Italo-tunisini

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Italo-tunisini
Luogo d'origine Italia Italia
Popolazione 3.537 (iscritti AIRE)
Lingua Italiano · Francese · Arabo
Religione Cattolicesimo
Distribuzione
Tunisia Tunisia ca 3.000
Forte Genovese nell'isola di Tabarka, vicino Biserta (Tunisia).
Edifici di Tunisi con caratteristiche dello stile "Liberty" italiano.

Gli italo-tunisini (italiani di Tunisia) sono una colonia di italiani, emigrati in Tunisia principalmente negli ultimi due secoli. Erano oltre 100.000 agli inizi del Novecento, mentre ora sono ridotti a poche migliaia e praticano in maggioranza la religione cattolica, ma ci sono alcuni che si sono converti all'islam.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi italiani a radicarsi in Tunisia furono i genovesi, che occuparono l'isola di Tabarca nella costa settentrionale della Tunisia allo scopo di coltivare il locale corallo ed avere una base per i loro commerci. L'isola appartenne alla famiglia genovese dei Lomellini dal 1540 al 1742.

Nel XVI secolo emigrarono nella città di Tunisi da Livorno numerosi ebrei, che crearono attivi scambi commerciali coll'Italia fino ai tempi napoleonici.

Ai primi dell'Ottocento si rifugiano molti esuli italiani in Tunisia (come lo stesso Giuseppe Garibaldi).

A partire dall'Unità d'Italia si registra una notevole emigrazione di Siciliani in Tunisia, che arrivarono ad essere oltre il 70% della comunità italiana in Tunisia e ne furono l'etnia europea più numerosa. Con l'instaurazione del protettorato sulla Tunisia da parte della Francia, nel 1881, ed il cosiddetto "schiaffo di tunisi" ovvero il venir meno della Francia agli accordi che avevano assicurato al governo italiano l'influenza sul Bey di Tunisi[senza fonte], iniziò un periodo di graduale - ed anche forzata - assimilazione degli italo-tunisini.

I francesi considerarono gli italo-tunisini alla stregua di un pericolo (li chiamarono le peril italien), per via delle aspirazioni del governo italiano sulla Tunisia.[1]

La presenza degli italiani nella società tunisina (e nella sua realtà culturale ed economica) era tale che fu scritto che "La Tunisia è una colonia italiana amministrata da funzionari francesi".

Mussolini - per ragioni nazionalistiche - diede un notevole contributo agli italo-tunisini, costruendo scuole ed ospedali e creando banche ed organizzazioni assistenziali per loro. Molti italiani di Tunisia parteciparono attivamente nelle file del fascismo e, quando le forze dell'Asse occuparono la Tunisia nel novembre 1942, alcuni di loro aderirono alle unità militari combattenti contro gli Alleati. La vittoria alleata in Tunisia nel maggio 1943 segnò l'inizio della scomparsa della comunità italiana: i francesi di De Gaulle subito chiusero tutte le scuole ed i giornali italiani. Negli anni cinquanta gli italo-tunisini risentirono della guerra d'indipendenza dei tunisini contro la Francia e furono costretti all'emigrazione in massa, in una forma simile a quanto avvenne coi francesi d'Algeria (ed in misura minima cogli italo-egiziani).

Nel censimento francese del 1926 nella colonia tunisina vi erano 173.281 europei, dei quali 89.216 erano italiani, 71.020 francesi e 8.396 maltesi. Ma nel censimento del 1946 gli italiani in Tunisia erano 84.935, in quello del 1959 solo 51.702 e nel 1969 meno di 10.000. Oggi (2005) ce ne sono solo 3.000, di cui appena 900 discendenti dall'originaria emigrazione ottocentesca, concentrati principalmente nell'area metropolitana di Tunisi.

Lo Schiaffo di Tunisi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Schiaffo di Tunisi.

Lo Schiaffo di Tunisi fu un'umiliazione subita dall'Italia nel 1881 ad opera dei francesi, che stabilirono il protettorato sulla Tunisia, obiettivo delle mire colonialistiche italiane.

L'Italia aveva siglato un trattato con la Tunisia l'8 settembre 1868, per una durata di 28 anni, per regolare il regime delle capitolazioni. L'accordo internazionale confermava i diritti, i privilegi e le immunità già concesse in precedenza ai cittadini di alcuni Stati preunitari italiani. Gli italiani conservavano la loro nazionalità d'origine e non dipendevano che dalla giurisdizione consolare in materia civile, commerciale e giudiziaria, ma non in materia immobiliare, in cui, tuttavia, era riservata al console l'applicazione delle sentenze pronunciate dai tribunali del bey. L'uguaglianza civile assicurava agli italiani la libertà di commercio e un vero e proprio privilegio d'extraterritorialità per i loro stabilimenti. In materia di pesca e di navigazione, beneficiavano dello stesso trattamento dei tunisini. Infine, il bey non poteva modificare i dazi doganali senza consultare preventivamente il governo italiano.

