Dalmati italiani

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Dalmati italiani
Dalmati italiani
Prima fila: Niccolò Tommaseo · Pier Alessandro Paravia · Roberto de Visiani · Antonio Bajamonti
Seconda fila: Adolfo Mussafia · Arturo Colautti · Luigi Ziliotto · Roberto Ghiglianovich
Terza fila: Francesco Salata · Alessandro Dudan · Luciano Morpurgo · Mila Schön
Quarta fila: Duilio Courir · Ottavio Missoni · Enzo Bettiza · Gianni Garko
Luogo d'origine Dalmazia
Popolazione 800 circa
Lingua italiano, croato
Religione cattolicesimo
Distribuzione
Croazia Croazia
Montenegro Montenegro

I dalmati italiani sono gli abitanti italiani della Dalmazia, una regione storico-geografica adriatica che dagli anni novanta è compresa nei confini di Croazia, Bosnia ed Erzegovina e Montenegro. All'inizio del XXI secolo sono ridotti ad alcune centinaia.

La comunità italiana in Dalmazia[modifica | modifica sorgente]

La Dalmazia della Repubblica di Venezia nel 1560
Il Regno d'Italia napoleonico nel 1807, quando includeva anche l'Istria e la Dalmazia anteriormente veneziane.
Cartina della Dalmazia e della Venezia Giulia coi confini previsti dal Patto di Londra e quelli invece effettivamente ottenuti dall'Italia.
Dalmazia italiana.
In viola i confini del Regno d'Italia tra il 1918 ed il 1947, con le isole di Cherso e Lussino vicino all'Istria, la provincia di Zara al centro e le isole di Lagosta e Cazza a sud.
In giallo i confini del Governatorato di Dalmazia tra il 1941 ed il 1943, durante la seconda guerra mondiale.

Nell'odierna Dalmazia sopravvivono comunità italiane di modesta entità numerica, divise tra gli stati di Croazia e Montenegro, ultima testimonianza di una presenza bimillenaria di genti prima latine e poi neoromanze, che ha enormemente influenzato la regione e che ha le sue radici nelle popolazioni sopravvissute alle invasioni slave.

Gli attuali Dalmati italiani sono, infatti, gli ultimi epigoni dei latini e delle popolazioni che parlavano lingue neoromanze nella regione, oltre che dei Veneti e, in misura minore, dei Pugliesi, Marchigiani, Romagnoli, Friulani trapiantati nei territori adriatici d'oltremare della Repubblica di Venezia e della Repubblica di Ragusa.

Secondo il linguista Matteo Bartoli l'italiano era l'idioma parlato come prima lingua da circa il 33% della popolazione dalmata all'inizio delle guerre napoleoniche[1][2]. Alle valutazioni di Bartoli si affiancano anche altri dati: Auguste de Marmont, il Governatore francese delle Province Illiriche commissionò un censimento nel 1809 attraverso il quale si scoprì che i dalmati italiani, concentrati soprattutto nelle città, costituivano oltre il 29% della popolazione totale della Dalmazia. La comunità italiana nel corso del XIX secolo era ancora consistente. Secondo il censimento austriaco del 1865 raggiungeva il 12,5% del totale nella regione: un dato inferiore al 20% stimato nel 1816[3].

Con l'affermarsi del concetto di nazionalismo romantico e il risveglio delle coscienze nazionali, cominciò la lotta fra gli italiani e gli slavi per il dominio sulla Dalmazia.

La comunità italiana è stata praticamente cancellata da questo scontro fra opposti nazionalismi, che ha conosciuto diverse fasi:

« Sua maestà ha espresso il preciso ordine di opporsi in modo risolutivo all'influsso dell'elemento italiano ancora presente in alcuni Kronländer, e di mirare alla germanizzazione o slavizzazione - a seconda delle circostanze - delle zone in questione con tutte le energie e senza alcun riguardo, mediante un adeguato affidamento di incarichi a magistrati politici ed insegnanti, nonché attraverso l'influenza della stampa in Tirolo meridionale, Dalmazia e Litorale adriatico»
(Die Protokolle des Österreichischen Ministerrates 1848/1867. V Abteilung: Die Ministerien Rainer und Mensdorff. VI Abteilung: Das Ministerium Belcredi, Wien, Österreichischer Bundesverlag für Unterricht, Wissenschaft und Kunst 1971, vol. 2, p. 297.[4].)

