Coloni italiani in Albania

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Bandiera del Regno di Albania (1939-1943), secondo Decreto del Re Vittorio Emanuele III emesso il 28 settembre 1939.

I coloni italiani in Albania furono gli italiani che, dopo l'occupazione italiana del Regno di Albania nel 1939, furono trasferiti allo scopo di "italianizzare" l'Albania. Alcuni vi giunsero dopo la prima guerra mondiale.

Vicende storiche[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi dell'età moderna la Repubblica di Venezia controllava alcune aree della sua costa (dette Albania veneta). Inoltre nel meridione italiano si stabilirono, a seguito delle invasioni turche ai tempi di Skanderberg numerosi rifugiati albanesi, i cui discendenti nel Novecento si mostrarono favorevoli ad una possibile unione dell'Albania all'Italia.

Negli anni precedenti la prima guerra mondiale l'Italia e l'Austria avevano appoggiato la creazione di uno Stato albanese indipendente e dopo il 1915 truppe italiane occuparono la metà meridionale dell'Albania fino al 1920.

Nella Conferenza di Pace di Parigi l'Italia tentò di conservare l'area di Valona, ma la pressione del presidente americano Woodrow Wilson, unita alla lotta nazionale albanese, costrinsero le truppe italiane ad abbandonare l'area, mantenendo solo l'isola di Saseno.[1]. Questa piccola isola fu annessa alla Provincia di Zara della Dalmazia italiana.[2]

Il primo ministro albanese Shefqet Verlaci, che approvò l'arrivo dei coloni italiani nel 1940

Mussolini promosse attivamente la penetrazione economica italiana in Albania fin dal 1925[3], favorendo l'emigrazione di 300 italiani intorno a Durazzo e Tirana per potenziare l'arretrata agricoltura albanese[4]

Il fascismo aumentò negli anni trenta il controllo sull'Albania, nonostante l'opposizione di Re Zog I, arrivando nell'aprile 1939 ad occupare militarmente il piccolo Stato balcanico.[5]

L'Albania oppose una ridotta ma inutile resistenza alla conquista[6]: fu subito inserita nell'Impero italiano con Vittorio Emanuele III come Re d'Albania appoggiato da Governatori italiani, ma con un governo civile formato da albanesi fascisti o favorevoli all'Italia.

Uno di loro, il primo ministro Shefqet Verlaci, autorizzò che enti italiani sfruttassero le risorse minerarie albanesi (come il petrolio[7]) come pagamento dei debiti contratti dal decaduto Re Zog verso l'Italia, ma anche permise che cittadini italiani colonizzassero alcune terre albanesi. Verlaci (che aveva lontane origini italiane) approvò anche una possibile unione amministrativa dell'Albania con l'Italia poiché voleva l'appoggio italiano per unire alla sua Albania il Kosovo, la Cameria ed altre zone albanesi "irredente" creando la cosiddetta Grande Albania. Cosa che fu ottenuta nella primavera del 1941, quando l'Asse sconfisse la Jugoslavia e la Grecia.

Infatti cittadini italiani, in maggioranza membri della collettività arbëreshë siciliana e calabrese, fin dall'estate 1939 si trasferirono in Albania come coloni agricoli[8]

Essi furono inizialmente bene accettati dagli Albanesi, anche per via dei loro legami etnici, e l'assimilazione degli albanesi attraverso la propaganda fascista che mirava ad "italianizzarli" (con la creazione di un irredentismo italiano in Albania) ebbe un certo successo inizialmente. Ma a partire dal novembre 1941 questi coloni cominciarono a subire ostilità da parte degli Albanesi, specialmente quelli organizzati dal partito comunista di Enver Hoxha.[9]

I coloni italiani[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grande Italia.
Mappa della "Grande Italia" (entro la linea arancione) che Mussolini voleva creare nei primi anni quaranta: vi si può vedere inclusa l'Albania

I primi italiani che colonizzarono l'Albania erano famiglie di pescatori dalla Puglia, che si trasferirono nell'isola di Saseno di fronte a Valona nel 1918. L'isola (attualmente disabitata, dopo il loro rientro nel 1945) fu ufficialmente italiana fino al 1947.

Nel 1926 il governo italiano, d'accordo con quello albanese, inviò 300 coloni italiani a Kamez, vicino Tirana, allo scopo di promuovere lo sviluppo agricolo dell'area.

