Italoamericani

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Italoamericani
Luogo d'origine Italia Italia
Popolazione 223.429 cittadini italiani
ca 17.250.000 oriundi[1] (2010)
Lingua inglese, italiano, dialetto
Religione maggioranza cattolicesimo, protestantesimo, ebraismo
Distribuzione
Stati Uniti Stati Uniti 17.250.000

Gli italoamericani sono gli italiani che risiedono (o hanno risieduto dal XVII secolo) nel territorio degli Stati Uniti d'America in modo permanente o comunque per un periodo significativo della loro vita. La comunità italoamericana include persone nate in Italia ed emigrate negli Stati Uniti, o nate negli Stati Uniti da genitori italiani, nonché i loro discendenti di terza, quarta, ecc. generazione, che si identifichino come appartenenti ad essa.

Secondo il censimento ufficiale (U.S. CENSUS Bureau) del 2000, quasi 16 milioni (il 5,6%) di persone residenti negli Stati Uniti dichiararono di avere ascendenze italiane, rappresentando così il sesto gruppo etnico della federazione. Nel censimento del 2010 tale numero risulta aumentato a circa 17.250.000 milioni[1]. Tuttavia, secondo alcune importanti associazioni culturali italo-americane, le persone che possiedono una qualche discendenza italiana nella loro famiglia sono stimate ad oltre 20 milioni di persone.[2] Di queste gli iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) (persone aventi quindi cittadinanza italiana o doppia cittadinanza, italiana e statunitense) sono oltre 200.000, per l'esattezza 223.429 secondo l'ultima rilevazione alla fine dell'anno 2012.[3]

Poiché l'emigrazione dall'Italia cominciò negli Stati Uniti prima dell'unità italiana, e raggiunse il suo picco in un'epoca in cui le differenze regionali erano ancora molto forti e marcate, sia dal punto di vista linguistico che etnico, molti degli emigrati italiani si riunirono (e tuttora si riuniscono) primariamente su base regionale piuttosto che nazionale. Oggi sono molti gli studi dedicati anche alla storia distinta dei vari gruppi regionali. Si può parlare così ad esempio di siculoamericani (Sicilian American) ad indicare gli americani di origini siciliane, o di liguriamericani a indicare quelli di origine ligure, ecc.[4]

Indice

Storia[modifica | modifica sorgente]

I primi esploratori e missionari italiani nel nuovo mondo (dal XVI al XVIII secolo)[modifica | modifica sorgente]

Gli italiani e i loro discendenti hanno giocato un ruolo chiave nella scoperta, nell'esplorazione e nell'insediamento delle Americhe, a cominciare ovviamente da Cristoforo Colombo (1451-1506), al servizio della Spagna, e Amerigo Vespucci (1454-1512), al servizio del Portogallo, che però non giunsero sul territorio nord-americano. Il fatto che l'inglese sia oggi la lingua parlata negli Stati Uniti può essere direttamente attribuito all'affermazione ed egemonia da parte dell'Inghilterra e delle sue colonie nel Nord dell'America. Questo avvenne anche grazie ai viaggi degli esploratori italiani Giovanni Caboto (1450-1498) e suo figlio Sebastiano Caboto, al servizio della corona inglese, i quali tuttavia si limitarono alle coste settentrionali dell'odierno Canada. Nel 1524 Giovanni da Verrazzano (1485-1528) fu il primo europeo ad esplorare la costa atlantica degli odierni Stati Uniti e il primo ad entrare nella Baia di New York in un viaggio al servizio della Francia.

Essendo Francia e Spagna nazioni cattoliche molti missionari vennero mandati dalla Chiesa cattolica a convertire la popolazione nativa alla cristianità, a soddisfare i bisogni spirituali dei primi coloni, ed anche a fungere da avanguardia per l'esplorazione di nuovi territori. Tra questi missionari molti erano italiani, sulle orme di Alessandro Geraldini (1455-1525), primo vescovo cattolico nelle Americhe, a Santo Domingo. Padre Marco da Nizza visitò i territori dell'odierna Arizona attorno al 1539-40. Agli inizi del XVII secolo Padre Francesco Giuseppe Bressani visse otto anni (dal 1642 al 1650) fra gli indiani Huron e Algonquin nei territori settentrionali attorno ai Grandi laghi. Il Sud Ovest e la California furono esplorate e mappate da Eusebio Francesco Chini (1645-1711) gesuita ed esploratore.

Numerosi italiani al servizio di Spagna e Francia continuarono ad essere coinvolti nella esplorazione, nella mappatura di questi nuovi territori e nella creazione di insediamenti. Henri de Tonti (Enrico de Tonti; 1649/50-1704) assieme all'esploratore francese La Salle esplorò la regione dei grandi laghi. Egli fondò il primo insediamento europeo nell'Illinois nel 1679 e in Arkansas nel 1683. Assieme a La Salle fondò New Orleans e fu governatore del territorio della Luisiana nei venti anni successivi. Suo fratello Alphonse de Tonti (1659-1727) assieme all'esploratore francese Antoine Cadillac fu il co-fondatore di Detroit e suo governatore per 12 anni.

Il periodo coloniale e la guerra di indipendenza americana (1775-1783)[modifica | modifica sorgente]

Il primo italiano di cui si abbia notizia che venne a risiedere in America fu Pietro Cesare Alberti (1608–1655), un marinaio veneziano che, nel 1635, si insediò nella città di Nuova Amsterdam (l'odierna New York), allora colonia olandese. Nel 1640 un gruppo di 200 Valdesi arrivò dall'Italia in cerca di un luogo più ospitale dove praticare la propria religione. La famiglia Taliaferro, originaria di Venezia, fu poi una delle prime famiglie a insediarsi in Virginia. Questi primi italiani vennero in seguito raggiunti da altri connazionali in un piccolo ma costante flusso di nuovi arrivi. Tra di essi troviamo nel Settecento anche i musicisti John Palma e Giovanni Gualdo a Filadelfia e Pietro Sodi il primo famoso maestro di ballo italiano a venire negli Stati Uniti nel 1774-75.

Tre italiani in particolare ebbero un ruolo di primo piano nella Guerra di indipendenza americana.

Filippo Mazzei (1730-1816), medico, filosofo e promotore della Libertà fu amico e confidente di Thomas Jefferson. Pubblicò un opuscolo contenente la frase Tutti gli uomini sono per natura ugualmente liberi e indipendenti (in inglese All men are by nature equally free and independent) che Jefferson riportò sostanzialmente intatta nella sua Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America.

Carlo Bellini (1735-1805), amico e compagno di Filippo Mazzei fu il primo intellettuale italiano a lavorare in un'università americana, il College of William & Mary, negli anni 1779-1803 come professore d'italiano.

Giuseppe Maria Francesco Vigo (Francis Vigo; 1747-1836) aiutò le forze rivoluzionarie durante la guerra d'indipendenza americana, essendo uno dei finanzieri più importanti della Rivoluzione nel nord-ovest.

Gli Stati Uniti d'America nel primo Ottocento[modifica | modifica sorgente]

Anche dopo indipendenza americana, esploratori italiani continuarono ad essere attivi nella colonizzazione dei territori dell'ovest. Nel 1791 Alessandro Malaspina (1754-1810) esplorò e mappò una grande parte della costa ovest delle Americhe da Capo Horn al Golfo di Alaska. La regione della sorgente del Missisippi fu esplorata da Giacomo Costantino Beltrami (1779-1855) nel 1822-1823 nel territorio che diverrà il Minnesota e a lui venne dedicata la Contea di Beltrami.

Ma il nuovo stato cominciò ad attrarre sempre più coloni. GlI italiani arrivarono nel nuovo paese perché possedevano competenze molto richieste nel campo dell'agricoltura, della fabbricazione del vetro, della seta o nella produzione del vino. Altri furono chiamati per via delle loro abilità artistiche e musicali. Altri ancora arrivarono come avventurieri, ingegneri militari, missionari. Ma il nucleo più attivo ed influente fu costituito da rifugiati politici che abbandonarono l'Italia o in America furono esiliati o vi trovarono rifugio durante i difficile decenni del primo Risorgimento. L'elenco è lungo e comprende Giuseppe Avezzana, Alessandro Gavazzi, Pietro Maroncelli, Silvio Pellico, Federico Confalonieri, Pietro Corsieri, Giovanni Albinola, Pietro Bachi, Pietro D'Alessandro, Eleuterio Felice Foresti, Giuseppe Garibaldi e Luigi Tinelli.

Questi primi coloni italiani si sparsero in tutto il paese, con la più grande concentrazione di italo-americani nel nord-est dove il riconoscimento delle proprie origine e della cultura italiana era maggiore. Pur costituendo nel loro complesso solo una piccola minoranza della popolazione di origine europea che viveva all'epoca in America del nord, il loro contributo fu molto significativi nell'insediamento nel nuovo mondo e nella fondazione degli Stati Uniti d'America.

Filippo Traetta fondò il primo conservatorio di musica della nazione a Boston nel 1801 e quindi a Filadelfia nel 1828. Nel 1805 un gruppo di musicisti furono reclutati in Sicilia per unirsi alla United States Marine Band; tra di loro Venerando Pulizzi, allora dodicenne, che ne sarebbe divenuto il direttore, brevemente nel 1816 e quindi dal 1818 al 1827. La prima Opera House venne aperta nel 1833 a New York grazie all'impegno di Lorenzo Da Ponte, il librettista di Mozart. Nel 1837 Lorenzo Papanti aprì a Boston una rinomata scuola di danza.

Nel 1806 Francesco Vigo fu il co-fondatore della Vincennes University nell'Indiana. Lorenzo da Ponte stabilì anche la prima cattedra di italiano alla Columbia University negli anni 1825-1838, succeduto quindi dal 1838 al 1858 dal genovese Eleuterio Felice Foresti (1793-1858). Analogo insegnamento fu svolto nel frattempo ad Harvard University dal 1826 al 1846 dal siciliano Pietro Bachi (1787-1853) e dal 1854 al 1859 da un altro esule siciliano Luigi Monti.