A partire dal 1866 il nazionalismo croato, che puntava all'unificazione della Dalmazia all'interno dell'Impero col Regno di Croazia e Slavonia, cominciò quindi a raccogliere crescenti simpatie nell'establishment conservatore austriaco, che lo riteneva più fedele degli italiani al potere imperiale.

Diminuzione dei Dalmati Italiani dall'Ottocento[modifica | modifica sorgente]

La diminuzione degli Italiani venne registrata dalle statistiche ufficiali austriache dell'Ottocento, che rilevarono la lingua d'uso della popolazione.

Mappa del Governatorato della Dalmazia (1941-1943). Il verde scuro indica le aree appartenenti al Regno d'Italia, l'area rossa indica la Croazia fascista di Pavelic, il marrone chiaro le aree appartenenti all'Ungheria e le blu i territori annessi od occupati dalla Germania nazista.
Mappa dettagliata del Governatorato della Dalmazia.

Secondo tali statistiche, la lingua italiana in Dalmazia era parlata nelle seguenti percentuali:

L'asterisco * sta ad indicare i censimenti nei quali venne rilevata sul campo la lingua d'uso. Gli altri dati sono invece contenuti negli annuari statistici dell'Impero Austriaco.

Per valutare la variazione del numero dei Dalmati Italiani sono interessanti alcuni dati locali relativi alla lingua d'uso[9]:

  • Comune di Veglia
  • 1890: italiana 1.449 (71,1%), serbo-croata 508 (24,9%), tedesca 19, slovena 16, altre 5, totale 2.037
  • 1900: italiana 1.435 (69,2%), serbo-croata 558 (26,9%), tedesca 28, slovena 22, totale 2.074
  • 1910: italiana 1.494 (68%), serbo-croata 630 (28,7%), tedesca 19, slovena 14, altre 2, stranieri 37, totale 2.196
  • Comune di Zara
  • 1890: italiana 7.672 (27,2%), serbo-croata 19.096 (67,6%), tedesca 568, altre 180, totale 28.230
  • 1900: italiana 9.234 (28,4%), serbo-croata 21.753 (66,8%), tedesca 626, altre 181, totale 32.551
  • 1910: italiana 11.552 (31,6%), serbo-croata 23.651 (64,6%), tedesca 477, altre 227, stranieri 688, totale 36.595
  • Città di Zara
  • 1890: italiana 7.423 (64,6%), serbo-croata 2.652 (23%), tedesca 561, altre 164, totale 11.496
  • 1900: italiana 9.018 (69,3%), serbo-croata 2.551 (19,6%), tedesca 581, altre 150, totale 13.016
  • 1910: italiana 9.318 (66,3%), serbo-croata 3.532 (25,1%), tedesca 397, altre 191, stranieri 618, totale 14.056
  • Città di Sebenico
  • 1890: italiana 1.018 (14,5%), serbo-croata 5.881 (83,8%), tedesca 17, altre 5, totale 7.014
  • 1900: italiana 858 (8,5%), serbo-croata 9.031 (89,6%), tedesca 17, altre 28, totale 10.072
  • 1910: italiana 810 (6,4%), serbo-croata 10.819 (85,9%), tedesca 249 (2%), altre 129, stranieri 581, totale 12.588
  • Città di Spalato
  • 1890: italiana 1.969 (12,5%), serbo-croata 12.961 (82,5%), tedesca 193 (1,2%), altre 63, totale 15.697
  • 1900: italiana 1.049 (5,6%), serbo-croata 16.622 (89,6%), tedesca 131 (0,7%), altre 107, totale 18.547
  • 1910: italiana 2.082 (9,7%), serbo-croata 18.235 (85,2%), tedesca 92 (0,4%), altre 127, stranieri 871, totale 21.407
  • Comune di Ragusa
  • 1890: italiana 356 (3,2%), serbo-croata 9.028 (80,8%), tedesca 273 (2,4%), altre 79, totale 11.177
  • 1900: italiana 632 (4,8%), serbo-croata 10.266 (77,8%), tedesca 347 (2,6%), altre 306, totale 13.194
  • 1910: italiana 486 (3,4%), serbo-croata 10.879 (75,7%), tedesca 558 (3,9%), altre 267, stranieri 2177, totale 14.367
  • Città di Ragusa
  • 1890: italiana 331 (4,6%), serbo-croata 5.198 (72,8%), tedesca 249 (3,5%), altre 73, totale 7.143
  • 1900: italiana 548 (6,5%), serbo-croata 6.100 (72,3%), tedesca 254 (3%), altre 247, totale 8.437
  • 1910: italiana 409 (4,6%), serbo-croata 6.466 (72,2%), tedesca 322 (3,6%), altre 175, stranieri 1586, totale 8.958
  • Città di Cattaro
  • 1890: italiana 623 (18,7%), serbo-croata 1.349 (40,5%), tedesca 320 (9,6%), altre 598, totale 3.329
  • 1900: italiana 338 (11,2%), serbo-croata 1.498 (49,6%), tedesca 193 (6,4%), altre 95, totale 3.021
  • 1910: italiana 257 (8%), serbo-croata 1.489 (46,8%), tedesca 152 (4,8%), altre 73, stranieri 1.207, totale 3.178

