Italo-francesi

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Italo-francesi
Luogo d'origine Italia Italia
Popolazione circa 4.000.000
Lingua italiano, francese
Religione cattolicesimo
Gruppi correlati circa 4.000.000
Distribuzione
Francia Francia

Un italo-francese è un cittadino francese di origini italiane. Secondo una pubblicazione del Centre Interdisciplinaire de Recherche sur la Culture des Echanges (CIRCE) dell'Università Sorbona - Parigi 3, oggi la comunità francese con ascendenze italiane è stimata intorno ai 4 milioni di individui (circa il 7% della popolazione totale)[1]. Tra gli italo-francesi recensiti non dovrebbero rientrare gli abitanti autoctoni della Corsica e del Nizzardo, nonostante questi siano etnicamente italici e linguisticamente italofoni, anche perché questi territori non hanno mai fatto parte politicamente dell'Italia unita. Secondo dati ufficiali dell'AIRE relativi al 2007, invece i cittadini italiani residenti in Francia risultavano 348.722[2]. Sono 370.000 secondo il “Rapporto Italiani nel mondo 2010” della Fondazione Migrantes[3].

Storia[modifica | modifica sorgente]

La presenza italiana in Francia viene fatta risalire al XIV secolo, cioè all'epoca rinascimentale. I flussi migratori erano circoscritti e limitati, e riguardavano artisti, maestranze, mercanti, quindi una immigrazione che si potrebbe definire "d'élite" e perlopiù temporanea.

Già nel Basso Medioevo, gli italiani erano conosciuti in Francia anzitutto come banchieri, provenienti dalla Lombardia[4][5]. A partire dal 1100 i banchieri lombardi si diffusero in Francia[6]. Verso la metà del secolo XIII, dei banchieri lombardi andarono a stabilirsi a Cahors intorno ad una piazza, che allora si chiamava la piazza del Cambio[7]. Il più importante e conosciuto dei banchieri lombardi fu Aguinolfo degli Arcelli. Aguinolfo, originario di Piacenza, il cui nome francesizzato suona Gandoulfe d'Arcelles, era nel 1300 il lombardo più ricco di Parigi. Dai documenti rimasti risulta ch'egli abitava in via Saint-Merri (IV arrondissement di Parigi) e che pagava la taille più elevata rispetto a quella pagata dagli altri Lombardi. Il suo prestigio era enorme se si considera la clientela della sua banca, i personaggi che entravano in relazione d'affari con lui e le somme di denaro che Gandoulfe prestava alle città di Dreux, Rouen, Poissy e Pontoise[8].

È a partire dalla seconda metà dell'Ottocento che l'immigrazione italiana in Francia assunse le caratteristiche di fenomeno di massa. Secondo un censimento sulle comunità straniere residenti effettuato nel 1851 dalle autorità francesi, vi risultò che dei circa 380.000 stranieri residenti, 63.000 erano italiani (in primo luogo piemontesi). Il numero degli italiani residenti in Francia crebbe rapidamente per tutto il XIX secolo, arrivando a quota 163.000 nel 1876 e 240.000 nel 1881. Ma è proprio a partire da questa data che l'immigrazione italiana in Francia cominciò a vedere la contrazione dei propri flussi. Causa principale di ciò, furono su tutte, il calo congiunturale che caratterizzò l'economia francese in quel periodo e i cattivi rapporti diplomatici tra i due paesi creatisi all'epoca per la questione tunisina. Tale crisi diplomatica fu alimentata ulteriormente con l'ingresso dell'Italia nella Triplice Alleanza avvenuta nel 1882.

All'inizio del Novecento la comunità italiana divenne la prima comunità straniera residente nel paese, contando quasi 500.000 unità nel 1911.

Fino alla vigilia della prima guerra mondiale, l'emigrazione italiana in Francia fu esclusivamente di tipo economico. Nel paese vi era infatti una grossa carenza di manodopera interna, in modo particolare nei settori agricolo, industriale (fabbriche e miniere) ed edile. Le richieste francesi di manodopera italiana, crebbero alla fine del primo conflitto mondiale, dove la Francia, malgrado fu una delle potenze vincitrici della guerra, subì enormi contraccolpi non solo da un punto di vista economico, ma soprattutto demografico con la perdita di circa 2 milioni di soldati, tutti in età riproduttiva. Questa situazione indebolì ancor di più la già debole demografia francese, per cui l'immigrazione italiana, ma in generale quella straniera, servì anche a colmare questa grave carenza.

