Italo-svizzeri

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Italo-svizzeri
Luogo d'origine Italia Italia
Popolazione 527.817
Lingua italiano, francese, tedesco
Religione cattolicesimo
Distribuzione
Svizzera Svizzera 527.817

Italo-svizzeri sono gli Italiani residenti da molti anni in Svizzera ed i loro discendenti.

« Abbiamo chiamato braccia e sono venute persone »
(Max Frisch, scrittore svizzero, 1965)

Terminologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine "Italo-svizzeri" non è molto utilizzato e quando si parla d'emigranti italiani, si usa prevalentemente dire "gli Italiani in Svizzera". Gli Italo-svizzeri non vanno confusi con gli Svizzeri italiani, che sono invece gli abitanti autoctoni delle regioni Svizzere di lingua italiana distribuite a sud delle Alpi, nel Canton Ticino (dove l'italiano ricopre il ruolo di prima lingua a scuola e nelle istituzioni) e nel Canton Grigioni (più precisamente nelle valli della Mesolcina, Calanca, Poschiavo e Bregaglia e nel comune di Bivio in Val Sursette).

La lingua italiana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua italiana in Svizzera.

In Svizzera la lingua italiana è lingua nazionale e riconosciuta come lingua ufficiale della Confederazione insieme al Tedesco, il Francese ed il Rumantsch (romancio: lingua ladina delle valli grigionesi). L'italiano viene parlato come lingua autoctona dagli Svizzeri italiani nel Canton Ticino ed in parte del Canton Grigioni.

Gli Italo-svizzeri sono concentrati nelle aree settentrionali della Svizzera tedesca, mentre gli Svizzeri italiani sono radicati nel sud della Svizzera (Canton Ticino e Grigioni)

Nonostante l'Italiano sia parte integrante del tessuto culturale e linguistico elvetico, fuori dalla Svizzera italiana la sua importanza e l'uso nella collettività vanno decrescendo per varie ragioni.[1]

La causa principale è da ricercarsi nell'integrazione dei figli d'italiani emigrati di seconda e terza generazione, che (come dimostrato nel censimento del 2000) pensano e parlano - quasi esclusivamente ormai - usando la lingua d'adozione, il tedesco o il francese. Se da una parte ciò rappresenta un merito alla politica svizzera d'integrazione, dall'altra si è forse persa l'occasione, per la minoranza italofona, d'accrescere l'impatto culturale della lingua italiana nelle regioni tedescofone e francofone.

Un'altra causa della perdita di terreno della lingua italiana in Svizzera e, più in generale nel mondo, è lo scarso sostegno che la lingua italiana riceve dallo Stato italiano fuori dall'Italia[2]. Il British Council, a titolo di paragone, riceve dallo Stato britannico, per curare e promuovere l'uso della lingua inglese, circa 220 milioni di euro, il Goethe-Institut dallo Stato tedesco riceve 218 milioni di euro, l'Istituto Cervantes, per promuovere l'uso dello spagnolo riceve da Madrid 90 milioni di euro, l'Alliance française riceve quasi 11 milioni da Parigi (cui vanno aggiunti 89,2 milioni di euro destinati all'Organizzazione Internazionale della Francofonia[3]), mentre la Società Dante Alighieri, per promuovere e curare l'utilizzo dell'italiano fuori dall'Italia, riceveva 1,2 milioni di euro, dimezzati nel 2010 a 600.000 euro a causa dei risparmi decisi da Roma[4] (circa un quinto di quanto spende il solo Canton Ticino per salvaguardare il dialetto ticinese e l'italianità in Svizzera[5]).

Fuori dal Canton Ticino e dalle valli italofone del Canton Grigioni, la comunità italo-svizzera ha aperto numerose scuole nelle principali città elvetiche (finanziate in parte dagli stessi immigrati, in parte dalla Confederazione svizzera). Due scuole elementari, una scuola media e un liceo a Basilea; una scuola elementare, una scuola media e un liceo a Losanna; una scuola media e un liceo a Zugo; una scuola elementare, una scuola media, un liceo artistico e una scuola superiore a Zurigo; una scuola elementare, una scuola media e tre licei tecnici a San Gallo[6]. Vengono inoltre considerate "scuole italiane" anche l'Istituto elvetico (scuola media e liceo, gestiti dai Salesiani) di Lugano e il Liceo L. Da Vinci di Lugano, in quanto seguono un programma di studio più simile a quello italiano che a quello ticinese.

Integrazione dei giovani[modifica | modifica wikitesto]

Grazie ad una convenzione tra Svizzera e Italia, i giovani italiani che hanno fatto richiesta di cittadinanza elvetica, hanno la possibilità di mantenere il passaporto italiano; questo ha comportato una crescita delle richieste di naturalizzazione, permettendo loro di godere dei diritti civici in entrambe le nazioni. I figli della grande emigrazione in Svizzera, iniziata nel dopo guerra fino ai primi anni ottanta, difficilmente decidono di rientrare in patria, al contrario dei loro genitori che a volte riprendono la via del ritorno quando raggiungono l'età della pensione.