In altre località dalmate, stando ai censimenti austriaci, gli italiani conobbero una diminuzione ancor più repentina: nel solo ventennio 1890-1910, nel comune di Arbe passarono da 225 a 151, a Lissa da 352 a 92, a Pago da 787 a 23, a Risano da 70 a 26, sparendo completamente in quasi tutte le località dell'entroterra.

I Dalmati Italiani nel XXI secolo[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati ufficiali vi sono circa 350 dalmati dichiaratisi Italiani nella Dalmazia croata[10] e circa 450 nella costa del Montenegro [11]. La comunità del Montenegro, concentrata principalmente a Cattaro e Perasto, discende direttamente dai Veneti della storica Albania veneta e rappresenta il gruppo italiano più forte in Dalmazia. Si stima però che nella Dalmazia croata il numero effettivo sia maggiore, in quanto esiste tuttora un diffuso timore nel dichiararsi italiani[12]. Inoltre le giovani e medie generazioni, spesso cresciute in famiglie miste, tendono a conformarsi ed assimilarsi alla maggioranza, di conseguenza l'età media degli italiani e italofoni autodichiaratisi tali è particolarmente elevata.

A seguito del crollo del regime comunista e alla dissoluzione della Jugoslavia, si è verificato un timido risveglio dell'identità degli ultimi italiani, che hanno costituito delle Comunità degli Italiani a Zara, Spalato, Lesina, quelle dell'area quarnerina a Cherso, Lussinpiccolo, Veglia e quella in Montenegro[13]. A Ragusa esite una comunità non ufficiale di italiani che fa riferimento al locale Vice Consolato Onorario d'Italia (il cui responsabile è un raguseo italiano) ed alla Società Alighieri, mentre a Sebenico i pochissimi (qualche decina) italiani sono iscritti alla Comunità della vicina Spalato. Più sud, a Perasto (Montenegro), recentemente è stato creato il gruppo "Amici di Perasto", a ricordo del fatto che i perastini erano i custodi del Gonfalone di Venezia fino al 1797.

In Dalmazia opera la Società Dante Alighieri importante istituzione culturale italiana che ha lo scopo di tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiana nel mondo. È presente con quattro sedi: Zara, Spalato, Ragusa e Cattaro.

Il Ministero dell'Istruzione croato, dopo un travagliato iter durato alcuni anni, ha autorizzato dall'anno scolastico 2009/2010 l'apertura di una sezione in lingua italiana in uno degli asili di Zara, a causa delle resistenze dell'amministrazione e di parte dell'opinione pubblica locali, l'asilo italiano "Pinocchio" di Zara è stato inaugurato appena nel 2013[14].