Nel 1834-48 è a New York Giuseppe Avezzana che vi fonda una sezione della Giovine Italia. Nel 1836 vi giunse esiliato un altro mazziniano Luigi Tinelli, che si farà notare com imprenditore nella produzione della seta e nel 1840 sarà nominato console americano in Portogallo. Nel 1837 John Phinizy (Finizzi) divenne sindaco di Augusta in Georgia. Nel 1845 Antonio Meucci emigrò negli Stati Uniti portando con sé una innovazione che rivoluzionerà le comunicazioni, il telefono. Il primo quotidiano italo americano, l'Eco d'Italia fu pubblicato a New York nel 1849 dal mazziniano piemontese Francesco Secchi de Casale. Anche Giuseppe Garibaldi soggiornò per qualche tempo a New York, dal 1850 al 1851, ospite di Antonio Meucci.

Godendo anch'essa delle nuove condizioni di libertà, la chiesa cattolica estese la propria presenza anche nel Nord America. Giuseppe Rosati fu il primo vescovo cattolico di St. Louis nel 1824. Samuele Mazzuchelli (1806-1864), missionario ed esperto nelle lingue indiane predicò ai coloni europei e ai nativi americani nel Wisconsin e nell'Iowa per 34 anni e dopo la sua morte venne dichiarato venerabile dalla chiesa cattolica. Il gesuita Padre Charles Constantine Pise servì come cappellano nel Senato degli Stati Uniti dal 1832 al 1833.

Nell'Est i francescani fondarono ospedali, orfanotrofi, scuole, e così fecero i gesuiti nell'ovest, dove contribuirono anche a gettare le basi dell'industria enologica in California. Gesuiti e francescani italiani furono particolarmente attivi nel campo dell'educazione. I gesuiti fondarono 5 college che diverranno università (San Francisco, Seattle, Gonzaga, Santa Clara e Regis). Giovanni Nobili (John Nobili; 1812-1856), gesuita, fondò il Santa Clara College in California nel 1853. Nel 1858 il francescano Panfilo da Magliano fondò un college che sarebbe divenuto l'università di Saint Bonaventure.

La guerra civile (1861-1865) e il contributo degli intellettuali italiani all'Unione nella seconda metà dell'Ottocento[modifica | modifica sorgente]

Circa 7000 furono, tra soldati e ufficiali, gli italiani nella guerra civile americana.

Grazie alla mediazione di Chatham Roberdeau Wheat l'esercito confederato reclutò un certo numero di ex-militari del disciolto Esercito delle Due Sicilie sconfitto da Garibaldi, i quali formarono il Sixth Regiment European Brigade. Si ha anche notizia di un generale confederato della Virginia di origine italiana, William Booth Taliaferro.

La maggior parte degli italiani combatterono però nell'esercito unionista, sia per ragioni demografiche (la maggior parte di loro risiedeva nell'area di New York), sia politiche (la lotta contro lo schiavismo). Rifugiati mazziniani come Francesco Secchi de Casale e reduci garibaldini dall'Italia sostennero con entusiasmo lo sforzo bellico. Un contingente della Guardia garibaldina (Garibaldi Guard) raccolse volontari non solo dall'Italia, ma anche dalla Germania, Ungheria e Francia a formare il 39º New York Infantry.[5] Ci furono anche trattative volte a coinvolgere direttamente Giuseppe Garibaldi con un ruolo di comando nell'esercito unionista, che però non si concretizzarono essendo Garibaldi in quegli anni impegnato nelle vicende italiane.[6]

Tra gli italiani che ebbero ruoli di autorità nell'esercito unionista nel corso della guerra civile, si segnalano in particolare:

  • il lombardo Luigi Tinelli, imprigionato dagli austriaci come mazziniano, in esilio in America dal 1836 e per 10 anni quindi console americano in Portogallo;
  • il siciliano Enrico Fardella, un garibaldino reduce dall'impresa dei Mille, il quale organizza due corpi di volontari: il 51º Reggimento di New York nel 1861 e l' 85° Volontari di New York nel 1864. Fu nominato generale da Abramo Lincoln nel 1865. Dopo la guerra rientra in Italia dove diviene sindaco di Trapani dal 1873 al 1879;
  • l'italoamericano Francis B. Spinola, che nel 1863 assume il comando dell'Excelsior Brigade di New York. Dopo la guerra diventa il primo italoamericano ad essere eletto alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, dal 1887 al 1891;
  • l'italoamericano Edward Ferrero, ballerino, maestro di ballo e coreografo, il quale forma un reggimento a sue spese e partecipa a numerose azioni belliche, fino a ricevere il grado di Maggior Generale.
  • Il napoletano Francesco Maria Scala, direttore della United States Marine Band dal 1855 al 1871, in quale negli anni della guerra forma uno stretto sodalizio con il presidente Abramo Lincoln, accompagnandolo con la Band in tutti i suoi impegni ufficiali, dal discorso di Gettysburg all'annuncio della vittoria sull'esercito confederato.
  • Il piemontese Luigi Palma di Cesnola (1832-1904), un reduce della prima e seconda guerra di indipendenza, il quale forte della sua esperienza organizza una accademia militare per preparare i giovani ufficiali. Combatte come comandante del comandante del 4th NY Cavalry ed è uno dei sei italiani a ricevere la Medal of Honor per il suo valore. Dopo la guerra è nominato console americano a Cipro, si scopre archeologo e dal 1879 al 1904 diviene primo direttore del Metropolitan Museum of Art di New York.

Artisti e scultori italiani vennero invitati a Washington per lavorare alla costruzione del Campidoglio e per creare alcuni dei suoi principali monumenti. Dal 1855 e il 1880, Constantino Brumidi (1805-1880) affrescò la cupola del Campidoglio e eseguì altre opere d'arte per abbellirlo. Giovanni Turini completò varie statue monumentali a New York.

Il piemontese Vincenzo Botta fu professore di Italiano alla New York University dal 1856-1894. Nel 1886. Il rabbino livornese Sabato Morais fu tra i fondatori e primo preside del Jewish Theological Seminary a New York. Il gesuita Giuseppe Cataldo fondò nel 1887 la Gonzaga University a Spokane.

Il fotografo napoletano Carlo Gentile (1835-1893) è ricordato per i suoi studi etnografici sui nativi americani e come padre adottivo di Carlos Montezuma, primo nativo americano a laurearsi come medico e leader dei diritti civili dei nativi americani.

I musicisti italiani continuano a farsi valere nell'Ottocento come direttori di banda. Il piemontese Carlo Alberto Cappa, emigrato nel 1858, è musicista della 7th Regiment Band e la dirige dal 1881. Il toscano Francesco Fanciulli (1853-1915), giunto negli Stati Uniti nel 1876, riceve l'onore e l'onere di succedere a John Philip Sousa alla guida della United States Marine Band dal 1892 al 1897. Ma nella seconda metà dell'Ottocento comincia ad affermarsi l'opera italiana, a cominciare da San Francisco; Eliza Biscaccianti, Adelina Patti e Pasquale Brignoli furono i primi cantanti italiani ad assumere il ruolo di star negli Stati Uniti. Un altro campo in cui la presenza degli italiani è massiccia è quello della danza con Maria Bonfanti, Rita Sangalli e Giuseppina Morlacchi.

Crebbe anche la visibilità degli italiani nella vita pubblica e politica degli Stati Uniti. Il primo Columbus Day fu organizzato da italiani americani a San Francisco nel 1869. Nacquero nuovi giornali degli emigranti in lingua italiana per gli emigranti, primo fra tutti Il Progresso Italo-Americano fondato da Carlo Barsotti nel 1879. Nel 1880 Anthony Ghio divenne sindaco di Texarkana (Texas).

La Grande Emigrazione di fine Ottocento-inizio Novecento (1880-1924)[modifica | modifica sorgente]

Mulberry Street agli inizi del Novecento.

Fino agli ultimi decenni del XIX secolo, l'immigrazione italiana negli Stati Uniti era rimasta circoscritta a poche unità. Erano soprattutto garibaldini prima e anarchici e socialisti in seguito che fuggivano per lo più dal nord Italia, per questioni politiche.

L'emigrazione di massa italiana iniziò intorno al 1880 ed ebbe i suoi maggiori picchi agli inizi del XX secolo, quando centinaia di migliaia di italiani, maggiormente provenienti dalle regioni meridionali (un numero molto consistente dalla Sicilia), per cercare una nuova vita, nuove opportunità e soprattutto fuggire dalla miseria, si imbarcarono verso il Nuovo Mondo. Solo tra il 1900 e il 1920 si contarono circa 4 milioni di italiani che misero piede a Ellis Island. Per diversi decenni, il numero di coloro che a New York si potevano considerare italiani era superiore alla stessa popolazione di Roma. Occorre anche ricordare che questi italiani erano profondamente divisi tra loro dai dialetti, dal campanilismo e dalla classe sociale.

I nuovi arrivati, nonostante fossero essenziali per l'economia statunitense in espansione, subirono discriminazioni razziali molto pesanti nei loro confronti. Come reazioni, gli immigrati strinsero i legami tra di loro, portando il retaggio delle tante mafie ma anche la ricchissima tradizione di associazionismo sindacale e di mutuo soccorso che darà un contributo fondamentale alla crescita del movimento operaio negli Stati Uniti. Da questo ambiente profondamente influenzato da idee socialiste e anarchiche emersero figure di attivisti come Arturo Giovannitti, Joseph Ettor, Carlo Tresca, Pietro e Maria Botto, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, questi ultimi due condannati a morte nel 1927 al termine di un controverso processo.

Si moltiplicano anche le iniziative assistenziali ed educative del clero cattolico rivolte agli immigrati italiani. In esse si distinsero in particolare i padri scalabriniani Pietro Bandini, Giacomo Gambera, Gaspare Moretto e Riccardo Secchia, animatori tra 1891 e il 1923 della Italian St. Raphael Society con il contributo dei padri Francesco Zaboglio e Antonio Demo. SI ricordano anche suor Blandina Segale (1850-1941) per le sue opere caritative nel West americano; e soprattutto suor Francesca Saverio Cabrini (1850-1917) che nel 1946 sarà riconosciuta come prima santa americana e patronessa degli immigrati per le molte istituzioni (scuole, ospedali, orfanotrofi) che riuscì a creare. Grande influenza ebbe anche Maria Montessori, che nel 1913 visitò gli Stati Uniti per propagandare il suo metodo, ricevendone una calorosa accoglienza.