La questione del rientro, con l'invecchiamento della popolazione degli emigranti, ha comportato a partire dagli anni novanta il confronto con nuove problematiche sociali: in molti infatti decidono di restare in Svizzera per stare accanto ai propri figli e nipotini, altri decidono di tornare nel paese d'origine, dove spesso hanno costruito la casa del tanto agognato rientro. Coloro che hanno deciso di rientrare, possono ritrovarsi "emigranti" per una seconda volta, quando si rendono conto che le abitudini della loro infanzia e le amicizie di un tempo non ci sono più, in un'Italia che è certamente cambiata[7].

In funzione di questi rientri, in quei paesi del Mezzogiorno d'Italia dove l'emigrazione ha costituito per decenni un vero tratto distintivo, culturale e di crescita economica, sono nate una serie di Associazioni costituite e gestite da ex emigranti, che fanno da corollario a svariate manifestazioni e feste che ripropongono il tema da un profilo storico e sociale.

Comunità italiana[modifica | modifica wikitesto]

Monumento dello scultore ticinese Vincenzo Vela agli operai - in maggioranza italiani - caduti durante la costruzione della galleria del San Gottardo.
Foto segnaletica di Mussolini del 1903 (rifugiato in Svizzera), quando fu arrestato dalla polizia elvetica perché sprovvisto di documento d'identità. Il cartello riporta l'erronea dicitura Moussolini Benedetto
Ernesto Bertarelli, ex patron di Serono e creatore di Alinghi.

La storia dell'emigrazione italiana in Svizzera cominciò nella prima metà dell'Ottocento. La maggioranza degli Italiani in Svizzera provenne inizialmente dal Nord Italia, soprattutto dal Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia. Attualmente le regioni italiane di maggiore provenienza sono: Lombardia (15%), Campania (13,1%), Puglia (12,4%), Sicilia (12,1%) e Veneto (8,4%); inoltre, gli Italo-svizzeri si concentrano per lo più nella zona di Zurigo (22,7%) e Basilea (14,4%).

« Nella seconda metà del secolo XIX inizia la prima ondata migratoria degli italiani in Svizzera. Nel 1860 se ne contano 10.000, nel 1900 117.059 e nel 1910 già 202.809.Lavorano principalmente alla nuova rete ferroviaria. Più di tre quarti provengono dal Piemonte, dalla Lombardia e dal Veneto; il resto viene dall’Italia centrale, Roma inclusa. Al sud spetta soltanto la quota assai limitata dell’uno per cento.[8] »

Negli anni trenta vi fu anche una piccola emigrazione di intellettuali e politici antifascisti, che diedero vita alle "Colonie libere italiane" nel loro esilio. La seconda guerra mondiale arrestò l'emigrazione momentaneamente, ma nel 1945 riprese incrementata dalla distruzione bellica dell'economia italiana. Alla fine degli anni cinquanta si esaurì l'emigrazione dal centro-nord italiano, per via del miracolo economico italiano, mentre si incrementò quella dal Mezzogiorno. L'importanza dell'emigrazione italiana in Svizzera la si deduce anche dal fatto che vi furono oltre sette milioni di partenze di emigranti italiani dall'Italia per l'estero tra il 1945 ed il 1976, e ben due milioni andarono nella Confederazione Elvetica.[9] Quasi il 70% degli Italiani, che emigrò nella Confederazione dopo la seconda guerra mondiale, si stabilì nei cantoni di lingua tedesca.

« La popolazione italiana sale costantemente fino al 1975. Più di due terzi dell’intera popolazione straniera in Svizzera provengono dall’Italia. Nel 1975 si raggiunge il punto più alto e vengono registrati 573.085 italiani. La maggior parte degli emigranti sono lavoratori stagionali, il cui permesso di soggiorno è limitato a 9 mesi e può essere rinnovato all’occorrenza. Sono occupati innanzi tutto in cantieri edili, pubblici e privati, e negli esercizi alberghieri, ma anche in diversi settori non vincolati alla stagionalità. Lo “stagionale” non è autorizzato a farsi raggiungere in Svizzera dalla famiglia. Soltanto dopo anni e a determinate condizioni i lavoratori stranieri ricevono il permesso di far venire la famiglia.[10] »