Il problema dell'identificazione nazionale[modifica | modifica sorgente]

La moderna storiografia croata è tuttora affetta da pregiudizi che hanno le loro radici nei conflitti nazionali del XIX secolo. In Croazia non si riconosce una presenza autoctona italiana, né presente, né passata.
Si sostiene che la Dalmazia fosse già totalmente croatizzata sin dall'Alto Medioevo e che la successiva presenza italiana (ritenuta peraltro limitata) sarebbe esclusivamente dovuta a emigrazioni straniere (prevalentemente veneziani) o all'italianizzazione dell'elemento slavo locale. I dalmati sarebbero dunque da considerarsi tutti croati e gli italiani di Dalmazia dei "croati italianizzati", compresa la totalità dei letterati dalmati, presentati come "scrittori croati in lingua italiana".
L'evidenza storica della presenza romanza dopo le invasioni barbariche viene ammessa, ma si sostiene però che queste popolazioni, parlanti il dalmatico, non sarebbero state connesse con gli italiani e si sarebbero successivamente assimilate ai croati. Gli effetti di queste teorie sono visibili nella storiografia croata, che spesso è purgata di qualsiasi riferimento all'Italia e agli italiani, così come sono state ricostruite a posteriori le storie nazionali di tutti i dalmati famosi, inseriti nell'alveo della storia croata: il filosofo di Cherso Francesco Patrizi è stato ribattezzato "Frane Petrić", lo scrittore di Lesina Giovanni Francesco Biondi, oggi in Croazia è noto come "Ivan Franjo Bjundović", addirittura l'architetto e scultore fiorentino Niccolò di Giovanni Fiorentino, che lavorò prevalentemente in Dalmazia, oggi è identificato come "Nikola Firentinac", ipotizzandone la sua ascendenza croata.

Dalmati famosi[modifica | modifica sorgente]

Nell'ultima ondata di esuli si annoverano alcuni dalmati celebri quali lo stilista Ottavio Missoni, lo scrittore Enzo Bettiza ed i Luxardo (produttori del celebre liquore Maraschino).

La presenza italiana in Dalmazia è plurisecolare. Essendo tuttavia convissuta fianco a fianco e compenetratasi con altre etnie, risulta arbitrario e storicamente inesatto attribuire una precisa nazionalità ai dalmati vissuti prima del periodo napoleonico (italiana, croata, serba, bosniaca, albanese, morlacca o montenegrina). Fu solo in tale periodo, infatti, che si formarono le coscienze nazionali. Sono quindi riportate di seguito solo personalità vissute dopo il 1800, per le quali si può legittimamente attribuire una nazionalità italiana.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dalmazia#Dalmati_famosi.