Dall'esperienza delle società di mutuo soccorso partì anche l'attività imprenditoriale di Amadeo Giannini che nel 1904 aprì in California la Bank of Italy, destinata a diventare una delle principali banche degli Stati Uniti.

Un campo nel quale gli italiani seppero conquistarsi un ruolo di assoluto predominio culturale fu quello della musica classica e dell'opera italiana in particolare che in quegli anni assunse grande notorietà negli Stati Uniti. Dal 1908 al 1935 Giulio Gatti Casazza fu a capo del Metropolitan Opera House a New York, facendone un teatro di livello internazionale. Impressionante è l'elenco dei direttori di orchestra italiani che fecero degli Stati Uniti la loro residenza principale, da Enrico Bevignani a Luigi Mancinelli, Giorgio Polacco, Gaetano Merola e su tutti il celeberrimo e amatissimo Arturo Toscanini. Altrettanto prestigioso l'elenco dei cantanti d'opera, da Adelina Patti, a Angelo Badà, Giacomo Rimini e su tutti il grande Enrico Caruso. Anche Giacomo Puccini visitò gli Stati Uniti e compose La fanciulla del West per la première newyorchese il 10 dicembre 1910 con Caruso e Toscanini, in una serata storica per l'intera comunità italo-americana. L'America di Puccini che in Manon Lescaut era ancora un deserto d'esilio dove i protagonisti giungono a morire, è adesso diventata la terra in cui si consumano le difficoltà degli immigrati e si trova la gioia di un futuro migliore.

Con la scoppio della prima guerra mondiale nel 1914 non pochi furono gli immigrati non ancora naturalizzati che rientrarono in patria come soldati e ufficiali. Molti altri seguirono nel 191718 questa volta nei ranghi dell'esercito americano con l'entrata in guerra degli Stati Uniti; tra di essi Michael Valente ricevette la più alta onorificenza militare degli Stati Uniti, la Medal of Honor, per le sue azioni in Francia del 29 settembre 1918. L'alleanza tra Italia e Stati Uniti e l'impegno comune che ne scaturì in quegli anni anche sul fronte interno fu un altro decisivo passo in aventi verso l'identificazione degli italoamericani con la società americana.[7]

L'epoca fascista e la seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Negli anni successivi alla prima guerra mondiale, tra il 1921 e il 1924, il governo americano promulgò delle leggi urgenti per arginare l'immigrazione massiccia (chiamate Emergency Quota Act). Queste leggi riducevano drasticamente il numero di immigrati, in particolar modo dal sud e dall'est Europa, favorendo invece i nord europei. In questo modo gli immigrati italiani si ridussero a poche migliaia l'anno.

Terminato il flusso dell'emigrazione di massa dall'Italia, continuò per gli italoamericani il lungo cammino della piena integrazione. Il pedagogista italoamericano Leonard Covello (1887-1982) fu uno dei primi ad affrontare il problema delle difficoltà di integrazione dei ragazzi italiani nelle scuole americane. Alcuni italoamericani cominciano ad affermarsi al grande pubblico, nel cinema, come l'attore Rodolfo Valentino o il regista Frank Capra (1897-1991), e nello sport, come il pugile Primo Carnera, che nel 1933-34 fu campione del mondo, o il giocatore di baseball Joe DiMaggio.

Grande fama raggiunge anche l'architetto Rosario Candela a New York.

Giulio Gatti Casazza tiene ancora saldamente le redini del Metropolitan Theatre (vi rimarrà fino al 1935). La tradizione di eccellenza nell'opera lirica prosegue con artisti che dall'Italia trovano successo stabile in America: cantanti come Giovanni Martinelli, Beniamino Gigli, Giacomo Lauri-Volpi, e Ezio Pinza, ballerini come Rosina Galli e Francesca Braggiotti e numerosi direttori d'orchestra. Dopo un periodo di rientro a Milano torna anche Arturo Toscanini a dirigere la NBC Symphony Orchestra. Direttamente dalla diaspora italiana vengono il soprano italoamericano Rosa Ponselle e il direttore italo-argentino Ettore Panizza.

Un ruolo di primo piano per la diffusione della cultura italiana fu svolto in quegli anni da Giuseppe Prezzolini, professore di italiano alla Columbia University dal 1929 and 1950. A New York è sindaco per tre mandati consecutivi, dal 1934 al 1945, l'italoamericano Fiorello La Guardia, nipote per ramo materno del rabbino italiano Samuel David Luzzatto.

L'emergere e l'affermarsi del regime fascista in Italia furono visti inizialmente con un certo favore da vasti strati dell'opinione pubblica italoamericana, che vi vedevano un'occasione di rinascita del sentimento nazionale italiano e di rafforzamento dei propri legami con la madrepatria. Il regime fascista si adoperò anche per scopi propagandistici per rivitalizzare e diffondere le istituzioni italiane all'estero sfruttando a questo fine il prestigio di istituzioni culturali come la Società Dante Alighieri, l'influenza di politici italoamericani come Generoso Pope, la popolarità di personaggi come Guglielmo Marconi, Beniamino Gigli e Primo Carnera, o organizzando eventi spettacolari come la Crociera aerea del Decennale guidata da Italo Balbo in occasione della Esposizione universale di Chicago del 1933. Anche nella cultura popolare italiana aumentò l'attenzione nei confronti dei connazionali emigrati emigrati come la popolarità di una canzone come "Le porti un bacione a Firenze" (Odoardo Spadaro, 1938) ben testimonia.

D'altro lato, era presente negli Stati Uniti una forte comunità antifascista alimentata anche dall'arrivo di molti rifugiati. Tra gli intellettuali antifascisti più attivi furono Max Ascoli, Gaetano Salvemini, Giuseppe Antonio Borghese, Giorgio La Piana, Lauro De Bosis, Lisa Sergio, lo stesso Arturo Toscanini, e quindi Enrico Fermi. Essi trovarono appoggio nelle organizzazioni operaie degli italo-americani, guidate dai leader storici del sindacalismo italo-americano come Carlo Tresca e da figure emergenti come Luigi Antonini, i quali misero in atto una aperta campagna di controinformazione sulla natura dittatoriale del regime, che diede origine anche a numerose manifestazioni pubbliche antifasciste. Lo scontro si fece aspro anche sulla stampa italoamericana: da un lato il filo-fascista Il Progresso Italo-Americano di Generoso Pope, dall'altro l'antifascista Il Martello di Carlo Tresca.

Dopo la promulgazione delle leggi razziali del 1938 gli Stati Uniti divennero terra di rifugio per molti ebrei italiani, come Guido Fubini, Giorgio Levi Della Vida, Camillo Artom, Mario Castelnuovo-Tedesco, Vittorio Rieti, Bruno Benedetto Rossi, Emilio Segrè, Vittorio Rieti, Massimo Calabresi e sua moglie Bianca Maria Finzi-Contini, Giorgio Cavaglieri, Ugo Fano, Roberto Mario Fano, Guido Fubini, Eugenio Fubini, Paolo Milano, Roberto Sabatino Lopez, Piero P. Foa, Luigi G. Jacchia, Salvatore Luria, Silvano Arieti e altri.

Nel 1939 Max Ascoli e Gaetano Salvemini fondarono la Mazzini Society con lo scopo di dar voce alla comunità italiana antifascista in America; con lo scoppio del conflitto e l'invasione tedesca della Francia nel giugno 1940 la Society accoglierà i numerosi rifugiati politici italiani provenienti dall'Europa: Aldo Garosci, Alberto Cianca, Alberto Tarchiani, Randolfo Pacciardi e l'ex Ministro degli Esteri Carlo Sforza. Nel 1940 giunse In America anche Luigi Sturzo.

Con l'ingresso degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale nel dicembre 1941, misure restrittive furono prese, specie fino al 1943, nei confronti degli italiani, ora cittadini di un paese nemico. Molti degli italiani che non erano ancora cittadini americani o che erano sospettati di simpatie fasciste vennero internati. Le scuole e i periodici di lingua italiana furono chiusi; stessa sorte toccò alla Società Dante Alighieri. Ciò non incrinò tuttavia i profondi legami degli italoamericani con la loro nuova patria. Le organizzazioni sindacali antifasciste si batterono senza esitazioni a supporto dello sforzo bellico, nel momento in cui difendevano i diritti degli italiani da ogni forma di discriminazione; in primo luogo l'Italia-American Labor Council creato da Luigi Antonini che già il 31 gennaio del 1942 promosse il "Freedom Rally" al Madison Square Garden, per dimostrare la lealtà degli italo-americani alla causa americana. Il trauma di Pearl Harbor portò anche i "filo-fascisti" di Generoso Pope a schierarsi apertamente contro Benito Mussolini. I figli degli italoamericani combatterono con valore nell'esercito americano nei vari fronti di guerra e molti furono quelli che furono impegnati sul fronte italiano e dettero un contributo importante per la liberazione dell'Italia. Enrico Fermi svolse un ruolo decisivo nello sviluppo del programma nucleare americano.

D'altro lato, i molti soldati italiani che furono prigionieri di guerra negli Stati Uniti poterono contare sull'assistenza delle comunità italoamericane locali e non pochi furono quelli che decisero di rimanere in America al termine del conflitto.

Nel dicembre 1943, dopa la caduta di Mussolini, Arturo Toscanini fu il protagonista di un cortometraggio diretto da Alexander Hammid che celebrava il ruolo avuto dagli antifascisti italo-americani durante la seconda guerra mondiale e si concludeva con la rappresentazione di una speciale versione dell'Inno delle Nazioni composto da Giuseppe Verdi nel 1862, su parole di Arrigo Boito. Lo spartito verdiano includeva i motivi di tre inni nazionali: l'Inno di Mameli, La Marsigliese e God Save the King. Toscanini vi aggiunse The Star-Spangled Banner e l'Internazionale (in onore degli USA e dell'URSS, paesi fondamentali per la battaglia contro il nazifascismo) e modificò alcune parole dell'Inno di Mameli, adattandole alla situazione contemporanea. Il concerto, diretto da Toscanini con la NBC Symphony Orchestra, Jan Peerce come solista, e coristi dal Westminster Choir College, fu radio-trasmesso il 31 gennaio 1943 e riproposto dal vivo il 25 maggio 1944 in uno spettacolo di beneficenza per la Croce Rossa al Madison Square Garden di New York.