La proporzione di stranieri in Svizzera, che nel 1960 aveva superato il 10% della popolazione, toccò il 17,2% nel 1970 con oltre un milione d'individui, il 54% dei quali italiani[11]. Ad oggi se si contano i naturalizzati con doppio passaporto, la cifra supera le 527.000 unità[12], su una popolazione svizzera di quasi otto milioni d'abitanti. Attualmente gli stranieri in Svizzera rappresentano il 23% della popolazione e la comunità italiana è ancora quella più numerosa (il 18,9% della popolazione straniera). L'Anagrafe ufficiale del Ministero dell'Interno italiano attestava che nel 2007 vi erano 500.565 Italiani in Svizzera con diritto di voto (includendo coloro con il doppio passaporto), e 261.180 nuclei familiari.[13] Da questi numeri si può dedurre da una parte l'importanza che ricopre ancora oggi la comunità italiana o italosvizzera nella Confederazione, dall'altra l'importanza della Svizzera quale paese di emigrazione per gli Italiani. Una simile emigrazione ha inizialmente creato tensioni all'interno della società svizzera e in alcune occasioni esponenti di destra hanne cercato di limitare l'immigrazione italiana promuovendo persino un referendum ("Iniziativa Schwarzenbach", che voleva limitare il numero degli stranieri al 10% della popolazione svizzera) nel 1970, che non ha tuttavia ottenuto la maggioranza dei consensi dei cittadini svizzeri[14].

Recentemente si è fatta consistente l'emigrazione in Svizzera di imprenditori italiani. Il flusso, molto modesto negli anni passati (ma iniziatosi negli anni Settanta) si è irrobustito. La figura più conosciuta è quella di Ernesto Bertarelli, figlio dell'imprenditore Fabio Bertarelli che nel 1977 trasferì l'impresa di famiglia Serono da Roma a Ginevra. A partire dagli anni Novanta si è accentuato il trasferimento di imprenditori italiani in Svizzera, soprattutto nel Canton Ticino (favorita dalla vicinanza geografica, dalla lingua italiana a dalla sua politica di marketing territoriale). Le ragioni di questi trasferimenti sono principalmente: la burocrazia svizzera più snella, il carico fiscale più modesto, migliori infrastrutture e la presenza di parchi tecnologici[15].

Un altro aspetto non prettamente connesso con l'emigrazione, ma legato al mondo del lavoro tra Italia e Svizzera è quello del frontalierato, ovvero cittadini italiani che al mattino si recano al lavoro nella vicina Svizzera nei cantoni di confine come il Ticino, Grigioni e Vallese per fare ritorno a casa la sera. Particolarmente attiva la presenza di lavoratori frontalieri italiani nel Canton Ticino, con oltre 58'000 presenze giornaliere che rappresentano più del 22% della forza lavoro del Cantone di lingua italiana[16], la cui popolazione ammonta a poco più di 340'000 unità[17]

Pubblicazioni degli Italo-svizzeri[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Giornalino, trimestrale (Briga, 1988), editore Colonia Italiana di Briga, direttore Cinzia Viscomi Minniti.
  • Comunità, mensile (San Gallo, dal 1975), editore e direttore padre Emilio Bernardini (Missione Cattolica Italiana di San Gallo).
  • Corriere degli Italiani (Lucerna).
  • Insieme di Affoltern, bimestrale (Affoltern am Albis, 1982), editore Missione Cattolica Italiana di Affoltern, direttore don Albino Michelin.
  • Presenza Italiana, bimestrale della MCL di Ginevra (Ginevra, 1972), editore e direttore Luciano Cocco (Padri Scalabriniani).
  • La Rivista, mensile (Zurigo, 1909), editore Andrea G. Lotti (Camera di Commercio Italiana per la Svizzera), direttore Giangi Cretti.
  • Il Dialogo, bimestrale (Lugano, 1990), editore ACLI Svizzera (Associazioni cristiane lavoratori italiani), direttore Luigi Zanolli.

Film sull'emigrazione italiana in Svizzera[modifica | modifica wikitesto]

Opere teatrali[modifica | modifica wikitesto]

Italo-svizzeri famosi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Berruto, Moretti & Schmid. Interlingue italiane nella Svizzera tedesca. Osservazioni generali e note sul sistema dell'articolo, in E. Banfi e P. Cordin (a cura di). Storia dell'italiano e forme dell'italianizzazione. Bulzoni. Roma, 1990.
  • Crespi Ferdinando. Ticino irredento. La frontiera contesa. Dalla battaglia culturale dell'"Adula" ai piani d'invasione. FrancoAngeli. Milano, 2004.
  • Favero Luigi e Tassello Graziano. Cent'anni di emigrazione italiana (1876-1976). Cser. Roma, 1978.
  • Foerster, Robert Franz. The Italian Emigration of Our Times. Ayer Publishing. New York, 1969 ISBN 0-405-00522-9
  • Savoia Sergio e Vitale Ettore. Lo Svizzionario. Edizioni Linguanostra. Bellinzona, 2002.
  • Gian Antonio Stella, L'orda quando gli albanesi eravamo noi, Rizzoli editore, 2002.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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