Dalmati al parlamento italiano[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Barbi, nato a Trieste da genitori dalmati (Lesina) - Deputato e senatore al Parlamento italiano e europeo
  • Enzo Bettiza, nato a Spalato il 7 giugno 1927 - Eletto senatore nella VII legislatura repubblicana (5 luglio 1976-19 giugno 1979) - Parlamentare europeo dal 1979 al 1994
  • Antonio Cippico, nato a Traù il 20 marzo 1877, deceduto a Roma il 18 gennaio 1935 - Nominato senatore del Regno il 19 aprile 1923
  • Ferruccio de Michieli Vitturi, nato a Spalato il 6 giugno 1923, deceduto a Roma il 6 giugno 1984 - Deputato nelle legislature repubblicane: III (12 giugno 1958-18 febbraio 1963), VI (8 maggio 1972-21 giugno 1976) e IX dal 26 giugno 1983 al decesso, nel collegio di Udine
  • Alessandro Dudan, nato a Verlicca (Spalato) il 27 gennaio 1883, deceduto a Roma il 31 marzo 1957 - Deputato dalla XXVI leglslatura (11 giugno 1921) per il collegio di Roma, sino a tutta la XXVIII (20 aprile 1929-19 gennaio 1934) - Nominato senatore del Regno il 3 marzo 1934 - Decaduto il 25 giugno 1946 con la soppressione del Senato del Regno
  • Roberto Ghiglianovich, nato a Zara il 17 luglio 1863, deceduto a Gorizia il 2 settembre 1930 - Nominato senatore del Regno il 15 novembre 1920
  • Natale Krekich, nato a Scardona (Sebenico) il 6 gennaio 1857, deceduto a Zara il 7 settembre 1938 - Deputato per la XXVI legislatura (11 giugno 1921-25 gennaio 1924) nel collegio di Zara - Nominato senatore del Regno il 9 dicembre 1933
  • Nicolò Luxardo, nato a Zara il 15 luglio 1886, deceduto a Selve (Zara) il 30 settembre 1944 per mano titina - Consigliere nazionale nella Camera dei Fasci e delle Corporazioni dal 23 marzo 1939 - Decaduto il 2 agosto 1943 con la soppressione della Camera dei Fasci e delle Corporazioni
  • Giuseppe Paolucci, di famiglia dalmata - Deputato per la X (22 marzo 1867-2 novembre 1870) e la XII (23 novembre 1874-3 ottobre 1876) legislatura nel collegio di Oderzo
  • Francesco Salata, nato a Ossero nell'isola di Cherso il 17 settembre 1876, deceduto a Roma il 10 marzo 1944 - Nominato senatore del Regno il 15 novembre 1920
  • Ercolano Salvi, nato a Spalato nel 1861, deceduto a Roma il 19 novembre 1920 - Nominato senatore del Regno il 15 novembre 1920, decede prima d'aver prestato giuramento
  • Federico Seismit-Doda, nato a Ragusa il 1º ottobre 1825, deceduto a Roma l'8 maggio 1893 - Deputato dalla IX (12 novembre 1865) alla XVIII (23 novembre 1892) legislatura per vari collegi: Comacchio, Palmanova, San Daniele del Friuli, Ferrara, Perugia II, Udine - Ministro per le finanze del governo di Benedetto Cairoli (1878) e nel governo di Francesco Crispi (1889-1890)
  • Luigi Seismit-Doda, nato a Zara il 20 aprile 1817, deceduto a Roma il 25 novembre 1890 - Deputato della IX legislatura (18 novembre 1865-13 febbraio 1867) per il collegio di Urbino
  • Antonio Tacconi, nato a Spalato il 22 aprile 1880, deceduto a Roma il 20 gennaio 1962 - Nominato senatore del Regno il 21 aprile 1923 - Decaduto il 25 giugno 1946 con la soppressione del Senato del Regno
  • Carlo Tivaroni, nato a Zara il 4 novembre 1843, deceduto a Venezia il 6 luglio 1906 - Deputato per la XV legislatura (22 novembre 1882-27 aprile 1886) per il collegio di Belluno
  • Enrico Tivaroni, nato a Zara il 13 maggio 1841, deceduto a Padova il 13 agosto 1925 - Nominato senatore del Regno il 24 novembre 1913
  • Niccolò Tommaseo, nato a Sebenico l'8 ottobre 1802, deceduto a Firenze il 1º marzo 1874 - Deputato nella VII legislatura (2 aprile 1860-17 dicembre 1860) per il collegio di Caraglio (Cuneo)
  • Lucio Toth, nato a Zara il 30 dicembre 1934 - Eletto senatore nel 1987
  • Renzo de' Vidovich, nato a Zara il 27 febbraio 1934 - Eletto deputato della VI legislatura repubblicana (8 maggio 1972-21 giugno 1976)
  • Luigi Ziliotto, nato a Zara l'8 febbraio 1863, deceduto a Zara il 5 febbraio 1922 - Nominato senatore del Regno il 15 novembre 1920