Benedetto Cairoli, il primo ministro che subì lo schiaffo di Tunisi e dovette rassegnare le dimissioni

Il principale obiettivo di politica estera del secondo governo guidato da Benedetto Cairoli era la colonizzazione della Tunisia, cui ambivano la ricca Francia e la debole Italia. Cairoli, e prima di lui Depretis, non ritenne mai di procedere ad un'occupazione, essendo in generale ostile ad una politica militarista; tuttavia confidava nella possibile opposizione della Gran Bretagna all'allargamento della sfera di influenza francese in Africa del nord (mentre, semmai, Londra era ostile al fatto che una sola potenza controllasse per intero il Canale di Sicilia).

Cosicché il governo si lasciò sorprendere, l'11 maggio 1881, quando i francesi procedettero all'occupazione della colonia. Ciò diede ulteriore conferma della debolezza della posizione internazionale dell'Italia, e rinfocolò le polemiche successive al Congresso di Berlino. Gli eventi, in effetti, dimostravano la velleitarietà della politica di Cairoli e di Depretis, l'impossibilità di un'alleanza con la Francia e la necessità di un riavvicinamento con Berlino, e quindi con Vienna, seppure obtorto collo.

Una simile inversione della politica estera dell'ultimo decennio, tuttavia, non poteva essere condotta dai medesimi uomini politici e Cairoli riconobbe la necessità di presentare le dimissioni, il 29 maggio 1881, evitando così che la Camera lo censurasse apertamente. Da allora di fatto scomparve dalla scena politica.

L'instaurazione del protettorato francese sulla Tunisia, significò, nei decenni successivi, il lento predominio della comunità francese a scapito di quella italiana.

La Goletta: una cittadina "italiana" in Tunisia[modifica | modifica wikitesto]

La cittadina di La Goletta, a dieci chilometri dalla periferia settentrionale di Tunisi, è emblematica della presenza italiana in Tunisia.

La Goletta si sviluppò a partire dalla metà dell'Ottocento come quartiere abusivo della capitale a seguito dell'arrivo, dapprima modesto, di immigrati Maltesi e Siciliani (in particolare dalle province di Palermo, Trapani ed Agrigento), attirati dalle prospettive di lavoro legate a specifiche attività marinare e portuali. Il suo nome sembra essere dovuto al fatto di trovarsi in una piccola "gola" di fiume, per cui fu chiamata così dai primi italiani che vi si trapiantarono nel primo Ottocento (I francesi successivamente ufficializzarono il nome "La Goulette", dall'italiano La Goletta).

A partire dal 1868, anno in cui il Trattato della Goletta incoraggiò l'immigrazione in Tunisia, l'arrivo degli italiani si fece sempre più massiccio, fino ad assumere la portata di autentiche ondate immigratorie che cambiarono la fisionomia della città. In quegli anni, l'America era ancora una meta troppo difficile da raggiungere per i Siciliani e Maltesi in cerca di fortuna, cosicché il flusso emigratorio si riversò sulla vicina Tunisia. La stragrande maggioranza di questi coloni - che erano braccianti, manovali, minatori e pescatori - giunse alla Goletta in condizioni di sostanziale miseria.

Nel giro di pochi decenni gli italiani si riscattarono dall'indigenza e divennero l'elemento maggioritario in città, dando vita al quartiere della "Piccola Sicilia". Nel contempo venne fondata una camera di commercio (1884), la Banca Siciliana, il quotidiano "L'Unione" ed altri enti culturali ed assistenziali dedicati agli italiani (teatri, cinema, scuole, ospedale). I nuovi venuti vissero comunque pacificamente a lato della popolazione autoctona; anzi le due comunità si amalgamarono parzialmente attraverso matrimoni misti. In questo scenario di vivace cosmopolitismo, furono frequenti le interazioni culturali a livello di abbigliamento, tradizioni e addirittura solennità religiose.

