Italo-etiopici

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Italo-etiopici
Luogo d'origine Italia Italia
Popolazione 80
Lingua italiano, amarica, inglese
Religione cattolicesimo
Distribuzione
Etiopia Etiopia 80
Coloni e soldati italiani in partenza per conquistare e colonizzare l'Abissinia nel 1935

Italo-etiopici sono gli Italiani che colonizzarono l'Etiopia dopo il 1936, e i loro discendenti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'Etiopia è stata raggiunta da Italiani (spesso missionari e commercianti) solo sporadicamente fin dai tempi medievali. Con l'inizio del colonialismo ottocentesco alcuni Italiani iniziarono ad esplorare l'altopiano etiopico.

Praticamente non vi fu emigrazione dall'Italia verso l'Abissinia anche nel maggior periodo della diaspora italiana nel mondo, tra il 1850 ed il 1915 (solo con il Fascismo se ne verificò una consistente, ma dopo il 1936).

Nella seconda metà dell'Ottocento l'espansione della colonia eritrea italiana verso l'interno portò il Regno d'Italia ad un conflitto con l'Impero etiope, governato dal negus Menelik II. Con la battaglia di Adua del 1896, quando l'esercito etiope sconfisse la potenza coloniale italiana, l'Etiopia riuscì a rimanere indipendente.

Successivamente l'Italia e l'Etiopia firmarono il trattato di Uccialli che sancì le relazioni fra i due paesi fino all'inizio della nuova espansione coloniale italiana verso l'Etiopia, durante il Fascismo.

Il 3 ottobre 1935 l'Italia attaccò l'Impero etiope. Nella campagna venne usato anche il gas iprite, in risposta all'uso dei proiettili Dum-dum da parte degli etiopi, parimenti proibiti dalle convenzioni internazionali. Gli Italiani sconfissero dopo sanguinose battaglie la resistenza degli Etiopi ed occuparono la capitale Addis Abeba il 5 maggio 1936. L'Etiopia venne annessa successivamente all'Impero coloniale italiano nell'Africa Orientale Italiana.

Nei cinque anni tra il 1936 ed il 1940 Mussolini tentò di controllare il territorio abissino, dove si era scatenata una guerriglia simile a quella che si ebbe in Libia dopo la prima guerra mondiale.

In questo lustro molti coloni italiani si trasferirono negli altopiani abissini, creando numerose infrastrutture e sviluppando l'Etiopia. Ma la seconda guerra mondiale distrusse tutti i progetti mussoliniani in Abissinia.

L'Etiopia fu conquistata dagli inglesi nel 1941 e l'imperatore Haile Selassie fu rimesso al potere. Per gli Italo-etiopici iniziò un periodo difficile che li ha fatti quasi scomparire, specialmente dopo gli anni settanta successivi alla caduta del Negus.

Comunità italiana[modifica | modifica wikitesto]

La comunità italiana in Etiopia era molto piccola prima della conquista italiana dell'Abissinia: nel 1935 solamente 200 Italiani vivevano nel regno del Negus, quasi tutti ad Addis Abeba.

Ma in appena cinque anni il loro numero crebbe a circa 40.000 nel 1940. Gli Italo-etiopici erano concentrati nell'area metropolitana della capitale e spesso erano militari ed amministratori appena venuti dall'Italia, in alcuni casi con le loro famiglie[1].

A questi coloni si aggregarono i circa 200.000 lavoratori temporanei dediti alla costruzione delle infrastrutture, che mancavano quasi completamente in Etiopia[2].

Questi 40.000 coloni dovevano essere seguiti - secondo i progetti di Mussolini - da altri due milioni nei successivi dieci anni.

In questa forma il Fascismo voleva risolvere il problema demografico ed emigratorio che aveva afflitto anteriormente il Regno d'Italia: oltre 2.000.000 di Italiani si sarebbero aggiunti ai 12.000.000 di Etiopi negli anni cinquanta, colonizzando e sviluppando gli altopiani abissini.