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bartoli, Matteo. Le parlate italiane della Venezia Giulia e della Dalmazia. p.46
  2. ^ Seton-Watson, "Italy from Liberalism to Fascism, 1870-1925". pag. 107
  3. ^ Dizionario Enciclopedico Italiano (Vol. III, pag. 729), Roma, Ed. Istituto dell'Enciclopedia Italiana, fondata da Giovanni Treccani, 1970
  4. ^ Citazione completa della fonte e traduzione in Luciano Monzali, Italiani di Dalmazia. Dal Risorgimento alla Grande Guerra, Le Lettere, Firenze 2004, p. 69.
  5. ^ Secondo il censimento jugoslavo del 1921, in tutto il Regno vivevano 12.553 italofoni, 9.365 dei quali nell'area della Croazia, Dalmazia, Slavonia, Medjmurje, Veglia e Castua, e 40 in Montenegro. Si veda in merito La Comunità Nazionale Italiana nei censimenti jugoslavi 1945-1991, Unione Italiana-Università Popolare di Trieste, Trieste-Rovigno 2001, p. 30.
  6. ^ Alcuni geografi non considerano l'isola di Veglia come parte della Dalmazia.
  7. ^ Il territorio della provincia - già esistente - fu molto ingrandito.
  8. ^ Š.Peričić, O broju Talijana/talijanaša u Dalmaciji XIX. stoljeća, in Radovi Zavoda za povijesne znanosti HAZU u Zadru, n. 45/2003, p. 342
  9. ^ Guerrino Perselli, I censimenti della popolazione dell'Istria, con Fiume e Trieste e di alcune città della Dalmazia tra il 1850 e il 1936, Centro di Ricerche Storiche - Rovigno, Unione Italiana - Fiume, Università Popolare di Trieste, Trieste-Rovigno, 1993
  10. ^ Situazione attuale dei Dalmati italiani in Croazia
  11. ^ Membri, Comunità degli Italiani di Montenegro
  12. ^ Petacco, Arrigo. L'esodo. La tragedia negata. p. 109
  13. ^ Il sito della Comunità Nazionale Italiana in Slovenia e in Croazia, con l'elenco delle Comunità degli Italiani
  14. ^ Zara, via libera all'asilo italiano (Il Piccolo 14 mar)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Graziadio Isaia Ascoli, Gli Irredenti e Italiani e slavi in Dalmazia, Athenaeum, Roma 1915
  • Atti e Memorie della Società Dalmata di Storia Patria, Collana monografica, Venezia
  • Matteo Bartoli, Le parlate italiane della Venezia Giulia e della Dalmazia, Grottaferrata, Tipografia italo-orientale, 1919.
  • Attilio Brunialti, Trento e Trieste. Dal Brennero alle rive dell'Adriatico, Utet, Torino 1916
  • Marina Cattaruzza Marina, Marco Dogo Marco, Raoul Pupo Raoul, Esodi. Trasferimenti forzati di popolazione nel Novecento europeo, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2000
  • Amedeo Colella, L'esodo dalle terre adriatiche. Rilevazioni statistiche, Edizioni Opera per Profughi, Roma 1958
  • Giotto Dainelli, La Dalmazia, Ist. Geog. De Agostini, Novara 1918
  • Giotto Dainelli, Quanti siano gli Italiani in Dalmazia, Rivista geografica italiana 1918
  • Antonino Daila, La Dalmazia, Optima, Roma 1928
  • Diego De Castro, Appunti sul problema della Dalmazia, Roma 1945
  • Italo Gabrielli, Dove l'Italia non poté tornare (1954-2004), Associazione Culturale Giuliana, Trieste 2004
  • Olinto Mileta, Popolazioni dell'Istria, Fiume, Zara e Dalmazia (1850-2002), Edizioni Ades, Trieste 2005
  • Carlo Montani, Venezia Giulia, Dalmazia - Sommario Storico - An Historical Outline, terza edizione ampliata e riveduta, Edizioni Ades, Trieste 2002
  • Luciano Monzali, Italiani di Dalmazia. Dal Risorgimento alla Grande Guerra, Le Lettere, Firenze 2004
  • Luciano Monzali, Italiani di Dalmazia. 1914-1924, Le Lettere, Firenze 2007
  • Arrigo Petacco, L'esodo. La tragedia negata, Mondadori editore, Milano 1999
  • Giuseppe Praga, Storia di Dalmazia, Dall'Oglio editore, Varese 1981
  • La Rivista Dalmatica, Roma
  • Flaminio Rocchi, L'esodo dei 350.000 giuliani, fiumani e dalmati, Difesa Adriatica editore, Roma 1970
  • Gaetano Salvemini, Dal patto di Londra alla pace di Roma, Gobetti editore, Torino 1925
  • Attilio Tamaro, La Dalmazia, Roma 1918
  • Attilio Tamaro, Italiani e slavi nell'Adriatico, Athenaeum, Roma 1915
  • Luigi Tomaz, In Adriatico nel secondo millennio, Think ADV, Conselve 2010
  • Luigi Tomaz, Il confine d'Italia in Istria e Dalmazia, Think ADV, Conselve 2007
  • Giulio Vignoli, Gli Italiani dimenticati. Minoranze italiane in Europa, Giuffrè editore, Milano 2000

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]