Il secondo dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

I ristabiliti rapporti amichevoli tra Italia e Stati Uniti nel dopoguerra favorirono la ripresa del cammino di integrazione della comunità italiana nella società americana. nei difficili anni del dopoguerra alcuni italo-americani, come Luigi Antonini o Fiorello La Guardia furono impegnati direttamente nel processo di ricostruzione.

Gli italoamericani sono ormai una presenza affermata in tutti i campi della cultura e della politica americana, dal cantante e attore Frank Sinatra all'ex-governatore dello stato di New York Mario Cuomo, al pugile Rocky Marciano, campione del mondo dei pesi massimi dal 1952 al 1958. Il film Marty, vincitore del Premio Oscar come miglior film del 1955, offre per la prima volta una spaccato di "ordinaria" vita italoamericana lontano degli stereotipi della criminalità e dell'Italian lover.

Gli Stati Uniti continuano ad offrire opportunità di successo a ricercatori e scienziati italiani, tra di loro si conteranno diversi Premi Nobel: Emilio Segrè (Fisica, 1959), Salvatore Luria (Medicina, 1969), Renato Dulbecco (Medicina, 1975), Franco Modigliani (Economia, 1985), Rita Levi-Montalcini (Medicina, 1986), Riccardo Giacconi (Fisica, 2002), e Mario Capecchi (Medicina, 2007). Tra i ricercatori e intellettuali italiani che operano negli Stati Uniti nel dopoguerra ci sono anche Lamberto Cesàri, Federico Faggin, Giancarlo Rota, Paolo Soleri, Giuseppe Vaiana, e altri. Alcuni di essi erano giunti giovanissimi come profughi e rifugiati durante la seconda guerra mondiale, come Roberto Mario Fano, Giuliana Cavaglieri Tesoro, Andrew Viterbi, Paul Calabresi, Guido Calabresi, e altri.

La tradizione dei cantanti e musicisti italiani in America continua con Salvatore Baccaloni, Ezio Pinza (che conosce una seconda giovinezza come cantante a Broadway), Anna Maria Alberghetti, Mario Lanza (attivo soprattutto nel cinema), Luciano Pavarotti, Bruno Bartoletti.

L'identità culturale ed etnica degli italoamericani resta forte anche se si affievoliscono i contatti diretti con l'Italia, soprattutto per la mancanza della conoscenza dell'italiano tra le nuove generazione e le perduranti politiche restrittive sull'immigrazione che non favoriscono arrivi di massa dall'Italia, che in quegli anni si indirizzano piuttosto verso il Nord Europa o l'Australia.

A fare da ponte tra Italia e Stati Uniti sono soprattutto alcuni personaggi dello spettacolo la cui popolarità tocca entrambe le sponde dell'Atlantico, in primo luogo attrici come Anna Magnani, Gina Lollobrigida e Sophia Loren. L'italoamericano più noto a vivere e lavorare in Italia è stato invece, con una lunghissima carriera televisiva, il conduttore Mike Bongiorno (1924-2009).

Tra gli intellettuali italoamericano a mantenere vivi i contatti con la madrepatria si segnala in questo periodo soprattutto la figura del compositore Gian Carlo Menotti (1911-2007), ideatore nel 1958 del Festival dei Due Mondi con sede italiana a Spoleto.

A metà degli anni '60 nuove leggi statunitensi abolirono le quote d'ingresso per paese di provenienza, in questo modo l'immigrazione italiana poteva riprendere. A causa delle migliori condizioni economiche italiane tuttavia gli arrivi si ridussero notevolmente fino ad arrivare negli anno '80 a poche migliaia di unità.

Grande successo ebbero alcuni film sulla vita degli italoamericani, a cominciare da Il padrino (1972) diretto da Francis Ford Coppola con due sequel nel 1974 e 1990, e Rocky (1976) con Sylvester Stallone con ben cinque sequel tra il 1978 e il 2007. Le due serie dI film non furono immuni da polemiche per gli stereotipi che riproponevano ma segnarono il definitivo ingresso degli italoamericani tra i soggetti di successo del cinema americano.

Nel 1977 il presidente americano Jimmy Carter dichiara il Columbus Day festa nazionale.

Nel 1984 l'italo-americana Geraldine Ferraro divenne la prima donna americana ed essere candidata alla Vicepresidenza degli Stati Uniti.

Nel 1986 il presidente Ronald Reagan nominò Antonin Scalia, di tendenze conservatrici, come membro della Corte Suprema, primo giudice italoamericano a raggiungere i vertici del sistema costituzionale americano. Nel 1987 entra in Parlamento la democratica Nancy Pelosi (nata D'Alesandro) destinata ad una lunga carriera carriera politica che la porterà tra il 2007 e 2011 ad essere Presidente (Speaker) della Camera dei rappresentanti, prima italoamericana e in assoluto prima donna a ricoprire questa carica nella storia del Parlamento americano.

La nuova migrazione intellettuale[modifica | modifica sorgente]

A partire dagli anni Novanta una nuova ondata migratoria dall'Italia ha interessato gli Stati Uniti. Contrariamente a quanto avvenuto un secolo prima, in questo caso si è trattato di un'emigrazione di professionisti e intellettuali attratti dalle maggiori opportunità di lavoro nelle università e nelle imprese americane. È un'emigrazione diversa rispetto al passato, con forti legami con l'Italia (favoriti dalla migliori opportunità di viaggio e anche dalle nuove tecnologie di comunicazione) e una maggior propensione all'uso della lingua italiana. Nel 2000 la concessione del diritto di voto agli italiani residenti all'estero e il riconoscimento della doppia cittadinanza hanno grandemente favorito i legami con l'Italia ed aperto un nuovo capitolo nelle relazioni tra gli italoamericani e l'Italia.

L'immaginario collettivo americano resta ancora in buona parte legato agli stereotipi della mafia, della criminalità e della famiglia tradizionale italiana. Il più grande successo popolare sugli italoamericani, in sei stagioni dal 1999 al 2007, in assoluto uno dei maggiori successi televisivi di ogni tempo, ancora una volta è stato riservato ad una serie televisiva I Soprano che nel descrivere la vita di una famiglia italiana del New Jersey si rifà ancora espressamente ai modelli de Il padrino. L'immagine degli italiani tuttavia si è fatta più complessa e sfaccettata. Alla fine degli anni Novanta grande sensazione provocò anche negli Stati Uniti l'uscita del film La vita è bella di Roberto Benigni, premiato nel 1999 con tre Oscar inclusi quelli per miglior film straniero e miglior attore protagonista. Da tempo poi gli stilisti italiani e le grandi marche della moda italiane (Armani, Gucci, Ferragamo, Valentino, Versace, ecc.) si sono assicurati una presenza e conquistati un ruolo di assoluto primo piano anche nel mercato statunitense. Lo stesso si può dire dell'industria alimentare italiana, i cui prodotti tipici (pizza, pasta, vino, olio d'oliva, ecc.) sono ormai usciti dall'ambito "etnico" per diventare parte della dieta americana. È continuata poi la presenza italiana nella musica classica con artisti come Luciano Pavarotti, Bruno Bartoletti e Riccardo Muti. In ambito più leggero, se Andrea Bocelli è l'unico cantante italiano ad avere uno status di star negli Stati Uniti, Eros Ramazzotti e Zucchero Fornaciari sono tra quelli più presenti sul mercato americano. Nel 2009 l'italo-canadese Sergio Marchionne è stato protagonista di un accordo tra FIAT e Chrysler cui si è dato merito di aver salvato e rilanciato l'industria automobilistica americana. Il 2013 è stato dichiarato "Anno della cultura italiana negli Stati Uniti" con un'ampia serie di iniziative. Nel novembre 2013 Bill de Blasio è divenuto il quarto sindaco italoamericano di New York.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cucina italo-americana.
Diffusione della lingua italiana negli Stati Uniti d'America secondo il censimento del 2000.

Molti italo-americani mantengono ancora aspetti della loro cultura. Ciò include cibo italiano, bevande, arte, feste annuali e una forte propensione per le famiglie estese.
Gli italo-americani hanno anche influenzato la musica popolare americana negli anni quaranta e più recentemente negli anni settanta. Molto presenti anche nel cinema, nei film che trattano di questioni culturali alcuni termini italiani vengono spesso utilizzati dai personaggi.
Anche se molti non sanno parlare l'italiano fluentemente, è nato una specie di dialetto utilizzato tra gli italo-americani che si sentono ancora legati alle loro origini e ne sono molto orgogliosi; soprattutto nel Nord-est urbano, reso popolare nei film e nella televisione.

Uno studio relativo al censimento del 2000 colloca la lingua italiana al 6º-7º posto tra le lingue più parlate in casa negli Stati Uniti (1.008.370 persone)[8][9]. Nel Massachusetts (dove gli Italoamericani sono il 13,5% della popolazione) l'1% della popolazione al di sopra dei 5 anni parla abitualmente italiano a casa[10], mentre nel Rhode Island (19% di italoamericani) la percentuale sale all'1,39%[11], nel New Jersey (17,9% di italoamericani) all'1,48%[12], nel Connecticut (18,6% di italoamericani) all'1,59%[13] e nello stato di New York (14,4% di italoamericani) all'1,65%[14].

In tutte le grandi città degli Stati Uniti è facile trovare un sobborgo italiano (spesso chiamato "Little Italy") dove si possono trovare le loro celebrazioni festive come la ben conosciuta Festa di San Gennaro a New York, la particolare festa Our Lady di Monte Carmel "Giglio" a Williamsburg (Brooklyn), Santa Rosalia a Bensonhurst (Brooklyn); San Rocco nell'East Side di Manhattan e tante altre. Le feste italiane sono caratterizzate da manifestazioni di devozione religiosa.

La celebrazione principale a livello nazionale per la comunità italiana è il Columbus Day (il giorno in cui Cristoforo Colombo approdò in America).

Feste, celebrazioni[15][modifica | modifica sorgente]

Columbus Day[modifica | modifica sorgente]

Feste religiose[modifica | modifica sorgente]

Altre feste, festivals, celebrazioni[modifica | modifica sorgente]

Politica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Politici italoamericani.