Con l'avvento del Fascismo in Italia, all'emigrazione di tipo economico si aggiunse anche quella di tipo politico. Nel corso degli anni venti molti furono i politici italiani di vari orientamenti avversi al regime di Mussolini che furono costretti a rifugiarsi in Francia, come Eugenio Chiesa, Filippo Turati, Gaetano Salvemini, i Fratelli Rosselli, Giuseppe Saragat, Pietro Nenni, Sandro Pertini e molti altri. Ma parallelamente nella comunità italiana di Francia, vi furono anche dei simpatizzanti del regime fascista, anche se non molto numerosi, visto che la sezione francese del PNF nel 1938 contò appena 3.000 iscritti[9], e questi inoltre erano rappresentati da Nicola Bonservizi responsabile del partito in Francia, che fu assassinato da un esule italiano anarchico nel 1924.

Tuttavia, la collettività italiana in Francia nel 1931 arrivò a superare quota 800.000 residenti, e successivamente i flussi si interruppero con lo scoppio del secondo conflitto mondiale. Al termine della seconda guerra mondiale, i flussi migratori dall'Italia ripresero nuovamente, ma furono molto meno intensi rispetto a quelli registrati tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX. A partire dagli anni quaranta si assistette alla contrazione del numero di italiani residenti, dovuto alle massicce naturalizzazioni e al crescente numero di rimpatri. Nel 1946, infatti, si ridussero a 450.000, che divennero 570.000 nel 1968, per poi calare nuovamente ai 460.000 del 1975 fino ai 350.000 del 1981.

Nel corso dei decenni il fenomeno dell'immigrazione italiana in Francia tese quindi ad esaurirsi e contemporaneamente mutò fisionomia. Se agli inizi del Novecento era un'immigrazione costituita perlopiù da contadini, minatori e operai, a partire dagli anni del boom economico, cominciarono ad affluire lavoratori più qualificati. Inoltre molti degli italiani già residenti nel paese si videro elevarsi socialmente, divenendo liberi professionisti, commercianti e imprenditori, questi ultimi, operarono molto nel settore della ristorazione. Tutto ciò è il risultato di una integrazione degli immigrati italiani nella società francese, che nel corso di tanti decenni, seppur con molte difficoltà, ai giorni nostri può quasi certamente definirsi riuscita.

Italiani in Francia (1851-2001)[10]
Anno 1851 1876 1901 1911 1921 1931 1936 1946 1954 1960 1968 1975 1982 1985 1990 1998 1999 2001
Popolazione 63. 307 165. 313 330. 465 419. 234 451. 000 808. 038 720. 926 450. 764 589. 524 688. 474 571. 694 462. 940 333. 740 293. 000 252. 759 212. 023 201. 670 198. 344

Provenienze regionali e distribuzione della comunità italo-francese nel territorio[modifica | modifica sorgente]

Per quanto riguarda l'origine regionale degli immigrati italiani in Francia e dei loro discendenti, è opportuno fare una suddivisione in periodi. Dalla fine dell'Ottocento alla vigilia della seconda guerra mondiale, le regioni italiane che fornirono i più numerosi contingenti migratori furono inizialmente quelle centrosettentrionali, primo fra tutti il Piemonte, seguito nell'ordine da Toscana, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Tra l'altro quella piemontese era in molti casi un'immigrazione di tipo stagionale per la vicinanza geografica. Al contrario, l'immigrazione italiana dal secondo dopoguerra vide crescere, anche se lievemente, la componente migratoria proveniente dalle regioni centromeridionali, in particolare dalla Sicilia, dalla Calabria e dalla Puglia.

Le aree di maggior concentrazione dell'immigrazione italiana nel territorio francese furono i dipartimenti Alta e Bassa Normandia, Alto e Basso Reno, Mosella, Île-de-France (soprattutto in Senna-Saint-Denis), Rodano, Nord-Passo di Calais, le Alpi Marittime e la Corsica. Con queste ultime due regioni, l'immigrazione italiana era favorita non solo dalla vicinanza geografica, ma anche da un'affinità etnico-linguistica con i loro abitanti, inoltre la Corsica è stata influenzata nella sua storia da Sardegna, Toscana e Liguria e l'italiano è stata lingua ufficiale della Corsica fino al 1853. Città a maggiore immigrazione italiana furono Parigi, Lione, Marsiglia, Nizza e Grenoble (40.000 abitanti di origine siciliana nel 2007[11]). In quei territori, naturalmente, vi è oggi la maggior concentrazione di comunità italo-francesi.

