta.

Nel 1972 Tutu fece ritorno nel Regno Unito, dove venne nominato vice-direttore del Fondo per l'Educazione Teologica del Consiglio Mondiale delle Chiese, a Bromley nel Kent. Ritornò in Sudafrica nel 1975 e venne nominato diacono della Cattedrale di St. Mary a Johannesburg, prima persona di colore a reggere tale incarico.

Sposato con Leah Nomalizo Tutu dal 1955, la coppia ha avuto quattro figli: Trevor Thamsanqa, Theresa Thandeka, Naomi Nontombi e Mpho Andrea. Tutti e quattro hanno frequentato la famosa Waterford Kamhlaba School.

Nel 1996, a Tutu venne diagnosticato un cancro della prostata.

Nel 1999 Tutu ha ricevuto una Laurea honoris causa dall'Università di Friburgo in Svizzera, nel 2000 ha ricevuto un L.H.D. dal Bates College, mentre nel 2005 un'altra laurea honoris causa dalla University of North Florida, una delle tante università in Nordamerica e in Europa dove ha insegnato.

Opera politica[modifica | modifica sorgente]

Desmond Tutu al Forum Economico Mondiale del 2009

Nel 1976 le proteste di Soweto, note anche come Scontri di Soweto, contro l'uso da parte del governo dell'Afrikaans nelle scuole nere, si trasformò in una massiccia rivolta contro l'apartheid. Da quel momento Tutu appoggiò il boicottaggio economico del suo paese. Desmond Tutu fu vescovo del Lesotho dal 1976 al 1978, quando divenne segretario generale del Consiglio Sudafricano delle Chiese. Da questa posizione fu in grado di portare avanti il suo lavoro contro l'apartheid con il consenso di quasi tutte le chiese. Tutu sostenne risolutamente la riconciliazione tra tutte le parti coinvolte nell'apartheid attraverso i suoi scritti e le sue lezioni, in patria e all'estero.

Il 16 ottobre 1984, Tutu venne premiato con il Premio Nobel per la pace. Il comitato del Nobel citò il suo "ruolo come figura unificante nella campagna per risolvere il problema dell'apartheid in Sudafrica".[1]

Tutu divenne la prima persona di colore a guidare la Chiesa Anglicana in Sudafrica il 7 settembre 1986. Nel 1989 Tutu venne invitato a Birmingham, per le Citywide Christian Celebrations. Tutu e la moglie visitarono diverse fondazioni, tra cui la Nelson Mandela School di Sparkbrook.

Dopo la fine dell'apartheid, Tutu guidò la Commissione per la verità e la riconciliazione, incarico per il quale fu insignito del Sydney Peace Prize nel 1999.

Nel 2004 Tutu ritornò nel Regno Unito, come Visiting Professor in Società Post-conflitto al King's College e tenne il discorso di commemorazione per il 175º anniversario del college. Visitò inoltre il nightclub dell'associazione degli studenti, intitolato "Tutu's" in suo onore, nel quale è presente un busto che lo raffigura.

Posizione politica[modifica | modifica sorgente]

La filosofia di azione di Tutu si è sempre ispirata al concetto africano di ubuntu, che indica una visione della società senza divisioni e nella quale ogni persona è chiamata a svolgere un ruolo importante.[2] Da qui nasce l'attenzione all'altro e una naturale tensione verso la pace.

Il Premio Nobel ha anche espresso il suo appoggio al movimento indipendentista della Papua Occidentale, criticando il ruolo delle Nazioni Unite nella conquista della Papua Occidentale da parte dell'Indonesia. Tutu disse: "Per molti anni la gente del Sudafrica soffrì sotto il giogo dell'oppressione e dell'apartheid. Molti popoli continuano a soffrire un'oppressione brutale, in cui la loro fondamentale dignità come esseri umani viene negata. Uno di questi popoli è quello della Papua Occidentale."

Tutu ha criticato inoltre gli abusi dei diritti umani nello Zimbabwe, definendo il presidente Robert Mugabe una "caricatura di un dittatore africano", e criticando la politica di quieta diplomazia del governo sudafricano nei confronti dello Zimbabwe.

Commentando l'elezione di Gene Robinson, avvenuta il 5 agosto 2003, primo uomo apertamente gay a diventare vescovo della Chiesa episcopale degli Stati Uniti d'America, Desmond Tutu disse: "Nella nostra chiesa qui in Sudafrica, ciò non fa differenza. Possiamo solo dire che, al momento, noi riteniamo che dovrebbero rimanere celibi e quindi non vediamo quale sia il problema."[3]

Nel gennaio 2005, Tutu aggiunse la sua voce al crescente dissenso sui sospetti terroristi detenuti a Camp X-Ray nella Baia di Guantanamo (Cuba), definendo le detenzioni senza processo come "completamente inaccettabili". Usò inoltre l'opportunità per deplorare l'omofobia e chiedere l'accettazione del vescovo gay Gene Robinson.