Gli italoamericani si sono impegnati nella politica attiva, fin dai tempi della Rivoluzione Americana. Il toscano Filippo Mazzei fu uno degli ispiratori della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America e uno degli agenti inviati in Europa a perorare la causa rivoluzionaria americana.

Presto troviamo anche i primi italoamericani eletti negli organismi di rappresentanza, prima a livello locale (e statale) e poi anche a livello federale. Sia William Paca, firmatario della Dichiarazione d'indipendenza e governatore del Delaware (1782-85), sia Caesar Rodney, governatore del Delaware (1778-81), hanno una qualche lontana ascendenza italiana.

John Phinizy (Finizzi) fu sindaco di Augusta, Georgia, nel 1837. È generalmente considerato il primo italoamericano a essere sindaco di una città americana.

Non è infrequente il caso di fuoriusciti italiani (mazziniani e garibaldini) che lavorino nella diplomazia statunitense come consoli: Luigi Tinelli a Oporto in Portogallo nel 1840-50, Eleuterio Felice Foresti a Genova nel 1856-58, Luigi Monti a Palermo nel 1861-73, Luigi Palma di Cesnola a Larnaca a Cipro nel 1866-77.

Nel 1887-91 Francis B. Spinola diventa il primo italoamericano ad essere eletto alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti. Lo stesso obiettivo fu raggiunto nel 1890 da Anthony Caminetti.

Andrew Houston Longino, governatore dello Stato del Mississippi (1900-04) e Alfred E. Smith, governatore di New York (1919-21; 1923-29) hanno una qualche lontana ascendenza italiana.

Gli inizi del Novecento segnano un momento di svolta decisivo per la politica italoamericana. In conseguenza della grande immigrazione, gli italiani costituiscono adesso un significativo bacino elettorale che vuole avere una propria riconoscibile rappresentanza. Quando Charles Antony Rapallo fu eletto giudice della corte di appello di New York, questo fu visto come una vottoria della comunità italiana e così vale per l'elezione di Angelo Rossi a sindaco di San Francisco nel 193144 e di Robert Maestri a sindaco di New Orleans (1936-46). A New York Generoso Pope da una parte e Fiorello LaGuardia e Vito Marcantonio dall'altra si contendono apertamente la leadership politica della comunità italiana. Sindaco di New York dal 1934 al 1945, Fiorello La Guardia è nipote per ramo materno del famoso rabbino italiano Samuel David Luzzatto.

Mentre alle donne in Italia il voto restava ancora precluso fino al 1946, Anne Brancato nel 1932 divenne la prima donna italoamericana eletta in un parlamento statale, quello della Pennsylvania.

Nel 1942 Charles Poletti fu il primo politico dichiaratamente italoamericano a ricoprire la carica di governatore, sia pure per un solo mese, di uno Stato dell'Unione, lo stato di New York. Dopo di lui, dal 1983 al 1994 Mario Cuomo è governatore democratico dello Stato. Nel 1994 viene sconfitto da un altro uomo politico di origini italiane George Pataki, che restò in carica fino al 2008. Dal 2011 il figlio di Mario Cuomo, Andrew Cuomo è l'attuale governatore dello Stato.

Altri Stati importanti hanno avuto o hanno tuttora come governatori dei politici italoamericani. John Pastore fu governatore del Rhode Island (1945-50), Foster J. Furcolo del Massachusetts (1957-61); Albert Rosellini dello stato di Washington (1957-65), Michael DiSalle dell'Ohio (1959-63); Christopher Del Sesto del Rhode Island (1959-61); John A. Notte del Rhode Island (1961-63); John A. Volpe del Massachusetts (1961-63; 1965-69); Phillip W. Noel del Rhode Island (1973-77); Ella Grasso del Connecticut (1975-80) e James Florio del New Jersey (1990-94). John Baldacci è stato governatore del Maine dal 2003 al 2011 e Joe Manchin quello della Virginia Occidentale dal 2005 al 2010. Anche l'attuale governatore repubblicano del New Jersey Chris Christie ha origini italiani da parte di madre.

Si amplia la lista dei sindaci italoamericani delle grandi città con Thomas D'Alessandro a Baltimora (1947-59), Vincent Impelliteri (1950-53) a New York, e Frank Rizzo a Filadelfia (1972-80).

John Pastore (D-R.I.) è il primo senatore italoamericano, dal 1950 al 1976.

Fino agli anni sessanta, gli italoamericani erano un buon bacino elettorale per il Partito Democratico statunitense. Più di recente, secondo un'indagine, una buona metà di loro vota per i Repubblicani.

La prima donna italoamericana ad essere eletta alla Camera è Ella Grasso (D-Conn.), dal 1970 al 1975.

Nel 1984 l'italo-americana Geraldine Ferraro divenne la prima donna americana ed essere candidata alla Vicepresidenza degli Stati Uniti.

Nel 1986 il presidente Ronald Reagan nominò Antonin Scalia, di tendenze conservatrici, come membro della Corte Suprema, primo giudice italoamericano a raggiungere i vertici del sistema costituzionale americano.

Dal 1994 al 2001 Rudolph Giuliani è il sindaco di New York, guadagnandosi notorietà internazionale per la coraggiosa gestione della crisi dell'11 settembre.

Nel 1995, Mary Landrieu (D-La.) diviene la prima donna italoamericana eletta al Senato.

Dal 2007 al 2011 la democratica Nancy Pelosi (nata D'Alesandro) è Presidente (Speaker) della Camera dei rappresentanti; è la prima italoamericana e in assoluto la prima donna a ricoprire questa carica nella storia del Parlamento americano.

Nel 2013 Bill De Blasio nipote di emigranti italiani viene eletto sindaco di New York

Oggi la Italian American Congressional Delegation (IACD) del 113º Congresso americano include 5 senatori e 36 rappresentanti della Camera, i quali dichiarano le proprie origini italiane. Ne sono associati un centinaio di altri deputati da distretti dopo c'è una forte presenza italoamericana. La Delegation, presieduta dal democratico Bill Pascrell e dal repubblicano Pat Tiberi, funziona come punto di riferimento degli interessi della comunità italoamericana nei suoi rapporti con le istituzioni politiche americane.[21]

Religione[modifica | modifica sorgente]

Gli italiani giunti negli Stati Uniti erano (e sono) in maggioranza cattolici, con significative minoranze protestanti (valdesi) e ebraica.

Il contributo del cattolicesimo italiano[22][modifica | modifica sorgente]

I primi cattolici italiani presenti sul territorio degli Stati Uniti durante il periodo coloniale furono missionari al servizio della Spagna (Pedro Linares, Marco da Nizza, Eusebio Francesco Chini) o della Francia (Francesco Giuseppe Bressani). Anche dopo che il nuovo stato americano aprì le porte ai cattolici, l'impegno dei missionari italiani rimase rivolto alla conversione delle popolazione native americane, specie nei vasti territori ancora inesplorati dell'Ovest e della California. Accanto all'impegno missionario cominciò a diffondersi anche quello educativo, specie da parte dei gesuiti e di altri ordini religioso, volto alla creazione di scuole e college.

L'inizio a metà dell'Ottocento di una sempre più massiccia emigrazione dall'Italia cambiò radicalmente le priorità di impiego del clero italiano, la cui presenza si rendeva ora necessaria e urgente in primo luogo per la cura pastorale dei numerosi immigranti. Esemplare a questa proposito la vicenda di padre Pietro Bandini, giunto dapprima negli Stati Uniti come missionario tra i nativi americani e poi divenuto, al pari di Francesca Saverio Cabrini, uno dei simboli dell'impegno cattolico verso gli immigranti italiani.

Nella società americana a maggioranza protestante i cattolici italiani incontrarono una situazione per loro inedita di minoranza ma anche di libertà alla quale non erano in alcun modo preparati. Provenendo poi da regioni diverse e con tradizioni diverse essi ebbero molti problemi ad integrarsi sia con i cattolici già presenti in America (in maggioranza di origine irlandese) sia tra di loro (la separazione linguistica e culturale tra coloro che provenivano dal nord e quelli del Sud era particolarmente profonda). L'emigrazione di massa favorì la concentrazione di larghi gruppi omogenei, spesso provenienti dalla stessa regione e finanche dallo stesso paese, i quali tendevano a riprodurre nel nuovo mondo le proprie usanze e i propri costumi. Si assiste così a partire dalla seconda metà dell'Ottocento (e quindi in maniera esponenziale tra fine Ottocento e primo Novecento) alla formazione di parrocchie nazionali italiane guidate da sacerdoti e da alcuni ordini religiosi italiani, quali i francescani e i salesiani. Particolare significativa fu a questo riguardo la costituzione nel 1888 dell'Ordine dei Parti scalabriniani, il primo ordine religioso cattolico espressamente formatosi per la cura degli immigranti italiani, al quale fu affidata la cura di numerose parrocchie italiane negli Stati Uniti.

L'esperienza delle parrocchie italiane è progressivamente declinata nel seconda dopoguerra a causa della perdita dell'identità linguistica e delle dinamiche demografiche che hanno portato alla quasi totale scomparsa dei tradizionali quartieri italiani dove un tempo si concentrava la popolazione italiana, ormai assimilatasi al resto della popolazione. Il radicamento tuttavia di alcuni tradizioni e rituali distintivi, coltivati come un argine contro l'assimilazione alla società protestante americana, nonché la capacità di alcune parrocchie di farsi portavoce dell'identità nazionale italiana attraverso la creazione di centri culturali, ha fatto sì che il fenomeno delle chiese italiane, pur ridottosi, non sia affatto scomparso. Anzi negli ultimi decenni si è assistito in molti casi ad un revival di interesse attorno a feste e sagre religiose italoamericane, capaci di attrarre migliaia di partecipanti ben al di là del numero dei membri di chiesa.