Odio e discriminazioni verso gli italiani in Francia[modifica | modifica sorgente]

Gli italiani immigrati in Francia negli anni scorsi, quasi mai furono protagonisti di episodi di criminalità, salvo che a partire dagli anni cinquanta, quando cominciarono a penetrare nel paese (Provenza-Alpi-Costa Azzurra, Grenoble [gli "Italo-Grenoblois"][12], Parigi) le organizzazioni criminali di tipo mafioso[13]. Tra i più famosi (in Francia) mafiosi o criminali italo-francesi ci sono  : Gaëtan Zampa[14][15] detto "Tany" (1933-1984 ; suicidio [?] in carcere), boss del Milieu marsigliese di origini napoletane, Claude Genova[16][17] detto "le Gros" (1951-1994 ; ucciso a fucilate a Parigi), boss del Milieu parigino di origini siciliane, François Scapula[18] detto "le Brun" (1945 ; latitante dal 2000), elemento di spicco della French connection negli anni 1970, Albert Spaggiari (1932-1989), Albert Bergamelli (1939-1982 ; ucciso in carcere), fondatore del Clan dei marsigliesi, e Antonio Ferrara[19] detto "le roi de l'évasion" (nato a Cassino nel 1973), noto gangster della banlieue parigina legato alla mafia corsa, detenuto dal 2003.

Al contrario gli immigrati italiani, furono spesso vittime di episodi di discriminazione, di ostilità e di violente aggressioni ricevute da una parte non poco consistente della popolazione locale. Basti pensare al massacro di Aigues-Mortes avvenuto tra il 16 e il 20 agosto 1893, dove una folla inferocita di lavoratori francesi si scagliò violentemente contro i lavoratori italiani, rei secondo loro, di togliere il lavoro nelle saline del luogo, perché pagati con salari nettamente inferiori. Il bilancio ufficiale registrò la morte di 9 italiani uccisi, ma secondo altre fonti, come il quotidiano britannico Times, gli italiani uccisi furono 50[20].

Ma prima di quest'episodio, ve ne furono altri come il 17 giugno 1881 a Marsiglia, dove 15 000 francesi tentarono di attaccare un circolo italiano. A ciò seguirono quattro giorni di scontri con la dura reazione degli italiani, che si conclusero con un bilancio di 3 morti, 21 feriti e 200 arresti[21], e un altro nel 1882, quando quattro operai italiani degli altiforni di Beaucaire, furono massacrati di botte da persone del luogo[22].

Molti sono i termini dispregiativi con cui i francesi indicano gli italiani, i più noti sono macaroni, cioè mangiatore di spaghetti, e rital. Ma nonostante oggi la quasi totalità dei discendenti delle antiche immigrazioni italiane, siano ormai assimilati, e perciò francesi a pieno titolo, sono ancora frequenti episodi di anti-italianismo. Può capitare che quest'ultimo sentimento venga manifestato, paradossalmente, da un italo-francese, come l'allenatore di calcio Jean-Marc Furlan, che nel 2008 ha insultato pesantemente il calciatore italiano Fabio Grosso, in occasione di una partita che li vedeva avversari, definendolo un "italiano di merda, razza di macaroni" e affermando anche che "non si può dire che l'italiano abbia rinnegato i suoi geni e la sua razza"[23].

Italo-francesi famosi[modifica | modifica sorgente]

Jean-Paul Belmondo, attore, di origini siculo-piemontesi.
Georges Brassens, cantautore e poeta, di origini lucane.
Carla Bruni, moglie del presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy, ex modella e cantante nata a Torino.
Pierre Cardin, stilista, di origini venete.
Michel Platini, uno dei più famosi calciatori francesi e dal 2007 presidente dell'UEFA, di origini piemontesi.

