Atto Melani

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Atto Melani (Pistoia, 30 marzo 1626Parigi, 4 gennaio 1714) fu un cantante lirico castrato italiano, noto anche quale diplomatico e spia al servizio del Regno di Francia, nonché scrittore.

Vita[modifica | modifica sorgente]

Melani nacque a Pistoia terzo di sette figli di un campanaro. Già in giovane età Atto fu castrato affinché potesse divenire un cantante. In tale veste Atto fu presto famoso; il poeta Jean de La Fontaine lo elogiò in una poesia dopo avere assistito ad un'esecuzione dell'Orfeo di Luigi Rossi con Atto nel ruolo principale .

Le sue doti canore portarono Atto fino alla corte di Luigi XIV di Francia, dove il cardinale Mazzarino lo introdusse nell'ambiente della spionaggio, dove Atto rapidamente brillò come nella musica. Egli sfruttava i propri concerti presso le corti di tutta Europa per inviare messaggi e carpire segreti.

Nel 1657 Melani fu inviato dal cardinale Mazzarino in Baviera affinché convincesse il principe elettore Ferdinando amico della Francia a candidarsi per l'elezione dell'Imperatore del Sacro Romano Impero. Sebbene l'operazione fallisse, Mazzarino apprezzò ancora di più le capacità diplomatiche di Melani.

La morte di Mazzarino capovolse le sorti di Melani, infatti questi era vicino al sovraintendente alle finanze Nicolas Fouquet, il quale pochi mesi dopo la scomparsa del cardinale fu arrestato e incarcerato. Luigi XIV - che conosceva Melani dall'infanzia e che aveva molta fiducia in lui - scoprì che Atto Melani aveva copiato le sue lettere a Fouquet e decise di bandire il Melani, che dalla Francia si recò a Roma, ove dimorò per ben 15 anni.

Nella città eterna Melani entrò al servizio del cardinale Giulio Rospigliosi, anch'egli originario di Pistoia, mentre godeva anche del favore di Maria Mancini, nipote di Mazzarino, con la quale avrebbe intrattenuto una corrispondenza per oltre quarant'anni.

Alla morte di papa Alessandro VII il mecenate di Melani Rospigliosi salì al soglio di Pietro con il nome di Clemente IX. Melani, quale assistente di Rospigliosi, intervenne al conclave. Non si sa se egli abbia giocato alcun ruolo. Sicuro è però che dopo le elezioni di Clemente IX, Luigi XIV - più che felice dell'esito del conclave - levò il bando e concesse a Melani il titolo di abate e una rendita annua di tremila lire.

Nel 1668 Melani si esibì per l'ultima volta come cantante a Palazzo Colonna, in seguito si sarebbe dedicato esclusivamente alla politica e alla diplomazia, redigendo vari memoriali su Roma, sui principi tedeschi e agendo sempre sia quale informatore del Re di Francia ma pure quale mediatore fra i vari Stati italiani.

Atto Melani si spense alla veneranda età di 88 nel 1714 a Parigi. I beni da lui lasciati in eredità furono notevoli: oltre a ricchi depositi bancari e immobili in Italia e in Francia anche una vasta biblioteca. Se si esclude un indice, è invece andata persa la sua corrispondenza in 108 volumi.

Atto Melani è stato oggetto di una recente riscoperta sia in Italia sia all'estero, da quando Rita Monaldi e Francesco Sorti ne hanno fatto un personaggio dei loro romanzi, a partire da Imprimatur, primo volume di una saga.

I due autori hanno peraltro pubblicato anche alcuni documenti redatti da Melani e da essi ritrovati fra cui una lettera a Luigi XIV (ISBN 3-608-93737-4).

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