Il contributo del protestantesimo italiano[modifica | modifica sorgente]

Tra i primi italiani giunti in America vi erano gruppi di valdesi che in America trovarono condizioni di libertà sconosciute in patria. Tra fine Ottocento e inizio Novecento la chiesa presbiteriana, in collaborazione con i valdesi, promosse numerose missioni tra gli italiani e la costituzione di comunità italiane guidate da pastori italiani, secondo modalità per molti aspetti analoghe e parallele a quelle della formazione, negli stessi anni, delle parrocchie cattoliche italiane. L'assenza di tradizioni e rituali distintivi al di là dell'iniziale diversità linguistica ed il fine dichiarato di favorire l'americanizzazione dei propri membri, intesa come assimilazione alla società protestante americana, tuttavia ha fatto sì che queste esperienze si esaurissero rapidamente con le seconde e terze generazioni che ormai americanizzate" venivano a confluire senza tratti distintivi nel variegato mondo protestante statunitense. Oggi la chiesa valdese italiana prosegue ancor la sua collaborazione con la chiesa presbiteriana americana.

Forse più rilevante l'apporto dato da italiani formatisi in America allo sviluppo del protestantesimo italiano. Dopo l'unità d'Italia e poi ancora nel seconda dopoguerra molti evangelici italiani tornarono in patria come predicatori, contribuendo alla costituzione di numerose comunità evangeliche.

Il contributo dell'ebraismo italiano[modifica | modifica sorgente]

L'emigrazione ebraica dall'Italia non raggiunse mai quelle dimensioni di massa da consentire o immaginare la formazioni di comunità italiane. Gli ebrei religiosi italiani si inserirono senza problemi specie nelle comunità sefardite e i molti che erano di tradizione secolare trovarono negli Stati Uniti istituzioni secolari ebraiche pronte ad accoglierli. Dal punto di vista religioso la figura di maggior influenza rimane quella del rabbino livornese Sabato Morais che a fine Ottocento fu a capo della grande comunità sefardita di Filadelfia e tra i promotori della costituzione del Jewish Theological Seminary di New York, di cui divenne il primo preside. Con le leggi razziali del 1938 numerosi intellettuali ebrei italiani trovarono rifugio negli Stati Uniti dove poterono eccellere e dare quel contributo loro negato in patria. Nel dopoguerra, con il successo dell'opera di Primo Levi ed altri autori ebrei italiani come Giorgio Bassani è cresciuto anche l'interesse negli Stati Uniti verso l'ebraismo italiano. Ne è dimostrazione l'apertura nel 1998 del Centro Primo Levi di New York.

Chiese cattoliche italiane[modifica | modifica sorgente]

Chiese protestanti italiane[modifica | modifica sorgente]

Comunità[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione degli italoamericani negli Stati Uniti secondo il censimento del 2000
Gruppi etnici maggioritari nei diversi Stati d'America. Gli italoamericani sono il primo gruppo etnico in quattro Stati del nord-est: New Jersey, New York, Connecticut e Rhode Island:

██ Tedeschi

██ Americani

██ Messicani

██ Irlandesi

██ Africani

██ Italiani

██ Inglesi

██ Giapponesi

██ Portoricani

Le maggiori comunità italoamericane si concentrano negli stati del Nord Est, specialmente nella zona definita "Tri-State Area" (tra parentesi il loro numero e la percentuale sulla popolazione di quello Stato, dati NIAF del 2000)[23]:

Dopo l'abolizione della schiavitù, molti italiani sono giunti e hanno lavorato i campi come "sharecroppers" nel sud degli Stati Uniti, per questo motivo oggi ci sono numerosi italoamericani anche negli stati Mississippi (1,4%), Louisiana e Alabama.

Gli italiani giunti negli USA crearono o si insediarono in molti quartieri, chiamati Little Italy, dove riunire abitudini e lingua e in parte sopravvivere a quegli americani che li discriminavano, il più famoso è quello di Manhattan, nel cuore di New York, formatosi attorno a Mulberry Street; sempre a New York, vi sono altre Little Italy non meno importanti, come nel Bronx, a Bensonhurst, a Staten Island e nel Queens. Uscendo dal New York si trovano molte altre città, più o meno popolose, con una presenza piuttosto elevata di cittadini di origine italiana e dove ancora persistono quartieri italiani, tra queste troviamo Syracuse (New York), Newark nel New Jersey, Providence nel Rhode Island, Johnston (Rhode Island), Troy (New York), Boston, Filadelfia (Pennsylvania), Chicago, Pittsburgh, San Diego e North Beach (San Francisco).

Stereotipi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pregiudizio contro gli italiani.

La massiccia immigrazione italiana nel periodo 1880-1920 e la nascita della Cosa nostra americana, come conseguenza di una fuga forzata di intere famiglie mafiose dalle regioni d'origine, portò al nascere di un consistente sentimento anti italiano.

Le comunità italiane furono seconde solo agli afroamericani per numero di violenze e linciaggi subiti. Il caso dell'uccisione dello sceriffo David Hennessy portò al linciaggio di 11 italiani, colpevoli di avere la stessa nazionalità dei principali indagati per l'omicidio.[24]

Oggigiorno è un diffuso luogo comune che gli italoamericani siano violenti e controllati dalla mafia, soprattutto a New York. I motivi che spingono molta gente ad associare le comunità di origine italiana al crimine organizzato permangono anche a causa di film entrati a far parte della storia del cinema, come Il padrino e Quei bravi ragazzi, che pare abbiano impresso nella mente di molte persone una figura deviata dell'italoamericano. Secondo un sondaggio della Response Analysis Corporation, il 74% degli statunitensi adulti crede che la maggior parte degli italoamericani sia direttamente associata alla criminalità organizzata o abbia comunque avuto dei rapporti con essa.[25]

Italoamericani famosi[modifica | modifica sorgente]

Dobbiamo considerare varie categorie di italoamericani, in questo caso prendiamo come esempio personaggi famosi.

  1. Italiani emigrati in America spesso naturalizzati cittadini statunitensi e che in molti casi parlano anche l'italiano, tra i quali troviamo l'inventore Antonio Meucci, il trombettiere garibaldino Giovanni Martini e Carlo Di Rudio (due dei pochi sopravvissuti alla battaglia del Little Bighorn), lo scienziato Enrico Fermi, il mezzofondista Luigi Beccali trionfatore alle Olimpiadi di Los Angeles, il pilota automobilistico Mario Andretti, lo scenografo Carlo Rambaldi, il produttore cinematografico Dino De Laurentiis,
  2. Figli di italiani emigrati (italiani di 2ª generazione che nella maggior parte dei casi non conoscono la lingua italiana o la conoscono solo in parte).Ad esempio tra i musicisti uno dei più affermati fu Henry Warren (vero nome Salvatore Guaragna), originario di Cassano all'Ionio, i cui successi non furono inferiori a quelli di George Gershwin e Cole Porter. Tra i cantanti è facile ricordare Frank Sinatra, mentre per molti versi Frankie Laine, originario di Monreale (PA), soprannominato Tonsille d'Acciaio, lo superava di molto, anche in fatto di successo, con Mezzogiorno di Fuoco e altre colonne sonore che s'imposero nelle sale cinematografiche di tutto il mondo. Altri musicisti italoamericani celebri sono Lady Gaga (il padre è di origini siciliane) e Warren Cuccurullo, ex chitarrista dei Duran Duran (di origini campane).
  3. Italiani solo in parte, per esempio per metà o un quarto delle loro origini o da parte di nonni e bisavoli, che hanno perso i principali legami con l'Italia pur mantenendo un legame affettivo e culturale, ricevendo anche la cittadinanza simbolica o le chiavi della città dei paesi natii, da dove partirono i loro nonni: Al Pacino di San Fratello (Messina), Francis Ford Coppola e Nicolas Cage di Bernalda (Matera), Robert De Niro di Ferrazzano (Campobasso), Sylvester Stallone di Gioia del Colle (Bari), John Travolta di Godrano (Palermo), Leonardo DiCaprio di Napoli, Madonna di Pacentro (L'Aquila) ecc...
  4. Americani portanti anche soltanto cognomi italiani, ma cittadini statunitensi già da diverse generazioni, tra i quali la famiglia Fonda.

Politici[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Sportivi italoamericani.

In tutti gli sport troviamo atleti di origine italiana, con punte di eccellenza nel baseball, nel pugilato, nel wrestilng, e in tempi più recenti nel calcio. La partecipazione negli sport nazionali divenne per molti italiani e figli di immigranti un segno della loro piena integrazione nel società americana. Alcuni campioni sportivi (Primo Carnera, Joe DiMaggio, Rocky Marciano) emersero come eroi dell'orgoglio italoamericano; il loro successo diveniva il successo dell'intera comunità, spesso una rivincita contro il pregiudizio e la discriminazione sociale. Il fenomeno si affievolisce dopo gli anni '60; con il raggiungimento di una maggiore integrazione la comunità ha meno bisogno di "eroi" nel quali potersi identificare.[26] Oggi ne è rimasto vivo il ricordo nell'immaginario collettivo, basti pensare al successo del personaggio di "Rocky" nella serie di film di Sylvester Stallone o ai wrestler che ancora impersonano il "macho italiano". Dagli anni '80, il ruolo di catalizzatore dell'orgoglio nazionale degli italoamericani è affidato in primo luogo alle vicende della Nazionale di calcio dell'Italia, specialmente in occasione dei Campionati mondiali.

Baseball[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Giocatori di baseball italoamericani.

Come sport nazionale il baseball ha rappresentato per decenni la meta più ambita di successo nello sport e nella società americana. Almeno in linea di principio (con la sola eccezione degli afro-americani fino al 1946) la Major League era aperta a giocatori di ogni nazione, religione o ceto sociale. Anche molti italoamericani trovarono in essa quella fama e dignità che restava loro ancora preclusa in altri settori della società americana. Dopo Babe Pinelli e Tony Lazzeri venne la grande stella Joe DiMaggio, in assoluto uno dei più grandi giocatori di baseball tra il 1936 e il 1951; la sua figura servì come modello e vanto per un'intera generazione di giovani italoamericani. Gli anni successivi alla seconda guerra mondiale videro tuttavia un declino nella presenza italoamericana nel baseball. L'integrazione raggiunta riduceva il bisogno degli italoamericani di identificarsi con degli eroi che li rappresentassero sulla scena nazionale: Yogi Berra, Roy Campanella, Carl Furillo, Sal Maglie e Vic Raschi furono tra gli ultimi campioni ad essere popolarmente identificati come giocatori italoamericani. Non cessa con questo ovviamente la presenza di atleti italoamericani, ma dagli anni '70 e '80 del Novecento scompare quel legame speciale tra i campioni nazionali e la comunità che aveva segnato per decenni il rapporto tra gli italo-americani e il baseball.