La maggioranza di loro erano contadini arbëreshë del meridione italiano: essi ebbero un notevole successo iniziale (crearono anche l'Ente industria agraria albanese ed una rinomata scuola agricola), ma il regime di Zog li espulse in massa nel 1931 per timore di una eccessiva influenza italiana nella società albanese. Comunque questa influenza divenne notevole nella seconda metà degli anni trenta, specialmente sul piano economico e finanziario[10]

Dopo l'occupazione dell'Albania nella primavera del 1939, Mussolini inviò circa 11.000 coloni italiani in Albania (ed iniziò a creare l'irredentismo italiano in Albania, rifacendosi principalmente all'Albania veneta). La maggioranza di loro venivano dal Veneto e dalla Sicilia. Si radicarono specialmente a Durazzo, Valona, Scutari, Porto Palermo, Elbasani and Santi Quaranta: essi erano il primo gruppo di coloni italiani che sarebbero stati inviati dal Fascismo in Albania allo scopo di italianizzarla nella cosiddetta Grande Italia.[11]

In aggiunta a questi coloni in Albania andarono anche oltre 22.000 lavoratori italiani, incaricati di costruire scuole, strade, ferrovie ed infrastrutture varie che mancavano nell'arretrato Stato balcanico[12].

La maggioranza dei coloni italiani arrivati dal 1939 erano inquadrati nella cosiddetta Milizia Fascista Albanese. Questa organizzazione era un gruppo fascista paramilitare, inserito nelle Camicie nere della MVSN. Successivamente vi fecero parte anche cittadini albanesi. L'organizzazione aveva il quartier generale a Tirana ed era divisa in quattro "legioni": Tirana, Korçë, Valona e Scutari. La Milizia albanese fu smantellata nel 1943, dopo la resa italiana nella seconda guerra mondiale[13]

Dopo la caduta del fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rimpatriati italiani dall'Albania.

Gli italiani erano sostenuti in Albania dal Partito Fascista Albanese. Dopo l'8 settembre 1943 circa 120.000 tra militari italiani, familiari e funzionari rimasero bloccati nel paese. Bande partigiane albanesi in quei giorni fucilarono centinaia di militari italiani[14], tra cui i carabinieri della cosiddetta Colonna Gamucci, guidata dal tenente colonnello Giulio Gamucci[15]; per i coloni italiani iniziò un periodo terribile in cui molti di loro persero la vita.

Attualmente non vi sono coloni italiani rimasti in Albania. I pochi rimasti sotto il regime comunista di Hoxha ed i loro discendenti hanno potuto far rientro in Italia solo nel 1992[16], ed ora sono rappresentati dall'associazione "ANCIFRA"[17].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fischer, B. J. Albania at War, 1939-1945, pag 5
  2. ^ Albania: A Country Study: Albania's Reemergence after World War I, Library of Congress
  3. ^ Albania: A Country Study: Italian Penetration, Library of Congress
  4. ^ "La storia economica albanese 1912-1939 e lo stabilirsi dell‘ egemonia italiana" pag. 24
  5. ^ Keegan, John; Churchill, Winston, The Second World War (Six Volume Boxed Set), Boston, Mariner Books, 1986, p314, ISBN 0-395-41685-X.
  6. ^ Zabecki, David T., World War II in Europe: an encyclopedia, New York, Garland Pub, 1999, p1353, ISBN 0-8240-7029-1.
  7. ^ [1]
  8. ^ Raphael Lemkin e Samantha Power, Axis Rule in Occupied Europe, The Lawbook Exchange, Ltd., 2008, pp. 99–107, ISBN 978-1584779018.
  9. ^ Rosselli, Alberto. Storie Segrete. Operazioni sconosciute o dimenticate della seconda guerra mondiale. p. 152
  10. ^ Italiani in Albania (in inglese)
  11. ^ Lamb, Richard. Mussolini as Diplomat p. 142
  12. ^ Lavoratori italiani inviati da Bari
  13. ^ Rosselli, Alberto. Storie Segrete. Operazioni sconosciute o dimenticate della seconda guerra mondiale p. 39
  14. ^ Ettore Ponzi
  15. ^ Dal sito ufficiale dei Carabinieri
  16. ^ Coloni italiani tornati a casa dall'Albania
  17. ^ Associazione Nazionale Cittadini Italiani e Famigliari Rimpatriati Albania (ANCIFRA)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fischer, Bernd Jürgen. Albania at War, 1939-1945. Hurst. London, 1999 ISBN 1-85065-531-6
  • Lamb, Richard. Mussolini as Diplomat. Fromm International Ed. London, 1999 ISBN 0-88064-244-0
  • Payne, Stanley G. A History of Fascism, 1914-45. University of Wisconsin Press. Madison, Wisc., 1995 ISBN 0-299-14874-2
  • Pearson, Owen. Albania in the Twentieth Century, A History: Volume II: Albania in Occupation and War, 1939-45. Tauris Publisher. New York, 2006 ISBN 1-84511-104-4, 9781845111045
  • Rosselli, Alberto. Storie Segrete. Operazioni sconosciute o dimenticate della seconda guerra mondiale Iuculano Editore. Pavia, 2007
  • Library of Congress Country Study of Albania

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]