Nell'ottobre 1939 gli Italo-etiopici erano ufficialmente 35.441, dei quali 30.232 maschi (85,3%) e 5209 femmine (14,7%), quasi tutti residenti in zone urbane [3].

Solamente 3.200 agricoltori italiani si trasferirono in aree agricole, principalmente per via della guerriglia etiope (che ancora nel 1940 controllava 1/4 degli altopiani abissini)

L'Etiopia (divisa nelle provincie amministrative Scioa, Galla-Sidamo, Harar ed Amara) all'interno dell'Impero Italiano (1936-1941)

Gli Italiani in Etiopia crearono in cinque anni molte infrastrutture, che pesarono sull'economia italiana ma che ridussero anche la disoccupazione nella penisola.

Infatti furono costruiti 18.794 km di nuove strade asfaltate, come la Strada Imperiale tra Addis Abeba e Mogadiscio. Furono ricostruiti od iniziati anche 900 km di ferrovie, numerose dighe e centrali idroelettriche, creati ospedali ed uffici amministrativi.

La città di Addis Abeba nei progetti del Fascismo doveva diventare il fiore all'occhiello dell'Impero e fu dotata di fognature e servizi anteriormente inesistenti. Fu stabilito inoltre un "Piano Urbanistico" di completo riassetto della città, che tuttavia non fu iniziato per via dell'inizio delle ostilità coll'Impero britannico[4].

Gli Italiani d'Etiopia stimolarono molto l'economia abissina e diedero vita ad una serie di Compagnie (in forma di Società Anonime, quindi con afflusso anche di capitale estero), a ciascuna delle quali venne assegnato un campo di ricerca e di attività.

Le più grandi furono: le Compagnie per il cotone d'Etiopia; per le fibre tessili vegetali; quella italiana Semi e Frutti oleosi; Compagnia etiopica del latte e derivati; etiopica per la lavorazione delle carni; Cementerie d'Etiopia; Compagnia italiana studi e allevamenti zootecnici; Tannini d'Etiopia per l'industria dei laterizi in Etiopia; Compagnie per le pelli gregge d'Etiopia; per le essenze legnose; Compagnia etiopica mineraria; quella nazionale imprese elettriche d'Etiopia; l'ufficio consorziale per forniture e impianti telegrafonici in AOI; la Compagnia per la flora etiopica; Compagnia etiopica degli esplosivi; Industria per la birra dell'AOI; Industria di vastissime proporzioni per i trasporti automobilistici coordinati da un'apposita agenzia (Citao).

Nel quadro dell'attività di ogni singola compagnia si svilupparono numerose aziende particolari, filiali, officine ed indotto vario. In sostanza, lo sviluppo dell'Impero alleggerí il Meridione d'Italia, funzione questa già positivamente assolta in parte con la Libia.

Tutto questo sviluppo fu interrotto dalla seconda guerra mondiale.

Con la caduta dell'Impero nel 1941 iniziò un periodo di persecuzioni per la comunità italiana, che attualmente[quando?] è ridotta a poche decine di persone.[5].

Attuale situazione[modifica | modifica wikitesto]

Gli Italo-etiopici sotto l'occupazione britannica durante la seconda guerra mondiale dovettero subire molte vessazioni, specialmente da parte degli Etiopi.

Molti finirono in campi di concentramento, mentre alcuni fecero parte della guerriglia italiana fino al 1943, come la dottoressa Rosa Dainelli.

Questa Italiana - radicata ad Addis Abeba - fu responsabile di un attentato nell'agosto 1942 contro un deposito di munizioni inglesi (successivamente fu nominata ad una medaglia al valor militare per questa azione). La Dainelli appartenne al Fronte di Resistenza contro gli Inglesi[6] ed il suo operato fu quasi famoso come quello del tenente Amedeo Guillet nel nord dell'Etiopia[7].

Dopo la fine della guerra gli Italiani rimasti furono usati dal governo etiope nell'amministrazione dello Stato ed alcuni si integrarono con successo nella nascente borghesia etiope.