Il 20 aprile 2005, a seguito dell'elezione del cardinale Joseph Ratzinger come Papa Benedetto XVI, Tutu disse di essere rattristato dal fatto che fosse improbabile che la Chiesa Cattolica Romana cambiasse la sua opposizione ai preservativi nella lotta all'HIV/AIDS in Africa: "Avremmo sperato in qualcuno più aperto ai più recenti sviluppi del mondo, l'intera questione del ministero delle donne e una posizione più ragionevole riguardo ai preservativi e all'HIV/AIDS."[4]

Il 24 dicembre 2008 si è scagliato contro Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe, affermando: "Se Mugabe continua a manifestare ostinazione e intransigenza si deve chiedergli di farsi da parte", specificando inoltre che ciò può avvenire anche con la forza o le minacce.[5]

Nel 2009 aderisce al progetto per la realizzazione del film "Soldiers of Peace"[6][7] che coinvolge 14 Paesi nel Mondo nella realizzazione di una pace globale.

Il 23 febbraio 2014 una nota dell'Ansa riporta la notizia che l'Arcivescovo ha lanciato un appello al presidente ugandese Yoweri Museveni affinché non promulghi la legge contro i Gay che prevederebbe un ergastolo per gli omosessuali recidivi. Allo stesso tempo l'Arcivescovo ammonisce che per salvaguardare maggiormente bambini e famiglie occorra adottare sanzioni più severe per stupratori e pedofili.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Opere di Desmond Tutu[modifica | modifica sorgente]

Tutu è l'autore di sei raccolte di sermoni e di altri scritti:

  • Crying in the Wilderness (1982)
  • Hope and Suffering: Sermons and Speeches (1983)
  • The Words of Desmond Tutu (1989)
  • The Rainbow People of God (1994)
  • The Essential Desmond Tutu (1997)
  • No Future without Forgiveness (1999)
  • God Has a Dream: A Vision of Hope for Our Time (2004)

Opere tradotte in italiano[modifica | modifica sorgente]

  • Non c'è futuro senza perdono
  • Anch'io ho il diritto di esistere
  • Anche Dio ha un sogno. Una speranza per il nostro tempo
  • Credere. Credere nel perdono e nella riconciliazione
  • Figli di Dio. La Bibbia illustrata per ragazzi

Opere su Desmond Tutu[modifica | modifica sorgente]

  • Shirley du Boulay, Tutu: Voice of the Voiceless (Eerdmans, 1988).
  • Michael Battle, Reconciliation: The Ubuntu Theology of Desmond Tutu (Pilgrim Press, 1997).
  • Steven D. Gish, Desmond Tutu: A Biography (Greenwood, 2004).
  • David Hein, "Bishop Tutu's Christology." Cross Currents 34 (1984): 492-99.
  • David Hein, "Religion and Politics in South Africa." Modern Age 31 (1987): 21-30.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
Gran Croce dell'Ordine al Merito di Germania (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine al Merito di Germania (Germania)
Membro Onorario dell'Ordine della Giamaica (Giamaica) - nastrino per uniforme ordinaria Membro Onorario dell'Ordine della Giamaica (Giamaica)
Gran Croce dell'Ordine di Vasco Núñez de Balboa (Panamá) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine di Vasco Núñez de Balboa (Panamá)
Presidential Medal of Freedom (Stati Uniti) - nastrino per uniforme ordinaria Presidential Medal of Freedom (Stati Uniti)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Comitato norvegese per il Nobel Premio Nobel per la pace 1984 Nobelprize.org (Ultimo accesso: 17 luglio 2005).
  2. ^ A. Perry, "The Laughing Bishop", in "Time", 11 ottobre 2010.
  3. ^ "Desmond Tutu: gay bishop row is just 'fuss'," Gay.com UK, 11 agosto 2005 (Ultimo accesso: 11 giugno 2005).
  4. ^ "Africans hail conservative Pope," BBC News, 20 aprile 2005 (Ultimo accesso: 11 giugno 2005)
  5. ^ "Tutu: "Mugabe va cacciato anche con la forza, La Repubblica, 24 dicembre 2008 (Ultimo accesso: 24 dicembre 2008)
  6. ^ Sir Bob Geldof - The Cast - Soldiers of Peace
  7. ^ Soldati di Pace (Soldiers of Peace)

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Vescovo del Lesotho Successore Anglican Communion Compass Rose.jpg
John Arrowsmith Maund 1976 - 1978 Philip Stanley Mokuku
Predecessore Vescovo di Johannesburg Successore Anglican Communion Compass Rose.jpg
Timothy Bavin 1985 - 1986 George Duncan Buchanan
Predecessore Arcivescovo di Città del Capo Successore Anglican Communion Compass Rose.jpg
Philip Welsford Richmond Russell 1986 - 1996 Njongonkulu Ndungane

Controllo di autorità VIAF: 4942398 LCCN: n82054447