Sono numerosi gli italo-francesi famosi che si sono affermati in vari settori. La maggior parte di questi è nata in Francia, porta cognome italiano e sono quasi tutti di madrelingua francese. Vi sono anche personalità italo-francesi che sono nate in Italia, che hanno assunto la nazionalità del paese che li ha ospitati e che parlavano entrambe le lingue, oppure, personalità con entrambe le nazionalità. Caso raro, se non quasi unico, quello dello scrittore Philippe Daverio, francese di nascita, di padre italiano e a sua volta naturalizzato italiano. Ecco una lista di alcuni italo-francesi famosi:



Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Documento "Italiens" del CIRCE dell'Università Sorbona - Parigi 3
  2. ^ Dati AIRE del 2007 su italiani residenti in Europa
  3. ^ "Gli italiani continuano a emigrare, un milione in fuga negli ultimi 4 anni", La Repubblica, 2 dicembre 2010
  4. ^ Pierre Milza, "Voyage en Ritalie", editore Plon. Storia dell'emigrazione italiana in Francia.
  5. ^ (FR) Les Lombards et le commerce de l'argent au Moyen Âge, Pierre Racine
  6. ^ La Banca, Prof. Nino Rebaudo.
  7. ^ Carlo Del Balzo, L'Italia nella letteratura francese dalla caduta dell'Impero Romano alla morte di Enrico IV, Volume 1, s.n., 1905.
  8. ^ Laura Di Fazio, Lombardi e templari nella realtà socio-economica durante il regno di Filippo il Bello (1285-1314), Cooperativa Libraria I.U.L.M., 1986.
  9. ^ da G. Perona pag. 95 del libro Exiles et migrations. Italiens et espagnols en France, 1938-1946, 1994
  10. ^ (FR) Géographie humaine (France) - Étrangers en France (Stranieri in Francia )
  11. ^ (FR) "Chicago sur Isère", Libération, 09/11/2007
  12. ^ (FR) "Les caïds de cité succèdent aux Italo-Grenoblois", Le Figaro, 04/08/2010.
  13. ^ "Parigi diventa colonia di Cosa Nostra", articolo del Corriere della Sera del 29 gennaio 1993
  14. ^ (FR) "La piste Gaëtan Zampa", 13emerueuniversal.fr.
  15. ^ (FR) "Le dernier parrain face à la justice", Le Parisien,10/06/2004.
  16. ^ (FR) "Ils sont fils et filles de...", Le Parisien, 25/02/2007.
  17. ^ (FR) "Du rififi à Paname", L'Express, 02/11/2000.
  18. ^ (FR) "Le chimiste de la french connection est en fuite", Le Parisien, 20/10/2001.
  19. ^ (FR) Video dell'Institut national de l'audiovisuel.
  20. ^ Dizionario di Storia, Il Saggiatore, Milano, 1993
  21. ^ pag. 50 e 51 de "Gli Italiani all'estero: Autres passages" di Jean-Charles Vegliante, 1996
  22. ^ pag. 48 de "Gli Italiani all'estero: Autres passages" di Jean-Charles Vegliante, 1996
  23. ^ "Insulti razzisti a Grosso, poi arrivano le scuse", articolo de La Gazzetta dello Sport del 21 aprile 2008

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • A. Bechelloni, M. Dreyfus, P.Milza - L'intégration italienne en France. Un siècle de présence italienne dans trois régions françaises (1880-1980) - Bruxelles, Ed. Complexe, 1995, ISBN 2-87027-555-2.
  • G. Astre - Gli italiani in Francia. 1938-1946 - Milano, Franco Angeli, 1995, ISBN 88-204-8615-6.
  • M.C. Blanc Chaléard - Les Italiens dans l'Est parisien - Roma, Ecole Française de Rome, 2000, ISBN 2-7283-0549-8.
  • M.C. Blanc Chaléard, A. Bechelloni - Les Italiens en France depuis 1945 - Rennes, Presses universitaires de Rennes, 2003, ISBN 2-86847-757-7.
  • J.B. Duroselle, E. Serra - L'emigrazione italiana in Francia prima del 1914 - Milano, Franco Angeli, 1978.
  • P. Milza - Voyage en Ritalie - Parigi, Plon, 1993, ISBN 2-228-88826-5.
  • P. Milza, D. Peschanski, J. Cuesta Bustillo - Exils et migration: Italiens et Espagnols en France, 1938-1946 - Parigi, L'Harmattan, 1994, ISBN 2-7384-3053-8.
  • J.Ch. Vegliante - Gli italiani all'estero (serie) - Parigi, PSN-CIRCE, 1986-... (1: Dati introduttivi 1861-1981; 2: Passage des Italiens...).

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]