Pugilato[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Pugili italoamericani.

Tra gli anni anni trenta e sessanta i pugili italoamericani hanno spesso dominato la scena del pugilato statunitense, che rappresentava di fatto la boxe mondiale. Anche in questo caso, come nel baseball, si può parlare di un rapporto speciale che si stabilisce tra la comunità e il successo dei propri campioni, nei quali ci si può identificare e trovare dignità e rispetto. Due grandi pugili spiccano come eroi nazionali dell'orgoglio italiano negli Stati Uniti: Primo Carnera, campione dei pesi massimi dal 29 giugno 1933 al 14 giugno 1934; e Rocky Marciano (Rocco Francis Marchegiano), campione del mondo di pugilato (rimasto imbattuto) pesi massimi (1952-1955). Essi non sono altro che l'apice di un movimento che in quei decenni coinvolge migliaia di giovani e produce una lunga serie di vittorie e campioni.

Calcio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Calciatori italoamericani.

Da sempre popolare tra gli immigranti italiani pur non facendo parte per molti di essi del loro background originale, il calcio è rimasto in America fino ad anni recenti uno sport minore, e come tale ha offerto scarse opportunità ai suoi atleti di poter emergere a livello nazionale. Gli inizi a dire il vero erano stati promettenti, dopo il terzo posto ai mondiali del 1930, la Nazionale di calcio degli Stati Uniti si qualificò ai mondiali del 1934 in Italia e del 1950 in Brasile; Gino Pariani fu uno dei quattro giocatori italoamericani della Nazionale che sconfisse l'Inghilterra ai campionati del mondo 1950. Ma poi venne un lungo periodo di declino. La rinascita di interesse nel calcio inizia alla fine degli anni '70 ed è strettamente legata al contributo di un giocatore italiano, Giorgio Chinaglia. La sua presenza nei New York Cosmos dal 1976 al 1983 contribuisce al recente successo del Soccer negli Stati Uniti e ne ha fatto il giocatore italiano più popolare nella storia di questo sport in America. Alcuni italoamericani hanno trovato spazio e successo in anni recenti nelle squadre nazionali, sia in campo maschile (Paul Caligiuri, Tony Meola) che femminile (Hope Solo). D'altro lato si assiste oggi anche al fenomeno di acalciatori italoamericani che hanno trovato sbocco e fortuna in Italia; i più noti sono Giuseppe Rossi, attuale calciatore della Fiorentina e della Nazionale italiana, e Anna Maria Picarelli portiere della Nazionale femminile. Ma soprattutto la Nazionale di calcio dell'Italia oggi rappresenta forse il centro principale di attrazione dell'identità italiana degli immigrati, soprattutto in occasione del Mondiali di calcio, un ruolo una volta ricoperto dai campioni del baseball o del pugilato. La svolta avviene con la vittoria in Spagna nel 1982, che per la prima volta generò manifestazione pubbliche di giubilo anche tra i tifosi italoamericani.[27] Da allora la scena si è puntualmente ripetuta ogniqualvolta la Nazionale italiana abbia conseguito ai Mondiali dei risultati di rilievo: come ai Mondiali del 1990 in Italia e specialmente in occasione delle partite giocate ai Mondiali del 1994 negli Stati Uniti, e della vittoria del 2006 ai Mondiali in Germania con scene di giubilo in tutti i quartieri e Little Italy del paese.

Pallacanestro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Cestisti italoamericani.

In confronto ad altri sport la presenza di italoamericani nella pallacanestro è stata minore fino al secondo dopoguerra, essendo questo uno sport praticato nei college che rimanevano preclusi alla maggioranza degli italoamericani. Anche per questo motivo non si è mai creato quel feeling tra giocatori e comunità che avvenne invece nel baseball e nel pugilato. I primi atleti italiani a lasciare un segno nella pallacanestro sono stati negli anni '30 Hank Luisetti e Al Cervi. Più diffusa la presenza degli italoamericani come allenatori. D'altro lato lo sviluppo della pallacanestro in Italia ha attratto un certo numero di atleti americani poi naturalizzati italiani come Mike D'Antoni che nel 1989 disputò con la Nazionale italiana il FIBA EuroBasket 1989, classificandosi al 4º posto. Nel 1990 Mike D'Antoni venne pure eletto miglior playmaker della storia del campionato italiano.

Wrestler[modifica | modifica sorgente]

Altri sport[modifica | modifica sorgente]

Seguono in ordine alfabetico:

Media: giornali, riviste, stazioni radio[modifica | modifica sorgente]

Musica[modifica | modifica sorgente]

Compositori di musica classica[28][modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Category:Compositori italoamericani.

Il primo compositore italiano ad avere un impatto significativo sulla musica americana fu Filippo Traetta il quale giunto negli Stati Uniti nel 1799 vi fondò i primi conservatori di musica a Boston (1801) e Filadelfia (1828). Traetta è anche accreditato come l'autore di una delle prime opere liriche composte negli Stati Uniti, The Venetian Maskers. Sempre a Boston opera nella prima metà dell'Ottocento l'organista e compositore Charles Nolcini.

Pur non trasferendosi in modo definitivo negli Stati Uniti Luigi Arditi vi trascorse molti anni della sua vita alla metà dell'Ottocento, componendo nel 1856 la prima opera italiana su libretto americano, The Spy, tratta da un romanzo di James Fenimore Cooper.

Nella seconda metà dell'Ottocento la personalità di maggior spicco è Francesco Fanciulli, giunto negli USA nel 1876.

Agli inizi del Novecento, i compositori italiani più influenti negli Stati Uniti sono Pietro Floridia e Alberto Bimboni, oltre naturalmente a Giacomo Puccini che vi risiedette comunque solo per brevi periodi. Se Paoletta (1910) di Floridia si colloca nel solco della tradizione veristica italiana, La fanciulla del West (1910) di Puccini e Winona (1926) di Bimboni furono concepite come opere americane, facendo largo uso di melodie popolari della tradizione dei nativi americani.

Alla fine degli anni '30 giunsero come rifugiati dall'Italia Mario Castelnuovo-Tedesco e Vittorio Rieti, ai quali va unito il nome dell'italoamericano Walter Piston.

Nel secondo dopoguerra la personalità di maggior risalto è Gian Carlo Menotti, autore di numerose opere di successo. Ad egli si affiancano gli italoamericani Vittorio Giannini, Paul Creston, Norman Dello Joio, Peter Mennin, Vincent Persichetti, e quindi Salvatore Martirano, Donald Martino e Dominick Argento.

La generazione successiva è rappresentata da David Del Tredici, John Corigliano e Thomas Pasatieri.

Direttori di banda e di orchestra[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Direttori d'orchestra italoamericani e Categoria:Direttori di banda italoamericani.

I musicisti italiani si imposero in America in primo luogo come direttori di banda. Le bande italiane avranno una reputazione di assoluta eccellenza; e ve ne erano numerosissime, diffuse capillarmente tra le comunità italoamericane. Il primo italiano a guidare un importante complesso americano fu Venerando Pulizzi che nel 1816-17 e 1818-27 diresse la United States Marine Band. Altri tre italiani ricopriranno questo ruolo nell'Ottocento: Joseph Lucchesi (1844-46), Francis M. Scala (1855-71) e Francesco Fanciulli (1892-97). Altri musicisti italiani che diressero importanti bande dell'esercito americano furono Carlo Alberto Cappa e Achille La Guardia.

Tra i primi direttori italiani d'orchestra da camera e sinfonica va ricordato Louis Ostinelli, attivo a Boston dal 1818 al 1843; ma è nella seconda metà dell'Ottocento che con l'affermarsi dell'opera lirica italiana giungono dall'Italia numerosi direttori d'orchestra. L'elenco di coloro che vi soggiornano per anni o vi rimangono per la vita si allunga sempre più, da Luigi Arditi a Enrico Bevignani, Luigi Mancinelli, Giorgio Polacco, Gaetano Merola, Fausto Cleva e molti altri fino al grande Arturo Toscanini, e all'italo-argentino Ettore Panizza.

Nel secondo dopoguerra si segnalano per la loro costante presenza negli Stati Uniti Alfredo Antonini, Nicola Rescigno, Pino Donati e Bruno Bartoletti.

La tradizione continua oggi con Riccardo Muti, direttore della Chicago Symphony Orchestra, e Fabio Luisi, direttore principale della Metropolitan Opera.

Cantanti lirici[29][modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Category:Cantanti lirici italoamericani.

Nata a Boston, Eliza Biscaccianti fu la prima star italiana dell'opera lirica americana, esibendosi nelle principali città degli Stati Uniti a cominciare da San Francisco che per tutto l'Ottocento rimase il centro lirico più importante del paese. Ampia popolarità in tutti gli Stati Uniti ottenne anche il soprano Adelina Patti, anch'ella formatasi in America. Il suo debutto newyorchese il 24 novembre 1859 a soli 16 anni nella Lucia di Lammermoor di Donizetti lasciò un'impressione profonda nel pubblico americano e ne fece una star internazionale. La terza star italiana dell'Ottocento americano fu il tenore Pasquale Brignoli, giunto nel 1855 da Napoli e subito affermatosi con una brillante carriera.

Agli inizi del Novecento il Metropolitan di New York si impose come il principale teatro lirico americano. Il passaggio di consegne è simbolicamente segnato dalla vicenda personale di Enrico Caruso il quale, impegnato a San Francisco nella Carmen e sorpreso nella notte del 17 aprile 1906 dal grande terremoto, lasciò la città per recarsi a New York dove divenne la principale attrazione del Metropolitan. Con lui si ritrovarono a New York alcuni tra i migliori cantanti italiani dell'epoca, da Antonio Scotti a Angelo Badà a Pasquale Amato a Luisa Tetrazzini. La prima de La fanciulla del West di Giacomo Puccini il 10 dicembre 1910, alla presenza del compositore, segna la consacrazione definitiva del Metropolitan non più solo a livello nazionale ma internazionale, al pari con il Teatro alla Scala di Milano e il Covent Garden di Londra.