Il Negus apprezzò il lavoro della comunità italiana e la protesse fino a quando non fu defenestrato da un colpo di Stato nel 1974. I circa 5.000 italo-etiopici rimasti in quell'anno furono costretti ad abbandonare in massa l'Etiopia e le loro proprietà furono nazionalizzate dal regime comunista di Menghistu.

Attualmente[quando?] la loro principale organizzazione è l'Associazione Italiana Profughi dall'Etiopia ed Eritrea (A.I.P.E.E.)[8].

Si stima che nel 1997 - ad Addis Abeba - solo 80 pensionati italiani rimanevano in vita della originale colonia italiana dell'Etiopia fascista[9].

Negli anni duemila molte ditte italiane sono tornate ad operare in Etiopia, per cui ora[quando?] vi sono 1.256 tecnici e manager italiani con le loro famiglie residenti principalmente nell'area metropolitana della capitale abissina[10].

Lingua e religione[modifica | modifica wikitesto]

Tutti gli italo-etiopici sono cattolici e parlano l'italiano, ma parlano in amarico ed inglese come seconda lingua. I pochi italo-etiopici delle nuove generazioni sono completamente inseriti nella società etiopica, ma quasi tutti parlano solo amarico ed inglese (con solo qualche parola di italiano)[senza fonte]. Nella religione, quasi tutti i membri delle giovani generazioni sono cattolici, mentre solo pochi giovani ragazze o ragazzi sono convertiti alle chiese riformate.

Italo-etiopici famosi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nicola Labanca. Oltremare. Storia dell'espansione coloniale italiana. p. 129.
  2. ^ Progettazioni in Ethiopia. pag. 69
  3. ^ Emigrazione italiana in Etiopia
  4. ^ "Piano regolatore definitivo di Addis Abeba", 1939 (in inglese)
  5. ^ Franco Antonicelli. Trent'anni di storia italiana 1915 - 1945. p. 83.
  6. ^ Rosa Dainelli e la guerriglia italiana
  7. ^ Amedeo Guillet (in inglese)
  8. ^ Associazione Profughi Italiani dall'Etiopia
  9. ^ Visita del Presidente italiano ad Addis Abeba nel 1997
  10. ^ Statistiche ufficiali

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonicelli, Franco. Trent'anni di storia italiana 1915 - 1945. Mondadori ed. Torino, 1961
  • Barker, A.J. Rape of Ethiopia, 1936. Ballantine Books. London, 1971. ISBN 978-0345024626
  • Blitzer, Wolf. Century of War. Friedman/Fairfax Publishers. New York, 2001 ISBN 1-58663-342-2
  • Del Boca, Angelo. Italiani in Africa Orientale: La conquista dell'Impero, Laterza, Roma-Bari 1985. ISBN 8842027154
  • Del Boca, Angelo. Italiani in Africa Orientale: La caduta dell'Impero, Laterza, Roma-Bari 1986. ISBN 884202810X
  • Labanca, Nicola. Oltremare. Storia dell'espansione coloniale italiana. Il Mulino. Bologna, 2007. ISBN 8815120386
  • Maravigna, Pietro. Come abbiamo perduto la guerra in Africa. Le nostre prime colonie in Africa. Il conflitto mondiale e le operazioni in Africa Orientale e in Libia. Testimonianze e ricordi.Tipografia L'Airone. Roma, 1949
  • Mockler, Antony. Haile Selassie's War: The Italian-Ethiopian Campaign, 1935-1941. Random House. New York, 1984. ISBN 0394542223
  • Rosselli, Alberto. Storie Segrete. Operazioni sconosciute o dimenticate della seconda guerra mondiale. Iuculano Editore. Pavia, 2007.
  • Sbiacchi, Alberto. Hailé Selassié and the Italians, 1941-43. African Studies Review, vol.XXII, n.1, April 1979.
  • Pintani, Vincenzo.Operazioni sconosciute o dimenticate della seconda guerra mondiale.02/01/1940 Addis Abeba

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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