Se gli italiani in Tunisia erano già circa 25.000 nel 1870, in occasione del censimento del 1926 vennero contati in 89.216, di cui migliaia residenti alla Goletta (dove erano circa la metà della popolazione).

anno tunisini musulmani tunisini ebrei francesi italiani maltesi totale
1921 778 1540 772 2449 (40,8%) 381 5997
1926 1998 2074 1264 2921 (33,8%) 299 8653
1931 2274 843 2233 3476 (37,5%) 332 9260
1936 2343 1668 2713 3801 (35,0%) 265 10 862
Censimenti La Goletta. Fonte: Paul Sebag, Tunis. Histoire d'une ville, ed. L'Harmattan, Parigi 1998

Nel 1964, quando il presidente Habib Bourguiba ordinò il sequestro dei beni degli stranieri in Tunisia, questi ultimi presero la via dell'esilio. Gli italiani della Goletta, non avendo che documenti francesi, non ebbero altra scelta che cercare una nuova vita in Francia, dove andarono ad aggiungersi ai pieds-noirs provenienti dall'Algeria.

Le poche vestigia del passato italiano della Goletta sono la chiesa cattolica, alcune case con fregi liberty ed alcune frasi in lingua siciliana rimaste nella memoria dei tunisini più anziani. A mantenere un legame con la terra natia di molti esuli è il "Corriere di Tunisi", un periodico quindicinale nato nel 1956 e diffuso oltremare presso la diaspora della Goletta.

La più celebre figlia della Goletta è l'attrice Claudia Cardinale, che prese la strada del successo dopo essere stata eletta nel 1957 la più bella italiana di Tunisi.

Storia dei Liguri di Tabarca, in Tunisia[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni pescatori di corallo provenienti dalla Liguria, e in particolare dalla cittadina di Pegli a ovest di Genova (ora quartiere del comune del capoluogo), attorno al 1540 andarono a colonizzare Tabarca. Questa era una piccola isola assegnata dall'imperatore spagnolo Carlo V alla famiglia Lomellini, nell'odierna Tunisia ma vicina al confine con l'Algeria.[2]

L'isola di Tabarca nel Seicento, quand'era popolata da Liguri. Si noti la bandiera della Repubblica di Genova, sventolando sul castello.

Qui la comunità prosperò fino ai primi anni del Settecento sviluppando anche un intenso commercio con le popolazioni del retroterra, sfruttando la propria caratteristica di unica enclave europea sulla costa maghrebina. Mutate le condizioni politiche in seguito all'accresciuta ingerenza della Francia e all'esigenza della nuova dinastia tunisina degli Husainidi di rafforzare il proprio controllo sul territorio, nel 1738 una parte della popolazione preferì trasferirsi in Sardegna, sull'isola di San Pietro.

Nel 1741 Tabarca fu occupata dal bey di Tunisi, e gli abitanti rimasti divennero schiavi, ma Carlo Emanuele III di Savoia, Re di Sardegna, riscattò una parte di questa popolazione, portandola ad accrescere nel 1745 la comunità di Carloforte. Altri Tabarchini rimasero schiavi e furono ceduti al bey di Algeri, che a sua volta nel 1769 li affidò dietro pagamento di un riscatto al re di Spagna, Carlo III, il quale fece da loro popolare l'isola di Nueva Tabarca vicino ad Alicante. Una parte dei Tabarchini rimasti a Tunisi in condizione di libertà si trasferirono nel 1770, su invito del maggiorente carlofortino Giovanni Porcile sull'isola di Sant'Antioco, dove fondarono Calasetta.

Gli ultimi Tabarchini rimasti in Tunisia, prevalentemente nei porti di Tunisi, Biserta e Sfax, costituirono un millet, minoranza etnico-linguistica e religiosa riconosciuta dal bey di Tunisi, e come tale godettero di una certa tutela: molti di loro fecero parte dell'amministrazione della Reggenza soprattutto sotto il regno di Ahmed I, figlio a sua volta di una schiava tabarchina, svolgendo un ruolo attivo nella politica e nell'economia del paese, spesso a diretto contatto con imprenditori liguri quali Giuseppe Raffo e Raffaele Rubattino.

L'uso del tabarchino in Tunisia è attestato fino ai primi del Novecento quando, con l'instaurazione del protettorato francese, la maggior parte dei Tabarchini optò per la naturalizzazione francese. Ma alcuni rimasero italiani, e finanche parteciparono come "volontari" pro-Italia durante l'occupazione italiana della Tunisia nei primi mesi del 1943. I loro discendenti vivono oggi prevalentemente in Francia ed Italia, anche se ve ne sono alcuni rimasti nell'area di Biserta e nella capitale tunisina.