Negli anni '20 e '30 i cantanti lirici più popolari nati in Italia e attivi in America furono Amelita Galli-Curci, Giovanni Martinelli, Beniamino Gigli, Giacomo Lauri-Volpi, e Ezio Pinza, assieme all'italoamericana Rosa Ponselle.

Nel dopoguerra ebbero grande successo, provenienti dall'Italia, i cantanti Licia Albanese, Salvatore Baccaloni, Anna Maria Alberghetti, Mario Del Monaco, Giuseppe Di Stefano, e Renata Tebaldi, assieme agli italoamericani Anna Moffo, Giorgio Tozzi, Mario Lanza e Charles Anthony Caruso.

In anni più recenti i cantanti lirici italiani sono rimasti una presenza frequente e popolare negli Stati Uniti con Luciano Pavarotti, Renata Scotto, Cecilia Bartoli e Andrea Bocelli, anche se con la maggior facilità negli spostamenti e la globalizzazione del settore scompare la figura del cantante italiano che per motivi di lavoro si fa "residente" stabile negli Stati Uniti.

Cantanti e musicisti[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Attori, registi e produttori cinematografici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Category:Attori italoamericani e Category:Registi italoamericani.

Sono innumerevoli i nomi italiani presenti nel palinsesto cinematografico per eccellenza di Hollywood; quella italoamericana si può definire come una vera e propria corrente culturale, avviata da Rodolfo Valentino e ancora oggi presente nel cinema e rappresentata da grandi sceneggiatori, attori e registi che hanno contribuito alla storia stessa del cinema. Un tempo gli "Italiani" venivano usati per svolgere quasi esclusivamente ruoli stereotipati, quali poliziotti o gangster; in seguito ci sono stati film che hanno ridato valore alla capacità espressiva e scenica degli attori italoamericani e alla fantasia di registi e sceneggiatori. Tra i grandi protagonisti del cinema hollywoodiano di origine italiana ricordiamo i più famosi:

Cultura, università[modifica | modifica sorgente]

Scienziati, ingegneri, medici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Scienziati italoamericani.

Umanisti: storici, economisti, studiosi di letteratura, dcc.[modifica | modifica sorgente]

  • Philip Cannistraro, storico, docente di studi italoamericani al Queens College
  • Leo P. Ribuffo, storico, docente di storia alla George Washington University
  • Rudolph J.Vicoli, Docente di storia contemporanea e direttore dell’Immigration History Research Center presso la Minnesota University
  • Robert Viscusi, professore di Letteratura inglese e americana al Brooklyn College della City University di New York.

N.B.: L'elenco è largamente incompleto.

Scrittori[modifica | modifica sorgente]

Arte: pittori, scultori, ecc.[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Artisti italoamericani.

I primi italiani ad operare negli Stati Uniti furono, a fine Settecento al tempo della rivoluzione americana, Cosmo Medici e l'italo-francese Jean-Jacques Caffieri.

Il primo artista italiano ad aver un impatto significativo sulla sviluppo dell'arte americana fu Giuseppe Ceracchi, il quale fu in America a due riprese, nel 1790-92 e nel 1794-95, realizzando una fortunata serie di busti neoclassici in onore degli eroi americani della rivoluzione.

Pittori e scultori italiani vennero invitati a Washington per lavorare alla costruzione del Campidoglio e creare alcuni dei suoi principali monumenti. I primi artisti a giungere a Washington nel 1805 furono Giovanni Andrei e Giuseppe Franzoni, seguiti nel 1815 da Enrico Causici e Antonio Capellano, nel 1816 da Carlo Franzoni e Francesco Iardella, nel 1817 da Pietro Bonannii, e nel 1818 da Luigi Persico. Altri artisti del periodo attivi negli Stati Uniti furono Michele Felice Corne, Nicolino Calyo e Nicola Monachesi.

La seconda metà dell'Ottocento fu dominata dalla presenza di Constantino Brumidi (1805-1880) che dal 1855 e al 1880, affrescò la cupola del Campidoglio e eseguì altre opere d'arte per abbellirlo. Alla sua morte per un incidente sul lavoro, la sua opera fu completata da Filippo Costaggini. Altri artisti italiani del periodo attivi negli Stati Uniti furono Giuseppe Fagnani, Eugenio Latilla, Domenico Togetti, Louis Rebisso e Giovanni Turini. Fondamentale fu anche l'operato di Luigi Palma di Cesnola che dal 1879 al 1904 fu il primo direttore del Metropolitan Museum of Art.

Tra gli artisti italiani della generazione successiva, Luigi Amateis fu l'unico a lavoro a Capitol Hill. Gli altri lasciarono opere in varie città americane Vincenzo Alfano a Harrisburg e New York, Giuseppe Moretti a Dayton, Pasquale Civiletti, Riccardo Bertelli e Giuseppe Piccirilli a New York.

Anche i figli di Piccirilli, in particolare Attilio Piccirillo, realizzarono vari importanti monumenti a New York, guidando una nuova generazione di artisti italiani, con John Rapetti, Leo Lentelli, Pompei Luigi Coppini in Texas, Joseph Stella, Gottardo Piazzoni a San Francisco, Nicola D'Ascenzo e Vincent Aderente. Nell'arte della decorazione si distinsero Simon Rodia, Joseph Maturo, e i fratelli Antonio Mungo e Giuseppe Mungo.

Tra gli artisti nati tra il 1880 e il 1899, si segnalano Alfeo Faggi, Onorio Ruotolo, Oronzio Maldarelli, e Peppino Mangravite.

La generazione successiva include Peter Agostini, Harry Bertoia, Clara Fasano, Constantino Nivola, Phili Pavia, Concetta Scaravaglione, Salvatore Scarpitta, Giorgio Cavallon, Ralph Fasanella, Luigi Lucioni, Gregorio Prestopino, e altri.

Tra gli italoamericani nati negli anni trenta si ricordano Mark Di Suverio, Robert De Niro Sr., e Frank Stella.

Fotografia: Fotografi, direttori della fotografia[modifica | modifica sorgente]

Danza: Ballerini, coreografi, maestri di ballo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Danzatori italoamericani.

Pietro Sodi a New York a fine Settecento ancora in periodo coloniale e quindi dalla prima metà dell'Ottocento Lorenzo Papanti a Boston e Edward Ferrero a New York sono i primi maestri di ballo italiani a lasciare un segno negli Stati Uniti, introducendo nuove forme di danze per i giovani dell'alta società americana che nelle feste da ballo avevano uno dei luoghi centrali di incontro e intrattenimento sociale.

La danza classica italiana viene introdotta a metà dell'Ottocento da un gruppo di allievi di Carlo Blasis. Tra di essi si ricordano i nomi di Giovanna Ciocca, Gaetano Neri e Domenico Ronzani.

La piena affermazione della scuola classica italiana arriva nella seconda metà dell'Ottocento. Tre ballerine formatesi al Teatro alla Scala di Milano dominano la scena americana: Maria Bonfanti, Rita Sangalli e Giuseppina Morlacchi.

Agli inizi del Novecento Malvina Cavallazzi, Luigi Albertieri e Rosina Galli contribuiscono in modo determinante al successo della Metropolitan Opera Ballet School.

Negli anni Venti e Trenta grande popolarità ebbero Maria Gambarelli e Gisella Caccialanza.

Nel dopoguerra la tradizione dei grandi maestri di ballo italiano è portata avanti da Vincenzo Celli, Fred Danieli e quindi Edward Villella.

Altro[modifica | modifica sorgente]

Garibaldini immigrati[modifica | modifica sorgente]

Immigrati italiani negli Stati Uniti per anno[modifica | modifica sorgente]

Tabella degli immigrati italiani negli Stati Uniti dal 1820 al 1970[30].

Anno Nr° Immigrati
1820 30
1821 63
1822 35
1823 33
1824 45
1825 75
1826 57
1827 35
1828 34
1829 23
1830 9
1831 28
1832 3
1833 1699
1834 105
1835 60
1836 115
1837 36
1838 86
1839 84
1840 37
1841 179
1842 100
1843 117
1844 141
1845 137
1846 151
1847 164
1848 241
1849 209
1850 431
1851 447
1852 351
1853 555
1854 1263
1855 1052
1856 1365
1857 1007
1858 1240
1859 932
1860 1019
1861 811
1862 566
1863 547
1864 600
1865 924
1866 1382
1867 1624
1868 891
1869 1489
1870 2891
1871 2816
1872 4190
1873 8757
1874 7666
1875 3631
1876 3015
1877 3195
1878 4344
1879 5791
1880 12354
1881 15401
1882 32159
1883 31792
1884 16510
1885 13642
1886 21315
1887 47622
1888 51558
1889 25307
1890 52003
1891 76055
1892 61631
1893 72145
1894 42977
1895 35427
1896 68060
1897 59431
1898 58613
1899 77419
1900 100135
1901 135996
1902 178375
1903 230622
1904 193296
1905 221479
1906 273120
1907 285731
1908 128503
1909 183218
1910 215537
1911 182882
1912 157134
1913 265542
1914 283738
1915 49688
1916 33665
1917 34596
1918 5250
1919 1884
1920 95145
1921 222260
1922 40319
1923 46674
1924 56246
1925 6208
1926 8253
1927 17297
1928 17728
1929 18008
1930 22327
1931 13399
1932 6662
1933 3477
1934 4374
1935 6566
1936 6774
1937 7192
1938 7712
1939 6570
1940 5302
1941 450
1942 103
1943 49
1944 120
1945 213
1946 2636
1947 13866
1948 16075
1949 11695
1950 12454
1951 8958
1952 11342
1953 8432
1954 13145
1955 30272
1956 40430
1957 19624
1958 23115
1959 16804
1960 13369
1961 18956
1962 20119
1963 16175
1964 12769
1965 10874
1966 26447
1967 28487
1968 25882
1969 27033
1970 27369

Bibliografia italoamericana[modifica | modifica sorgente]

Associazioni italoamericane[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b CENSUS
  2. ^ Che Cosa È La NIAF?
  3. ^ Numero iscritti suddivisi per ripartizioni estere
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Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]