Retaggio italiano[modifica | modifica wikitesto]

La presenza italiana in Tunisia ha lasciato numerose tracce, dalla costruzione di strade ed edifici fino alla letteratura, industria, commercio e finanche alla gastronomia[3]. Cittadine come La Goletta vicino Tunisi sono state praticamente costruite dagli italo-tunisini (in questa cittadina è nata Claudia Cardinale nel 1938). A Tunisi e Biserta vi sono ancora oggi "quartieri siciliani". Infine numerosi italiani hanno scelto la Tunisia come seconda terra d'elezione, per impiantare nuove attività industriali o come meta turistica. Rinomata è la presenza italiana nella città di Hammamet, a 50 km dalla capitale, fino dagli anni '70 nella località balneare vi sono le dimore del regista teatrale Peppino Patroni Griffi, e di Bettino Craxi, già Presidente del Consiglio dei Ministri che finì gli ultimi anni della sua vita nella sua dimora tunisina ed è seppellito nel cimitero cristiano della città, oggi visitatissimo grazie alla sua presenza.

Anche se costretti all'esilio negli anni cinquanta e sessanta, gli italiani hanno lasciato un'indelebile impronta in Tunisia: si calcola che circa il 10% dei Tunisini attuali abbiano almeno un antenato italiano o siano imparentati (tramite membri della loro famiglia) con un italo-tunisino.

Anche la lingua locale araba ha molti vocaboli presi dall'italiano (e dal siciliano).[4]

Lingua e religione[modifica | modifica wikitesto]

Tutti gli italo-tunisini parlano un po' l'italiano (parlando in arabo e in francese e/o inglese come seconda lingua) e sono cattolici. Gli italo-tunisini delle nuove generazioni sono equiparati alla società tunisina, e la maggior parte di loro parlano principalmente arabo e francese (con solo qualche parola di italiano).

Nella religione, la maggior parte delle giovani generazioni professa il cattolicesimo, mentre solo pochissime giovani ragazze sono convertite all'Islam (soprattutto a causa del matrimonio).

Principali italo-tunisini[modifica | modifica wikitesto]

Claudia Cardinale in "C'era una volta il West" di Sergio Leone

La seguente è una piccola lista dei più rinomati italo-tunisini:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storia degli Italiani di Tunisia
  2. ^ Liguri di Pegli a Tabarca
  3. ^ Gastronomia
  4. ^ Loanwords from Italy in Tunisia (in inglese)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberti Russell, Janice. The Italian community in Tunisia, 1861-1961: a viable minority. Columbia University. Columbia, 1977.
  • Bellahsen, Fabien, Daniel Rouche et Didier Bizos. Cuisine de Tunisie Ed. Auzou. Paris, 2005
  • Bonura, Francesco. Gli italiani in Tunisia ed il problema della naturalizzazione. Luce Ed. Roma, 1929
  • Foerster, Robert. The Italian Emigration of Our Times. Ayer Publising. Manchester (New Hampshire), 1969. ISBN 0-405-00522-9
  • Mion, Giuliano. Osservazioni sul sistema verbale dell'arabo di Tunisi. Rivista degli Studi Orientali 78. Roma, 2004.
  • Moustapha Kraiem. Le fascisme et les italiens de Tunisie, 1918-1939. Cahiers du CERES. Tunis, 1969
  • Mugno, Salvatore (a cura di), Sicilia, Tunisia e la poesia di Mario Scalesi, presentazione di M. G. Pasqualini, Palermo, Isspe, 2000.
  • Pendola Marinette, Gli italiani di Tunisia. Storia di una comunità (XIX-XX secolo), Ed. Umbra, "I Quaderni del Museo dell'emigrazione", Foligno, 2007
  • Priestley, Herbert. France Overseas: Study of Modern Imperialism. Routledge. Kentucky, 1967. ISBN 0-7146-1024-0
  • Scalesi, Mario, Les Poèmes d'un Maudit. Le Liriche di un Maledetto, saggio introduttivo, traduzione e cura di Salvatore Mugno, presentazione di Renzo Paris, con un contributo di Yvonne Fracassetti Brondino e una nota di Dino Grammatico, Palermo, Isspe, 1997.
  • Scalesi, Mario, Les Poèmes d'un Maudit. Le Liriche di un Maledetto, saggio introduttivo, traduzione e cura di Salvatore Mugno, Mercato S. Severino (SA), Edizioni Il Grappolo, 2006.
  • Sebag, Paul. Tunis. Histoire d'une ville ed. L'Harmattan, Paris, 1998
  • Smeaton Munro, Ion. Trough Fascism to World Power: A History of the Revolution in Italy.Ayer Publising. Manchester (New Hampshire), 1971. ISBN 0-8369-5912-4
  • Watson, Bruce Allen. Exit Rommel: The Tunisian Campaign, 1942-43. Stackpole Military History Series. Mechanicsburg, PA: Stackpole Books (1999). ISBN 978-0-8117-3381-6.

Filmografia

  • Trapani-Tunis A/R, un docufilm di Renato Alongi, Massimo Mantia, Rosario Riginella, musiche di Gianni Gebbia, Regione Siciliana, 2012

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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